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in 2012 with funding froiji 

University of Illinois Urbana-Champaign 



http://archive.org/detai1s/storiadivolseno00adam 




JTier-EqiLes Odairv del 



STORI A 



D I 



VOLS E NO 

Antica Metropoli della Tofcana 

DESCRITTA IN QUATTRO LIBRI 



DALVABBATE 



Dt ANDREA ADAMT 

Cittadino Originario di Venezia, Decano de' Canton* 

della Cappella Pontificia, Benefiziato della 

Patriarcale di Santa Maria Maggiore, 

P. A. ed Accademico Etrufco , 

E DEDICATA 

Alia Gloriofa Verginc , e Martire 

S. CRISTINA 

CONCITTADINA SUA 

TOMO PRIMO. 




IN ROMA, 1737. 

Per Antonio de' Rolfi , nella Strada del Seminario Romano . 
CON LICENZA Dh' SUPERIOH1. 



3 4 5,5 

Mis 

IMPRIMATUR, 

Si videbitur Reverendiffimo Patri Magiftro Sacri Palatii 
Apoftolici . 

N. Baccarius Epifcopus Bojan. Vkcfgercns . 

ADPROBATIO CENSORIS. 

LIbrum , ctii titulus : Storla dt Volfeno &>c. dl D. An~ 
drea Adami , &c. Reverendiffimo Patre Sacri Palatii 
Apoftolici Magiftro P. Jo. Benediifto Zuanelli jubente , 
perlegi ; nihilque in illo offendi , quod facrofanclae Ca- 
tholicae Religioni , aut Chriftianis moribus repugnet , 
imo omnia plurimis profanae & facrae Antiquitatis illu- 
ftribus feftimoniis referta & cumulata deprendi, quae ve- 
teris Hiftoriae ftudiofis omnibus utilitati non minimac 
pofiint effe . Quare eundem per typos publici juris fieri 
pofife , cenfeo . Ita tamen uti edatur , quemadmodum-, 
ego ilium legi , & adprobavi . Sic cenfeo . 
Ex Urbano Sanfti Arhanafii Magni Collegio A. D. ix.Kal. 
Septembres . Salutis A. MDCCXXXVII. 

Ego *}ofephus Roccm Vulpim Socktath Je/h 
Examinator Epifcoporum , & Sacrae Con" 
gregationh Indicts Confultor . 



480516 VcI - 



VOlfinii Hiftoriam ab Abate Andrea Adami confcri- 
ptam , jubente Reverendiffimo Patre Jo: Benedifto 
Zuanelli Sacri Apoftolici Palatii Magiftro, attente le- 
gi; & nihil in ilia offendi , quod Religioni Chriftianse 
Catholics, & probis moribus adverfetur . Hanc igitur 
typis mandari poflfecenfeo, cujus leclionem iis, quos 
hujufmodi Hiftoriarum (tudium dele&at , jucundam qui- 
dem , fed multo jucundiffimam Concivibus fuis , Patriae 
decora plurima in Aueloris opere ubertim digefta infpe- 
cluris, futuram etfe confi do . 
Ex Collegio Clementino pridie Kalendas Oclobres . 

D. Jo: Vr arm feus Baldinus CI. Reg. 

Congregation}* Somafchx . 

IMPRIMATUR. 

Fr. Jo: Benediclus Zuanelli Ord. Pra?d. Sacri Palatii Apo- 
ftolici Magifter. 



PRE- 




PREFAZIONE. 




G l i e pur 'vero 9 cbe fUomo 
e immagine cC Idcho Ottimo 
Mafftmo 5 quantunque tra quel' 
by e quefto , come tra fin/to , 
ed infinito nejfuna proportions 
trovar ft poffa giammai j im- 
perciocchh oltre alle altre uma* 
tte qualita , c he in quanto pojfono agli attributi di- 
vini corrifpondono , tnirab'tltnente cotefla rafjomi* 
glian%a ft rappre/enta nel poffejjb delta eternita , 
cbe dalfUomo ft gode 5 ancora quando difragil car- 
ne veftito in ogni momento e Joggetto , a feguire it 
cenno d'ine/orabil morte , cbe a fe lo appelli . 

E pregio proprio delta Eternita il compren* Boeiioi. ? .deConfoi, 
dere nel punto del la fua prefenva , nulla men il Phil -P'. of -«- *•"«• 
pajjato , rw / awewre : ma non mane a I Uomo vit * ">" fi mu i , & 
dt rajjembrare : perftaa poffe(n ° ' 

Quefta vita mortal , che in una o in due Rime <j; Monfignor 
Brevi notturne ore trapaffe * €»&. 

alf interminable efienfione del la Eternita : conch- 

A Jiacbe, 



2 Prefazione. 

fiacbb j rivolgendofi col penftero alle andate cofe , 
gwnge a far ft prefente a qualunque fecolo egli vo- 
glia dei paffati $ efigurandofi nella fantafia , e i luo« 
ghi 5 e ifatti) fifafpettatore di cofe y delle quali ta~ 
lor a nefjun veftigio ne apparifce j e addjttrmato da cid 
the fu , k congetture , e gli Jguardi delfintelletto 
rivolge^ ed indri^a alfinvi/ibil futuro j e taligiu- 
di%) ne forma , che fo*venti volte addiuiene confer- 
marfi cos) dalfcvento il prognoflico , che veramente 
divino fembra , e fuol cbiamarfi colui che il fece . 

Or fe dote st bella delfumana genera^ione da 
nejfuna facolta maggiormente promojfa , ed accre- 
fciuta uiene , quanto dal diletteuoliffimo $ infieme 
ed utilijftmo ftudio delta Sforia j chi neghera mat , 
che di pellegrina loda meritevok non fia colui , 
c be fomigliante fatica intraprende ? Ter la qual 
cofa fin da mie't piu giovanili , e curiofi anni ra* 
pito , nulla men dalla do/ce^xa , che dal profitto 
delle ftorhbe k%toni y agendo io confagrate quelle 
ore tutte , che le altre mie obligate occupa^toni 
mi permette r vano > a cotefta applica^ione j tempo 
egli e oggimai , che io renda agli Uomini fcri' 
vendo 5 quei fruttt > che dagli Uomini leggendo rac* 
folji* 

Uonore che- tmmerite c volmente godo ctejfer in' 
timo Famigliare dell ' Eminentijfimo Signor Card'f 
nale Tietm Otthoboni Vice-C ance liter & della Ity* 
mana Chiefa: 
*£?? \?^:* au Qrnamento , e fplendor del Secol noftro / 

mi Jerve di pungente fttmolo per intraprendere una 
kt ter aria fatica 5 fendo quefto incomparabil Vrin* 

cipe 



Prefazione. 3 

cipe di Santa Cbiefa^ e T Afilo^ ed il Vadrocimo 
de Letter at} , da* quali e nullameno adorna , che 
compofta la Cortejua. Troppo deforme cofa flat a 
farebbefe vemndo io in quefta con tanta dtftin%ione- 
annoveratO) (poicche erudito nonfono^) non dimo* 
flraffi almeno genio <verfo ferudi%ione > e diktto 
nelh flud'to onorato delta letter atur a . 

Ma a tal confidera%ione , che baflevole farm 
flat a ^ pen he mi appigliafsio a port are tin pefo , 
per Io quale gf omeri miei troppo fpojfati fi ricono- 
Jcano, piu acuto fprone fi aggiunfe. 

Quefto e famor del/a V atria, che febbene in 
tutti gli altri Uomini grande , e robuflo ejjer fuok , 
pure fi pare , c he in me , oltre fufato , portentofo 
affatto fi dimoftri $ e ficcome queflo ha [par ft in me 
i primi femi delta S tori a di Volfeno , che a fcri- 
vere intraprendo , cost fpero j che a lieto , e frut- 
t'tfero fine fia per condurla . 

Quefla dolce tenere<%xa 9 che per lei nudriJco y 
fpejje volte mi ha fatto fiflare fovra di ejfa lo /guar* 
do f e ra'wifati nelle fembian%e fue (ahi quanto 
latere , e qua I dipoluere , qual di ruina , o derba 
ricoperte 5 e guafte) i caratteri di una faftofa , e 
fignoril maefta fui fbrprefo da particolar vaghe<%- 
%a di conofcere , quale , e quanto btllo foj/e ilfuo 
volto in quel felici tempi > quando ell a , ne da in- 
terni tumulti perturbata^ ne da ftraniera for%a 
combattuta , e diroccata ancora , fiedeva ful Juo 
Monte Cirnino 9 come in Trono a fpecchio del Juo 
largo , e criftallino Lago^ quall^etna , e legisla- 
trice delle altre c ire oft ant i C itta del la Tofcana . 

A 2 A*vara 



4 Prefazione. 

Avar a non ft dimoftrh la fortuna a s) bel 
defiderio $ mentre ancor tra que'i monumenti in pie 
lafciati de nemici , ed opprejfori fuoi , ( dei %)- 
mani dico , ) mi fece rinvenir tanto , quanto bafti 
a dimoftrare al Mondo tutto , la fua nobilta dori- 
gine , di luogo , di fatti de Cittadini , di valor e , e 
di rkcbe%%e f ne tra fuoi fparft frammenti (pent a 
ajfatto ft vede filluftre memoria delle magmficen* 
%efue . 

Varlano a di lei vantaggio le rovine dei Matt* 
folei 5 de Teatri , de' Bagni , */<?' Templi ; ma 
fovra tutto a chiare note la quantita del f erudite 
lapide , cbe de' fatti di molti cbiari Uomini ci rag- 
guagliano . Vero egli e , cbe ravvifandofi da per' 
tutto la poten%a , ed opulen%a deltantica Citta no* 
ftra y nel vederla oggi troppo dalla prima differente 9 
an%i di do/ore , cbe di rifloro riufcir ci debbe cotefto 
riconofcimento $ contuttocib , trafcurar que ft opera 
non ft debbe , peroccbe , ficcome fefatte regole della 
nobilta non ricbieggono per dicbiarare una Famiglia 
gentile , egenerofa, cb'ella al prefinte fia digran- 
de ftato > ? riccbe%%e fornita , w# Z? £«*/?# , r &<? 
<>// Antenati Juoi fieno ftati Uomini di grande affa- 
re ye valorofi Signori j cost alia gloria della V atria 
miafara baftevJey cbe fe ne moftri l' antic a pop 
fan%a > e le gloriofe gefta de* Vadri fuoi j oltre di 
cbe> dopo cbe io avrb defcritta fampiesga y e la 
bellesga di una Citta si forte > e grande , // ve- 
derla a si mejcbino ftato ridotta , quafi di leipotra 
dirfi cib cbe Floro Jcrijje della Citta famoftfftma 
L^ i. cap. **. diVejo. Hoc tunc Vejifuere> nunc faille quis 

memi- 



Prefazione. 5 

meminit? quae reliquiae? quodve veftigium? la- 
borat annalium fides, ut Vejos fuiflfe credamus. 

V title ammaeflramento ne tr an anno gli do- 
mini potenti , circa la caducita delle umane gran* 
de^ge > e coloro , c be da grande ftato caduti fono 
ritrarranno dalle r ovine del I a rrita V atria quell a 
confola%ione , cbe Cap Mario raccolfe trovandofl 
ejule dallafua 1$pma tra le cenert di Cartagms y 
onde leggiadramente canto Lucano . 

Vir ferus , & Romam cupienti perdere Fa to ta».x. de beiio ci/iii. 

SuiBciens lybicas Pelago delatus ad Urbes 

Nuda triunphati jacuit per Regnajugurtas, 

Et Poenos preffit cineres ; folatia Fati 

Carthago Mariufque tulit pariterque jacentes 

Ignovere Deis 

Accingiamofi adunque con ammo coraggiofo 
a si bell a imprefa, e fijjiamo gfoccbi a traverfo 
della caligme di tanti fecoli nel piu ripoftoy e cupo 
feno delf antichita ; ne ci fgomentino le mancan^e , 
talora degli Scrittori , talora de' monumenti , e 
quello , cbe piii malage'vole afuperarfi la favola 
majcherata fovente col volto di floria , or da ma- 
ligni > or da troppo creduli , e poco avveduti Scrit- 
tori; ed a vero dire , fecer gran fenno quegli an- 
tichi y cbe al riferir di Macrobio Ju la facciata spinalis lib. i.e. a. 
del Tempio di Saturno colloca'vaw del Tritoni, 
cbe aveano la coda afcofa , e di fuonar moftravano 
le Buccine 9 cbe in mano teneano - Jignificando , 
cbe la S tori a degli and at i tempi , era affatto fom- 
merfa nelle tenebre delfoblio (notato dall'a/cofte co- 
de) pria cbe Saturno regnafe nel La^io $ ch'tara 



6 Prefazione. 

pot 5 ed aperta (lo cbe per le Buccine s'intendeva) 
dopo la di lui dimora in Italia era divenuta : conr 
ciofiacofacbe , noi /tamo affatto al bu'jo detle nots- 
%ie de primi tempi $ e per noflra maggiore fventu- 
ra> quefte Buccine per noi^ [on d'mentate mutole , 
a fegno tale , che non di rado accafca , che non 
jolamente le antic be , ma le moderne memorie , mal~ 
grado del la diligen%a di t ant's Scrittori , fifono in 
tutto dileguate . 

Ma non pertanto e s) debole in me lo %elo 
delfonor della P atria , che alforrido a/petto di co- 
tante , e ss intrakiate difficolta , fgomentato io 
caggia . 

L'efatte%%a nel ricercare , la gtufie^xa nel 
congbietturare , I'ajuto di qualunque d/Jfipolta tefti- 
mvnian%a , # molts dtfetti Jupphranno\ e pen be 
piufpedito , e cbiaro il me to do della noflra S tori a 
proceda in quattro Libri la d'rvideremo . TSLel pri- 
ma de qua It con or dine Cronotogico tratterajft de 
Tofcani in genere , e di quanto fi appartiene pih 
precifamente a Voljeno fino alia edifica^ione di 2fy- 
ma . TSLel Jecondo fi narreranno le gefta de* Volfenefi 
fino a quando lafcib di efiere ldolatra . /Vc*/ ter%o 
la confidererem Criftiaua > e nel quarto finalmente 
ammajferemo i monumenti, e le antic be Lapide 9 
cbe ne auan^ano , 

TSLe i punti della piii fquifita erudi^jone , non 
mancberajfi di dar luce alia materia _,• nel cbe mi 
permetteranno i Critici Letterati del noflra feco* 
lo 5 cbe io rapporti delle cofe , cbe da molts 'valent 
Vomini piu dotta y ed elegantemente defcritte fu» 

rono : 



P RE FAZIO NE. 7 

rono : avvegnache , non intend* to di fcrivere per 
acquiftar gran nome di Erudito ^ e di fottil ritro- 
vat ore di cofe mtove tra le antic be j ma folamente > 
acciocche i miei Concittadini , / quali certamente 
non feno troppo informati dell 'antichita 5 fappianoy 
chi furcno : e perche rodendo il tempo tratto , tratto 
% miferi avan%i dell a prifca Volfeno , non refti fen- 
%a Fajuto de/le carte affatto fpenta la faftofa di 
hi memoria : ed acciocche piit viva f imagine fi 
formi delle fabricbe , e degli altri monumenti , che 
fiam per defcrivere , intagliate in rame ne damn 
le Figure y tra le quali ciocche reft a inter , inter 
rapprefenterajfi', e le figurate rorv'tne far anno argu- 
ment di quello furono i 'veccbj Edificj nelfintatta 
hro fujfiften%a . 

Deb fe avefsio quello ftil si forbito 5 e le pa- 
role mie dotate fojfero di qutlla eviden%a , onde st 
cbiari fecero^ nulla men fe fteffi , che altrui $ Tu- 
cidide , e Tolibio tra Greci , Giulio Cefare -> e 
Tito Livio fra Lat'mi , Miffer Francefo Guic* 
ciardini •) e Miffer Benedetto Varchi fra i Tofca- 
ni fcrittori j ficche 5 come fan quelli alle cofe da 
hro defcritte^ cos) rawifafs'io le mie , che fir al- 
legrerebbe il mondo- di veder riforta una delle piii 
gloriofe , e temute Citta , che vantaffe I' Italia ^ 
an^i fEuropa $ ma que ft a eforfe la maggiore fra 
le dijavventure delta mia V atria , che dopo tame' 
difgra^ie 5 non ba un leggiadro Scrittore , che alia 
immoYtalita la confagri: Quindiy ei fembra^ che 
de* Trodi Eroi del la mia V atria cantajje Ora^io 
Flacco quando fcrijje : 

Vi- 



Carminum lib* 4?» 
Qds ix- 



lib. i.Ep.f. 



8 PrEFAZIONE. 

Vixere fortes ante Agamemnona 
Multi ; fed omnes illacrymabiles 
Urgentur, ignotique longa 
Node, carent quia vate facro. 
Or comunque la cofa ftia , fodisfare to debbo 
agli oblighi di un buon figlb verjo la V atria , che 
qual Madre to flimo , e riverifco j efe parrel forfe 
ad alcuno , che to troppo impieghi d't parole nel de- 
fcriverla , c he non potendofi far fen\a fua loda , 
e lo ftejfo che efaltarla , fcuferammi il natural co- 
flume d't far cib) trattandoft della V atria j ftc~ 
come Vlirito il Giovane confjfa Liber crevit, dum 
ornare Patriam , 6c ampliare gaudemus . 




DELLA 



9 




DELLA STORIA 

VOLSENO 

LIBRO PRIMO 

Sintaffi Cronologica delle cofe , e de' fatti 
della medefima. 

Delia antic a Etruria e pen he quefiajia 
cot ant o fconofciuta. 

ARTICOLO PRIMO. 

Hi ful fiorir di Primavera daU'erra ch 
ma di eccelfb monte a riguardar le_j 
circoftanti cofe fi volge; chiaro, e 
diftinto vedc l'erbe minute, ed i tre- 
moli fiori , che fbtto i piedi , o poco 
piu d'appreffo gli ftanno . Inoltran- 
do il guardo poi , non mira piu la verzura di color va- 
rj trapunta , ma un mifto di colon* diverfi , che nel 
veder fi confonde, e vi fi perde : Quindi , poicche da' 
piu remoti corpi minor quantita di raggi , alle noftre 
pupille fi riflette , la faccia de' verdiflimi campi , iru 
azurro degenerando 5 s'imbruna . Intanto gli aguzzi 

B cipreA 




i o Delia S tori a di Volfeno 

ciprefli , e le ramofe querce a brevi virgulti fomiglia- 
no; leColline, a guifa di Valli fi fpianano j lelon- 
tane Montagne a piccioli tumuletti fi raffembrano; c 
tratto tratto fotto la fua conveffa fuperficie nafcon- 
dendofi la terra in cos] fatta guifa , di ladalPOrizon- 
te clla fparifce ; che fe al guardo doveffe creder l'in- 
telletto , non effervi piu Mondo giudicherebbe di leg- 
gieri . II medefimo a me addiviene , mentre a defcrN 
vere la Storia di Volfeno mia Patria mi accingo . 

Mi follevo ben quanto io poffo , fulla confidera- 
zione del paffato ; ma che ? trattene quelle poche__» 
cofe , che piu vicine miftanno; lealtre, o mi fi in> 
picciolifcono , o mi fi trasformano , o mi fi dilegua- 
no; ficche per lo piu, o traveder mi conviene ,onon 
vedere affatto . 

Ma fe Giacopo Mezio Olandefe circa il principio 
L'inventot primo de; del XVII. Secolo , ritrovati i Telefcopj , ha potuto 

Telefcopj fHmafi daali ,. i • • .... • l in /• 

Eruditi GiambattiE ^ Ie aggmnger vigore agliocchiumani, che coll ufo 

deiia Porta Napoiita- di quefti , non folamente i piu rimoti oggetti , che_j 

^M^'t^ fulla terra fono , maravigliofamente ci fi avvicinano; 

e nei libro de Refra- ma giungiamo eziandio col guardo fu le piu alte sfere; 

Oionihu&mo la me- cc j addentratici ne i Cieli , chiaramente diftinguiamo i 

ta del XVI. Secolo, : x «*: »; • r> • i • • 11 a 11 

ma tra* ptimi che n' P lu Ulinutl Pianeti ieguaci dei mnggiorj, e quelle Stellc 

•feguiffero ii proget- fiffe , che collo fcintillar loro 5 meno ci fi manifefta- 
to,_fuiiMe2io,jiGa- no . an zi di q Ue fti lumi lontani , riconofcer fappiamo 

Jilei Florentine^ c_» . J . , *■ .... r • 1, i-„. 

Francefco Fontan«_. 1 moti , le congiunzioni , le immeriioni , leccliflj ; 

Napoiirano. C( j j n a lcuno di loro ravvifiamo i Monti , le Selve, e 

leLagune; e perchemai l'arte Critica , Arte che in- 
credibilmente perfeziona Tintendimento ; Arte, che 
da Lorenzo Valla in qua , e crefciuta a difmifura ; e 
forfe , ben per lei , ( fc paga di rimanere in Italia^ , 
dove ella nacque) curata non fi folTe di paffar le Alpi » 
e dal Gielo men clemente del noflro , veftirfi di quelle 
qualita , che fbvente troppo rincrefcevole , e meno 
efatta per avvcntura riufcir la fanno ; e perche mai di- 
co , non potrem colla critica rarefar lecraffe tenebrc 

della 



Libro Vrlmo . 1 1 

della oblivione , e dileguar le caligini dell'antichita , 
tracndo dal lor profondo feno quelle notizie , che al- 
ia bifbgna noftra fi appartengono ? locche , tanto e 
piu da fperarfi , quanto e maggiore la forza delFintel- 
letto , di quella degli organi corporei ; e piu efficace 
\\ vigor del fillogizare , di quello fia a i noftri occhi 1" 
ajuto di un convetfb , e di un concavo criftallo . 

Strana cofa invero e , che la piu colta , e difci- 
plinata Nazione, che nclle Terre Occidentali abita£ 
fe (qual fu TEtruria) fia reftata cosi ofcura alia pofte- 
rita , che appena vi fono baftevoli argomenti per far 
credere a coloro (che non troppo fi sforzano di rin- 
tracciarne le memorie) che ella (lata vi fia ; ma cefTera 
certamente ogni ammirazione , quando ci porremo 
a confiderare i varj cangiamenti , ch'ella (bfferfe , ed 
in quante guifc fi fia potuto perdere ogni di lei cono- 
fcimento *, Quantunque credibil cofa non e , che ella 
trafcurafle di tramandare a i pofteri le Storie fue . 

Non v'ha Erudito , che non fappia eflfere ftato 
coftume delle piu addottrinate Nazioni di far paffare 
da Padre in Figlio le Storie , e leScienZe propie per 
tradizione , (o comedicean eglino) per Cabala} fic- 
come praticato fa precifamente dagli Ebrei , dagli 
Egizj, e da Druidi nclle Gallic Or fendofi aflfatto 
fpente le Scienze , e lc Storie degli antichi Egizj, e 
de' Galli , lo ftefifo accaduto agli Ebrei farebbe , (e » 
non vi foife accorfo il Divino Spirito ad impedirne la 
dimenticanza, ifpirando al Santo Mose la Storia de* 
primi tempi, e lc antichita del fuo popolo Eletto . 
Qual maraviglia fara dunque , che la fteffa fventura__» 
abbia coperto di nera notte la primiera Tofcana . Lc 
tradizioni (quando appoggiate non vengano a qualchc 
piu faldo monumento) , troppo deboli riefcono per re- 
fiftere alle fcoflfe del tempo . Non fempre nelle Eami- 
glie i Padri hanno abbafianza di attenzione per infe- 
gnare, eifigli di capacita , e docilita perapprende- 

B 2 re. 



1 2 Delia Storm di Volfcno 

re . Le cofe piu antiche , che fono , in piu brevi ter- 
mini narrando, fi circofcrivono; magnificandofi fem- 
pre piu quello , di cui fu oculato teftimone colui , che 
il racconta . Intanto cogli anni le gran gefta paffate , 
(o perche vinte da i fatti di alcun minore 3 o perche 
men conofciute) s'impicciolifcono, e quindi affatto 
ii tacciono. 

Arroge a tutto cio Tincredibil confufione , che 
alia Tofcana recarono tanti popoli barbari , che da_» 
quattro angoli della Terra I'inondarono, Nuove Iin- 
gue , nuovicoftumi, eRiti, eCuIto, e Difcipline, 
e Leggi , e Storie v'introduffer coftoro , e particolar- 
mente i Pelafgj 3 che dallaGrecia fimoffero, non_» 
venner folamente forniti delle Favole de' lor Poet i ; 
ma introduifero altresi nella faggia Etruria quello fpi- 
rito greco architetto di menzogne 3 e fabbriciere di 
favole , pel quale a gli Etrufci non pareano piu belle 
le ignude verita delle Storie loro , fc col pompofb 
manto di fognate novelle non le adornavano . Ed ecco 
difperfe lc piu antiche memorie 3 e dileguati quei fat- 
ti , che fe vi rimaneffero 3 malagevole forfe non fareb- 
be 3 (ricorrendo per leGeneologie de' primi Patriar- 
chi dcll'Efruria) abbatterfi in quei venerandi nomi 3 
che dalle fagre pagine fbn confagrati . 

Ne' piu baflTi tempi poi , quando i Re conquifta- 
tori cominciarono a riempiere ilMondo, nulla men 
di fpavento, che delle glorie loro , parve per avven- 
tura cofa fuor d'ufanza il mentovare altri , che quei 
gran Re 3 che tanto maggiori de i lor paffati fembra- 
vano , quanto maggiore Stato di quelli ottenevano; e 
piuformidabili erano le Monarchie, che da qucfti fi 
fondavano 3 o fi accrefcevano : cofa 3 la quale allon 
piu che mai riufci dannofa alia Tofcana 3 mentre i Ro- 
mani cominciarono a Ievarfi dalLazio, e palfato il 
Tevere 5 portaron l'Armi , e la Querra a i pacifici Etru- 
fci j contuttQcio a chi aiTicurar ne puo a che a di/petto 

di 



LibroVrimo* 13 

di tante /venture , non abbiano i religiofifiimi Tofcani 
confervate le gefta , cd i nomi de' Maggiori loro , 
quando , non per loro mancanza 5 ma per ingiuria del 
tempo , e per ignoranza noftra fervir non ci poffiamo 
di quei ricordi , che di efii avanzati ci fbno . 

E chi v*ha fra di noi , che fappia , non dico leg- 
gere un'intera ifcrizione Etrufca, ma diftinguere il 
valoredi una parola, o d'unafbla lettera loro? Ma_> 
non e quefta la maggior difgrazia , che incognite ci 
rcnda le noftre antichita . Una certa malignira lette- 
raria , che fotto la mafchera di Critica fi afconde e 
forfe quelia , che ci priva delle noftre piu necefTarie__> 
notizie, che, olafortuna ci ha refe, oringegnoel' 
induftria di alquanti valent'uomini ci ha manifeftate. 
Non fi crede Letterato , fe non chi e Critico ; ma fa- 
rebbe pur cio molto ragionevole , fe poi Critico foffe 
colui , che con ogni equita fi ftudiafife il vero dal falfb 
difcernere . Ma i Critici di oggidi fono coloro, a' 
quali feprefentafi alcunalfcrizione nuovamentediflbt- 
terrata, fe da iei qualche notizia poco triviale fi rac- 
coglie , fubito per apocrifa vien giudicata da loro . Ne 
altro titolo , che d'impoftore da quefta gente rappor- 
ta. 5 chi ponga in luce alcun'Autore 3 o fconofciuto , o 
di cui credanfi fmarrite le opere . 

So che dicono i Giurifconfulti , che qualunque_» 
Uomo prefumer fi debba , per uom dabbene , ed one- 
fto , finche non provifi il contrario \ or s'egli e cosi , 
crederei io che alquanto piu di efame, e di pondera- 
zione , adoperar fi dovefle prima di condannar d'im- 
poftura le perfone , particolarmente letterate , che Co- 
gliono efTere le piu fincere; che fe fi ufaflfe quefta giu- 
ftififima umanita , obbligatonon farebbe chiunque fcn- 
ve delle Italiane antichita a guardarfi fblennemente__> 
dal P. Gioann'Annio , e da Curzio Inghirami , per non 
incorrere nella taccia di troppo credulo , e nulla Cri- 
tico > feguendo quefti dus che giudicati vengono da' 

Cri- 



14 Delia S tori a di Volfeno 

Critici , per famofiffimi impoftori . Non niego , che 
in coftoro s'incontrino talora delle cofe ftraniflfime_-» , 
ma che percio dovraffi dire , che furon eglino di mala 
fedc ? Se con quefto Criterio giudicar fi dovefifero i no- 
ftri Eruditi , non Co quanti riporterebber loda di fin- 
Vedafi l'Agoftini Di- cerita . II P. Annio e riprenfibile ne' fuoi Commentarj, 

fcorio fopra le Meda- j«v rti i <~ :£. _iii a » 

giic Dialogo XI. car- nla da c, ° non » deduce , che fieno apocrih gh Auto- 
te ni. ri, potendofi errar d'intelletto con innocente volonta. 

Ma io non voglio far qui Apologie , bafta at P. Annio 
il fuo Concittadino dottitfimo Abate Mariani Viter- 
befe Benefiziato diS. Pietro, eScrittorc greco nella 
Bibliotcca Vaticana ; e , fe come fpero riufcira al fuo 
pellegrino talento di fcolparlo di quelle tacce , cbe__» 
dagli Eruditi oppofte le vengono , io mi congratularo 
• colla nobiliflima Citta diViterbo, ch'ella fi vegga_» 
giunta al pofTeffo di quelle glorie, alle quali non fogno 
Forfe mai alcuna altra Tofcana di pervenire . 

Dell*origine delta Naz>ione Tofcana. 
ARTICOLO II. 

ECcoci alia prima , c forfe al/a pfu fpinofz tra le 
difficolta , che nel decorfo di quefto Libro 
s'incontreranno . 
Rintracciar V igine di una Nazione > che anti- 
chiflima fu ftimata dai primi Padri delle Storie che_j 
vivono , non e certamente addofTarfi una leggiera 
Provincia . Contuttocio non ci perdiam d'animo , ed 
a materia cosi intralciata fperiam fodisfare in quefta_» 
guifa. 

Tre regole ne propone la critica per inveftigare 
Torigine d'alcuna Nazionc . La prima e , trovar la 
teftimonianza di Autori , che la dimoftrino , edifa- 
minare il pefb , c la fede , che preftar fi debbe alla_, 
coftoro autorita . La feconda , trarre gli argomenti 

dai 



Lilro Vrimo * i j 

dal Cito , in cui la Nazione primieramente ftabilita fi 
pretends . La terza , finalmente Fofiervare fe nella_» 
tal Nazione rimangono nel comun parlare , le veftigia 
dell'idioma ulato da coloro , che fe ne credono fonda- 
tori . L'applicazione , e la difamina di quefte tre re- 
gole, da cui fblamente fperar fi puo la cognizione di 
cio che fi ricerca , fara da me per maggior chiarezza_> 
divifa ne' tre feguenti Paragrafi . 

§. I. 

Delle Autoritd , dalle qualifi traggono l Progenitor} 
delta Nazione Tofcana . 

10 mi ritrovo in quefto luogo ; talora nel mezzo di 
infinite tenebre, che la villa d'ogni cofa mi tolgo- 
no ; e talora , al riflefifo di raggi di tanta luce, che 
mi abbagliano gli occhi . Se mi rivolgo a quegli Scrit- 
tori , alia di cui fede la Republica letteraria s'affida, 
non fento altro , che un maravigliofo filenzio; ma fe 
mi porto a quegli altri , che fofpetti fono di favola j 
di fbverchio loquaci gli ravvifb . 

A quale fcorta dunque in si dubbiofo viaggio 
m'appigliero per ncrn andar errato? Se non a te San- 
ta infallibile Scrittura ; che Tola efler mi puoi colonna 
di fuoco nel denfo bujo j e nella infida luce , colonna 
di nube . 

Da lei dunque fappiamo , che quefto Globo ter- 
reftre , primache dall'univerfal Diluvio punito 5 e__* 
purificato fofife , abitato non fu , che lungo il Campo 
Damafceno , e poco piu oltre verfb l'Oriente, ove Cai- GeneGs Cap.4.15.17. 
no fondo una Citta, alia quale impofe il nome di Enoc 
fuo Figlio; ma poiche il Mondo dalle vendicatrici 
acque riforfe, dalla Famiglia di Noe fu tutto larga- Lib. t. contra haiefei 
mente abitato fopra di che fcrive S. Epifanio , che__* '* re f utat ' lone ***»}- 

v T * r * it 11 il--/- chtxorum , c vien le- 

Moc 3 come fatto erede della terra tutta > ladivilca gu i Mlo daUonaia. 

forte 



1 6 Delia S tori a di Volfeno 

forte al tre fuoi Figli ; confegnando a ciafcheduno 
ciocche toccato gli era . 

A Sem tocco quanto dalla Perfia , e dalla Bat- 
triana fi ftende flno all'India Orientale , ed al Paefe » 
de' Rinocoluri , pofti tra l'Egitto , e la Paleftina • 
EbbeCam quanto il trovava da Rinocoluri fino a Ga- 
dira verfo il mezzo di . Refto a Giafeto, tutto il 
Paefe , che alPAquilone fi volge dalla Media , fino a 
Rinocoluri . 

Noi dunqueEuropei, che da Giafeto di/cendiamo, 
di lui fblamente, e della ftirpe fua favelleremo; lafcian- 
do da banda gli altri , che a noi non appartengono . 

Ortenne adunque Giafeto la maggior parte del 
Mondo, occupando Plfole del Mar Mediterraneo , e 
tutta PEuropa , con una grandifiima parte dell'Afia . 
Lo che prcvedendo il Santo Noe , benedicendolo di£ 
Gcncfis cap. 10. ^ e •> (giufta la verfione de' Settanta) DUatet Dgus ^Ja- 
verfo 2.7- phetum , & habitet In Tabemaculis Sem concorda_» 

colla volgata accennando quafi , che lunghiflimeL-* 
Terre codefto fuo Figlio polTedute avrebbe \ e quafi 
nella famiglia del Fratello Sem inferito verrebbe_j : 
locche riufci ; mentre , non folamente egli occupo 
parte delle Provincie del Fratello , merce delle Colo- 
nic da lui nell'Afia , e nell'Africa trafmeffe:, ma per 
fingolar benefiziodivino, ottieneora il primo luogo 
nella Chiefa, eCafadiDio. 

Gia da gran tempo i Greci , e Latini fcrittori 
per Patriarca degli Europei il riconobbero; madilui 
si fattamente favoleggiarono, che anzi di biafimo> 
che di loda le invention! loro a lui riufcirono . Sembra 
contuttocio , che con qualche fenno fingeffero Pro- 
meteo efTergli ftato Figlio*, e da quefto efTere ftato 
fabbricato TUomo di terreftre fango , ed animato 
averlo 9 recandogli il fuoco in una fiaccola acce/a nel 
Defco del Sole:, fbrfe , perche, da i ragionamenti 
fuoi fi fparte per le genti la dottrina della creazione— • 

del 



Libro VritnOi 17 

del primo Formato ; e pcrche infegno altresi la ve- 
race Sapienza , raggio della Divina luce, cioe, la 
cognizione di Dio , i precetti morali , e le norme de' 
mod celtfti . 

Siegue lo Spirito Santo a narrarci la difcendenza Genefis 10. 2> 
di quefta eletta Famfglia . Sette figli genero Giafeto , 
il quarto de' quali fu Javan . Da lui difcefero gli Jonj, 
i quali con altregenti paffarono fotto il nomede' Gre- 
ci , come (i raccoglie da Ifkia. , ov'egli dice Javan , Ca P- tf<s - v « fo '»• 
i Settanta Interpreti differo Ellada . Da Ezechiello , Cap. *y. vctfr 1* 
la di cui voce 'Javan dal Latino intreprete fu refa_» 
Grec'ta , e dagli fteffi fettanta Greci Interpreti Ellas . 
E cosi in piu altri luoghi . Credibile cofa egli e , che 
quello , che gli Ebrei differo ^javan da i Latini chia- 
mato foffe Giano j perche dal Padre Giafeto a lui ^1%^°^ 
conceduta foffe la poffeffione della Grecia , dell'Ita- Danide cap. 8.e ai« 
lia, edelle altre vicine Regioni j e che di cotefti po- verfoz0i 
poli , egli foffe il Progenitore . 

I Greci , che lungo tempo dopo di lui viffero , 
credendo che 1'Auttor loro chiamato foffe Javaa dall* Ve gg a( > Dionifio All- 
Ebraica parola Jayn > che Vino fignifica ; e da loro t™!** '' ^^ 
dicevafi Oenos , il chiamaron Oenotron cioe Oenotriut\ Vkg. jEneid. lib. i.c 
per la qual cofa ragfonevolmente Giano ( rifpetto alT qu , ivi Setvio * Sat,<J * 

» i« \ a *.• • rr t^« T>v>»« % ■—. Lib. i. Sacurnali cap. 

Italia ) Antiquijpmm Divum . Da Giovenale Deorum 9 . ove e detto ancoc 

Deus . Da i Sacerdoti Salj , appreffo Macrobio Man- Moil <*°' 

difator fu detto . E quindi finge che egli primierole %™T^ ^ I0 ' 

Colonie in Italia recaffe . Primo, aver egli edificati Dio»if. Aiicam. lib. 

Templi agli Idoli , avere iftituiti nuovi Riti dei fagri- l ' St * a * 
ficj , aver batruta moneta di Bronzo , fabbricate Navi, 
e i tumultuar j Ponti , e in fine effere ftato di altrc cofe 

inventore . Bifronte finalmente fu dipinto per molte VeggafI Macrobio al 

cagioni; tra le quali una delle principali e, feffer luogo cit "° ' ed f l 

1 • n ' .^ \ 1-1 «., r . .' . » . . cap. 7oe Draeonc da 

egli itato Progenitore di dueNazioni, cioe della_, Corfu appreffo Awnea 

Greca, e della Italiana ; onde tra di loro molt e__> lib . I '\ dell «Cenede* 

cofe furon communi , e una fu la lingua y ma di que- SapKnttf 
fte in appreffo favelleremo . 

C Na- 



1 8 Delia Storia di Volfeno 

Genefis cap. fort* ' , ^™<\™™ a Javan qiiattro figli , il terzo de' quali 

tu Kytim^ col di cui nome 5 non folo egli s'appella ; 

ma tutti i fuoi Polteri , che or chiamati vengono da i 

SivedaBochart.iib.?. fettanta Interpret! Kittieus , ed or Kitim ritenuto 

«p. y. part. i. deiJa PEbraico vocabolo . CheiChittimifianool'italiani, 

Geoerana ianta. ••t» •• «. r • . - D 

anzi i Romani co i popoli confananti , chiaramente— > 
eel dimoflrano molte predizioni avverate dalle Sagre 

^Tm.^ " P " M * Carte » Venient in TrtremibusKittirnde Italia ^fupe- 
rabunt Afyrios , vajlabuntque Hebraos , & ad extre- 
mum etiam ipji peribunt . Ove il Caldeo Parafrafatore 
( perche piu diftintamente quel Kittim de' Romani 

Op. i7.verf.<?. s'intenda ) il traduce in fua lingua da Romani . Da_» 
VecaaG aitresi Da- cl ° ^ P r0 ^ ta Bzecchiello (crifTe §uercas de Batan do- 

niel cap. 1 1. verf. ao. laverunt in rtmoi fuos , & tranftra tuafecerunt tibi ex 

egi'Efpofiton. Ebore indico 5 & Pratoriola de infulis Kittim . Il la- 

tino traduttore fpiega Italian e la Caldea Parafrair 
dice , De prowncia Apulia . Alcuni per Chittim in- 
tendono, non folamente gl'Italiani , maiMacedoni 
eziandio; conciofiache Alefifandro Magno diltruttor 

Cap. zj. di Tiro fu creduto da Ifaia, come venturo dalla terra 

lib. i. cap. i. Chittim 5 ciocche ripetefi aV Maccabei . Cosi Filip- 

po 5 e Perfeo Re di Macedonia , che furon vinti da* 

Alcap. 8» Romani 3 chiamati vengono Keges Cethceorum nel 

medetimolibro de' Maccabei . Checchefia* tuttele 
Gentf > che fono trafmarine , e gli Ebrei , par che (1 
debban comprender fotto il nome di Kittim $ tanto 
piu che •> fcrive Suida , che i Cetei furon condotti in 
Italia da Latino figlio di Telefo . 

A me per altro pare y che non per quelto , che 
alcun popolo Greco chiamato venga Ceteo , non ab- 
biafi a credere, che il Pronipote di Noe Chittimo, 
o almeno i primi difcendenti fuoi venuti fiano a popo- 
lar l'ltalia ; anzi e verifimile , che la Macedonia-* 
meno occidentale all'Aiia di quello , che e l'ltalia , fia 
ftata abitata prima di quefta , da quelle generazioni , 
che dairOriente fi propagavano : quantunque non fia 

credi- 



Lilro Vrimo. 19 

credibile , che aflfatto /popokta reftaflfe Pltalia fino a 

Kittine . Nclla qual cofa , f anto fi conferma piu Ia_. 

mia opinione , quantoche oflfervo , che la maggior 

parte de i nomi dell'antica Italia furono Greci , e da i 

Greci impoftile. Scrive Ifidoro Italia ollm a Gratis Lib - *4« Etymol. 

populis occupata , magna Grcecla appellata eft ; delude pa§ ' 4 * 

ab Regis nomine , Saiumla , mox 5 & Latlum . 

II nome di Aufonia fu della medefima origine , 
fcrivendo Fefto Aufonlam appellavlt Aufon Ulyftis , & Lib - '• 
Calypfts Fill us earn prlmo partem Italia: , In quafunt 
Vrbes Bencventum , &* Cales \ delude paulatlm tot^» 
quoque Italia , qu<e Apennlno fruit ur , dlBa eft Aufo- SeflkChta°dei Re^ 
nla ab eodem Duce , d quo etlam condltam fitijje Arun- & NapoH neiu Terra 
cam urbemferunt . dl Lavoro - 

Circa il nome di Errofria y molte con trover fie__» 
negli Scrittori antichi ritrovanfi . Se aDionigi Ali- 
carnaffeo darafli fede ; ella cosi chiamata fu da Enotrio 
Arcade ¥\^\\o di Licaone , il quale prima di tutti, 
paifato il Golfo Jonio abito quefta Terra . A cio fb- 
fcrive Paufania, aggiungendo, che Enotrio ultimo Nella Storia di Arca- 
tra i figli di Licaone , impetrati avendo Uomini , e u * 
denajo dal fratello Nittimo , fi porto in Italia; e con - 
lui venne per mare la prima Colonia de' Greci , iji_> 
tempo , che ne pur barbaro alcuno aveva occupate le 
terre ahrui . Ed Antioco Siracufano aflferma 5 che__» Appreflb Wonigio 
Enotrio approdo primieramente in Calabria 3 e molte AIlcarnaffeo lib - u 
Colonie vi edifico . 

Ad Italo di lui figlio fattoRe di quefta Regio- 
ne, attribuifce Ariftotile il nome d'ltalia; parere /e- Lib. r/ 
guito da Polibio , da Antioco 3 Senofane 3 e Tuci- 
dide . 

Scrive Dionigi Alicarnaffeo , che Italo primo Dionifio Alicarn. 
Re de' Siculi infegno l'Agricohura , e non folo die llb< *' 
leggi in quefta Terra , ma eziandio il proprio nome . 
Fefto il fa Re , ma non Legislatore , ne Agricoltore. 
Igino lo fa figlio di Penelope , .e di Telegono . I^rala- 

C 2 Vcio; . ::" 



20 Delia Storia di Volfeno 

fcio gl'altri nomi , che ella ebbe, ficcome apparte- 

nenti piu tofto alle parti , che altutto di e(Ta . Vo- 

glio folamente , che fi olfervi (per confeffione degli 

antichi Scrittori ) che tra tutti i popoli , H quali l'lta- 

AiiSn g iib fi I? 10 " 38 ' 1 I'aabitarono, (che furono grAborigini , gl'Arunci , 

Livio lib. i. iPelafgi, i Licaoni , gl'Enotrj , i Morgefi, gl'Au- 

GiujtinoKb.«>. fonj, gli Arcadi, i Trojani , e Veneti , e Liguri , 

Solinoin Poht. Gio. , a j ^' j • -r* ,«i- ' • o- i- • A- • ■ r 

GiuJianoPontaniiib. ed Ardeafi , ed i Rutin 3 co i Mculi , iGiapigi,La- 
6. delleStorie. Lean- cedemoni con altre greche popolazioni) aflai pochi fe 
\ZttY^ e v P l°' ne trovaranno , che dalla Grecia non venifiTero . 

Ma iiccome mio avvno non e di trattar dell 
Italia tutra , ma della Tola Tofcana , per pafifar quin- 
di alia mia Patria Vol(eno , intralafcero prefente- 
mente di piu dilungarmi per Ie memorie piu. gene- 
rali ; incaminandomi per piu certa via al mio in- 
tento . 

Gioverebbe molfo alia ricerca delle antichita 
Tofcane la notizia de' primi nomi , che ella ottenne > 
li quali ci aprirebbono le Storie piu ripofte di lei , fe, 
participate ci venifiero da qualche Auttore , a cui fi- 
cura fede preftar fi poteflfe . 

Che bella cofa farebbe in vero Taper , che ella fi 
chiamaffe Comara da Comero GalCo primogenito di 
Giapeto ; Giankula , o Glanigenct da Giano ; Saleum- 
hrona da Sale, & Vmbrona\ fignificando fale nella_, 
lingua aramea U/cita ; laonde il luogo , nel quale gl* 
Umbri ufcirono dall'utero delle antiche Gianigene_j 
( cofa la quale fecondo il Padre Annio , accadde dov'e 
Annm S ^eAnnq«ha- Viterbo ) fa detto Sale-Umbrone; onde cosi s'appel- 
Coftitutioae i. r ^ a ancor nVoggi dal volgo , la caduta di Sale-Umbrona 
quel tratto di Fiume che efce dal Lago di Volfeno j 
ma perche cotefte erudizioni vengano da ccrti AuttO" 
ri , che tutto il Mondo crede perduti a ri/erva del Pa- 
dre Annio , e di alcun fuo feguace , io non potto fcr- 
virmene; contuttocio , difpenfarmi non debbodi r -» 
Lib. ? . natoraicitto- dur qui l'opinione di Plinio 5 e d'altri > die vogliono 

Ha cap. 5. * j ft 



"Libro Vrimo . 2 1 

la Tofcana anticamente detta Umbria, Pelafgia , e KonigiAlicam.lib.Xi 

Lidia da i popoli , che a mano , a mano l'occuparo- 

no"; ma poca certezza v'e di cid ; ficcome certiffima_> 

cofa e , che ella Tirrenia , Etruria 3 e Tufcia fi ap- Lib. y. 

pellafTe. 

Al riferir di Srrabone At'i figlio di Ercolc , e di 
Onfale ebbe due figli , Lido l'uno , Tirreno Paltro 
riomaronfi; fra qudi nata controverfia , fe decidere 
dalja forte a chi di Joro toccafle il Regno \ il quale__* 
fendo reflato a Lido , convenne a Tirreno quindi par- 
tirfi : laonde venuto nella noftra Terra quivi reco . VegganG Patercuio 
delle Colonie dandole il nome . Concorda il parere ' v«rio Fiaceo appo 
di Tertulliano , che nel libro degli fpettacoli dice_> FefioHb. penuitimo. 
Lidos ex Afia tran/venas In AZtruria cenfedilTe Timoeus j e , r p'° a l z ' t'. V r * 

r J J _ J JJ dell Eneide . Oiultino 

rejert duce Tyrreno , qui jratri juccefierat regnicon- lib. 20. Seneca de_» 

tCfltlonS confolatione; e Giu- 

«.,' t . , . r«. • c rr \ j A '' fto Lipfio legge . Cef- 

Altri vogliono, che 1 Tirreni foliero cosi cietti f era t 3 opurc feceffe- 
dalle Torri , oTirfi, che diceanfi gli Edificj piu mu- »t. 

•*• , i' 1 » /• 1 Pi ° . 1 'V r II Giambullanncl 

niti 5 ne quah abitar foleano . Etruria detta fu , ie ocllo. 
crederafll a Servio Quod ejus fines tcndehantur ufque^* 
adprlmam Tyberls rlpam , quafi per fyncop am \ Imper- 
ciocche fignificava all "ro fine , a cui allufe Giovenale 
/crivendo Imperii fines Tiherinum Virgo natavit . Av- 
vegnache Roma ne' primi tempi occupava una fola_^ 
/ponda del Tevere . 

Guglielmo Poftello ftima , che fcriver fi debba 
Eturia, non Etruria ; aggiungendo cheTAffiria 5 e 
gli AfiGrj in lingua Caldea diconfi Aturlm^ opure__» 
Eturim , e che tal vocabolo con Noe 3 o con Giano 
nellTtalia fia venuto \ e perche cotefti Affirj Principi 
del fecolo d'oro furono eccellentiffimi nella Religio- 
ne , la Provincia Eturia chiamavafi Tufcia , quafi" 
Eonte difaluse ; ficcome dalla etimologia della lingua 
fanta fi conofce . A poco a poco poi dalla voce Etu- 
rim 5 o Aturim furon fattigl'tf/w/, e finaImente_-> 
Etrufci 3 quafi Eturltufci^ crefceirdo fempre la cor- 

ruttela 



1 2 Delia S tori a di Volfeno 

ruttela della parola : ma checche ne fia di cio paffiamo 

LIb t al terzo nome di Tufcla , cos! detta giufta Dionifio 

Servio lib. 8. dell* Alicarnafleo a facrlficando . Altri fanno la voce Tu- 

J" eld ,V „ fcia derivare dal Tus desfli antichi, tra' quali Paolo 

Plin. lib. J. cap. ?. . , ° . , „ I . ^ 

Paolo Diac.de Geftis Diacono , onde canto Facio degl Uberti . 
Longobardorum cap. Tufcia dal Tufe le fa 11 nome mejfo , 
Kb! j. cap! M. " a " Perche con quegPantkhi il tempo cajfb , 

TDevotz a I Dei fagrificavan fpcjjb . 
Fefto deduce il nome di Tufcia da Tufco Re Fi- 
glio diErcolej ed altri ancora diverfamente lo fen- 
tono . 

Ma egli e tempo oggimai , che ufciti dallo fpi- 
neto di cotefte minutezze > a libera , ed aprica piaggia 
rivolgiamo il paflb . 

A verodire, fara paruto forfe ad alcuno , che 
fuor di propollto divagati ci fiamo nella ricerca di 
cofe , che fembran poco al noftro propofiro apparte- 
nerfi \ ma io vorrei , che fi rifietteffe , che in a!tra_» 
guifa indagar meglio non fi potean gli abiratori pri- 
mieri della Tofcana , che da i nomi ch'ella ottenne ; 
da' quali apprendiamo , che non furono private Fami- 
glie quelle , che ad abifarla vi fi portarono , ma in- 
tere , e poflenti popolaz/oni atte ad occuparla tutta • 
E foggiogatala a ragion di guerra (fbppreflb l'antico 
nome) obbligaronla aricever fempre quello dell'ulti- 
mo Conquiftatore . 

Io conofco benifllmo , che mal fi continua il mio 
difcorfo con quel luoso , in cui di Kittim favellai \ 
ma fono per moftrar fubito la cagione per la quale per 
qualche tempo me ne divifi . 
Net primo dellc ami- Scrive Dionigi Alicarnafleo , che quantunque i 

chit * ' Pelafgi largamente per tutta l'ltalia fi diffondeflero ,, 

e quafi divenifiero auttori di tutti i popoli ', egli pero 
non crede , che fofTero Pifteffi che i Tirreni , ne Co- 
lonia de' Lidi ; ma gente nata nel paefe medefimo : lo 
che prova colla diverfita j che traqueflo, e quel po- 

polo 



Libro Vrimo . 23 

polo paffava ne' cofhimi 3 ne' /agrificj,e nella linguaj 

colic quali cole incredibilmente fra tiiloro.fi diftin- 

guevano . Durava dunque fino a i tempi di Dionilio e» C c "te anni cinque 

cotefta particolarita nei Tofcani , per la quale cogli g™ deila vcnaw di 

altri Italiani non fi confondevano . E quaTaltra ra- 

gione addurremo di cio , fe non che ella fia ftata^ 

fondata in Italia da Giavano , o da ( chi fi fo(fe) 

pura , e fchktta , con quelle cognizioni della Teo- 

logia , che in quei tempi correva ; iftruita in quei 

fagrificj praticati da Noe dopo il diluvio ; ricca di 

quella lingua , che col fblo dialetto della Santa fi di- 

ftingueva ! Ecco adunque. quali furono della Tofcana 

i Progenitori ; ed ecco, non a cafb rapportati tutti 

i nomi , che ella ebbe ; argomento di altrettanti po- 

poli , che l'invafero ; fopr$ di che piu faldamente fi 

fondi , che ella abitata fu , pria della religiofa ftirpe, 

di Giapeto (convenendo colla progenie di Cam ) la_j 

moral difciplina , e le fimte norme della vita obliaflfe ; 

parea che la fuperftizione colla dimenticanza del vero 

Dio , entro le tenebre fue Pumano intendimento rav- 

volgefle; e fe non guafta aflfatto , almeno viziata_> 5 

men delle altre , fi mantenne j malgrado di tanti 

flranieri di lingua, di culto , e di coflumi diverfi 3 

che non folamente , come Ofpiti vi Ci mifchiarono y 

ma come tiranni eziandio I'opprefTero, e la corrup- 

pero . 

§. II. 

Degli Argomenti , che fi ' traggono dalluogo delta 

Tofcana , per rintracciare ifuol 

pr'wu Ab it a tori . 

OUantunque fi paja , che baftevolmente da noi 
dimoftrato fiafi nell'antecedente Paragrafo, che 
1 Piogenitori primi della Tofcana furono di quegli piu. 

anti- 



24 Delia Storia di Volfeno 

antichi , c fanti , che alcuna Terra vantar mai po(fa; 
contuttocio , perche vogliamo , che una regola eor- 
robori Paltra , efamineremo ancora la Terra Tofcana, 
per provar quindi , ch'ella fo(Te la prima tra le Italia- 
ne abitata . Vufo di quefta regola e , il moftrare per 
l'opportunita della vicinanza , TeiTere ftato facile__> 5 
che i propinqui popoli vi fian pafifati ; dalla dolcezza 
del clima , che vi fi fian fermati ; e dalla fecondita 
del terrcno , che vi fiano allignati . 

Niun v'ha cred'io che non fappia , che a coloro , 
che vengono dalla parte Orientale , paftando per Ia__» 
Macedonia , la prima terra , che loro fi oflfre , e Tlta- 
lia ', ed in quefta , la piu amena da abitarfi e la To- 
fcana . Non niego, che, dalla parte , tra Settentrio- 
ne , e 1'Oriente , non fi trovino nelPltalia prima_j 
delle altre bellifiime Terre , che /embrino fnrfe * 
piu piacevoli della Tofcana; come i Colli Euganei , 
ed altri ', ma chi riflettera , che , o quefte in pianure 
fmifurate fi ftendono , o abbondan di Iagune, che_» 
aggravan Paria ; conofcera , che non eran del genio 
di quelle Genti ^ le quali fempre cercavan Monti, e 
Pendici per abitare al ficuro ; come fi vede dalla mag* 
gior parte delle antiche Citta per rurra la terra fon- 
date j nee credibile , che in un Paefe , che vuoto af- 
fattod'abitatori trovavafi , voleffe ftabilirvifi la gen- 
te , ove dal perniciofb refpiro languir fi fentiva ; po- 
tendo paffare nelPAria pura , lucida , e ferena ; dalla 
virtu di cui il corpo inunfubito fi rinvigorifce , e fi 
rallegra . 

Tale appunto e la Tofcana fituata nel fettimo cli- 
ma , difefa da i monti per lo piu , contro i nocevoli 
venti , ed aperta in fpaziofe campagnc per accogliere 
i falubri : eccettuate le maremmc ii Siena , ed il fuo 
Littorale che non e d'aria cosi perfetta come ilrima- 
nente della Tofcana . 

Della fecondita del fuo terreno, e della vaghezza 

del 



LibroVrimo « 25 

del fifo , chi potra mai a baftanza fame pafola ? Sic- 
che alcuno tra gli antichi la crede al Sole dedicata . 
Quivi larghi 5 e verdi campi , quivi amene le valli , c 
i Monti ; e leColline, olrre al gareggiar fra di loro 
nel produrre !e pingui olive , e gli fpiritofi vini fi veg- 
gono fovente ricoperti altri di dolci , altri di odorate 
frutta . 

Commodiffima riefce per efifer bagnata da due_j 
Mari ; e pcrche le mediterranee Regioni di quefto 
com mod o non mancaffero , di molti , e fpaziofi la- 
ghi ella e cofpcrfa; i Principi de' quali fono^il Tra- 
fimeno , il Volfinefe, il Sabatino; ne manca di Ba- 
gni , e di famofe Terme , e di altre per la virtu loro 
rinomatifTime Acque . Ma di tai cofc detto fia abba- 
ftanza , perocche di loro altrove fara forte meftiere__* 
piu minutamente favellare; e quanto fin qui fi e det- 
to, credo, che fufficiente fia per convincere chiun- 
que negar volefTe , che la Tofcana non foffe Terra de-« 
gna di eflfere abitata da i primi Uomini , che nell'Ita- 
lia fi portarono . 

§. III. 

Degti Argomentl , che fi traggono dalVantica Lingua 
Etrufca , circa i primi Coloni della Tofcana . 

RApportate lc antichita dalle quali fi narrano i 
primi Progenitori della Tofcana , e dimoflrate 
dali'amenita , e fecondita del fito di lei , che ella do- 
vette effere una delle prime Regioni Occidentali , che 
abitate foffero; rimane a provarlo ora dalle veftigia 
deirantichilfimo Idioma , che parlo il genere umano, 
e che in lei fi ravvifano . 

Quefta terza Regola in due guife fi ritrova dagli 
Scrittori ufata . La prima delle quali e , il ricercar 
l'origine dei Nomi delle Citta , dei Monti 3 dei Piu- 

D jni 3 



2 6 Delia S tori a di Volfcno 

mi 3 e di fomiglievoli cofe j e dagli abitatori di ta- 
le terra attribuitigli . Ed inoltre oflfervare fe nel lin- 
guaggio loro ritrovafi aver tali nomi radicata la Eti- 
mologia . L'altra maniera in cui della fuddetta regola 
faffi ufb e , Findagarc , fe nella lingua della ftefTa na- 
zione apparifcano dalle voci di coloro , che fe ne pre- 
fumono fondatori , e tra la moderna paefana favella_» 5 
e quella antica, rimanga una certa Analogia , che ne 
dimoftri la derivazione . Cosi argomento Giulio Ce- 
fare , che i Brittanni Maritimi diicendean da' Fiam- 
minghi , non folamente , perche cosi n'era fama ap- 
preffo quei popoli , e breviflimo era il tragitto dalla_» 
Fiandra all'Inghilterra , ma eziandio , perche co* 
medefimi nomi appellavanfi le Citta cosi dell'una » 
come delTaltra Provincia; quindi provafi , che i Greci 
molte Colonic in Italia fondarono dal trovarfi effere 
greche voci ImarAa , Vmbrla , Cum<e , Phlegram , 
Campus Campi "Dlomedh , Elaea , Vandolia 3 Panda* 
taria-i Neapolh , Pvucetia^ e fomiglianti, cosi in fi- 
niti efTempj addur fi potrebbero tratti da migliori Aut- 
tori 5 fe la cofa per fe medefima baftevolmente chiara 
non foffe . Ci fara. lecito adunque in amendue le guife 
adoperar quefta regola , e dal trovar nella To/cana_» 
noftra i nomi 5 che in neffunaltra han fignificato 5 che 
nellaEbrea3 ondecognominarono molte Citta, co- 
me Firenze , Fiefole , Volfeno 5 Arezzo 5 Gianico- 
Ja , ed altre 3 dirafli che della prima ftirpc di Noe ne 
furono i fondatori . E dal fentirfi ancora nel To/cano 
linguaggio molte parole e molti modi di dire Ebrai- 
ci 3 conchiuderemo , che i primi Fatriarchi non vi fu- 
rono paffaggieri , ma colla ftirpc loro vi fi fermarono; 
e quefta cosi profonde le radici fiffe in cotefta Terra > 
c cosi largflmente vi abito , che pote tramandarea^. 
traverfo di tante lingue diverfe di Barbari , chO-~> 
Finondarono , fe non tutto 5 buona parte almeno del 
fuo linguaggio originale . 

Or 



Ubro Vrimo » 27 

Or ficcome in quefto fbggetto molto v'e che di- 
re , e molto curiofa n'e I'inveftigazione , cosi ci fervi- 
ra di materia nella feguente ditfertazione , nella quale 
dimoftrerafli come , quando , e per quai gradi l'Ebrea 
favella Ci trasformafTe in quella , oggi ufata, dalla piu 
culta parte d'ltalia . 

DISSERTAZIONE 

In cut dimojlrafi come la primiera Lingud 

Tofcanafia tratto t rat to giunta 

alio flat dl oggid) . 

L'Uomo animal /bciabile non avrebbecertamcn- 
te potuto manifdtar grinterni concetti del 
cuore , ed i penfierdella mente (cofeconfa- 
cevoli tanto al commercio , ed a' commodi della_> 
vita) fe Tincreato Artefice fabricato non gli aveflfe 
con tali organi ilcorpo, che valevole foiTe ad efpri- 
mere un mifto di tante confbnanze , ed infegnate non 
gli avefle le parole, ond'egli a' circoftanti apri(fe__* 
quanto ne i penetrali fuoi meditava lo fpirito . Ma 
ficcome due volte gravemente trafcorfe quello Animal 
$i perfetto nel delitto di orgogliofa fuperbia j cost 
due fiate con fegnalato cafligo punito fu dal fuo fteffo 
Fattore . 

Non baftava all'uman genere il veder per colpa 
del fuo primo Padre cosi annebbiato l'intendimento 
fuo, cosi tiranneggiata da' fenfi la ragione (dovuta 
pena a chi penso al grande attentato d'aver la fcienza 
del bene , e del male , quanto aveala il medefimo Id- 
dio) che voile per la feconda volta farfi reo di fomi- 
gliante fallo 5 architettando una cosi fmi fur at a Citta 
munita di altifiima Torre , che fin entro il Ciel pene- 
trance; iicche 5 gloria appo i pofteri di si grand'opera 
ottenefle; ed abitando quivi (quafi nella regia dell' 

D 2 eccel- 



2 S Delia Storia di Volfeno 

Oca. cap. i r. eccelfo Dio ) fi fentiffe fotto i pie fremere i venti , e 

paffeggiar quelle nuvole , che aveano pocanzi fotto le 
piogge loro fommerfa la Terra . Ma 
Petratc. . Tdonf. della i) er anient e fordi , ignudi , cfrali, 

Poveri di argomento , e di configlio , 
Egri del tut to , e miferi mortall \ 
Ecco nel piu bel delPopera i fabricieri fi confon- 
dono, e quel linguaggio ufato dalle umane labra i8oo. 
anni , dopo creato il Mondo in un momento quafi da 
ciafcheduno fi oblia; e fi articola un fuono ifconofciu- 
to , e ftrano . 

Quel ragionar concorde , che gli Uomini fino al- 
lora fraternamente congiunfe , divenuto diicorde Tun 
dall'altro divide, e fa , che ogn'uno isbigottito all' 
infolite voci altrui , fi fpaventi . Ecco adunque forte 
in tanti linguaggi divifa l'umana lingua, quanti per 
avventurafurono dell'ambiziofa mole gli Artefici. S* 
interrompe la Fabrica , e fiegue ciafcuno la compagnia 
di colui , dal quale conofce , e fi rallegra di e(fer capi-« 
to; e con quefta portandofi in varie parti del Mondo 
fondanfi le diverfe Nazioni , onde pofcia tutta fu po- 
polata la Terra . Ma in quanti linguaggi reftalfe preci- 
iamente divi/o l'uman ragionare 9 aflTerir con certezza 
non puoffi , quantunque molti , molte cofe ne fcrivo-* 
no ; imperocche , nelfun faldo fondamento ne refta > 
fudi cui alcuna ferma opinione ftabilir fe ne poffa . 

La lingua primeva , quella dico , che parlata fa 
da i Patriarchi prima del Diluvio eftinta non rimafe_j 
fotto la mifchia di tante nuove favelle ; o perche i* 
Eterno Monarca raddoppiar voleflTe i miracoli fuoi » 
facendo , che non folo ufaife ciafcheduno una favella , 
che non avea mai conofciuta , ma non obliafie altre* 
si quella , ch'egli, e gli Anteceffori fuoi parlata_» 
aveano mai fempre ; o perche non tutti gli uomini y 
che in quel tempo viveano , fi trovarono nel campo di 
Sennaar} e fepur vi furon tutti a alcuno per avven- 

tura 



Libro Vrimo • 29 

tura al temerario difegno , non confenti , e non con- 
corfe; laonde non dovea quefti foccombere alia pena 
dei fuperbi . 

Refto ella dunque (per quanto conghietturar fi 
pofTa) nella progenie &\ Sem ^ poiche fuo Pronipotc 
fii £££T, da cui Porigine , il nome , e la lingua traifero 
gli Ebrei . Come poi quefto fdioma G propagafTe , fi 
divideffe in Dialetti , e fi alteraffe finalmente, none 
mio afiiwto il divifare; ficcome a me Templicemen- 
tefi appartiene il ragionare dell'antica Etrufca , che 
per quanto gli Eruditi vogliono , e par che le ragioni 
baftevolmente il comprovino) fu figlia dejPEbraica ; la 
qual cofa , fe fi provera , come fpero , per vera , afll- 
curar primieramenti potremo , che gli Etrufci fiano 
difcefi da quei Genitori , che, o non peccarono , o 
men degli altri peccarono nel comun peccato di Babi- 
lonia ; poiche fur degni di ufar quella favella , che_j 
confagrata fu dalle labra di Dio . Che poi PEtrufca 
dall'Ebrea lingua difcendeflfe, da molti argomenti ci 
fi manifefta ./ 

Quel modo di fcriver tofcano , cioe di deftra sl~> 
finiftra (rito non ufato che dalPEbraica , e dalle lingue 
da lei prodotte ,) non ci fa egli ravvifere il genio del- 
la Madre ? Quei caratteri , (che quantunque , ne Cal- 
dei , ne Siriaci , ne Ebraici fiano , contuttoche al- 
quanto loro fi raftbmigliano) non fanno forfe conofee- 
rel'indole orientale! Chedirempoi, fe il fignificato 
dipiu, epiu loro voci ; fe molte frafi , e grazie di 
favellare nelle fuddette lingue , fi ritrovino ? Chi po- 
tra mai perfuaderfi , che i Latini , i quali ne' primi lor 
tempi, mentre ad arricchir la lingua loro badavano 
(benche non ebber giammai commercio con la Palefii- 
na, con la Siria, con la Caldea) abbian potuto trafpor- 
tar tante voci dal coftoro Idioma nella propia loro fa- 
vella , fenza ufar con una Nazione , che deH'Orienta! 
linguaggio partecipaffe , qual fu fenza dubbio PEtru- 
fca i 



go Delia Storia di Volfeno 

fca ! Contuttocio , 'troviamo fra le latine quefte pa- 
role . partus , Saturnus , Vefta , Cybele , Jupptter , 
Apollo , Sol , Luna , Mercurlus , P0//0J , A/^rx , ^?- 
lus , Adonis , CVrw , P^r^^ , yEfculaplus , /m 5 0/5»- 
r/J , Mufa , H<?m , Romulus 3 #07#0 5 J"*/// , M0I1—1 , 
Slmpolum , £^r. e moltiffime altre , che tutte han lor 
radice in una delle fovr'accennate favelle . 

Quefte prove , per ora baftevoli ci fembrano , 
perche s'induca la prevenzione a favor deU'Etrufca_> 
lingua . Sul fine pertanto di quefta Diflertazionc da- 
ranfi prove ulteriori , acciocche aflfatto liquidato re- 
Hi, ch'ella e di Ebrea origine . Continuaremo ora il 
noftro ragionamento tefTendo la Storia di lei . 

Che gli antichi Etrufci avefTero una lingua pro- 

pia , nulla confacente colle circonvicine , c cofa trop- 

pochiara per dubitarne ; baftandoci la reft imonianza 

Anuquitat. Roman, precifa di Dionigi AlicarnafTeo . Sappiamo altresi dal 

1 1*1, * « medeflmo, chela Nazione Etrufca era indigena , co- 

* II Senator Buo~ .. •• , ft .. • i • 1 „«... 

narruotindieofferva- meegli dice , cosi appellavan gli antichi la gente nata 
2ioni a i Monumenti nello fteffo paefe , e non d'altronde venuta \ e cosi 
^Sfaniil'Tr. chiamar fi <*»*« ™ P^polo fopra d'ogni memoria d' 
Uomini antich'flfimo , da un'Autore Idolatra , che_> 
nefluna cogni2ione avea della Storia di Mose ; onde 
la propagazione delTuman feme, fatta dall'Oriente 
apparifce; equindi credo 5 che tutti dicano i profa- 
ni Scrittori , cosi Poeti , come Storici, che i primi 
ad abitar l'ltalia , furono i Sicani ; perocche Sicano in 
Ebrea lingua e lo fteffo , che Indigene , cioe Abitante. 
Gran controverfia v'e fra gli eruditi circa i ca- 
rat-ten Etrufci ; imperocche , alcuni dicono che que- 
fti lor prop j foffero; altriftimano s che i Greci con- 
finanti , fquali eziandio piantarono nella Tofcana va- 
venga P i-a todo dagii rie loro Co i onie ) g n m p r0 ntaron le lettere ; * comun- 

antichi Greci qUe % 

fcriveano alia roverfcia , cioe , in quella forma > che or fa 1'Aratro qttando fi ara la Terra. Lo (leflo 
modo di fcrivere ufavan gli Egizj, come attefta Erodoto^ onde avendolo ufato ancora i Tofcani, pud 
crederfi,clie nella trafmiorazionedall'Egitto in Tofcana portatoraveffero.Intornoa icaratteri Etru- 
fchi, ed all'origine de i Tofcani vedafi Monfig.FeBuninii.i. c.vij. deJJ'antichita della Citta di Orte.. 



Etrufchi e di 
ne^chegli ant 
fcani vengano dall'E- 
gitto , c lo prova con 
moke congetture alia 
pag. 104.E vuole inol- 
tre , che le lettere dcgli 
antichi Tofcani fiano 
iimili a quelle degli E- 
gizj ; poicche avendo 
l'Alfabeto de'Tofcani 
molta uniformita con 
quello de ! Greci s e_» 
quello de' Greci ve- 
neitdo da Cadmo Egi- 
zio , ne nafce che 1' 
Alfibeto de' Tofcani 
ven 
Egizi 
Gli 



Liiro Vrimo \ 3 1 

que fia la cofa i Tofcani per ferbare il patrio rito nel- 
la forma non Tufarono , in cui le riceverono ; ma le_j 
fcrHfero alia roverfcia . Io ne daro qui l'Alfabeto , dal 
quale apparira , che quantunque in molte rivolta vi fi 
vegga la flgura greca , in alcune pero nulla del Greco 
vi apparifce . 

®r»fco. g^gX-^i^'VWJB-^' Ufy&M* 

Greco. **•* it.h.; t. s. p. n. o. n. m. a. k. i. ze.a.b. a. 
I^/^.O.F.(Y.E.)T.S.R.P-O.N.M.L.OI.Z.E.D.B.A. 

Molte lfcrizioni in quefto carattere per laTolca- 
na tutta fi ritrovano; ma particolariffima, cred'io 3 
che fia quella , che appreffb di me fi vede in marmo 
fcolpita 9 e guari non e che diffepolta fu in Volfeno mia 
Patria , la quale frappofta era tra due fepolcri in pia- 
na terra coperti colle tegole di creta cotta , ove eran 
feppelliti due corpi, come fpeife fiate fi legge in alcune 
lapidi fepolcrali con quefta parola BISOM ATOS 3 che 
viene dal Greco , anzi e puro Greco , e vuol dir di due 
corpi , fe pero dice ai e non BI , ed eccone la Figura . 

La lezione della medefima Ifcrizione , fi pare__5 5 
che lo fteffo Edippo non poffa darla , giufta Topinio- 
ne di coloro 3 che credonol'Etrufca lingua cosi aflfatto 
fpenta, che ne pur ne rimanga il fuono di una fola_» 
lettera . Ma fecondo gli altri , che al fopraddetto Al- 
fabeto danno fede , potrebbefi interpretare MEDRA 
PLEVSTI . Ne in legger cosi del fuddetto Alfabeto 
mi fervirei folamente; ma feguirei altresi il parere di 
chi vuole , che le lettere A. Ci E. F. G. I. L. M. N. O. 
S. T. V. Z. fieno pure Tofcane 3 rapite da i Latini y 
ed ufate alia roverfcia . 

Con minor franchezza la fpiegazione fe ne da- 
rebbe , potendofi accennar folamente , che le fuddette 
parole Medra Pleufii foffcro i nomi de' Defonti , in_» 
quell'Avello ripofii , o pure il Nume 5 a cui i di loro 
Ipiriti fijrono dagli eredi raccomandati . 

La 



3 2 Delia Storia di Volfcno 

La diverfita poi , che ne' caratteri delle fcritiure 
Etrufche fi ravvifa , credo che nafcefife dall'avere i To- 
fcani due maniere di fcrivere , come le abbiam noi , 
cioe il mercantile , ed il cancellarefco . Ne folamente 
nelle grandi ifcrizioni ufavano gli Etrufci d'imprime- 
re i loro caratteri 3 ma incidevangli ancora ne i minuti 
Camei 3 ed in fomiglianti delizie; .ficcome veder fi puo 
nella Figura qui imprefifa di uno Scnrafaggiq maeftre- 
volmente intagliato , che poco fa prefTo a Volfeno nel- 
la campagna ritrovoffi , e che appo di fe conferva il 
Conte Giufeppe Maria Cozza Volfenefe Nipotc del fu 
Cardinal Lorenzo Cozza . 

II dar contezza di quefto ingegnofo infetto cred' 
io 5 che difdicevole cofa non fia , diro qucllo ne fcri- 
\e Vincenzo Cartari nel trattato dcll'Immagini degli 
Dei . 

Dello Scaravaggio Ji legge apprejfo Eufebio 5 che 
quelli di Egitto ne facevano ungran con to 5 c lo river i' 
iiano molto , credcndo ejfere la vera , e viva imagine del 
Sole $ perche li Scaravaggi tutti (jcome fcrive Eliano , e 
riferifce anche Suida^) fono mafchi , e non hanno femine 
fra loro \ onde era commendato quivi fra gli uomini di 
guerra , che gli portajjero in mano del continuo fcolpiti 
negV Anelli , per moftrare , che bifognava avere an/mo 
del tut to virile , c non effeminato . Riparano poi gli Sea- 
rafaggi la loro progen'ze in quejlo mo do . 

Spargono il feme nello Jlerco , quale rivolgonopo* 
fcia co* piedi , e nefanno pallottole , c he vanno aggiran- 
do tuttavia per ventotto di \ficchd , rifcaldate quantofa 
loro di bifogno ^pigliano anima , e ne nafcono nuovi Sca- 
ravaggi , // qualifonofimili alSole , perche eglifparge 
parimentc fopra la terra la virttl feminale , e le fe av- 
volge di continuo ; e girandofi intor-no al Cielofa , che 
la Luna Ji rinuova ogni mefe , in quanto tempo lo Scara- 
vaggio rinuova la fua prole &>c. La gemma incui egli e 
fcolpito e di color nero 3 interrotta nel mezzo da una 

linea 



Liiro Vrimo . 



33 



linea bianca , a guifa di un Niccolo , con due buchi , 
che paiTanodall'una all'altra banda per infilarlo 3 C-j» 
portarlo al braccio . 

MoltiiTime fbno le Gemme rldotte in Scarafaggi j 
ma rariffime altresi fbno quelle da induftre mano fcol- 
pite ; poicche nella maggior parte di loro rozzamen- 
te intagliate fi veggono 3 o figure di Uomini , o d'Ani- 
mali , che difficil fi rende il diftinguer cofa rappreien- 
tino . Quefta pcro , di cui in grande trafportata ab- 
biam la figura ; non folo da valorofa , e maeftrevol 
mano e ftara incifa , ma eziandio fingolare la rendono 
i caratteri Etrufci , che alfintorno le ftanno. L'in- 
taglio della pietra rapprefenta un'autorevoleSoldato 
col Cimiero in tefta y fedente fu la fedia Curule . Ap- 
poggia ad un'Afta la deftra mano , e fembra coll'indi- 
ce della medefima dar qualche ordine ad un Soldato 
ignudo , che in piedi gli fta innanti , col Clipeo roton- 
do in braccio , colla Galea in tefta , fu di cui fi vede il 
cimiero compofto di crini di cavallo, foftenendo colla 
deftra un'Afta di doppia cufpide . Onde creder fi puo , 
ch'egli ricevuto il comando fia per andare a qualche 
fpedizione militare , nella quale foleano i Soldati To- 
{ca.ni porrare per amuleto , o per ornamento lo Scara* 
faggio , in cui (era coftumedegli Antichi) fcolpire i 
loro fatti , o de' fuoi Maggiori . Ma io piu tofto crc- 
derei , ch'egli fofTe un Re , o il primo Lucumone_j , 
fendo ftata l'Afra l'antico Scettro , e la fedia Curule 
qui efpreffa il trono . Mi par molto credibile , che_» 
quefta gemma non fia ftraniera ,ma Italiana , anzi To- 
fcana , ed appunto quella 5 che vien cosi deferitta da 
Plinio lib. 30. cap. 10. Vejentana tialha gemma eft m 
Vejh reperta 3 nigrum materkm dljllnguente Umhp 4 
albo . 

Per quanto poi nelle ifcrizioni Etrufcheolfervare 
fi puo , vi fi fcorgc Tinterpunzione molto piu diligen- 
temente , che nelle latine ferbata, per la qual cofa cre- 

JB dibile 



II P.MdnFaueon nella, 
fua Paleografia greca 
Jib. 1 1. pag. 180. fcri- 
ve^ che i Gnollici s ccj 
i Bafilidiani fuperfti- 
iiofi Erctici , nelle_» 
Corniole, e Gemme* 
delle quali empiamen- 
tc faceanc ufo 3 v'inci- 
devano i caratteri To- 
fcani; e porta il faggia 
di alcuni di querti da 
lui lerti in fimili mo- 
ruimcnti . 

Rito paffato dalla To- 
fcana a Roma . T. Li- 
vio Jib. I. 



3 4 Delia St or l a di Volfcno 

dibile mifembra, che iTofcani ftati ne fien gl'inven- 
ton . 

Trovanfi egli e vero nelle latine i punti : ma Ton 
quefti pcrpetuamente ad un per uno tra Ie parole fra- 
pofti; ma nclFEtrufca 3 taloruno, talordue D talor 
pur anche neffuno vi fi framette . 

Qua I foffe il fuono di codefta lingua chi mai afli- 
curar lo potrebbe ! Da quelle poche reliquie , che ne 
avanzano giudicar fi puo ch'ella foave foffe , o fbmi- 
glievole alquanto alTantica Latina , ficcome appari- 
Veggafi Martin Sme* f ce dalle fette delle otro Tavole ritrovate inAgobio 
to.jj.fe e^. nel XVI. Secolo. Ne diamo qui una parte di quelle-* 
fette 5 che fcritte fi veggono in lingua Etrufca si , ma 
incarattere latino • 

ESTE , PERSCLO , AVEIS , ASBRIATER , EN- 
ETV, PA RE A 5 CVRNASE, DERSVA , 
PEIQV, PEICA j MERSTV , POEI, ANGLA, 
ASERIATO, BESTESO, TREMNV, SER- 
SE 5 ARSPERTVRE EHVELTV, STIPLOA- 
SEFIAIA,PARFA 5 D£RSVA 5 CVRNACO, 
DERSVA, PEICO, MERSTO, PEICA 
MERSTA 9 AVVEI , MERSTA , ANGLA, 
ESOMA 5 ARFERTVR 3 ESQ . E ciocche 
jQegue. 

Che ella foffe altresi lingua dolce, (quali /bnu, 
quelle 3 che richiede la Poefia) ii conofce da cio chs 
I. 4. de lingua Utina ► dice Varrone; che Volunnio Poeta fcriffe Tragedie 
in lingua Etrufca . Abbiamo altresi da Orazio 3 che 
in Felcennia anticamente Citta de* Ealifci , trovati 
furono i verfi Fefcennini , che all'Egloghe di molto 
fbmigliavano \ peroche vi s'introducean de' Villani 3 
che a vicenda fcambievolmente ne i conviti , nelle__> 
nozze 3 e nelle altre feftevoli Affemblee , fi motteggia- 
vano . Cotefti verfi Fefcennini 3 che hfcivetti furo- 
no 3 cotanto in Roma piacquero, e tanti imitatori 

ritro- 



Ubro Vrimo* 35 

Titrovarono , che lo ftcffa Augufto Cefare aftener di 
comporli non fi feppe ; onde fi Iegge una lepida rifpo- 
fta di Pollione fatta ad Uomo che gli domando , per- 
che non fi fervifle de i verfi Fefcennini co' quali nel 
tempo del Triumvirato egli fcrivea contro Ottavio 
"Augufto ? at ego taceo , non eft enim facile in eumfcri- . Macrobio Samrnal. 
here , quipotejl profcribere . l 

Rammaffando ora quelle fparfe reliquie , che__» 
di quefta ( gia tempo fa feconda , e faconda lingua 9 
emadre di buona parte delle altre d'ltalia) ne avan- 
Zano ; addurro quefte voci , le quali (dopo la total 
rovina del linguaggio) intere fi confervano. AESAR, 
appo i Tofcani era il nome di Dio . FALANTVM , 
diceane ilCielo . SVBVLO , il Trombettiere . LAE- 
NA , fu quella doppia vefte , che grecamente diceafi 
Clene . HISTER , fu lo fteffo , che appo di noi 
Tlfirione . LVCVMO 5 era quel Magiftrato Princi- 
pefco , fimile a quello , che in Arcadia nomavafi Li* 
caon NEPOS , diceafi un Uom chefcialacqua il fuo . 
BALTEVS, ilCinto Militare. CHYPRA , Giuno- 
ne, NEPTVNVS. VOLCANVS , fur nomi Etru- 
lei , come il furono -quelli delle tre prime Tribu Ro- 
mane TATIES , RAMNES . LVCERES . 

Sofpettano alcuni , cTie quei Vocaboli delle Vit- 
time , e parti loro da Arnobio rapportate , fiano Lib. 7* contra Gea- 
Etrufche , quali fono APEXABO , LONGAVO 
TVCETVM , TAENIAE PLASEA , ASICIA , PO- 
LIM1NA „ AFRICIA , DRATILLA, CATVMEVM', 
„ FENDICAE, MAGMENTA ^ ANGMINA : Di 
quefie fi ha certezza dagl'antichi , che fofTero Etru- 
fche . 

Il Padre Annio , e qualche altro moderno Scrit- 
tore, ingegnati fi fono di darcene delle altre , come 
a dire , P1CENA che fia Ancona Citta . LARINVM 
la Metropolis LORAS , il Principe, SAGI , i Sa- 
cerdoti &c. 

E 2 Lbbe 



tcs . 



36 Delia Storm di Volfcno 

Ebbe quefta lingua , (come tutte le altrc foglio- 
no) i fuoi Dialetti 5 quali furono il Falifco , ed il Re- 
tieo , e forfe l'Umbro , perocche , che in tal Provin- 
cia fi parlaffeEtrufco, ce lo atteftano le fopraddette 
Tavole quivi ritrovate . Qual foffe poi il piu gentile a 
e terfb fra di quefti , quantunque nefluno fcrittore lo 
accenni , crederei fia ftato il Falifco; ficcome ufato 
in piu popolofa Terra , e di migliori Citta fornita . Il 
Paefe occupato da fbmigliante favella , fu quanto mi- 
furar fi puo dal Tevere , cominciando dal mezzo di , 
diftendendofi ver TOriente fbpra TApennino per tut- 
ta la fpiaggia Adriatica; e quindi volgendofi al Set" 
tentrione fiori fin fbpra leAlpi; poi per tutte quelle 
comrade fin dove confino con quellade* Ligori ; e__> 
iermino finalmente col Mare verfo l'Occidente . 

Or quefta lingua ufata fu in Tofcana , da che ad 
abitar comincioffi , che fu ( per quanto io ftimo) nel 
decimonono fecolo del Mondo ; e vi fu volgare fino 
a i tempi ( per quanto fi crede ) di Cicerone ; e cad- 
de totalmente col cader della Romana Republican . 
Imperocche 3 quantunque prima , che obbedifie a Ro- 
ma la Tofcana tutta , ferbava pure qualche forma di 
liberta; ma ridotta la Monarchia Iatina fot to l'lm- 
perio di un Principe , che fbventi volte fu tiranno , fi 
aggravo il giogo della foggezione : e molti popoli , 
ch'eran confederati (come i miei Cittadini furono _) 
divenner fervi , come a luogo piu opportuno ne da-" 
remo contezza . Ma quefta non fu fola la cagione_ j 5 
che diftruffe la noftra antica favella, perocche, po- 
tea ben quefta alterarla , ma non afratto abolirla . 
Concorfero ben tutte le caufe , che baflevoli fbno a 
trasformar glTdiomi . Tre di quefte fono le principa- 
ls 3 e neffuna di loro manco alia noftra Tofcana . 

La prima e il lungo tratto di tempo, onde_j 5 
non folamente le lingue , ma la natura eziandio delle 
cofe s'invecchia. (Quindi I^olibio fcrivQ 3 che mendi 

50. an- 



Libro Vrimo . 37 

50. anni , dopo la confederazione de i Romani co i 
Cartaginefi , le parole della convcnzione 3 ( ch'egli 
chiama antiche) appena poteano intenderfi ; e che i 
vcrfi , i quali (giufta il vecchioRito fi cantavano) 
quafi da neffuno fi capivano . Or fe pote tanto uno 
fpazio si breve di tempo; chi fi maravigliera poi 3 che 
gita in dimenticanza la lingua Etrufca lia parlata 
anche piu di 2000. anni ? 

La leconda cagione attribuita viene alia diverfita 
del clima ; ficcome proprio egli e de i Settentrio- 
nali , trar fuori dal petto impetuofamcnte 1c voci con 
picciol fuono delle vocali 5 ma con gran dibattimen- 
to delle confonanti fbverchiamente afpirate , merce 
della maggior energia degl'organi vocali , non illan- 
guiditi dal troppo calore . Gli Auftrali , che in Re- 
gion piu calda vivono; onde piu fpofTati di Ipirito 
fono 3 fievolmente pronunziano ; e le donne ( fefTb 
del noftro piu fiacco) men fortcmente parlano, che 
gruomini . E quindi una Colonia, che molTa da un 
clima va ad altro, veftefi facilmente della qualita del 
fecondo , perloche 3 quei Salfoni 3 che trafportati fu- 
rono da Carlo Magno inFiandra, non chiaman piu 
il Cava llo Pferi come nella lor Patria faceano , ma_> Giovanni Badinome- 

Pffyf , t-odo della Storia_i 

Q£efla ragione agli Etrufchi non mancd , da_> 
clima tanto diverfo trapiantati 3 quanto e quello di 
Armenia alPltalia . 

Il terzo corruttor delle lingue finalmente e , il 
mefcuglio di popoli ftranieri , che in qualche Regions 
fi fermano . Ne ferva di argomento Tltalia , e la Gre- 
cia, che per tan ti fecoli la netta lor favella ferbaro- 
no,' anzi per tutto il Mondo la fparfero ; ma dopo 
tante inondazioni di Barbari fettentrionali 5 tal can- 
giamento ne fegui , che ravvifare il Lazio non fi pud 
netampoco l'Attica Regione, cosi quelle Colonie de i 
Tofcani 3 difcacciati dalPItalia de i Galli j e quelle 

dai 



cap. p. 



3 8 Delia S tori a di Volfeno 

da i Galli , che nella Germania anticamente diferta 
pafiTavano , una terza fpezie di lingua, da entrambe 
diverfa v'introduffero . Ma l'antica Tofcana , non fo- 
lamente fi vide fbmmerfa da frrane popolazioni , ma 
le convenne alia fine toglier ful collo il Romano Gio- 
go; e col Giogo Tldioma, fe intefa efTer volea nella 
Citta fignora , fc afcoltata ne i Tribunali \ fe parlar 
co i fuoi Governatori , fe capir bramava le Leggi , 
che fe le imponevano j ficche molfo piu ladolcifllma 
Latina lingua all'Etrufca pregiudico di quello fatto 
aveffero tante barbare. 

Aveano i Romani quafi nel medefimo tempo con- 

dotto Flmperio loro al colmo della poffanza; ed al 

fommo delPeleganza la favella ; ufando quella lingua, 

che propiamente dagl'eruditi , Romana fi dice__> : 

quando in penfier lorvenne, di far una fbla Citta 

Gk.no Li P fio,ed At- del mondo intero, la quale colle Romane leggi vi- 

turo Duck. vefle 5 e colla Romana lingua ragionaffe : ed allor 

Liv.lib.4o.Cumanis ^ che -j p r ,* v ;-i e or-j ^ con tanto ritegno con- 

eo anno ' che tu di • \ i» i i »• i • 

Roma il 573.) pcten- ceduto , cioe , di pubblicamente parlar latino, era 
tibus perminiim , ut f atto commune a tutte le Genti . Il gran numero 

publice lacine loque- , ,, -., . A », v - ° , 

rentur . Prxconibuf delle CoJonie qua , e la per tutta la terra manda- 
cjue latine vendendl te , portarono feco il favellar natio ; e la commu- 
juseikc. nione della Cittadinanza Romana larcamente a i flra- 

Fontanini de antiq. " ,wl '~ _ 3 

Horta lib. i. Cap. 7. men compartita , obbligo queiti ad apprendere quel 
num -4- lino'iiaggio , che Romani veramente gli rendea ; fic- 

che , non era folamente vergogna il non faperlo, 
ma egli era altresi un pericolo ; fcrivendo Svetonio 5 
Nella vita di Claudio che l'lmperador Claudio ; Splendldum Vlrum Graca- 
Cap. id. que VromncltC Prwcipem verurn latinz fermonh igna- 

rum , non modo Albo ^udicum era fit , fed et lam in pe- 
regrinitatem redeglt . Imperocche, i Romani cre- 
dean , che Ponor loro al pari di quello della lor lin- 
gua ne andaffe . 

Gli Ambafciatori ftranieri parlar in Senafo non 
poteano 5 che per Interprete , e non fe gli nTpondea, 

che 



Libro Vrimo . 39 

che in latino; ne folamente in Roma, manellaGre- 
cia , e neH'Alia in quefta gnifa fi coftumo . E cotan- 
to mantennefi la venerazione verfb cotefta lingua , che 
ancora parti to Tlmperio dal Lazio ; dovendo Plmpe- 
rador Marciano neiranno di noftra falute45i« pero- 
ral' nel ConcilioCalcedonenfe ( benche egli Greco , NegPatti del Conrf- 

, . _, r m \ • • 1 r • • Iiq Calcedoncnle . 

ed in greca Terra folk ) prima in latino > e polciain 
greco ragiond . 

a I Legati eziandio della Sede Apoftolica , non 
leggeano , che in latino Je letf ere , de i Romani Pon- 
tefici a i Vefcovi greci indirizzate ; e ienza che quefti 
ne faceffero iftanza 5 non permettean eglino, che in 
greco (i trafportaffero . Dalla lettera fcritta da Nico- Michele nr. imper. 
lo Papa all Imperador Michele iappiamo, che nelle i» anno 844 ., e Nko- 
Metfe greche , prima in latino, e quindi in greco i 16 Papa nel 858. 
Santi Vangeli y e 1'EpiftoIe Apoftoliche fr leggeano; 
onde maraviglia non ci fa , che altrettanto coftumifi 
in Roma oggidi nelle fblenni Melfe Pontiflcie b , ed in 
certe fefte folennilTime da i Padri Bafiliani Greci di 
Grotta Ferrata , fi fa lo fteflo . 

Ma torniamo a i Romani Gentili . Data eft ope- Lib. 19. de Civit. 
ra ( dice S. Agoftino ) ut Cfoitas tmperiofa , non fi- Dei ca P- 7> 
lum ^ugum , verum etiam I'mguam ftiarn domit'n gen- 
ttbui per fpeckmfocletat'n Imponeret * I Prefidi , ed i 

Pre- 

a Nel Concilio Ecumenico Efefino tenuto I'anno 4$ t. contro Neflorio, 
Ieggefij che Filippo Prete Legato quivi della S. Sede , dopo che vi ebbe 
recitate le lettere di Celeftino Papa fcritte in latino 3 chiefero tutti i Ve- 
fcovi greci 3 che foflero quefte in lingua loro tradotte j e di nuovo recitate ; 
a cui rifpofe cosi Filippo . Vetus confuetudo babet 3 ut Apoflolicd Sedis Dii 
plomata » latine pro\>onantur , & hoc fat effe folet . Nunc vero 3 quonl&m 
Beatitudo vtflra tffiagitat 3 ut liter* dilate gr<xce 3 itidem necejje fuit ve- 
fine Beatitudinis dejiderio fat is facer e * 

b Benche la ftefl'a Ceremonia fia ella , e pero divetfa la cagione 3 , pe la 
quale nelle mefle greche, prima in latino , e pofcia in greco fi recitavano 
li Evangel], e le Epiflole Apoftoliche; e cio fi pratica eziandio nelle_* 
mefle Papali ; come altre volte fidifle; imperocche 3 i primi ufiuon cosi, 
per riconofcere nell'Idioma latino 3 il Primato delta Chlefa latina fopra_, 
tutte le altrc , cosi Occidental! , ccrme Orientali ; ed il Romano Ponte- 
fice fiegue quefto coftume , perche fi vegga , ch'egli e il Capo vifibile , 
uon meno della Latina 3 cbc della Greca Chiefa . 



Sveton* in Tibcrio 
€Sp. 7i» 



40 Delia Storia di Volfeno 

Pretori non rendean ragione nelle Provincie che in_> 
latino ; e con tanta efattezza ofTervavafl cotefto coftu- 
me, che per legge delPlmperador Tiberio , -non era 
permefifo al foldato richiefto in greco di teftimonianza 
rifpondere fe non in lingua latina . Aprironfi (ad eflfet- 
to di fparger piu facilmcnte cotaJ linguaggio da per 
tutto nelle Regioni men coke) le publiche fcuole •, ed 
a cotefte preponevafi per Prefetto un de' piu lettcrati 
Uomini , che viveffero ; tra' quali famofb fu quel La- 
tino Pacato, che fcritfc un Panegirico in loda dell' 
Imperadore Coftantino. E fullo altresi quelPacerri- 
mo impugnator della Idolatria , (Lattanzio Firmia- 
no gia Precettore d\ CnTpo Cefare nelle Gallic .') Ma 
che giova dire altro fu di cio , baftar potendoci Pat- 
teftato di Plutarco, il quale afferifce , che al fuo tem- 
po quafi tutti gli uomini latino parlavano . 

Or ficcome, quando un torbido torrente vafta- 
mente inonda le campagne ; le prime ad effere fom- 
merfe fbnole Ripe flie; cosi, dopo che la latina fa- 
vella fi Pparfe Iargamente per lo Mondo , le prime ad 
efferne ibppreffe furono le confinanti 3 che in quel 
tempo eran la Greca , e la Etrufca ; le quali a poco y 
a poco totalmente nella latina degenerarono , come- 
che in alcun angolo d'ltalia , alcuna confervata fe ne 
fia . Ma non iftette guari a cader da cosi grande am- 
piezza la Romana favella ; imperocche , la fmifurata 
moltitudine de' fervi , e degPofpiti ftranieri , comin- 
cio ad adulterarne la purita , riempiendola di barba- 
rifmi , e di ftrani modi di dire . 

L'Imperio occupato da' Principi , qual Africano, 
qual Trace , e qual Britf anno , non pote fare a meno di 
avvezzarfi alia barbarie de' fuoi Signori ; onde feguin- 
ne tale /concerto nella lingua , e tal cangiamento , che 
Vaiem.Elem.del Stor. nelPanno 582.deIPEra volgare cefso POccidented'aver 
per volgare la lingua latina. Succedette allora quell' 
orrendo mifcuglio di favellari 5 cm fimile non credo , 

che 



?iori Plutarco nell' 
Snno 77I di Crifto » e 
fu Macftro di Traja- 

00. 



Vegan" la Prefazione 
del Glofliario di M. 



Ducange. 



Lilro Vritno. 41 

che giammai fia ftato dopo la confufion di Babilonia , 
cominciando a pullulare tratto tratto quella lingua , 
chc colla coltufa poi di tanti valorofi fcrittori divenne 
ella cosi leggiadra , la quale ufiam noi volgarmente . 

Fin dai tempo dell'lmperador Maurizio grido un Nelia Storia Mif«T- 

rij.ij x ,. _ *. ^ r«„- Ianea de.l'Imp. Mauri- 

foldato al veder morto un compagno torna torna Fra- 2io ; , Ie r r e ^, n6 an ^ 
ter . Voci da cui fi conofce , che la lingua del noftro ni 10. cominciando 
tempo a praticarfi gia cominciava . dai 581- 

Correano in tanto un medefimo deftino colla lin- 
gua dominante 5 le altre foggette ; laonde , fatta.., 
barbara la Romana, chi creder potra mai , che nclle 
altre pulitezza fi ritrovafle . Sicche la noftra Tofca- 
na , dopo la Romana Monarchia parlo generalmente 
latino (come ce Io attcftano le infinite ifcrizioni , chc 
ivi fi trovano.) Pofciache Pltaliana Monarchia fom- 
merfa giacque fotto Pinondazione di tutto il Setten- 
trione , non parlo ella con altro linguaggio , che_j 
con quelJo de i vincitori fuoi } ceffata la invafione de' 
Barbari , e fpento ancora il regno de' Longobardi 
nell'Italia , (i quali fomentarono piu tofto che oppreA 
fero le buone arti) la lingua latina , rifbrfe dalla brut- 
tezza degli antecedenti fecoli } ma ficcome una pian- 
ta di vaghi fiori adorna , ceffa al cader di quefti di ef- 
Are cosi bcUa; ne alia primiera bellezza , ritorna in 
fino a tanto , che dal principio da quei fiori lafciato , 
ron crefcano , e fi maturano le delicate, ed odorofe 
frutta , che di piu bella gloria la riveftono; cosi ri- 
tornar non pote vaghezza alia lingua della Tofcana^, 
noftra, finche qnella indigefia mafia di latino, e di 
barbaro compofta , fermentata (per cosi dire) non_> 
ne producefTe un'altra } come alfine produflc terfa , e 
cittadinefca . 

Quando ci6 , come , e dove accadefTe , molto 
agevole non e il liquidarlo ; contuttocio , fi pare, 
che coteito rinovellamento accadefTe nel principio del' 
XIII. fecolo . Se poi fofife nella Corte de i Re di Na- 
il 2 poli , 



4^ Delia Storia di Volfeno 

poli, o diSicilia, o inTofcana, non ofo determi- 
narlo ; dico per altro di credere , che non folamen- 
te molti valenti uomini , ma moltc nazioni altresi 
a cotant'opera conferitfero. 

pfot e n"aic e ! la Cn,fca < famorofa Corte de i Corrti di Provenza , ed i 
premj , che davanll a i piu leggiadri Poeti , ferono , 
che la Poefia entralfe a parte di fatica cosi vantaggio- 
fa . I favolofi Scrittori di Novelle amorbfe gia nella. 
Francia fi applaudivano; e quindi a quefte operc (o 

Gravis nelk Ragion perche cominciate nella Citta diRems, o perch e_j 
jcntteinquella lingua, in quei tempi chiamata Ro- 
mania , che era \o fteflb che dire , figlia della Ro- 
mana , cioe latina ma degenerantc ,) dato fu il nome 
di Romanfi . Ma comunque fia , o l'ltalia da fe co- 
minciafle , o emulando Pefempio altrui , a pulir la_, 
fiia lingua fi mettefTe , non potranno certamente le 
altre Nazioni moftrare uno fcrittore cosi antico, e 
Jeggiadro nel loro linguaggio, come il potra. far la_> 
Tofcana . 

Che quefta la prima fofife tra le Italiane tutte^* 
ad ergerfi dalle brutture della barbarie ; l'atteftano 
quei numerofi Scrittori del XIII. , e XIV. fecolo a , e 
forfe prima ; i quali certamente per avere in quei tem- 
pi fcritto , maravigliofiffimi fbno . Lucio Drufi To- 
icano 5 che fiori circa il 1 170. fu il primo a recar da i 
Siciliani 1'ufbdi terminar tutte le voci con vocaIe_* > 

quandc* 

a Lungalifta far bifognerebbe di Auttori per annoverar tutti quei, che 

fiorirono nella fin del decimoterzo , ed il principio del decimoquarto feco- 

La ftampo il G-iunti Jo . Baftera accennar quei , che fou comprefi nella raccolta degli antichi 

in Firenze nell'anno *imatori Tofcani . Troverafli inoltre Ser Brunetti Latino Maeftro di Dante, 

5 ^7» Mifl'er Pier dclle Vigne, Mifl'er Marco Polo, Ciriffo Calvaneo , la Storia 

Piftolefe, lePrediche di Fra Giordano, il Maeftro Aldobrandino da Siena 

volgarizzato da Ser Zuccaro Bencivenni, Albertano Giudice da Brefcia__» 

tradotto. La Tavola ritohda . Maeitro Domenico Cavalcata • Matteo, e 

Filippo Villani , Pietro Crefcenzio , Fazio degli Uberti, Jacopo Pafla- 

vanti, Francefco Sacchetti , Don Giovanni dalle Celle, Guido Giudice 

dalle Colonne di Medina , Ricordano Malefpini, ed infiniti altri Auttori, 

ed Optre, comprefi neU'Ortograria moderna Italiana deireruditiffimo Fao 

ciolari . 



Lihro Vrimo < 43 

quando prima fi terminavano tutte per confbnanti ', e 
quefto bafto a fare , che la noftra lingua ( la quale 
molto colla Franccfca , o Provenzale , e Spagnuola fi 
confondeva ) affatto da loro fi fceveraffe . 

Ando poi crefcendo (empre il candore della no- 
ftra favella , e dopo aver ricevuto grandiffimo accre- 
fcimento da' Poeti , Cronifti , Novellatori, Volga- 
rizzatori , c Scrittori fomiglianti , ebbe per dir cosi 
tutto lofjsirito da Meffer Dante Aligeri Fiorentino, 
e tutta la poffibile vaghezza da Miffer Giovanni Boc- 
caccio Certaldefe , e da Meffer Francefco Petrarca_> 
Aretino \ per opera de' quali si puramente favello 
Tofcana a diftinzione delle altre Provincie 3 che men- 
tre quefVultimo cantava . 

Splrto gentll , che quelle membra reggi . Neiia Canzona a Ki- 

ln Roma fcriveafi . < o]6 n d l J|* eM0 Tli ~ 

Cola di Renzofue di vajjo lenajo ; lo Vatrc Jio jus NeUa vita di Cola di 
Tavernaro . Abbe nome Rlenzo . La Matre abbe nome Rienzo fcmuda Sei 
Matalena , la quale vijfe di pannl lavare 5 e de acqua 
port are \ fo nato nel rione della Riola . 

Ma al cader di quefti tre valorofi fpiriti , cadde 
altresi la purita 5 e Teloquenza del Tofcano favellare ; 
e non riforfc fino alia fine del XV. fecolo, quando 
nelle Corti , prima della Sereniffima Cafa cTEite , e Baidaflkr Caftigiion* 
quindi nella Real Cafa Medici comincio ad avere ri- nel Corti g J " ano lib - !• 
covero , e premiola letteratura . * 

Il fecolo XVI. quantunque fi deffe piu alia col- 
tura della greca, e latina favella , che della Tofca- 
na , nulladimeno la maggior parte de' purgati Scrit- 
tori di effa in quel fecolo fiorirono ; anzi moiti vi fu- 
rono in quel tempo , che non folamente con ifcritti la 
illuftravano , ma co' precetti altresi la caftigarono . 

Neffuno per altro par che fiafi tanto affezzionato 
all'onor della fua lingua , quanto Meffer Pierfrancefco Ncl Gello , o dell* 
Giambullari , il quale con molta erudizione prova , tI&^kSS 
che la lingua, che parliamo oggidi , fia quella mede- na. 

F 2 fima 



44 Delia Storia di Volfeno 

lima parlata dagl'antichi Etrufci, paflfata a traverfo 
di tanti fecoli , fenza perder l'indole fua natia, pren- 
dendo pero alquanto dal Latino , dal Greco , dal 
JFrancefe , e Tedefco ; lo che prova coiraddurre_j 
moltefrafi, emolte voci Ebraiehe , le quali egli fti- 
ma fbrelle delle Etrufche, lunga lifta facendo delle 
voci degli altri fuddetti Idiomi ; fe cio bafti a prova- 
re , che la noftra lingua fia la medefima che I'antica-i 
Etrufca, io ne lafcio il giudizio a i critici eruditi, 
i quali 3 doppo che averanno accordato a Volfango 
Lazio nel libro del pafTaggio delle Genti , ed a Gio- 
vanni Bodino nel metodo della Storia gl'Argomenti 9 
o d'Analogia di poche parole , colic quali provano 
per ragion di lingua la derivazione di alcuni popoli 
da altri, credo , che non faranno reftii nel preftar 
fede al Giambullari , che centinaja di parole ebree , 
e moltifllme frafi Orientali nella noftra favella ravvi- 
fa; dache convinto reftar potrebbe chi negaffe pur an- 
che 3 che la Tofcana lingua nata non fia dall'Ebraica . 
Nel fecolo XVII. il Mondo gia divenuto lettera- 
tocredette puerilita il badare alia coltura delle lin-' 
gue; ma applied tutto lo ftudio alle mattematiche , 
ed alia critica , alle qu.ili aggiun/e di/cipline piu fe- 
vere, e profittevoli ; laonde fi die luogo all.i barba- 
rie d'introdurfi nafcofamente nella letteratura , e lc 
riufci di fcomporla in tal guifa, che maraviglia fail 
vederquanto delirato abbia il paffato fecolo nelle vo- 
ci , e nelle frafi , dopo la fcorta dell'antecedente , in 
cui ogni piu fcelta eleganza fiori . Ma il buon Fato 
delle belle lettere foftenne fempre ( come per ante- 
murale contro la barbaric ) la valorofiffima Accade- 
mia della Crufca ; la cui merce , non fblamente nelle 
noftre Terre la vilta , e Tintempcrie della favella non 
s'introdufTe , ma quanto di teforo acquiftato fi era ne' 
paflati tempi fu interamente confervato , ed accrefciu- 
to : ficche , fra tanti verfeggiatori , che dopo cor- 

rotto 



la Divinita . 



LibroVrimo. 45 

rotto il gufto dal Marino, e dagli altri feguaci fuoi , 
che l'ltalia tutta , anzi la Francia ancora , e la Spagna 
infettarono ; la Tofcana fbla non udi quelle chimere 
ignude di fenfo , eefonfie divuoto: anzi vantar puo Le foe rime fon«ne* 

D „ ... -. ,., . D ... , , in «.• -1 FaftiConiohndibeil- 

un Galileo Galilei , un Michelagnolo Buonarruoti a villo sdivini. 
Minore, un Francefco Redi , un Filicaja, e molti 
altri, de' quali dir fi pud, 

Che Jta in mcmoria eterna 11 nome loro . f e "*? r ? a Trionfo dd- 

Sul finir del paffato fecolo da molti letterati fpiriti , 
che fi trovarono , fu ragunata in Roma una Accade- 
mia novella , la quale lotto la figura dell'antica pafto- 
rale Arcadia , che i fuoi Paftori alio ftudio delle belie 
Mufe dedico , i Letterati di quefro fecolo alia coltura 
della poetica, ed oratoria eloquenza ha confagrati ; 
ed a guifa della Romana Republica (tramandate le 
Colonie fue nelle piu fiorite Citta d'ltalia) haftabi- 
lita ivi per femprg la piu affennata letteratura . 

Per porre ora fotto un occhiata a quanto fin qui 
fi e detto , dico , che dagl'anni del Mondo 1 900. fino 
al 4000. parlofll nella Tofcana l'antichiffima lingua_> 
Etrufca 5 degenerando pero fempre dal natio genio 
della lingua d'Armenia , o d'alcun altra , che fia_> 
flat a delle Oriental] ; ed imbevendofi fempre poco 
del Greco , e molto del Latino , dal 4000. fino a tut- 
to '1 XLVI. fecolo parlo latino univerfalmente , pie- 
gando pero fempre verfb la barbarie . 

Ne i fette feguenti fecoli , uso un mifto di tutte 
lelingue, che non fu propriamente alcuna . Riforfe 
finalmente verfo la met a del XIII. fecolo ; fervendoii 
di una tal favella , colla quale non folamente dagi' 
altri popoli Occidentali , ma dagl'altri Italiani ezian- 
dio fi divife . Giunfe al fuo colmo fulla meta del XIV- 
fecolo, maricadde toftoj e rifiorita poi ful finir del 
XV. poggiando fempre a maggior altezza , e(Ti cotan- 
to arricchita , e fondata , che altro prometter non fe 
lepuo, che rimmortalita . Cosi adunque nata , cre- 

fciuta, 



46 Delia S tori a di Volfeno 

fciuta , propagata, c finalmcnte cangiata la noflra.^ 
lingua, trionfo alia finfine delfemola, e vincitricc 
fua Romana favella; perocche , la dove in prima_» 
obligolla Roma a ragionar col fuo linguaggio , quefta 
medefima Roma ( non aftretta dalla imperiofa forza , 
ma bene allettata dalla vaghezza , e purita di lei ) (i 
fa ora un pregio di udirla fulle labra de' fuoi piw lctte- 
rati Cittadini . 

A R T I C O L O III. ; 

Delia divipone dtll'antica 
Tofcana . 

POiche dunqtie le autorita lo atteftano , la fqui- 
fitezza del fito il richiede , le vcftigia della lin- 
gua il comprovano , lecito ci fara il conchiu- 
dere , che una delle prime Colonie , che verfo l'Oc- 
cidente fiportafTe, e del miglior feme del Patriarca 
Noe , fia ftata quella , che primiera entro ad abitar 
le noftre ( dopo deH'univerfal diluvio) inofpite con- 
trade ; refta ora a definire i termini di quefta Terra 5 
chedai popoli che la occuparono il nome tolfe . 

Io per me credo , che ne i primi tempi fofTe tra 
limiti piu brevi riftretta di quelli , che poi le dieron 
le vafte cotiquifte della fua gente , e l'ampia domina- 
zione . Tutte leconghietture vogliono, che i primi 
fiti della Tofcana 5 che occupati venifTero , fieno ftati 
quelli , che piu muniti dalla natura , fembravano piu 

lontani dal pericolo d'effer di nuovo inondati dalle » 

fmifurare piogge ; e dove piu benigna la Terra , piu 
ferenoil Cielo , piu verdi , piu fiorite le campagne fi 
moftravano ; e quindi maggior copia di pingui biade, 
e di fbavi frutte fi prometteano ; per la qual cofa non 
mi par fuor di propofito il credere , che le prime 

?bi- 



Liiro. Vrimo * 47 

abitazioni nelPltalia fondate , fieno (late nel diftretto 
della mia Patria ; non fblamente molTo dalle foprad- 
dette ragioni , ma perfuafo eziandio dall'ofTervate 3 
che anche dopo elTer giunta la Tofcana a diffonderfi in 
una vaftifiima Provincia 3 ne occupo Volfeno mai fern- 
pre il centro . 

Or s'egli e natural cofa , che il moto che nella 
circonferenza fi va propagando con egual forza , ed 
azione , debba riconofbere il fuo principio da quella 
parte 5 che ne tiene il mezzo , come nel fangue veg- 
giamo ; il quale 3 non per altfo con tanta giuftezza , 
ed economia per tutro il corpo HdifTonde 3 fe non 5 
perche riceve Pimpulfb dal cuore , che e il centro 
delPuomo , quando egli in circolar figura fi atteggi ; 
qual ragione ci vietera d'afTerire , che quella propa- 
gazione da i Tofcani circolarmente fatta > non abbia 
avuta Porigine da quella Terra , ch'era equidifbnte a 
ciafcheduno degli eftremi fuoi ! 

Ma comunque la cofa ftia ; ficcome i confini dalP 
Imperio fi circofcriveano , ando la Tofcana crefcenda 
fern pre lungo l'ltalia , e dalPun mare alPaltro , ficche 
ella fu , che non folamente die nome al Mar Tirreno ? 
ma al Mar fuperiore chiamandolo altresi Adriatico , 
merce della Citta di Adria , che fu fua Colonia , fi- 
tuata nel lido di quel mare; ma ne i tempi pofieriori Deca prima lib. i, 
fi comincio a riftringere, ficche , narra Tito Livio , 
che fendo nata contefa ; e poi guerra fra i Tofcani , ed 
i Latini , fattafi finalmente la pace , furono d'accor- 
do , che i termini della Tofcana fofTero il Tevere , ed 
il Monte Appennino, laddove e PUmbria , la Gal- 
lia Togata , e il Mar Tirreno , ove riguarda la Sar- 
degna . 

La grandezza di lei diverfamente dagPAuttori fi 
defcrive , Plinio , tra la Macra , ed il Tevere pone 
279- migHa 5 Biondo da Forli fa la Tofcana lunga di °»° ftatijfannou* 

170.011- ° 



48 Delia Storia di Volfeno 

1 70. miglia , Strabone di 2000. ftadj , che vale a dire 
250. miglia incirca . Tolomeo le afifegna tre gradi di 
longitudine ; e da a ciafchedun grado poco piu di 47. 
miglia . Per concordare si diverfe opinioni diremo , 
che altri tolgono la longitudine dallo fpazio , che d 
mifura navigando lungo il lido , altri van pe'l lido 
eftremo , e pel golfo, ficcome altri per luoghi medi- 
terranei ; ed alcuni rlnalmente ( fecondo le ragioni 
del Polo) giudicano del fito . Quanto ella fialarga 
definirfi non puo , comeche fi fappia , che in netfuna 
parte (la piu larga , quanto lo e tra ilPromontorio 
Populonio , e la fcaturigine deH'Arno . 

11 giro fuo per quel che Ji ragiona , 
W mifurato fett scent miglia , 
E Roma qui Fonor che fincorona . 

fcrive di lei Facio degli Uberti , ove nominandovi Ro- 
ma fi conofce 5 che ei mifurolla gitifta Pantica dimen- 
iion€ . 

Ora per fcendere a dividerla , fecondo la parti- 
zione de' tempi andati , dico ; Ch'ella tutta in tre__> 
Falem da mold fi ere- Popoli vehiva generalmente diftribuita , cioe ; in Tar- 
dc , che fia Cmta Ca- q U j n j en fj 9 Vejenti, e Falifci. I Tarquinienfi occu- 
TarquL'ia ora affatto pavano PEtruria Maritima , e lor Metropoli fu Tar- 
diftruttaedMantecin- q L1 j n j a 5 or detta volgarmente Tarquena , comecche 
^o^rquaiegH^eiTc ella non fia che un mifero avanzo dell'antica fua gran- 
nd Vefcovato.Baudu. dezza . Quefto popolo poco pote diftenderfi , perche 
daogni parte circondato , odal Mare, o da' Vejen- 
ti , o da' Falifci . 
11 Vejo, citta fortifli- Molto piu pofTenti , edi maggiorc ftato furono 

ma, fu da rurio ci- [ Vejenti , cosi detti , o da i Carri anticamente no- 
^tnKoggloga - niati Veja, co' quali (giutta il coftume de iSciti) fe 
ta. ciuctio vuoi che fteffi , e la Cafa , e la Famiglia , ed il loro Tetto qua, 
fia CmtWo . Ma 01- jv tra f p0rtavano piu yerifimilmente da Vejo Cit- 

Iteruo dihgentifumo * * 3 r > v 

ta , 



LibroVrimo. 49 

ta 5 che ne era la capitate . La regione Ioro era , quan- ed f fa " iffi ™° T a " ote 

,, 1 « . » n 'i ,• 1 i It o vuole che iia 1 liola , 

ta terra fi trova dal Monte Gianicolo fa no al Lago Sa- Famefiana viclno alJa 
batino , dettoora di Bracciano ', quindi volgevanfi al Porta d«ra h storra 
Settentrione, oveegli ftaMonte-Rofi , Rignano, e j£™° * mi s n » da 
le radici del Monte Soratte , ora di S. Oreite; e po- 
fcia feguendo il corfo del Tevere fin dove fi giunge d.t 
nuovo al Gianicolo . I Falifci finalmente abitavano ful 
mar Tirreno verfo Piombino; fi ftendeano al Monte 
Soratte, e quindi verfb il mezzo di co' Vejenti confina- 
vano col Tevere verfo il Monte Soratte 3 ove poffede- 
vano alquante Citta . Vero e che i Geografifu di co- 
tefti termini concordi non fono ; imperciocche 3 al- 
cuni vogliono(tra quali Antonio Maffa Gallefino) ch' 
entro piu angufti limiti la Region Falifca circofcri- 
vafi , ponendole per meta Settentrionale il Monte Ci- 
mino . A quefta opinione io fofcriverei piu volentieri , 
che alia prima , colPoffervare , che dagli antichi Au- 
tori 5 quei , che fono di la dal Cimino , fono propia- 
mente chiamati Etrufci ; ne altro particolar cognome 
loro danno ; mentre quei , che abitano lungo la regio- 
ne , che dal Cimino fino al Tevere fi ftende , (come 
che godono anch'effi del nome di Etrufci )~ fono parti- 
colari'zzati con quello de' Falifci , di Tarquinienfi , e 
di Vejenti . Notare inoltre fi puo , che quafi tutte , o 
almeno le piu poderofe tralle Famigerate XII. Repub- 
bliche dell'antica Tofcana , . furono di la dal Cimino ;. 
dal che conghietturar lice, che i primi fondatori di co- 
tefta inclita Nazione , fabbricaflero le prime Citta lo-* 
ro , tutte di la dal fuddetto Cimino ( parlo fcrivendo 
in Roma) e che pofcka multiplicato il Popolo manda£ 
fer le Colonie loro di qua ; dalle quali la Nazione , e 
lo Stato Etrufco verfo Tauflral piaggia d'ltalia fi pro- 
pago 

Piucommodo, e chiaro adunque riufciranne il 
partir la Tofcana in Trafcimina , Cifcimina , e Mari- 

G ma; 



5 o Delia Storia di Volfcno 

ma; affegnando a queft'ultima iTarquinienfi , alla_j 
fcconda i Fali/ci , cd i Vejenti ; ed alia prima ciocche 
Jic rimane di la dal Cimino , che fia lo ftefifo che dire , 
lamaggiore, c piu nobil parte , cosi della vecchia_» , 
come della nuova Tofcana . Or venghiamo finalmente 
a Volfcno . 

ARTIGOLO IV. 

Della fonda&one di Volftno . 

IN gran pregiudizio ritrovafi fenza dubbio colui , 
che intraprcnde a defcrivere alcuna cofa 5 per la 
quale fentir naturalmente debba qualche forta di 
affetto * conciofiacofache , quantunque tutfegli abbia 
1c marche di finccro , e verace Storico , nulladimeno, 
quando egli alcuna cofa fcriva poco nota , c molto al 
fuo foggetto vantaggiofa; queH'arYezione , che in lui 
pretended , pone in fofpetto il Leggitorc ; cd a' tem- 
pi noflri ancor bafta a condannarlo di falfita; ma__, 
quanto poco di coteflo fevero giudizio temere io mi 
debba D in quefto luogo vedraffi , nel quale ciafchedu- 
no ravvifar potra , quanto volontieri , e fcdelmente 
da me prepofta venga alia pompa di luminofe Favole la 
fchietta , e femplice verita . 

Or che alia ediflcazione della mia Patria fon giun- 
to , ognun fi afpetta , cred'io 3 che autor ne faccia_» 
qualche Noe , o qualche Ercole Tirio . Certamente 
fe ufar voleffi quella indulgente critica , di cui fervonfi 
molti Slorici delle particolari Citta della noftra To- 
fcana , malagevole molto non mi riufcirebbe.il riferi- 
re ad alcun di coftoro l'origine della mia Volfeno; im- 
perocche , quale opinione fatta fi e oggimai piu com- 
*jmine di quella , che crede Noe fondatore delle dodici 

anti- 



LilroVrimo* 51 

antiche Rcpubbliche dell'Etruria ! tralle quali.com- 
prendendofi (fuor d'ogni controverfia) Volfeno, chia- 
ra cofa e , che vantar anch'ella di si famo/b Eondato- 
re fipoffa ? Ne punto piu difficile farebbe rautenti- 
carla per opera di quel formidabile Alcide, il quale 
trovandofi da' Lucumoni increduli , poflo al gran ci- 
mento di manifeftar Pincomparabile fua gagliardia_. ? 
infiffe con tanta forza nel fuolo la ferrea fiia Clava , 
che non effendo ftato altri capace di trarnela , egli fo- 
lo con tale impeto ne la divelfe , che dalla terra alta-» 
mente forata fgorgo fuori una fontana cosj x copiofa_j , 
che il Lago Cimino fe ne formfc . Or fe il Lago Cimi- 
no giufta Tautorita di Strabone egli e quel di Volfeno, 
ogni apparenza vuole , che nelle vicinanze fue , o nel 
medefimo luogo ove egli e , codeilo fatto accaduto 
fia \ ne cofa nuova farebbe 1'afferire f- che per memo- 
ria di fimigliante prodezza vi edificaffe quelTinfigne 
Campione unaCitta (come di molte altre fi legge) 
per fomiglievoli trofei fabbricate , e fofTe quefta Vol- 
feno . E , 6 Dio buono ! quanto ncfarebbe mai a pro- 
pofito TEtimologia ! dir potendofi che Vuljinimn_j 
chiamata fofTe lamiaPatria, quafi Vulfus-Jinm , fen- 
do ella ftata coftrutta nel luogo , ove quel gran feno di 
acqua il fuo Lago 5 dico , fu divelto da terra . 

Ma io mi lufingo , che quefta mia Operetta qua- 
lunque ellariufcira non abbia a rincontrar la rincrefce- 
vol fortuna di pervenir fotto gl'occhi di coloro, che 
amano meglio di effer dilettati da novelle 3 che abbia- 
no del maravigliofo , che pafciuti dalla pura foftanza 
di verace , e piana , e non affcttata ftoria . Cio non 
oftante io di/penfarmi non poffo dall' andarmi fpa- 
ziando alquanto pel campo delle antiche , e piu accrc- 
ditate Favole ; non gia per fame fondamento da' miei 
racconti , ma per dimoflrarne Tinfunlftenza ; peroc- 
che in tal guifa piu facile mi fara foggiugnervi la mia 
opinione , alia quale io non pretendo , che acquetar 

G 2 Uom 



5 % Delia Storia di Volfeno 

Uom fi debba , come alia fentenza di un Dittatore_>, 

fertza appellazione , ma bensi ricevuta , e creduta lia 

infino a tantoche alcuna altra piu crcdibile fe ne pro- 

ponga : e piacemi intanto difpormi gl?animi colla_» 

cognizione del falfb , perche piu docili mi fi rendan 

pofcia ad intendere il veto; mentre fecondo il pa- 

Divinar. iftit. Kb. i, rer deireloquentifiimo Lattanzio Firmiano, che di- 

ca P«*i« rnoftrar volendo la verita dell* infallibile noftra Re- 

ligione , fcuoprir voile prima agP Idolatri quanto 

era menfbgnera la loro; Primus fapkntia gradus ejl 

falfa intelligcre , fecundus vera cognofcere . Perloche 

]io ftimato bene annetter qui la feguente diflferta- 

zione . 

Se Noe fu in Tofcana . 
ARTICOLO V. 

SOnopafifati gtaquafi due fecoli , e mezzo, dac- 
che in si fatta guifa introdotta , e radicata fi e 
tra gli Scrittori dell'antichita d'ltalia, l'opi- 
nione della venuta, Regno, e Mortc del Patriarca_» 
Noe nelle noftre Tcrre j die (come fe la faccenda 
pafiata foflfe per quello i Giurifconfulti dicono) in^j 
Rem judkatam ? ed acquiftata avefife auttorita di pre- 
fcrizione piu clie centenaria , Uom non v'ha , che ar- 
difca recarla in dubbio , nonche impugnarla; ma io che 
avvezzo non fono a creder di leggieri a quanto in fimi- 
glianti materie, dir fi fuole , fenza prima dififaminate 
avere le ragioni , e le auttorita ? che il comprovano , 
chieggo licenza a tutti quegli Eruditi (che a fimile 
ftoria dan fede) di propor loro lemie difficolta; alle 
quali , toftoche dalla erudizione Toro fara fodisfatto , 
ionon mi dirooftrero punto reftio ad aggiungere alia 

loro 3 lamia credenza . 

E pri- 



Libro Vrimo . 53 

E primieramente bramarei , che mi fi dimoftraffe 
una Tola auttorita , a cui ( fenza incorrer la taccia di 
troppo credulo) preftar fede potetfi . Io leggo ben_> 
nella Scriftura Santa regiftrata prima la morte di Gen. cap.?. 
Noe, e pofcia, la difperfione delleGenti, cofa , che Gen,ca ?- iX ' 
induce afavormio la prefunzione almenoj ne trovo 
d'altra parte tale ftoria da verun rapportata , che__> 
potutal'abbia , o per tradizione fapere , o per rive- 
lazione. So bene , che mi fi dira cotefto effer nega- 
tivo argomento, ed in confeguenza appo i Critici di 
ncffun valore; ma io rifpondero *, che validiffimi fbno 
gli argomenti negativi quando in fe abbiano alquanto 
di pofitivo come in queflo cafo , in cui oltre alia ne- 
gazione che dal coftante filenzio degli Auttori fi rac- 
coglie, abbiamo il pofitivo teftimonio di Mose , che 
prima regiftra la morte di Noe , e pofcia la difperfion 
delleGenti. Che fe vorrem noi raziocinar fu di cio 
(pofio da parte il pregiudizio , che ne rccano le_j 
moderne opinioni farem fempre dubbiofi fe Noe par- 
tifTe dalPAfia, o nelle fue Terre rimanefife ; impe- 
rocche , quantunque viveflfe egli 350. anni dopo il cap. 9. 

Diluvio , non par probabile , che fi moltiplicafie__j 
tanto nel di lui tempo il fuo feme , che bifogno avef- 
fe d'ufcir dalle vaftiffime contrade dell'Afia , terra_» 
piu che le altre feconda. Ammettiamo anche le ge- 
nerazioni di quei tempi effere ftate abbondevoli piu 
che de' noftri , ficche le Donne non partoriffcro che 
Gemelli ( come alcuni vogliono) quantunque fi of- 
fervi dalle generazioni , minutamente dalla Sagra_» 
Bibbia defcritte , non efTere (late qucfte punto piu 
prolifiche delle odierne; ed in fatti , doppoladivi- 
fione fatta da Noe , a tre fuoi figliuoli , edallefami- 
glie loro di tutta la terra , leggefi , che l'uman gene- 
re , che in quel tempo vivea , fi raguno , ed abito nel Gen. cap. u. 
campo di Sennaar , ove architetto la fatal torre , che 
in tanti linguaggi lo divife . Per la qualco/a 3 non_> 



5 4 Delia St or? a di Volfeno 

fembra credibile , che ad un popolo, (cui bafto per 
abitazione uncaropo) fofle angufta l'Armenia , c le 
altre circoftanti fmifurate Provfncie ; chc fe ci fi per- 
mettera di fervirci di altra auttorita , chc dclle Mo- 
faiche carte fuppliremo al filenzio di quefte col la tefti- 
monianza di uno Scrittore , che merita il primo luo- 
go tra quei , che ne confervarono Je Sagre Antichita. 
Biblic.Awtiq.inprin- Quefti e Filone Ebreo , il quale narrando piu parti- 
cip. colarmente la Storia della Congrcgazione dclle Genti 

nel Campo di Scnnaar dice , che vivente ancor Noe 5 
cioe , nelPanno 040. di fua vita, e 10. prima della 
morte , ritrovatifi i tre Principi delle Famigl.ie Sem , 
Cam , e Jafet infieme , vollero annoverare il popolo, 
che gli apparteneva ; e fattone il cenfb, trovarono 
afcender quefto al numero di 914. Famiglie , dico io, 
e non perfone , perocche eccettuandone , quefto Scrit- 
tore i fanciulli , e le donne , ci fa conofcere , che_~> 
egli non conta fe non gli adulti , che eran degni di 
part icolar confiderazione . Or comunque la cofa Mia , 
egli fembra , chc cotefta gente baftata fiiretrbe appena 
a popolare una mediocre Citta non che la Terra tutta . 
Ma dirammifi, che lo fteffo Filone racconta_, , 
che gli uomini di quel tempo eran gia fparfi per la Ter- 
ra , quando penfier lor venne di congregarfi di nuovo . 
Io nol niego ; ma fe fi oflervera bene il fuddetto Aut- 
tore 5 noterafTi , che egli nel defcriver la gita di co- 
Gen, cap. ir. loro, concorda colla Scrittura Santa , dicendo , ch' 

Tilone luoeo citato . . . , .,,_. . , ~ . . . 

eran partiti dall Onente quando fi abbatterono nel 

campo di Babilonia; adunque neppur l'Afia tutta era 

in quel tempo abitata , ma folo le contrade Orientali. 

E per abbondar di cortefia; fuppongafi pure , che 

in quei dieci anni di vita , che ( fecondo Filone refta- 

LoSieidanondiibro rono a Noe ) fi edificaffer la Citta, e la Torre di Ba- 

delle quanro Monar- bilonia , chc fendo fmifuratiffime vi dovette paffar del 

^SbrlcfaS g"n tempo nella fabbrica , ed altresi fi confondef- 

Tprre vi fi fpefeto fero 1c lingue , e fidivideficr le famiglie. Ma farei 

quaranta anni . tfOD-. 



Libro Vrimo . 5 5 

troppo tortefe , fe conceded ancora 5 che nel tempo, 

che vi refto , fiend potute quelle propagare fino alla_, 

noftra Tofcana ; imperocche , o per terra vi fi con- 

duifero, o per mare : fe per terra 5 ogni ragione__> 

vuole , che dopo lunga peregrinazione vi perveniffero; 

fe non che vogliam dire, che gli uomini fapeflfer di 

Geogralia prima di aver vifitata la Terra ; e perche 

poi non fermarfi nelle bellifTime regioni per le quali 

paffar dovettero , toccatc anche in forte a Jafet ? Se 

pe mare, chi loro infegno la Nautica ? Chi fabbri- DaiframmentidiSa- 

colenavi? L unico efemplare , che in quei tempi vi i ana viga2ionefuifti- 

foilc , fuddicui edificar le navi fi poteffero , era TAr- tuita circa i tempi 

ca architettata da Dio al Patriarca Noe ; ma quefta V oj "% 3 che ^ r a 

, -• miJIe anni in cir- 

non eralegno, che andarpotefte pel mare, men t re cadopoiadifperfione 
era folo atta a galleggiar fulPacque , fenza poterfi deJle Genti • 
ipingere in quefta , o in quella parte per effer priva di 
remi , di vele, e di timone . Adunque, fe non dopo 
lungo tempo , giunger poterono gli uomini in Tofca- 
na , che vale a dire , dopo morto Noe . ^ 

Ancorche tutte le fovraddette difficolta dilegua- 
te reftaflero invulnerabile fofterrebefi Popinione con- 
traria alia venuta di Noe in Italia; imperocche, 
giuftificar faria di .meftieri una ragione efficace , che 
obligar abbia potuto il decrepito Patriarca ad intra- 
prendere si lungo, e difaftrofo viaggio . Io fon per- 
fuafo , che la Repubblica letteraria non fara punto fo- 
disfatta da quella ragione (che recar fi fuole) del tra- Giambullari nel Get- 
fporto di colonie in quefte contrade a che fare ve- Jo * 
nuto foffe una volta in Italia , fermandovili per lo fpa- 
zio di anni 22. e partirfene nofcia per condurvi nuova ., .. „ , • 
gente , come fece dimorandovi finche vifte j avvegna- cap.deiiaGcn.rappor- 
che e contraria a quefta fuppofta ftoria la fovra ripor- ta quefta effer com- 

*.if« <~>~ 1 ~* J* r"l l v c «. r ■ mime fentenza c'e°li 

tara Cronologia di Filone , che in si fatte cole mi par Ebreij che Nod fo f a _ 
piu di fede degno che ogn'altro moderno riftauratore meme jrfveffe died 
delleantichita. E poi , qual convenienza vuole , che wni'dopo la-eonfa- 
j! Principe dell'umana generazione , quale egli era__, 

Noe, 



Lib. I. antiq. Judaic. 
Lib. z. contra Here- 
fcs. 



Nella Genefi per ter- 
ra di Aram intended 
J'Armenia. 
Aram Naharaim di- 
ced propriamente co- 
me gl'intendenti del- 
la lingua fanta voglio- 
110 , cioe Aram d^_* 
Fiumi 3 fendo tra il 
Tigri 3 e 1'Eufrate. 



5 6 Delia Storia di Volfmo 

Noe, fi muovefie in perfona a far cofa , che baftcvol- 
mente da un fuo autorevol figlio, o nipote efeguir fi 
potea ? Ne ragionevol mi fembra , che Noe anilando 
a levar gente dali'Armenia , voletfe in quefta guifa fa- 
re ingiuria a Sem nel medeffmo tempo , ed a Jafet j 
conciofiache , fuppofta la divifione della terra fatta 
da lui fteifo a i tre fuoi figliuoli (come Giofeppe Sto- 
rico, e S. Epifanio riferifeono) non potea non fare 
ingiuftizia a Sem togliendogli parte deIJa fua famiglia 
per trafportarla nell'altrui terra ; ne fare a meno di 
ufar ingiuftizia a Giafeto , recando nelle contrade a_> 
lui in parte toccate nuovi poiToiTbri ; mentre incredi-* 
bil non mi fembra efferc appartenuta l'Armenia alia 
progenie di Sem , avendone chiariffima teftimonianza 
nel fuo medefimo nome , dicendofj cosl da Aram ulti- 
mo figlio di Sem . 

Maravigliofb pur anche riefce PofTervare , che 
trovandofi da quei primi Rinovatori delFuman gene- 
re , cognominati col propio nome quei popoli , che ne 
difcefero; non fi leggc , che dalla pofterita di Noe in 
Italia , o Monte alcuno, o Citta , o Fiume da lei deno- 
minate venga; come a dire da Gomer , fi ebbero i Go- 
meriti popoli delPAfia ; da Rifat i Rifei nella Scizis . 
Da Magog , una gente di tal nome nella Celefiria . Da 
Togorraa i Togormei nell'Afia; da Madai , i Medj; da 
Tiras , la Citta di Tiro j da Mefchae , i Mofcoviti . In 
fomma non v'ha nome nelle Sagre Carte di quei primi 
Uomini dopo il Diluvio , che ripetuto non leggafi , o 
dalle medeiime , o dagli Auttori profani per cogno- 
me , il piu fovente , di alcun popolo . 

Ma gia la rifpofta e pronta . Egli e vero (dico- 
no i Propugnatori della contraria opinione) che il 
nome di Noe non confervofli nella pofterita , ma re- 
ftarono bensi li fuoi cognomi , o titoli , che vogliam 
dire; econfagrati anche furono dal fuperftiziofo Pa- 
ganeilmo . E chi e mai altro quel Giano Padre degli 

Iddj, 



Libro VrlmOi 57 

Iddj , qucirOgige , Urano , Cielo , Vadimone— f 5 
Proteo , Vcrtunno , Bacco , Libero , Deucalione, 
fe non il noftro Patriarca , che per diverfi rifpetti di 
quefti , e molti altri gloriofi titoli fi fe meritevole . 

Or eccoci nell'ofcura, cd intralciata felva dell* 
antiche favole , dalle quali pero (rifchiarati dal Ium£ 
della lucerna critica) ci fpediremo, ed a piaggia_» 
aprica rendendoci 3 godremo il chiaro fplendore della 
ftorica verita ; e per far do , egli fara d'uopo difami- 
nare ad un per uno cotefti cognomi , o agnomi che—* 
fieno , de' quali pretendon , che il Santo Noe ornato 

fofle. 

Da' Mitologi adunque , e da' Poeti raccogliefi 5 Sifttmi ritrovato* 
che Giano fu un antichiffimo Dio , che govcrnol'Ita- J 1 .*?"* JL 8 * * 

. r 1 j vino 3 cieiie Na- 

lia per molti anm . Invento molte cole al commodo vi, deile Coronc , de' 
dell'umana vita neceflarie 5 ed altre, che al pulito Sagriffcj, deii'Agri- 

-..,., r Z. ., ... * « coltura* e del batter 

vivere , e fociabile ii appartengono \ fu il primo , che Je Monete di meta u . 
agl'Iddj fagrificaffe ; che I'anno al folar corfb acco- 
modate \ e molte altre fimiglianti cofe facendo , fi 
refe i popoli fuoi cosi divoti , che dal nome fuo co~ 
gnominarono l'ltalia tutta, dicendola Gianicola_> ; 
ficcome Gianicolo il Monte , che riguarda Roraiu 
dalla deftra /ponda del Tevere , e Gianicola la Citta 
dallo fteffo Giano quivi edificata , ed eletta per fua_, 
Regia . Aggiungono , che fendo ftato Saturno di- 
/cacciato dal fuo regno dal Figlio Giove , nelle noftre 
contrade venne a nafconderfi ; e con tanta umanita fu 
accolto dal Re Giano , che gli affegno buona parte__* 
delle fueTerre, che dallo ftarvi coftui nafcofto , la- 
tinamente fur dette Lazio . Gli fabbrico inoltre una 
Citta ful Monte , che dalui fu detta Saturnio , e poi 
dal capo di Tolo quivi ritrovato al tempo del Re_j 
Tarquinio fuperbo , chiamato fu Capitolino . L'ef* 
figie di lui (annoverato fra i Numi) fcolpire , e di- 
pingere talor con due, talor con quattro capi foleasi; 
Ma infinito farei fe tutte regiftrarne volefli le cofe__* , 

H che 



5 8 Delia Storia di Volfeno 

che di lui fi raccontano . Veggiamo ora perche egli 
mai fiaNoe . 

Perche Jayn in lingua Aramea , fignifica Vino ; 
dunque, cosi appelloiTi Noe fendone ftato Tinvento- 
re ? Bifronte figurato fu , perche Noe vide il Mondo 
avanti 5 e dopo il Diluvio . II ritrovator dellaNave 
non potea eiTere fe non chi n*avea l'efemplare avuto 
nell'Arca; ne l'iftitutor de'fagrificj altri fara ftato , 
G«n. cap. 8. cne jsloe uomo cosi religiofb , che ufcito appena dall' 

area , alzo un Ara al Signore , fu di cui egli fagrifico. 

E con quefte ragioni avrafli a credere , che Gia- 
no fia Noe ? Rifponderebbe un Loico al primo argo- 
mento ; che nulla pruovi , perche troppo pruova_. . 
Col medefimo metodo procedendo ; i Pabbj , i Len- 
tuli , i Ciceroni , i Pifoni, e Mugillani, e Medul- 
lini appo i Romani faranno ftati gl'inventori di ufare 
incibo le fave 5 la lente , i ceci , ipifelli, le triglie, 
e le midolle ? Sarebbe certamsnte di gran profitto alia 
erudizione il ritrovar fenza ingannarfi , nella etimo- 
logia degli antichi , i nomi , degli inventori delle— * 
cofe; ma flccome foventi fiate fallace affatto riufcir 
fuole ; di poco momento cotefto argomento fi ftima > 
e molto piu nel cafo noftro , in cui trattandofi di un_> 
nome latino , avendoti da' Latini fcrittori ., che d'al- 
tronde, e d'altre latine voci ne traggan Torigine__> . 
Cic. lib. i. <3e Nat. Non mi (embra , che buon fenno faccia , chi la lingua 
;P eor \ . ... itraniera (quale e PEbraica) a i Romani la deduce . 

Macrob. Saturn. Jib. I. » i • f • i« r rr r~t 

cap. p. ex Nifitio lib. Altri voghono , che egli nomato folie "Janus ^ 

3.Erym. ciccr. quad Eanus ab eundo . Imperocche , figurandofi in_» 

lui il Mondo , che non refta mai 

Petrarca trionfo del d) 5 e notte YOtando 

Tcmpo ' Per la Jlrada rotonda , rift infinita . 

Onde appreifo i Fenicj rapprefentavafi Giano fotto 
Teffigie di un Drago , che mordeafi la coda ; per dimo- 
ftrare il perpetuo circolar corfo del tempo. In altri 
luoghi , nel limulacro fuo fcolpivafi il numero 300. 

nella 



Libro Vrimo. 



59 



nella deftra , ed il 65. nclla finiftra , in riguardo de' 
giorni per i quali compie il Sole , l'annuo fuo rivolgi- 
mento; e quindi appreiTo gl'Idolatri fimbolici 5 per 
Giano s'intende il Sole . 

Non e quefta per altro la piu ieguita Etimologia 
del nome di Giano, conciofiache , i piu, dajanua 
loderivino, fendo a lui confegrate le porte delle_-> 
cafe , e percio farfene l'lmagine colla chiave , e colla 
verga , iftromenti a buon Portinajo neceiTarj . 

Ma giacche ci troviamo full'Etimologia , ditTa* 
miniamo pur anche la deduzione di 'Janus da Jam, 
Certamente , fe da Jain fi aveiTe a trar cognome , non 
Janus , ma Jalnus dovrebbefi latinamente dire ; or 
poicche Janus dicefi, egli fara ftato di meftiere ufar la 
Sinerefi , o Sincope praticatiflima da' Latini , quando 
fecer propria alcuna voce ad altre lingue tolta ; cosi 
ufarono tralle altre , nelle parole Menos , Ghenos , 
Fares , Vharodes , Colonai^ Mamers ^Volofcus , can- 
giandole in Mens , Gens , Pars , Forde , Colles , Mars^ 
Volfcus . Or fe ricorrer fi debbe a coteftc licenze__> , 
non farebbe egli meglio , originar Janus da Javanus^ 
nome di Uomo conofciuto nelle Sagre Carte per Fi- 
glio di Giafeto , e Nipote di Noe , cui convenir po£ 
fono quelle cofe tutte , che a Noe convengono , fen- 
za, che gli difconvengan quelle, che a Noe difcon- 
vengono ; tralle quali inefpugnabile riefce quella dif- 
ficolta , che la Cronologia ci fomminiftra contro il 
credere , che Giano fia il primo Patriarca del rino- 
vato Mondo . 

Talo antichiffimo Storico Iafcio fcritto , che_» 
Belo , Nume de' Babilonj , e degli AlTirj , viffeg22. 
anni prima della guerra Trojana ; e che egli nacque , 
e crebbe con Saturno j cofa che chiariiTima riufcira a 
chiunque indaghera gli anni , che paffar poterono fino 
ad Agamennone pronipote di Giove figlio di Saturno, 
dal quale fu defolata Troja. Tragghiamo ora dagli 

II 2 anni 



Quanto poco antico 
fia quefto Rho> cono- 
fcera chi riflette , non 
eiTerfi prima di Giulio 
Cefare ftabilito pro- 
priamente 1* anno di 
j<Jy. giorni} avendouc 
prima moko meno . 
Cartari • 



Syncope de medio 
tollit &c 

Syllaba de trinis con- 
fefta , Synarrefis eft . 
Th.Farnabj Ind. Rhe- 
tor. 



Gen. cap. x. 



Riferifcefi da Teo- 
filo nel libro de i tem- 
pi citato da Lattan- 
zio Firmiano Divin. 
inftit. Jib. I. cap. ul- 
timo • 



60 Delia Storia di Volfmo 

anni del Mondo 2820. , in cui quella Metropoli della 
frigia ando in cenere , gli 322., rimarranno 249S. 
Or fe per quanto da' fcritti di JVlose raccogliefi , mori 
Noe negli anni del Mondo 2006. come ( s'cgli fbffe 
ftato Giano) avrebbe potuto raccogliere in Italia il 
Vccchio Saturno, che vi ando forfe piu di 492. anni 
dopo che il Santo Patriarca era morto . 
Pctm.Soa«t.p4r.i. Come al Sol neve ^ come cera al fuoco , 

E come nebbla al vento 

Dileguasi per quanto a me ne fembra dalla forza di 
queft'argomento combattuta l'opinione di Noe-Giano; 
ed io non Co come rifponder le gli poiTa, fe non fi ricor- 
ra al fblito futterfugio d'inventar nuovi Giani , e nuovi 
Saturni . Ma ne pur per quefta via difenderaffi . Impe- 
rocche , fempre potro replicare , che tutti gli anti- 
chi , favellandodi Giano, hanno intefo di parlar di 
colui , che fu Ofpite di Saturno greco Padre di Gio- 
ve, e degli altri Dei Major urn genltum . Sicche di 
cotefto altro Giano, che a i tempi di Noe fi accomo- 
derebbe , fi trova appo tutti un perpetuo filenzio; 
onde afcrivere a lui non fi pofXono quelle qualita , 
e quelle gefta , che figurar per Noe ce lo potreb- 
bero . 

Se tutto quello 5 che di Giano fi fcrive , a Noe 
adattar fi potelTe , e con prove baftanti , fi ftimalTe , 
che quefii due ftati foiTero una perfbna medefima; per- 
che dunque trovandofi di Giano fcritte molte cofe_j * 
che a Noe adattabili non fono , non baftera a dimo- 
ftrare , che quefti , due diverfi uomini furono , e_-> 
non uno ? ScriiTe Dracon Corcireo rapportato da Ate- 
neo, che Giano tolfe in moglie Camifa fuaforella, 
dalla quale genero Eliftena . Ebbc forelle Noe ! ebbe 
figliuoli ! dopo il Diluvio ? 
Saturnai. Jib. i. c» p. Narra Macrobio , che regnante Giano, Jecafe 

tuttc piene di pieta furono, e di religionc; ma al 
tempo di Noe, ove fu mai qucfta univerial bonta , 

fe 



Libro Vrimo. 61 

fegia i difccndenti fuoi , o col fuperflizio/b Cam pre- 
varicarono , o nei campi di Babilonfa s'infellonirono? 
Conofco ancor io , che fe a' tempi di Noe prop/a non 
fembra quefta general virtu, molto meno lo fara ftata 
negli altri pofteriori , ne' quali (per confeffion di 
tutta Tantichita) peggior fempre di piii , in piu il 
Mondo divcnne ; ma da quello raccolgo io , che fien 
pure favolc quei racconti di Giano , che dagl'idolatri 
Scrittori ne fur lafciati . 

Men duramente peraltro, molte cofe di Giano 
fcritte, par che a Giwoano adattar fi pofTono ; im- 
pcrocche 5 in lui non ripugna tanto la Cronologia . 
Pote beniflimo dal Padre , e dall'Avo aver notizia di 
molte cofe , ch' eranfi ritrovate avanti il Diluvio, 
ed infegnarle a' fuoi difcendenti . Pote dalla Pofterita 
effer rapprefentafo con due facce , per effer egli ftato 
il Patriarca di due popoli , cioe , del Greco , e dell' 
Italiano; mentre fe doppio volto dar fi doveflfc a chi 
vide le cofe prima , e dopo ilDiluvio, non veggo a 
perche Noe folo, e non gl'altri fette , ch'entrarono 
con lui nell'Arca , figurar nella fteflfa guifa non fi deb- 
bano . L'invenzion delle Navi , par piu tofto propria 
al /ecolo di Giavano, che di Noe per due motivi . Il 
primo dc' quali e ; che fendo paflato piu tempo , erafi 
potuto affrcurar piu Pardimento , ed impegno umano 
ad imprefa cosi rifchiofa , quale e la navigazione; ne 
fembra poi verifimile , che Noe infegnaffe a fabbricar 
le navi , perocche in quefta guifa avrebbe affidati gli 
uomini increduli a non tcmer di nuovo il Diluvio, e 
di quel Dio che ha le chiavi delle cataratte del Cielo 9 
dando loro un iftrumento da falvarfi dall'acquej ed 
in fatti , e ftato cosi gelofb il Signore Iddio , che__* 
TArca non fo(Te piu ofTervata dagl'Uomini , che an- 
che oggidi non permette ad alcuno di appreflfarfi alia 
cima del Monte Gordieo , incui e fama , che ancor 
vivano i frammenti deil'Arca 3 che quivi fi poso \ poi- 

che 5 



Lo attefta ilGiam- 
bullati nel, Gcllo 3 e 
Jo compruovano tutti 
di confenfo unanime 
gl'Armeni di oggidi . 



Paufania in Beoticis . 



Divinar, inftir. c 14- 
lib. z. Uranos e voce 
greca * Ccclum , e 
Greca » e Latina ♦ 



6 2 Delia S tori a di Volfcno 

che chiunque di poggiarvi tenta, efce cosi fuorl di le, 
che dopo lungo aggirarfi , ritorna onde parti ftanco , 
econfufo fenZa ricordarfi , ne dclviaggio, ne della 
cagione d'averlo intraprefb . 

Circa l'iftituzion de' facrificj , non pruovafi col 
tefto della Sagra Genefi , che Noe grinventafle in_» 
Italia; perocche, quella prima oblazione di monde 
Vittime, fatta fu neirArmenia allorch'egli ufci dair 
Area ; ne repugnante mi fembra , che Giavano abbia 
potuto infegnarli alia fua famiglia ; onde i fuoi pofte- 
ri , non avendo notizia di altro fagrificatore piu an- 
tico di lui , ne lo abbiano creduto inventore . 

Provato (fe mal non mi appongo ) che altro fia 
Giano, che Noe , par che inutile fia il riprovarne gli 
altri titoli ; contuttocio , per liquidar piu la materia, 
e per moftrare , che quegli altri nomi , che a Noe 
dar fi fogliono , furono poco men , che di altrettanti 
Uomini ; ne continueremocon piu brevita l'efame . 

Oglge , non fu mai Re d'ltalia , ma ben della_> 
Beozia, onde quefta Regione detta fu anticamente 
Oglgla : ficcomeOgigia chiamoffi la Citta di Tebe , 
che ne fu la Metropoli . Urano , e Cielo , lono il 
medefimo , ma non fono Noe , perocche ( giufta_j 
Pauttorita di Lattanzio ) Noe precedette per piu eta, 
Libero , Saturno , ed Urano . Ennio gli da fratelli , 
mentre confeffa , ch'egli fu il primo a regnare in ter- 
ra y or veggafi fe Noe ebbe Fratelli . 

Mercurio Trimegifto lo fa coetaneo di Saturno , 
e di Mercurio . Chi foffero , Vadimone , Proteo, c 
Vertunno , fpiegherafli chiaramente nel Capitolo fe- 
guente; mentre piu precifamente della edificazione 
di Volfeno favelleraffi; bafti per ora dire, che Noe 
viffe gran tempo prima . A riprovar , ch'egli fia ftato 
Bacco , ci riportiamo alia fovradetta telle auttorita 
di Lattanzio , mentre parla di Libero , chee lo fief- 
fb, che Bacco. Leggafi pofcia il primo libro delle__> 

Me- 



Lilro Trimo. 6$ 

Metamorfofi Ovidiane , c dica chi puo , che Noe fa 
Deucalione . 

Rendafi adunque giuftizia alia verita , ecredafi 
piu tofto col comun confenfo degli Ebrei , rapporta- Gen. cap. p. 
to dal dottiflimo Cornelio a Lapide , che il Santo Pa- 
triarca giffe co' fuoi piu cari verfo la Terra ov'egli 
nacque nelle vicinanze diDamafco, e quivi formata 
una congregazione di Uomini (qual ne i feguenti fe-> 
coli Citta fi diflfe) dopo avervi per piu anni prcfedu- 
to 3 vi mori . Sicche men s'ingannano i Cinefi , che 
vantano il loro primo Monarca Fohl per Noe , poiche 
nella region loro e piu probabile la gita del buon Vec- 
chio; e la Cronologia non gli e contraria , ne addu- 
con eglino men forti ragioni per comprovarlo , di 
quelle 3 che diflaminate poco anzi da me furono , per 
autenticarlo venuto in Tolcana . 

E 5 o quanto rincrefcono a me quelle ragioni , chs 
mi fanno vincitor della controverfia ! Quanto amarei 
meglio partirne vinto ? Che maggior gloria laPatria 
mia fperar potra mai , di quella , che recata le avreb- * 

be il Santiffimo Patriarca col fondarla ? ma perche fi 
vegga quanto io ami piu la verita che la Patria", ho vo- 
Into fquarciare il rozzo velo di tante favole , che per 
autentiche florie ci fi fpacciano, e mi fono fervito del- 
la giudiciofiffima fentenza del Padre Annio ..... 
Mih'i non eft juniori credsndum de antiquitatibus , "fed Annius j n Commen- 

n . ■ j tt n • • J tarns Caconis ds_» 

'uetujliorwm Hijionctt . Odg- 

Chi fin ftato il Fondator di Volfeno . 
ARTICOLO VI. 

SE il Patriarca Noe (che folo volgarmente fi cre- 
de il Padre della Citta nofira ) non pofe mai il 
piede in Italia , non fara egli fiato adunque V 
Autor di alcuna Etrufca Popolazione ? Tanto pare_> 

a me 3 



64 Delia S tori a di Volfeno 

a me , die le men fallaci conghietture nc dimortrino; 
c le piu autorevoli teftimonianze ne confcrmino . Per 
la qual cofa , di ogni fcufa meritevole farebbe colui , 
che ingenuamente confefTafife di non poterfi aflfatto del- 
la Citta noftra indagare il Fondatore; contuttocio , 
perche di si necefTaria notizia non refti priva quefta_> 
Storia , chiediam ci fi permetta di aguzzare alquanto 
Pingegno , forte piu di qucllo , che alio Storico fi ap- 
partenga , (il quale fcriver debbe leco/epiane, e_-» 
chiare, e non difputabili) per rintracciare una noti- 
zia 3 di cui tacciono tutte degli antichi Scrittori le 
penne ; imperocche , in si fatte cofe } o egli e di me- 
ftieri ufar della fottigliezza , o del filcnzio . Per al- 
tro ; ficcome la piu pellegrina gloria , che aveffe fra 
gli antichi Fiumi ilNilo, era Pignorarfene la fcatu- 
rigine *, cosi il piu bel pregio della mia Patria efler 
potrebbe l'aver si vetufta Porigine , che affatto dile- 
guata ogni memoria ne (la . Ma indrizzandoci pure al 
noftro aflfunto , ei fara d'uopo da alto , e profondo 
principio richiamar le ricerche . 

O fofle per vccchia tradizione derivata da' pri— 
mieri Patriarchi flno alPultima Idolatria , o ilcom- 
mercio degli Egizj con gl'Ebrei , e de' Greci cogli 
Egizjlo fcuoprifTc , o la Jettura de' fagri libri , non_» 
affatto ignota agPldolatri il manifefrafTe ; creduto fu 
anche dal Paganefimo (bendie in perverfa maniera) 
Paffiftenza degli Angioli tutelari ; la quale , non folo 
a particolari Uomini prefiede , ma alle Cittadi ezian- 
dio , alle Provincie, a i Regni , ed agPlmperj , onde 
abbondanti fbpra di cio fbno le teftimonianze , che__ 9 
dalle fagre , c dalle profane Storie fi traggono . Da 

* Cap xiverifij! Giofue a , dal Profeta Daniello b , e da altri luoghi 
c Lib. i.Recogn. della Scrittura Santa il raccolgono Clemente Roma- 

# OmfifrDwiel. no c ' S * Clemente Aleflandrino d , Teodofio • , S. Ifi- 



fub. 1. de fummo doro f , c da Eilone , e dal Nazianzeno Areta s . Anzi 

Bono cap. 
& In I. y 

Apocalyp. 



j — — _ _ j - — — __ — j _. — — — _ — 

Bono cap. 1. poco pr j ma che t] a xito prefa fofle Gerofolima 3 udita 

g In 1. j & a. cap. * r 3 r r 



Libro Vrimo « 6 j 

fu una voce , che diffe 5 allora partirfi il Nume tute- 
lar della Cittade , come ne atteftano Tacito h , Gio- \ J^'tj Hl £° r ' . 

_ . _, _ T . ,. . / Lib. o. de iJeilo ju- 

fefto Ebreo ! , e Niceforo k . <jaico . 

La fuperftiziofa Idolatria , acconcia , o ad inven- k Lib. ?. ffiftor. Ec- 

rt • i« i j ..••'" clef- cap. 4« Sc lib. etc 

tare ftrane , e ridicole credenze , o a pervertire , e_j Ido i atr . 
mafcherar le buone, cangio cotefti Angioli in Genj,. 
cmolte volte, gli chiamo Demonj, facendoli diuna 
natura , che tra la Umana, e laDivina, mefczanaj» 
fofife ; iiccome Apulejo ce lo infegna nel libro 3 che 
egli fcriife del Diodi Socrate . 

Piene le Storie , e piene di efempj ne lono le s 

Poefie degPantichi . Bafti Ovidio per tutti , che nei Lib. 8. 
Fafti canta . 

Cand'ia Diana , e Te Pallade Atene 

11 fuolo Ipfiplleo Vulcano adora 

Son divot e a Giunon Sparta , e Micene 

Fauno , che porta il Pin Men ale onora 5 

Fu venerando Nume al Lazio fiero 

Marte , per che deWarmi ottien Plmpero . 
Tanto era il culto , che a cotefti Gen; portavafi , che Se ne anno gft&mp) 

/•■!•« t* -"!'/••' 1 !• • • ■ in Plauto , Bacchjd. 

non eran 10I1 1 Paefani ad averh in venerazione 5 ma atto i# fcena u 
gli ftranieri altresi foleano full'entrar di qualcheRe- virg. vij. Eneid. _ 
gione , o Citta , o nel tornarvi da qualche diftanza , ° v 'f l ' d f Fafil • 

5. \- • r -iv-r <-*, • , tt benec. As»amemn. 

falutar religiofamente il Nume Topico , che a quelle atto 4. ftena r. 
appartenea . Ma forte nazione alcuna non vi ebbe , ciaudiano del Rate* 
che piu divota fofiTe di tali Deifa , quanto i Romani . & Ci r0 erp ' c 
Bafta leggere cio che di loro fcrive PJinio fu di quefto 
foggetto perconofcere quanto cio fia vero j dic'egli 
adunque . Verrio Flacco nota degPAuttori per iquali JJ^If' Nat. Hift. 
Ji creda , che nelle oppugnazioni delle Cittd prima di 
tut to foleano i Romani Sacerdoti chiamar fuori il Dio 
in tutela di cui era quella Terra , e promettergli lo 
JleJJb 5 maggior luogo 5 e culto appb i Romani . Dura 
tpuejlo Sagro Rito nella difciplzna de" 1 Vontefici , e Ji fa 
percib efferfi occult at i I Nume fit to la di cui protezione 
RomafoJfe\ accioccht alcun nemico non facejfe timed e- 

I Jimo. 



cap. 1. 



c 



c 



66 Delia Storia di Volfmo 

gli dTZI cJIJThe Af * Sicch ^ allora una Citta defolata credeafi , quan- 
e keiliffima, ieggcfi do i fuoi propugnatori Dei partiti fe ne erano . A que-! 
ne' Satntnafi di Ma- fto riguardo Ver°iIio canto . 

robio lib. j. cap. 9. n • , ? ~, rr j 

rneid Jib. i. " rartir da i lempj , ? abbandonar gV Altar i 

Tutti gli Dei, che reggean qucjlo impero . 
E Petronio Arbitro nel dire 

Perdeo pria i Numi , avendo a perir Troja . 
in Apoiog. cap.x. Quefti iono gli Dei, die Tertulliano chiama_, 

Otat. pro Senio . Propj , Cicerone Patrii ; nome , che da molti altri 
attribaito lor viene . Dei , che talora anche vifibili , ed 
vkg. lib. i. Georg. inanimati (come fu il Palladio di Troja) talora in figu- 
Siiioirai. lib. 4. de ra neppure di animale (come gli Ancili furono di Ro- 
BeJio punico . ma ) adorati venivano . Veroe che cotefti Numi eran 

portatili , ficche , taivolta da loro ftelTi credonfi par- 
- titi , quando ad una Citta qualche finiftro accadea, 
Che da nelTun nemico procurato appariva ; tal fiata fe- 
guian gl'inviti di ftraniero ufurpatore , e talora final- 
mente trafportar fi lafciavano da i Cittadini, che altro- 
ve fi trasferivano , tra quali furono i Penati di Enea . 
Or ficcome egli e fatto certillimo confermato dal- 
Jaunanime teftimonianza di quafi tutti gli Apologifti 
della Santiifima noftra Religione , e dagli fcritti degl' 
Idolatri altresi ; che tutti gli Dei del Paganefimo fur 
uomini ; trattine quegli , che dall' euremo delirio 
della Paura s'inventarono \ qual fu il Pallore , la Fe- 
bre j le Furie , o fimiglianti ftranezze di altri Numi 
imaginarj \ Veggiam ora quale fbrta di uomini fcelta 
fofTe per confagrarfi in Dio Paefano j eel dice l'erudw 
titfimoLattanzio iPrfoatt finguli populi Genth y aut 
tvivin. inflit Jib. 1 ., Vrb'tt fu£ cotiditores, feu liirifortitudine injignei eranty 
« a P* »*• feu famine cajlitate mrabiles , fumma itenerationes 

coluerunt ; ut JEgyptii Jfdem , Mauri Jubam Ma~ 
cedones Cabyrium, Ptsni Vranum , Lat'mi Faunum , Sa- 
bini Sancum , Romani gHtirinum \ e iiegue annove- 
rando altri Dei ad alcun popolo particolari . 

La maniera dunque di rintracciare di alcuna Cit- 
ta - 



Libro Vrimo . 67 

ta ilFondatore lara l'indagare , chi adorafo ne fofle 
per Nume tutelare; licche per fapere da chi Ja mia 
Volfeno avefte origine /ara egli di meftieri andare__> 
in traccia de' fuoi Patrj Dei . Molti Scrittori dell' 
erudita antichita fra tanti particolari Numi de 1 Void- 
nefi di due foli han favellato . II primo de' quali e 
Sefto Aurelio Properzio , il quale nella favola di Ver- 
tunno canto in perfuna di quefti „ parlando . 

Thufcus ego , cjf Thufcis orlor , necpoemtet inter Lib " 4 ' E!e s ia l ' 

Prtflia Volfinios deferuiffc focos . 
Tertulliano e l'altro , che facendo il catalogo de' 
Genj propj fcrive cos) . Unhu'ique Pro"vlnci(C , & Ci- In A polog. cap. t;. 
•vitatijuus eft Deus : ut Siria Ajlartis , at Arabia D/~ 
fares , ut Nor ho 'Tribilenus , ut Africa Co? left us, , ut 
Mauritania: Keguli fui ; e poco dopo . Cruftuminen- 
fium Dehentinus , Narn'tenfium Vividianus , Afcula- 
fiorum Ancaria , V0LSIN1ENSWM . N A RSI A . Otri- 
culanorum Valentia , Sutrinorum North , Valifcorum 
in honore eft Pater Curls . 

Trovati i Numi Patrj de' Volfinefi , cioe Ver- 
tunno , e Narzia, ricercar bifogna tra quefti due il 
Fondator di Volfeno; perloche fara bene, che di- 
ftintamente di quefti due fi parli . 

La Storia di Vertunnoe cosi folta di favole , che 
malagevolmente ravvifar vi fi puo punto di vero \ 
contuttocio non mahcan quefte di recarci molto lume , 
quando fviluppar fi fappiano , e riconofcafi lo perche 
della finzione,. Narrafi adunque che Vertunno uno 
de' piu antichi Numi dalla ftolta gentilita venerato , 
fu di cosi variabil natura , che forma non v'era di ele- 
mento, di animale, di pianta , ch'egli a voglia fua 
non veftifle , qualora a grado gli foffe . Egli nacque Pr °pe«. Joco citato . 
in Tofcana da Tofcani Genitori prodotto, e tolfe in 
moglie Pomona Dea delle frutte \ e tanta riputazione Ovid. lib. 14. delle 
guadagnoffi col predire il futuro , che occupo il Juogo M ,f am *,., , ,• 

J- .• ' Ivt ' J 11 t /■ Varr. lib. i. deling. 

di principal Nume della Tofcana tutta . bt. 

I 2 Sono 



iHo« utitur Annius in 
Comment. Xenophon* 

dea.-cjuivocis. 



Propcrt. luogo citat. 



Alcune h&nnofedja- 

n'as . Ma da cjucfia di- 
vcrfica s'induce fola- 
Biente divorfa figura 3 
ron diverfa perfona__> 
che deb be fare . 



68 Delia S tori a di Volfmo 

Sono molti di parere , che Proteo Vadimone , c 
Vertunno fiano lo fteilb Dio j avvegnache , Vado ap- 
preifo gli Armeni , Proto apprefTo gl'Egizzj fia lo 
fteffo , che appretfo i Latini Verto . Pare a me per al- 
tro 3 ( ienza feguire Samuel Talmuddifta, in Arme- 
nia 5 ed in Egitto) trovar fi poifa entro i confini 
d'ltalia retimolbgia di Proteo , e di Vadimone . 

Ella e cofa notifilma , che nella meta d'ltalia era 
volgare la Greca favella : Laonde porrebbe dirfi , che 
Proteo- fbfTe grecamente detto quail Protos Theos ; co- 
me a dire Prima Dio ; poiehe tale egli era in Tofca- 
na . Anche nel Lazio egli ebbe culto; e perche era_» 
Nume mallevador delle (icurta (che Vadimonia lati- 
namente fi chiamano) appellato fa Vadimone . 

Ma prima , che io mi avvanzi a toglier dal favo- 
lofb gufcio la itoria di Vertunno 5 fara egli bene , che 
io diflamini due difficulta \ la prima delle quali e , fe 
Vertunno fia lo lreifo , che Noe ; l'altra , come in- 
terpretato vada quel luogo di Properzio nella famofa 
Vertunniana Tujcus ego Tufch orior &c. Per fodisfare 
alia prima ricorrer biibgna ad un Diftico della medefi- 
ma Elegia , nel quale il Pocta dice cosi in perfona di 
Vertunno . 
Sed faciat Dhum fat or , ut Romana per #vum 

Tranfeat ante meos turba togata pedes . 

Or fe Vertunno parlando qui in modo defiderati- 
vo 5 brama 3 che il Progenitor degli Dei faccia si y 
che i togati Cittadini Romani abbiano a paffar mat 
fempre innanzi a i piedi fuoi , chiaramente fi fcorge 
che egli non e lo ftefTo che il Divum fator \ che fe lo 
fofte itato , in altra guifa fpiegato fi farebbe . Vero e 
che il Padre Annio nel commento ch'egli fa della iiid- 
detta Elegia , o perche al fuo tempo l'edizioni di 
Properzio erano fcorrette , o perche il fed faciat era 
contro il fuo fiftema , legge fai faciam . Lezione , che 
oltre il riconofcerfi dura per quefto elegantiiTimoPoe- 

ta, 



Lilro Vrimo. 6$ 

tfl) fmentita viene da tutte le migliori , cosi antiche, 
come moderne edizioni . 11 Progenitor degli Dei (ti- 
tolo attribuito a Giano) non fu dunque Vertunno , ma 
qualche piu vecchio, e piu pofTente Nume, da cui 
Vertunno dipender dovette; e congetturando , puo 
dirfi (giufta il noftro fiftema) che il Divum fator fia_> 
Giavano Nipote di Noe , il quale (ficcome lara ftato 
il capo delle prime Famiglie venute in terra di Etru- 
ria , e Padre de' primieri Propagatori deH'utnan ge- 
rere in tal Paefe) , allorche la conofcenza del verace 
Dio fi ofcuro , e la dimeftica venerazione degli Avi in 
idolatria degenero, chiamo il fuperftizioib popolo Dei 
gli meno antichi fuoi Padri , e Progenitore degli Dei 5 
Giavano , che lo credette ftipite , fenza origine di al- 
tri , che di fe ftcffo . Laonde Vertunno Etrufco , e__> 
dagli Etrufci nato , egl'e credibile , che ftatofia un 
de i Nepoti di Giavano . 

Ma qui appunto nafce la feconda difrlcolta , che 
parimente col Padre Annio avrafli a difputare . Piace- 
vole cofa e invero la fpiegazione , cheeglida al fiid- 
detto fecondo Diftico della Vertunniana gia tante__j 
volte rammemorata Tufcus ego &c. Diftico , che al 
parer mio fpiegar in altra guifa non puoffi , che di- 
cendo. 

lo fon Tofcano , e da i To/cam nato , 

E non mi pento aver tra le battaglie 

1 Fuochi Volfnefi abbandonato . 
Veggafi di grazia , come il Padre Annio l'interpreta . 
Ego , qui nunc Roma color fum Tufcus , ideft Tufca- ijpadre Annio netfa 
nicnfs Urbis Princeps Deus , & a Tufch , Jive Tufca- Vertunniana di Pro- 
nienfbus Vexillo duclus , orlor ctiam Roma Deus \ nee P erZ10 
pwnitet me rellnquere Voljinos focos , idejl Regionally 
Tufca Urbis 3 in qua eft Volfinum &c> 

Dio immortale ! e perche pervertirmai il vero 
fenfo delle cofe , interpretandole in guifa, che fe__j 
Properzio fi leggelfe in tal forma fpiegato , non ri- 

cono- 



yo Delia StoriadiVolfeno 

conofcerebbe fe fteffo ? Che it Padre Annio abbia_> 
ufata la fottigliezza dello ingegno fuo neirefpor fenfi 
ofcuv'i , talora io nel commendo; ma commendar nol 
polfo , quando egli in vece cPillultrar i luoghi gli ofcu- 
ra,, e gli travolge . IlDiftico di cui favellafi e cosi 
chiaro, che di neffuna chiofa gli fa di meftieri; or 
perche al retto, e piano fenfo anteporne un forzato , 
e renitente ? Ne giudichi il Lettor da fe ftetfb , men-« 
tre io neappello ai Grammatici , chedifamineranno, 
fe Tufcus fia Tofcanellefe \ e fe degno di Propefzio fti- 
mar fi debba il dir Vuochi Volfenefi per fignificar 7a- 
fcanellefi ; mentre fra Tuna, e l'altra Citta. paffan 
quafi venti miglia, e ne tampoco fbno corregionali , 
avvegnache Volfeno e nella Etruria trafcimina, e_-» 
Tofcanella nella Etruria maritima . Diife , e legia- 
dramente diflfe il Properziano Vertunno di aver la- 
fciati i fuochi di Volfeno \ perche dopo aver egli nar- 
rato di effere Etrufco, e figlio degli Etrufci , mo- 
ftrar voile la Citta di fua primiera refidenza , e glo- 
VulfinUfod -Nulla- rioffi infieme dc' fuoi antichi fuochi , cioe della prifca 
n.cno fignificano ie_, f ua dimora nella Metropoli delle Etrufche Cittadi , 

cafe 3 che i iagnhcj . v r 

vdfinefi . ove abito come Cittadino , ed ottenne incenli , come 

PatrioNume . 

Inoltriamoci ora nella fpiegazione delle favolofe 

qualita a Vertunno attribuite ; tra le quali la piu con- 

Giuiio Camiiio del ftderabile e la fua mutabilita ; onde e ftato prefo da i 

Minio neiridea del Fifici per la materia prima, che infatigabilmente_j 
paflfa da una ad un altra forma ; ma le ragioni onde i 
Poeti variabile ilfinfero, non furono che per dimo- 
ftrare le morali propieta di lui quando vivea fra i mor- 
tali; rlgurandoci ne i coftumi fuoi, quelli che aver 
deve un ottimo Principe , e Padre della Patria. Ta- 
lora in acqua , talora in fuoco , o in vento , o in ter- 
ra fi cangiava Vertunno. Terra per foftenere ^ acqua 
per nudrire il fuo popolo effer debbe il buon Prencipe; 
e fuoco , e vento per diftrugger gPempj, e tener lon- 

tane 



Libro Vrimo. 71 

fane dalla Citta fua , le fventure tutte , che le fovra- 
ftano j ne al (bio Principe cotefta verfatilita fi appar- 
tiene, ma al Cittadino altresi , il quale , nefelicea 
fefteflb, ne caro ad altri riufcira 5 quando cangiarfi 
nonfappia nella natura di colui , col quale praticar 
debbe . Io non pretendo in quefta parte , commendar 
quella maffima , che feguono coloro , che (on buoni 
coi buoni, e coi malvagi, malvagi divengano; im- 
perocche fono mai fempre coftoro perverfi uomini , e 
icelerati , che di virtuofb abito non ii veftono mai, 
che per interefle , e per ifpogliarfene tofto , che il lo- 
ro vantagio fembri richiederlo . 

L'Uomo , che ragionevole, e cittadinefca vita 
vuol vivere , deve cosi compor fe fteffo , che ( ficco- 
me richiede S. Ambrogio ) i cofrumi fuoi raflembrino 
gli atteggiamenti di un uomo dipinto i quali non fi 
cangian mai, cofa che e propria del favio e(Tere_ >. 
Scrifie al fuo Lucilio Seneca : E fempre fbmigliante a 
fe medesimo 5 non dipartirsi punto dall'intraprefo te- 
nore di probita coftante , per qualunque ella sia la fpe- 
ranza , che nel fraftorni , o la paura , che ne Io fpa- 
venti ; ma nelle cofe , che indifferent! nomar si foglio- GJ . ;] reDtfmenrb , 
no, accommodarsi 1'uom /aggio debbe al Iuogo , al di s. Paolo Epift, 4 
tempo, ed alle perfbne; e conformandosi alle paffio- Rot3|nicap.ix. 
ni altrui , ufar la gratifiima virtu della connivenza . 

Cosi non temefs'io di oltrepaifar il terminedelle 
difcrete digreflioni , che alia Storia fi permettono ; 
come inculcar facilmente potrei si Ieggiadra dote , 
che fa uno de* principal ornamenti dell'uomo ridotto 
in focieta ; ma tempo egli e di continuare la fpofizio- 
ne della favola Vertunniana . Properzio , ci defcrive 
cotefto Nume profeffor di tutti i rne'ftieri del Mondo \ 
perche ne* primi tempi i Principi delleGenti, erano 
piu rivolti all'azione cittadinefca vdi quello , che or 
fiano alia meditazione de* precetti politici . Anzi 
tralle arti che or fervili , ed indegne di Uomo inge- 

nua 



7 2 Delia StoriadiVolfeno 

, nuo fiappellano; tra quelle arti dico , che ne' primi 
fecoli ritrovate appena alcuna rinvenir fe ne potra 5 
che avuto non abbia qualch'uno di quei favolofi Dei , 
che altrettanti Principi furono , o per inventore , o 
per profeflTore almeno . Sicche il noftro Vertunno, 
che or Guerriero , or Togato , or Poeta ci fi defcnve, 
Giardinier nella Primavera , Mietitor nella State , 
Vendemiator FAutunno , e Cacciator nel Verno ci (i 
dipinge; e tutte le altre arti profefla 3 etuttebenej 
chi neghera , che g%U ftato non fia , uno de' primi in- 
ventori , o introduttore delle arti , a tai meftieri ri- 
chiefte nelle noftre terre ? Ne ftrano riufcir debbe ( a 
chi neavera Ietto un chiariffimo efempio in quel coe- 
taneo di Socrate Ippia , di cui fa diftinta menzione il 
Lib. a. Fioridoin Platonico Apulejo ) che abbia egli faputo a piu fubli- 
pnncipio . ni | cognizioni 3 accoppiar l'efattezza di tante mecca- 

niche. 

Ma perche Pomona Ieggefi data in moglie a Ver- 
tunno, crederei , ch'egli fia ftato fbvr'ogn'altro ec- 
cellentiffimo nelTarte d'inneftare 3 e coltivar le frut- 
tifere piante . 

Gli antichi Storici idolatri fcriver non feppero 5 
che favoleggiando , per piu maravigliofe rendere le_> 
perfone , delle quali defcriveano le gefta , e per con- 
fegrarle in quefta guifa ( abufando della credulita de' 
popoli ) alia publica venerazione . Di cio eglino pro- 
fittavano, fomraa gloria traendo dall'effere ftimati 
rivelatori delle divine gefta de i Numi ignoti alio 
fciocco volgo , onde ci lafcio fcritto il Cigno Venu- 
fmo Orazio Flacco nell'arte Poetica . 
Richiamb dalle Jlragl , e dalla vita 
Or r i da , e fozza , gVUomini fehaggi 
Vlnterprete de' Numi il Sagro Orfco . 
Qmndi fu detto , ctfammollio le Tigr'z 9 
E i rapidi Lioni ; e quindi ancora 
Vabbrkator della Tebana Rocca 

An* 



Libro Vrimo. 73 



Anfione Jt dlffe \ e che le ptitre 
Muovea col fuon della canora Cetra 5 
£ con blando pregar , traeale ovunque 
Eragll a grado . §}uefta degll Antkhi 
ha fcienza fit ; faper divider bene 
11 prhato dal pubblico , e 11 profano 
Dal Sagro ; proibire i Vagabonds 
Concubiti ', dar regole a i Mariti , 
Vondar Cittd , ful legno incider leggi . 
Coil acqa'ijiaro quel dhin Poeti^ 
E le canzoni lor npme d^onore . 
Ecco in qual maniera le Stori'e 5 di Allcgorfa veftite 9 
divenner favole; laonde e credibile , che ficcome di 
Orfeo , e di Anfione 3 cosi di Vertunno favoleggiato 
fifia. 

Ma perche mai crederem noi efferfi finro , che__» 
cotefto Nume Interprete deiravvenire , non defle mai 
gli oracoli moi , fe non dopo etfervi da lunga forza 
coftretto ? Ne finalmente alle dimande foddisfacefife , 
che dopo efferfi in piu -, e piu forme trasfigurato ? 
Per quanto io ne creda , fotto la corteccia di quefta 
favola , due peliegrini precetti di fquifita prudenza fi 
nafcondono . II primo de' quali e, che fendo la co- 
gnizione dell'avvenire difficilifllma , ed incerto riu- 
fcendone Tevento , non deve TUom faggio efporvifi 3 
facendofene deb^tore al pubblico -> qualora in tali cir* 
coftanze non ritrovafi , che fame a meno non gli fia_> 
permeffo . 

Quel trasformarfi egli poi in tantc guife 5 prima 
di far la predizione, c'infegna, che nefiuno a pre- 
fagir ii accinga , fe fornito none di ftagionata fpe~ 
rienza , dalla quale avendo apparate le vicendc 5 ed i 
rivolgimenti del.Mdndo, preveder poffa per analo* 
gia, qual fara Tefitodelle cofe . Molte altre rifleifio- 
ni (per non eifer troppo proliffo fulle favole di Ver- 
tunno) intralafciar mi convicne * y come farebbe— > •» 

K l'efler 



74 Delia Storia di Volfeno 

l'effer egli ftato finto dell'Oceano , e di Tetide figliuo- 
lo , per fignifkare il dominio , ch'egli cbbe in Volfe- 
no , Citta fondata fu fpaziofo Iago , mentre ogn'un 
fa , i Fiumi , ed i Lagbi , efTere ftati detti da i Poeti 
figli (come appunto lofono) del mare-, o pure__> , 
reflTerfi detto , che Nettuno a lui confegno la cura de' 
fuoi piu grofli Armenti , moftrar volendo , che Ver- 
tunno governo i Volfenefi , i quali , come Principi 
della Tofcana , furono il piu ricco popolo tra quanti 
abitafTer ful marc, fli i Fiumi, e fu i Laghi; fendo 
notifilmo, che anticamente Paftori de i popoli, fi chia- 
inarono i Regi. 

Non affatto convincenti fbno , io nol niego , ben- 
che in buon numero cotefti fondamenti , fu' quali , pa- 
re a mc , ftabilir fi poffa la congettura , che Vertunno 
ftato fia di Volfeno il Fondatore , mentre per altro , e 
cosi profondo il filenzio di tutta l'Antichita, che mag- 
gior per avventura effere nonpotrebbe, Con tuttoc- 
cio eifendo nato di Etrufco fangue, ed in Etrufca terra 
Vertunno Dio Penate , e Patrio Genio de i Volfenefi; 
tutto quello che di lui favoleggiando (i narra come ad 
Autore, e Principe di Cittade, adattar puoffi , maf- 
fime di quei tempi , ne i quali credibil e ch'egli viveA 
fe , mentre era tanto antico, che di neffuno piu vec- 
ehio di lui ferba memoria la Patria mia , onde creder 
fi puo , che egli fia quel Fondator che fi cerca e fe 
giammai alcun dubbio reftaffe circa la Dea Norfi&j y 
nelPArticolo feguente verra dileguato , mentre in_> 
quello difaminato, e conofciuto chicoftei foflechia- 
ramente vedrafli , che ella non poteva della mia Pa^ 
tria effer PAutrice . 

In qual tempo poi precifamente edificata foffe__s 
Volfeno, e chi Tindovinarebbe mai ? Pure, per quanto 
inveftigar puofii , ella fondata fu poco dopo il ventefi- 
mo fecolo del creato Mondo , e fe non fu h prima Cit- 
ta, d'ltalia > tralle prime altneno annoverar fi debbe . 

Par- 



cap. J.V, 



Libro Vrimo. 75 

Parlando Dionilio di Alicarnaffo delle piu-anti- L&* «• Wantfohici 
che Citta degli Aborigini , fa menzione di una fituata Rom * 
nel Contado di Rieti , chiamata Sinia famofa Ottd^ 
eve £ H Tempio antko di Marte . Or fe molto antico 
era il Tempio fabbricatovi , antichiflima fenza dubbio 
fara ftata la Citta ! e fe antichiflima fu quefta , cofa_> 
dirafli di Volfeno , di cui il nome (giufta il linguag- 
gio , che nell'Etruria parlavafi) fuotia lo ftetfb che__> 
Antlca Sinia , Prenome , che fenza dabbio 5 le fara. fta- 
to aggiunto , per diftinguerla , dalla S'mla degli Abo- 
rigini . Sodisfero inoltre alia curiofita di chi faper 
bramaffe , cola fignificar voleffe cotefta S'mia . 

Soleano gli antichi Etrufci ogni nono giorno Macr obioSatur.iiW.r. 
portarfi al Re loro (o Lucumene 5 che vogliam dirlo) 
per falutarlo , e per feco trattar de i loro interefli . 
Soleano inoltre (quando le Citta loro in maggior nu- 
mero crebbero , e da Repubbliche fi governavano) 
celebrar le generali Diete in una delle piu vafte , e (i- 
gnorili Citta loro . DalPaeceder dunque, che face- 
vano i Tofcani in Volfeno ( come Reggia , e Metro- 
poli delle Corregionali) fu detta in lingua loro Accef- 
foria . 

Parmi propio di aggiungere in quefto Inogo , pel* 
quanto fi offerva , che quelle Cittadi che nacquero 
nei piu antichi tempi nel grembo di liberta 3 quali 
furono appunto quelle , che divi/e prima in fparfi abi- 
turi , crefciuti poi in cafali altro flgnor non riconob- 
bero , che il capo di lor famiglia ottennero il nome 
nel numero del piu , quindi veggiam , cheSiracufa, 
partita un tempo in quattro picciole Cittadelle fu det- 
ta Syracuse , Atene , che fino al tempo di Tefeo fu di- 
vifa in dodici Villaggi , nomata fu Athene ; cola , 
che nc' fecoli molto dopo praticata ancor fu con Ve- 
nezia la quale fendo ftata edificata fu cotante Ifblette , 
appellata fu Venetian \ e Tantico Tiferno ancor oggi 
chiamafi Cittd di Ca/ielli , perche ne' fecoli 5 che fe- 

K 2 gui- 



76 Delia Storia di Volfcno 

guirono la caduta del Romano Impero , c le Citta 
d'ltalia'reftaron preda de' piccioli tiranni , ella fa in 
quattro parti divifa , ciafcheduna dellc quali ebbe la 
ilia famiglia dominantc ; onde inferir puofli , che la 
miaPatria detta ne' piu vecchi fecoli Vuljinli , ftata 
iia di quefta fpecie ; e quando in prima edificata fir, 
varie famiglie vi fi raccoglieffero , cheviver vollero 
quellavita, ch'e la piu tranquilla , efelice, goden- 
dofi la pace della folitudine 3 ed il commodo della fo- 
cieta . 

Delia Dea Norz>ia. 
ARTICOLO VII. 



I 



Nveftigato per quanto ne fu pofllbile , chi fofie 
Vertunno , e perche tante favole fu di lui s'in- 
ventaffero , richiede la promefia noilra 5 che_j 
altrettanto ftudio adoperiamo nella difamina della 
Dea Norzia , altro Nume particolare de' Volfenefi \ 
ne punto men dura Provincia e quefta della pafiTataj 
poiche 5 tanto fi /on perdute di quefta Dea le notizie, 
che non fi vergogno lo Sponio ( Uom per altro forni- 
fco abbaftanza della cognizione delle anticbita ) di 
aflferire 5 che di lei e malagevole imprefa il giudi- 
carne . 

La prima difficolta , che in quefto foggetto s'in- 
contra D e Findividuarne il nome 5 avvegnache va- 
riamente dicafi 3 Narjia , Norzia , e Murcia . 
in aicuni eftoipiari di Tertulliano e peravventura Punico fcrittore_? , 

XStoi* ** *" iC§Sefi che a 9 uefto Nume dia ll nome di Nar f ia •> come altre 
volte dicemmo; ma quantunque unico fia , la tefti- 

monianza di lui non lafcia di eifere di grandiflimope- 

fo; imperocche , nel luogo ov'egli la nomina, fa- 

vella collamaggior precifione j che ufarfipofra, di- 

ftin- 



LilroVrimo. yj 

ftinguendola dalla Norjia de' Sutrini ; olfre di che , 
in una famofa lapida Volfenefe 3 legged tralle altre 
cofe cosi nel principio . 

FESTVS. MVSONI. SVBOLES . PROLESQVE 

AVIENI ♦ Fabretti fcfcnpt. 

VNDE. TVI . LATICES. TRAXERVNT . CJESIA P a S . 74 "*. cap. 10. 

NOMEN. 

NORTIA . TE . VENEROR . LARE . CRETVS . 

VVLSIN1ENSI. &c. 

Or dicendofi , che certe acque di Volfeno trader no- 
me da lei ho maraviglia , che non refti veftigio di co- 
teftonome in alcuna acqua della mia Patriae potriafi 
per avventura credere , che il Fiume oggidi chiamato 
Marta , che del noftro Lago e Figlio , fofle ne' primi 
tempi nomato Narta dal nome della Dea \ la quale_-> 
avendo il ftio tempio fovra il I,ago , che il partoriva a 
n'era come il Nume tutelare . Abbiafi perd quefta^ 
per femplice congettura \ mentre io l'adduco per cor- 
roborar folamente la teftimonianza di Tertulliano ; 
cc mi par tanto ftravagante quefta Etimologia, che 
non lo fia for/e piu quella , che ne reca il P. Annio da 
Larthes , dovendoegli provare , come , elfendo tanti 
fiumi , e laghi nella Tofcana 5 fotto la giurifdizione di 
diverfi Larti , o Lucumeni , che vojgliam dirli , il Co- 
lo Fiume prodotto dal Lago Volfenefe avuto ne abbia 
ad eflfere cognominato . 

Piu fingolare e l'atteftato di Servio , il quale— » 
confondendo la Volfenefe , colla Sutrina Dea , Mur- 
cla 1'appella , ma noi , per fottilizzar men che fi poffa 
in una quiftione di si picciol momento , feguirem^ 
Tauttorita delle lapide , e di tutti gl'altri Scrittori 
latini , i quali ; o perche il vero nome della Dea fia_. 
Nortia , o perche al tempo loro fofferto aveffe altera- 
zione, o perche finalmente -la fimiglianza de' Riti a 



co' 



7 8 Delia S tori a di Volfeno 

co' quali veneravafi , equivocar gli fece colla Nortia 
Sutrina; di cui i Roman i , piu facile ne ebbero la_. 
cognizione, per effer ella piu alia Citta lorovicina, 
ctella Volfinefe , altro nome non le dierono . 

Quanto , e con quale magnificenza onorata in_> 
Volfeno foffe cotefta Dea , illuftre teftimonianza ne 
fanno (oltre le ifcrizioni a lei inalzate) le maeftofe 
reliquie del vafto Tempio 3 gia dalla cieca Idolatria , 
e dalla fignoril ricchczza de' maggiori noftri , al di 
lei culto confagrato . Quefto edificato le fu fulle fpon- 
de delLago, quafi alia cura di lei con/egnato; ma 
ora riftrettefi le acque, o puredagPAgricoItori afciu- 
gate per renderle feminabili , fi fon da quello dilun- 
gate duecento paffi i-n circa . Vuo pertanto rifparmiar- 
ne al mio Lettore la pena di leggerne la defcrizione , 
ponendolo qui alia publica curiofita delineato . 

All'afpettodi si ampierovine, ogn'un fi accorge 
quanto capace foffe il Tempio , di cui favellafi ; e— > 
certamente angufto effer non dovea , per accogliere 
un infinito popolo , che ogn'anno v'accorreva , per 
afiiftere alia funzione d'infiggere nella Sagra Parete il 
Chiodo Annale . Solennita , che non folo la prefenza 
de i Volfenefi efigeva ; ma quella eziandio de 5 Sutrini; 
onde argomentar lice , che la Dea Nortia ( benche 
foffe da i fuddetti adorata) non avea nella Citta loro 
Tempio proprio ; o almeno congetturar Ci pu6 ; che 
i Sutrini oriundi foffero da i Volfenefi ; e tal atto di 
affetto 5 e di foggezione verfo l'antica Patria, ed il 
Patrio Nume folamente preftaffero , che qualunque_> 
Volta rinuovafi la funzione cola fi portaffero , mentrc 
a chi e pratticodelle vecchie Storie , fenza efempio 
riufcir non debbe cotale coftumanza . 

Ma poicche del Chiodo Annale abbiam fatfa_» 
menzione , uopo egl'e , che Ci favelli di cio che effo 
fu \ perche iftituito , e da qual gente praticaro veniffe. 

Dalla mancanza de' caratteri numerali > e dall* 

im- 



Libro Vrimo. 79 

imperizia delParte numerica , fu introdotto ne' primi 
tempi in Italia quefto coftume d'ufar i chiodi in vece 
de' numeri ; ficche ritrovata , anzi recata nelle noftre 
Terre l'Aritmetica con i caratteri fuoi , ando in difu- 
Co la coftuma-nza di annoverarli co i chiodi j cio non_> 
oftante, pertinacemente , e Iungo tempo fi foftenne 
appreffo i Contadini ; li quali fino al fecolo di Petro- 
nioArbitro (che fu il quarantefimo primo del Mon- 
do) fbleano fu le pareti degrAbituri loro , tener 
tante ferie di chiodi , quanti erano grUomini , che 
una delle villefche famiglie componevano; ed a cia- 
/cuna di quefte ferie aggiungevano ogn*anno un chio- 
do y acciocche prefenti gli fofTer gP anni della lor 
vita . 

Ma ft di quefto (comecche innocente fondamen- 
to ) edificar vi voile le fuperftizioni fue la fciocca_> 
Idolatria . Cominciarono in vero i Romani a ficcar co- 
tefto chiodo , per aitar la memoria nel numero degli 
anni , e quantunque precifamente non fappiafi in qual* 
anno riceveflfero tal coftume , pure da Tito Livio con- Tk. Livio lib. 7. 
ghietturar fi puo 3 che a tempo de i Re lo avelfero \ im- cap. 3. 
perocche, un'anno folo dopo il. Regifugio , Orazio 
Coniolo dedico il Tempio di Giove (che diceafi Ot- Quefto Tempio era 
timo Mafilmo) per figgervi il chiodo \ onde appari- °y e °ggieiaChieOL^ 
fee , che gia prima in Roma fe n'era introdotto il 
Rito; o (e pure introdotto ancor non s'era 5 ne avea- 
no almeno qualche conofcenza ; ed allor fu , che fi 
fcriffe quella legge , che Livio dice Vrifck literh ver- 
hifquefcripta , dalla quale ordinavafi , che il Pretor 
Matfimo neglTdi di Settembrefiggeffc il chiodo; im- •„ T . . . 
perocche ne primi tempi della Repubblica Romana Mag. Rom. 
i Confoli chiamaronfi Pretoria Da* Confoli pofcia_j 
pafso al Dittatore cotefto uffizio , per efiTer egli il 
Principe de' Romani Magiftrati . 

Quefto Tempio di Giove (benche da lui come 
dal piu degno fi cognominafife ) era pero a due altre__> 

Dive 



di S. Salvatore in Ma- 

ximis - 



80 Delia Storia di Volfeno 

Dive commune ; Avvegnache , fendo divifb in tre fa-> 
celli ( cosi chiamarono i Latini , quelle 3 che a noi 
Ton cappelle ) in quello , che era nel mezzo fiedeva V 
Idolo di Giove; nel deftro il fimulacro di Minerva , 
enelfiniftro la ftatua di Giunone . Ora il chiodo an- 
nale, non a Giove , non a Giunone, ma alia Dea Mi- 
nerva confagravafi , cioe, nel muro del facello di lei 
infiggevafi , per eflfer ella (lata la ritrovatrice del mi- 
ni ero . 
Maniuius de Leg. Addottrinati pofcia i Romani , nonebbero piu 

cap ' 4 ' bifbgno di annoverar i chiodi per rammentarfi degli 

anni della Citta. loro; perche mutandofi ogni anno 
i Confoli piu commodo gli riufciva ii computo de' 
Confblati , ficche gito in difufo cotefto Rito , nel 

AnnoabUrb.Cond. confblato di Gneo Genucio , e di Lucio Emilio Ma- 
merco.rinuovato fu per altra cagione . Veniva la Cit- 
ta di Roma afflitta da lunga , e grave peftilenza , alia 
quale trovar medicina non potendofi , a quei rimedj 
fi ricorfe , a quali appigliarfi nelle cofe avverfe Tigno- 
ranza fuole , cioe , alia fuperftizione . Quindi ram- 
mentandofi alcuni vecchi Romani, che di lor tempo 
fbmigliante morbo dalla Citta loro difcacciato fu , 
col ficcar nella parete di Minerva il chiodo ( oh fern- 
plicita di quei fecoli) per decrero del Senato fu di- 
Liv. Dec. i. lib. 7. chiarato Dittatore Lucio Manlio Imperiofo 9 che po- 

cap ' co dopo ficcato il ch'odo rinunzio al fuo Magiftrato . 

NelPanno poi di Roma 422. fu rinovellata cote- 

{ta Funzione per altro fine . Vedeanfi tutto di morire 

Livr.Dcc. 1. lib. 8. in Roma i Primati della Repubblica , e quafi tutti del 

cap. is. medefimo male , quandouna F^nrefca toltaTimpunita 

dal Senato , rivelola cagione di cotanta ftrage effere 
alcuni veleni preparati dalle Dame Romane . Segui- 
rono lafcorta della rivelatrice alcuni Senatori , on- 
de loro riufci coglie'r molte delle colpevoli ful fatto ^ 
trovandone altre a cuocere i pefHferi medicamenti , 
altre averli in cafa ripofti . Venti Matrone fra quefte 

fu- 



hibroVrimo. 8x 

furon citate a comparir nel Foro 3 tra le quali Corne- 
lia , e Sergia amenduc Patrizie; mentre contendea- 
no tali medicamenti effere anzi falubri , chc noeevoli, 
le fu rifpofto dall'Ancella} che fe cosl era la cofa elleno 
publicamente le beveffero; onde cbiefto il tempo per 
parlare infieme , e communicata la faccenda alle altre 
dieciotto , non ricufarono la bevanda onde moriron 
tutte per la propria fraude . Immantinente furon prefc 
le compagne , le quali rivelarono un grandiffimo nu- 
mero di altre complici , ficche condannatc furono di 
veneficio 170. Dame Romane; e quefta fu la prima 
volta , che ne i Tribunali di Roma cotefto delitto 
comparifTe . 

La ftranezza , e la novita della fceleraggine fe- 
cero attribuir piu tofto a prodigio , che a malizia fo- 
migliante general malvagita ; onde creduto fu , che 
da cotefte Matrone perduto fi foffe l'intendimento , 
perlocche ricercati gl'antichi annali , ritrovofli , che 
ne i dipartimenti della plebe da Roma , infiflb il chio- 
do dalDittatore , efler tornate alia fanita , ed alla_> 
concordia le forfennate menti de' plebei dalla difcor- 
dia alienati . Per la qual cofa , acciocche le Dame Ro- 
mane nel buon fenno ritornaffero' creofti Dittatore__» 
Gneo Quintilio 5 il quale piantato fblennemente il 
chiodo fpoglioffi della Dittatura. 

Or quantunque cotanto fuperftiziofi fiano ftati 
gl'antichi Romani nell'ufb di quefta cerimonia , foli 
non furono nel coftumarla , imperocche 5 afferma^. 
Tito Livio ( fervendofi della teftimonianza di Cincio) 
diliger.tiflimo. , com' egli dice inveftigatore di tali 
monumenti, che nel Tempio di Norzia Etrufca Dea Decs 1. lib. 6. cap. 
in Volfeno cotefti chiodi annali fi vedeano infiffi . 

Qui forfe faper vorrebbe alcuno, fe i Romani 
da i Volfenefi , o i Volfenefi da i Romani cotefta co- 
ftumanza riceveffero . Nell' universal filenzio degli 
Auttori fu di cio 3 io mi faro lecito proporre le mie__» 

L con- 



82 Delia Storia di Volfeno 

conghictture, dalle quali apparira* peravventura, che 
i Romani da noi FapprendefTero . E primieramente , 
confiderar bifogna, che fi tratta di una ceremonia 
ufata da i Romani, non gianegliultimi, mane i pri- 
mi fccoli delta Rcpubblica , ne* quali molto da i con- 
finanti popoli apprefero ; e particolarmcnte dagli 
Etrufci * e nulla a i lor vicini infegnarono . Sicche in 
fimiglievol controverfia pare a me 3 che piu tofto i 
Volfcnefi, chei Romani fe neabbiano a chiamar gl* 
Iftitutori . 

In fecondo Iuogo a 10 chieggo, fe glianni dei 
Romani cominciarono dal mefe di Marzo durante il 
Regno di Ramolo, , e quindi fempre dal mefe di Gen- 
najo , da che Numa Pompilio ottenne il Regno di Ro- 
ma ; perche infiggerfi il chiodo annale negl* Idi di 
Settembre; quando piu tofto fendo l'ufb di quefto. 
chiodo di fegnare gl*anni pafTati % ficcar doveaft nei 
fine di Decembre I 

In pronto parmi ne fia la ragione, colla qual fi 
convince effere ftati i Volfenefi i primi ad ufar quefto 
Rito . Ogn*un fa quante cofe avute abbiano gPantichi 
Etrufci communi agrEbrei y i quali cominciano il lo- 
ra anno appunto pocodopo gl'Idi di Settembre__* . 
Congettura ,, che mi pare valevole a fapere quando 
cominckflero gl'anni de i Tofcani; mentre Auttor 
non trovo che ne favelli » Ovidio fblamtnte cantanda 
i Eafti del mefe di Marzo a fcrive che quefto 

Terzo agF Albani , e quinto Ju a i VaUfci \ 
Dacio, io penfb ^ che il Poeta intendeffe di parlare 
in quefto cafb, delpopolo di Montefiafcone compre* 
fb nella regione de* Volfenefi ; che per efter imme- 
diato confinante comincio gl'anni fuoi quattro mefi 
prima del cominciar cii Marzo . Ma chi riffettera , 
che Ovidio adatta i Fafti fiioi al Romano Calendario a 
conofcera , che egli mettendo Genna jo , e Febbra jo , 
$raDiccmbre 3 e Marzo 5 perverte gPordini de i mefi 

delta 



Libro Vrimo. 83 

de!!e altre Nazioni , che non conobbero ne i primi 
tempi quei due mefi , da' quali cominciava Panno di 
Numa ; laonde fe fi trarran quefti due mefi , Marzo 
che reftarebbe fettimo , da Settembre reftera quinto ; 
onde conofceraffi , chs gl'anni noftri antichi da Set- 
tembre cominciavano . 

Per corroborar quefta prova , fi avra da confi- 
derare , che FofTervazione degTldi > pafso dalla To- 
/cana a Roma: quindi, qualunque Etimologia diafi 
a quefti , fempre fara Etrufca , benche fecondo i La- 
tin i Idas derivi da Itts 3 che in lingua d'Etruria figni- 
ficava Fiducia di Giove , che cadendo quefto giorno 
nella meta del mefe per Jo piu piena di lume ritrovafi 
la Luna , iicche la luce del giorno vien dalla Luna_» 
continuata la notte . Qmndi fu Giove detto ne i verfi 
/a liar j , Lucetius , e da i Romani Die/piter . Or ef- 
fendo Giove TAuttor della luce credeafi , che quefto 
di (che per notte non ofcuravafi ) foffe in maggior 
protczione di Giove , e quindi , a quefto Nume ce- 
lebravan le ferie ; o dicanfi cos! dalla voce lduli pari- 
mente Etrufca , fignificante Vecorella , perche quefto 
animale negl'Idi fi fagrificava , o piu tofto dalla voce 
Iduare , che in Tofcano era dividere , perche quefto 
giorno divide il mefe , fempre YovWi ne Etrufca ci fi ,., Wacro! >- Saturaai. 

TA » Ufa* I. cap. If. 

manifeftera . v * 

Rimane ora a confiderare chi fi fofiTe la Dea Nor- 
zia , cotanto da i Volfenefi venerata . Udiamo cioche 
ne dica reruditiffimo Filippo Buonarroti . Fu quefta Ndie oflerva*; • 
Dea , eglifcrive, un Nume commune ad infiniti popo- iftoncie fopra a ] cu - 
// , e diverfi di lingua , e di coftumi , che d un fegno " ™ e ^"sj»ni anthfii 
delta fua antichita ; ejfendo 3 nonfolo adorata in Orien- dell'imp. Macrine", e 
te , e nella Grecia 3 ma fino qua tra i Tofcani 3 c he la del,a De * Neme/i. 
chiamavano Norzia 3 ed apprejjb i Latini , fotto nome 
di Fortuna . Quel gran letterato di Raffael Fabbretti 
fervendofi dell'auttorita di Marziano Cappella nel li- 
bro delle nozze della Filologia , afterma che \\ nome 

L 2 di 



84 Delia Storia di Volfeno 

di Norzia e lo fteffo , che quello di Fortuna . Giove- 
nalc nclla fatira decima , che tratta della Fortuna, 
parlando di Sejano Volfenefe favorito di Tiberio dice: 

Se Norzia fauorito avejfe il Tofco 
da che apparifce , che egli ufa la voce Norzia per fino- 
nima di Fortuna \ ed intanto le ne fervi, inquanto, 
che parlando di un Cittadino Volfenefe nominar non 
voile la fortuna generale , ma quella della Patria di 
lui , che, come patrioNume, piu precifa aver do- 
vea la cura di un fuo Cittadino . 

Contuttocio, ficcome in mancanza dell'origi- 
nale , imaginiamo noi qual foffe quefto dal vederne il 
ritratto, cosi effendoci mancate le notizie della Dea 
Norzia , fe vogliam faper chi ella foffe , ci fpecchie- 
remo nella opinione, che n' ebbero i Romani nell' 
imitare il Rito d'infiggere il chiodo annale. E certa- 
mente, fe la Dea Norzia ftata foffe la Fortuna, i Ro- 
mani non averebbono nel Tempio di Minerva , ma in 
quel della Fortuna , che molti ne ebbero, praticata 
tante volte la mentovata ceremonia. E cofa han poi 
a fare colla fortuna, il rendere alia fanita le menti , 
il difcacciar la peflilenza dalla Citta , come negli ad- 
dotti efempj dimoftrammo, quando piu tofto per mol- 
te ragioni dalla Dea Minerva /perar fbmiglianti cofe 
fi potcano ? Sicche, crediam noi, che qualche con- 
fiderazionc far fi debba fii le narrate opinioni, per 
rin venire qua] Fortuna , o qual Minerva foffe la Dea 
Norzia ; e veder feconciliar fi poffono gli altrui pa- 
rcri col mio , come facilmente fpero di fare . 

Siccome dall'uno, all'altro eftremo paffar non ft 
pu6 fenza mezzo, in quei primi tempi , ne' quali ad 
ofcurar fi comincio la conofcenza del vero Dio , non 
furono inventati fubito quei portentofi infuffiftentifli- 
mi Numi , che refero alia fine nullameno abbommine- 
vole , che ridicola l'ldolatria ! I primi Dei, che__» 
adorati veniffero , furono gl'attributi dd vcrace Dio \ 

i qua- 



Ltbro Vrimo . 85 

i quali per altro diftinguer da lui non doveanfi per 
comporne l'efiftenza di altrettanti Dei ; cola che tan- 
to vera e , che fenza rfcorrer alia teftimonianza de* 
noftri fanti Scrittori , fubito, che la critica comincio 
a fiorire tra gTldoIatri , gliel fece conofcere } onde 
molti di Ioro s'ingegnarono di ridurre la moltiplicita 
de' loro Dei ad un folo Dio ; come Apulejo fece , che uh - • "■ Q,eL 'e Meta 
tutte le Dee comprefe nella Luna. E Macrobio che m 
afl^r) , e provo con teftimonianze della piu erudita__> 
antichita , c\\q tutti i Numi , altro non erano che il 
Sole . Quindi eran meravifflia non ci reca Platone , Libl r ;. Satumai 

1 1 /- » r • 1 -/v y r . . n - cap. 1 j. ulque ad h 

Jeggendoii ne Juoi altiilimi Icntti , cole cotanto lo- utm . 
miglicvoli all'infallibile noftra credenza ; mentre Tap- 
piamo , ch'egli varcando da uno in altro paefe , cer- 
cando fempre il commercio degl'uomini piu favj de' 
tempi fuoi , giunfe fino a fapere il profondo de' fim- 
boli , e degl'Arcani d'Egitto \ celati con tanta fuper- 
ftizione da quei mifteriofi Sacerdoti, i quali ne' pe- 
netrali de' lor ripofti fagrarj , regiftrate aveano le no- 
tizie, ele difcipline , che lafciovvi il popolo d'lfrae- 
le , allorche per tanti anni vi dimoro . 

Or tra le altre cofe piu fane , che da quefto divi- 
no Filofofo , e da tutti i feguaci fuoi , ci fi propongo- 
no, v'e , che Dio genero il Vcrbo . E quefto Verbo 
fu figurato nella Minerva dagl'antichi, nata fenza Ma- 
dre dal capo di Giove , la quale, altro a verodire:_>, 
non e che la Provvidenza . Quefta , come regolatrice 
dell'Univerfo , e lafapientiffima Minerva; e come di- 
fpenfatrice di tutto cio , che a noi par bene , o male , 
e la Fortuna . Ma perche la Fortuna fu creduta cieca, 
non puo flare , che fia quefta il medefimo , che 1&_, 
Provvidenza . Ma i Gentili conobber anchc la Fortu- 
na illuminata , poiche , leggiamo in Apulejo, effer- 
gli ftato detro: Tu gia fe flato accolto fotto laprotezion Metamorf.iib. n, 
della V or tuna wggente., la quale collo fplendor di fua 
luce , Mum ina eziandio gli altri Dei . 

Oltre 



8 6 Delia Storia di Volfcno 

Oltre di che , fe il Primogenito non puot'elfere , 
che un folo , poiche abbiamo dimoftrato , colla tefti- 
monianza di Platone , e de' Platonici , che furono cer* 
tamente i piu faggi Uomini , che vantar poflfa il Pa- 
ganefimo , eflfere ftata la Mente , o Verbo , che vo- 
gliamdirlo, la Primogenita del forarao Dio} egli fi 
pare, che altra Primogenita non pofTa egli avere avu- 
to : or. comedunque interpreterannofi gli Auttori , li 
quali della Fortuna Primogenita favellano ? E come 
ipiegherannofi quefti due Epigrammi 5 che /colpiti in 
marmo fi leggono in Paleftrina ? 

FORTVNAE 

IOVIS. PVERI 

PRIMIGENIAE 

DD 

EX. SORTE. COMPOS 

FACTVS 

NOTVS. RVPIENNAE 

L. F. PLOTILLAE . 



D. FORTVNAE. PRIMIGENIAE 

C. VALE RIO. C. F. MENDILVXIO 

MARTIANO. VI. VIR. AVG. 

DEC. OMNIBVS. HONORIBVS 

CVRIIS. MVNERIBVS. FVNCTO 

VALERIA. SATVRNINA. PATRI. 

L. D. D. D. 

Che fe ammetterafli la Fortuna eflfere Io fteffo , che la 
Providenza , troverafli tofto, perche la Fortuna an- 
cora Primigenita chiamar fi poflTa . Le piu antiche To- 
pografie di Roma ci moflrano , che in quefia Citta pur 
anche fu il Tempio della Fortuna Primigenia , e Jo at- 
tefta pure la piu famofa Ifcrfrion Preneftina 5 in cut 
parlandofi alia Fortuna fi dice : 
TU QUJE TARPEIO COLERIS VICINA TONANTI 

ben- 



Lilro Vrimo. %j 

benche non difconverrebbe Io fpiegare , chequefta_» 
Jortuna vicina a GioveTarpeo foffe quella Pallade ,, 
di cui adoravafi il Simulacro nel medefimo Tempio di 
Giove O. M. , chc appunto ftava in quella parte del 
Campidoglio , che dicevafi Tarpea , di quella Palla- 
de , dico , fulla di cui parcte , ficcavafl, come nar- 
rammo , il chiodo annale . Quefta Jrortuna, giufta 
il mio avvifb, fu la noftra Dea Norzia fconofciuta 
poi nol niego y e con iftrano culto idolatrata . Bcn_^ 
gl'antichitfimi noftri Cittadini , che a lei di tal Tem- 
pio fer dono, conofciUto ne avranno la qualita j e 
forfc con quella * o almeno con fbmigliante Religione 
gliel confagrarono ; qual fu quella y che moflfe il Ma- 
gno Coftantino ad inalzare in Coftantinopoli la mara- 
vigliofaBafilica alienor di S. Sofia •, ma Je tenebre , Sofo in greeo fignifr 
che fempre piu s lnnttirono , refer poi cotefta Norzia 
un Nume vano , e venerato folo per fcguire il Rito 
tramandato dagrantichi ; come fur quafi tuttiquelli 
della fconfigliata Idolatria . Il dir ch'ella fofife la Dea 
Nemesi y non mi par, che fbdisfaccia a tutte quelle 
particolarita , che in lei si ravvifano ; perocche Ne- 
mesi fu piuttofto la giuftizia di Dio vcndicatrice 5 ed 
umiliatrice degli /piriti orgogliosi , dalle cofe pro- 
fpere fatti fuperbi . In quanto a Giovenale , par ch' Veggaff quel che ne 
egli ancora si ipogli di quelle fciocche opinioni , che dice Natal Conti nei- 
circa allaFortuna di fuo tempo correano ; e fembra aMuolo S ia ^ 
di credere all*antica 3 chiudenda la fua decima fatira. 
con dire . 

Nume non manca alcun , ft la Trudenza 

Ci ft a prefente \ ma nol te o Vortuna 

Facciamo Dea , poi ti lochlamo in Ciek * 



ARTI- 



88 Delia Storia di Volfeno 

ARTICOLO VIIL 

Del Clima di Volfeno , del Lago , Seha, 

e Monti Cimini , e della Via 

Ciminia , 



M 



Aggior dono ricever non puo dalla natura 

una Regione , die l'effere fbtto dolce 5 e_-» 

benigno clima fituata . Di tal pregio , fenza 

dubbio la Patria mia vantar puofifi , alia quale, ne 

piu mite il Cielo , nc piii cortefe la Terra efler potea- 

no. Siede Volfeno fbvra un ameno colle 5 che fenz' 

afprezza veruna va fbrgendo dalla riva del Lago Ci- 

mino; ed in quefto ella tutta fi fpecchia 5 quando 

verfb il mezzo di fi rivolge . I nocevoli fiati delPAu- 

ftro interchiufi le vengono dalle oppofte montagne , e 

dalle foltiflime felve , che verfo la marina piaggia fi 

ftendono . I Monti Cimini , che a finiftra lc ftanno , 

giunger non pofTono a nafconder il Sol che nafce dall* 

Equinozzio diPrimavera, fino a quello di Autunno 

verfo Acquapendente , e Gradull , che alia deflra 5 

ed occidental! le ftanno ; poicche frendendosi il paefe 

verfb il mare 3 perlungo tratto non vede montagne; 

ma falito il monte apparifce un ampia pianura 3 che 

Orvleto detta arnica- dietro le fpalle riguarda la nobil Citta d'Orvieto , 

mente Orbanum . dalla qual parte , liberamente riceve la falutevol tra- 

montana ; dalla siccita di cui rattemperandosi l'umi- 

dita , xhe il foggetto Lago lc arreca, piu mite l'aria, 

e falubre riefce ; il che era appunto tutto quello , che 

dagl'antichi per fondarvi le Citta si ricercava • Quin- 

di ogn'un vede non etfer maraviglia , che il Territo- 

"riofuo, con tanta liberalitade alle mediocri fatighe 

de 1 coltivatori fuoi corrifponda . Che tanto abbon- 

devole si raccolga il formento 3 che si iquisito liquore 

fpumi 



Lilro Vrimo * 89 

/pumi nelle vendemmie flic , onde merito gli applaud 

degli antichi Scrittori , ch'ebber la critica nullamen 

nel palato , che nella penna , per difaminare , e_ * 

regiftrarne gl'encomj . Ne manco Paulo Merula 5 co- Cofmograph. pars i. 

mecche egli del paffato fecolo fia fcrittore , di cele- x * 4 ' 

brare i vini Volfenefi in generale j dando pero il vanto 

ad uno , che egli chiama Apiano . 

Che diro poi de' fertiliflimi olivi di Volfeno ? 
Qual terra mai vantar fi puo fe non la noftra , di far 
che un arbore di fua natura lento , e reftio , nel pri- Proiem tarda crefcen- 
moanno, in cui piantato venga, vi fruttifichi ? Che £.^0^"^" 
giova chiama r di cio in teftimon j 5 e Plinio 5 e Flavio 
Biondo , Errera , ed innumerabili altri Auttori , quan- 
do la quotidiana fperienza ce Io attefta ? O con quan- 
go piu di ragione detto avrebbe della noftra Terra 3 Lib, i. Bel. Pub. 
chedella Spagnola, Silioltalico. ^ 

Nee Cereri terra indocilis , nee inhofpita Baeco 

Nullaque Palladia fefe magis arbore tollit . 

DalTabbendanza , che raccoglieafi delle Olive , 
cred'io , che obligati fi trovaffero i noftri Cittadini 
d'inventar quelle macine 3 che da fe fteffe muovanfi; 
cofa che aflerifce Plinio aver egli ritrovata fra i pro- 
digj defcritta : e prodigiofa certamente , in quei rozzi 
tempi riufcir dovea , una machina automata , ne' 
quali, appena fapeanfi comporre di quelle , che_^ 
eftrinfecamente ricevean Pimpulfo . Non /b fe ci ven- 
ga pcrmefib di ufar qucfta notizia , che ne da Plinio 
in congettura j onde fi conofca che gl'ingegnofi noftri 
Volfenefi furono i ritrovatori delParte Automatical , 
refa ora cosi eccellente , particolarmente nella fabbri- 
ca degToriuoli ; mentre con gran difficolta ritrove- 
ralfi fra le piu vecchie memorie , machina alcuna , che 
muova fe iiefTa , prima delle mentovate macine inven-r 
tate in Volfeno; che fe quefte mai vedute altrovesi 
fofifero , non farebbono ftate tolte per prodigio . 

Cotefta ftraordinaria fertilita di terreno fu la ca- 

M gion 



9° Delia Storia di Volfeno 

gion primiera della famofa opulenza de' noftri Padri ; 
c la feconda fu il diligente efercizio dell'Agricoltura , 
colla quale fomentarono il genio liberale della beni- 
gna terra, e colle ruftiche fatichc addeftrarono le__* 
perfbne a i lunghi difagi , cdure opere di guerra : co- 
fa per altro, che ne fu commune col Lazio , e colla 
Sabina , avendo cantato Vergilio dopo una leggia- 
driifima defcrizzione della vita paftorale . 

Uanc ollm ve teres vitam coiner e Sablni 
Hanc Remus , &■ F rater , fie forth Etrurta creoU 
Sciluet y O* verum fa£?a ejt pulcherrima Roma . 
Alia fecondita del fuolo , ed alia coftante itrdu- 
ftria aggiunfero i Tofcani Parte altresi dell'incanto , 
colla quale giungeasi a far cio che dice il Vergiliano 
Alfesibeo* 
Miiwiib. s. cap. ia At que fatal alio vldi traducere meffes * 

virg. Eglog. s. il q Ua J coftume cominciandosi ad introdurre eziandfo 

fra gl'antichi Contadini Romani , ne fu neceflario il 
divieto , che ne ferono i Decemviri nelle x?j. tavole . 

Ne alienai fegctes excantando pelllclunto : 
Contuttocio io non (on di parere , che i noilri Tofca- 
ni 3 uomini (per quanto si fa) religiosi 3 e pii , sia- 
no da infamarsi cosi per la fuperfh'zione ; ed abbiasi a 
ereder di Ieggieri , che a forza d'incanto fecondaffera 
colle altrui biade i proprj poderi . GPuomini de* pri- 
mi fecoli , siccome ignorantifilmi , erano difpofti ad 
attribuire a fopranatural forza tuttocio che credean 
ibrmontare 5 per quantosia poco , Tordine confueto 
delle cofe . Quindi, fe un vicino 5 pratico per av- 
ventura piu. 5 e diligente agricoltore , avea fovra ogn' 
altro carcht di frutte gl'arbori , piu folte nella campar 
gna le fpighe , trovava fubito l'invidia 3 e l'inerzia al- 
trui 3 colPapporgli Pincantesimo , la maniera di acqui- 
ftar ragione di gire a parte della di lui pingue raccol- 
ta . L'invidia particolarmente fa travedere; onde ebbc 
a can tare il Sulmonefe Poet a .. 

Vbe- 



Lilro Vrimo* 91 

Vherior feges efl ali'enh femper in arvk 
Vklnumque pecm , grandius uber habct . 

Illuftre egli e I'effempio , chc fu di cio ne fommi- N«. Hift. lib. i %. 
riftraPlinio, ed altri . Cajo Furio Orefino Cittadi- cap * l6 ' 
no Romano , accufato da coloro , che di podere gli 
confinavano , d'aver cogrincanti chiamate le biade_* 
altrui alia fua terra; comparve in giudizio nel giorno 
prefcrittogli da Spurio Albino; ed invece di Avvo- 
cati , e Tertimonj , onde fuole andar cinto chi a liti- 
gar Ci porta , meno feco tutti gl'iftromenti rufticani 
ravvolti in un gran fafcio; e giunto avanti a i Giudi- 
ci ; ecco dilfe , tutte le mie malie; quefte dame, c 
dalla mia figliuola incefTantemente ufate, mi fer feli- 
ce , ed invidiabile Agricoltore . Egli cosi affoluto 
parti dal Tribunale;' ed alia figlia fu dal pubblico era- 
rio affegnata la dote ; che /enza premio andar non do- 
veano coftoro , che forniti erano di un pregio , chc 
era il piu ftimato in quella favjiTima Repubblica; a 
tal fegno , che dir folea quel buon vecchio di Catone 
il maggiorc . Che per diftinguere un -uom di vaglia 
baftera" dire , ch 1 era egli uom dabbene , e perfetto 
Agricoltore . 

Torrem dunque piii tofto per favolofo 5 che pep 
verace quello , che di (imiglianti incantagioni fi trova 
fcritto . Or paffaremo a favellar del noftro Lago . 

Diverfamente chiamaron quefto gl'antichi Autori. 
Voljinm lo fcriife Claudio Tolomeo . BuIJt??us Jo differ 
i Greci Agathia Smirneo fcolaftico , e Procopio Cefa- 
rienfe , facendo B dell'V come la greca favella fuole . 
Volfinien/isVWmo . Vuljimenjis Columella . Sembra che 
Strabone lo abbia per ilLagoCimino, ponendolo preC AdV'°T F- 
fo a i Volfenefi ; ed altrettanto faccia Vibio Sequeftro, hum . ° 
che annoverando tutti i Laghi,nomina il Cimino fenza 
parlar del Volfenefe , ne di altro della Tofcana; e cer- 
tamente , fe quefli parlar intefe di qudlo , chc or chia- 
miamo di Vko z il quale da molti vicn prefo per il Lago 

M 2 Ci- 



9 2 Delia Storia di Volfcno 

Cimino, da poco diligente fcrittore fi porto, tacendo 
uno de' maggiori Laghi della Tofcana per mentovare 
un de' minori. Che fe troviamo poi il nome di Cimino, 
dato a tutto quel montuofo, e felvofo paefe , onde 
il Lago di Volfeno vien cinto da tutta la banda Orien- 
tate , ed Auftrale; perche quefto nome dico, non_» 
converra eziandio al Lago , che vi refta racchiufo ? 

Contuttocio egli e piu ficuro in fbmiglianti cofe, 
appoggiarfi alia opinione de i piu , e chiamarlo Vol- 
fenefe ', loche tanto piu volontieri faccio , quanto co- 
nofco piu vantaggioio aH'onor della mia Patria Paver 
un Lago Reale , quale e il noftro da lei cognominato . 
Molti Rufcelli , che ne' vicini monti forgano gli fom- 
miniftrano abbondanti le acque , ed il maggiore c 
quello volgarmente chiamato di S. Lorenzo . 

La figura di quefto Lago equafi ovale} la cir- 
conferenza occupa lo fpazio di 26. miglia. Volfeno 
le fiede quafi nel mezzo del maggior fianco , chee il 
Settentrionale; dalla parte di Levante ha un Ifola , 
da quclla di Ponente un'altra equafi dirimpetto alia 
mia Citta , fgorga dallo fteffo il limpidifiimo Fiume 
Marta , il quale incaminandofi verfo il mezzo di , 
paffa per la Citta di Tofcanella 3 ove foffre il giogo di 
un Ponte . Quindi , venendo arricchito dalle acque 
della Riviera detta Veja , che da Vetralla difcende , 
lafcia a man finiftra la Citta di Corneto 5 e poco dopo 
muore nel mar Tofcano . 

Delle due rammentate Ifole 5 quella che riguarda 
TOriente dicefi Martana 3 forfe per effer ella piu pro- 
pinqua alio sboccare che fa il Lago vicino alia Terra_» 
al quefto nome . E quella 5 che verfo l'Occidente fi 
volge , appellafi Bifentina , nome datogli dal Caftello 
di Bi/enfo a lei vicino. Nella prima fi veggono anche 
oggidi alcune veftigia di una antichiffima Torre , nelia 
quale M. Dante Aligeri crede , che i Ponte/ici rile-» 
gafifero quei Cherici , che di qualche error grave eran 

col- 



Libro Primo . 93 



colpevoli , la cuftodia de' quali folfc di grande impor- 1 
tanza; ficcome riferifce M. Francefco Alunno nella_, 
Fabbrica del Mondo . Quefta refe famofa l'ingiuftiffi- 
mamorte, che quivi fbflfri la Regina Amalaffunta fi- 
gliadi Teodorico Rede' Goti per ordine dell'ingra- 
tiflimo Teodato fatto fuo marito 5 e Re della medesi- 
ma Nazione . Nel primo libro di un manofcritto ano- 
nimo della gucrra de' Goti, che confervava apprefifo di 
fe l'insigne Tommafo Dempftero , cosi di quefto fatto 
si legge . Secreto cum immicis Regime confpirans Theo- 
datm earn ccepit , captamque in Volfinii Lac us Infulam 
relegavit ; nee multo poft , per filios , agnatofque eo~ 
rum , quos Regina in feditione filii occidi fecerat , ut 
ipfa interficerctur permijit . 

Altri Autori favellano di si rimarchevol fatto , e 
iraquefti ilBiondo, il Volaterrano , Fra Leandro 3 
Procopio , e con molta chiarezza ne fcrive Gio. Nau- 
clero , in cosi fatta maniera . Vanno della falute nojlra Parte a. Gcr. is- 
537. al tempo di Agapito primo Papa', ejfendo morto 
Alar ho Re, Amalaffunta tolfe in compagnia del Regno 
Teodato \ ma egli mal corrifpofe a s) fegnalato benefit 
zio ', anzi da ingratijjimo fegul lafua bar bar a natura , 
coWaviditd di rapir le altruifojlanze \ per la qual cofa 
pid volte fu dalla Regina riprefo . Di mala vogliajbp- 
portava egli Jimili rimproveri , per loch $ nella fuddetta 
Ifola rilegata avendola , la fece con fiero fine , cbiuder 
lifuoi gloriojijjimi giorni . 

Fu cotefta Eroina 3 si nelle greche 5 elatine let- 
tere verfata , che forprendea qualunque erudito , che 
con efifa ragionava . Favellava fenza interpretc coru> 
ciafcheduna di quelle barbare Nazioni 3 che in quei 
tempi contro il Romano Imperio congiuraronoj ol- 
tredicc'he , cotanto in lei ogni piu pellegrina virtu fio- 
rir vedeasi , che non folamente da' fuoi fudditi era in 
fbmmo pregio tenuta , ma veniva eziandio ad eflfere 1' 
ammirazione de' popoli , e de' Principi ftranieri \ per 

la 



94 Delia Storia di Volfeno 

la qual cofa , la morte di lei incrcbbe si all'Imperador 
Giuftiniano , che per vcndicarla moflfe a Teodato quel- 
la guerra , la quale fotto la condotta di quei due gran 
Capitani Belifario, e Narfete tanto fatale riufci, quan- 
to ognun fa , nulla meno all'empio Re , che alia Go- 
ticadifumana Nazione . 

Ma partendosi da quefte due dilettevoli, e fe- 
conde Ifole , delle quali chi Taper volefTe il detaglio , 
Era egli Segretario legga i Commentarj di Giovanni Gaballini , ove vien 
del Pontefice Plo II. <J e fcritto il viaggio del letteratifiimo Pontefice Pio II . 

I dttti commentarj pe- , ._ ,, 5v?_» j':' c: r r» ■ • t« ■ ~ 

r6 G ctcdono fcritti da Roma alia Citta di Siena fua Patna . Tornjamo 
dai medefimo Papa > ora al Lago , e conhderiamo la di lui pefcagione ; a_> 
e pubbiicati fotto il . non f fe rAutor di Lapida della quai 

nomedeliuo Segreta- .. rr ,, T r r 

rio . nelle vicinanze del Lago trovato ne ru un frammento , 

che cosi dicea : 

INDE . LACVM . CVIVS. VOLSINIA. LITTORE. 

QVONDAM. 

BISSEX . TYRRHENAS . INTER . CAPVT. EX- 

TVLIT VRBES. 

PISCIFERVM. ATQVE. OLEIS. CIRCVMDATA. 

PINGVIBVS. ARVA, 

Imperocche difficilmentc rroverafiene un alfro , che 
cosi copiofo, e delicato pefce produca , come il no- 
* ftro . Singolari pertanto fono le Anguille 5 di cui ta- 

le, e tanta e la /quilitezza 3 che Gio: Ravifio para- 
gonandole con quelle del Lago di Benaco , detto vol- 
garmente di Garda , che degne fon di molto pregio, 
cio non oftante alle Volfenefi egli da la palma ', ficche 
ben fe ne intefe Dante , allorche per cole di molto va- 
lore le defcrifTe dicendo : 
vien riferito da Fran- V Anguille di Volfeno , c la Guarnaccia . 

faVbrica^dd Mondo H fecondo lume della Italiana Poefia M. France- 

lib. 4. car. 147. fco Petrarca dico , efaltonne ancor piu la del/catezza; 

SrtVfetu^deit avvegnache fcrivendo ad Urbano Papa- V. per indurlo 
feaiij . a par- 



Lilro Vrimo . 9 5 

a partir d*Avignone, c render laPonteficia prefenza 
alia vedova Roma , tra gl'altri argomenti , che vi 
adopera , e il moftrargli le rare prerogative \ onde , 
fulle altre Terre altera va PItalia } e tra quelle 3 non 
fi dimentica di porvi il foave (apore , la tenera graf- 
fezza , e la grandezza ftraordinaria delle Volfenefi 
Anguille . 

Poicche fiamo ful ragionare d'un Papa , fbg- 
giungeremo I'atteftato di un'altro . Furono a Bene- 
detto XII. donate alcune delle noftre Anguille . Am- 
mironne ilPontefice lagroflezza, ma non lafcio per 
quefto di fame parte , ad alcuni Cardinali , che pre- 
fenti fi ritrovavano ; guftatane pofcia la fquifitezza y 
alcuni giorni dopo ebbe a dire agli medefimi Cardi- 
nali co* quali fi ritrovo , che fe ftato foffe prima con- 
fapevole della fingolar bonta delle Volfenefi Anguille, 
non Io avrebbon trovato cosi largo difpenfatore . 

Quindi Paolo Giovio cosi ne fcrilfe; Grandly Neltrattstode'Pefcii 
ed ottime Anguille produce il Lago di Volfeno , dalle_y, cap * aj * 
quail abb'iam •veduio pigliarne gran quantita in eerie 
crati neWufcire , c he fa il Lago , formando un Fiume , 
che •uien detto Mart a , per ejjer vicino ad una Terra—* 
di quefto nome\ coW occafione , che Alexandra Cardi- 
nal Varnefe , ricevette nelfamena lfola y BiJi'ntin.1—2 
Papa Leone XJ 

Ne le Ripe , che al vafto Lago fan no ampia co- 
rona di lor pregi fbn prive . Onorata menzione fa Pli- 
nio delle Lapidicine , che ne arricchifcono il diftret- 
to 5 dicendo Voljinenfis Lacus Lapicidinis nobil'itatus ► Lib.zc.cap.it, 
Intendendo di quelle pietre di ottima qualita nel 
bianco macchiate di roffo colore , che lungo il noftro 
Lago nelle fpiagge di Tarquiniensi antichi si cavano, 
delle quali molte parole fa il Biondo altresi nella fua_> 
Etruria . 

Troppo credulo moftrofii Fra Filippo da Bergamo 
nel fupplemento delle Croniche % fcrivendo, che nel 

luogo 



9 6 Delia StoriadiVolfeno 

luogo ove oggi e il Lago Volfencfe nella Tofcana , in- 
signe per lo martirio dclla Verginc Criftina vi ebbeu 
una popolataCitta , che in caftigo della lufTuria fu 
ingojata dalla Terra ; onde fgorgd tal copia di acque, 
che il prefente Lago fe ne formo . Quefta favola , che 
per ifmentirsi troppo da fe fteflfa ci fperambiera le_-> 
parole per confutarla , vive anche oggidi tra il Volfe- 
nefe volgo , ed e lo fpavento dei cattivelli fanciulli . 

Maravigliofo certamente riefce , che quell'eru- 

dito di RaflFaello Volterrano dica di non aver trovato 

mai appreffo gli Scrittori memoria veruna del Lago 

Volfenele fuorche in Lucio Columella . Ed e potfibi- 

le , che un Letterato , di cui gloriofa teftimonianza 

fanno le opere fue di ogni forta di erudizione ricolme , 

Dec. 5. lib. ?, abbia leggendo trafcurato di riflettere in Tito Livio 

la relatione , che viene fatta in Senato 3 che cotefto 

Lago dimoftrato si era tutto di fanguigno coloreu > 

onde con tanti fagrificj procurarono i Romani di pla- 

car Tira del Cielo , che con si orrendo prodigio pa- 

rea di minacciar la Republica loro di qualche siniftro: 

onde decretato fu , che M. Claudio Marcello 5 e_-» 

T. Quinzio Crifpino Confoli di queiranno , le folite 

pubbliche Proceflioni faceflero ; ne si ricordafTe di 

Plinio, ne di tanti altri, che ne favel/avano . Scri£ 

L;b- T* della Guerra f Qro anco di quefto Lago Leonardo Aretino , Gio: 

Neib°Storia di Na- Battifta Caraflfa , eGioangiorgio Triftino nella fua_> 

poii . Italia liberata da' Goti 3 e tutti con fbmma loda nc 

parlano . 

Dal Lago pafliamo alia Selva , che per efler jn_> 
quella contrada , che Ciminia nomoffi direm Cimi- 
nia ; Quefta si ftende molto verfb la region Falifca , 
ed efii diradata verfb la parte noftra, ove il bo/codi 
Montefiafcone s'appella . Anticamente pero Bofco di 
Vol/eno nomofli , come fcrive Leandro Alberti , il 
quale, per quello io penfb , il congetturo da quel 
paflb della iatiradi Giovenale, che dice: 



Lihro Vrimot 97 

JV Volfeneft , che locati ft anno 

Entro le vette di fefooji monti . 
Ma qualunque ne fofTe il primiero nome , egli fcmbra, 
che di lui intcndelfe di parlare Ovidio allorche nei 
Fafti fcrive : 

Mir a quefto , che fu le nubi Caha 

Annofo bofco di grand'' arbor denfo , 

Confederal , cFegli $ magton tfun Nume . 

^u) le preghiere , e qui V mot Ho incenfo 

Delia dfaota gente accogUe un ara 

Fat fa fenz'arte dalle mani antlche . 

Da quali Pocti qualche norizia fi raccoglie , con- 
ciofiacofache , il primo ci avvifa , che l'antica felva 
Cimina circondava Volfeno; onde era quella maggio- 
re di quefta d'oggidi . E dal fecondo fappiamo 5 che 
v'era un fuperftiziofo culto di qualche Nume, di cui 
argomento ne porgono alcuni frammenti, che nel cen- 
tro di efTa fi vedono ; cofa che ofTervar fbleafi in quelle 
antichiflime felve , che giammai non aveano oltraggio 
alcuno dalle fcuri fofferto*, anzi fagrilego ftimavafi chi- 
unque ofato aveffe un menomo ramufcello troncarne . 

La ftoria Romana ci fa conofcere ancora , che il 
fagro orror di cotefta felva era tale , che baftava ad 
ifgomentare gl'animi de i piu gagliardi . Riporta_, 
T. Livio , che il Bofco Cimino era piu inaccefiibile , Dec * r * lib * 9 ' 
ed orrendo di quello fofTer al tempo fuo lc felve della 
Germania ; locche da Lucio Floro confermato viene ; 
Di quefta cofa piu minutamente parleremo nel fecon- 
do libro . Lunga pezza di tempo duro cotefta Selva 
ad efTere impratieabile , ma oggidi fi e cosi ben prov- 
veduto a cotefto incommodo , che nullamen fi rende fi- 
cura la viaCafiia, che in qualche parte di lei fiftende. 

Dove ella aveffe il fuo principio leggafi T. Livio , Dec. i.Iib. 9. 
che narra la gran rotta, data da Q^Fabio Maffimo 
a' Tofcani appreffo la Citta di Sutri , li quali per if. 
fuggir lofdegno de'Soldati Romani, afilo piu ficuro 

N trovar 



98 Delia. S tor ia diVolfeno 

trovar non feppero, che quello della vicina Selva_> 
Cimina . 

In quanto poi al monte Cimino avvertir bi/bgna 
non etfer quefti unmonte folo , ma una concatenazio- 
ne di moke montagne \ la quale cominciando dalla 
parte Orientale fbpra di Ronciglione , incaminandofi 
pofcia verfb l'Occidente per Vetralla , per Viterbo , 
per Montefiafcone , e per altri luoghi , flno a Volfeno 
fi diftende . Di lui fa menzione T. Livio , e Vibio Se- 
queftro ; anzi Tomaffo Dempftero nel trattato de 
Erruria Regali dice : Ad ejus enim Vanum Conventus 
omnibus ' Etruria pvpulis indicebatur loco , fcllket , 
Cap.x.pag. 61. peropportuno juxta montem Ciminum non longe Vol//" 
nils . NeVirgilio ne tace - anzi necanta: 
Del Soratte cofto'r~ten'gon le Roccbe , 

Ed i campi Flavhij\ td il Cimino 

Monte col Lagc > , e i capenati bofchi . 

Chi poi Taper voleffe , perche quefto monte, e 
tutta la circoftante Regione Cimina s'appella , ne_ * 
richiegga il P. Annio che rifpondera 3 che Ciminia , 
Cimea , e Cimella nomi di alcune contrade preflTo a 
iaComment.Berof.de Viterbo , le quali in idioma Gianigeno figniftcano 
Re*. AfEr. Reg. vij. Salfo , e Salfedine^ furono cosi dette perche arfero al 
tempo dell'incendio di Fetonte , e dall'arfura gli refio 
laSalfedine, con fomiglianti erudizionr; piaccia a_» 
Dio veraci , quanto maravigliofe \ Onde non fo fe 
Fultima orazione data in luce dal fuo eruditiffimo di- 
fenfore a vera da quei Giudici ai quali egli s'appella la 
defiderata fentenza . 

Poicehe di tuttocio > che col no me di Cimino fi 
chiama Tavellafo abbiamo 3 rimane ora , che fi parli 
eziandio della via Cimina; Non v'a dubbio che fca- 
btofx riufcira l'imprefo , mentre tanto gl'antichi , 
che i moderni S'crittori han isfuggito di parlarne__> . 
Noi dunque per non lafciar in tutto al bujo i curiofi 
inveftigatori del!e antiche cofe , avendo praticata la 



mag- 



Libro Vrimo. . 99 

maggior parte di quei luoghi ; diremo . Come nel cen- 
tro di quefta felva molte ftrade per un libero commer- 
cio delle Citta , e Terre con efla confinanti , da i CiA 
cimini , e Tranf-cimini Tofcani aperte furono; poic- 
che in quei tempi (ne' quali gl'arditi Romani domato 
avevano qualche Citta di Volfci) paffarono il Tevere , 
ed attaccarono altresi la noftra Tofcana > di cui for- 
temente temeano per aver fperimentata la > di lei po- 
tenza , allorche il Re Porfenna con potentifilmo efer- 
cito all'affedio di Roma fen vennc per riporvi ful Tro- 
no il difcacciato Tarquinio ; Ne potea egli condur si 
numerofe milizie , fe molte ftrade opportunamente 
aperte in quefta felva non erano; Ne altresi mancaro- 
no i miei Volfenefi paffar per lamedefima, allorche 
vennero al fbccorfo de' Falifci , ed a quello delle Cit- 
ta di Sutri , e Nepi con efli confederate . 

Ma ficcome il mio prefente affunto e quello di 
dar notizia ai curiofi qnal fofle laviaCimina, dove 
aveffe il fuo principio , e dove ella s'inoltraffe, diro, 
che divenuta la Romana Republica affoluta padrona 
di tutta l'ltalia , furon da' fuoi deftinati Cenfori , in 
varj tempi fpianate , e laftricate molte ftrade , le qua- 
li giufta il parere d'alcuni , ufcivan da Roma per age- 
volar il paffaggio de' fuoi eferciti a diverfe parti del 
Mondo . A cadauna di efTe impofto fu il nome di quel 
Cenfore, che fpianate le avea . Altri fecondo l'oppor- 
tunita de' tempi, diverfo nome ottennero; ma la Cimi- 
na , pria che Roma edificata foffe , era gia. ella aperta ; 
e per effa piii volte i noftri Volfenefi nel Lazio paffa- 
rono . Se poi dopo fottopofta la Tofcana all'Imperio 
di Roma , ella, o da* Cenfori , o da' medefimi Tofcani 
laftricata foffe , afllcurarnol faprei ; Poffo creder ben- 
si , che per effer la Tofcana ricca, potente , e popolofa 
Provincia , ed a Roma cosivicina, che il foio Te- 
vere da effa la difgiunge , non voile il Senato , che il 
primevo nome della fua ftrada mutato le foffe; laon- 

N 2 de 



i oo Delia Storia di Volfeno 

de col di lei efempio , elaCampana, el'Aufbnia, e 
Ja Latina via con lo ftefTo nome delle loro Provincie 
nomate furono . 

Conobbcro i Romani di quale importanza fofife 
la confervazione di quelle ftrade ; sicche da i Padri 
deputati furono molti Patrizj, non fblo nel tempo del- 
la Repubblica , ma eziandio in quello deglTmperado- 
ri , col titolo di Curatori . Ma poicche a quefti , al- 
tre cariehe impo/e il Senato ; ufar non poteano quella 
ncceflfaria diligenza per ben adempiere al loro primo 
impiego ; onde per alleviargli in parte il grave pefb, 
£u d'uopo furrogarle un Magiftrato di quatir'Uomini 
col titolo di curatori delle ftrade; di cio fa menzione 
M. Tullio nella prima lettera ad Atticoj Piu ccrti ne 
Grev. in Panv. iafcr. rende l'infrafcritta Lapida colla perfona di Cajo Op- 

Urb. Rom. torn. 3. pio dd ] a JrM y,,,^ ; 

C. OPPIO . C. F- VEL. 

SABINO . IVLIO . NEPOTI . 

M. VIBIO. SOLEMNI. SEVERO . 

COS. 

ADLECTO. A. SACRATISSIMO. IMP. 

HADRIANO AVGVSTO. 

INTER. TRIBVNICIOS PR. PEREGR. 

CANDIDATO. AVG. 

LEGATO . PROV. BAETICAE . CVR. VIAR. 

CLODIAE . ANNIAE . CASSIAE . 

CIMINIAE. TRIVM. TRAIANARVM . 

ET. AMERINAE. LEG. LEGION. XI. 

CL. P. F. LEG. AVG. PR. PR. 

PROVINCIAE . LVSITANAE . 

PROCOS . PROV. BAETICAE . 

PATRONO. COL. 

LEONAS. LIB. ADCENSVS. PATRONI. 

ET . IN DEDIC. STATVAE . 

COLONIS. CENAM. DEDIT. 

Crut. pag. CCCCXLVI. 

Per 



Libro Vrimo . 101 

Per quello poi , che offervato , e praticato abbia- 
mo in quelle parti , ove quefta Via Cimina inoltravafi, 
giudicar pofiiamo , che ella non da Roma il fuo prin- 
cipio aveflfe , ma che paflata la Citta di Sutri feparan- 
dofi dalla Cafiia a man deftra , s'inoltrava per la felva 
Cimina , da cui traflc il nome . Due miglia pofcia pria 
di giungere a Volfeno., o la ftefifa ,oun fuo Ramo col- 
la CafiTi a riunivafi , e feguendoil littorale delLago, 
ove molti antichi fepokri [) veggono , amendue nella 
miaPatria entravano : donde Tuna dall'altra feparate, 
prendendo la Cimina la man deftra , fovra de i mon- 
ti del fuo nome faliva . Di tutto cio un chiaro argo- 
mento ce ne porgono molti veftigj di flrade alfufb del- 
le Confblari di Roma laftricate , le quali , chi alla__» 
Citta di Salpe , echi ad altre dell'Umbria conduce- 
vano \ ma dove il fuo fine avefle , fe T. Livio non fep- 
pe ove era la Citta di Salpe 5 chi mai fara quello , che 
afiicurar lo polfa . 

Egli e tempo oramai di ripigliare il difcorfo del- 
la via Caflia 5 e dire 5 come ella a man finiftra cofteg- 
giava la felva Cimina 5 e paflava per Vetralla , che__* 
Foro di Caffio s*appella , e lafciando a man deftra il 
Lago di Vico , e la Montagna oradetta di Viterbo, 
inoltravasi a Volfeno „ come ce ne avvifa Cicerone_> 
Filippica XII. Etruriam difcrlminat . Lafciando per- 
tanto a man finiftra la Tofcana maritima , faliva ancor 
efifa fu i monti , e paffando il Ponte CaflTio , (che al di 
d'oggi chiaman di Giulio , di cui qui efpongo la ftam- 
pa) giungeva a Chiufi , e dopo a Firenze . Vedafi fu 
di cio Teruditilfimo Anton Francefco Gori letterato 
primario della Citta di Firenze nella prima parte dell' 
ifcrizioni Greche 3 e Romane , che ft vedono nella To>- 
icana 5 e particolarmente nell'odierna Metropoli 3 di~ 
co Firenze 3 a carte 301., e 302. come fegue . 



IMP, 



i oz Delia Storia di Volfcno 



IMP. CAESAR 

DIVI. TRAIANI. 

PARTICI. FIL. 

DIVI. NERVAE. NEP. 

TRAIANVS. ADRIANVS 

AVG. PONT. MAX. 

TRIB. POT. vfL COS. fi}. 

VIAM. CASSIAM. 

VETVSTATE. COLLABSAM. 

A. CLVSINORVM. FINIBVS 

FLORENTIAM. PERDVXIT. 

xMIUA. PASSVVM. 



XXCI- 



Che laCaffia, e la Cimina foffer due ftrade_j 
Tuna dall'altra diftinte , evidentemente eel dimoftro 
la fopra citata ifcrizione diCajoOppio, che nella_» 
Citta di Ofimo fi conferva . 

Grande e la maraviglfa , che mi apporta To- 

mafo Dempftero , Uomo abbondantemente fornito 

di ogni piii rara erudizione , allorche nel trattato 

Tom. i. lib. 4. pag. fc fjrurza Regati rapporta , che , Dove termwava 

109 ' la via Cajjia , tlfuo principio aveva la Cimina . Quan- 

to contraria fia quefta fua opinione a tutto quello , 

che di fopra abbiam fcritto , ne lafcio il giudizio 

agli ftudiofi delle antichita Romane : Anzi , per ve- 

dere quanto diverfe fiano le opinioni degPAutori 

ho voluto riportare eziandio quel tanto che ne ha_> 

fcritto il Pancirolli nel trattato de Reg. Urbis . De 

Aqua Ciminia : a Ciminia Jilva prope Agrum Tufcu- 

lanum , de qua PI in. lib. 2. cap. 08. Vcl d Ciminia Jil- 

Grev. Tom. %. va juxta quam tran/tbat . 

Se della Ciminia, e della Caffia parlato abbia- 
mo 3 perche col di loro mezzo per la mi* Patria pa£ 

favafi 3 



Libro Vrimo . 1 03 

fava(i, Io fteflb motivo altresi mi fprpna d'aggiun- 
gervi la terza che e la Claudia di cui l'ltinerario di 
Antonino cosi ragiona . 

Roma 

Baccanas , deinde 

Sutrium 

Forum Cafiii 

Voldnios 

Clufium 

Ad Sratuas 

Arretium 

Ad fines , feu cafas Cefarianas 

Florentiam 

Piftorium , & poftremo 

Lucam . 

Sequefto Itinerario merita tutta la fede, lafcio ch'il 
decidano coloro, che di lui variamente parlano , ne 
voglio io fottilizzar fopra di cio , ma farvi alcune ri- 
fletfioni , fe per avventura qualche abbaglio vi foiTe_» 
contro la verita della Storia j onde diro come . 

Dal Foro di Clodio ( cosi detto da Plinio , o 
pure come altri leggono) di Claudio , perche fab- 
bricato da uno di quefta famiglia , prefe il nome una 
delle 28. Itrade , che da Roma ufcivano . Egli co- 
ftrutto fuin quel fito , ove ora fi vede la Terra dell' 
Oriolo prefentemente Feudo delPEccellentiflima Cafa 
Altieri . Quefta via dunque , di cui gli Autori con_> 
moltariferva ne parlano, fu il terzo ramo della Fla- 
minia, la quale prima, che Augufto afTumeffe l'lm- 
perio , aperta fu da un Cenfore della Famiglia Clau- 
dia; ma perche l'ltinerario in tutto la defcrive uni- 
fornie alia Caflia , parmi , ch'egli in quefta parte__* 
alterato fia , mentre una illuftre Profapia qual fu la 
Claudia , niente meno faftofa , e nobile della Caffia , 

fof- 



1 04 Delia S tori a di Volfeno 

forferro non avria di dare il propio nome ad una flrada 
da ahri aperta , e fpianata . 

IlPancirolli accuratiflimo /crittore ncl trattato 
delle Rcgioni della Citta di Roma cosi parla di que- 
fta ftrada . Claudia d porta Flaminia incipient , Fla- 
minia jungebatur . Servendofi del paflfo di Ovidio 
ne i Fafti . 

Hac qua piniferh po/ttos in Collihus hortoi 
Speffat Flaminia Claudia juncla via . 
Che dalla Porta Flaminia fino al Ponte Milvio Ia_> 
Claudia colla Flaminia unite fofTero, non puo ncgarfi; 
ma pafiato il Ponte da efla feparavafi , e colla Caflia 
univafi . Quindi e, che per qaella accurata ofiferva- 
zione da me fatta intorno a quelle campagne , parmi , 
che circa dieci miglia diftante da Roma dalla Caffia 
fi fceverafle ; ed a man finiftra cofteggiando il lago 
Sabatino , come da molti veftigj (1 raccoglie , paffava 
per Pantico Braceno, oggi detto Bracciano Ftudo dell* 
Eccellentiflima Cafa Odefcalchi , ed al Foro di Clau- 
dio conduceva; ma perchemen di/aftrofa , e piu age- 
vole riufciva la Caffia 5 con e(Ta a Sutri riunivafi 3 pro- 
feguendo nella forma dall'Itinerario defcritta . 

ARTICOLO IX. 

Hello flat de* Volfenefi > e delle cofe da loro 

fatte prima della fondazjone 

di Roma* 

RlaflTumendo ora pergiovare alia memoria di 
chi legge , quanto fin qui fi e /critto toccan- 
te piu ftrettamente la mia Patria ; andercm 
tefifendo la Storia d\ lei dagl'anni del Mondo 2100. in 
circa j (tempo in cui fbndata fi prefume) fino agPanni 
3250.5 cioe, fino alNataledi Roma . QueftaEpoca 

di 



Lilro Vrimd* 105 



di ii50«anni, e lunga invero nella fiia eftenzione; 
ficche molte, e molte cofe , credibile egl'e , che_-» 
fiano ftate fatte da una Nazione si dotta, e bellicofa 
in pace , edinguerra, qualla Tofcana fu ; ma e (la- 
ta cosi ella poi infelice nel confervarfi le memorie Cue , 
che affai poco a dir ne avvanza ; e quefto poco (quan- 
tunque degli Etrufci in generale poffa dirfi ) de' Vol- 
fenefi in particolare , afferire intrepidamente non_» 
puoffi . Contuttocio , benche noi fiam per narrare 
molte cote, come propie, le quali per altro attri- 
buite vengano dagrAutori a* Tofcani tutti , noiu» 
per quefto dovremo incorrer la taccia di poca fedelta ; 
imperocche , fe cio , che operan le membra attribuir 
fi debbe al capo , che loro ha dato Pimpulfb , deter- 
minandole alia tale operazione, quello ancora , che 
i Tofcani fecero , afcrivere a i Vol/enefi fi debbe— > , 
perche nei primi tempi ( come Valerio Matfimo rap- 
porta ) ne furon capo. Oflferveremo altresi una cir- 
cofpezione di narrar quei fatti folamente , che a* To- 
fcani Trafcimini appartcngono j poiche fono quefti 
i veri , e piu antichi Tofcani , come altra volta di- 
cemmo , fervendoci delTauttorita di Antonio Maffa 
uom de' fuoi tempi molto erudito , che in appreflb 
coll'auttorita delJ'AIicarnaffeo Dionigi confermere- 
mo . Se voluto aveflimo poi tralle ftorie noftre inteffer 
delle favole , molto piu ampia , e maravigliofa la no- 
ftra narrazione riufcirebbe ; ma noi non folamente 
rigettiamoquefte , ma tutti quei racconti , cheilfb- 
fpettone portano . 

Siccome ne i primi tempi dopo il diluvio fu edi- 
ficata Volfeno da Vertunno , come abbiam detto , in 
quei fecoli , che da i Poeti chiamaronfi d'Oro , e di 
Argento , mercc delPinnocenza , e della giuftizia, 
che ficuramente regnavano, uopo alia mia Patria non 
fu di fornirfi di leggi , e di politici Magiftrati , che 
alia cuftodia della Republica , ed alia commun fal- 

O vezza 



1 06 Delia Storia di Volfeno 

vezza provedeffero ^ ne cingerfi di armi , e di guer- 
rieri per refittere ad ederni aggrelfori , o vendicando 
lericevute ingiurie , portar laguerra, e la vendetta 
fulleTerre ahrui ; ma quando cominci6 la cupidigia 
di accrefcere il proprio a perturbar la quiete de' Con- 
cittadini ) e quando i Pelafgi , i Lidj , ed altri bar- 
bari , mofli da defiderio di occupar le altrui Citta , e 
campagne vennero a fchiere armate , a prefentare le 
Colonie nella noftra Tofcana , non furon lenti i Vol- 
fenefi ad armarii di falutevoli leggi , e di Magiftrati 
Ja Republica loro , e ad ufcir generofamente in cam- 
po per far argine co' loro petti alPinondazione de* 
Barbari . Sempre pero ( fin dal bel principio del na- 
Icimento fuo) ftudiofiflima fu della Religione . Per 
evitar dunque noi la confufione divideremo in tre pa- 
ragrafi il ragionamento della politica , delle guerre 5 
c della religione de' Volfeneli . 

§• I- 

Del reggimento politico de y Volfeneji . 

COmmune alia mia Patria fu con tutte le altre__» 
Citta del Mondo l'eflere da i Regovernata, If 
quali erano elettivi non ereditarj ; ne faceanfi per 
maneggio le elezzioni , ma tutto il Popolo efaminan- 
do la virtu , e l'abilita di ciafchedun Cittadino , quel- 

juftin. hiAviib. j. Iotoglieafi per Signore, che maggior pruove di civil 
prudenza , d'incorrottocoftume, e di militar valore 
avefle date. Quefti aflbluto aveano fu i loro fudditi 
Tlmperio \ anzi , perche in quei tempi non vi eran 
leggi fcritte y Tarbitrio de* Principi fuppliva a quefta 
mancanza . Allor la vita degl'uomini paflava fenza_, 

Dc conjur. Can, cupidigia y come Sallulb'o fcrive , fendo ciafcuno con- 
tento del fuo . Coftume fu di guardar piu tofto i con- 
fini del proprio Regno , che di ampliarli » e dentro 

le 



Libro Primo. 107 



le mura della fua Patria ogn'un Pimperio fuo circo 
/criveva . 

Ma quando poi pel Mondo la malizia degli uo- 
mini s'accrebbe , la politica introdotta ne'fecoli in- 
nocent)' , riufci inutile per i tempi piu rei * 

Cnde convenne legge per fren porre , Dante neiPurg. Can- 

Convenne Rege aver , che difcernejfe , t0 xv1, 

Dalla "vera Cittade almen la Torre . 
Cioe a dire; fa d'uopo far leggi ferine, dalle quali 
apprendeffe il Popolo le vie del dritto , e delTonefto; 
poicche non era piu ficura Pantica difciplina di am- 
maeftrare igiovani facendogli fpecchiare ne' coftumi 
de' vecchj; e poicche Pamor della virtu illanguidi- 
vafi fempre piu , fi trovo effer di meftieri , collo fpa- 
vento della pena tener lontana da i misfatti la gente ; 
avvegnache , ficcome il Pindaro latino canto : 

Per amor di virtu non pecca il buono Orazio Fiacco . 

Per timor del gajligo il reo non pecca . 
E perche la giuftizia piu efattamente amminiftrata ve- 
niffe , biibgno ( per cosi dire ) che il Re (i armafle 
contro i fuoi Cittadini , e togliendo ve(H piu fplen- 
dide, ed augufte , gPocchi , e gPanimi de' fudditi 
fuoi /orprendeffe . 

Allor fu che fi adornarono i ReTofcani colla_> 
corona di oro le tempia , e la mano collo fcettro di 
avorio , che in cima un Aquila avea ; in fede eburnea 
fedeano ; di porpurea toga fi veflirono , e di una To- , 
pravefte maeftofa parimente di firarlatto, ma rica- 
mata di piu colon" (vefte ufata eziandio da i Re di Li- 
dia , ediPerfia). E per dimoftrare , ch'avean eglino 
la podefta ful tergo , e ful capo de' fudditi , preceder 
fi fecero de i Littori armati di un fafcio di verghe con 
immezzo la fcure . 

Bafto quefto per allora a tener in freno il -Popolo, 
ma quando anche i Re cominciarono ad imperveriare, 
funeceflfario trovare altresi rimedio alia tirannidedi 

O 2 co- 



1 08 Delia S tor ia di Volfmo 

coftoro : Laonde conofciutofi , che la foverchia aut- 
toritadava loro fbverchio orgoglio, fu temperata la 
Monarchia , introducendovi l'Arillocrazia *, obbligan- 
do i Principi a procedere giufta il parere di ottimi 
Configlieri; togliendole la facolta di terminare i giu- 
Dionif. Alicarn. An- dizj con una Tola fentenza fenza appellazione . Or 
tiq. Ruman. hb. z. q ue ftj Configlieri , fkcome al reggimento politico 
concorrcvano 5 cosi elfer dovean diftinti dallo fcio- 
peratovolgo; ficche a quefti Senatori , che il Real 
Configlio componevano , fu permeflfodi farfi portare 
in fedia 5 quando givano alia Curia ; di ornarfi con 
anellod'oro ildito, per fegno di nobilta ; e di ufar 
la vefte , che chiamavan pretefta , ch'era di drappo 
bianco con l'orlo di porpora . 

Il nome di Re , conofciuto in quei tempi nella_, 

Tofcana non era j ma titolo fignificante la medefima 

podefta era quel di Larte , e Lucumone 9 che (on lo 

„ ,. . . fteffo; laonde nelle StorieRomane trovanfi confufa- 

Anno Urbis ^ic. lot- * .._._ . n . . n . 

to i Tribuw miJkati mente nominati Larti , Lucumoni 5 e Regi 1 noitri 
con potefta Confoia- an tichi Principi : come nella feguente Lapida fi puo 
de Faftis 3 c Tko Li- oilervare . 



VlO 



A. CORNELIVS. M. F. SER. N. COSSVS. 

COS. 

DE. VEIENTIBVS. 

ISQVE. SPOLIA. OPIMA. RETVLIT . 

DVCE. HOSTIVM. LARTE. TOLVMNIO . 

REGE. AD. FIDENAS. INTERFECTO . 

Quindi Plinio chiamo Re di Volfeno Porfenna allor- 
che {crive , alia coftui prefenza effere ftati impetrati 
i fulmini da' Volfenefi per uccidere il Moftro Volta , 
che tutt© il lor contado devaftava . 

De' Magiftrati fubalterni , de' quali ne/Tuna no» 
tizia n'e avanzata } fappiamo fbloj che il noftro Re 

avca 



Ubro Vrimo * . : 109 

avea il fuo Teforiere , leggendofi in tutti i Scrittori , 
die la guerra defcrivono fatta da Porfenna Re degli 
Etrufci a' Rom an i per rimettere in Trono i banditi 
Tarquin j , quando menzion fi fa di quel grand'ardi- 
mento di Muzio Scevola di volere uccidere il Tofcano 
Re in mezzo alPEtrufco efercito ; anzi dall'abbaglio 
tolto dallo Scevola di credere per Re il fuo Queftore 
per vederlo veftito di Porpora alia Reale, compren- 
diamo 5 die coloro , die le prime cariche del Regno 
godeano , fendo negl'ornamenti agguagliati a i mede- 
iimi Re , l'auttorita loro fara (lata grandiffima 3 quale 
appunto eifer debbe in quelle Repubbliche 3 nelle % 
quali mal fi foffre , che il Real commando non venga 
da nefifun termine circofcritto . 

Comprovar cio facilmente potrei > fe tutto il 
Mondo letterario applaudiffe agli fcritti di Curzio 
Inghirami; avvegnache con due monumenti 5 che » 
quivi fonofpettanti alia mia Patria , rinvenir potreb* 
berfi alcuni Magiftrati 5 de' quali quivi fi fa menzio-» 
ne . Queiti fono due fofcrizioni col Sigillo di Voile- 
no , le quali fono fatte per autenticare alcune leggi . 
Giova pero qui addurli , acciocche , fe mai veni(fe_j 
a luce la defiderabile autentica di quegli eruditi fcrit« 
ti 3 non ii trovi in nulla difettofa la Storia mia • 

Vrnui Lodlm Voljinil Lucumon 
Aruns AUurim Senator 
Are dm Defehius Voljinlm • 



SIGNUM NjU* VOLSINII 



& 



Vomponmi Cnfttcatius Lucumon Boljinknjium 



no Delia Storia di Volfcno 

Rawcrius Gallidm Legatm , & Senator hulfi- 

nienjis . 
Marcus Fur/us Senator , & Legatm huljinicnjii . 




SIGNUM ^ft^ \ BOLSINIAE 



Apparifce dunque dalle fopranotate fofcrizzioni , 
che in Volfeno vi fofTero i Senatori , ed i Legati , o 
Luogotenenti che vogliam dirli ; ma ficcome gli fcrit- 
ti delPlnghirami fi fuppongono fepolti fbtto la rocca_i 
degli Auguri Volterrani da Profpero Fiefblano lor Se- 
gretario ne' tempi di Cicerone , che vale a dire , fet- 
te fecoli dopo la fondazione di Roma j quando anche 
foiTero autentici , dar ci potrebber folamente notizia 
di quei Magiftrati , che furon dopo il tempo, che noi 
Lione Aiiacc'o ccle- ricerchiamo , che e quello che precedette Roma . Del- 

bie fcrittote (benche \ n n" » 11 1 1 • 1 1 ■ 

fe le oppon^a il Ben- * a l te " a natura e quello , che conghietturato abbiamo 
noni) ha per apocrifi dal Teforiere del Re Porfenna ; ma noi quefte cofe__> 
tutti gii fcntti deir a kkjam q L1 } voluto riferire 5 per non etfere obbligati a 

Indurarru. * , . r d ,' .» , JP . 

trattarne un altra nata , molto pju , perche , aflai po- 
copotendofene dire, non meritava quefta materia una 
feconda confiderazione . 

Abbiamo regiftrate le cofe , che a Volfeno rac- 
cbiufa dentro i fuoi muri appartengono . Favellaremo 
era di Volfeno unita colle altre Repubbliche dclla_» 
Tofcana . Avea l'Etruria (come ogn'un fa) dodeci 
Metropoli , fbtto la giurifdizione delle quali viveano 
forfe altre quaranta groffe Cittadi , fenza annoverarvi 
Neiia defcriiiione-* lepicciole; quefte dodici Metropoli furono (fecondo 
d'ltaiiajag. 15. Leandro Alberti ) Luna, Pifa, Populonia, Volter- 



Lihro Vrimo . rii 

ra, Agilla, Fiefole , Roflelle , Arezzo , Perugia^, 

Chiufi , Faleria , Volfeno . Diverfo e il parere di A P a g--'- 

Tommafb Dempftero, che nella faa Etruria Reale__> 

fcrive le fuddette Citta effere ftate ; Vejo , Tarqui- 

nia , Faleria, Vetulonia, Populonia, Corito , Vol- AlcunipcrCoritom- 

feno, Cere, Chiufi, Fiefole, Lucca ? Luna. tendono ConoM ' 

Se lecito mi foflfe interporre il mioavvifo fra le 
opinioni di due letterati cosi famofi , crederei facil- 
mente il difparer loro concordar fi poffa ,diftinguendo 
i piu modern i da' piu antichi tempi ; ficche , io direi, 
che ne' primi fecoli del tofcano Impero , fiorirono fu 
tutte le altre Citta , Volterra , Agilla , Fiefble_* , 
Arezzo , Volfeno , Perugia , Chiufi , Vejo , Tar- 
quinia , Vetu-lonia , Cortona , e Cere ; ma ne' feguen- 
ti fecoli , fendo altre delle mentovate Citta gite in_> 
rovina , altre ridotte in poffa de' Latini , dier campo 
ad altre Tofcane Citta di occupare il Iuogo loro ; fin- 
che ridotta l'Etruria tutta in poter de' Romani furon 
confufe incredibilmente le cofe , imperocche, quel 
Popolo , che non fu troppo reftio a communicar la_> 
Cittadinanza fua alle Citta fbggette , moltomenolo 
fara ftato a follevar i piu a lui devoti della Tofcana y 
agli onori della lor Nazionej onde , non fblamente 
alcune Citta meno antiche dell'Etruria annoverate 
furono tra le piu vecchie , in Iuogo (perefempio) di 
Vejo diroccato, di Cere che era divenutaprefettura 
Romana , ma fu accrefciuto il numero delle Metropo- 
li , e de' Popoli , che componeano tutto il corpo della 
Tofcana Repubblica j onde in alcune antiche ifcrizio- 
M fi legge : 
PRAETOR . HETRVRIAE . POPVLORVM XV. 

Il privilegio di quefte dodici Metropoli confifte- 
va in poter mandare il lor Lucumene a' congreffi , che 
teneanfi in alcuna di loro per trattar quivi degli affari 
pubblici , che intereffavan tutta la Nazione * Qui fi 
comandavan le guerre 3 fi ftringean le paci , e le con- 
federal 



1 1 i Delia Storia di Volfcno 

federation! j qui fi giudicavan le liti , che tra le Cittl 
Etrufche inforgevano, fi promulgavan le Leggi; ed 
in fomma in quefto univerfal Concilio fi trattavan le 
piu ardue , e rilevanti faccende della Repubblica . II 
luogo in cui quefti Lucumoni congregavanfi fu la no- 
ftra Volfeno , non tanto per effer ella pofta ikI centro 
della vecchia Tofcana , quanto , perche ne' piu anti- 
chi tempi il noftro Lucumene a tutti gli altri precede- 
va ; ficche gli altri nella fua Regia venir dovcano , 
non andar egli alPaltrui; ma quando la potenza dc' 
Falifci , e de' Vejenti comincio ad accrefcerfi molto , 
ficche contender poteano con gli Etrufci Trafcimini 
( locche fu dopo la fondazione di Roma ) non vollero 
andar piu aVollcnoj ne ftimando il Lucumene Vol- 
fenefe, (falvo il fuodecoro, poter andare nelle Fali- 
fchc Citta a tenervi congreflb) fu fcelto un luogo in- 
differente qual fu il Fano di Volturna pofto nel Bofco 
Cimino tra i confini de' Vol/enefi , c di Montefia- 
fcone; equivi giufta il coftume antico in ogni nuova 
Luna per molto tempo fi tenne la Dieta generale de- 
ftati di Tofcana . 

Or che de' Lucumeni trattato abbiamo , bene__> 
egli e di /bggiugnere, che quefto Magiftrato ne' piu 
antichi tempi fu perpetuo , e forfe ereditario ; ma^ 
poicche la non interrotta potefta fu oflervata degene- 
rare in tirannide , piacque che il loro Imperio duraflc 
un anno folo , appunto come in Atene dopo i Re , c 
dopo gl'Arconti decennali , fi pafso a far quefti An- 
nuali . 

Qualora pofcia fovraftar fi vedea qualche perico- 
lofa guerra 5 che tutta obbligaflfe a prender l'armi la_» 
Tofcana, coftume antico fu di fare un de' Lucumeni 
generaliflimo dell* Efercito , e cafiando Paurtorita. 
degli altri undici , e coH'auttorita le infegnedel Ma- 
giftrato depofte ,quei dodici Littori aflegnati prima_» 
uno per ciafcheduno de* Larti , accompagnavano fblo 

quegli, 



LilroVrimo* ir^ 

quegli , che era ftato a tutti prepofto . Per le qualt 
eofe , nella controverfia , die paffa tra gli Auttori da 
chi prendeffero i Roraani il Dittatore (mentreDio- 
nigi Alicarnaffeo , quantunque coll'auttorita di Lici- 
nio Macro afferifca averlo tolto dagl'Albani) con-- 
tuttocio pende piu nell'opinione , che fia ftato pre- 
fo da' Greci , appreffo i quali ne' gravi affari della 
Repubblica eleggevafi un Magiftrato , nella podefta 
fomigliantitfimo alia dfttaturaj cui davano il nome 
Efimnete . E mentre Tito Livio contende di provare , Lib - 6 - 7 * 
che gli Albani ne foffero gl'auttori , ( trovandofi fino 
a tempo di Tullo Re di Roma , Mezio Suffezio lor 
Dittatore), in tale controverfia dico, veggendofi , "ml^liTori^ 
che il Dittatore Romano era preceduto da tutti quei i Confoli u. i Pre- 
Littori , che folean prima far corte agl'altri Magi- tori5, 
ftrati ; e quefti a guifa de' Larti fi fpogliavano della,., 
carica , perche tutta la fomma dell'arbitrio in uno fi 
accoglieffe , pare a me , che dir fi poffa , che i Ro- 
mani nel creare il Dittatore non altra Nazione aver 
imitata, che l'Etrufca . Imperocche , ficcomeeglie 
notiffimo , che da' Tofcani traffero tutti gFornamenti 
de' Magifirati , ed il Rito di crearli ; perche non-» 
avraffi a dire , che i Magiftrati medefimi , ne abbian 
prefi ? Poicche ie i Magiftrati Romani non foffero 
fiati agli Etrufci fbmiglievoli , le infegne Tofcane_ji 
ftate non gli fariano convenienti . E fe pure vorrem 
dire effer dagl'Albani paffato in Roma il coftume di 
fare il Dittatore ; non pertanto negheraffi la gloria_j 
agli Etrufci di effere ftati ad ufarlo i primi ; perocche 
fendo di gran lunga piu antichi gli Etrufci degli Al- 
bani , di una cofa , che ritrovafi appreffo gPuni , "e 
gl'altri , riputar fe ne debbe Torigine appo i piu an- 
tichi ; ficche i Romani , fe non immediata, media*- 
tamente almeno dagli Etrufci ricevettero la dittatura. 
Che piuttofto poi da quefti , che da' Greci Taveffero; 
abbaftanza fi conofce dall'aver i Romani affai prima_» 

P prati- 



1 14 Delia Storia di Volfeno 

praticato cogrEtrufci confinanti, che co' Greci Ion- 
tan i . 

Paffar fotto filenzio non deggio i coftumi , e le 
ufanze propie alia noftra Nazione . Fu quefta cosi in- 
gegnofa , che comincio a ridurre fotto precetti la_> 
maniera di edificare , che fino allora era ftata a ca- 
priccio , e fenza arte 5 inventato il primo ordine di 
Architettura , il qual fino a' di noftri dagi'inventori 
fuoi chiamafi Tofcano\ dalla di cui femplicita facil- 
mente fi ravvifa di effere ftato ritrovato prima , che 
i Dorienfi , gPJonjj ed i Corintj inventaffero il loro 
( ie pure invenzione) chiamar fi puo l'avere in alcuna 
guifa modificato , ed abbellito ciocche in prima fu 
dagli Etrufci penfato . Fu trovato queft' ordine di 
Architettura in prima per far con maggior leggiadria 
i Templi de' Numi ; e pofcia per far de' Portici fotto 
le cafe , nelle quali fi fermaffe la moltitudine de' fervi; 
onde da i Tofcani abbiamo i Cortili . Ufarono di ap- 
parecchiare due volte al giorno la menfa , e fbntuofa- 
mente rmbandirla . Ufarono tappeti * e vefti racca- 
mate a fiori ; e vafelleria d'oro ; gran numero di fer- 
vi , e di miniftri fra' quali ammetteano anchc la gente 
libera . Ora andiamo a confiderare gPantichi Tofcani 
in guerra , dopo d'averli confiderati in pace . 

§. II. 

Delia Militar Tiifciplina 5 e delle prime guerre 
fatte dc? Volfene/i '. 

SEdibellica lode epiudegno quel popolo , che«j 
qualora impugna le armi , non ufa valor fblo , c 
gagliardia, ma dalla militar difciplina punto non fi 
diparte , che quegli altri , che da barbara ferocia , e 
da contumace orgoglio trafportare a i fanguinofi ci- 
menti fi lafcianoj Dubbio non v'ha, che a i noftri 

anti- 



Lilro Vrimo . 115 

antichiffimi Tofcani fulle altre bellicofe Nazioni Ia_» 
palma d'illuftre milizia fi conviene . Imperocche , ol- 
tre alle tante chiare teftimonianze dateci di lor pro- 
dezza nelle gloriofe conquifte di Terre , nelle difficili 
efpugnazioni di Citta 3 c nelle guerre si lungamente 
foftenute , molte mcmorie della difciplina ofiervata 
trall'armi, ne rimangono ancora j le quali unite a 
molte cofe da-gli Etrufci ritrovate , viflfero a publico 
benefizio degli eflerciti di tutte le Nazioni , ed oggidi 
eziandio vivono ancora . 

L'obbedienza , che al Capitano fi prefta ogn'un 
fa , ch'e la piu eflkace cagione del buon efito delle 
imprefe . Quefta fli cosi efatta ne i noftri Maggiori », 
che non folamente al General dell'armata , ma anco- 
ra ad ogn'altro Offiziale di guerra obbedientiflima_. 
moftroffi fempre la minuta foldatefca . Anzi appena 
eletto il general Duce della Nazione, acciocche piu 
rifpettevole la di lui perfona appariffe , ad efib afifog- 
gettivanfii Magiftrati dipace; e griftefli Lucumeni 
fpogliavansi d'ogni civile auttorita . Per la qual cofa 
io non Co qual sia ftata piu mirabile, o la raflfegna- 
zione j e la confidenza degl'Etrufci nel commettere 
all*arbitrio di un fblo tutta la fbmma del commune in- 
terefife , non fenza grave pericolo della Repubblica 3 o 
Ja modeftia de' Commandanti , fra* quali neflunosi 
legge avere in tanta potenza occupatamai la tiran- 
nica signoria , non dico di tutta la Nazione 3 ma ne 
pure della Patria fua . Felicita che non incontrarono 
i Romani, tra' quali fendo palTata per 400. anni per 
le mani de* piu illuftri Cittadini innocente la dittatu- 
ra ; caduta in quelle di L. Silla , e di G. Cefare cosi 
fcelerata , ed abominevole divenne, che con perpe- 
tua hgge fu proibito crearsi piu Dittatore . 

Tale precauzione contuttocio non valfe a mante- 
nere fempre illefa la commune liberta 5 mentre la /bla 
modcrazionc di animo fempre lontana tenne da i To- 

P 2 fcani 



1 16 Delia StoriadiVolfeno 

fcani Dittatori la tirannide. Baftb loro Tonor delPalu- 
damento , manto guerriero di Porpora , e lo fcettro di 
avorio, e la fedia curule. Bafto raccompagnamento de' 
Littori, e de' Fafci ; e bafto finalmente (debellati i ne- 
mici 5 c reft la tranquillita a i popoli loro) quella glo- 
ria vuota di orgoglio , quale era il tornar in Patria tri- 
onfando . Vuota ditfi di orgoglio fu de' trionfi la glo- 
ria; poicche ambiziofi nomar non ft poftbno coloro, 
che non per altro fra gl'applaufi , e Ie allegrezze popo- 
lari in feftiva , e fplendida pompa vanno , che per gire 
a render con fblenne fagrificio le dovute grazie a Dio 
immortale della ottenutavittoria.il non riconofcereil 
fuo bene,che da fe ftelfo,fa il carattere del fuperbo.Tali 
adunquenonfurono iTofcani,che di ogni lor bene (an- 
che di quello,che tanto fangue coftato gl'era) il fommo 
Dio perautore riconofcevano. E ben faggi li dimoftra- 
rono i Romani quando dallaTofcana , e la toga racca- 
mata 3 ela tonacapalmata,raureococcbioneapprefcro 

§luattro dcflrler vieppiH che neve b'lanchi , 
e le altre infegne , e riti trionfali nella Citta loro trafc 
portarono. 

Abbaftanza favellato si e del Duce degli Etrufci , 
parliam ora degli eferciti loro . Quefti anzi di fante- 
ria componevansi , che di cavalleria , e!aragione_j 
cred'io ne foffe \ il sito della Tofcana per lo piu mon- 
tuofa . Delle armi Etrufche poco , o nulla si fa , fe 
non che diverfe furono dalle greche , mentre Dionigi 
Alicarnafseo nota come cofa propria de' Falifci (gen- 
te di origin greca) cert'ornamento delle armadure__j , 
l'ufo dello fcudo argolico , e dell'afta * Ofservo pe- 
Giarnbur. n«i Geiio . ro, che le parole Dardo , Saetta , Cocca , e Tende 
ion di quelle voci , che si ftimano dagPintendenti di 
origine Aramea ; laonde , fe gli antichi Etrufci eb-* 
"bero quefti nomi , avranno eziandio avuto Pufo delle 
cofe da lor significate . Circa le tende particolarmenT 
tefembraj che da' Tofcani le ricevefseroi Romani 5 

impe- 



Perm. Trionfo d* 
aiuoie cap. i. 



Auban lib.?. cap.Ji. 
demoiib. legib. Sec. 



Antiq. Rom. lib, i. 



Libro Vrimo. 117 



imperocche jfi legge che la prima volta , in cui eglino Liv.Iib. s- 

fe ne /ervirono , fu in Tofcana , nell'affedio cli Vejo . 

Ma dove lafcio io di parlare della Tromba guerriera_> Diodor. Sidi.lib. j 

da I Tofcani inventata , onde anticamente Tirrena 

chiamoifj ? E qual cofa trovarfi mai piu utile per la_. 

guerra poteafi , di quefto Htromento, che talmente 

gli animi della foldatefca infiamma , e fprona 5 che__i 

obliar facendo loro i vicini rifchj di morte, penfar 

folo gli fa alle audaci imprefe , ed alia gloria ; ed af- 

fordando l'aria col fuo fpiritofb bombo , non per*- 

mette 5 che s'intimorifcano i combattenti per i tron- 

chiaflfannofi fbfpiri,e per i languidi lamenti de i mori- 

bondi . Furono cosi pronte le altre Nazioni ad imitar 

nelle battaglie loro , quefto coftume Tofcano , che fin 

nell'Afia a tempo delPaffedio di Troja Cq n'era fatta un 

arte di fuonar la tromba : onde Virgilio per dare una Eneid. lib. 6. 

-grandifllma loda a Mifeno compagno di Enea 3 dice : 

— quo non praeftantior alter 

jEre ciere vivos , Martemque accendere cantu . 

Le prime guerre poi da' noftri maggiori fatte , 
reftarono quafi neiroblivione fepolte 5 tanto pero 
dalle piu antiche memorie degli Scrittori fi raccoghe, 
che bafta per darcene qualche contezza . 

Non puo far egli a meno Dioniiio Alicarnafifeo Amiq.Rom. lib. i 
tuttogreco ch'egli e , di confefiTare la gente Tirrena 
non d'altronde in Italia efifer venuta , ma nata nel me- 
defimo terreno ; la qual cofa da chi ha lette le Mofai- 
che carte s'interpretera , che cotefta Nazione fendo 
ftata la prima a venir dall'Oriente nelle noftre contra- 
de vuote , ed ignude aflatto allora di abitatori \ non 
fapendofi da quelle , che vi venner dopo , il tempo in 
cui vi giunfe la prima > ftimarono colla filofbfia loro } 
che quegli uomini nati vi foffero dalle bucce , che— i DIodor ' SlCi1, 
Tumida terra faceva da' raggi del Sole rifcaldata , e cap ' * • 
commoffa ; Se dunque i Tirreni furono i primieri ad 
occupar l'ltalia 3 cert'egli e 3 che per ogni diritto ne 

diven- 



ht>, i» 



1 1 8 Delia Storia di Volfcno 

divenner fubito i veri , e Iegitimi poflTeflfori ; ficche 
neflun altro popolo fopravegnente difturbargli potea , 
fcnza far loro ingiuria, dalle fedi, refe proprie per 
l'attuale occupazione , e fatte dal pacifico poiTeflTo di 
pm eta d'incontraftabil domfnio . Laonde, allorche 
in Italia i Sicani , grEnotrj , gl'Aufonj , i Lidj, i 
Pelafgi , e tante altre barbare Nazioni fovraggiunfe- 
ro ad impadronirfi delle Terre di gia da' Tirreni pof- 
fedute , non vennero, che da ingiuriofi ufurpatori ad 
infignorirfi dell'altrui . Quefto ne bafta per conofcere, 
che ne* lor primi anni goderonfi i Tirreni una perfet- 
ta tranquillita ; ne moffer mai le armi per procacciarfi 
paefe , avendone eglino abbaftanza del proprio . 

Ma le prime Guerre , che intraprefero 5 fe non fu- 
rono per fare akrui ingiuria , Io furono certamente per 
rimuoverla da loro , cofa che giufta, e fanta rende ogni 
guerra ; e quello, che maravigliofo riefee e , che quan- 
tunque i Tirreni nati foffero , e crefciuti in feno di dol- 
ce pace 3 pure animati dal natio loro valore, e dalla_> 
giuftizia della caufa , fepper rtmpre difenderfi dalla fe- 
rocia de' Barbari , che fpirava (tragi } e rapine . Im- 
perocche , non fi legge mai , che i Tirreni (rati fieno 
dalle lor fedi rimofli ma bensi nella Terra loro confer- 
varon fempre fe fteffi colla lor lingua , e coftumi ; e 
cosi lontani furono da prender il nome da i nuovi con- 
quiftatori (come alPaltre nazioni dTtalia fovente ac- 
cadde) che piuttofto eglino feron chiamar Tirrena la 
gente fovraggiunta , ficcome a' Pelafgi intervenne , 
de' quali fiam qui per raccontare la guerra . 

Erafi gia cosi moltiplicata la generazione degli 
Uomini, che angufte riufcivanoamoltepopolazioni 
quelle Terre , che baftevoli erano ftate a capir la mol- 
titudine delle Famiglie , che le occupo ; quando i Pe- 
Paufan. neii'Arcad. lafgi , (Nazione, da quel Re Pelaigo difcefa che fu 
il primo ad infegnar agli uomini il mangiar le ghiandc 
in vece dell'erbe crude cibo fino allora u&to j onde 

meri- 



Libro Vritno. 



119 



Baudrand Geograff. 



meritevole fu creduto di onoridivini) i Pelafgi dico 5 

dopocche dal Peloponnefo partiti , invafero la TefTa- Dionif. Alicam.iib.i 

glia , paffate alquante eta furon quindi fcacciati da* 

Coloni de' Cureti , e da' Pelafgi \ onde molte loro 

Colonie per l'Afia , e per TEuropa , lungo tempo da 

tutti rigettate , edafflitte, vagarono . Una parte di 

lor gente imbarcata , venne per Io mare Adriatico ad 

approdare nelJe Foci del P6 , e quivi di bel nuovo di- 

vifa, altri vi fi fermarono , ed altri verfb l'Umbria 

s'incaminarono j ove conquiftatane una Citta , da un 

grofTo efercito d'Umbri fpaventati 3 ne partironoj 

onde rivolti fulcontado degl'Aboriggeni , furon da_» 

quefti altrcsi , come nemfca moltitudine ricevuti . Ma 

fendofi a forte fermati preffo a Cotila Citta degPAbo- 

riggini vicino al Lago , fei miglia diftante da Rieti ; 

avvertendo quivi un ifbletta muover(i , fi avvifarono 

quefto eflTere il luogo dall'Oracolo Dodoneo afTegna- 

to , perloche , quando fi viddero venir incontro gl* 

Aboriggeni armati , i Pelafgi pofte giu learmi colle 

frondi fagre Pincontrarono palefando loro la lor for- 

tuna , e pregandogli ad aver delle lunghe fventure 

loro compaflione . 

Impietofironfi gli Aboriggeni del racconto di tanti 
difaftri , e moffi dall'auttorita dell'Oracolo benigna- 
mente accolfero i Greci per fervirfene altresi nella lun- 
ga guerra, che con i Siculi aveano; Gl'affegnarono 
percio una parte del lor Contado vicino a Cotila ; ma 
crefciuti di numero , ficche quel terreno loro non era_» 
piu fufficiente , impetrato ajuto dagli ofpiti loro , afTa- 
lirono , e prefero Cortona Citta degli Umbri 5 e la_> 
fortificarono , e di molte altre Terre , e Caflella s'in- 
fignorirono . Andando pofcia i Pelafgi in ajuto degli 
Aboriggeni, batterono in si fatta maniera i Siculi , che 
obbligatigli ad abbandonar la propia Citta , gli co- 
ftrinfero a gir finalmcnte a dar nome alia Sicilia . AI* 
lora molte Citta furono da' Pelafgi abitate , altre da_, 

loro 



1 20 Delia St or la di Volfeno 

Ioro fabbricate di nuovo , ed altre tolte a' Skull 3 ed 
agli Umbri . 

Dopo la ferie di si lieti fucceffi dallo Scrittor del- 
le Romane antichita raccontate , cominciarono a gire 
alia china le cofe dei Pelafgi ', imperocche , intra- 
lafciando le favolofe difgrazie avvenutegli , per non_» 
aver mandate tra le Decime a Febo prometfe , la deci- 
ma parte de' Figliuoli ancora , della profperita loro fi 
abufarono . Scacciati i Siciliani , domati gli Umbri , 
collegati cogli Aborigeni , (come dal medefimo Stori- 
co raccoglierfi puo ,) ofarono eziandio di dar briga a* 
Tirreni confinanti ; ma ritrovata in coftoro maggior 
arte di guerra > e maggior gagliardia di quella j che 
negli altri popoli fperimentata finallora non aveano , 
fbpra fe itefil V ultima fciagura chiamarono ; con- 
ciofiache, oltre Feflere ftati piu volte battuti in cam- 
po , fpogliati alia fine reftarono da' Tirreni di molte, 
e forfe tutte le lor Citta . Annovera fra quefte Dio- 
Agiiia dove regno nifio , Agilla , che poi Cerveteri fu detta , Satur- 
Mezenzio . n j a pj^ ec j Alfio , oggi Palo , o Cerveteri . Falerio, 

Falerio os^gi der«_, _ ' I 5D u t* r n 

Cczi, Civita Caftei- e Fefcennio , quantunque alia Tolcana Potenza ce- 

lana 3 Fefcennia ora deiTero piu lungo tempo, cioe fino a quello dellTm- 

o 3 g: 1 aff[ e ' BaUdrandGe " peradore Ottavio Augufto, molte greche veAigia^ 

nelle Sagre Cerimonie , e nella militar di/ciplina con- 

fervarono . 

Ma giova qui fermarfi alquanto per di/cernere 
quali fofifero quelli antichifllmi Tirreni , che la forza 
Pelafga abbatterono ; locche farfi non potra , fe non 
fi rintraccian prima dell'antichiffima Tirrenia i confi- 
ni . Troviamo dunque in Dionifio , che Agilla, Sa- 
turnia , Pifa , Alfio , Falerio , e Fefcennio furono 
Citta per conquifta Tirrene, non per origine; che 
uh.io. Perugia ancorfia di origine Greca Pattella Giuftino ', 

laonde inferir fi puo , che Tantica , ed originana__> 
Etruria da molto piu angufti limiti circonferitta ve- 
nifTe, di quelli folTero quei termini che ne'fuoi mi- 

gliori 



LilroVrimOi 121 

gliori tempi ottenne . Se Pifa , Agilla , ed Alfio Cit- 
ta, qual di Sicilianaorigine, e qual dagl'Aborigeni 
fondata , fur tolte da' Tirreni a' Pelafgi , dovrafii cre- 
dere , che tutta la Maremma 3 che poi alia Tofcana 
appartenne , originalmente Tofcana non foffe . Se 
Cortona vien porta neirUmbria , dirconverra, che 
tutte quelle Citta , che fono piu orientali di lei alla_» 
Tofcana di Etrufca origine non fieno . Se Falerio , e 
Fefbennio prima furon de' Sicilian! , e pofcia de' Pe- 
lafgi , confefferemo , che 1' Etruria non s' inoltrava 
tanto verfo la parte mediterranea d'ltalia 3 che non_* 
finiffe prima di falir fbpra i Monti Falifci ; ficche egli 
fembra chiariflimo , che la prima Etruria dal Lago di 
Volfeno cominciaffe , cioe dalla parte auftrale , ed 
incaminandofi verfo Firenze incontro alTaquilone la- 
fciaffe di man deftra in tutto TAppcnnino , e dalla fini- 
flra nonvedeflfeil Mare. So che ne' tempi pofteriori 
molto piu ampiamente la Tofcana ft ftefe j ma noi in- 
tendiamo di favellare di quella eftenfione , ch'ella_> 
ebbe , allorche contenendo un giufto popolo non avea 
coH'armi ancora ampliticato il fuo dominio ! 

Mi rincrefce , che quefta mia dimoftra'zione forfe 
perchetroppolucida , e convincente ellae , fa r a mo- 
lefta ad un moderno chiariffimo Scrittore , il quale 
ad ogni cofto col fuo P. Annio fi sforza di provare^j 5 
che Viterbo antichilTima , fra quante Citta abbia l'lta- 
lia , ftata lia delPEtruria la Metropoli ; imperocche y 
fe pur ella fu al mondo ne' fecoli , de' quali divifiamo, 
cofa che da tutti i Critici vien negata , fu certamente 
nella contrada, che prima a' Siciliani r e polcia a* 
Pelafgi appartenne. Laonde io non fb come la Me- 
tropoli dell'Etruria , riporre fuori delPEtruria (i poA 
fa . Ne perche ne' feguenti fecoli fi dilataffe la Tofca- 
na fino al Tevere 3 dirfipuo, che Viterbo ne fia ftata 
la Capitals; mentre fendofi mofli gli Conquiftatori di 

CL la 



uz Delia S tori a di Volfcno 

la dal Cimino , avrebbono anzi perduto , che guada* 
gnato, foggettando ad una Citta di nazionediverfa , 
Citta poc*anzi nemica , e di conquifta , non folamen- 
ts quantocon tanfofangue comprato ft era,, ma tut t* 1 
ancora la primiera , e vittoriofa Tofcana * 

Detta cio per digreflione , tacero gl'altri argo- 
menti onde facilmente il parere del mentovato Scrit- 
tore confutar fi potrcbbe , poicche io mi affretto di 
ritornare a iTirreni,, /otto il nome de'quali i miei 
Volfeneft riconofco ;, imperocche, oltre la Corogra- 
fia addotta deiranticaEtruria, (che appena abbiani 
potuto adombrare , merce di tanta diflanza di tempo,, 
dalla quale vien fuorid'bgni dubbio comprefa Volfe- 
bo) ogni ragion ci perfuade* che fra le Citta Tirre- 
ne, Volfeno fu quella , che diftrufle i Pclafgi ;. poic- 
che fendo affai piu facili le guerre fra i popoli confi- 
nanti , che fra i remott y particolarmente in quei 
tempi, ne' quali il niovean Tarmi per vendicar Ie__* 
rapineda* vicini fatte fugl'altrui territorf; non aven- 
do Citta Etrufca , che piu vicina. folfe agli Aborigeni , 
ed ai Pela/gi quanto Volfeno , uopa egl'e di confeffa- 
re , che i Volfenefr fur quelli , che ferviron d*argine 
alia Tofcana contra rfnondazione de i nemici , e che 
poi si bravamente gli re/pinfero , che di tutte le. Cit-. 
ta loro gli fpogliarono * 

Ed allor fu , che i Volfenefi ( non niego pero * 

che da altri Tirreni poteflera eilere accompagnati ) 

paflati imonti Cimini fcefero fulla regione , che poi 

fu detta Faleria ; e voltatifi verfo il Mareoccuparona 

* Tarquinia-oggidu \{ Paefe , che pofcia nomofil Tarquinio^ e feguenda 

ftrutta Hi nelle vici-i v i • n t it ft j ¥?> •■ ..• v a 

nanzediCQiueto. le lor conquifte ,, delle terre de Vejenti s impadroni- 
rono^ cosiefpugnafe Falerio, e Fefcennio neMiioghi 
mediterranei v edAgilfa, edAlfio fulla contradama- 

Ateneo kb* iy* ritima , varcando il Yevere ,, che in quei tempi ch.ia- 

ttiavafi Giano , vennero ad attaccar grAborigeni nelle 

lor 



Lilro Trimo. 123 



lor patrie ledi ; e ficcome la prima Citta , in cui pafc 
fato il Fiume fi abbatterono nel Lazio , fu Saturnia__», 
aflaliron quefta , e la prefero . 

Nafce qualche dubbio fuirindivlduazione di co- 
tefta Saturnia; perocche, fendo ftate due Citta ne* 
primi tempi d'ltalia , dello fteffo, o almeno fbmi- 
gliantiffimo nome , una nella Tofcana mediterranea 
detta Saturniana, e Taltra in terra del Lazio nomata 
Saturnia dal fondator fuo Saturno , non fi fa di qual di 
quefte due abbia intefb di favellar Dionifio Alicarna£- 
feo , fcrivendo , ch'ella fu da' Tirreni efpugnata . Io 
per me ftimo , che non la Tofcana , ma la Latina Sa- 
turnia da' Tirreni efpugnata fofte in quelle guerre__> ; 
avvegnache , lo fteffo Dionigi nel medefimo luogo fi 
dichiara di annoverar quelle Citta , che furon confu- 
famente da i Pelafgi , e dagl'Aborigeni abitate; fic- 
che , non avendo mai abitato gl'Aborigeni in Tofca- 
na , fieguene, che Saturnia non fia ftata una Citta 
Tofcana ritolta da" 1 Tirreni a i Pelafgi, ma unacon- 
quifta nuova da' Tirreni fatta ne i paefi degli Abort* 
geni , che co i Pelafgi conviveano » 

Ne cofa indegna da faperfi e ii fito gia dalla Citta 
Saturnia occupato . Fu quefto il piii cofpicuo , che— » 
aveffe , ed abbia Roma , cioe , quel Monte , che da 
Tarquinio Superbo in qua , nomofli Campidoglio, 
detto prima Tarpeo ; ma molto prima Saturnio dalla 
fuddetta Citta, di cui molti Auttori fan menzione, 
e tra gli altri Varrone , che fino al fuo tempo, dice, Lib* 4. deL.Lr 
che fe ne confervavano tre veftigia, cioe , la porta Sa- 
turnia , detta poi Pandana, che per quantoegli la di- 
fegna , par credibile fia ftata nel luogo , ove ft vede og* 
gidi TArco trionfale di Settimio Severo . Il Tempio 
di Saturno, che refta fino a' di noftri confagratoa_> 
S. Adriano , ed i muri deretani del fuddetfo Tempio 
ne' quali erano fcritte le leggi degredificj; Aggiu- 
gne Fefto , che dopo anche la fondazione di Roma Sa~ 

Q^2 turni 



1 24 Delia Storia di Volfcno 

turnj fi appellavano coloro , che fulle radici del Cam- 
pidoglio abitavano. Ma della Citta. Saturnia canta 
cosi elegantemente Vergilio dottiflimo nelle antichi- 
ta , che tacer non debbo il luogo ov'egli introduces 
Evandro , che moftrando all'Ofpite Enea le antichita 
vicine al Palatino , cosi ragiona . 
Eneid. lib. 8, Quefte Inoltre , che qui rlmlrl , due 

Cittd , c he coil infrante hanno le mura > 
Memorie , e avanz? degVUom'mi ant'tchi^ 
Quella da Giano Padre , e da Satumo 
Edijicata fa queJTaltra Rocca , 
Onde quella Glanlcolo nomojfi , 
Ed ebbe quefla di Saturnia H nome . 
Noi fcriviam cofe accadute un fecolo in circa_» 5 
prima della famofa guerra Trojana ; come dallo ftefiTo 
Dionifio raccogliamo; ficche fofpettar fi puo , che 
Saturnia reftaffe cosi malmenata dalle armi de' Tir- 
reni , che refa inabitabile tratto tratto andaflTe in ro- 
Enea venue in Italia vina tale , che appena fe ne poteano moftrare ad Enea 
^egi'anni del Mondo da Evandro le veftieia . Or non e forfe ella una delle 
glorie maggion , che i noftn Tirreni vantar poflano , 
1'aver eglino a forza d' armi fignoreggiato fu quel 
monte, che a forza d'armi poi di tutto TUniver/b 
trionfo ? 

Or fe per quello , che di fopra moftrofll a' Vol- 
/enefi afcriver fi debbono quelle famigerate vittorie , 
che da' Tirreni riportate fi leggono , io mi congra- 
tuio colla mia Patriad'eflfere /lata quella , che diften- 
dendo le Tofcane conquifte dal Mare inferiore al fupe- 
riore , all'uno , ed airaltro abbia dato nome; anzi 
per render piu vafto il fuo impero , efpugno trecen- 
to Citta degli Umbri (come Plinio fcriffe) edifi- 
candone altre dodici di la dall'Apennino a fomiglian- 
za di altrettante , che di qua dal medefimo monte_«* 
eran gia dagli Etrufci abitate : e finalmente amplio 
la fua giurifdizione , la fua lingua , le leggi 5 i coftu- 
v mi , 



Lihro Vrimo* 12$ 

mi, laReligione, preffo a cinquanta illuftri Citta , 
oltre la moltitudine delle picciole , le quali furono 
entro i termini delTEtrufco Imperio comprefe . 

Parra forfe parzialita , che io ufi verfb la mia Pa- 
tria i'attribuir piuttofto a lei , che ad altra Citta. della 
Tofcana di opere si belie la gloria } ma come potrei io 
fame a meno, quando quei monumenti di antichita 
che rimangono , lei Tola fovra ogn'altra Citta favori- 
fcono ? Che fe da Volf no fatte non fi folfero le prime 
conquifte , come avrebb'ella potuto effere della Tofca- 
na la Metropoli , siccome Valerio Maffimo chiamolla ! 
e perche Seneca , e Floro detta Tavrebbon fra tutte le 
Citta Tofcane opulentirfima , quando molte altre ve 
ne furono , che in ampiezza *, e fecondita di Territo- 
rio , nulla cedeanle ! e molte , che fendo fill la marina 
collocate , eran piii efpofte al commercio; onde il piu. 
fbvente le ricchezze delle Citta proceder fbgliono; ne 
crediamo di elferci ingannati fcrivendo , che da Voile- 
no le prime Colonie fondate foffero qua, e la per 1' 
Etruria , mentre apparifce aver ella mandati abitatori 
an che fuor di Tofcana , come fuccedette al Tufcolo , e 
Tufcolano , il che piu tolto a tutta la Nazion Tofca- 
na, che a' Volfenefi afcriver dovendofi \ Negherafft 
forte , che il nome de' Volfci , nome di popolofa Na- 
zione, e non di Citta , (la un'abbreviamento di Volfci- 
ni , che cosi appunto fon da Properzio chiamati gl'an- 
tichi Volfenefi ? Dalla qual cofa conghietturar fi puo, 
che quando furono da' Volfenefi fatte le conquifte nel- 
la Reggione degPAborigeni di qua dal Tevere colPop- 
pugnazione della Citta Saturnia, ne reftaffero molti 
nel Lazio godendofi le conquiftate campagne , e da_» 
quefti propagata foffe quella gente si numerofa , che 
divifa poi in Eccetrani , che ne' monti Ceraumi abi- 
tarono , e in Vometlni , che tutta quella pianura poA Monti vicim' alia, 
federono, che ha per confini i monti, cominciando PaIudc pontina • 
daLavinio, teguendo per Velletri , Cora, Norma, 

Ser- 



n6 Delia St on a di Volfeno 

Sermoneta, fino a Terracina , ed il MarTirrenofu i 
foli campi Pometini popolo ventidue Citta . 

Ma per tornare a' Pelafgi, foggiungo, che » 
effi dopodiefTere frati debellati da' Tirreni , e pri- 
Pionif. Alic. lib, i. vati della fignoria di molt if}] me Citta , non partiro- 
no d'ltalia , ma nelle Citta Tirrenedifperfi rimafero; 
eftati quivi Iungo tempo con nuove generazioni , di 
Pelafgi divennero Tirreni , fempre facendofi miglio- 
ri , merce delle cofe , che da' vecchjTofcani appren- 
deano 5 e particolarmente Parte Nautica portata in_> 
fomma eccellenza da' Tirreni, divenuti per le Citta 
maritime acquiftate , gia fignori de' mari . Quefti 
novelli Tirreni riparfato 1'Adriatico , in Grecia ii ri- 
conduflfero , e quivi molte bell'opere fecero; e fer- 
matifi per qualche tempo In Atene , vi fabbricarono 
il muro , ch'era lungo la Rocca , chiamato percio Pe- 
lafgo . Di coftoro fa menzione altresi Sofocle nell' 
Inaco dicendo : 

O Padre Inaco , o Tivlio 

Delle fontane del Padre Oceano 

Gran Mefjaggkro della terra Argfoa^ 

De i Borghi di Glunone 5 

E de i Tirren Pelafgi . 

Or fe quefta gente nara , & educata in Etruria > 
che feco porto in Grecia le arti Etrufche abbiafi per la 
fola origine antica a chiamare Pelafga , quando piu 
tofto Tirrena dirfi dovrebbe ± lafcio , che altri lo giu- 
dichi . 

Reftami folamente da notare in quanti ftati con- 
fiderar il poffano le cofe delTanticaTofcana , cioe , 
nel nafcimento 5 nell'accrefcimento , nello ftato , e 
nella decadenza, da' quali quattro Epoche formarfi 
pofTono, La prima comincia dsgPanni del Mondo 
2000. , e fin i fee nel 2700. , nel qual tempo i Tofcani 
viffero in pace contenti de' loro terreni , fenza mole- 
ftar , ne venir molefhti da altri . Principia Ja feconda 

da' 



Liiro Vrimo. 127 

<Ja' fuddetti anni del Mondo 2700. , e finifce nel 3000. 
nel quale fpazio di tempo I'lmperia Etrufco col refilter 
primieramente all'altrui forze s'invigori ; e pofcia_> 
ftendendofl largamente per l'ltalia ,. s'accrebbe fem- 
pre ; ficche , oltre il dominio dilatato , e le Colonie 
fparfe nei luoghi confinanti , debello la campagna Fe- 
lice , edificandovi 12. illuftri Citta capo delle quali 
fece Capoa » Comprende la terza Epoca anni 600. in 
circa, ne* quali le Tofcane Repubbliche unite, tutta 
falda la lor potenza fi mantennero ; a riferva delle_> 
Citta Campane , che tolte da* Sanniti lor furono y 
le quali per altro, appena per Tofcane confiderar fi 
potevano, fendo> dal corpodella Tofcanadivife. Ma 
negl r anni della fondazione di Roma 558. del Monda 
3608. colla rovina di Vejo comincio contUerabilmen- 
te a fmembrarfl il dominio degTEtrufci ► I feguenti 
116". anni racchiudono la quarta epoca nella quale—* 
tratto tratto confumatoil poter degli Etrufci , dalle 
Romane guerre refto finalmente abbattuto allorche 
negl'anni di Roma 474. del Mondo 3724- fu da Tito 
Coruncanioprefa Volfeno : onde quell'lmperio , che 
in Volfeno. nacque, con Volfeno quafi peri ;, cofa_» 
che dimoflra effere veramente flats queft'augufta Cit- 
ta delPantica Etruria mat- fempre la Metropoli . Noi 
delle due prime epoche, e diqualche parte della terza 
abbiam fin qui divifato; delle rimanenti net fegueiv* 
te Libro favelleremo * 

§. HI. 

Della Rellgione degli antlchs Volfenefi. 

CHi diflotterrar voteffe dalle rovinedelPantichita* 
la Religioneda^nofliri piu vecchj Cittadini pra- 
ticata ; malagevol molto, e forfe. inutile travaglio 
intraprenderebbe. in uncoftante filenziodegPAuttori, 

che. 



128 Delia S tori a di Volfeno 

che qualche contezza di lei dame potrebbono; con- 
tuttocio, ficcome in quefto fbggetto temeraria pre- 
tenfione farebbe , il volerla intieramente fcuoprire , 
cosi da codardo mi porterei fe affatto ne intralafciafli 
ogni ricerca . Delle cofe dalla noftra memoria , anzi 
da quella degl'antichi troppo rimote, chi ne dice— » 
qualche cofa , ne dice abbaftanza . 

Lib. i. Appena da Dionigi Alicarnafteo circa la Religio- 

ne degPEtrufci , quefta notizia fi pu6 trarre ; che— > 
avean eglino Dei cosi particolari , e propj , che non 
fi aflbmigliavan neppure a quei de' Lidj , co' quali 
confufamente abitavano; e non molto dopo il mede- 
limo Auttore fbggiugne , che nella perizia de' Mifterj 
circa i divini culti , furono piu di ogn'altra Nazione 
cccellenti ; ma che al tempo fiio 5 quefta difciplina_> 
era in loro piu corrotta 5 ed ofcura . Da quefte poche 
parole , molto nel propofito noftro ricavar poffiamo ; 
fe ad indagar ci porremo qual'efter poteffe quefta pro- 
pia degrEtrufci , e da tutti gl'alfri diverfa Religione. 

NelProemio. Scriffe acconciamente Lucio Floro , che la Ro- 

manaStoria, non infegna folamente i fatti di un po- 
polo , ma dell'univerfb Genere umano : ed invero cosi 
la cofa fta ; Che fe mai di Storie cosi preziofe da noi 
fi perdeffe la luce, nella maggior parte ofcurata ri- 
marrebbe Puniverfale antichita . Or tentiam pure , fe 
da quefto fecondiftimo campo di erudizioni 5 la ricer- 
cata notizia poflfiam raccogliere . 

La Nazion Latina , rozza per fe ftefTa ne' primi 
tempi 5 e barbara j ficcome figlia degli Aborigeni abi- 
tatori de* monti , e delle forefte , la civil difcipli- 
na , ed il culto , d'altronde non ricevette , che dal 
commercio di due popoli , fra quanti n'ebbe l'anti- 
chita, difciplinatiffimi . Degli Etrufci favello, e de' 
Greci , co' quali lungamente pratico, cosi nella Mer- 
catura , come nella confufione delle Colonie; ficche, 
difficilifTimo egli e trovare , non folo fra 1 Latini , ma 

fra 



Lilro VrintOi 129 

fra cultiflimi Romani , unfagrorito, uncivil coftu- 
me, unaLegge, unaDifciplina , che fra gli Etrufci, 
o fra' Greci non fi ravvifi efTere ftata molto prima, pra-» 
ticata . 

Cio fuppofto , come egli e , per vero , parmi d** 
aver trovata la via , per la quale ad ifcuoprir Pantica 
Religione de' Volfenefi , e degli altri Etrufci perveni- 
re fi pofTa . Bafta fpecchiarfi nella Religione profeflfata 
in prima da' Romani ; e poi difaminati tutti quei loro 
Riti , e la derivazione loro , quanto Ci trovera , afcri- 
ver fkuramente fi dee agli Etrufci , poicche in meno* 
ma parte a i Greci non appartiene ; ne temiam d'in- 
gannarci , fe delle cofedubbie piuttoflo ad effi , che 
a' Greci ne attribuiremo l'invenzione ; fendo cosi co- 
flante opinione fra gli Eruditi , che gli Etrufci ftati 
fieno i primieri Maeftri di Religione fra tutti gli Eu- 
ropei ; onde i Greci ftefli credettero efTere ftati chia- 
mati Tufchi dalla parola greca Thlin quafi divini ; fie- 
che faciliflima cofa ella e che nel commercio 5 che i Pe- 
lafgi ebbono co' Tofcani , molti riti , e ceremonie da 
quefti apprendeffero . 

Ma per venire a i Romani ; Dionigi Alicarnaffeo Antiq. Roman. lib.*; 
in aha con fbmme lodi la Teologia introdotta da Ro- 

molo nclk flia novella Citta , e lagnafi , che dalle > 

greche favole ella alterata 3 e corrotta venifTe . Laon- 
de la Religione , che da' Tirreni avean tolta i Roma- 
ni , era pura , femplicc 5 e talefinalmente , che pec- 
cava folamente nello fbonofcere il vero Dio . Del rima- 
nente poi , non afcrivea neffuna cofa a Dio , che indc- 
gna fofife della Divinita . Per la qual cofa 3 ne appo gli 
Etrufci , ne apprefTo i primi Romani fi credeva \\ Cie- 
lo caftrato da* 1 figliuoli fuoi , ne Saturno parricida , e 
divoratore della fua propia Prole; neGiove, che— > 
fpoglia il Padre del Regno 3 fcacciandolo giu nell'In- 
ferno ; ne i lafcivi amori , ne gli odj difpettofi , ne gli 
adulterj , ne i furti de' Numi , ne la codardia moftrata 

R dalk 



130 Delia S tori a di Volfcno 

dalla maggior parte degli Dei , nell'afifalto , che die- 
dero al Cielo i Giganti , ne Giove inceftuofo , ed adul- 
tero veftir la forma di un Toro per rapir le altrui Don- 
zelle; nemille altre fcioccbilfime fomiglianti filatte- 
rie , che d'altr'ufo non erano fe non d'introdurre il li- 
bertinaggio negli Uomini , e col difprezzo degli Dei 
appoco , appoco l'Ateifmo . Cofe che dall'Alicarnaffeo 
Dionigi faviamente condannate furono, fpogliandofi 
deH'affetto, che nudrir dovea ver/b la fuaNazione, che 
n'era ftata Finventrice 3 quantunque confeifafTe poterfi 
trarre qualche profitto da cotali Novelle, le quali fotto 
la favolofa corteccia, o racchiudean qualche dottrina 
di natura , o effortavano gli Uomini alia coftanza nelle 
difgrazie coll'efempio degli Dei, che foggetti anch'em" 
crano alle fventure • 

Ne fia alcun , che mi apponga , che mentre 10 
lodo la Teologia degli antichi Etrufci , venga ad ap- 
provar Tldolatria , che profefTaron etfi coflantemente; 
perche io rifponderei ; che qualunque Idolatria fia mat 
flat a , ofia, fempree dagiudicarii empia , e fagrile- 
ga . Perverfa fu adunque Tldolatria degli Etrufci , ma 
piu perverfa quella de' Greci , che fingendo gli Dei , 
non gli finfe buoni come gli Etrufci , ma rei , onde 
gl'Incenfi , iVoti, e le Vittime, non alia Virtu , ma 
al Vizio fi offeriflfero . 

Crediamo adunque , che la Religion primiera da* 
Tofcani ufata , fofife quella femplice 5 e fchietta , che 
fiori nel Mondo colla legge di natura , ch'efli ricevet- 
ter da' lor primi Patriarchi nati dal miglior feme di 
Noe . Ma , o fofle che la lunghezza del tempo induce 
dimenticanza dell'origine delle cofe , quantunque le 
cofe rimangono 5 o la lontananza dalPArmenia, Terra 
che fu la primiera madre 5 e maeftra degli Etrufci , gli 
privafie della viva voce , e della continuazione de' pre* 
cetti di quel popolo , che folo confervava l'arcano del- 
la verace Religione > o qualunque altra la cagion ne 

foffe. 



Lilro Vrimo* 131 

foffe 5 ottenebrata la conofcenxa del Dio de' Padri lo- 
ro , refto la pratfca di quelle cofe , che a Dio fi riferi-. 
vano , e dimenticandofi dell'Auttor invifibile della Na- 
tura , alle vifibili naturali cofe rivolfero il culto; ficche 
fra di loro molti Dogmi rimafero , de' quali faputo 
non avrebbono affegn'ar la cagione . 

Quindi argomentiam noi , che nell'antichiffima-j 
Religione Etrufca vietato fofTe il Politeifmo , mentre Dionif.AlicarnJib.t." 
veggiamo i Romani aver prefo da lei la legge di non_» 

ammettere g'li Dei ftranieri , ne le pelleffrine ceremo- Cicer.de LegibJib.i. 

11 /-v * 1 A r j 1 . i- ti Ovid, III* a. Faft, 

nie nelJa Citta loro, e queito tin dal tempo di Rorno- 

lo , che molto delle fagre difcipline da un Fuorufcito 
di Tofcana apprefe . Cosi troviamo nella fagra Bibbia 
vietati gli Dei delle genti per proibire la moltiplicita 
de' Numi \ laonde gli Etrufci nelle prime loro eta un 
Dio fblo riconobbero , ed abborrirono infieme gli Dei 
ftranieri . Mancata poi , come detto fie, la notizia 
di quefto folo Dio, refto TavverGone a' Eoraitieri , 
a' quali negaron fempre le adorazioni , malgrado della 
contagione de' Lidj , e de' Pelafgi, co* quali lunga- 
mente convififero. 

La Provvidenza della Divina Mente , che tutto 
regola , e muove , fu dottrina , che negli Etrufci rima- 
/e, derivata dalle fbrgenti piu pure dell'Ebraichean- 
tichita ; ma corrotta dalla dimenticanza del vero uni- 
co Dio , confervatafi folamente la credenza della fub-» 
ordina'zione delle mortali cofe alle immortali , multi- 
plied Tindivifibile Divinita effenziale, architettando 
la fuffrftenza di tanti diverfi Dei , quant i erano gl'e£- 
fetti che'ad invifibili cagioni fbggiacciono , opure, 
a tali , che da quelle antiche menti (ignude della co- 
gnizione della Fifica) ignorate aflfatto venivano . Ed 
ecco perche di quei figurati Numi la piu antica , e_>* 
maggior parte fu dagruomini ftimata arbitra delle 
frutte , e delle biade , che furono i primi beni dall' 
uman genere conofciuti ; ond'ebber culto , e fagrificj 

R 2 Sa- 



13* Delia S fori a di Volfeno 

Saturno, Cerere , Bacco , Pallade, Pale, Vertun- 
no , Pomona , Segezia , Pane 5 Silvano , Sterculio, 
ed altri portepti ridicoli ; alia invenzione de' quali 
priva di lume Divino trafportar fi lafcia forfennata_, 
l'umana mente 5 motfa dal naturale empito , che a 
Dio la porta , mentre adorarlo vorrebbe 5 ma non_> 
fa come; bramarebbe figurarfelo r ma non ha idea 
deirinvifibile : onde com'ella puo , materiale , evi- 
fibile ft- lo rapprefenta 5 e giufta la fua bi/bgna fe ne 
fa un Nume per fupplicarlo 3 un Idolo per venerarlo , 
e farfelo propizio . 

Molti di cotefti Dei furono dagli Etrufci inven- 
tati , fendo ftati quefti all'Agricoltura deditiflimi ; 
ma quefto non fu , che ne' tempi , ne' quali gia. illan- 
guidita fi era la vetufta loro Religione ; del refto ia_> 
quei primi fecoli furono efattiflimi imitatori degli 
Ebrei ; e fa d'uopo confetfare , che quando Roma fu 
edificata , non foflero ancora giunti aU'eftremo della 
corruttela ; imperocche non avrebbono potuto parte- 
eipare ai Romani una Religione cosi fomigliante all". 
Ebraica, che trattane la circoncifione 3 difficilifiima 
co/a e trovar tra' Romani idolatri un Rito, una cere- 
inonia 3 un fagrificio 5 che non fofTe altresi fra gl* 
Ebrei \ a riferva di quelle coftumanze, che da ognj 
gente (giufta il patrioRito) con qualche diverfita fi 
praticano. 

A quattro di quefte rufHche Deita fuddette , di- 
voti furono particolarmente i Volfenefi per quanto 
nelle antiche memorie difcerner pofifiamo, cioe , a_> 
Vertunno, a Pomona, a Cerere , ed a Pale . Al pri- 
mo perche (ficcome in altro luogo dimoitrammo) fu 
della noftra Citta fondatore 5 e Signore , e di agricol- 
turaMaeftro. Alia feconda, perche di Vertunno fu 
Moglie*, e che lo fotfer poi anche alPaltre due ce lo 
attefra un preziofb monumento , caduto forte dal fron- 
tifpizio di alcuno de' noftri Templi , e trafportato 

pa- 



Libro Primo. 133 

pofcia per fervir di architrave alia cafa di Nino Ada- 
mi mio Progenitore . 

Quefto e un vago Batfb-rilievo fcolpito fulla pie- 
tra detta peperino , nel quale, benche rozzamente 
intagliare , fi veggono dueVitelle, e due Paftori, 
ed in mezzo un Tripode fu di cui fta una tefta recifa di 
Porco fiecome nella figura qui ingiunta ravvifar me- 
glio fi puo . 

Ma paflar fbtfo filenzio non devefi di quefto eru- 
dito frammento la fpiegazione delle due Vitelle , che 
quivi fi veggono , una fta in atto di eifer fagrificata , 
/endo tirata per una fune da un Paftorello , che nella 
finiftra tiene il colte.lloda fvenarla; ma Paltro Pafto- 
re , e Paltra Vitella vi ftanno folamente come fpetta- 
tori : ficche il fagrificio dovea efeguirfi di una fola_> 
Vitella per mano di un Paftore ; quali erano appunto 
quei fagrificj , che faceanfi nella fefta di Pale 6ea de' 
Paftori, e de' beftiami, che diceanfi VaUUa , della 
quale forfe intefe di favellare Virgilio, allorche fa 
dal fuo Dameta invitar Jola cantando . 

Cum faciam Vitula pro frugibm ipfe venito . E § lo S a 3» 
Erano a quefto fagrificio prefenti i Paftori , e gP 
Armenti , perocche a loro pro fi faceva ; onde la pre- 
ghiera , che far doveva il Paftor figrificante dopo 
tutte quelle ceremonie , che prefcrive Ovidio in cote- 
fta folennita , cominciava cosi . 

Tu proved* air * Armento , e al fuo Vaft 'or '<?.. faft, lib. 4. 
Chel'ufo di quefti Palilj forfe introdotto nel Lazio 
prima della fondazione di Roma , lo notiamo nel me- 
defimo luogo del!o fterfb Scrittor de' Romani Fafti j 
imperocche egli dice , che Romolo dovendo incomin- 
ciarlofcavo per lemura della Citta , fcelfe il giorno 
dedicato a Pale , che era il ventunefimo d'Aprile J 
per la qual cofa , fe detto in generale fi e, avere i Ro- 
mani prefe dagli Etrufci , quafi tutte Je loro Sagre_ 1 
Ceremonie (avendo or noi un cosi pfecifo monu- 

niento 



134 Delia Storia diVolfeno 

mento de' Palilj inVolfeno) contutta giuftizia aflTe- 
verar poffiamo , che cotefta rufticana folennita origi- 
nalmente ftata fia da' Volfenefi praticata, e da loro 
medefimi , prima a' Latini 5 indi a' Romani parti- 
colarmente poi partecipata . 

E perche lo ftefifo non potrem dir di Cerere , fe 
il medefimo Baffo-rilievo ci rapprefenta un'altro fagri- 
ficio ? Mirali in quefto una tefta di Porco fbvra di un 
Tripode ( il quale io non contendere!' , che Trfpode 
foflfe , potendo eflere un Ara di quattro piedi , aven- 
done uno afcofb da quel di mezzo , che gli fta dirim- 
perto) dalla qual tefta conofciamo , eflere ftato que- 
fto un fagrifkio fatto a Cerere j avvegnache , ficco- 
me Ovidio fcrifle : 
Fafti lib * l • Cerere prima ft mojlrb content a 

Del caldo fangue delFingorda Scrofa 
Per vend tear col merltato fcempio 
ha firage orrenda delle fue rkchezze 5 
Perche trova al fiorir di Primavera , 
Tutte /convoke , e difppate flarfi 
Dal grugno aguzzo di Setoja Porca 
Le biade fue , c he dal benigno feno 
Suggono della terra il latteo fucco . 
il „. . A .. Favella di quefto fagrificio Marco Catone infe- 

De re rulhca inlht. r r j i i f i « • n 

134. gnando come far 11 debba dicendo . Pruts quam mej- 

fem facial 5 Porcam pnecidaneam hoc ' modo fieri opor- 

tet . Cereri Porca pracldanea , Porcam feeminam priuf 

quam hafce Fruges condantur , far , triticum , or- 

dcum , fabam , femen rapitium , thure , vino , < 5^~ 

no , *]ovi^ *]unoni praefato &c. nelle quali paroIe__» 

refta ofcuro alquanto , perche Catone nomini cotefta 

Porca Pmscidanea . Ma reftera chiaro qualor fi ftp- 

Vedafi Phifco Tom* pia , che delle Vittime, altre diceanfi Prcecidanea? , 

Hic C e!?hVquVftosTg a ri' ecl altre Succidanea ; le prime delle quali cosi appella- 

ficio chiamavafi Pre- vanfi quad precedent* , e le feconde fuccedentl . Le 

cidaneo perche avan- pre cedenti erano le prime adefler fagrificate, e le__> 

ti che a facelie la rac- * * ° r 

lucce- 



/■ 



Libro Vrimo . 135 

jfiiccedenti eran le fecofide ; ficche nel cafb noftro vien coitadeiieBide, ( {o- 
liquidiffimo , che la Porca fu Vittima Precedents , veafl a c " ere f ^ ari " 

rr 1 /* 1 n t, nr -i i n i-i-n care una Porca . 

oiiervandoli nel noftro Baflo-nlevo la telta di lei fear 
recifa fiilPAra ficcomela Vitella, che a morir fi con- 
duce Vittima fuccedente ; onde vien anche manifeftoj 
che cotefii Riti nacquero in Volfenb . 

Sofpettar lice puranche (per non tacer conghiet- 
tura , che fu di quefto Bafifo-rilevo far fi poflfa ) che_» 
neirintiero intaglio, che manea dall'ima, edall'aitra 
parte 3 fi Icorge ftata vi fia fcolpita qualche Pecora , 
loche 3 fe ora (i vedeffe , trovata farebbe la precifa- 
/piegazione di lei 5 che intieramente quel fagrificio ne 
rapprefentarebbe , che per farfi di una Scrofa , di una 
Pecora , e di un Toro , Suovetaurilia chiamavafi. Sa- 
grificio , che oltre all'efTer praticato da capi delle_> 
Famiglie per efpiazione delle loro campagne, e per 
implorar 1' ajuto degli Dei nelle ricolte 3 fblenne- 
mente facevafi dal Collegio de' Vratelli Aroali iftitui- 
ti da Romolo , che inghirlandati di fpighe , da bian- 
ca fafcia intrecciate con infinito accompagnamento di 
Popolo girando intorno a i campi Romani per Fab- 
bondanza pubblica fagrificavano . 

La menzion de' fagrificj rammentar ci fa di Gia- 
no , fenza Tinvocazion di cui credeano gl'Idolatri 
che penetrare agTaltri Dei non li poteflfe , per e(Ter 
egli come la porta della Divinita . Che forfe quefti 
uno de' Numi fabbricato nella Tofcana , chiaramente 
fenz'altri argomenti ce lo infegna il non trovarfi egli 
nella Teogenia degli Dei Greci , ficche d'altrondei—j > 
che dalPEtruria venir nel Lazio non potea . Ii culto 
di cotefto Nume fu peravventura il piu abbracciato 
fra i Romani , laonde , tanto alte infifle le radici non 
fblamente nella noftra Italia , ma di la dall'Alpi an* 
cora, che Ieggefi negli Atti del Concilio Turonen- 
fe II. tenuto negli anni dell'Era volgare 570. nel Ca- 
nonc XVIII. in cui aflTegnandoii i digiuni a' Monaci 

per 



136 Delia S tori a di Volfcno 

per tutto Tanno, fi dice, che dalla Fefta del Natal 
di N. S. fino al di dell'Epifania , per eflfer ogni giorno 
feftivo i Monaci poffono definare , eccettuandone pe- 
ro il di delle Calende di Gennajo co i due giorni fe- 
guenti 3 evitando in tal forma la confuetudine de' 
Gentili , che in quel di per onor di Giano alia crapti- 
la , ed ai bagordi attendevano ; ficche 3 verfo la fine 
del fefto Criliiano fecolo ancora in Francia era Giano 
adorato . 

Dicemmo di fbpra , che la religion degli Etrufci 
era fbmigliantifijma a quella degli Ebrei , della qual 
cofa dandoneora Pultima prova , vogliam , che fi ri- 
fletta , che una delle principali cofe , per le quali dagl' 
Idolatri diftingueafi Peletto popolo , era roffervazio- 
ne del Sabbato , giorno , che veramente nefTuna ftima, 
fbpra gl'alcri meritava , fe non da chi fendo parteeipe 
delle Divine Scritture faputo aveffe, quelloeffere un 
di rilerbato pel Signore, e per commando di lui fan- 
tificato; ed in memoria del compimento della crea- 
zione del Mondo rifpettato . Or avrem alcun dubbio 
di affcrire fbmigliantitfima all'Ebraica 1'Etrufca Reli- 
gione , quando moftrerafli , che i Romani prima , che 
co i Greci fi dimefticaffero , quando ferbavano pura la 
diVciplina da' Tirreni apparata religiofamente , vene- 
ift0r.R0man.lib.j7. ravano il Sabbato? Siccome attefta Dione, ed il con- 
*• fermano Marco Tullio , e Dionigi AlicarnaflTeo , fcri- 

AadqfRom.nb.i. vendo , avcravuto gi'antichi Romani un giorno fa- 
gro alia quiete de' Servi , ed al ripofb degrAnimali 
deftinato . 

Tal fu la religione degli Etrufci ne' primi tempi 
ufata , ma ben diverfa fu quella , che ne' /eguenti fe- 
coli praticarono dopocche vinti da' Romani , pren- 
dendo da ftraniero imperiofb popolo le leggi obliaron 
le loro 5 a tal fegno , che , lo ftefiTo Dionigi , il qua- 
le tanto ne loda la difciplina fcrive , che nel fbo tern-- 
ponon v'era gente piu trafcurata degli Etrufci nelle 

cofe 



w , urn 



Libro Primo. 137 

cofe fagre ; oltre Pavere anch'efli accolti , e adorati 
gli Dei de' Greci , dieronfi altresi alia vanita di fu- 
perftiziofe incantagioni , a fegnocche 3 il nome degli 
Etrufci non era piu di quella venerazione , ch'efifer ne* 
precedenti fecoli foleva . Gran danno , reco al Mon- 
de Pinvenzionedell'Ariu'picinao la quale aflfalcino , © 
corruppe in si fatta guifa i Romani 5 che compren- 
der non fi pud come una si aflennata Nazione 3 qual 
ella fu , fia potuta gir cosi dietro alle ciancie degli 
Aru/pici , che piu da una rifpofta di coftoro pendeva- 
no , che da quelle determinazioni 3 che dalla piu ma- 
tura prudenza , ed efperta politica infinuate loro ve- 
nivano. 

Or ficcome trall'EtrufcheCitta rara 5 e forfe_j 
nefluna ve n'ebbe , che piu nelTArulpicina s'impac- 
ciaflfe , quanto la noftra Vol/e no , egli par dritto 5 
che un Volfenefe ne fcriva ora , che laddio merce co- 
tefta deteftabile arte e gita in oblivione; ma in ma- 
niera cosidiverfa ne trattero , quanto diverfa e la_> 
Criftiana Religione , che con tutto zelo io profeflfo 
dalla fuperftizione ufata da' fedotti miei maggiori ; 
ficche , non per rendere al Mondo cotefta abomine- 
vole difciplina , ma perche il Mondo , ed i miei Con- 
cittadini (come altre volte abbiam detto) particolar- 
mente fi rallegrino , e rendano grazie alrAItiffimo di 
averli da si groffolano errore liberati , e 

Come colul 5 che con Una affatmata Ejante Infer, cap. t> 

Vfcito fuor dal Pelago alia, R'ma , 
Si Dolge alVacqua perigllofa , e guata . 
Cosi guardino , e confiderino cos'era l'Uomo , che 
tanto va di fua fapienza orgogliofo ; e cofa tuttavia_j 
ftato farebbe , fe il Divino Vcrbo impietofito di lui , 
venuto non fofife a converfar con noi per trarne d'in- 
ganni , ed illuminarci . 

Io non fono pero di avvifb, di ragionar d'ogni for- 
ta d'indovinare praticata dagl'antichi per non effere 

S ftate 



1 3 8 Delia S tori a di Volfmo 

ftate tutte cofhimate dalla mia Nazione , come le tre 
maniere , chc mi fen propofto a defcrivere , quali 
comprefe propriamente fono dalPArufpicina > cioe , 
la confiderazione de' fagrificj , FofTervazione de' ful- 
mlni , edi quelli orrendi portenti 5 che chiamavanii 
Dira quafi Deo rum ir<s . 

Circa l'invenzione delPArufpicina egli e in vero 
piacevole il raccooto 5 che gli antichi ne fanno , che 
peravventura e Tunico nel quale fi /corga aver anche 
gTJEtrufci favoleggiato . Narra Cicerone (fervendofi 
dell'auttorita de' Commentary degFEtrufciJ Che— » 
arandofi una volta un certo campo nella contrada 
Tarquinienfe, eflfendofi addentrato a ca/bpiu del fo- 
lito nella terra il Vomere , ufci alPimprovvifo dall'ara- 
to folco un Giovinetto per nome Tagete . Isbigottitfi 
l'attonito Aratore , che prorompendo pofcia in altifii- 
me grida, convoco tutti i vicini Paftori ; E gita intor- 
no veloce ( come mole ) la fama di si ftrano prodigio, 
da molti luoghi dell'Etruria 3 in breve gran moltitudi- 
ne a veder Tagete conduffe . Coftui (piu con fenil pru- 
denza 5 che da giovane ragionando) efpofe i gran_> 
mifterj dell'Arufpicina 3 ed ammaeftrati avendone i 
circoflanti , poco dopo difparve . 

Sarebbe ftata una perdita irreparabile ildimen- 
ticarfi di si preziofi precetti ; laonde volendofene per- 
petua la memoria 5 fur raccolti ne* libri y che nulladi- 
meno di novelle offervazioni fl arricchirono j e quefto 
fudelFArufpicina il tefbro , Antiftio Labeone chioso 
con undici Volumi tutti gPinfegnamenti di Tagete > 
c la Etrufca difciplina » Finch'ebbe vita I'ldolatria , in 
gran pregio tenuta fu la dottrina di Tagete 3 fendo 
alcuni libri di lui lodati da Ammiano Marcellino . 

Sequefta fu dunque Forigine delPAruipicina.^, 
non darem fede a Dionigi Alicarnaffeo, chepretende 
etfer gli Arufpici lo fteffo che gl'Jerofcopi de* Greci y 
avendone i meno antichi Romani alterata alquanto la 

voce* 



Ltbro Vrimo . 



139 



voce . Imperocche a vero dire 5 non fono lo fteiTo Je- 
rofcopo , ed Arufpice , fuonando il primo nella gre* 
ca favella Sagro fpettatore (termine molto piu gene* 
rale , e conveniente , a diverfe maniere d'indovina- 
re ufate dagl'Idolatri ) mentre Ojfervator delVArn-i 
nella Latina fignifica il fecondo . E nel medefimo luo- 
go di an altra riprenilone mi par degno lo fteffo Dio- 
nigi, quando fcrive, cheiCamilli, o Cafmilli , che 
vogliam dirli , ch'erano i Miniftri de i Templi appre£ 
foiRomani, folfero tolti dagPEtrufci ; ma che gf 
Etrufci imitato ne aveiTero Vufo da' Pelafgi nel tem- 
po della loro coabitazione ; perocche queftri nelle_j 
Ceremonie de' Cureti , e degli Dei grandi , fervi- 
ronfi del miniftero di alcuni , che Caberi , e Daduchi 
pelafgamente nomavanil } locche detto certamente 
non avrebbe , fe ricordato il folTe di aver egli fteiTo 
nel libro antecedente fcritto , i Tirreni effere ftati 
ne' Sagri Riti eccellentifiimi 3 e non aver corrotta la 
lor difciplina per converfazione degli ftranieri , anzl 
non molto prima nello ftelTo libro 5 di aver confeffato, 
che i Pelafgi molte cofe da' Tirreni apprefero ; per la 
qualcofa non ci parra di fare ingiuria aDionigi, fe 
ufando la fua medefima auttorita diremo, che piu to- 
(io i Pelafgi (Nazion greca , e verfatile_) tolferoi 
Sagri Miniftri dagli Etrufci , ed agPaltri Greci gli 
communicarono ; che gPEtrufci , Nazion cosi coftan- 
te ne' fuoi Riti , da loro gli toglieffero* 

Ma che TArufpicina veramente dalla Tofcana a_j 
Roma venilTe, e troppo chiara la teftimonianza , che 
in T. Livio ne abbiamo per dubitarne . Nel tempo del 
famofo affedio di Vejo , ogni di nuovi portenti fi an- 
nunziavano in Roma , da' quali poco veniva moffo il 
Senato perdue cagioni cioe j Perche ciafcheduno da 
un (bio teftimonio riferivafi , e perche /endo nimici gli 
Etrufci , non v'erano Arufpici 5 col mezzo de' quali 
a cotefti portenti fi fodisfacefle . Era dunque l'Arufpi- 

S 2 cina 



Cureti Popolideir 
Ifola di Candia edu- 
catori di Giove. 

Populia Cazarisor- 
ti , qui inhabitabant 
juxtaTurcas,& Pat- 
zinaces , nt colligi- 
tut ex conftitucioni-" 
bus Imperatorum-/ • 
Baudtand < 



Tit. Liv. iftor. lib. f* 
cap. 1 j. 



1 40 Delia Storia di Votfeno 

cina fcienza particolare de' Tofcani ; e quindi cred'io, 
che iftituito fofTe da' Romani , venuti in pace co gli 
Etrufci , di mandare aciafcheduna delle dodici prin- 
DcDivinat.Hb. 1. cipali Citta Tofcane, fei 3 come vuol Cicerone , o 
dieci , come fcrive Valerio Maffimo, de' Giovanetti 
Patrizj 3 ad apprender TEtrufche difcipline^ accioc- 
che fatta Romana TArufpicina , in cafo di mtova gara 
cogli Etrufci avefle Roma con chi configliarfi nella ef- 
piazione de' perniciofi portenti . 

Torniam pur ora al propofito noftro efponendo 
i precetti, egli arcani dell'Arufpicina. Dicemmogia* 
confiderarfi da quefta i Sagrificj ; or foggiungiamo, 
che tre cofe nel Sagrifkio fi offervavano 3 cioe , Tan- 
dar della Vittima alPAltare , l'atto di effere uccifa_> 9 
c le vifcerc , che dal fagrincatocofpo eftraevanfi . Se 
la Vittima di mala voglia , ed a forza faceafi condurre 
all'Altarc, fe fuggiva il mortal colpo della fcure, fe 
fieramente gridando batteva il fuolo co' calci , e femi- 
viva imperverfava con difficolta morendo , ofenell* 
efifere fvennta y poco , e tardo fangue dalla ferita ren- 
deva 5 o fe nel fagrificarfi alcuna fpiacevol cofa , a gli 
occhi , o a gli orecchi accadeva ; quefti erano mani- 
fefti fegni , che il Nume , a cui quella Vittima offeri- 
vafi 9 era fciegnato con chi gliene faceva 1'oblazione : 
onde placar fe ne dovea roflfefa Deita . I contrarj ac- 
cidenti , contrario indizio porgevano , che amico , c 
propizio il Nume manifeftavano . 

Uccifa la Vittima alle confiderazioni delle vifec- 
re fi difcendeva , e dallo ftato , in cui quelle trova- 
vanfi , le conghietture (1 prendevano . Ma ftimo fu- 
perfluo iftancare il Lettore fovra una materia , che— > 
commodamente puo leggere in diverfi Auttori , che 
trattato ne hanno . 

Quefta parte dell'Arufpicina, fu la prima apaflar 
dalle Tofcane alle confinanti Regioni; men tre fi leg- 
D;onigAJica«i. u. ge che Romolo Re , coftitui gli Arufpici nella fua no- 
vella 



- LilroVrim&l 141 

vella Roma; ma quell' altra parte die riguardava^. 

i fulmini , ed i portenti, fu tenuta piu celata da gli 

Etrufci Sacerdoti ; ilcche poca notizia n' ebbero i 

Romani ne' primi fecoli della Citta loro . Appena fa- 

peafi in quei tempi (benche non imparato d'altronde', 

che da' Tofcani ) che i lampi che muoveanfi dalla fini- 

ftra verfo la deftra parte del Cielo , eran felici , im- 

perocche, piu avventurofa reputavafi quella parte— > 

tiel Cielo , ch'era la piu elevata , quale e il polo Arti- Dionif. Alic. lib. 2. 

co , di cui le Stelle fu gli occbi noftri fi volgono; mcn- 

tre non vedute da noi fotto il noftro Emisfero fi aggi- 

ran quelle, che fanno piu breve cerchio alPoloAn- 

tartico . La determinazione della deftra , e finiftra_j 

parte , nafceva dall'Arufpice , il quale nell'augurare 

volgendofi all' Oriente , ove fupponeafi il domicilio 

de' Numi ; gli refrava alia deftra il Mezzo di , ed alia 

ilniftrail Settentrione . 

Numa Pompilio ieeondo Re di Roma ftudiofiffi- 
mo dell'Etrufca religione , introduce nel fuo Regno 1' 
arte d'impetrar i fulmini con grave fcandalo di Tullo 
Oftilio fuo fuccetfbre nel Trono , il quale avendolo vo- 
luto imitare mori incenerito da una Celefte faetta . 

Cotefta arte era propia de' Volfenefi , de' quaK 
£i legge aver impetrato una fiata , un Fulmine, il qua- 
le alia prefenza del RePorfenna uccife un orribile_j 
Monro chiamato Volt a , che ftrage de' Beftiami faceva, 
edelle campagne; ma non fofferfe il Cielo di lafciare 
invendicata quefta fuperltizione; fulminando , e di» 
ftruggendo la Citta loro negli anni del Mondo 3£iO» 
di Roma 6*60. 

Quindi i piu antichi Romani ebbero i Bofehi , 
gli Altari , i fagrificj propj per eccitare i fulmini, e 
tra gli Dei ripofer anche Giove Elicio , da cui le ro- 
venti faette fi fcagliavano. 

L'ufo , e la ragione non eran fbli a diftinguerei 
fulmini, gliAuttori eziandio gli rendevanodiiferen- 

ti; 



1 42 Delia S tori a di Volfcno 

Leggafi ropufculo a ti , ficcome le faette , che rompono , credeanfi venir 
miminibm di Pierio da Saturno ; quelle che brugianoda Marte; le nottur- 

Valeiiano. j c • - ™i 1 j- 7 >,'■ v 

ne da aumano , cioe , Plutone , le diurne da Giove , ne 
fempre quelle di Giove eran felici , fe egli le fcagliava 
da fe folo r eran buone, fe dopo tenuto il Conciftoro de- 
gli Dei , eran cattive . La maniera poi di difcernere fe 
Giove per fuo, o per altrui configlio, fulminato avefle, 
-era il badare, fe il fulmine era da tuoni, e da folgori ac- 
compagnato , poiche in tal cafb riputavafi quel rumo- 
re 3 e fplendore , che v'era il confenfb di tutti gli Dei. 

Infinito firebbe il mio ragionare 3 fe ogn'una di 
cotefte inezzie regiftrar qui volefli ; ficcome , fe mi- 
nutamente divifar pretendeffi di tutti i prodigj , por- 
tenti , e Dire, die defcritti dagliantichi fi rinven- 
gono . Accennero folamente qualche prodigio nella 
mia Patria accaduto , da cui fi conofcera , che lo 
fpavento nafce fovente dall' ignoranza j quindi non 
fi farebbonocosi finarriti i noftri Volfenefi 3 ed i Ro- 
man i , allorche il lago di Volfeno era divenuto fangui- 
gno . Quanto miglior fenno avrebbon eglino fatto , fe 
in vece di divertirne lo fpavento con Proceffioni , e_* 
Sagrifizj , pofto aveflero mente, fe ftava a fpecchio 
del Lago qualche denfa nuvola, chedagli obliqui rag- 
gi del Sole imporporata , tingeva 1'acqua di color ver- 
miglio. 

Cadde unavolta nelle noftre campagnela nuova 
Luna , ne quindi fino alPora ter/a del feguente gior- 
no riforfe , udite che orrenda maraviglia ! Ma non fu 
per avventura quefto, un Eccliffe ! Un altra fiata ful far 
del giorno in Volfeno fi vide fplendere una fparfa fiam- 
ma , che pofcia urtita aperfe una bocca ferrigna ; par- 
ve allora difcendere il Cielo , ed aprendofi mandar 
fuori lefiamme. Che inaudito prodigio! Ma non fu 
quefto forfe una Meteora ? e fbmiglievoli accidenti 
erano Tuniverfale sbigottimento, e la diftruzione de- 
gli armenti 3 e delle mandre > che a quelle fognate__» 

Deita 

if 



Lihro Vrimo. 143 

Deita in fagrifizio propiziatorio fvenate fi otferivano . 
E chi potrebbe rammentar mai tuttele fpezie__j 
delle Dire ? Se una beftia all'improvifb s'incontrava 
per via, o fe entrava in cafa . Se appiccavafi fuoco 
alia vefte , fe la cafa faceva ftrepito , fe il Topo ro- 
deva qualche cofa di preziofo , fe il fuoco fcintillava , 
fe il Iume fi fpegneva , e mille fimiglianti bagattelle 
eran Foggetto di un ferio vaticinio . Grazie a Dio- 
immortale > che da si fcioperata notte di fbgni ci ha 
tolti , ponendoci alia luce di si bel giorno . Temo di 
efTer venuto rincrefcevole al mio faggio Lettore col 
racconto di tante vanita ; ma fpero addolcirnel'ama- 
rezza , narrando come , e quando I'onnipotente Iddio 
fi compiacque xli mandar in effiglio dalla noftra Italia 
la fuperftizione indovinatrice 5 fbrgente di tante— > 
inezzie, e di tante menfogne . 

Avea la divina Provvidenza riferbata 1'abolizione 
della Romana fuperftizione , all'immortal gloria di 
Teodofio Augufto il Seniore 5 il quale dopo aver vin» 
to 5 educcifo Maflimo, tirannomicidialdell'Impera- 
dor Graziano 5 venne a Roma per trionfarne . 

Dopo il trionfo 3 e dopo aver creato Imperadore 
Onorio flip figliuolo , fi ftudio di perfuadere al Sena- 
to di ravvederfi omai collo fpogliarfi degli antichi er- 
rori , ed abbracciar la dottrina di Gesu Crifto , da_* 
cui ogni fceleraggine fi fcancella . Ma il ragionar di 
Teodofio non fu di alcun profittoj avvegnache rifpo- 
fero i Senatori > che non potean eglino alle nuove in- 
venzioni de* Criftiani pofporre i Sagri Patrj Riti , e 
le iftituzioni , e tradizioni de' maggior loroj dalle 
quali Roma poco men che MCC. anni erafi confer- 
vata intatta . Che fe cangiato avefTero di Religione 
non fapevano quat fortuna avrebbe ella incontrata » 
Replico l'lmperadore , che la Repubblica trovavafi 
opprefTa dalle fpefe de* Sacerdozj , perlocehe, in ogni 
modo era di meftieri difgravarla} ondc conunfolo 

Editto 



1 44 Delia S tori a di Volfeno 

Editto fbppreflfe i Pontefici; gli Auguri , le Vergini 
Veftali , i Salj , e tutti gli altri numerofi Sacerdozj s 
togliendo le loro pubbliche rendite, e confifcando le 
private . 

Sent! al vivo il Senato cotefto colpo , ma nulla_> 
giovava il far fopra dicio alcuna refiftenza. Pur non 
cefso finche pote di procurarne il rimedio . Fioriva in 
quel tempo tra i Padri Simmaco Prefetto di Roma ; 
Uomo invero, nulla men per dignita , che per eloquen- 
za , chiari0imo . Era egli Pontefice , Augure , e Quin- 
decemviro de' iagrificj; laonde molto detrimento pa- 
tir dovette colla caflfazione delle rendite Sacerdotali . 
Sembro adunque acconcio al Senato coftui , per patro- 
cinar la caufade i Sacerdozj ;quindi ad impetrar lare- 
ntegrazione de' medefirni , fu fpedito Ambafciadore 
agl'Imperadori Valentiniano , al Giuniore Teodofio, 
ed Arcadio . Peroro egli invero con tutta la pofllbil 
energia ' y non Co fe moflb piu dalla pubblica caufa , o 
dal privato intereflfe. Ma la vera pieta chiufe Torec- 
chie de i Cefari, per non reftar commotf] da i fofifmi di 
lui , e per rigettarne Piftanza . Cosi parti Simmaco 
dalla Imperiaie udienza aflfatto inefaudito , anzi con- 
vinto , e trafitto dalle dottiffime Profe del Ve/covo 
S. Ambrogio , e dagli argutifllmi efametri di Pruden- 
zio Poeta . 

Ed ecco finalmente come ceffarono gli augurj di 
eflfer pubblici circa gl'anni dell'Era volgare 590. della 
edificazione di Roma 1 140. fbtto il Pontificato di Si- 
ricio Romano . Ne refto pure qualche picciol ufo in 
Roma, che non oltrepafso i tempi di S. Gregorio 
Magno, ultimo, e zelantifl]moefterminatoredella_, 
Idolatria Romana . 

Per/evero anche piu nelle Provincie Settentrio- 
nali 5 e nella Spagna , in cui famoii furono quegl'Au- 
guri , che chiamavanfi Adelitrl , ed Almaganel , de' 
quali menzion fi trova nel XIII. Criftiano fecolo. 

Ora 



Lihro Vrimol 



145 



Ora Iaddiomerce , ne in pubblico , ne in privato noti 
ii augura piu . Cos) tolga il Signore dalla mente di 
moiti de' fuoi Criftiani quella vergognofa infoffribile 
fciocchezza di preftar fede agli Orofcopj 5 alle Cabale, 
ed a fomiglianti inezzie piu vane afifai , che 
Sogni d* Infer ml ^ e file di Komanzl . 
E ravvifar nelle Divine Scritture gli faccia quella veri- 
ta , che giunfe ad obbligar fino quelPimpoftor di Ma- 
cometto a fcriver nel fuo (per tutt'altro deteftabile) 
Alcorano, che ogni forta cTindovinamento evanaj 
e che Dio e Tunico conofcirore degl'arcani ; e quindi 
appo i Turchi non fon tenuti per Mufulmanni coloro* 
che la Magia 3 e le arti cabaliftiche profeffano . 



11 Jim del primo Lihro • 




I Munfulmani fra' 
Turchi , fono ]o flef- 
{o, ehe i Cattolici fra' 
Cxiftiani • 



DEL- 



H7 




DELLA STORIA 

VOLSENO 

LIBRO SECONDO. 

Rgomento di quefto Libro faranno le 
gloriole gefta de* Cittadini Volle- 
nefi , e le guerre da loro fatte, par- 
te in lega cogli altri Tofcani , e par** 
te da lor foli 5 per tener lontana dal- 
le Citta , e Terre loro la forza de' 
Romanf , che tratto tratto coiroppreflione de'Popo- 
Yi confinanti , ufurpando giva dell'Italia tutta la fi- 
ghoria . La non afFatto mediocre diftanza , che Ro- 
ma da Volfeno divide , fece che per lunga pezza di 
tempo quefte due pofTenti , e bellicofe Citta , non fi 
azzuffafTero iniieme : ma non rimafero pertanto di 
provar molto prima fcambievolmente Tuna il valor 
dell'altra nelle battaglie accadute fra tutta la Nazionc 
Etrufca \ ed i piii antichi fra i Capitani Romani . Le 
prime pruove di fortezza pero date da' Volfenefl fotto 
gl'occhi de' Romani non furono contro 5 ma ben a_* 
favor loro 3 in quei pericoli di guerra , che fiamo di 
prefente per defcrivere . 




T 2 



Del 



1 48 Delia Storia di Volfeno 




Del foccorfo recato a Romolo contro 
i Latini > ed i Sabini da Celto 
Vibenna , € Galerito Lucu- 
tnene Volfenefi '. 



A 



ARTICOLO I. 

Rdeano d'implacabile fdegno contro Romolo , 
ed i Romani molte Citta del Lazio , e della 
Sabina pe la vergogna ricevurane nel ratto 
delle ^8g. loro donzelle , fucceduto a di 19. d'Aprile 
Dionif. Pflnvin. <lj o di Agofto come altri fcrirono P anno quarto del 
LucioFioro. Regno di Romolo; ne diflimulandone il rifentimen- 

to fi apparecchiavano coll'armi , e col la for 7 a difar- 
ne memorabile vendetta . Animofe , ed impazienti piu 
delle altre b Cenina, Antenna, e Croftumerio Cit* 
ta , dopo di aver fbllecitata indarno la lentezza de' Sa- 
bini ad unir gVeferchi per diftrugger Roma, feparata- 
mente fi moflero alia guerra ; credcndo cia/cheduna di 

aver 

a Ternuiio Firmiano famofo Aftrologo parlando de i fatti , vita, t 
morte di Romolo , oflervo , che egli generato fu l'anno primo della a. 
OHmpiade alii 23. del mefe di Decembre intorno all'ora terza 3 in cui tut. 
to il Sole era ofcurato . 

II fentimento di Dioniflo Alicarn. feguito da Petavio e 3 che egli 
nacque alii z. del mefe di Settembre ful nafcer del Sole . Giovacchino Ca- 
fnerario lib. r. 

Mori avatiti a Crifto anni 7iJ« dopo aver regnato anni 37* Plutarco 
in Romolo • 

h Cenina Citta del Lazio vicino a Roma di lei non v'c veftigio • 

Anienntt Citta de' Sabini edificata alle fponde del Tevere diftante da 
Roma cinque miglia., ed un quarto . 

Cruftumeno Terra de* Sabini vicino al Tevere > dove riceve il Fiumd 
Allia in oggi detto Marcigliano Vecchio nove miglia diftante da Roma » 
Di lei n?a v*e veftigiq . Baud rand . 



Libro Sccondo < 149 

aver baftevoli forze per riportar la vittoria ; ma il po- 
polo Ceninefe , come fu il primo ad ufcir in campo 5 
cosi fu foggetto a patir la prima rotta datagli da' Ro- 
mani \ uccifo Acrone Re di Cenina dalle mani di Ro« 
molo , e sbaragliato Tefercito , fu prefa la Citta . An- 
tenna , e Croflumerio una dopo 1'altra non ebbero 
piu liete battaglie; ben e vero, che dalla clemenza 
del prudente vincitorc 5 in vece di efifere diftrutte fu- 
rono trasformate (da nemiche che erano ) in Colonic 
Romane . Imperoccbe per afficurarfi il Re de' Roma- 
ni delPamicizia delle fbggiogate Citta 5 mando ad abi- 
tare in ciafcheduna di loro , trecento Romani , che le 
Romane leggi , e coftumi v'introduceflfero j e per ren- 
dere piu forte la ma nafcente Repubblica, conmag- 
gior numero di Cittadini , piucche altrettanti dalle 
Citta refe Colonie in Roma nc trafporto . Cosi ufan* 
do tutta l'Umanita difarmo per fcmpre i nemici 3 for- 
tificando fe fteffo. 

Si belle imprefe per6 far non avrebbe potuto Ro- 
molo , fenza l'ajuto de' ftranieri; imperocche , 1'eicr* 
cito de* Cittadini Romani avanzava di poco il numero 
di tremila Fanti , e non giungeva a trecento cavalli ; 
ma la generofita di lui , e la benignita , che in acco-» 
glier i foraftieri praticava, portate intorno dalla_> 
Fama , molti valent'uomini da diverfi paefi a Roma 
conduffero , tra' quali Celio Vibenna illuftre Capita- 
no , non mediocri forze traendo feco, a Roma da Vol- 
feno fen venne . Us6 Romolo verfo di lui , non fo- 
lamente la fua natural cortefia , ma tutta quella ftima 3 
che ad un famofo Principe Etrufco fi conveniva . Quel 
monte , che dalla parte Orientale e piu preifo al Pala- 
tino , dalla copia delle querce , che il veftivano Quer- 
quetulano chiamavafi ; quefto afTegnato m a Celio , ed 
a' feguaci fuoi 3 acciocche refolo abitabile quivi fi fer- 
mafTero . Non indugiaron molto gli Etrufci (gente 
da cui riconofce l'ltalia la commodita 3 e rornamen- 

to 



1 5 o Delia Storia di Volfcno 

to delle fabbriche) non indugiaron dico, a troncar 
quelle orride bofcaglie riponendovi gran numero di 
cafe; onde poco pafso , che dalla mancanza delle_-> 
querce , il monte cefto di Querquetulano nomarfi , to- 
gliendo piu gentil cognome dal Principe Celio , die 
lo abitava . 

Intanto i popoli della Sabina parte per vendicar 
l'oltraggio dalle Donne loro fofferto 5 e parte per Ia_» 
gelofia , che cominciava a deftar tra i confinanti l'ac- 
crefcimento di Roma , che in cinque anni dal fuo na- 
fcimento erafi refa tale , che a poche , e forte a ne£ 
/una cedeva delle vicine Citta ; raunatifi in Curi me- 
tropoli della Sabina a , creato Capitano generale del- 
loEfercitoTito Tazio , che quivi regnava 5 raccolta 
gran moltitudine di armati , a venir contro i Romani 
fi accinfero . Ne afpettavafi altro per cominciar la_» 
guerra, fe non l'arrivar della Primavera; quando Ro- 
molo paragonando le Romane colle Sabine forze , co- 
nobbe andar le fue di molto ihferiori a quelle dell'ini- 
mico; laonde fortificata per quanto egli pote con_» 
Torn* , FoflTe 5 e Trincee la fua nafcente Citta , fi vol- 
te a chieder ajuto alPAvolo Numitore da lui fatto Re 
di Alba , ed agli amici . Mandogli Numitore buoii^ 
numero di SoJdate/ca , e di Guaftadori , e di artefici 
di ftromenii beJlici ; ficcome gran copia di grano, e 
di altre vettovaglie , ed Attrezzi militari . 

Ma il fbccorfo piu forte 3 e numerofb da Votfeno 
gli venne , procuratogli , ficcome creder fi puo , dalle 
vantaggiofe relazioni mandate cola da Celio Vibenna, 
cioe della generofita di Romolo , e del buon ordine > 
ch'egli introduceva nella fua novella Citta. Per la qua! 
cofa fi difpofero i Volfenefi di mandare a Roma 5 non 
qualche femplice ajuto di Fanti , e di Cavalleria , che 

finita 

,Q 

a Curt pel paflato Citta de' Sabini , edificata da Medio Fidio , fii Pa- 
*ria di Numa Pompilio fecondo Re di Roma . Hoiflenio crede , che fia il 
Caftello detto Corefe nella via SaJaria diftante da Roma lit miglia . 






Libro Secondo. 151 



Anita la guerra fe ne tornafle in Patria ; ma una intie- 
ra, epiena Colonia , che (i fermatfe quivi per dimo- 
rarvi per fempre . Capo di quefta fa Galerito Lucu- 
mene Volfenefe , Uom prode, e per famofegefta fra' 
fuoi , e fra ftranieri rinomatiflimo . 

Accrefciuto di tante forze , gia non temea Ro- 
molo di affrontarfi col Nimico; quando airaprirfi del 
nuovo anno , ecco fcender Tazio con quindici mila_. 
Fanti, e poco men di milleCavalli a metter campo 
intorno a Roma . Romolo, edilLucumene gli ufci- 
rono incontro con ventimila Fanti 5 ed ottocento Ca- 
valli ; divifero fra di loro tutto quefto Efercito , occu- 
pando il primo colla fua parte l'Efquilino , ed il fe- 
condo colla fua il Quirinale 5 monti che in quei tem- 
pi diverfamente cognominavanfi . 

Non tardo guari a giungere ilNimico, il quale 
trovando prefi , e cuftoditi tutti i luoghi forti 3 mol- 
to gli rincrebbe di non aver altro fito per accamparfi y 
che la pianura , che tra il Quirinale , ed il Capitolino 
fiftende. Ma ben prefto traflfe Tazio di affanno la__i 
Vergine Tarpea 5 la quale ( fofTe per cupidigia dell' 
oro de' Sabini , o per efTerfi accefa del loro Re , o 
per difarmarli con ftratagema certamente infelice) gli 
confegno clandeftinamente la Rocca Saturnia ben for- 
nita di vettovaglia , e di armi . Quivi fortificatofi Ta- 
zio , pofte in ficuro le fue milizie , or provocato da i 
Romani a combattere, ed or provocante con lievi 
fcaramucce, poco danno ricevendo , poco altresi ne 
faceva . Ma rilblutifi li due Re di venire alia general 
battaglia, con tanta gagliardia , ed oftinazione dall' 
uno , e dall'altro efercito fu combattuto , finche la fb- 
vravvegnente notte divi/e la zuffa , fenzache difcerner 
fi potetfe , fe a' Romani , oa' Sabini reftata folfe la 
vittoria . 

Igiorni, che feguirono, alia fepolturade'mor- 
ti 3 alia cura de'feriti, al rifarcimento delle forze , 

ed 



152 Delia Storia diVolfeno 

ed all'apparecchio di nuova battaglia fi fpefero . Si 
fcelfe la giornata poi per la fecondapugna, egiunto 
appena Io ftabilito giorno , fcendon dalla Rupe Sa- 
turniai Sabini , e dalle altre circoftanti colline i Ro- 
mani , e gli Etrufci nella Valle (che fu poi Foro Ro- 
mano) Valle ancor tinta , e bagnata dal fangue pochi 
giorni prima fparfb da' medefimi eferciti . 

Attaccatafi la battaglia con tale ardire , ed im- 
peto urtati furono i Sabini , che ben prefto comincia- 
rono i Romani ad effcr vincitori j imperocche, Ro 
molo che governava il deftro Corno, ed il Lucumene^ 
cui era ftato commeffo il finiftro , davan prove incre- 
dibili del piu raro valore . Ofto Oftilio fortifTimoCam- 
pione ( ben che in fito fvantaggiofb fi ritrovafle,) ten- 
ne fronte lungo tempo a Mezio Curzio Capitano delle 
fchiere di mezzo de i Sabini. Ma poicche Oftilio fu co- 
(trettoa cedere alPintollerabilegagliardia di Curzio, 
fece cosi afpro governo coftui delle /quadre nemiche 3 
che incontrogli venivano, che gia nefTuno trovavafi, 
chedi refiftergli ardifle . Cosi richiamando , e ricon^ 
fortandoi Sabini , che gia fuggivano; ebattendo, e 
fugando i Romani , che gia cantavano la Vittoria, ob- 
bligo Romolo ad abbandonar imperfetta la fconfitta del 
finiftro Corno de' Sabini , per far nuovo riparo contro 
Jui , che dopo caduto Oftilio (qual torrente , che ab- 
bia rotti gli argini , alia rovina delle Campagne im- 
petuofo difcende) . S'incontrarono nel mezzo del cam- 
po quefti due prodi guerrieri; e cominciato unrifb- 
lutoaffalta- Rivolfe l'incomparabile coppia /bvra di 
fe gli occhi , ed i cuori di amendue le Annate . Cur- 
zio non picciol tempo fu alle mani con Romolo , e gli 
fe fronte ; ma chi avrebbe potuto poi non cedere a co- 
Jui , che merce dell'eroico ardire , e delFinfolito valo- 
re , credeafi comunemente figliuolo di Marte ? Cedet- 
te adunque Curzio , poco reftandogli di fangue nelle 
venej e fchermendofi il meglio che feppedall'ira fe- 

roce 



Libro Secondo* 153 

tocc dclfuo vincitore, falvofli finalmcnte lanciandofi 
d'unfalto in un profondo Lago, che prodottodallo 
/colo delle circoftanti Colline, era nel mezzo deltas 
Valle , in cui pugnavafi . Da quefto ardimentofb fatto 
traflfe pofcia il Lago il fuo cognome , fendo ftatochia- 
mato Lago Curzio . Fu feccato poi da' Romani , e ri- 
empiuto di terra , perche riufciflfe piu commoda alle 
Cittadinefche adunanze la Piazza loro maggiore . 

Lafcio il Romano Re di moleftar piu Curzio ere- 
dendolo morto nelle acqu.e ; ma quefti colFarmi in.? 
pugno nell'oppofta ripa emerfe , ed al fuo Padiglione 
fi riconduffe . Romolo liberato da si gagliardo Nimi- 
co, chepertanto tempo tenuto a bada lo avea , firi- 
volfe alia Rocca fperando ritoglierla alle rare guardie, 
che la cuftodivano ; ma grondando fangue da molte 
ferite , e quafi abbandonato dalle forze , percofib da 
grave pietra , che dagli alti merli dell a Rocca gli fu 
lariciata fopra , tramorti : 

E cadde , come corpo morto cade . Dant* ultimo verfo 

Levarono i fuoi le grida * e toltolo fulle braccia , fe- ^ eI v * Cant0 deU'in- 
mivivo entro le mura il riportarono . Atternronfi i 
Romani , che componean Pala deftra per la perdita_» 
del Duce loro , e cedendo al nimieoja vittoria , ed il 
campo , a fuggir precipitofamente (1 diedero . 

Tin qui han vinto i Sabini ; ma non han finito di 
vincere, poiche vive, ed oflinatamente combatte anco- 
ra il noftro Volfenefe Lucumejie ; egli ora fpaventa gli 
nemici , ora conforta i fuoi , or da i dardi fi difende,- 
ed or gli fcaglia , or colla mano combatte , or colPin- 
gegno : in fomma non v'e cofa , che a faggio Capita- 
no , ed a valorofo combattente (i appartenga , che_> 
da lui trafcurata fia . Finalmente dopo di elTerfi fbpra 
tutti fegnalato in quel giorno , oppreflb dalla calca_» 
de' Sabini , fatto berfaglio di tutte le faette , coperto 
di fudore , e di fangue , piu nemico , che propio , gia 
cacciata in fuga la maggior parte dell Lfercito o(tiIe, v 

V tra- 



154 Delia Storia di Volfcno 

trafitto ne' fianchi , non fenza manifefto pericolo di 
vita , cadde j ma da' fuoi Volfenefi levato da terra__. , 
e dalla morte , fu riportato in Citta. Univerfale fu 
allora lo fmnrrimento de' Romani 3 che incalzati da* 
Sabini dirittamente verfo le porte di Roma fuggi- 
vano. 

Ma Romolo nel tempo , che il Lucumene colla 
fua banda de' Volfenefi intratteneva la gente diTaz,io, 
riavutofi dallo sfinimento , e medicatali la ferita, (i 
trovo in iftaro di ufeir la feconda volta in campo 3 fic- 
come fece ; c vedendo la fuga de' fuoi 5 fi mife alia te- 
fla della piu fcelta Gioventu, che per cuftodia delle 
mura da lui era (lata lafciata . Torno il coraggio nelle 
abbattute fchiere alia vifta del loro fortiffimo Re cre- 
duto gia morto , perjoche , unitofi a quei gagliardi 
drappelli di Giovani , ancora.intieri di fbrze , contro 
gli fpoflfati , e difordinati Sabini , che l'infeguivano fi 
rivolfe, laonde , Tazio , che faciliflima fperava riu- 
fcirgli la forprefa della Citta , non fenza gran perdita 
de' fuoi difficilmente ll pote falvare , poicche veniva 
cacciato da luogo eminente per uno flretto , che nell" 
aperto campo terminava . Ma il tramontar del Sole 
fe 5 che indecifa fi divideffe la battaglia . 

Seguidopo tante flragi un tacito armiftizio, du- 
rante il quale ciafcuno de' nemici Re , a confiderare 
ii pofe quante forze avea inquefta guerra perdute, c 
quante glie ne reftavano. Rammaricavafi Romolo di 
efTergli ilato uccifo il piu bel fior de' fuoi giovani 3 co* 
tanto ad una Citta nafcente necefiarj , le provigioni 
da bocca, e da guerra, parte da Tazio erano Hate oc- 
cupate, e parte da' fuoi confunte; rifarcir le perdi- 
te fatte era malagevole ; ne impedir fi potea , che i 
Sabini deffero il guafto al contado Romano , mentre 
il tempo delle raccolte fi avvicinava ; llcche il meglio 
pareva , che fi deponeffero Tire , e fi trattaffe l'accor- 
doj ma l'effere il pripo a faveHar di pace era fegno 

di 



Libro Seconda . 155 

di paura . E quali condizioni poi fperar dal feroce , e 
fuperbo Sabino fi poteano , che vergognofe non foffe- 
ro al Romano ? Render le Donne , era un confeflfarfii 
vinto, ne fenza renderle fperar poteafila pace. Dar 
la menoma foddisfazione a Tazio, era uno sfregio 
al valore della Romana milizia , ed im render per 
Tavvenire infupportabile il Nemico . 

Ne minori cure mordean l'animo del Sabino Re j 
menar la guerra in lungo , non gli era onorevole__» ; 
fpedirla , impofiibile riufciva , dovendofi contrafta- 
re , nullamen coll'indomita ferocia di Romolo , e de' 
Romani , che coll'arte militare del Lucumene , e de* 
Volfenefi ; tornarfene in Sabina , bruciata, e diftrut- 
ta la campagna Romana, non parea vendetta, che 
la ricevuta ingiuria compenfaflfe ; ed era poi un obbli- 
gare i Romani, aftretti dalla fame (trovandofi ar- 
mati ) a venire a faccheggiare le campagne della Sa- 
bina. Chiamare un altro efercito , a maggior ver- 
gogna Tefponeva , fe felicemente i'imprefa non gli 
riufciva : ne progettar la pace gli fembrava opportu- 
no, non eflfendogPignote le ftrettezze , incuifitro- 
vava Romolo , per le quali piu tofto al Romano , che 
a lui credea toccaffe il proporla . 

O quante volte vorrebbono i Principi non aver 
cominciate le imprefe, e pur non le abbandonano 5 
perche ftimano cofa indegna del lor carattere il penti- 
mento ; quindi , piucche vi fi oftinano , piu nelle an- 
guftie s'immergono , che aH'ultima rovina loro final- 
mente gli guidano . Altrettanto. a Romolo , e Tazio 
accaduto farebbe , fe l'ingegnofa pieta di Erfilia non 
trovava felice, ed onoratofine allecontefe. Fu co- 
ftei una illuftre di fangue , e di virtir, frale donzel- 
le Sabine , onde fra tutte le altre fu degna di efTere 
prefcelta per moglie di Romolo, e fattaRegina di 
Roma . 

Erfilia dunque chiamate in difparte le altre Sa- 

V 2 bine 



1 5 6 Delia Storia di Volfcno w 

bine compagne , aperfe loro il fuo configlio di doverfi 
unitamente frapporre per tranquillar le inimicizie di 
due popoli a loro si cari , e si congiunti . Sendo (late 
le altre del medefimo avvifo , portaronfi tofto in Se- 
nato , ed efpofta al Re , ed a' Senatori la loro volonta 5 
applaudifa ne fu la buona intenzione; laonde fu fat- 
to un Senatufconfulto , dal quale fi ordino , chetutte 
le Donne Sabine , che aveiler prole , gir poteflfero 
Ambafciatrici a' lor parenti , feco portando i propj fi- 
gliuoli ; e tratta{Ter pure di rendere amici de' Roma* 
ni 5 gli Sabini . 

Ufcirono adunque da Roma di lugubri veftimenti 
ammantate, qual traendo feco i bambini 5 e qual no 
527. donne Sabine; e come giunte furono agPAl- 
loggiamenti di Tazio ov'egli fedeafi in configlio co' 
Principi deU'efercito , entrarono lagrimofe , e con 
si mefto /embiante 3 che ogni piu fiero cuore deftato 
avriano a pietade , non che quello de' loro medefimi 
Congiunti . Maravigliaronfi i Sabini di si dolente , ed 
improvifa comparfa ; le richiefero, per qual cagione, 
e perche in cotal guifa venute fofiero ? Allora Erfilia 
a nome di tutte favellando 3 tra i finghiozzi 3 ed i fo- 
fpiri cosi diffe. 

Ecco le nuzziali gonne o Padri 3 onde la noftra_j 
/Ventura 5 e Tire voftre ci ammantano j ecco la pom- 
pa , in cui tornano a voi dalle nozze le fpofe voftre 
figliuole) mifera, efiera pompa di dolore 3 e di pian-? 
to. Non crederem noi certamente , che quefte lacere 
gramaglie , quefte fcarmigliate trecce , e quefti grafc- 
fiati volti rendan grato fpettacolo a' paterni voftri 
occhj j ma veggiam bene, che fiete voi di ogni no- 
ftra miferia la cagione . Voi agPinfidiofi giuochi ne 
conducefte; voi agli ofpiti rapaci ne affidafte; vede- 
tte voi cogl'occhj propj l'oltraggio fattovi nelrapirci, 
ma tacefte allora , o con vane ciance ne dimoftrafte il 
rifentimento ; allora fu d'uopo , allora si ritoglierci a 

viva 



Libro Secondo. 157 

viva forza dalle man de' Ladroni 9 che troppo era-. 
piii glorio/b alia Sabina Pudicizia ildifenderla illiba- 
ta 5 che or vendicarla macchiata ; e fe pur non aveva- 
te cuore , ne forze da opporvi ad un popolo di congiu- 
rati , mancavanvi forfe anche le fpade da immergere 
ne' noflri feni ? che nefTuna refiftenza ftata farebbe da 
noi fatta , a chi ci togliea (quantunque colla morte ) 
da un vergognofo vivere . Ma voi tornando in Sabina 
fole ne abbandonafte in balia de' Romani , e che potea 
mai fare il noftro timido feflfo trovandofi lafciato in 
forza altrui ! Ricorremmo agli Dei colla mente , e__* 
colla voce , perche da' noftri corpi lontanaogni ingiu- 
ria tenerTero. Acconfentirono i Numi a' noftri umili 
voti , facendoci paflfar cosi carta la prima notte tra gi' 
ardenti giovani , come al fianco delle noftre madri le 
paffavamo in Patria . Chiamocci la mattina tutte__» 
al fuo cofpetto il Re , e con blande parole racconfo- 
hndoci , e con efficaci argomenti perfuadendoci alle 
nozze , uno aciafcheduna di noi propofe per marito 
de' piu fcelti giovani , tra' q.uali furon molti di genre 
Patrizia . Io che fola fui bella agl'occhi fuoi , venni 
eletta da lui per compagna del Talamo Reale . Nor, 
togliendo la voftra partenza per un tacito confenfb la- 
/ciatoci , acconfentimmo alle nozze ; onde , ammeffe 
alia communanza del pane, e dell'acqua ("giufta il 
Patriorito) reftammo con/brti de' letti , e della do- 
meftica fignoria . Sempre pofcia i piu dolci modi ufa- 
ron verfo di noi i noftri amabili mariti , che tolte per 
loro la milizia 5 e Pagricoltura , noi alia cura famiglia* 
repropofero; difpenfatrici facendoci de' loro acqui- 
fti . Quefti , o Sabini gl'oltraggi fbno , che da' Roma- 
ni foffrono le voflre donne , quefte fbno le villanie o 
Padri , che i voftri Generi fanno alle voftre figliuole ; 
Qual meraviglia fia dunque fe amiamo i noftri confor- 
ti , parricolarmente ora , che fiam legate con loro con 
altrettanti nuovi nodi d'amore , quanti fonoi figliuoli, 

che 



158 Delia Storm di Volfeno 

che gli partorimmo . Noi ci proteftiamo o amantifli- 

mi Padri , che voi invidiate alia noftra felicity , e__» 

dichiariamoci alia prefenZa degli Dei immortali , e 

degli uomini , che noi di malavoglia torneremo alla_> 

Sabina . Che fe voi difbnorate dajfa foflferta rapina ci 

crederete , perche ricondurci alia Patria per efler 

l'abominazione di quelle fevere matrOne , e lo fcher- 

no delPemole ? Se dalla onefta de' matrimor.j rico- 

perto ftimate Toltraggio fattoci ,. perche poi tormen- 

tarcicosj? perche odiar tanfo i noftri dolci mariti ? 

Piaccia agli Numi , che ficcome facciam noi , cosi 

ogni gente interpreti cotefto voftro fdegno per zelo 

del noftro bene , e rifarcimento delFonor 2>abino a 

non gia per gelofia di Stato , e per gara d'Imperio . 

Troppo fi fono refi in picciol tempo pofTenti li Ro- 

mani , perche non temano i vicini di reftarne frappo- 

co foggiogati . Eda chi fperate voi o cariffimi Padri 

la vittoria ? Dal Cielo forfe, o dalle voftre forze? 

Ma gli Dei Con gia dichiarati a favor di Roma . Ve- 

defte pure i Ceninefi uniti co t noftri Antennati , e__>. 

Cruftumeri.ch'eran dalle voftre ragioni padrocinati 

appoiNumi, reftare in campo fconfitti , edelleCit- 

ta loro fpogliati ; ficche , fe le mie preghiere non_> 

le intercedevano dal Re mio.marito il perdono, ne 

pure il 'Dome loro De rimarrebbe; ma io fo che la_» 

popolofa, e marzial Sabina, nelle flie forze confida; 

ne fbn per negarvi , che molto pofTenti fiate: con- 

tuttocio , quantunque a prima giunta vi favorifTe_j 

Fortuna, facendovi , non fi fa come, Signori della 

Rocca Saturriia ; fe a difaminar it aveffe chi abbia 

finora dalla guerra riportato fvantaggiomaggiore_j , 

fi troverebbe forte , che men de' Sabini foflferto ne ab- 

biano i Romani ; che fe altrimente foife , voi non ifta- 

refte fcioperati cosi, ceffando di guerreggiare , ma 

correrefte pronti a terminar la Victoria , fe credefte d v 

averla incominciata . Non attendete gia nuova gente 

dalla 



Libro Sccondo. 159 

dallaPatria 5 onde rinvigorito, ed ingroffato il voflro 
campo , portar potfiate alle muradi Roma irriparabi- 
le la rovina ; ma rifletter dovrefte , che a' Romani non 
mancano novelle, e bellicole Soldatefche . Regna_, 
poderofo in Alba , e nel Lazio l'Avolo del mio Spofb, 
Numitore , e manchera. quefti in tant'uopo ad un Ni- 
pote , cui deve il Regno ? E non udifte poi quanto lar- 
gamente neU'Etruria imperi la ricca , e guerriera Vol- 
feno ? Sappiate, ch' ella. ha fatti fuoi gl' intereffi , e 
gl'impegni di Roma , ampliandola con una Colonia_> 
de' fuoi Cittadini , e fortificatala coH'armi fuej e fe 
prodi (ien gli Uomini , che a favor de' Romani dalle 
EtrufcheCitta fi moflfero , e fi muoveranno , argomen- 
tifi da quel Luciimene , che folo vi rapi di mano la vit- 
toria , quando nell'ultima battaglia tolto Romolo dal 
campo , ftavate per riportarla . Guardatevi o Sabini , 
che ilLazio, e la Tofcana non vi congiurin contro 
portandovi in cafa la guerra , che io non faprei quanto 
refilter loro poteflfero le voftre Terre . Guardatevi , 
che mentre richiedete le voftre Donne , non perdiate 
anche gli Uomini . Fin qui da Romane parlammo , 
continuerem di prefente a favellar da Sabine . E farem 
noi fventurate cosi , che i nomi di Padre , di Fratello 3 
e di Marito (dolci nomi di pace 5 e di amore) abbiano 
per noi fole ad effere una cagion di orrore , e di sbi- 
gottimento , ravvifando in ciafchedun di quefti un ni- 
mico de' noftri p'u cari ! Qual batticuor proviam noi 
quando veggiamo armarfi i noftri Mariti per ufcire a_» 
combattere contro di voi . Ahi , diciam ; quella fpa- 
da paffera il cuor di mio Padre! Ahi , quell'Afta beve- 
ra il fangue di mio Fratello ! Ma chi fa , che il mio Pa- 
dre , e '1 mio Fratello non abbian Tarmi piu aguzze__j 
per paflfar l'usbergo del mio Marito ! Ne Romano al- 
cuno Ci muove per andar alia pugna , che non afcolti 
prima dalla dolente Moglie la reiterata defcrizione__* 
dell'abito , dell'eta , de' lineamenti di ogni fuo con- 

giun- 



1 60 Delia Storia di Volfcno 

giunto, c dirfegli poi dalla fteffa; Seuom cosi fatto 
incontri in campo, perdonagli , ch'egli e mio fan- 
gue . Ma che fto io adipignervi piu il noftro cordo* 
glio •> che si poco vi muove a darne pace . Vi deftino 
almeno a pieta quefti innocent! Pargoletti , Romani 
germogli di Sabine piante ; Quefti , che fbno i primi 
ad effer nati Cittadini di quella Citta 3 che vorrefte— > 
aria, e diftrutta . In queft'indole lorgenerofa, non 
ravvifate voi la voftra effigie ? M irate , come feguen- 
do il genio di natura 5 in vece di sbigottirii nel riguar- 
darvi armati , fan vezzi a' lor congiunti , e colle voftre 
ftefle armi pargoleggiando fi traftullano. Ah Figli non 
vi affidate tanto, che coftoro , comecche voftri Avo- 
li 3 e Zii 5 non lafcian d'eflervi nimici ancora j e fe,^ 
pure il naturale impulfo feguir volete , fate forza all' 
afpro lor cuore co' voftri pianti , ed accarezzandogli , 
fe potete articolar le voci, chicdete pace. Ma dove 
c\ volgerem noi o amatiflimi Nimici , fe da voi riget- 
tate vengono le noftre iftanze ? forfe a' Romani ? Ma 
quefti abborriran mai fempre i Parricidj . Quefti fo~ 
fpirano la voftra amicizia ; e nulla piu. loro increfce 5 
quanto PefTer obbligati , a lor difpetto , di combattere 
coi Cognati , e co i Suoceri loro . Forfe n'andrerru. 
a fcongiurar gli eterni Dei J Ma diteci per merce , gli 
abbiamo a pregar noi di reftar Orfane , o Vedove ? 

Sopraflfatta da copiofe lagrime qui la Reina ft ta- 
cque 5 ma non lafcio in atto di fupplichevole di ab- 
bracciar le ginocchia di Tazio ; ficcome tutte le altrc 
Donne co' lor bambini facean piangendo a' lor con- 
giunti . Intenerironfi gli oftinati Sabini a gli atti cosi 
efficaci di cordial dolore. Quindi per lo Padiglione— 9 
altro non udivafi 5 che tronchi fofpiri , e fparfi gemi- 
ti , nullamen degli Uomini 5 che delle Donne . Tazio 
diflimulata quanto pote la tenerezza 9 che l'obbligava 
al pianto , fe buon vlfo ad Erfilia , e benignamente^* 
confortandola a ftar di buon animo le ditTe, ch'egli 

fen- 



Libro Secondo. 161 

fentivafi difpofto alia pace; quindi le concedea per 
quei primi giorni la tregua , acciocche col Re Ro- 
molo , e co' Principi de' Romani trattar pacifica_, , 
e feriamente potefTe delle condizioni , e de' patti di 
una perpetua Pace ; e cio detto conged6 le confortate 
Donne , le quali a Roma tornate empieron la Citta di 
gioja , e di fperanza . 

Ma dopocche i Capitani deU'Efercito Sabino rau- 
natifi in Configlio deliberarono fra di loro cofa da' 
Romani pretender fi doveffe , e cofa accordargli per 
ftabilir la Pace ; fegui fra Romolo , e Tazio Tabbocca- 
mcnto , e fra di loro riconciliati , convennero \ Che Ic 
Donne co' loro Mariti in Roma rimanelTero ; ma che 
Tazio altresi vi reftafle con podefta a Romolo eguale; 
e che qualunqtie Sabino volefTe tra' Romani fermarfi \ 
nelle Tribu , e Curie come ogn'altro Cittadino veni£ 
fe defcritto ; I quali patti con folenne giuramento , e. 
fagrificj fatti fovra un'Altare edificato a tale eflfetto nel 
mezzo dellaVia Sagra , furono ratificati . Cio fatto 
i Sabini co i Romani fi confufero . La maggior parte 
de' Sabini torno in Patria , reftando folo in Roma il 
Re con tre de' fuoi Capitani , cioe Valerio Volefo , 
Talo Tiranno , e quel Mezio Curzio , che natando ar- 
mato pa/so ilLago, i quali molti compagni , e pa- 
rent i , e clienti feco ritennero . 

Or chi confiderera in tale ftato la Citta di Roma, 
troveralla di tre CoJonie compofta . La prima delle 
quali fuquella, che venne da Alba mandata dal Re 
Numitore fbtto la fcorta di Romolo, e quefta fbndo 
Roma . La feconda venne da Volfeno guidata da Ga- 
lerito Lucumene , la quale impedi , che non foffe da' 
Sabjni diftrutta Roma . La terza finalmente (comec- 
che con fine affatto diver/b ufciffe armata da' Curi , 
pur feguita la pace , e fermatafi nella nuova Citta) /er- 
vi ad accrefcerne il popolo , ed a ftabilirne la potenza . 

Per dare un buon ordine a tutto cio , divi/e il pru- 

X dentif- 



1 6 2 Delia S tori a di Volfcno 

dentifljmoRomolo tutta la Cittadinanza Romana in 
- tre Tribu , a ciafcheduna delle quali prepofe la piu. 
illuftre pcrfona , che in lei fi ritrovafle . Quincli fen- 
do egli ilpiudegno, in quella Tribu , che compren- 
dea i Coloni Albani , di lei fi fe capo , e dal fuo no- 
me cognominolla Ramnenfe . Ne trovandofi nella Co- 
lonia Sabina Uom che al Re Tazio paragonare nella_» 
dignita. fi potefle , fli quefti alia fua gente prepoflo , e- 
da lui , che Tito Tazio appellavafi , Tribu Tmenfe 
fu detta. Cosi Tribu de ? Luceri nomoffi la Colonia_> 
Vol/enefe dal fuo Galerito Lucumene , che n'era il Ca~ 
pitano. 

Io fo pertanto , che Topinione di Pediano , e di 

P.111V. Civit.Rom. Jplutarco fcguita dalPanvinio, ediverfa dimoltoda 
quella che io ho addotta, cioe , che i Luceri da' Lu- 
cumeni fi appellaflfero; imperocche , quelH rinomatif- 
fimi fcrittori , ftimano , che dal Bofco dell'Afilo , det- 
to latinamente Lucus fi nomafifer quei fuorufciti , che 
in lui fi ricoverarono, i quali fendo crefciuti a grandif- 
iimo numero 5 contarfi poteano per una delle tre parti 
del popolo Romano . Ma oltrecche , 1'EtimoIogia di 
Lucercs da Lucumo , e ailai piu confacevole alia ftoria 
fin qui narrata , che l'altra dal Luco ; riefce di molto 

Lib. * deL.L. maggior pefb appreffo gli eruditi Pautorita di Marco 

Varrone dottiflimo fra gli Romani , ed anticbiflimo 
Auttore ; che quella degli altri che dopo lui viflfero ; 
anzi 5 fa mallevadore del fuo par ere Ginnio , mol- 
to piu antico di lui , colTauttorita del quale fi af- 
ierifce 3 i Luceri derivarfi dal Lucumene , che venne 
in foccorfo di Romolo ; aggiungendo , che tutti e tre 
i nomi delle prime Tribu ,eran vocabcli Etrufci , giu- 
fta il parere di Volunnio fcrittor di Etrufche Trage- 
die ', dallaqual cofa argomentar fi potrebbe, quanta 
foffe Pauttorita, che in Roma ebbe il Lucumene Volfe- 
neie, avendo egli impofti i nomi del fuo idioma a tut- 
ta la Romana Cittadinanza; mentre le impofizioni 



hibro Sccondoi 163 

de' Nomi , a' foli Principi delleRepubbliche fi appar- 

tenevano . Le teftimonianze di quefti due ultimi Aut- 

tori , pare a me , che dovean efier baftevoli a far , che 

Tito Livio non lafciaffe fcritto j eilere incerta la ca- iftor. Romanaiib. i. 

gione del nome , e deH'origine de } Luceri . "**' IJ " 

Notare ancora fi debbe qui , che il nome di Lu- 
cumene fu appellativo ; non gia di quel Magiftrato 
fupremo, che nomavafi appo gli Etrufci eziandio Lar- 
te ; ma fu nome Etrufco in vero , che qualora in Ro- 
mana Jingua trafportavafi , Lucio (i diceva . Cos! rap- 
porta Tito Livio, che Tarquinio , cognominato il Pri- 
ico , V. Re de' Romani 5 quando da Tarquinia Etru- 
fcaCitta a Roma fi trasferi , facendo latino FEtru- 
fco fuo nome , Lucio chiamo fe fteflo in vece di Lu- 
cumene . Che ie il noftro Galerito dalla dignita Lu- 
cumonia tolto aveffe il cognomc di Lucumene, certa- 
mente egli obbligato dalla fua carica a rifiedere in_, 
Patria , non folamente potuto non avrebbe in Roma 
perfempre fermarfi , ma peravventura , ne pur per 
poco da Volfeno partiril . E poi fe veggiam noi , che 
le altre due Tribu Romane , non dalla dignita Reale, 
ma dal nome proprio di Romolo , e di Tito Tazio li 
cognominarono , perche mai fi dovra credere, che 
la Tribu de' Luceri, non dal proprio nome del fuo Du- 
ce fi appellaffe cosi , ma dal Magiftrato , che polfe- . 
deva ? anzi non poffedeva piu ? mentre la Lucumonia 
dopo un anno ceffava . Trafcurar non voglio di av- 
vertir ancor qui , che non folo il nome di Larte era_> 
fempre fignificativo di fuprema dignita appreffo i To- 
fcani ) ma foventi volte era nome propio degl'Etrufci; 
della qual cofa, fenz'addurre altre prove, ci bafta Taut- < 
torita di Dionigi AlicarnafTeo , il quale parlando di 
quel Re Tofcano , che venne ad affediar Roma per ri- 
porvi in Soglio gli fcacciati Tarquinj , dice ; Ch'egli 
fu per nome detto Larte , e per fopranome Porfenna ; 
donde conghietturar fi puo, che, ficcome i Romani poi 

X 2 chia- 



De Luperculi*cOsi par- 
la Servio ncl VIII. 
Eneide J4J- Sub Pa- 
latine Monte tft qux- 
dam fpelunca in qua 
de Capra luebatur » 
ideJJ [acrificabatur > 
unde , & Lupercal di- 
flum. Che fu in faccia 
a quell' Antro dove la 
Lupa allattd Romoloj 
e Remo . Pitifc. 

Pinarii furoito i Ro- 
mani f'acendofi d' Er- 
-cole . Pinarius, enim> 
& Pititius iiirano due 



1 64 Delia Storia di Volfeno 

chiamaron Cefari tutti gl'Imperadori Ioro da Cajo 
Cefare , che fu il primo ad occupar l'lmperio , e__> 
gliEgizxj nomaron Tolomei tutti quei Re (che do- 
po AlefTandro Magno gli governarono) daTolomeo 
figliuol di Lago, che ne fu il primiero; cosi gli Etru- 
fci avran detti Lucumoni , e Larti tutti quei fignori 
(che appreflb di loro la fuprema podefta efercitavano") 
da i nomi propj di coloro , che i primi furono ad aver- 
ne Fefercizio . 

Ripigliando ora il filo della Storia , che per po- 
co intralafciammo , dico; che la confufione degli Al- 
baci , de' Volfenefi , e de* Curiti in Roma , fe , che 
in quefta Citta tutti fi unifTero i coftumi , le Religio- 
ni , le lingue , e tutt'altro, che a ciafcheduno di 
quefti tre popoli , particolarmente fi apparteneva_j . 
Percio 5 chi bene a difaminar fi ponga la Romana 
lingua , agevolmente vi ravvifera di tutti e tre gl* 
Idiomi patentiflime le veftigia , o per meglio dire 
PEtrufco, cd il Sabino linguaggio , come due_3 
Ramufcelli nella pianta del Latino inneftati : impe* 
rocche in verita 3 nella Terra del Lazio fi trapian- 
tarono . 

Circa la religione non v'ha dubbio , che la mag- 
gior parte de" Riti da' Volfenefi foffe a' Romani par- 
tecipata; non gia quei ridicoli Lupercali , quei Sagri- 
fifcj de' Potizj , ePinarj, o quei della greca Sacerdo- 
tefla , che dairantica iftituizione di Evandro deriva- 
vano 5 ma quelli meno impuri , e fuperftiziofi , che 
dalla verace religione non eran di gran lunga diflfomi- 
glianti. Non poteanofare a meno i Romani (come 
Latini che erano) di venerar quegPEroi , che da_> 
Eauno figliuol di Saturno, da Pico, da Latino , da 
Evandro , e da altri Re del Lazio erano ftati Deifica- 
ii; quali erano Saturno, Pane, Ercole, ed altri, 
a' quali fi aggiungevano tutti gli Dei recati dalla Fri- 
gia da Enea . Tazio Re introduce in Roma gli Dei , 

che 



hibro Secondo. 



*6$ 



che nella Sabina adoravanfi , come a dire 3 il Sole , 
la Luna , Rea , Vefta , Vulcano , Diana , Quirino, 
Giunone Menfale , ed altri , cui dedico Altari 5 e__> 
Templi . 

Ma Galerito Lucumene , come Volfenefe ch'egli 
era profefifava una Religione , la quale , ne ammette- 
va i Dei ftranieri , ne molti ne riconofceva . Perloc- 
che afrV/ziono i Romani al culto di due foli Dei , cioe, 
a Giano Auttor dell'Etrufca Naizione , ed a Vertunno 
fondator della fua Patria Volfeno . Quefti due nomi 
pertanto fbvra tutti gli altri veneratifllmi furono ; 
iendo Giano adorato come Padre degli Dei , e come 
Porta del Cielo; e riconofcendofi in Vertunno l'uma- 
nanatura, che intante, e si diverfe forme divita, 
e fempre acconciamente , fi trasforma . Non fi manco 
di edificare a cotefte Deita i Templi , che le ricetta£ 
fero; aGianofotto il monte Saturnio , donde Gale- 
rito avea fugati nella feconda battaglia i Sabini ; ed a 
Vertunno ful Monte Celio ove abitavano i Volfenefi D 
i quali per compiacere a Romolo partironodal mon- 
te , e vennero ad abitar nella Valle , che fecondo 
Topinione di Fulvio dell'antichita di Roma , fu quel 
fito, ch'e tra il Palatino , ed il Campidoglio di la 
dal Foro , affermandolo Dionifio nel V. Libro . Se- 
nates locum in Vrbem ad <edificandum , dedit Valle ni_J 
Palatinam inter & Capitolium Colles quatuor ferme 
fladihprotenfam . Qui ufque adnoflram cetatem Tufcus 
Vicm Romana lingua vocatur , qua tranjitur d Foro in 
Qircurn Maximum . 

Il Marliano crede , che quefto Vico Tofcano fia 
quella Tola ftrada la quale dalle radici del Palatino 
conduce alVeiabro, e che fofle una via, e non tutta 
la Valle , come da piu luoghi di Tito Livio fi racco- 
glie; ma tanto l'uno , che l'altro Auttore fe viene_j 
dagi'eruditi efattamente diflaminato, vedratfi , che fra 
di loro difcordi non fbqo . Conferraa altresi Popinio- 

ne 



Vecclij , a i quali Er- 
cole apprefTo il R.e_» 
Evandro , moftro co- 
me volevaefTer adora- 
to 3 cioe come la ma- 
tina, ed il giorno 3 fe 
sjU dovefl'e fagrificare. 
Greca Sacerdotefla fu 
Carmenta Madre di 
Evandto • 



Nardini Regione S-. 
ca-p. j. 






1 66 Delia Storia di Volfcno 

ne de' fuddetti Auttori la feguente Lapida riportata^> 
dalGruteropag. 96. num. 3. fcavata Tanno 1549- tra 
la Colonna del Tcmpio.di Giulio , e la Chiefa di 
S. Teodoro alle fponde del Palazzo maggiore , e gli 
orti della Confolazione ; da cui ricavafi eflfer ivi ftato 
il fito, ove la feconda volta abitarono i Tofcani , allor- 
che per compiacere a Romolo , come gia dicemmo , 
dal monte fcefero alia pianura , edificando ivi al loro 
Dio Vertunno un nuovo Tempio , il quale ancora al 
tempo di Diocleziano , e Mafllmiano fi confervo : 

VCSRTVMNVS 

TEMPORIBVS 

DIOCLETIANI. ET 

MAXIMIANI. 

Vidit , defcr'ipjitque Smetim . 

Numa fucceffor di Romolo nel Regno di Roma ampli- 
fico il culto degl'Etrufci Dei . Perocche , tralle altre 
cofe , che all'onor loro egli fece , avendo aggiunti 
due mell airanno , confagro il primo a Giano , e da_* 
Fu Mamnrio cekbre j u j lo cognom j no . e da Mamurio Ofco celebratitfimo 

quale fu chiamato a_. Matuano di quci tempi, iece fondere il limulacro di 
Roma da Numa Pom- bronzo rappre/entante. V T ertunno ; mentre iiccome fa 
flatua di vertunn". * cantar Properzio al medefimo Dio di fe fteifo parlando. 
Prima di Numa to fui d^Acero un tronco , 
Da frettolofa fake dirozzato , 
Nella grata C'tttd povero Nume . 
Vivea Propemo nel La civil difciplina , e le lodate le^gi , onde for- 

tempo di Augufto v mata f u f u j be j princ'pio i a Romana Renubblica , fen- 

anno avanti a Critto . ., l . r , rr • r rr rr 

ji. jelMondo jp7j. Za timor di mentire , credo, cheauenr ii pofla efler 
egli era uno de 1 piu e ]l eno ftate parto del Lucumene , e de' fuoi Volfenefi ; 

can amici di Cicero- , x x r ,_ . _ , 

ne . avvegnache, le paragonerem Galento con Romolo, 

e con Tazio , troverem lui in jfbmigliante materia an- 
dar di molto agli altri due fuperiore . Romolo in vero 
fu un Principe di bello , e vivace fpirito , intrapren- 

dente, 



Liiro Seconds. 



16/ 



dente , e generofo al fommo ; ma indifci'plinafo poi 
altrettanto , e fkcome altra educazione non ebbe , 
fe non fra' Paftori 5 fu di natura cosi afpra 5 e rigo- 
gliofa 3 che per quefta cagione refbfi a' Senatori in- 
foffribile , fu da quefti uccifo , ed in minuti pezzi I3- 
ccrato . 

Ne di miglior carattere fu Tazio , comecche da 
Romolo diverfb affai . La dislealta ufata verfo la Ver- 
ging Tarpea , die della Saturnia Fortezza il fe Signo- 
re , e FefpreflTo favore oftinatamente moftrato verfo 
gli atfatfini , che nel contadodi Lavinio incrudelivano 
fino adafTalire, fpogliare , ed uccidere gVAmbafc'ii* 
dori Lavinienfi , che da Roma tornavano, baftevol- 
mente per un Re aflfai poco amante della giuftizia eel 
manifeftano . Ne pare altresi 5 ch'egli molto nella po- 
litica s'impacciafife 5 atteftandoci Properzio , che una 
delle fue maggiori cure era, il fbvrintendere (giufta 
la femplicita di quei fecoli) al Beftiame . 

Chi fu dunque colui , che infegno a' Romani 
l'onefta de' piu fcelti coftumi , e propofe leggi di tan- 
ta morale ricolme 3 che fan vergogna a quelle , che__» 
ufava la Grecia , la quale in quel tempo fra gl'Idola- 
tri era la Regia della fapienza ? E perche mai dubite- 
rem di attribuirne la gloria al noftro Galerito 3 nato di 
talNazione, che incomparabilmente era piu culta , 
e difciplinata della Sabina , e de' Latini; ed in tal 
Citta , che fendo gia da piu fecoli , allora la Sede_j 
delPEtrufco Impero , non avea per cofa nuova la po- 
litica , ne ignota gl'era arte alcuna , onde i coftumi 
Cittadinefchi fi puliflero , e le cofe fagre ( giufta la_j 
lor dignita ) fi amminiflraflfero ? Ma che ftiam noi ad 
ufar conghietture fu di cio 3 quando efprelramente^j 
Properzio cant a : 

Prima Galeritus pofuit Pretoria Lucmon . fcieg. l.iv. Eleg. r 

Di due belle , e rare notizie queflo eruditilfimo 
Efifametro cifornifce^ la prima e, che Lucumene__> 

folfe 



% 



Taft. 



1 6 8 Delia Storia di Volfeno 

fofle il primiero , che alzafife Tribunali in Romij ; 
Imperocche , il Pretorio era un luogo a render ragio- 
ne deftinato; ficche egli fu il primo Auttore , o il 
primo Amminiftratore almeno delle Leggi Romane_ » 
cpmeLuogotenente degli due Re . L'altra cofa , che 
dal fuddetto verio raccogliefi e , che fendo i Prctorj 
luoghi non fblamente giudiziarj , ma fbntuofi , e— > 
magnifici altresi , che ne' tempi feguenti nomati fu- 
rono Curie , e Bafiliche ; il noftro Volfenefe Galerito 
fu il primo ad introdurre in Roma quei vafti , e mae* 
ftofi edifizj , lo fplendor de' quali crefcendo colla ric- 
chezza di quefta Metropoli del Mondo , la refe fra 
tutte le Citta deiruniverfb incomparabile * 

Ma dove Galerito abitaflfe , non v"e Auttore—* , 
che eel dica ; vero e pero , che probabiliflimo fembra 
l'aver egli dimorato con Celio Vibenna nel Borgo , 
che i Volfenefi fabbricaronfi nel Monte Querquetula- 
no . Era coftume degli antichi Principi fovraftare a' 
Sudditi nelle abitazioni , ficcome a loro in auttorita 
fbvraftavano *, quindi feguita la pace fra Romolo e' 
Sabini edificoffi il Re Tazio la Regia ful Monte Qm- 
rinale, che allora chiamavafi Agone, prendendo il 
nome da' Curiti Sabini, che l'occuparono . Romolo 
itabili la ft a Magione ful Monte Cifpio 3 cui fecero 
altresi cangiar nome i dodici Littori , e gli trecento 
Uomini armati , che in cuftodia del di lui Regio cor- 
po vi pofe il nortro Lucumene , contro Pinfidie , che 
da Tazio fitenevano; quindi dalle guardie, che di- 
ceanfi Excubits da'Latini , fu nomato il Monte Efcu- 
bino ; e pofcia corrottamente Efquilino dicendo 
Ovidio : 

Adde quod excuhias ibl Rex Romanm habebat 

§lul nunc Exquitias nomlna Collh habet . 

Cosi , qual luogo piu proprio trovar per Galeri- 
to (che tra Romani Principi poteva dirfi il terzo ) 
dovevafi , del Monte Celio , ovecol fto Vibenna , e 



co' 



Libro Secondo . 



169 



co' Volfenefi fuoi abitar fignorilmente poteva . Ed in 
fatti fembra , che tutti gli Etrufci abitaflero infieme 
ml Celio , perocche dopo la morte di Vibenna , con- 
fiderando i Romani ( come fcrive Varrone ) che i Ce- 
liani ftavano in luogo troppo munito , infofpettironfi 
di loro; ondegli obbligarono a fcendere nel piano, 
alfegnando loro la Valle , che fta fbtto il Palatino ver- 
fo il Campidoglio dalla parte Occidentale , ove fab- 
bricaron molte cafe , che poi cognominate furono Vi- 
co Tufco . Quivi trafportarono la ftatua di Vertun- 
no, il quale fino allora ebbe altro nome , e forfe_> 
quello di Vadimone ; perche nel tempo di quefta tra£ 
lazione accadde , che il Tevere , che lambiva le ra- 
dici del Palatino , occupo un letto piu diftante per 
dove anche oggi fcorre; fofife cio per accidente , o 
piu tofto per lo ingegno de' Volfenefi , che diverten- 
do il corfo del Fiume diftefero piu ampiamente le fedi 
loro , fu il fatto attribuito a miracolo di cotefto Vol- 
fenefe Nume , che apprefTb Properzio (aflTegnando la 
cagione del fuo cangiato nome) cosi canta . 

Vertumnus verfe dicor ab Amne Deus . 

Ma i Principi de' Celiani (cosi diceanfi gli abita- 
tori del Celio) i quali eran forfe i figli di Galerito*, e 
di Vibenna , ficcome di ogni fofpetto efenti , merce 
delle rare prove di valore, e fedelta date da' Padri lo- 
ro a' Romani , coftretti non furono ad abbandonare 
affatto il monte , ma bafto , che luogo men forte__* 
poflTedefTero , qual e quella quafi piana falda del Celio, 
che comincia dall'Anfiteatro di Tito , e va fino alla__, 
Chiefa di S. Clemente ; Luogo , che da quefti pochi 
Celiani trade il nome di Celiolo ; Nel Celio ebbe poi 
la fua Regia Tullo Oftilio terzo Re di Roma , abitan- 
do forfe ilPretorio , che edificato fi avea Galerito . 

Io fo bene , che le leggi , onde e obbligato uno 
Scrittore di Storie antiche , fbno affai diverfe da quel- 
le , che feguir debbe , chi narra le cofe del fuo tempo. 

Y Al 



Nannio fervendofi 
dell'auttorita di Fabio 
Pittorc j fcrive .> che 
il campo Argeo , ch* 
era quello 3 che da 
fette colli fi racchiu- 
de fu refo un tempo 
inabitabileperl'inon- 
dazione del Tevere ; 
ma fate'i Sagrifizj A_> 
Vertunno fi difecco 3 
fatti molti fcoli , per 
riportare in fiume 1* 
acqua ; e perche fo- 
migliante fcolo in La- 
tino detto Incite no- 
manoiGreci,;^^ 
fofpettano alcuni che 
il nome arcano di Ro- 
ma fia 3 Amarillide : 
perche fondata ful 
luogo feccato dallo 
fcolo » c di qucfio pa- 
rere egli e ancora.., 
Angelo Poliziano . 



f 



170 Delia Storia di Volfmo 

Al primo non fi crede 3 fe teftimomanze non adduce di 
Auttor di quei vecchi ficoli , o almeno di tale , che ab- 
bian potuto leggere gli altri , che contemporanei fu- 
rono al fatto, che fi racconta . Ma fi da ben fede al 
fecondo , fe mallevadrice faccia della verita delle cofe 
quella fincerita , che propor fideve a chiunque fcri- 
vendo, conferva i fatti accaduti alia pofterita . La- 
onde 3 temer potrei , che non tutti mi conceded per 
vero, che Galerito Lucumene, e Celio Vibenna piu 
tofto da Volfeno , che da altra Citta Tofcana a Roma 
Antiq. Rom. lib. a. veniffero; quando Dionifio AlicarnafTeo , da cui la_j 
maggior parte della telle narrata Storia traemmo , di- 
ce 5 che Lucumene venne dalla Citta detta Solon io . 

Mapoiche Taccortinlmo Scrittore deirEtruria_» 
Metropoli fi e avveduto , che il Tefto deH'AlicarnaP 
feo e viziato , non avendo mai avuto la Tofcana , Cit- 
ta , che Solonio fi nomafle , convengo ancor io col 
parer di lui . a Nell'accingermi pero alia correzione 
dell'abbaglio , fbno obbligato a dividermene . Ripone 
egli in vece di Solonio Vetulonlo , quando fembrami, 
che colla medefima , e forfe maggior naturalezza_» , 
porre vi fi potrebbe Volfomo , trovandofi ne' primi 
terftpi detta cosi da' Latini Volfeno, come nel fe- 
guente Epigramma incontriamo . 
Gn.tteropaa.1p5. M. ATILIVS . M. F. M. N. REGVLVS . COS. 

Colon, z, ° CDLIX. 

DE . VOLSONIBVS . ET SAMNITIBVS . 

V. K. APR. b 

Ma 

a Tommafo Dempfiero nella fua Etrutia Regale vuole> che raHflU* 
Tofcana vi fofle la Citta di Solonio, appoggiato dall'auttorita di Piinio 
lib. 3. cap. J. ne ofl'ervo egli 1'accuratiffimo Baudrand > che non fa giara- 
mai di lei menzione , poiche altra e Solonio di cui parla Dionifio , ed al- 
tra e Solono Terra della bafla Rornagna di cui parla Piinio; dachc evi- 
dente riconofcefi Pequivoco del Dempftero . 

b Panvinio ne' Fafti Capitolini vuole che il Confolato di Marco Atilio 
Regolo fofle negl'anni di Roma DCLX- a cui fi unifce Petavio Retronarii 
temp rum aff:rmando 3 che il Trionfb conceduto dal Senato ad Atiho fofle 
per la vittoria ottenuta contro de i Volfenefi . Di cid a fuo luogo piu diflin- 
tameute tiattaremo* 



Libro Secoftdo. 171 

Ma poicche cos) il fuddetto Scrittore , come__» 
io tragghiamo Pemendazione a favor delle noftre Pa- 
trie, conolco, chc il Mondo letterato non andra co- 
si facilmente perfuafo delle noflre opinioni , che_j 
piu tofto non le creda figlie di uno zelo fbverchio , 
chenudriam per la gloria delle medefime; ficche, o 
tenga fofpefb il giudizio della noftra contefa , o tal- 
volta condanni il parer d'amendue , mi par bene ri- 
metter la decifione di quefta difputa ad unGiudice a 
che punto di tenerezza non abbia , ne per Volfeno , 
ne per Vetulonio (che Dio fa per altro fc fia lo fteffo , 
cheViterbo) fia un Giudice aflfai piu di noi informa- 
to , e tale, che abbia potuto leggere le antichita. di 
Dionigi non adulterate ancora , anzi a bocca , a boc- 
ca favellar col medefimo auttore . Non parra egli que- 
iti al mio faggio , e critico competitore un Giudice_j 
(come dir ii fuole) maggior di ogni eccezione . Sia 
quefti dunque Sefto Aurelio Properzio dottiflfimo Poe- 
ta Umbriotto , il quale nella ftimatiflima fua Vertun- Lib * 4- Eleg. a- 
niana, dopo avere alferito, che il Dio Vertunno a 
Roma da Volfeno venne, fiegue ful fin-ir dell'Elegia 
a defcriver quando egli veniffe , cosl cantando in per- 
fona del Nume . 

Tempore quo /be Us "oenit Lucumonius armh ■tycomedfu/pro Lo~ 

a f 7/ _r . L ,. m • ««««»/»/ vedefinella 

Atque Sabma jericontuait arma Tat] . Vertunniana ftampa- 

Vidt ego labentes acles , & tela caduca , wdaAidoneiiyu. 

a . 7/7 . • . i i> ii* _r ' e quefto fia error di 

Atque hops turpi terga dedtffe jug* . ^ ^ ftan i pa 3 io ne lafcio 
Ed ecco, che quando anche da noi all'auttorita del J1 g^dizio aU'erudi- 
greco Dionifio fi rinunciafife , baftevole teftimonian- tolettore * 
za di uno fcrittor latino ci rimarrebbe per provar, 
che non da Vetulonio (come fenza nefTiin fondamento 
ftabilir fi pretende) ma da Volfeno venne Lucumene 
in foccorfo di Romolo con tanta felicita, che coftrinfe 
i nimici di lui a depor Parmi, inutile impedimento del- 
la vergognofa fuga , da cui folo fperavano Jo fcampo . 

Che Celio Vibenna , eziandio da Volfeno a Ro- 

Y 2 ma 



jfropwt. luog. citato i 




172 Delia Storia di Volfeno 

ma veniffe , confefifo , che cosi ficuramente , come % 
di Lucumene aflferir non fi puo; quantunque nel con- 
fiderar, che Galerito dopo di lui venne per la ftef- 
fa cagione a'foccorrer Romolo, Taver avutoi Celiani 
per loro Dio , Vertunno , come i Volfenefi ; poicche. ; 
chiamagli Vertunno , i miei Tofcani , nel verfo : 

At tu Roma me is tribuijli pr&mia Tufcis . 
Tutte le prove ci amcurano , che Celio altresi fu Vol- 
fenefe . 

Or fe vi foflfe alcuno , che dubbio aveffe circa 1' 
aver iofcritto, che i Volfenefi portarono a Roma una 
Colonia, il pregherei a riflettere, che altro non e 
Colonia , fe non un buon numero di Cittadini , che 
fi parte da unaCitta per gire ad abitare inun'altra, 
portando feco la fua Religione , le fue leggi , i fuoi co- 
flumi , ed in fbmma tanto quanto bafta perche ( a ri- 
ferva del cangiato luogo) fia la medefima Citta . Cio 
fuppofto, fe nella ftoria finqui defcritta di Lucume- 
ne, tutte le Marche non fi ravvifano di una vera, e 
legitima Colonia, io mi contento , chefi dubiti delle 
mie aflertive . Aggiungeronne , per abbondanza di 
pruove, anche un altra , quaPe , il confronto delle 
Famiglie; cosi, come ebbe Roma nel primo fuo na- 
fcimento la famiglia Giulia , J'Oftilia , ed altre , che 
d'Alba venncro colla Colonia Albana ; e la Valeria , 
e Curzia con altre della Sabina Colonia , cosi trovia- 
mo in Roma, la Venuleia, la Canuleia , e l'Oppia) del- 
le quali a loro luogo fi favellera ) trasferitefi colla Co- 
lonia Volfenefe a Roma . Ma ficcome potrebbe alcu- 
no convenir meco della traslazicne, (6 per meglio 
dire) della diramazione di alcune Volfenefi Famiglie 
in Roma , ma difconvenire poi del tempo ; mentre po- 
tean quelle ne' fecoli pofteriori introdurvifi j moftre- 
ro , che la Canuleia fra le altre nei primi anni di Ro- 
ma vi alligno . FolTe Romoto , oNuma (io non vo- 
glio difputarlo ) che introduffe in Roma il Sacerdozio 

delle 



Lilro Secondo. 173 

delle Veftali Ie quattro prime Sacerdoteflfe furono Ge- 
gania, Berennia 3 Canuleia , e Tarpea . Or le Vefta- 
\\ efifer non poteano fe non fanciulle Patrizie nate in_» 
Roma, che giunte ancor non foflTero aldecimo anno 
di lor vita . Dunque la Famiglia Canuleia fu primie- 
ramente Patrizia , edabito in Roma ne' tempi , che 
precedettero almeno dieci anni alia iftituzione delle__* 
Veflali ; ne oppor mi fi puo , che trovandofi un Canu- 
lejo nelPanno 3 10. di Roma Tribuno della Plebe , do- 
ve dirfi 5 che tal gente fu Plebea ; perocche , bafta efifer 
alquanto pratico della Storia Romana , per reftar per- 
fuafo 3 ch& delle Famiglie Patrizie, era frequente il pa,C- 
faggio alia Plebe , quando lor tornava commodo . Che 
i Canulej fofler poi anche Volienefi moftrerafii nel IV. 
Libro , ove delle Lapidi ci riferviamo di favellare . 

Non improbabile riufcirebbe ancora il dire , che 
la famiglia Celia da Volfeno a Roma fi trasferifle, pro- 
pagata da Celio Vibenna , trovandofi fenza partir dal- 
le Veftali fatta di lei menzione nel feguente Epigram- 
ma . 

COELIAE. CLAVDIANAE 

V. V. MAXIMAE. 

A. DIIS. ELECTAE. MERITO 

QVAM. SIBI. TALEM. ANTISTITEM. 

NVMEN. VESTAE. RESERVARE 

VOLVIT. COELIA. NVMERIANA 

SOROR. VNA. CVM. PIERIO. CONIVGE. 

LIBERIS. SVIS. ORANTES. VT. PER 

TOT. SAECVLA. FACERE DII. PERMITTANT. 

E fe fi amaflTe ancora di udire alcuno antico Aut- 
tore , che a' noftri Volfenefi dia il nome di Coloni , 
legga TElegia fcritta da Properzio fu le antichita di 
Roma , e trovera , che dice : 

Wnc Titiem , Rcimnefque •olrt Lucerefque Colonh Lib; 4- £ ]e g- *• 

belle 



i/4 Delia Storia di Volfcno 

Delle guerre da* Volfenefi fatte contro 

i Romani , e -particolarmente di 

quella , in cut fervironfi 

dell'ajuto de* Salpnati. 



D 



A R T I C O L O II. 

Elle tre fbpramentovate Colonie, delle quali 
fu ne' principj fuoi compofta Roma ; neffuna 
confervo piu lungo tempo la fedclta 3 e«j 
Pamorevolezza verfb quella Cittade , onde traeva_, 
Tantica origine, quanto la Volfenefe ; imperocche 
appena giunfe al Trond di Roma Tullo Oftilio , che 
fu il terzo a regnarvi , che dimenticatafi Palleanza di 
fangue, che tra' Romani pafTava , e gl'Albani , mof- 
fero quefti due Popoli si fieramente le armi fra di loro, 
che non termino la guerra , che colla rovina di Alba , 
e col trafporto in Roma di tutti gl'Albani Cittadini ', 
ne guari ftette il medefimo Re a portare alia Sabina la 
guerra ; onde non parti fenza lafciarvi la defolazione , 
e troppo manifefte veftigia della obliata parentela . 

Ma tarditfimi fra tutti i popoli d^Italia furono 
i Tofcani Oltra-Cimini ad aver guerra co' Romani ; 
Non niego pero, che al tempo di Tarquinio Prifco , 
allorche le principali Citta di Etruria tutte congiura- 
rono contro Roma; in dife/a de' Sabini , non il tro- 
Dlonif.Aiicam.lib.j. vaffero i Volfenefi ancora a quelle fanguinofe batta- 
glie , nelle quali fperimentata avendo piu vantaggio- 
fa. fortuna Tarquinio , riporto , oltre l'onor della vit- 
Dionif.Alicam.iib.i. toria , tutte le Ggnorili infegne , onde i Tofcani Prin- 
cipi adornar fi fbleano, delle quali nell'antecedente Li- 
bra fi fe menzione . 

Ne credibile mi fembra , che i Volfenefi mancaf- 
fero allora D quando Larte Porfenna Re di Chiufi , ra- 

gunato 



Ubro Sccondo. 175 

gunato da tutta PEtruria un poderofb efercito, venne 
ad affediar la Citta di Roma per riporvi in Trono lo 
fcacciato Superbo Tarquinio; ne quando in ajuto de' 
Vejenti, ogni popolo Etrufco fi mo(fe alParmi, e quan- 
do tinalmente (giufta la diverfita delle occafioni) or 
coll'ima 5 or coll'altra delle genti Tofcane > le aulilia- 
rie loro forze congiunfero . Ma ficcome quefte fur 
guerre , che tutta intereflfarono l'Etrufca Nazione__^ 
io defcriverle non debbo 3 come fe a' foli Volfeneu* 
appartenute fi foffero . 

La prima volta in vero , in cui prefero per fe foil 
i Volfenefi le armi contro del popolo Romano , fu ne- 
gli anni del Mondo 3612. , e di Roma 362. 

Quali di quefla guerra le cagioni foffero, comec- 
che non ci fia dalle ftorie rapportato , conghietturar 
pure fi poflbno dal leggerfi poco prima efpugnata da' 
Romani la fortiffima Citta. de' Vejenti dopo l'afTedio 
di diece anni, nel qual tempo fendo ricorfi per ajuto 
i Vejenti al Concilio di tutte le altre Citta Tofcane , 
accordato lor fu da quefto il foccorfo di quegli Etru- 
fci , che volontar j contro i Romani fi armafiero : laon- 
de, fendofi trovati molti di ogni Citta , che a tale 
imprefa fi accinfero, debellati finalmente i Vejenti , 
con ignominia rimafero tutti quelli , che in lor foc- 
corfo fi erano moffi : onde alquanti di quefti , che alia 
Patria ritornarono 5 avvezzi gia ad avere i Romani 
per nimici , ifpirarono l'odio loro negli animi de' con- 
giunti , degl'amici , e de' client! ^ onde anco nelle 
piu rimote Citta d'Etruria a tumultuar contro Roma 
fi comincio . Ma vieppiu fu valevole ad accendere_* 
i Tofcani oltra-Cimini , la faccia del pericolo che ft 
avvicinava . La potenza Romana (che gia dal tempo 
di Romolo cominciato avea a guadagnar delle campa- 
gne ful territorio de' Vejenti) erafi di gia troppo fte- 
fa , per non deftar paura , nelle ulteriori Citta di 
Etruria . Efpugnata l'inefpugnabile Vejo anternurale 

di 



1 76 Delia S tori a di Volfeno 

di Tofcana tutta , arfa Fidene , refo Falerio , abbaf> 
tuti , e trucidati gia tanti numerofiflimi eferciti ; e— * 
che altro afpettar poteafi , fe non che i Romani dell' 
univerfa Nazione Etrufca s'impadroniflero ? Per la_> 
qual cola , giudicofii marca di maggior coraggio il 
correr volontariamente all'armi , che il prenderle a 
forza , ficche i Volfenefi , come i piu pofTenti fra tutti 
gliTofcani oltra-Cimini , tolfero a far vendetta de- 
gli altri Etrufci poco prima foggiogati da' Latini, 
anticipando quella guerra , che gia gia fovraftar fi ve- 
deano . Ne mancaron certamente di prudenza in que- 
Ito fatto, avendo faputo ufar della occafione , di cui 
piu favorevole prefentar loro non fi poteva . 

Era in quelFanno afflitta oltremodo Roma dalla 
peftilenza , la quale , quanta ftrage facefife d'uomini 
comprender facilmente fi puo dal rifiettere , che nefc 
fun rimedio vi fi adoperava 5 fendo in quei barbari fe- 
coli ignota affatto la medicina 5 che recata non vi fu 
prima dell'anno della fua fondazione 535. nel Confola- 
to di Lucio Emilio Paulo, e di M. Livio, quando 
venne dalla Morea Arcagato figliuolo di Lifania . OI- 
tre la pefte tormentava i Romani una fieriffima care- 
ftia di ogni forta di viveri , nata da cosi ftraordinario 
caldo, e ficcita , che neppur ii poteano per la campa- 
gna condurre gPeferciti . 

Si dierono dunque i Volfenefi a dare il guafto a~> 
qnei campi , che in Tofcana pofTedevano i Romani , e 
per devaftarli piu largamente , unirono alle loro , le 
fquadre de' Salpinati . a I Confoli di quell'anno L. Va- 
lerioPotito, e M. Manlio, chedetto fupoiCapito- 

lino, 

a T. Livio t>eci. lib. ?. cap. J I. Diro di Salpe Citta quel che ne fcrive 

Baudrand . Salpis . Colonia ., er Oppidum fuit Etruria 3 cuius Populi Salpi- 
nxes Livio 3 f3" Voljiniis finitimis . Era incognito anche a tempo di queflo 
auttore il fito ove fondata fofle quefta potente Citta di Salp-e » periodic da 
me ufaronfi tutte le diligenze > fe per avventura qualche antico vefligio un 
menimo barlume dato mi avefTe, ma tutto in vano; pure > fe dalla fitua- 
xione de* monti Cimini conghietturar fi doveffe , direi* che tra Volfeno 
Perugia, e Citta di Caftello ella fopdata foire. 



Libro Sccondo . 177 

lino , altrp far non poterono , che intiniare a' Volfe- 
nefi, ed a' Salpinati la guerra ; del rimanente gli 
convenne rimirar da lunge la defolazione , e gl'incen- 
dj delle loro campagne , fenza poter gire a difenderle . 

Ma nell'anno feguente 5 fendo tornati i Romani 
ad avere in luogo de' Confoli fei Tribuni militari con 
podefta Confolare ; perche fe mai alcun di loro infer- 
mato fi foffe , non mancaffero alia Republica i Magi- 
ftrati , vennero eletri a quefta carica L. Luerezio , 
C. Emilio per la feconda fiata , Agrippa Furio , Ser- 
vio Sulpizio , M. Emilio , e D. Furio Medullino per 
la fettima volta . A i due primi tocco in forte la Pro- Livio Dec< *• i&- 1> 
vincia de' Volfenefi , a i due fecondi i Salpinati , ed cap * Jt * 
i due terzi alia cura della Repubblica rimafero . Scrit- 
to adunque un giufto efercito , fi moffero verfo Vol- 
ieno L. Lucrezio , e C. Emilio . Coraggiofamente 
venner contro coftoro , numerofe le fquadre de' Vol- 
fenefi , quantunque difgiunte da* Salpinati ; ma fen- 
dofi attaccata la battaglia , i Volfenefi , ( trafportatt 
da foverchio ardire , ufato non avendo tutto l'artlfi- 
cio nello fchierarfi ) obligati furono a cedere ful prin- 
cipio della pugna j e circondati ottomila di loro dalla 
cavalleria Romana, ferbaronfi ad altr'uopo della Pa- 
tria , e deponendo le armi fi refero . 

Spaventati dalla nuova di quefta fconfitta i Salpi- 
nati , non ardirono di efporfi al cimento ; ma racchiufi 
entro le loro mura afpettarono armati il nimico n ben- 
che vedeffero dal Romano Efercito pofte a facco , ed 
a fuoco , cosi le loro , come le Volfenefi campagne . 
Stanchi finalmente da' difagi della guerra i Volfenefi,' 
domandarono la Pace a' Romani , e rendendo lorocio 
che tolto gli aveano, e reintegrandogli dello ftipen- 
dio dato in quell'anno a' Soldati , la triegua per venti 
anni ne ottennero ; la quale pero (per quanto negli 
annali di Roma fi fcorge) dir fi puo che durafTe piu di 
ottanta anni ; fe pure non vogliam dire , che i Volfe- 

Z nefl 



-*78 Delia StoriadiVolfeno 

nefi ancora fi trovaffero alPefpugnazione di Sutri , ed 
T. LivioDec. i. lib. all'occupazione di Nepi Citta Ealifche, feguite fei 
tf.cip.^.eio. ann j dopo i quando con ofte cosi poderofa contro 

quefte due Citta confederate co' Romani , fi mofle- 
ro gli Etrufci , onde obbligato fi vide il Roman Sena- 
to a richiamar Furio Camillo dall'affcdio diAnzio, 
per rigettar 5 come fece 5 i Tofcani . Ma non pare a 
me verifimile , che dimenticatifi di triegua cosi frefca 
i giuramenti , i Volfenefi contro i Romani , o almcn- 
contro gli Alleati loro fi armafTero. 

Delia ultima Guerra fatta da Volfenefi 

coll*a\uto di altri Etrufci 

contro i Romani . 



G 



ARTICOLO III. 

Rave , ed in fbffribile riufci all'Etruria tutta , 
il veder di giorno in giorno farfi fempre mag- 
giore la Romana Signoria *, ma molto piii 
le rincrefceva , il rimirar Sutri , e Nepi gia fue Cit- 
Diodor. Ski!. lib. z. ta 5 fatte due Romane Colonie ; aeciocche di propu- 
gnacolo , ed antemurale fervitfero, contro chiunque 
pretefb avefle di fbrprender Roma oftilmente; per la 
qual cofa , difiimulato per Iungo tempo Pimpaziente 
dolore , afpettaron opportuna la occafione per rifen- 
tir/ene; ed offcrvato, che i Romani erano in fiera_» 
briga co' Sanniti , folleciti fi moftraron a prender 
de' lofferti danni la vendetta . Raunato adunque da 
tutt'i popoli Tofcani ( fuor che d'Arezzo) un nume- 
rofiflimo efercito , ando PEtruria tutta a por campo 
a Sutri , Citta piu forte di fito , mentre Nepi non 
era di tanta. confeguenza per chi fe ne impadro- 
niva . 

Era l'anno di Roma 442. ch'ebbe per Confoli 

Cap 



Libro Secondo . 179 



CajoGiunioBubuIco per la terza volta, e QuintoEmi- 
lio Barbula per la (econda ; quando cotefta guerra To- 
fcana fi acceie ; onde trovandofi la Romana Repub- 
blica in due guerre impegnata , fece trarre a forte__> 
( giufta il patrio Ritoj le due Provincie a' Confoli. 
Tocco ad Emilio l'Etruria , a Giunio il Sannio . Emi- 
lio adunque , prendendo le Legioni » che 1'anno ante- 
cedente fcritte furono da Giunio fuo Collegaeletto * 
pofta Dittatore , al primo avvifo de' tumulti di To- 
fcana (che in quei tempi era di molto fpavento a i 
Romani , cosi per la vicinanza , come per la moltita- 
dine , e valor della gente) Emilio dico , pervenne 
fpeditamente a Sutri , che di ftrettiflimo afledio ritro- 
vocintoj e fotto le mura della Citta accampatofi , 
benignamente l'efercito di lui fa da' Sutrini con ab- 
bondanza di vettovaglia riftorato . Gli Etrufci in ve- 
ce di attaccare i Romani, mentre ftanchi giungevano, 
gUdieron tempo di ripofarfi , e rinvigorirfi \ confu- 
mando il primo giorno in confultare , fe aflfalir fubito 
il fovraggiunto nimico , o menar in lungo fi dovetfe 
la guerra . 

Ma poiche piubello, e generofb gli parve an- 
dar con pericolo ad una rifoluta battaglia , checonti- 
nuar con ficurezza maggiore l'alfedio ; nato appena 
del feguente giorno il Sole , ufciti dagli alloggia- 
menti coll'armi in doflb iTofcani, provocarono alia 
pugna TOfte Romana . Locche veduto dal Confolo 
Emilio, died'egli ordine a 1 foldati , che definafTero , 
e quindi confermati nelle forze , contro il nimico fi 
fchieraflfero . Portatefi intanto fuor della trincea le__» 
bandiere , poco dopo vicino alle Tofcane fchiere in 
ordinanza fi pofe la Romana fbldatefca . Alquanto di 
tempo gPuni , e gTaltri fi ftettero , afpettando , che 
dal nemico le grida cominciafTero \ quando avendo 
gia di poco paiTato il Sole il cerchio meridiano , pef 
non perdere piu indarno il tempo , i Tofcani digiuni, 

Z 2 eftan- 



180 Delia StoriadiVolfmo 

$ ftanchi dallo ftare in piedi , i primi furono a muo- 
verfi contro i ben pafciuti , e non affaticati Romani . 
Udife le bellicofe trombe , e le guerriere grida de' 
Tofcani , con altrettanto fpirito i Romani rilpofero 7 
GliEtrufci, nella lor moltitudine affidandofi , e nel 
nativo loro ardire , co' Romani vennero ferocemente 
ad affrontarii . Lungo tempo ftette in forfe la fortuna 
per deliberare a qual di due dar doveffe la vittoria \ ne 
a vincere i Romani cominciarono, fe nan dopocche 
rinforzate le prime fila con nuova fbldatefca j mentre 
opponendofi gente intiera di forze a i gia ftanchi To- 
fcani 5 gli riufci facile il turbarli . Trovandofi gli Etru- 
fcl in differeute guifa aver ordinato il loro efercitoj 
perlocche, le feconde fquadre alle prime fucceder non 
potendo 5 coftretti furono a far fempre , che i medefimi 
della prima (quadra combat tefiero; la qual cofa con 
tanto vigor efeguirono, e con si tenace oftinazione, 
che in neffuna battaglia giammai non fi legge efferfi co- 
si pertinacemente pugnato,e men fuggito; ne in altra 
Zuflfa, maggiore uccifione fi farebbe mai fatta 5 fe la not- 
te fovragiunta , impedito non avefTe , che Tun nimico 
Tit. Livio Dec. 1. difcerner l'altro poteife ; onde manco prima la forza al 
lib. 5 . «p. 5 1. Romano diferire, che il coraggio all'Etrufco di ftar 

faldo alle ferke . Suonano in tanto a raccolta d'amen- 
due gPEferciti le trombe ; e ciafcuno alle fue tende ri- 
torna. Nuiraltro di memorabile in quell'anno fbtto 
Sutri fu fatto , fendo reftata a' Tofcani cosi poca gen- 
te, che appena baftava alia guardia degji alloggia- 
menti \ e fendo partiti i Romani cosi mal conci da__i 
quella fiera giornata 5 che piu furon coloro , che do- 
po la pugna di ferite perirono , che quegli altri , che 
erano reftati morti ful campo . 

Conioli dell'anno feguente furono Quinto Fabio 3 
e Cajo Marcio Rutilio . A Fabio fu confegnata la con- 
tinuazione della guerra Tofcana , la quale egli intra- 
prefe, conducendo a Sutri le reclute di nuova gioventu 

Ro- 



Libro Secondo . 18 1 

Romana ; lo fteffo gli Etrufci fecero a che dalle pater- 
ne cafe un'altro Efercito chiamarono 5 col quale ftrin- 
jfero di piii forte afTedio le Sutrine raura . Or Fabio , 
mentre per i monti fi aggira colle fue Truppe per aitar 
gli affediati , e per diroccare ( fe alcuna maniera gli ii 
prefentaflej le Fortificazioni del nimico j nell'efercito 
Etrufco fi abbatte 5 il quale a combatter pronto dimo- 
ftraii, mentre orrenda pom pa di fe la fua moltitudine, 
faceva 3 avendo occupata tutta la pianura . II Confolo 
per amplificar col fito lo fcarfo numero de' fuoi 5 tro- 
vandoJi per afpre , e conveffe baize 3 fe falir alquanto 
fulla pendice le fquadre 3 e quindi rivol/el'impeto, e le 
Bandiere conrro i Tofcani . Quefti fenza riflettere al 
foliti artificj delle guerre , tropp ■ nella loro moltitu- 
dine affidandofi , vengono co' Romani alia zuffa 5 e_s 
con tanto ardore , e rabbia gli attaccano, che per 
ifpedir/i lemani, gettan via ogni forta di dardo , e 
colla fbla fpada da difperati gli affrontano . Ma i Ro- 
mani non trafcuran la pugna da lontano j nella quale 
fenza venir feriti , o ferire , o turbar almeno poteva- 
no il nimico , tutti ufando i lor Pili , e gli altriDar- 
di } Ma il luogo fparfo da per tutto di fafU 5 gli armo 
inceffantemente le deftre , onde pefte ,. in guifa ta- 
Je le celate de' Tofcani , gli fcudi 3 e gli usberghi 5 
turbate , edifordinate le fila 3 non avendo riparo a* 
colpi , ne fendo facile Tavvicinarli a' Romani > oh' 
erano in luogo alpeftre , edeminente, altrononpo- 
tean far gli Etrufci , che ritirarfi . Accortofi Fabio il 
Confole dello sbigottimento de' Tofcani , fpinfe loro 
contro gliAftati, ediPrincipi delle legioni , quali 
con tanto impeto urtarono il nimico , che non poten- 
do quefti foffrirlo , fu obbligato a cedere , ed a ri- 
tornar frettolofamente alle fue tende . La Romana_» 
Cavalleria caracollando per i Campi gli attraverfa la 
ftrada ; onde intralafciato verfo gli alloggiamenti il 
camino 5 fi rifuggiarono i Tofcani fu i monti , e__> 



quia- 



1 8 2 Delia Storia di Volfeno 

quindi quafi aflfatto difarmati , epieni di ferite , nel- 
la felva Cimina fi afcofero . Molte migliaja di Etru* 
fci morti rcftaron fulcampo colla perdita di quarant' 
otto Bandiere, e colla prefa degli Alloggiamenti , di 
abbondevol preda ricolmi . Da cotefta Vittoria ani- 
mati i Romani , a deliberar fra di loro cominciarono > 
fe a perfeguire ancora il nimico fi doveffe . 

Ma era cofa, di pericoli , e di fpavento piena, 
il portar a' Tofcani nelle lor terre la guerra ; avve- 
gnache pergire dalla Region Falifca , in cui trova- 
vanfi i Romani , alle contrade della piii fettentrio- 
nale Etruria , era d'uopo traver/ar la felva Cimina j 
felva in quei tempi cotanto inacceffibilc, ed orrenda , 
che neppure i Mercatanti di paflfarla ardivano; ficche 
trattone il fblo Confole Romano Fabio , alcuno non fi 
trovava, che di entrarvi fi arrifchiafife *, mentre dalla 
memdria loro dileguata non erafi ancora la ftrage, e la 
vergogna delle ForcheCaudine , che per fimigliante 
ardimento foflfri Pinconfiderato efercito de' Romani . 
Trovofii a cafb tra coloro, che difputavano fe nel bo- 
fco entrar fi dovefife , Marco Fabio fratello del Con- 
folo , o come altri vogliono , Cefone , o pur Clau- 
dio fratello uterino del Confolo , il quale per moftrar 
coraggio maggiore degli altri , s'impegno di /piar la 
felva, ed in breve darne eontezza . Quefti (o perche 
allevato foffe in Cere, o perche i Romani in quei tem- 
pi , tanto la Greca , quanto TEtrufca favella ftudia- 
van d' apprendere) parlava perfertamente Tofcano; 
onde accompagnatoda un iervo folo , che lo fteffo lin- 
guaggio pofifedeva , cerco primieramente d'imprati- 
chirfi de' nomi de' Principi della Tofcana , e della_» 
Corografia della medefima ; acciocche ragionando fra 
gli Etrufci , non avveniffe di fallire in alcuna cofi , in 
cui , un paefano errar non aveffe dovuto . 

Armati adunque coftoro di Punciglioni , di Fal- 
ci , e di paftaral abito veftiu , tutta varcarono la Ci- 
mina 



Libro Secondo. 183 



mina felva; anzi paflando rlno all'Umbria glunfero a 
Camerino, dove ardi Eabio di fcuoprirfi Romano ; 
perlocche introdotto in quelSenato, tratto quivi a 
nome del Confole delTamicizia 5 e confederazione tra* 
Romani , e Cainerinefi j in che riufci si felicemente , 
che oltre FefTere ftato liberalraente accolto , dettogli 
fii , che aflicuraffe pure i Romani , che fe in quei luo- 
ghi penetrati fotfero, trovato avrebber quivi , e le vet- 
tovaglie da cibar per trenta giorni PEiercito, ed ar- 
rnata la Camerinefe gioventu per obbedire a' cenni del 
Roman Capitano . 

Lieto per si feiici novelle il Confble, nelle prime 
ore della notte premefTe iJ Bagaglio per la felva , e__> 
pofcia le Legioni , fermandofi egli alquanto colla Ca- 
valleria . Dopo un giorno di viaggio , al cofpetto de- 
gli nimici ful nafcer delPalba , alle vette de' Cimini 
monti pervenne ; onde moftro a* Soldati le noftre fer- 
tilifiime Campagne, per accendergli colla pre(enza_> 
della preda alle rapine. Corferoimmantinentelc Ro- 
mane fquadre al foraggio ; ma tumultuando , s'oppon- 
gono gli Etrufci Contadini , sforzandofi di ritorre_-> 
dalle loro mani la copiofa preda; onde non molta 
manco , che coftoro nel ripeterla non reftafTer ancor 
effi prigionieri de' feroci predatori : ficche , ricchififl- 
mi per le fpoglie de' faccheggiati campi , i Romani al- 
le tende Iororitornarono . Nel medefimo tempo cin- 
que Ambafciadori , e due Tribuni della Plebegiunfe- 
ro, mandati al Confblo dal Senato Romano, con or- 
dine, che di varcar il bofco Cimino non fi arrifchiaP 
fe ', ma rallegratifi di eflfer arrivati ad un luogo , in_j 
cui fraftornar Timprefa non poteano , rivolfero a Ra- 
ma il pafTo, inafpettati relatori d'incredibil imprefiu 

Trovofli contuttocio delufo Fabio , che con tan- 
re rotte date a* Tofcani credea d'aver eflinta la guerra; 
imperocche , il guafto si largamente alle Campagne 
datOj concitogli non folamente contro quanto di Etru- 

IlcL 



1 84 Delia Storid di Volfcno 

ria reftava , ma gli Umbriotti ancora . Per la qual co* 
fa raunatofi un'altro maggior Efercito , tornaron gli 
Etrufci all'afledio di Sutri ; ne al coperto dclle Selve 
fi fermaron gli armati , ma per cupidigia della pugna_j 
fcefero altresi negli aperti campi . Cominciarono po- 
co dopo a moftrarfi pronti al combattimento fenza pe- 
ro muoverfi , lafciando lo fpazio di fchierarfi a' Roma- 
ni . Ma poiche fi avvidero , che ricufavan quefti di pre- 
fentarfi al combattere , andarono coraggiofamente__j 
fbttole Trinceede' Romani, e trovato , che le fenti- 
nelle ancora fi eran dentro ritirate , nonpote fara^> 
meno Tardir tofcano, di fare ftrepito intorno a' fuoi 
Capitani , chiedendo, che quivi dagli alloggiamenti 
gli fi recaffe il cibo, orTerendofi di rcirar coll'armi 
tutta la notte in doffo , e che alia piu lunga fullo fpun- 
tar dell'aurora dato farebbe a' Romani alloggiamenti 
TafTalto . 

Ne minor tumulto nelle fende Latine fi vedeva j 
mentre i Romani (gente poco avvezza a fbflfrir con_> 
pazienza gTinfulti , e ledisfidc) facean forza al Con- 
folo , che gli lafciafie combattere 5 ma quefti da ac- 
corto ch'egli era, confiderando , che il poco numero 
de' fuoi paragonabil non era alia portentofa moltitu- 
dine de' nimici , venir ad aperta battaglia non voile , 
tempo afpettando , che unifTe alia fua animofa folda- 
tefca l'ajuto di ftrattagemi , e di forprefe . 

Mancavan due ore al tramontar del Sole, quando 
Quinto Fabio comando a' Soldati , che mangialfero , 
imponendo loro di ftare armati per attaccar fubito la 
pugna, toftocche il fegno , o di notte, o di giorno 
da lui dato gli fofTe. Ne manco di animarli, dicendogli 
( perche del numerofb nimico non paventafTero) aver 
egli un'arme occulta, che per allora tacer doveaii, 
dando cosi ad intendere , che gli Etrufci venian tra~ 
diti , locche vero appariva dall'efTerfi accampato 1' 
•Efercito fenza fortificazioni . 

Cosi 



Libro Secondo . 185 

Cos) ben pafciuti a ripofiir fen van no i Romani , 
c dopo le nove ore della none /enza tumulto rifveglia- 
tifi , di armi fi veftono , dandofi tacitamente a' Gua- 
ftadori gli arnefi da buttar giu il vallo , e da riempie- 
re le fo(fe . Squadronato entro le trincee Teiercito 5 
efce gridando impetuofo , ed a (Tale i Tofcani , che_» 
per efler inquelfora, che precede l'alba vicina (ora 
dolciffima a i fbnni di eftive notti) q.ual ruflandogia- 
ceva , qual fognava la vittoria, qual eccitato dallo 
ftrepito, dimenticodi fe fteffo 5 sbigottito , e palpitan- 
te 5 col mettef fi in affetto provedere non feppe al fuo 
pericolo . Intanto menrre fi van defhndo gli Etrufci , 
e cercan armi , fanno di Ioro larga flrage i Romani , 
e fe alcun de' noflri giunfe , che rari furono , ad af- 
marfi , non aveano bandiere da feguire , ne da ob- 
bedir Capitano ; onde Fugati , e difperfi , fenza pola 
dal nimico incalzati , altri agli alloggiamenti loro,ed 
altri alle vicine forefte ricoveraronfi ; ma piu ficuro 
afilo gli dierono le felve; perocche nel medefimo gior- 
no , prefi reftarono gli alloggiamenti . Quanto quivi 
trovofii d'oro, ed'argento portofli al Confblo 5 il ri- 
manente della preda fli diftribuito a' foldati . Tra gP 
uccifi , ed i prigioni di quel fiero giorno pel nome_j 
Tofcano , fi annoverarono 60000. peribne . 

E' parere per altro di alcuni Auttori , che fcon- 
fitta si memorabile data da' Romani , fofle di la dalla 
felva Cimina fotto Perugia ; mentre in gran cofter- 
nazione trovoffi Roma , temendo , che le fue legioni 
chiufe quinci in mezzo da' Tofcani , e quindi dagli 
Umbriotti, non rimanefifero » Ma qualunque il luogo 
foiTe della battaglia, riufci di tale fpavento la vittoria 
de' Romani a* poderofi popoli Etrufci , che Perugia 2 
Cortona, ed Arezzo , Citta in quel tempo tralle__* 
prime di Etruria annoverate, mandarono Ambafcia- 
dori a' Romani per impetrarne pace, ed amicizia_> ; 
onde da quelli la treguaper trent'anni ne ottennero.; 

A a tanto 



186 Delia Storia diVolfcna 

tanto piu , che i vincitori ancora dalla guerra , ben- 
che felice , malconci ritrovavanfi per poter rivolge- 
re tutte le Romane forze contro iSanniti, che mol- 
to in quel tempo colP armi V altro Confolo trava- 
gliavano, ed a tal fegno I'afflifiero ,, che non pote 
far a meno Roma di ricorrere alia creazione del Dit- 
tatore , che era in quei fecoli TAncora Sagra nelle__>. 
maggiori tempefte della Repubblica • Ma torniamo. 
a' Tofcani . 

Colla fconfitta di eferciti cosi numerofi , colla 
pace richiefta , ed ottenuta da trc.delle piu opulen- 
ti Citta delTEtruria, crederebbe ogn*uno , che ce£ 
fata finalmente fbffe la Tofcana guerra ; e molto piu 
il credera 3 quando legga , che venuti gli Umbriotti 
aH'armi co' Romani , /bftenuto appena il primo at- 
tacco, chi qua 5 chi la fuggendo , alia pugna rinun- 
ziarono ; dimenticandofi di far vendetta del faccheg- 
giamentodato, cosi alleloro, come airEtrufche_» 
campagne . Contuttocio, la Tofcana a guifa di eccelfa 
palma, chequanto piu da fbvrapofto pefb aggravata 
viene , tanto piu (i rinfranca , e drizza al Gielo le__» 
vigorofe fue cime ; contuftoche frequenti , e gravi 
crano lepercoffe, che da' Romani foftnva; nulladi- 
inanco piu ri/bluta , ed ofh'nata incoraggivafi alle__> 
vendette ; le quali cofe qualora col penfiere rincor- 
rendovado, reflo per lungo tempo fofpefb.j ne giu~ 
dfcar faprei qual foffe maggiore , o la grandezza > e 
vigor d'animo 3 o Populenza di uomini , e d*armi de* 
noftri Tofcani; pcrocche , chi annoveraffe la gente 
nelle defcritte bartaglie finora perduta , trovera paflfar 
quefta il numero d'\ iooqoO. Chi raccorra le ricchezze 
rapite, vedra infinito efTere ftato Toro , e Targento 
ne*padiglioni lafciato , oltre lo fpefo nel mantener si 
numerofi eferciti j Defolate 1c campagne dalfe rapine 
della famelica Romana fbldatefca , incendiati li vil- 
laggi 3 dileguati gParmenti 3 refi inutili i campi pe? 

moltc 



hibro Secondo . 



187 



molte ftagioni a render frutto; e pur fi penfa alla_* 
guerra , e pur fi meditan vendcttc , come fe pur ora 
dalla pace forgeffero intatti , non gia da tante perdi- 
te , e fconfkfe , che ogni piu forte , e popolofb re- 
gno abbattuto avrebbono ; e pur fi rifletta, che oltre 
]a peftifera, e difpendiofa guerra foftenuta dall'uni- 
verfa Tofcana , i Vejenti erano ftati molto prima di- 
ftrutti da Camillo; Le Citta Falifche parte Colo- 
nie de' Romani, e parte con effi confederate; c final- 
mente , Cortona , Arezzo , e Perugia di guerregiar 
fi ftancano ; ficche tutta la mole di si difficile imprefa 
era appoggiata fbvra i nofiri Volfenefi , ed alquanti 
popoli oltra-Cimini , e maritimi , li quali cosi lontani 
eran da ogni penfier di pace, che Iungo Ioro fembrava 
ogni indugio di combattere . Quanto piiiprefto adun- 
que poterono, congregaronfi preffo al Lago di Vadi- 
mone , che ora dal vicin Caftello, di Bafiano fi appella. , 

Due cofe degne di efTer notate in tale adunanza av- 
vennero . La prima di quefte e , che obbligati v'anda- 
rono gli Etrufci dalla Legge Sagrata , legge di tanta T.LivioIib.i©. c.38. 
forza , che coftringeva tutta la gioventu capace di por- 
tar armi , ad intervenire nel luogo prefcritto \ e fe al- 
cuno gito non vi fofTe , o pure fenza comandamento 
del Capitano fe ne partiva , i\ capo di lui era fagro a_> 
Giove : ficche , lecita , anzi religiofa opera corn 1 * 
metteva, chiunque tolta gl'avefle la vita, perocche 
era lo fleffo , che fagrificare a Giove una vittima a lui 
dovuta, 

Meritevole d'ugual rifleffione e la feconda , cioe, 
che fu quivi fcritto un efercjto maggior di quanti fino 
ad allora da* 1 Tofcani ragunato fi foiTe , venendo fcelto 
un foldato dairaltro \ conciofiache , era quefio un co- 
ftume praticato in quei tempi , non folamente in Ita- 
lia, e particolarmente dagli Etrufci , e da' Sanniti; ma 
nella Grecia , ed altresi nelle Gallie ; poiche , allora . Vldor.var. legion. 
quando in un'armata raccoglier voleafi il fior d'ogni ceii. Cement. 1.3. 

A a 2 ga-; 



1 88 Delia StoriadiVolfmo 

gagliardo , nominava il Capitano alcuni pochi 5 che 
a lui fembravano fortifiimi fra tutti , li quali fcritti in 
primo luogo nel catalogo della milizia, ciafcheduno 
per fuocompagno nominava quello > chc credeva il 
piu valorofo fra quanti conofccva . Il fecondochia- 
mava il terzo nella fletfa guifa ; e cosi di mano irw 
mano finche fi giungeffe al numero , ch'era Irato pre- 
fcritto dal Capitano . E fe per avventura alcuno de' 
chiamati ricufava di dare il fuo nome alia Milizia 9 in- 
correva nella legge 5agrata,di cui telle facemmo men- 
iione . Quefto pero era , quando nello /criverfi dell' 
efercito ferbavanfi amendue quefti Riti ; iiccome nel 
fatto, chenarriamo, fccero i Tofcani . 

Raccolte si numerofe , e feroci fquadre indugiar 
non feppero gli Etrufci ad attaccar la decifiva bat- 
taglia . Si venne con animo si rifoluto alle mani , 
tanto dalTuna , quanto dall'altra parte, che non fi 
fcaglio un dardo , ma coll'ignudo ferro in pugno Ia_> 
fiera zuffa attaccoffi . Lunga pezza di tempo Itetteia 
fbrfe lavittoria, ne difcerner poteafi qual degli due 
eferciti di maggior animo , e gagliardia daOfe le pro- 
ve . Sdegnaronfi li Romania che un nimico gia da_> 
loro tante volte battuto , e sbaragliato, ora si forte- 
mente loro refiftefle in guifa tale , che ravvifar appena 
il poteano ; ne li sforzavan folamente di vincerlo, 
(che gloria compiuta non pareagli) ma di batterlo 5 e 
diftruggerlo interamente \ ficche aizzavano Tire , e 
raddoppiavano i colpi 5 anzi dimentichi della propria 
vita alFaltrui morte afpiravano . 

Dall'altra parte i Tofcani moftrare a i Latini vo- 
Jeano, che non cedean loro punto in forza , ed in_> 
valore , quando fi avefle acombatter del pari fenza 
aver quei pregiudizj , che nelle paffate battaglie fof- 
ferti avcano; come furono, la lunga flanchezza , e 
Pinedia nella prima; lo fvantaggio del lito nella fe- 
conda , ed il fenno , e la forprefa nella terza pugna : 

quindi 



Libro Secondo. 



189 



quindi combatte ogn'uno alia difperata , ne uom v'ha, 
che pcnli volger le fpalle per falvar il petto . Cadono 
intanto i capi delle fquadre , lafcian morendo i fol- 
dati fenza difefa le bandiere, (it i cadaveri delle pri- 
me file, mancano le feconde , e mortequefte, fuile 
feconde le terze; cosi di mano , in mano fin l'ultime 
fquadre aufiliarie al combattimento fi portano . Piu 
fanguinofa , ed oftinata pugna chi vide mai ? 

Sogliono nelle battagiie le morti de' combat- 
tenti , rare lafciar le fchiere j ma in quefta zufta quan- 
to piu caggiono i Guerrieri , tanto piu s'infittiice la 
milch ia , ed a tal fegno fi ftringono i nimici , che la 
cavalleria Romana ta in guifa tale dal nimico cirta, 
che muovere non fi poteva : Onde abbandonati i ca- 
valli , ebbe a fare immenfo sforzo per giungere cola 
ove le prime fila de' Fanti combattevano , cosi var- 
cando a traverfb dell'armi fparfe , e de' tronchi cada- 
veri , qual nuova , e recente fquadra agl'indeboliti 
Etrufci, i Romani Cavalieri fi prefentarono , per cosi 
grand'ardimento , a turbar fi comincio la Tofcana fan- 
teria , ed a cedere alquanto il campo. Allora le__> 
Romane I.egioni benche per le ferite ftanche , e di- 
fordinate foffero , imitando l'eflempio de' Cavalieri % 
animofamente gli con full , e fpaventati Tofcani infe- 
guirono; onde cominciato a romperne l'indomita per^ 
tinacia, ful primo ritiraronfi dalla battaglia i Tofcani, 
e poi fi diedero alia fuga . I Romani perleguirono fin- 
che poterono li nimici j ma non poteron molto , fendo 
una grandiflfima parte di loro reftata eftinta ful cam* 
po y ne minore era la moltitudine de' feriti ; mal 
conci , e ftanchi , che piu a liberarfi dairimminente 
morte penfar dovea , che ad infeguire il nimico . Quei 
pochi ch'erano reftati intieri , a faccheggiar fi diero- 
no gl'alloggiamenti Tofcani . In quell'acerbo giorno, 
e fatale per tutto PEtrufco nome, perduto nella fie- 
riifima battaglia il fior piu fcelto delle Tofcane forze , 

a pie* 



1 90 Delia S tori a di Volfeno 

a piegar comincio Pantica , cd opulenta forfuriaJ 
d'Etruria 3 che dopo si memorabile fconfitta non pote 
mai riaverfi , ne provo pofcia , fe non in peggioreu 
ftato , i cangiamenti. 

Prima , che quelPanno finiffe riporto Quinto 
Fabio Confole fopra i Perugini , che rotta avean la_» 
triegua, un altra infigne vittoria 5 Jbenche poco di fa- 
tica , e di pericolo s'incontraffe ; e prefa nel mcdefl- 
mo tempo avrebbe la Citta loro (perocche fotto le 
mura di lei erafi data la battaglia) fe mandati non_> 
aveffero gli Ambafciadori a confegnargliela • Egli 
adunque afficuratofi di Perugia coll'imporvi il Ro- 
mano Prefidio , c mandate a Roma prima , ch'ei vi 
giungefTe le Ambafcierie degli Etrufci 3 che pace , ed 
amieizia dal Senato imploravano , trionfante ritorno 
alia fua Patria; e fu il di lui trionfo celebrato piii da' 
Romani pel maggior merito, che fatto fe ne avea 5 che 
quello col quale il Dittator Lucio Papirio avea fatta 
pompa della fegnalata vittoria , con cui fiaccato avea 
Jofmimrato orgoglio di feroci , ed oftinati Sanniti . 
Premio della fconfitta data agli Etrufci , fu il 
Confolato, che continuofli nelPanno, che fegui in 
perfona di Quinto Fabio , a cui Publio Decio fu dato 
per Collega ; ma nella fbrtizione vario Fabio di Pro- 
vincia, perocche a lui toccb il Sannio , ed a Decio la 
Tofcana . Nel primo ufcir che quefti fece in campagna 
portoffi alle Terre de' Tarquiniefi , ed obbligolli a_, 
fomminiftrare il formento alPefercito, cd a chieder 
la triegua per quarant'anni . Voltofli pofcia ad efpu- 
gnar alquante Caftella de' Vol/enefi , che non fola- 
T- Livioiib. p.c.41, mente di prefidio allecampagne loro fervivano, ma 
no di Roma_, J; r i cover o altresi ne' tempi di guerra alia Tofcana 
foldate/ca * Djfefero finche poterono i noftri Vol/ene/i 
le rocche loro , ne cederonle al nimico fe non dopo 
fperimentato Pultimo sforzo delle Romane Legioni . 
Efpugnate parecchie di quefle Caftella a forza d'armi, 

Decio 



CDXLV. 



Lilro Secondo » 19 



Decio Ie dirocco , perche indifefa , ed ignuda la Vol- 
fencfe Citta fi rimaneffe . Cos! da una in altra delle 
contrade Etrufche trafportando il Confblo le vitto- 
riofe fue fchiere , tanto fl refe terribile alia Tofcana 
tutta , che univerfalmentc Ie Etrufche Citta gli man- 
daronolnviati per impetrarne la confederazione . Ne~ 
gatale quelta , ottener appena poterono la triegua_> 
per unanno, la quale non le fu concefia , fe non col 
patto , che rimborfaffero Ferarip Romano dello fti- 
pendio pagato per quell'anno a r fbldati 3 che all'Etru- 
fca guerra eran venuti; anzi dfcio non contento , co- 
mando chs adogni fbldato due vefti dagli Etrufci fi; 
diftribuiffero.. 

Erafi in tal maniera gia poffo fine alia Romana-, 
guerra, e refa la pace alia Tofcana; quando all'improv- 
vifo ribellatafi l'Umbria empie di nuovo tumul'to le 
vicinanze della placata Etruria ; imperocche gli Um- 
bri , quantunque illefi. foffero da tutti gPincommodi % 
che recar poteano le precedent! guerre , fuorche dal 
paflaggio degli Eferciti ; non crederono baftante tut- 
ta la lor Gioventu 3 che a prender Farmi coftrinferoj 
onde fatta follevar la maggior parte della Tofcana,, 
che appena a refpirar cominciava; Soldatefca si nu- 
merofa raccolfero , che lafciatofi dopo le fpalle Decia 
colle fue Legioni , nella Tofcana palefemente vanta- 
ronli di gire , per pofcia fbggiogar Pimbelle Roma » 

Pervenuta alForecchie delConfolo la novella di 
si repentina , e pericolofa follevazione j ficcome di ef- 
ferfi incaminati gli nemici per laSabina verfo Roma , 
fi moffe con tutta celerita, ed a gran gfornate portofii 
ad afpettargli nel Campo Pupinienfe , ch'era nel La- 
zio preffo a' Gabj otto miglia lontano da Roma . Erafi 
queita Citta non poco isbigottita all'avvifo della ve- 
nuta degli Umbriotti . La facilita , colla quale i Galli 
Senoni la prefero, e la diftruffero, conofcer le avea 
fatto quanta ella foffe mal munita y ed efpofta alle for- 

prefej 



192 Delia S tori a di Volfeno 

prefe; per la qual cola tofto fpedi Ambafciadori a_^ 
Q^Fabio Taltro Confole 3 che a nome del Senato gli 
ordinafifero di trafportar neirUmbria lefueLegioni j 
fe pero difpenfar per qualche tempo dalla guerra de' 
Sanniti fi potefife . Obedi fenza dimora il Confole , ed 
improvvifb , e pronto prefento le fue /quadre in Beva- 
gna, ove l'Efercito degli Umbriotti fi ritrovava . 

L'inafpettato arrivo di Fabio atterri cotanto i 
nimici , che mold di loro giudicarono di doverfi ri- 
tirar nelle Citta fortificate 3 e molti , che ad intrala- 
fciar fi aveffe la guerra: Contuttocio, quei di Matelica, 
che tra gli altri Umbriotti militavano furon cagione , 
che incontanente i Romani che ftavano a fortificar gli 
Alloggiamenti , aflaliti dal nimico venifTero . Fabio 
(eflortando i fuoi , che , coll'ufato valor moftrato cogli 
Etrufci , e co' Sanniti , fiaccaffer degli Umbriotti T 
orgoglio, che di efpugnar Roma vantavanfi e pone£ 
fer gloriofo fine a quefFappendice della Tofcana Guer- 
ra) fu interrotto dalle fpontanee grida de' fuoi folda- 
ti 5 e dalle marziali Trombe . Rare battaglie con egua- 
le ardore attaccaronfi da 1 Romani , e rare volte riufci 
loro difbrdinar cos) prefto , ed abbattere il nimico . 
Sul principio del combattimento gli auttori della_» 
guerra , o prefi a forza reftarono , o da fe medefimi fi 
refero. Siccome ne' /eguenti giorni fecer tutti gli altri 
popoli deirUmbria . Fabio ritorno nel Sannio , ed in 
premio della Vittoria, il Senato per l'anno feguente 
prorogogli '1 comando nella guerra de' Sanniti colla 
podefU Confblare . 

Parea queta PEtruria , e dimenticate le armi in- 
felici, efTerfi porta a refpirare nel /eno di profittevole 
pace *, imperocche erano paifati omai fei anni in circa 
dacche dopo 1'ultima fconfitta ricevuta da Fabio, avea 
depofta la fpada , difllmulando la memoria di tante, 
e si gravi perdite , e ratrocedcfiderio di onorata ven- 
detta, ma come il Pellegrino 3 che di giungere alia 

pa- 



Libro Secondo. 193 

pafria s'affretta fermafi talor per via , e fulPerba_, 
s'adagia, non gia perche non curi profeguire il viag- 
gio, ma bensi per ripigliare fpirito, e lena per piu 
follecitamente terminarlo ; cosi la Tofcana , erafi da-« 
ta al ripofo per riforger piu vigorofa , e piu pronta 
alia fatica , ne altro in lei era la pace, che un apparec- 
chio di maggior guerra . 

In tale ftato di cofe , poicche abbaftanza rinvi- 
gorita fi vide, altro non afpettava per prender Tar- 
mi , che Poccafione, e ficcome quefta non fe le dava da' 
Romani, che temean di%uftarla, ella fieffa trovolla 
in cafe fua . ErainArezzo la famiglia Cilnia dive- 
nuta cosi poifente , e facoltofa , che non fblamente 
in altrui deftava invidia , ma riufciva eziandio fofpet- 
ta alia pubblica liberta . Quindi gli Aretini non po- 
tendo in altra maniera bandirla dalla Patn'a , conci- 
taronle.contro una fazzion numerofa , cha a forza di 
armi fcacciarla tentafle . Ma avendo i Cilnj moite__> 
aderenZe nelle primarie Citta di Tofcana, fu ad ogn' 
uno communicato PAretino tumulto . Da cio intereA 
/ate diverfe Citta Etrufche , qual prefe Parmi per fo- 
ftencrli , e qual per diftruggerli ) e follevandofi an- 
cor coloro , che da' nimici de' Cilnj dipendevano , 
tutta s'armo P Etruria , fervendofi di tal pretefto 
per non dar fofpetto a' Romani di nuova guerra con- 
tro di Ioro . Fu favorevole la fortuna al principio di 
quelta imprefa , mentre i Romani nel tempo fteflfo co- 
ftretti furono ad impiegarfi contro i Marfi , che a_> M **fi Popolo d'A- 
forza d'armi rigettavano dalle loro Terre la Colonia ^T>\°^T - vici " 
di Arluli poc anzi venuta da Roma . Per la qualcofa otadiCeiano. 
non dubitarono piu gPEtrufci di apertamente fcuo- 
prirfi per nimici del popolo Romano . 

AlPinafpettata novella di quefte due follevazioni 
molto turbaronfi i Romani \ laonde crearono Ditta- Annidi Romano. 
tore Marco Valerio Maffimo , che fcelfe per Capitano 
della cavalleria Marco Emilio Paolo . Quefti con_ 

B b una 



194 Delia StoriadiVolfeno 

una faciliflima battaglia sbaragliato Tefercito de' 
Marfi , cd indi efpugnate alquante delle Citta loro , e 
fpogliatigli d'una parte de' campi , pofe fine alia guer- 
ra , con effi riconciliandofi . 

Partito adunque il Dittatore da' Marfi fi rivolfe 
verfo TEtruria , dove non trovando queila facilita, 
che fperimentata avea nella guerra donde veniva , (gcq 
il fuo campo, ed il muni di Vallo , afpettando Tocca- 
fione di combattere . Ma fendo venuto intanto il tem- 
po di prendere gli aufpicj , convennegli ritornare a_» 
Roma ; onde al Capitano della cavalleria tutto rima- 
fe il comando dell'e/ercito . Accortifi i Tofcani delT 
aflenza del Dittatore fervironfi della congiuntura , ed 
afpettati i Romani , che a pafcolare veniflfero , ufci- 
ron fiiori dagli aguati 5 e poftigli in mezzo grande 
*» ftrage ne fecero 3 e tolte alquante bandiere 5 a riti- 
Tito Livio Decad. i. rarfi vergognofamente agli alloggiamenti loro gli co- 

Giunfe tofto a Roma l'atroce fa ma di cotefto ec- 
cidio, ma altresi vi giun(e , come e fuocoftume_j , 
nunzia di maggior danno di quello erafi in verita. fof- 
ferto} quindi , come fe tutto Fefercito perduto fi 
foflfe , i Tribunali fi chiufero , le porte fi cuftodirono, 
portaronfi le armi fulle mura , ed obbligati furono 
tutti i giovani a dare il nome loro alia milizia . iMju 
ritornato in Tofcana il Dittatore , tutto ritrovo me- 
glio di quello fperava , Gli alloggiamenti inpiuficu- 
ro luogo trafportati, le Coorti, che perduto aveano le 
bandiere efclule dal vallo ftar&ne fenza tende , e fenza 
ripari; e l'efercito finalmente fitibondo di combattere, 
per purgarfi tofto della macch.-a, della ricevuta igno- 
minia. Rallegratofi di cio Marco Vaierio mofte l'arma- 
RopUi citta i\ To- ta, e la fe marchiare a Rofelle , ove le Tofcane Legioni 
T^^lo^t'ikut- U kguirono . G li Etrufci intanto , comecche dalla im- 
u. prefa felicemente cominciata grandi fperanze conce^ 

pute aveffero 9 ne loro mancaffer forze di attaccare__> 

in 



Lilro Sccondo. 195 



in campo un aperta battaglia , trafcurar Tinfidie noft 
vollero , che /perimentate aveano cotanto a loro van- 
taggiofe . 

Preflb agli alloggiamenti de' Romani v'erano al-« 
cune cafe di un Villaggio mezzo rovinate dalPincen- 
dio , e guafto dato alle campagnc . Quefte parvero 
luogo agli aguati opportuno j quivi nafcofcro i To- 
fcani molti armati , indi mandaron del beftiame a pa- 
fcolare alia veduta di un prefidio Romano , che go-- 
vernato veniva da Gneo Fulvio Legato . Ma vedendo 
che neifun de' foldati Prefidiarj lafciavanfi adefcareu 
dalla preda 3 che fe gli ofTeriva , uno de' Tofcani pa- 
ftori avanzatofi fin fotto le Romane fortificazioni , 
grido agTaltri , che timidamente cacciavan fuori gli 
armenti dalle rovine delvillagio, a che indugialfep 
tanto , mentre fi poteva ancora per lo mezzo delle__j 
Romane tende far paflare il befriame . Alcuni Cere- 
tani , che con Fulvio trovavanfi gl'interpretaron que- 
lle parole , che intefe da i Soldati fortemente fe ne__» 
fdegnaranno . Ma fenza commandamento del loro Du- 
ce non ardirono di ufcir dal Prefidio . Ordino allora 
il Legato agTinterpreti , che oflfervafler bene ie la fa- 
vella di quegl'Etrufci piu al cittadinefco , o al fel- 
vaggio dialetto fi avvicinafle , e fendogli da quefti ri- 
ferito , che non folamente il linguaggio, ma l'abitu- 
dine della perfbna , e la di lor pulitezza dalla pafto- 
ral rufticita fi difcoftavano ; comando , che loro di- 
cefiero , che forTero pur giti a fcuoprir le celate in- 
fidie ben note a i Romani refi inefpugnabili nulla- 
meno alia forza de' ftratagemi , che a quella delT 
armi . Uditi fimiglianti detti , coloro , che afcofi 
ltavano ufciron fubito da' nafcondigli , ed a' Romani 
fulla campagna fi prefentarono . Parve al Legato co- 
tefto fquadrone molto maggiore di quello , che aveflfe 
potuto foftenere il fuo Prefidio; perlocche mandato a 
chiedere ajuto al Dittatore , fi fe incontroa' nimici . 

Bba Co- 



196 Delia StoriadiVolfeno 

Comando dunque il Dittatore , che ogn'un pren- 
defTe le armi , e prontamente il feguiffe; ma uopo 
non era d'infiammare i Romani a combattere , mentre 
la Cola, memoria della fofferra ftrage , e l'udir le grida 
de' loro commilitoni gia co gli Etrufci alle mani , eran 
due fproni , che velocemente alia pugnagli fpingeva- 
no. Maquantopiu il Dittator Valerio impazienti gli 
vede di azzuflfarfi col nimico, tanto piu lentamente li 
fa march iare . Mentre i Tofcani con tutto il loro efer- 
cito sforzavanfi disfare le poche fquadre ond'era com- 
pofto il Prefidio , credendo , che fblo in quefto tutta 
confifteffe la vittoria; ne gode il Dittatore; e con_> 
tutto che vedeffe in quanto pericolo fi trovaffe Fulvio, 
pur indugia di recargli aita , afpettando , che il ni- 
mico fi ftanchi , perche poi a prima giunta sbaraglia- 
re lo poffa . Ma quantunque a lento paffo caminailero 
i Romani,, pure pervenuti erano tanto preffo al nimi- 
co , che quantunque in fito angufto foffero per la ca- 
valleria , poteva la Fanteria commodamente affalirlo, 
Precedevano i Vefifilli delle Legioni 5 acciocche i To- 
fcani nulla di occulto 5 e d'improvvifb temeffero} Va- 
leno intanto avea fatti lafciare tra gli fquadroni , fpa- 
ziofi intervalli, onde commodamente fcorrer potef- 
feroi cavaTli ; ficche quandogli parve piu acconciofe 
nel medefimo tempo alzar le grida alia Fanteria , e_» 
e ufcir fuora la Cavalleria , ch'era venuta nafcoita do- 
poipedoni; per la qual cofa ritrovandofi gli Etrufci 
fprovveduti per far fronte a' cavalli s'isbigottirono , e 
(i difbrdinarono . Guari di tempo non ando , che la_j 
vittoria comincio a dichiararfi a favor di quei Romani 
ibvraggiunti intieri di forze contro gli affaticati To- 
fcani , mentre avean ridotto il prefidio aireftrema di- 
iperazione . 

Furono adunque coftretti gli Etrufci a fuggire—* 
ne i loro ripari , e nella piu ripofta parte degli Allog- 
giamenti fi aflfollarono; ma ne pur quivi trovando 

, ficuro 



Libro Sccondo . 1 97 

ftcuro ricetto dal nimico cbel'infeguiva , qual inerme, 
e qual armato qua , e la volgendofi fl difperfero ; e__» 
quefta fu la feconda percoffa 5 onde abbattuta rimafe 1' 
infelice Tofcana . Uso poi si fieramente il Dittatore di 
quefta vittoria , die ne pur voile promettere a' Tofcani 
il favellar di pace , fe non fi obbligavan prima di pagar 
lo ftipendio per un anno , e dar per due mefi il grano 
alle Romane milizie . Fatto cio Valerio gli permife 
di mandare Ambafciadori a Roma a chieder pace , la 
quale ancora negata gli fu , concefiagli folamente la_» 
triegua per due anni .Quefta imprefa guadagno a Mar- 
co Valerio Matfimo un /blenne trionfo 5 e nell'anno 
feguente il Confblato . 

Tutto il bienniodella triegua non iafciarono paf- 
far gli Etrufci fenza apparecchiar piu fiera contro i 
Romani la guerra ; e mentre, che fbno eglino aflfac- 
cendati nell'adunar gente , cavalli 3 ed armi , fbvrag- Anni di Roma 4^4- 
giunto all' improvvifb in Tofcana un numeroiiflimo 
efercito de' Galli , gli obbligo di fofpender Pappara- 
to , e penfar fbdamente alia difefa delle proprie Pa- 
trie contro I'invafion di que' Barbari . Sendo poi i 
Tofcani abbondantiffimi di danajo , penfarono di gua- 
dagnar i Galli a forza d'oro , facendogli in cotal gui- 
fa amici , e confederati per condurli feco a quella_> 
guerra, premeditata gia contro i Latini . Progetta- 
no adunque la lega 3 patteggian la mercede , e di leg- 
gieri vengono eflauditi . Ricevuta , ch'ebbero i Galli 
una gran fomma di danajo dagli Etrufci , mentre da_> 
quefti venian ricercati a feguirli coll'armi contro i 
Romani , negaron efli di aver patteggiato di far que- 
fta guerra , ma di lafciar intatte le campagneTofca- 
ne j del refto foggiunfero, che fe volean fervirfi dell' 
opera loro nel far guerra a' Romani , di buona voglia 
andati vi fariano , purche loro aveffer data qualche 
porzione dell'Etralche campagne ove le fedi loro fta- 
bilir potefifero . 

Molto 



198 Delia St or ia di Volfeno 

Molto fu dibbattuta cotal richiefta nelle dieter 
deiruniverfa Tofcana , ne fu potuto rifolverfi di am- 
metterfi le condizioni propofte da' Galli , perocche , 
non folamente rincrefceva atutti, chc le campagnc 
loro (1 divideffero a' ftranieri , ma temeva altresi cia- 
fchediino un si feroce 5 e rapace vicino . Quindi furo- 
no licenziati i Galli , che partirono carchi di molto 
danajo fenza difagio alcuno , e fenza pericoli guada- 
gnato . 

Era nel medefinio tempo giunta a Roma la fama 
della barbara moltitudine pervenuta in To/cana , e__> 
temeafi , che quefta all'efercito Etrufco fi aggiungeA 
fe , onde per aver meno di nimici , che folTe poffibile 
fu conchiufb il trattato di unirfi in lega co' Marchi- 
giani , che allora Picenti nomaranfi . Cio fatto , fi 
fpedifce nell'Etruria colle legioni T. Manlio Confole, 
il quale appena giuntovi , mentre tra i Cavalieri fa- 
ceva gli efercizj militari , nel caracollar velocemente 
balzato da cavallo cadde 5 e comecche la percolTa_> 
foffe gravilTima , pure non fubito , ma dopo due gior- 
ni mori . 

Grandi fperanze concepirono da quefto cafo i 
Tofcani 5 come , fe gli Dei a lor favore dichiarati fi 
foffero . Il Senato Romano tanto fpavento ne concepi, 
che ftette in procinto di dichiarare il Dittatore ; con- 
tuttocio a Manlio furrogaron nel Confblato Marco 
Valerio , quel medefimo, che da' Padri deftinavafi 
per Dittatore . Quefti incontanente fi porto in Etru- 
ria, e gli riufcid'incuter tal timore ne' Tofcani , che 
neffuno di loro ardiva di ufcire dalle fortificazioni \ 
ficche la loro paura gli teneva quafi entro le lor trin- 
cee affediati ; ne il novello Confole pote mai con dare 
il guaftoallecampagne , con bruciare i villaggi 5 e le 
caftella trarli fuori a combattere . 

Mentre TEtrufca guerra piu lentamente procedc 
di quello credeall 3 a Roma ( che troppo era afl Jtta_» 

dalla 



Libro Secondo . 199 

dalla careftia) nuovo fpavento aggiunfe la venuta de* 
Marchiggktni per avvertire i Roman i , che i Sanniti 
nuovamente fi ribellavano, e ch'eran giti per richie- 
der per aufiliarie le armi della Marca; quindi tutto 
il penfier della guerra fu da' Romani volto dall'Etru- 
ria al Sannio . 

Nell'anno feguente Lucio Cornelio Seipione , e Anni di Roma 455. 
Gneo Fulvio furono Confoli . A Seipione tocco la_> 
Tofcana , ed a Fulvio i Sanniti , e ciafcheduno verfa 
la ilia Provincia partifli . I Tofcani accinti a pugnare / 

fi fanno incontro a' Romani {otto Volterra . Riufci 
a Seipione improvvifb cotefto i-ncontro 5 mentre— » 
afpettavafi le tergiverfioni de' Tofcani , che nell'anno 
antecedente ufate avevano . Si attacco fieramente la 
battaglia molte ore prima del mezzo di , e fatta (cam- 
bievolmente un'orrenda ftrage fu combattuto fino a_-» 
fera , ficche fbvragiunte le tenebre divi/ero la fangui- 
nofa mifchia , ed alle fue tende fe ne ando ciafchedu- 
no^ col creder , che la fua parte tornata foffe perdi- 
trice dal campo . 

Ma la faccia del nuovo Sole diftinguer fece qual 
foflfe il vincitore , e quale il vinto ; imperocche i Ro- 
mani ufciti daMoro alloggiamenti per apparecchiarfi 
alia feconda pngna, fi avviddero, che gli Etrufci, uian- 
do del filenzio della notte abbandonate aveano le ten- 
de loro ; ov'entrate le Romane fquadre copiofa pre- 
da ritrovaronvi ivi lafciata dalla paura de' Tofcani, 
che nulla portaron feco per non far ftrepito nel tra- 
fporto . 

Quindi ritornom* indietro il Confolo nella Re- 
gion Ealifca , e lafciati in Valeria gli attrezzi militant 
e la preda con la guardia di mediocre prefidio , fi vol- 
fe alle Volfenefi campagne , ed agli altri confini della 
nimica Tofcana 5 tutto mandando a ferro > ed a fuo- 
co j ne folamente contro le copioie biade , ed i fecon- 
di campi s'incrudeli , ma non perdono a' villaggi 

non 



200 Delia Storia di Volfmo 

non rifparmio caftella , ma tutto alle rapine dell'avi- 
do Soldato fi confegno . Si trafcuro di cingere di aflfe- 
dio le fortificate Citta , nelle quali ritirati eransi gli 
Etrufci \ non gia per clemenza del vincitore , ma per- 
che nella paffata battaglia erasi cotanto fcemato Tefer- 
cito de' Romani , che a ftringere le grofTe Citta di af- 
fedio non baftavano . 

Sulla fine del medesimo anno , mentre si comin- 
ciava a trattare in RomS della creazione de' nuovi 
Confbli , si udi , che gli Etrufci , ed i Sanniti appa- 
recchiavan nuovi , e numerofiffimi eferciti 5 e che in 
tutte le Aflemblee di Tofcana univerfalmente accufati 
i loro Principi venivano , perche a qualunque cofto 
fermati al lor fervigio non aveano i-Galli ; per la qual 
cofa fendo ambito il Confolato da' piu famofi Citta- 
dini. della Republica Romana , gli occhi di tutti fi vol-* 
Zero neila per/bna di Quinto Fabio Maffimo, Uom per 
molte , ed eroiche gefta famofo , ma particolarmente 
accreditato per le vittorie riportate contro i Tofca- 
ni . Egli per altro tale onor non prctendea* 5 anzi 
vedendo tutta la Citta difpofta a farlo Confole , aper- 
tamente nego di volerlo efTere , per dar luogo a_» 
gli altri di poterlo ottenere , adducendo per ifcufa 
efler egli oramai vecchio , e poco acconcio alia mili- 
zia , e perche ancora gli oftava la Iegge , la quale__j> 
proibiva ad ogn'uno di ricever il Confolaro , che men 
Jit. Livio Lb. 7* Jjj die<rl anni prima ottenuto lo aveife . Contuttocio 
Fabio fu fciolto da cotefta legge , e coftretto di accet- 
tarlo ; anzi perche egli di miglior animo il riceveife 
dierongli a fua richiefta per Collega P. Decio , che__* 
buon fagg?o di fe gli aveva dato per la concordia , con 
la quale altra volta amminiftrata aveano il medefimo 
Magiftrato . - 
Anni di R.oma4?<*- Or mentre i nuovi Confbli divifan fra di loro chi 

PEtrufca, chi la Sannitica guerra fi fceglieffe, e quanto 
efercito a ciafcheduno bifognafTe , daSutri, da Nepi, 

e da 



Libro Secondo . 20 r 

e da Faleria fovraggiungono Ambafciadori , che an- 
nunziano a Roma tutti i popoli della Tofcana tener 
ddlo adunanze per chieder Pace . Laonde tutti i bellici 
apparecchi contro i Sanniti fi rivolgono . 

Cos! felicemente i due Confbli ruppero , ed ab- 
batterono le Sannitiche fquadre , che all'ultima difpe- 
razione ridottele , ad abbandonare il Sannio le coftrin- 
fero . Partitafi adunque dalle terre natie 9 una foltifil- 
ma moltitudine de' Sanniti fi prefento armata in To- 
fcana , fperando , parte di ottener colle preghiere_-> 5 
e parte col terrore ciocche indarno fpeffe hate tentato 
aveano coll'Ambafcierie ; onde richiefta udienza nel 
Concilio delPuniverfa Etruria , efpofero a' Tofcani 
Principi quanto fino ad allora fbfterto avevano , col far 
pruova, fe con le proprie forze , e con quelle (lievi per 
altro) de' vicini, rigettar la Romana tirannide poteva- 
no . Ma conofciuto non eflTer a tanta imprefa baftevoli 
chiefer la pace ; benche piu grave ella riefba a chi ier- 
ve , che a' liberi la guerra. Altra fperanza non rimane, 
foggiunfero, fe non quella della voftra Tofcana, fornite 
di armi , abbondante di ricchezze, e popolata di Gente 
guerriera . Avete per vicini i Galli , popolo nato tra V 
armi , e le battaglie ,. feroce per natura , e fat ale per la' 
fuperba Roma, che prefa, ed arfa da lui fi vide, onde d' 
uopo le fii di ricomprarfi a forza d'oro . Purche i To- 
fcani abbian l'animo, che moftro Porfenna, e i maggior 
loro; poco averfi a fare, perche i Romani fpogliati 
di tutte le Campagne fino al Tevere , a combattere fi 
coftringano , non piu per imporre l'intollerabile giogo 
alPltalia tutta , ma per falvare le mura , i Tempj , e 
le lor cafe . E' qui venuto un'efercito di Sanniti , for- 
nitodiArmi, e di ftipendio , con rifoluto animo di 
feguir gl'Etrufci , q'uando anchc aH'oppugnazionedi 
Roma il conduceffero . 

Quefte ed altre fomiglianti cofe di ferocia piene , 

Cc edi 



Artnidi Roma 477. 

La Legione , cosi det- 
ta , d legendo per Ia_> 
fcelca che facevafi de' 
Soldati nel comporla» 
fu da Romolo iditui. 
ta a di ?ooO. Uomini. 
Cacciati i Re fu di 
4000. Nella guerra di 
Annibale di 5000. Po- 
co dopo nel pafl'aggio 
diScipione in Affrica 
ditfooo., ficche in__> 
quefta guerra non_# 
avea piu che 4000. 



202 Delia Storia di Volfeno 

e di giattanza diffe nell'Aflfemblea de' Tofcani Gellio 
EgnazioCondottier de' Sanniti, al quale faciliffimo fu 
di perfuadergli la guerra , mentre gia per loro fteffi vi 
erano inclinati .Laonde tutt'i popoli Etrufci fi arma- 
rono . Sollecitoffi Pajuto de' Galli , con la prome(Ta_, 
di largo ftipendio . MolTe l'efTempio i non affatto pla- 
cati Umbriotti , e tutta quefta moltitudine negli Al- 
loggiamenti de' Sanniti li raccolfe . 

Udi Roma, non fenza fpavento , si poderofi appa- 
recchi ; laonde fpedi fubito i nuovi Con/bli L. di Vo- 
lunnio nel Sannio con due Legioni , e quindici mila_^ 
de' Collegati ; ficcome Appio Claudio , poi detto Cie- 
co , nelPEtruria con due altre Legioni , e dodici mila 
Soldati aufiliarj . Giunto Appio inTofcana loco gli 
Alloggiamenti fuoi preflb al nimico , ma Parrivo di lui 
giovo piu per tenere a freno alcune Citta Tofcane__> , 
che gia a prender i'armi fi rifolvevano , che a fiaccar le 
forze degli armati Etrufci . Era invero quefto Confole 
molto ben fornito di eloquenza , e di arti Cittadine- 
fche ; ma richiedevafi ben altro a chi combatter dovea 
con efercito mediocre, contro una si gagliarda , nume- 
rofa , e rifoluta moltitudine di Etrufci , Sanniti , Um- 
briotti , e Galli; ficche neffun figgio egli diede in 
quclla guerra di militare accortezza ; anzi neppure__> 
Pajuto la fortuna , che fovente e Parbitra nelle im- 
portanti imprefe . Molte battaglie attacco , ma fuor 
di tempo , ed in fito fvantaggiofo *, onde riufcendo 
a' Romani di giorno in giorno fempre piu terribile il 
nimico , a tale ftato giunti erano , che omai , ne il 
Capitano de' Soldati , ne i Soldati di lui fi fidavano . 

Per la qual cofa fu fcritto al Collega Volunnio , 
che nella Tofcana dal Sannio coll'efcrcito fuo fi tra- 
sferifie. Avea gia quefto Confole guadagnato molto 
contro i Sanniti , ma nel piu bello delPimpre/a fu co- 
ftretto lafciarla a Fabio, e a Decio Proconfoli per 
gire a foccorrere Paltro eiTcrcito afflitto in Etruria_, . 

Si 



Ulro Secondo ♦ 203 

Si rallegrano le Appiane Legioni, vedendo fovragiun- 
gere a pro loro Volunnio , e fefteggiando Io accolgo- 
no . II folo Appio incontrollo con torvo fovraciglio , 
e rendendogli appena il faluto, diflimulando d'aver- 
lo mandato a chiamare , o pure (come altri vogliono 
non avendol chiamato, comecche contradiceflTe Vo- 
lunnio) E ben , gli difle \ come van le cofe del Sannio? 
Perqual cagione dalla tua Provincia partifti ? Rifpo- 
fe allora Volunnio ; tutto profperamente andar nel 
Sannio, e ch'egli dalle lettere iue foiled tato , erafi 
porrato aH'JEtruria; che /e poi la fua venuta inutil 
foffe , toftoond'egli parti ritornato farebbe. Vatte- 
ne adunque replico Appio, qui neffun fi trattiene , 
che dover non e , che mentre tu forfe alia tua guerra 
non bafti ; ti abbi a vantar poi di effer venuto a foe- 
correr altrui . A cui Volunnio giamoflb per partire; 
Faccia diflfe Giove , ch'anzi il mio viaggio perduto va» 
da, che (ia intravenuta tal cofa; onde contro i To* 
fcani unConfblar efercito baftevole non fia . 

Gia divideanfi i Confoli tornando Appio al fuo 
Padiglione licenziato Volunnio, acciocche alia San- 
nitica imprefa coU'Efercito fuo fi reftituiflfe; quando 
i Legati , ed i Tribuni delPAppiane Legioni s'inter- 
pongono , parte pregando Appio , che non lafci par- 
tir quell' ajuto da fe fteffo offertofi , che fpontanea~ 
mente in tant'uopo chiamar fi dovea , e parte intratte- 
nea Volunnio fcongiurandolo a non fare , che per una 
dannofa gara inforta tra Colleghi , fi tradifle la Repur- 
blicft ; emoltitfimi altri argomenti aggiungendo per 
fermarlo , fecer tanto , che finalmente amendue i 
Confbli a perorare condufTero . Per molte ragioni re- 
116 fuperiore Volunnio, cavillandolo Appio di aver 
apprefa da Iui la facondia ; a cui rifpofe , Quanto me<- 
giro aimrei 6 Appio , che tu da me il valore apparato 
aveffi , che io da te l'eloquenza . In tale contingenza 
richiede la noftra Republica un valorofo Capitano, 

Cc 2 non 



204 Delia Storia di Volfcno 

non gia un eloquente Oratore . Vi fono due gran Pro- 
vincieda fbggiogare, l'Etruria, edilSannioj fcegli 
pure Appio qual piu t'aggrada 5 ch'io col mio efercito 
m'incarichero dell'altra . 

Co' gridi i foldati allora fecero iftatm , che__> 
amendue nella guerra Etrufca s'impiegaflero . Accor- 
gendofi Volunnio dell'unanime confenfo della Milizia, 
foggiunfe; Perche ingannatomi fononell'interpretare 
del Collega la mente 3 non faro ora 5 che ofcura mi 
rimanga 6 foldati la voftra volonta ' 9 fe volete ch'io 
redi , o vada datemene il fegno colle grida . 

Alzarono a cosi fatte parole si altamente la voce 
le Appiane Legioni , che a rimaner lo pregavano , che 
i Tofcani credendo foifer quelle grida de' ibldati , che 
alia battaglia ufcilfero , veflitefi in fretta le armi pre- 
cipitofimente fi accamparono; e Volunnio veduti gii 
Etrufci a pugnare accinti , ufando dell'ardore , in_> 
cui vedeva elfere allora i Romani , comando che fiato 
alle trombe fi deffe , e le fquadre alia zuffa fi apparec- 
chialTero . Appio flette alquanto perpleffo , avvcden- 
dofi , che foffe , o non foffe egli ufcito co' fuoi alla_, 
battaglia 3 la vittoria mai fempre al Collega fi afcrive- 
rebbe ; Dubitando poi , che anche le fue Legioni non 
feguiffer Volunnio 3 vedendole chieder il fegno della_> 
pugna , glieldiede . 

Schieraronfi adunque con pochiffimo ordine tanto 
gl'Etrufci, quanto i Romani j imperocche mancava 
a i primi Gellio Egnazio Capitano de' collegati Sanni- 
ti 5 che poc'anzi era andato con alcune delle fue coor- 
ti a far pafcere i deflrieri ', onde i foldati leguendo piii 
Pimpeto d'azzuflfarfi , che le regole militari , ol'im- 
perio di alcuno 5 eranfi tumultuariamente difpofli ^ ed 
i due confolari eferciti non erano in uno flelTo tempo 
ufciti dalle Trincee* ne molto fpazio avuto aveano 
per porfi aifordine ; quindi prima venner alle mani 
coluimicole fquadre volontarie 3 che quelle di Appio 

foflfer 



c Ubro Secondo* 205 

fofTer in luogo di aflalirle ; ficch.e inugualmente fi az- 
zuflfarono , e fcce la fortuna , che nuovo nimico a cia- 
fcheduno toccafTe ; imperocche a Volunnio avvezzo 
co' Sanniti, fi ferono incontro grEtrufci , ed i Sanniti 
afpettato alquanto il loro Duce , al fbvraggiunger di 
Appio , contro di lui fi fpinfcro . 

Appio allora moflb nulla meno dalla difficolta 
della pericolofa pugna , chc dall'emulazione del Col- 
lega 5 non oblio alcuno uffizio di quelli , che a faggio 
Capitano , ed a prode Guerriero fi apparfengono ; an- 
zi per animare vieppiu i fuoi , quando ella era piu ac- 
cefa la pugna fattofi fra Ie prime fchiere levando la ma- 
no al Cielo, Afcoltami Bellona, ditfe, Se tu oggi la vit> 
tori a ne concedi , io faccio Votodi edificarti tin Tem- 
pio . Incoraggironfi a tai voci le fchrere fue, a-vv'e- 
gnache , (ficcome portava la fciocca opinione di quei 
tempi idolatri,) credeano veramente , che la guerrie- 
ra Dea a favor loro combatteflfe : onde di generofa_> 
gara fi accefero , accioccche la vittoria dal Volunnia- 
no efercito non comincialfe . 

Vengono adunque dapertutto e ferit i , ed uccifi * 
e sbaragliati nulla meno gli Etrufci , che i Sanniti a_> 
foitener non avvezzi di due Confolari eferciti la fero- 
cia , e la forza ; onde abbandonata la pugna alia fuga 
fi danno ; e pervenuti , che furono agli alloggiamenti 
loro , fbvraggiunto Gellio Egnazio con alcune Coorti 
Sabine , fi reiterd per alquanto tempo il difperato 
combattimento; ma iRomani rotto Poftacolo di st 
lieve refiftenza , cominciarono ad oppugnar gli Allog- 
giamenti , e dopo brevi contrafti Volunnio fu il primo 
ad introdur le Aquile Romane per la Porta Caftrenfe; 
locche veggendo Appio parte fgridando i fuoi , e__* 
parte invocando la fua vincitrice Bellona^ ftimolo le 
fue fquadre a varcar il fofTo , e falir fu per lo Vallo j 
onde gii alloggiamenti fur prefi , e faccheggiati; e 
la copiofa preda ritrovatavi fatollo di amfridue gli 

efer- 



206 Delia Storia di Volfcno 

cferciti l'ingordigia . Tra gli Etrufci , ed i Sanniti 
1300. fur morti , e 2120. reftaron prigionieri . 

Riportata si famofa vittoria torno, Volunnio nel 
Sannio richiamatovi da' faccheggiamenti , che i San- 
niti nelle Terre Campane facevano . Appio nella_> 
Etruria fi rimafe . Ma partito l'efercito Volunniano , 
ricominciarono i Tofcani a raunar nuova mole di ar- 
mati ; avvegnache Gellio Egnazio Capitan de 1 San- 
niti procacciava nuovi nimici al nome Romano 3 quin- 
di eragli finalmente riufcito di aggiungere a' fuoi 
Sanniti, ed agli Etrufci gli Umbri , ed i Galli slj 
gran prezzo condotti . Fu tale Jo fpavento , che da 
quelle novelle concepirono i Romani , che per op- 
porfi a si poderofi nimici coftrinfero a fcriverfi tralle 
milizie , non fblamente i giovani Cittadini , ma fi 
feceroeziandio alcune fquadre tutte compofte di vec- 
chi , ed alcune di Libertini , e trattoffi ancora di far 
cuftodire la Citta . 

Ma rifbrfero da tanta paura per Ie ricevute let- 
tere di Lucio Volunnio Confblo , colle quali dava_> 
parte al Senato di aver oppreffi i faccheggiatori della 
Campagna . Fatte adunque dimoftrazioni d'incredibil 
gioja , non pafso molto a rinnovellarfi il primiero ti- 
more, venendo frequenti lettere dall'altro Confblo 
Appio, colle quali efbrtava il Senato a non trafcura- 
re i tumulti della Tofcana; iendofi gia raunate quat- 
<ro Nazioni , cioe gli Etrufci , i Sanniti , gli Um- 
briotti j ed i Galli ; e perche si numerofb nimico en- 
tro un alloggiamentocapir non poteva , efTerfene gia 
fattidue. 

Per la qual cofa , fendo gia vicino il tempo de' 
Comizj fu richiamato a Roma L. Volunnio , il quale 
prima, che le Centurie a dare il votocominciaffero, 
con lunga diceria le perfuafe a riflettere quanta gran 
mole di guerra a fbflener fi avefTe . NelPuItima batta- 
glia quando gli Etrufci non avean V ajuto da'. San- 
niti, 



Libro Sccondo . 207 

niti, fu talmente difficile I'imprefa, che un Con- 
fole robufro , ed un ottimo efercito appena loro po- 
tean (tare a fronte ; ora che una foltiffima quantita. 
di Umbriotti , e di Galli a loro eranfi uniti , e d'uo- 
po di elegger due Gonfbli , che Ie armi di quattro 
Nazioni fian valevoli a rintuzzare . Conchiufe final- 
mente , che s'egli non folTe ftato certo , che colui per 
Confblo creato avrebbono , ch'era con ogni ragione 
ftimato 'll miglior Capitano della Romana Republica 
egli avrebbe allora dichiarato il Dittatore . 

S'accorfe ogn'uno, che di Fabio favellava Vo- 
Junnio , per la qual cofa gia tutte le Centurie comin- 
ciavano a dare il voto a Fabio , afTegnandogli per col- 
lega Volunnio . Quando Fabio rinovo le antiche ter- 
giverfazioni ricufando il Confblato, ma vinto dalP 
univerfal confenfb del popolo , richiefe il fuo unanime 
Decio per Collega , el'ottenne. Ad Appio fu data la Annidi Romans. 
Pretura , ed a Volunnio fu per un anno continuato 
l'lmperio . Ma la famofa concordia , che in tre altri 
Confolati , ed una Cenfura era paflTata fraqueftidue 
nuovi Confbli , s'intorbido alquanto nel cominciar di 
quel Confblato ; avvegnache richiedeva Fabio , che 
la Tofcana fi dcffc a lui in Provincia fenza venire alle 
fbrti . Gli contrafto lungo tempo Decio , ma vinto 
dal confenfo del Senato , e della plebe finalmente ce- 
dette . 

Infinito fu il concorfb de' Giovani Romani , che 
a dare il nome alia milizia concorrevano , facendofi 
ogn'uno un pregio di militar fotto Fabio ; ma egli di- 
chiaroffi, cne non voleva fcriver piu di4000. fanti y 
e 600. cavalli , perocche gli premeva piu'ricondurli 
acafa ricchi di preda , che guerreggiar con molt e_j» 
fquadre . 

Con quefto mediocre si 5 ma Ccelto efercito par- 
tifii , egiunto la ove ora e Civitella d'Arno, preffo 
di c\# accampati flavano i nimici , fi volfe verfo gli 

alio- 



208 Delia Storia di Volfcno 

allogiamenti di Appio , e poche miglia prima di afri- 
varvi incontro fe gli fece un Battaglion Romano , che 
fcortava molti tagliatori di legna , i quali fubito , che 
fi accorfero da i Littori venire ilConfolo, ed efier 
quefti Fabio , ringraziaron gli Dei , ed il popolo Ro- 
mano , che si prode Capitano loro mandafiero . Do- 
mandogli allora Fabio , cofa giflero a fare, ed intefb, 
che a tagliar legna n'andavano, foggiunfe j e che forfe 
non avete il Vallo ? a cui rifpofero , che quantunque 
di due trincee , e di due fofife circondati fo(Tero , erano- 
nientedimeno in fomma cofternazione . Ritornate_j 
loro replico il Confolo , e fvellete il Vallo , giacche 
avete abbaftanza di legna . 

Intimorim* Tefercito Romano , ed il medefimo 
Appio vedendofi fpogliato delle fortificazioni ; ma__, 
tacquero nel fentir , che cio per commandamento di 
Fabio faceafi . Nel di leguente ritorno Appio a Roma, 
e Fabio mife gli alloggiamenti , ne gli fe mai ftabilir 
in alcun luogo ; cosi cangiando fempre di fito fe pafTar 
quel che avanzava del verno. Ma full'aprirfi di prima- 
vera, lafciata fotto Chiufr la feconda Legione alla_, 
cura di L. Scipione Vice-Pretore , egli andotfene a 
Roma per configliarfi della guerra , o perch'egli la_i 
ravvifafTe piu ardua della fua primiera opinione , o 
perchc da un Senatufconfalto richiamato vi foffe_*» . 
Giunto ch'egli fu a Roma pari© in Senato , e nel Foro 
in tal guifa , che egli non accrebbe , ne diminui giam- 
mai la fama della guerra ; e circa Paflfumer l'ajuto di 
un altro Capitano (cofa, che da molti configliata ve- 
niva) piuttofto alPaltrui timore , che alia bifogna_> 
condi/cendeva . Ed in tal cafo neffuno piu acconcio 
per eflfer fuo compagno riconofceva , che il fuo P. De- 
cio 5 che fe poi quefti amminiftrar voleva la guerra-* 
Sannitica , grata gli farebbe ftata altresi la compagnia 
di L. Volunnio . 

Era di tanto momento in quel tempi l'auttorita, 

di 



Liiro Secondo. 209 

di Fabio in Roma , che a lui nulla negar fi poteva^ ; 
quindi alParbitrio fuo fi refero il Senato, ilPopolo, 
ed il Collega . Toltofi adunque Decio feco , parti 
Fabio verfo l'Etruria con quattro Legioni , e graru^ 
Cavalleria Romana , al qual efercito aggiungevanfi 
mille cavalli i piu fcelti nella Campagna , e piu di al- 
trettanta moltitudine di Collegati , e di Latini . Ol-^ 
tre di quefti, furono difpofti contro Ie frontiere di To- 
fcana due altri eferciti 3 uno nel campo Vaticano , e 
Taltro nel Falifco, governati il primo da Gneo Ful- 
vio , l'altro da L. Poftumio Megello . Tanto fpaven-* 
to eccitato avea nell'animo de' feroci Romani la gran 
mole della guerra Etrufca . 

Intanto i Confoli erano gia preflb agli alloggia- 
menti ove ftava la Romana Legione lafciata fotto 
Chiufi a Scipione Vice-Pretore ; quando fi abbattero- 
no in alcuni foldati a cavallo de' Galli-Senoni , i quali 
giufta il coftume loro , portavano infifie fulle arte , o 
appefe al petto de' lor Deftrieri , le recife tefte de'Le- 
gionarj Romani j conciofiacofache , i Senoni eran ve-> 
nuti in gran numero ad oppugnar gli alloggiamenti 
della detta Legione. Il Vice-Pretore per ajutar col 
ilto la fcarfezza de' fuoi , ftimo bene trafportarli ad 
una collina , ch'era tra gl'alloggiamenti , e la Citta; 
ma ficcome non ebbe tempo di fpiar prima la ftrada , 
incautamente alTinfidie de* Galli fi efpofe ; i quali 
ufcendo dalla contraria parte del colle 3 fulla di cui 
vetta era gia pervenuta la Legione 5 improvifamente 
aflalirono i Romani 3 e foverchiandoli pofcia collar 
moltitudine da ogni parte gli cinfero; ficche non_> 
avendo quefti da alcun lato lo fcampo tutti affatto tru- 
cidati reftarono . 

Riconofciuta , non fenza rammarico, la fcon- 
fitta della Legione, varcarono i Confoli l'Appennn 
no , e pervennero nelle vicinanze di Sentino , ov'ora 
e SafTo-ferrato 3 e quivi pofero gli alloggiamenti quaN 

D d tro 



2 1 o Delia S tori a di Volfino 

tro miglia lontano dal nemico . Intanto nel configlio 
di guerra erafi dagli Etrufci , e Collegati loro ftabili- 
to , che ne. tutti nel medefimo alloggiamento fi rac- 
chiudeflfero , ne tutti infieme andaffero alia battaglia; 
ma che i Sanniti co i Senoni fi ftaffero, e gli Umbriotti 
co" 1 Tofcani ; e determinato il giorno del combatti- 
mento i Sanniti , ed i Galli attaccaflfero la pugna , e 
poco dopo gli Etrufci , e gli Umbriotti ad affalire an- 
daflTero de' Romani gli alloggiamenti . 

Certamente , fe in tal maniera feguiva la cofa_» 
erano debellati i Romani ; Ma la fortuna troppo arni- 
ca diquefta Nazione fe , che tre di/ertori Chiufini gif- 
fero di notte tempo a rivelare a Fabio Confble fomi- 
gliante rifoluzione . Egli alia loroCitta rimandogli 
carichi di donativi, perchc , fe altro di nuovo dal ne- 
mico fi ftabilifle ad avvertirnelo ritornafTero . Qumdi 
fcriffe aFulvio, ed a Poftumio > che dal Vaticano, 
e da' Falifci con gli eferciti loro partendofi , avvici- 
naffero a Chiuii le loro truppe , e che intieramente«^ 
i confini del nimico devaftalfero . 

Riufci fclicemente a' Romani quefto ripiego per 
dividere i nemici ; avvegnache gli Etrufci udita la_» 
fama del guafto , che alleloro campagne fi dava , co 
gli Umbriotti per difenderle dal campo Sentinate_-> 
partironfl . Allora i Confbli per due giorni il nemico 
alia battaglia provocaronoj ma dopo fatte in quefti 
due giorni lievi fcaramucce , finalmente nel terzo i 
Galli , ed i Sanniti con tutte le loro fquadre alia bat- 
taglia difcefero . Or mentre i due nemici eferciti 
eranfi fchierati per azzuffarfi accadde , che una Cerva 
infeguita da un Lupo tra Tuna 5 e l'altra armata s'in- 
camino; fi divifer pofcia leFiere j onde la Cerva tra 
i Galli, ed il Lupo tf a i Romani fi rifugio. I Galli 
uccifer la Cerva 5 ed i Romani fer luogo al Lupo ac- 
ciocche fuggiffe . Quindi un degli Uifiziali Romani 
diiTe : cola ove vedete la Sagra Belva di Diana giacer 

tra- 



Libro Sccondo . 211 

trafitfa 5 ivi ha ella portata la ftrage , e la fuga , e 
quelLupo, che intatto per le noftre fquadre pafso , 
iiccome egli e fotto la protezzione di Marte, (fori* 
gin noftra ci fa palefe . 

Nello fchierarfi i Galli avean prefa l'ala deftra , 
j Sanniti la finiftra ; contro a' primi ando Decio con 
due Legioni , con altrettante Fabio contro i fecondi . 
Venneli alle mani con egual animo e fortezza,e fu lun- 
gamente combattuto in maniera , che chiaro fi vide , 
che ia vittoria /aria ftata certa per i Tofcani , fe pre* 
fenti ritrovati fi fofTero alia battaglia . Intanto , quan- 
tunque i Confoli fofTer fra di loro d' incomparabile 
concerto , diverfamente pero le ale governavano . Co- 
nofciuta da Fabio de' Sanniti ^ e de' Galli laviolenta 
r.atura , che infoffribili nel primo attacco gli rende ; 
ma fe trovan poi chi fronte lor faccia , impazienti 
alia fatica , e facili ad effer vinti riefcono ; comando 

a' fuoi , che fenza curarfi di venir col nemico alle *» 

ftrette , intere le forze ferbaflfero per quando franco ii 
conofcevano . 

Decio per lo contrario piu giovane di anni , e di 
piu vigorofo , che accorto fpirito , fece nel primo 
impeto confumare alle fchiere fue tutta la forza ' y e_> 
perche lenti gli pareano i Fanti , fpinfe a combattere 
ancora la Cavalleria , ed egli nel mezzo de' piu forti 
Cavalieri , due volte pofe in fuga i cavalli. de' Seno- 
ni; ma di nuovo fendofi inoltrato molto , e combat- 
tendo in mezzo della Cavalleria de' Senoni , forprefo 
refto da nuova foggia di battaglia j imperocche altri 
Galli fovraggiunfero fopra de' cocchj , che quindi 
fcagliando dardi , e facendo impetuofo ftrepito colle 
ruote , atterrirono i cavalli de' Romani ; onde la gi& 
vincitrice Cavalleria Romana refto dal timore sbara- 
gliata , anzi non poco le fteffe Legioni fi turbarono > 
c molti Uffiziali Romani dalle ruote de' Gallici coc- 
chj ftiacciati furono. Accrefcono i Galli , ed i San- 

D d 2 niti 



2 1 2 Delia Storia di Volfeno 

niti con nuovo impeto lo fpavento a* Romani; ri- 
chiama indarno Decio dalla fuga i fuoi , che trovan- 
doli fbrdi a" fuoi comandi , e ciechi agli eferapj , che 
gli dava, di refiftere a' nimici : „ Ed a che piu ritardo 
9 5 difTe, il domeftico mio deftino ? Egli e fatale a i Decj 
5, rifcuoter da' fbmmi pericoli col proprio fangue la Pa- 
5, tria . Io , lo trarro meco fotterra agli Dei dell'Infer- 
55 no le nemicheLegioni . „ Cio detto comando a M. 
LivioPonteficesche apparecchiato a tal fine avea, fem- 
pre feco ritenuto nel conflitto, che colle fblite ceremo- 
nie agTinfernaliDei lo confagraffe. Quindi con lo i\ef- 
fa abito , col quale il Padre fuo fi era confagrato alia 
terra a pro del Romano efercito nella guerra de' La- 
tini , dopo adempiuto il Rito dal Pontefice, difperata- 
mente fi fpinfe cola , ove piu folta combatteva de' ne* 
mici la calca *, ed offerendo fe ftefTo alle lance oftili , 
refto immantinente trafitto 3 vittima glorfofa della fa- 
lute della fua Republica . 

Cola mai non puote una gagliarda opinione! La 
caduta del Confble Decio riguardata dall'uno , e Tal- 
tro efercito con incredibil meraviglia , rivolfe la fu- 
ga 5 e lo fpavento da' Romani ne' Galli . Avvegnacche 
i primi eran perfuafi , che ogni pericolo addofTato fi 
foffe fovra il morto Confole , onde per loro altro non 
rimaneffe 3 che la vittoria , I fecondi riputandofi vit- 
time deftinate agl'infernali Numi , credeano di nonJ* 
potere fcampo alcuno ritrovare : cosi di due eflfctti 
diverfi era cagione in amendue gli eferciti la mal nata 
fuperfrizione di quei miferabili tempi , e quindi , quelP 
ardire,'che s'illanguidiva nel Senone , rinfrancavafi 
nel Romano . M. Livio Pontefice 5 a cui poc'anzi di 
jnorire avea Decio dati i Littori , e fatto lo avea_» 
Vice-Pretore incoraggifce parlando le fquadre . So 
vraggiungono intanto , mandati da Fabio 5 di Corne- 
lio Scipione , e C. Marcio gli ajutf , ed afpro governo 
fecero de' Galli , ch'eranfrriftretti in Cuneo, e fatta 

quafi 



; Libro Sccondo . 21 3 

quad una teftugine, ricoperto aveano il petto co gli 
fcudi , e cosi vario nel finiftro corno la forte . 

Men varia , e piu felice fu del deftro Ja fortuna , 
poicche fulle prime badando Colo a difenderfi i Roma* 
ni poco danno fofferfero ; e come poi s'avvide Fabio 5 
che dal lungo pugnar erano ftanchi i Sanniti , fe mar- 
chiar la Cavalleria al fianco de' nemici , c datole il /e- 
gno la fe urtare il fianco delle Sannitiche fquadre^.* '■, 
mentre nel medefimo tempo le fpinge contro tutto 
l'impeto delle Romane , e delle collegate fanterie_j . 
Cedettero fubito i Sanniti , e dirottamente verfb gi 
alloggiamenti a fuggir fi dierono ; ed intanto i Senoni 
chiuii nella teftugine loro , fi difendevano ancora . 
Ma Fabio udiia del Collega la morte, fece uno ftacca- 
mento di joo. cavalli Campani , acciocche attaccaf- 
fero i Senoni alle fpalle , e feguire gli fece da' Prin- 
cipi della terza Legione , con ordine di forzare il ne« 
mico ove piu rotto , e cedente il vedeffero . Egli fati 
to voto aGiove Vincitore di bruciar a fuoonore le ne- 
miche fpoglie , e d'inalzargli unTempio, verfo gli 
alloggiamenti de' Sanniti , s'incamino , ove tutti af- 
follati ftavano per porfi al ficuro \ ma perche tanta_> 
moltitudine ricevere fpeditamente le porte non pote- 
vano 3 ridotti alPultima difperazione gli efclufi , alle 
difefe di nuovo fi rivolfero ; ed ivi ferocemente com- 
battendo refto morto Gellio Egnazio Capitano de' 
Sanniti , che contro i Romani commofTo avea il fuo 
Sannio , la Tofcana , TUmbria , e la Gallia Cifalpina . 

Breve, e fiacca fu poi la refiftenza de' Sanniti. 
Prefe Fabio gli Alloggiamenti , ed i Galli circonve- 
nuti dalle Romane, e Campane truppe reftarono . 
Morirono in quel giorno 25000. tra Sanniti, e Gal- 
li , ed 8000. ne furono fatti prigionieri di guerra . 
Deire/ercito poi di P. Decio 7000. perirono . Di quel-< 
lo di Q^Fabio 1 200. Il cadavere di Decio non fu potu- 
to trovare fe non nel fegucnte giorno , in cui con tutta 

la 



2 r 4 Delia Storia di Volfcno 

la pompa a e con lagrime univerfali , lodato al fommo 
da Fabio, ebbe l'onor del funerale ; e levotate fpo- 
glie arfeto in fagrificio a Giove Vincitore . 

La medefima fortuna incontrarono in Etruria Ie 
armi Romane guidate da Gneo Fulvio Vice - Preto- 
re, che oltre al notabili(fimo danno fatto a' Tofcani 
nel guafto dato alle loro campagne , felicemente al- 
tresi pugno , avendo uccifi piu di 3000. tra Perugini , 
c Chiufini levando loro 20. bandiere . Lafciato da Q. 
Fabio in Tofcana il Deciano efercito , riconduffe a 
Roma le fue Legioni , trionfo degli Etrufci 9 de' San- 
nit i 3 e de' Galli . 

Con tante fconfitte ricevute non fi placarono 
ne i Tofcani , ne i Sanniti . Primi furono i Peru- 
gini a ribellarfi , partito appena dalle Terre loro 1' 
efercito Romano ; ed i Sanniti altrove girono a fac- 
cheggiar i campi de' confederati con Roma. Appio 
ando contro i Sanniti , eQ. Fabio ritornato in Tofca- 
na uccife 450. Perugini , e ne prefe 17^0. 

Finito queft'anno cosi fortunato per le cofe__» 
Aunidi Roma 45P* belliche a' Romani, fuccederono a Fabio 5 ed a De- 
cio nel Cohfolato L. Poftumio Regillo , e M. Attilio 
Regolo , & ad ambedue fu dato in Provincia il San- 
nio , perche il tumulto de' Tofcani fembrava fopito . 
Combatterono felicemente contro i Sanniti qucfti due 
Confoli ; e vedendo pofcia Poftumio, che per finir 
la guerra nel Sannio baftava il Collega , per non ftar- 
fene colle mani alia cintola trafporto le fue Legioni 
nella Tofcana , e contro le Volfenefi campagne ad in- 
crudelire incomincio . 

Nel veder la ftrage delle biade loro di fdegno fi 
accefero i Volfenefi , e benche neffuno ajuto aveffero 
dalle altre Citta Tofcane , e fi mirafTer contro un 'efer- 
cito Confblare , non perderon quelPanimo , che Tanti- 
co fplendore di fua gente gli fbmminiftrava . Contut- 
toche in tante fconfitte da' Romani ricevute , h mag* 

gior 



Lilro Sccondo . 215 



gior parte di lor gente perduta aveffero , molte forze 
ancora per far fronte al nimico gli reftavano. Incorag- 
giti pertanto , e raanate molte tumultuarie fquadre , 
ufcirono dalla Citta contro il Confole Poftumio ', e_-> 
/quadronatigli eferciti a viftadi Volfeno, attaccarono 
coraggiofimente una gagliarda battaglia. Ma podero- 
fe troppo eran le Romane Legioni per effer vinte da 
una fubitaneamohitudine de' Volfenefi Cittadini; per 
Ja qual cofa, vedendo quefta riufcir impofllbile il ripor- 
tar vittoria in quel combattimento , cominciarono a 
ritirarfi ver/b le mura della Cirta \ e giunti alle porte 
abbandonarono la pugna , con aver lafciati morti ful 
campo 2200. de' loro , e chiudendofi entro le forti- 
ficate mura , dalle mani del vincitor nimico fi fbt- 
traflero. 

Perdonato a Volfeno non avrebbe Poftumio, Cq 
conofcjuta non avefle malagevole Pimprefa di efpu- 
gnarla, onde da quefta partitofi andofTene a Rofella , a 
cui , non folamcnte devafto i poderi , maeziandion' 
efpugno le Rocche. Quantunque i Rofellani oftinata- 
mente fi difendeffero', perlocche quafi 2000. di loro 
ncl difender le mura eftinti rimafero . 

Ridotti a tale ftato i popoli della To/cana , omai 
neceffario lor era (depofta la guerriera oftinazione) 
lcendere alia riconciliazione co' Romani ; Laonde tie 
Citta validiffime , che il primo luogo teneano trall'al- 
tre Tofcane Republiche , cioe Volfeno, Perugia, ed 
Arezzo mandati i loro Deputati al Confolo Poftumio, 
gli chiefero pace . II Confolo per proflttar di prefente 
della bifognaloro, permetter non voile , che fpedi£ 
fero a quefto effetto Ambafciadori a Roma , fe non 
facean prima i veftimenti a' foldati } e loro davan_> 
buona quantita di formento ; ed ottenutone quanto 
dimandava, die licenza agli Ambafciadori di partire 
per Roma; ove giunti altro impetrar non poteron 
dal Senato ; che la triegua per 40. anni ; anzi ne pura 

que ft a 



i\6 . Delia Storia di Volfcno 

quefta gratuitamente concefifa lor fu , ma colla con-» 
dizione , che ciafcheduna di quefte tre Citta pagatfe 
fubito all'erario Romano (come fegui) jooooo. libre 
di rame , chc riducendole nel valore dell'odicrne mo- 
nete Romane vagliono lo fteflb , che 65000. mila feu- 
di in circa . Piii glorio/b poi per la pacedi Etruria 3 
che per Ie vittorie del Sannio Poftumio Confole_» 
chiefe al Senato il trionfo; e fendogli da quefto nc- 
gato , e controverfo altresi da fette Tribuni della_» 
Plebe 5 a di/petto di turti di propria autorita trionfo. 
Siamo giunti oggimai alPanno XIX. della Ro- 
mana gucrra , in cui fpera ( cred'io ) chi legge di re- 
fpirare dalla funefta narrazione di tante ftragi , e_* 
rapine da' noftri Volfenefi fbflferte; ma ei s'inganna 
di molto , poiche quei travagli , che hanno infi cchi- 
ta la mia penna in defcriverli , e gl'occhi di chi ne_j 
legge il racconto, non iftancarono, gia de'maggiori 
noftri Tanimofa coftanza ; laonde fe continuaron efli 
pur anche la fventurata guerra 3 rincrefcer non debbe 
a noi il continuarne la ftoria . 

Ceflfato per la defcritta triegua il timore (che lun- 
gamente travaglio i Romani) della Tofcana potenza 
rivolfer quefti tutto Tanimo , e Tarmi contro gli an- 
cora oftinati Sanniti , che inafpriti piu tofto 3 che rotti 
Anni di Roma 4<Jo. da tante perdite , con orrende fblennita fcritto avea- 
no un nullamen formidable , che difperato efercito . 
Contro la contumace ferocia di coftoro , fu d'uopo a' 
Romani fpedir nel Sannio i due Confoli fucceffori di 
Attilio , e di Poftumio cioe , Lucio Papirio Curfb- 
re , e Spurio Carvilio y che vittoria 5 e trionfo da' 
Sanniti riportarono . 

AlTavvifb de' formidabili apparecchi della guer- 
ra Sannitica , pentironfi della comprata triegua i Vol- 
fenefi, e gli altri Tofcani , e riflettendo non poterfi 
trovar tempo piu acconcio per vendicarfi de' Romani, 
che quefto , in cui impiegate avean tutte le forze con- 
tro 



Lilro Secondo. 21/ 

tro di un nemico, dal qual non potean di leggieri fpe- 
dirli; rifolvettero di ritornare all'armi 5 e fenz'afpet- 
tar piu , vennero ad una aperta rottura col tentar di 
ribellione gli altri popoli Etrufci, che in lega 5 ed ami- 
cizia co' Romani viveano; e poicche non riufciva lo- 
ro chiamar quefti alia guerra , ufando fegreti maneg- 
gi , cercarono colla forza di coftringerli , bruciando , 
edevaftando le campagne loro. Mandarono adunque 
le Citta confederate de' Romani Ambafcerie al Se- 
nato per raguagliarlo delle oftilita , che foffrivano 
per non ribellarfi . 

Molefta riufci la querela de' Collegati, conofcen- 
do quanto difficile era in tal tempo mandar loro i foc- 
corfi . Contuttocio per confortarli rifpofero i Padri , 
Che avrebbe egli penfato , che colla fe delta loro apentir 
nonji avejfero , nh. lungi andrebhe Tofcana a riportar 
quella'pena dl fuafelloma , che il Sannio tefle , ripor- 
tata tie avea , e con ragione fe menzione del Sannio il 
Senato , poicche pochi giorni prima erano di cola 
giunte lettere , che la fconfitta de' nimici aveano an- 
nunziata . 

Crebbe oltremifura lo fpavento de' Romani nell* 
udir poco dopo , che i Falifci , gia per tanti anni 
amici , eranfi ribellati , e prefe le armi feguivano de' 
tumultuanti Etrufci le bellicofe infegne; per la qual 
cofa differir non fi pote piu lungamente la refiften- 
za ; ftimandofi tanto piu pericolofi nemici i Falifci , 
quanto piu eran quefti vicini alle mura di Roma ; on- 
de fu mandato a richieder le cofe rapite a' collegati 
Tofcani ; e non eiTendo quefte reftituite , colPautto- 
rita de' Padri, e col comando del Popolo Romano 
intimoffi a' Falifci la guerra ; e fu ordinato a' Confo- 
1 5 che metteflero alia forte , chi di lor due doveffe 
dal Sannio trafportar in Tofcana le fue Legioni ; la 
qual cofa tocco a Carvilio., il quale paffato fubito all' 
Etruria , pofe l'affedio a Troffolo , luogo vicino a_, 

E e Mon- 



2 1 8 Delia Storia di Volfcno 

Montefiafcone ; e fendofi trovati in quella Citta 470. 
uomini opulentiffimi \ promifero quefti molto danajo 
perche loro fi deflTe licenza di partirne ; il Confolo 
gliene dette la permiflione , o per dir meglio a caro 
prexzo glie la vende \ Ed efpugnata fu pofcia a forza 
d'armi la Citta , con tutto che i Cittadini , gran re- 
fiftenza faceflTero . Dopo di cio prefe il Confolo cin- 
que fortezze fituate in luoghi difficili; nelle quali im- 
prefe reftarono morti 2400. Tofcani , e poco meno di 
2000. prigioni . 

Si fpaventarono i Falifci delle imprefe del Con- 
fole; onde fubito a Iui corfero a chieder pace; in_> 
vece della quale appena ottennero la triegua per un 
anno, col pagar nel detto tempo lo ftipendio a' fol- 
dati Romani , e di prefente 13000. fcudi , onde per 
quefta , come per le Sannitiche vittorie 3 Spurio Car- 
vilio Confble trionfo folennemertte . 
AnnidiR.oma4<n. Perfeverando colla guerra Tofcana ancor quella 

de' Sanniti , impiegaronfi i due Confoli delPanno , 
che fegui , cioe , Q^Fabio Gurgite, e Decio Bruto, 
il primo nel Sannio , ed il fecondo nelPEtruria . Fa- 
bio nella prima battaglia vinto , ricupero Ponor nella 
feconda, merce della infigne pieta di Q. Fabio Maf- 
jimo fuoGenitore, che fpontaneamente crear fi fece 
Luogotenente del Figlio . Decio Bruto per 1'oppofto 
cbbe fempre feco la vittoria ; ed avendo avuto ardire 
i Falifci di opporfegli , in una giornata campale affat- 
to battuti ritornarono; e colPajuto di Spurio Carvi- 
lio fuo Luogotenente (che 1'anno avanti trionfato 
avea de' Tofcani ) tutte , o almeno la maggior parte 
delle campagne loro faccheggio . 

Ma infinito farebbe il mio racconto , fe tutta mt- 
nutamente defcriver voleffi di cotefta pertinaciffima 
guerra la floria; diro folamente , che ficcome quan- 
do e vicino a morir Panimale, ritirandou" appoco 9 
appoco dalla circonferenza del corpo il movirnento 

del 



Libro Secondo. 219 

del fangue , che lo fa. vfvere , cola fi riduce , e quivi 
finalmente fi attuta , e fi fpegne , donde original- 
mente il fuo principio tolfe, come a dire, dalcuore; 
cosi la fignoria de' Tofcani venendo dal flio deftino 
trafcinata al fuo termine , fu in principio , de' confini 
delle terre fue fpogliata da' Romani ; e quindi tratto 
tratto or in una, ed or in altra delle tre Provincie 
faccheggiata , arfa, e defolata; fpirando alia fineL.* 
in VoUeno , ch'era ftatal'origine di tutte le fue con- 
quifte . 

Gia quafi tutti gli Etrufci erano ftanchi di guer- 
reggiare; e benche a molti fi rifentifTe lo fpirito , con- 
tuttocio mancavan le forze per continuare la guer- 
ra . Di mala voglia i valorofi Volfenefi foflfrivano il 
giogo de' fuperbi Romani } perlocche lufingavanfi , 
che una volta impietofitafi di loro la fortuna (che_j 
per tanti anni nemica fi era dimoftrata) tali aperture 
loro dafTe da riacquiftare la perduta liberta ; ne guari 
ando , che da Roma ebbeT notizia de i tumulti nati 
tra la Plebe, ed i Padri . Cosi felice novella ravvivo 
ne' petti loro Pabbattnto coraggio ; quindi da lor 
foli prefero contro i Romini di nuova guerra Pimpe- 
gno , e con tanto vigore vi fi accinfero , che non po- 
co timore negl'animi de' loro altieri nemici appor- 
tarono . 

NelPanno di Roma 46*6'. fendo per diverfe ca- Pigh. Annal. Rom. 
gioni fdegnata contro i Padri la Plebe , appartoffi ann.4<*5. 
dalla Citta , e fovra del Monte Gianicolo ritirofifi , 
con animo deliberato di non ritornare alle cafe loro , 
fe prima il Senato non condefcendeva alle fue preten- 
'zioni . Varj furono i progetti a' tumultuarj propo- 
fti ; ma niuno altro ebbe tanta forza di placar Tanimo 
loro , quanto quello del timore degli armati Volfe- 
nefi , contro de' quali, fe indugiavafi di opporre_> 
una valida refiftenza , era facile , che alPantico fplen^ 
dore l\Etrufco nome ritornaffe . 

E e 2 In- 



Volfci Citt5 . 



2 20 Delia Storia di Volfmo 

Infelice fu Pefito di quefta nuova guerra , ma co- 
faggiofo fu da' Romani ftimato il popolo Volfenefe , 
per averlo da fe folo intrapreio. Tralafcio poi la rotta, 
che ebbero i noftri Etrufci preffo al Lago di Vadimone 
dopoche L. Cornelio Dolabella Confole ebbe malme- 
nata lungo tempo la campagna Volfenefe j ficcome__> 
tralafcio di rapprefentar gli altri minuti fatti , come 
pure le ajtre battaglie contro Q. Marcio Confole , che 
ne riporto il trionfo. Non vuo pertanto tacere, che 
abbandonati i miei Volfenefi da tuttf gli altri Tofcani 
fuorche dai Volcenti abitatori di quella Citta noma- 
ta Volfca ora fituata nel Ducato di Caftro 3 ove fi ve- 
de ancor oggidi un avanzo del fuo antico nome chia- 
mandofl Piano de Voice , vennero all'ultimo combat ti- 
mento con Tito Coruncanio Confole \ e rimafti vinti, 
ne ottenne dal Senato il trionfo \ come fi ha da una_> 
Lapida Capitolina , ove ne' tronchi caratteri fi legge. 



NCANIVS. T. F. T. N. COS. AN. 

CDLXXIIII. 

VLSINIENSIBVS . ET 

VLCIENTIBUS. K. FEBR. 

Cosi vintaVolfeno ce/so la Romana guerra 5 e (o%- 
giogata per fempre rimafe l'Etruria . 




Bella 



Libro Seconds. 221 

Delia Tirannide ufur^ata da Servi 

Volfenefi fopra i loro Padroni , 

e della 'vendetta fatt arte 

da Romani . 

ARTICOLO IV. 

ERa giA tutta dalle armi Romane debellata Pita- 
lia , ne popolo alcuno potea trovarfi in lei, 
che non mordeffe (benche a fuo malgrado) il 
freno della fignoria de' Latini , a riferva della Volle- 
nefe Republica , alia quale avea ben potuto la guerra 
di 3 2. anni togliere il fior della gente, devaftare il 
Territorio , vuotar Perario ; ma non offender punto 
Paflbluta liberta di lei , che fin dalPantichiflima fon- 
dazione avea fignorilmente goduta; quando la Fortu- 
na 5 che cercava mai fempre nuovi argomenti per am- 
plificar della fua Roma Plmpero ; non pote lunga- 
mente foffrire , che Volfeno unica tra tutte le Italia- 
ne Citta si raro pregio vanta ' , di non dipendere da 
altri , che da fe ftelTa . Laonde non eflendole riufci- 
to abbatterla a forza d'armi , fe ch'ella fteffa , merce 
delle ricchezze fue in tale (Ventura venilfe , che d'uo- 
pole foffe per riforgerne implorar de' Romani il foe- 
corfo 5 ed offerirglifi confederata , foccombendo alle 
dure leggi dell'Alleanza de' piu potenti . 

Stanchi , e fpoffati dalle lunghe , e fanguinofe 
guerre de' Romani i Cittadini Volfenefi, o perche 
abborrififer quelle armi , che cotanto infelici fperi- 
mentate aveano , o perche fupplir volefTero alia man- 
canza delle perlbne confunte in tante battaglie , o 
perche finalmente difperando di potere all' antica_> 
iignoria ritornare, depofto ogni marziale efercizio, 
tutti alia volutta 3 ed a' piaceri f] confagraflero , fe- 

cer 



222 Delia S tori a di Volfeno 

cer Iiberi i fchiavi Ioro , nella Cittadinanza gl'am- 
mifero, e tutta delle armi la cura gli affidarono; ne 
cio baftando , fin nel Senato gli accolfero , cd a fommi 
onori , e Magiftrati della Republica gli follevarono . 
Divenuti pertanto fcioperati i Padroni , divennero in- 
obedienti i fervi; ne avean piu rifpetto alcuno a quella 
auttorita , che fino a quel tempo apprezzata aveano . 
Paflavano giornalmente fra gli uni , e gli altri conti- 
nue difcordie, odj , ed uccifioni ; ne piu attendeaft 
al ben pubblico , ne aJ vantaggio della Citta , ma po- 
lio tutto in difordine , infblentiti i Manomeffi , e dal 
grannumero di loro flefTi refi arroganti , ardiron di 
metter le mani ncl piu /agrofanto, che fbno le leggi 
municipali , vita delle Citta; e ponendo foflopra , c 
roverfciando il tutto a loro capriccio riduflfero in tal 
eftremita i Padroni , che non contenti d'averli fot- 
topofli alle piu barbare, e lafcive leggi, gli cinfero 
eziandio con quelle ftefTe catene 5 dalle quali furono 
em* fcioccamente difciolti . 

E come infolentir non potea quel viliffimo ge- 
nere d'uomini paffati da' ceppi degli Ergaftoli alle 
fedieCuruli, veggendofi tutfa in fue mani la Repu- 
blica! Poicche, oltre allagiurifdizion civile, che_* 
molti di em" ottenevano 5 l'intero comando delle mi- 
lizie era nel Idro arbitrio collocafo; onde opprimer 
colla forza poteano qualunque degli antichi Cittadini, 
che oppofto fi foffe ; ed ufando il benefizio contro i 
Benefattori medefimi , polero , come dicemmo , i loro 
primieri Signori in quella fervitu , dalla quale la co- 
ftor beneficenza tefle liberati gl'avea ; moflrandofi pur 
troppo vera quelPantica fentenza , Che i benefizj male 
impiegati, divengono maleficj; ed avverandofi in que- 
fto cafo il detto di Claudiano : 

Afperius nihil eft humili , cum furglt in alt urn . 

Proruppero adunque gl'infignoriti Servi de' Vol- 

fenefi in ogni forta delle piu infoffribiii fceleratezze , 

J e co- 



Libro Sccondo. 223 

e cominciando dall' impudicizia , l'onefti delle piu. 
ragguardevoli Matrone, e 1'illibatezza delle piu pu- 
diche Vergini , divennero in coftoro incentivi non gia 
ritegno alia sfrenata loro libidine; e fe i Padri , ed i 
Mariti delle difonorate Donne , imploravano dalle__> 
leggi la vendetta de* loro affronti \ non ne riportavan 
altro, che beffe , edignominia; conciofiacofacche 5 
quei fcelerati , che nel medefimo tempo erano i col- 
peroli , erano eziandio iGiudici, i quali non fbla- 
mente delle vecchie, e fevere leggi fi ridevano; ma 
per renders a' Cittadini contraria l'auttorita primie- 
ra , ne promulgaron unanuova, colla quale ordina- 
vano, die i Libertini aveflfero il diritto di abufar 
delle mogli , e delle figliole de' lor medefimi Padroni. 
Ne alcuna fanciulla gir poteflfe a marito, che ingenuo 
foffe (cioe nato da uom libero) fe prima qualch'uR-* 
de* Libertini colto non le avelfe l'ineftabil fiore della 
virginita ; imitando in quefto fatto cio che fece Dioni- Giuftiao ifi.or.Bb.ii, 
ilo tiranno di Siracufa alia Citta di Locri . Non po- 
teanfi far teftamenti , che a voglia loro, ne permetteafi 
piu a' Senator! il raunarfi a configlio; e chi fervo non 
era ufar non poteva in Volfeno alcuna giurifdizione . 
Trovandoli i Volfenefi in cosi fiero ftato > che__j> 
piu foffrir nol potevano , ne vedevan maniera di Jibe- 
rar/ene ; raunatifi nafcoftamente a configlio 5 rifblvet- 
tero di fpedir fegreti Ambafciadori ad implorar i'aju- 
to dal Popolo Romano . Scelti adunque i piu accre- 
ditati fra di loro , j*li mandarono a Roma , ove giun- 
ti 5 di nafcofto impetrarono , che loro fi defle udien- 
za dal Senato in una cafa privata; porcche fe la cagion > 

della venuta loro rifaputa da i Libertini Volfenefi fi 
foflTe , irreparabile ftata farebbe la loro rovina . So- 
disfece a si giufta dimanda il Senato, ed in privato 
luogo gli ricevette . Allora il piu vecchio fra i Volfe- 
nefi Ambafciadori alia prefenza de* Padri cofcritti nel- 
la feguente forma ragiono . 

Quan- 



224 Delia Storia di Volfeno 

Quantunque noi fiam ficuri , che la celebre rino- 
manza delle famofe noftre miferie fparfa , e divolgata 
fra le Nazioni tutte per miferabile efiempio delle uma- 
ne vicende, pervenuta oggimai fia alle voftre orecchie, 
Padri cofcritti , onde abbia gia nelle generofe vohV 
anime deitati quei fenfi di pieta , che fono cotanto 
proprj di ogni fpirito grande , e valorofb ; fendo 
contuttocio tante 3 e s: gravi le noftre difavventure , 
che la fama (comecche loquace , e garrula ella fia_>) 
avra potuto minorarle piuttoflo che amplificarle par- 
lando , il Senato, ed il Popolo Vol/enefe ci ha manda- 
to Ambafa'adori a voi Romani , acciocche vi rappre- 
ientiamo le ftrane indegnita , che da' noftri medefi- 
mi fervi foffriamo, in contracambio de' piu fegnalati 
beneficj da noi ricevuti ; onde rilentafi non folamente 
ne' petti voftri l'umanita, che vi coftringa a fentir 
de' miferi , edegli oppreffi compaflione ; ma vi fi ac- 
cenda eziandio un magnanimo rifentimento nel cuore 5 
che vi fproni a vendicar le noflre ingiurie, ed a ri- 
porre la noftra Republica nella fua liberta , nella fua 
pace, e nella fua primiera riputazione . Fra i molti , 
e gravitfimi gaftighi che meritamente riportammo , 
dalPeffere fra' pritni a prendere , e gli ultimi a depor- 
re le oftinatiflime armi contro la voftra potenza , o in- 
vincibili Romani 5 fa il veder vuota la Citta noftra 
de i migliori fuoi Cittadini ; perocche eftinta dal for- 
te voftro braccio la miglior noftra gioventu nelle tan- 
te fconfitte , che da voi ricevemmo , fol vi rimafe_j 
una fcarla quantita d'imbelli fanciulli 3 e di decrepiti 
vecchi , inutil turba per foftener colla prudenza i ci- 
vili Magiftrati , e per difender colla forza , e colT 
armi da' fuoi nimici la Citta . Per laqual cofa, avendo 
noi in coftume di ufar doppia forta di fervi , altri de' 
quali /on uomini nati liberi , ma in baffo , e povero 
ftafo ; che fervendo y il vitto fi procacciano; ed altri 
ofatti fchiavi nelle guerre 3 o compri da mercatanti 

comin- 



Liiro Secondo* 225 

comi'nciammo ad accogliere i primi nel numero de* 
Cittadini; e ficcome quefti abbaftanza di modeftia , 
ed'ingegno dimoftravano per foftenere il carattere_* 
Cittadinefco , penfammo far buon fenno in dare an- 
cora a' fecondi laliberta, credendo guadagnare in> 
tal maniera altrettanti foftegni alia Republica ; ne 
bafto alia noftra indulgenza l'adornarli di tant'onore ; 
gli promovemmo a' Magiftrati 5 ed affidammo nelle 
lor mani la pubblica falute , confegnando loro le no- 
ftre armi , e le fortezze : Ben in noi (i avvero cio che 
fcrifle il Padre della Storia ; che a' buoni Padroni toe- ^odoto lib. 8. 

r . . ...-.- . , . Fion avantt alia yC- 

car ioghono cattivi 1 fervi ; ficcome buoni a catti- nuta & cdfto anni 

vi . Si tolfer prefto la mafchera di rifpetto , e di raf- 44^« 

fegnazione verfb i Signor loro i noftri Liberti , tofto- 

che a quelli agguagliati nella dignita fi viddero , e__> 

ficcome l'uman cuore e fmoderato nelle fue cupidita , 

qualora virtu noi raflfreni , parve picciola 5 ed ofcura 

agl'indifciplinati noftri manomeffi la condizion di li- 

beri , e di Cittadini •, ne feppero fodisfatti moftrarfi 

finche non invafero la Republica, e fe ne refer arbi- 

tri , anzi tiranni : Ed ecco , che appena inveftiti delle 

maggiori cariche rapiron tutta la civil potenza , e__» 

faccheggiando il publico erario , tolfero i migliori 

poderi a' poffelfori . Per odio privato conculcarono 

colle calunnie grinnocenti , profanarono quanto vi 

ha di fagro , e di religiofo , ed in fbmma imperver- 

faron con si feroci , ed inudite oftilita contro i miferi 

Volfenefi , che fbmiglianti ufate mai non avrebbono 

i piu rapaci , e barbari nimici . xMa a che piu inorri- 

dirvi le orecchie con si funefta diceria ? mentre per 

farvi comprendere quanto deplorabile , e di fbccorfb 

degno fia il noftroftato , baftante faria una Tola delle 

noftre infinite calamita . Santa Prudenzia , Nume— » 

poffente , e dolce Legislatrice delle naturali volut- 

ta ; Tu che invifibile alberghi come in tuo Tempio ne' 

petti umani , ma ne' fembianti, negli atti, e ne' ra- 

F f gionarj 



226 Delia St on a di Volfeno 

gionarj degli onefti uomini vifibilmente ti manifefti; 
Tu che delle cafte opere cosi ti rallegri quanto del- 
lc difbnefte ti rattrifti ; Tu che alle fiate fei cotan- 
to fevera punitrice di chi ti offende , che non ti mo- 
ftri placata fe non vedi il fangue de' tuoi conculca- 
tori ; degnati per un poco apparir fra di noi in uma- 
na villbil forma, acciocche da te ftefla rapprefentar 
tu poifa quali aft'ronti ogni di ci facciano quei diflfoluti 
oppreffori delTinfelice Volfeno ; che io conofco di 
non aver parole 5 n£ fenfi baftevoli a rapprefentar la 
grandezza delle ingiurie tue ? O quale fpirito di giu- 
ftifljma vendetta inftillarefti negli animi di quefto giu- 
ftiffimo Senato, in cui gia fedette quel Giunio Bruto, 
che per vendicar una violenza fatta ad una Romana_» 
Matrona (benche Tadultero folfe figlio di Re , e_» 
commeflfo tra le tenebre di cfeca notte , il misfatto) 
cangio forma a quefta. republica 5 caccio in bando tut- 
ta la regia ftirpe , comando la morte de' fuoi miferabi- 
li figliuoli 5 e lafcio finalmente la fuagrand'anima nella 
vendetta . Che fe o pudica Dea ti rivolgefiTi a raggua- 
gliar de' torti tuoi il popolo Romano , forgerebbe__> 
piu di un Virginio adartiaita, non gia mandando a 
morte Tinnocenti fanciulle, ma confagrando agl'In- 
fernali Dei le nere vittime de' noftri villani ed impu- 
dichi tiranni. Ma so che voi o Romani ci rifponderete, 
Che fcacciando i voftri Re 5 ed opprimendo i Decem- 
viri dafte al mondo tutta la regola di liberarfi dalle di£ 
fblute tirannidi} ma o Numi immortali ! Come imite- 
remo noi la Romana. generofita in ifcuoter l'empio 
giogo , fe maggiore nella Citta noftra e il numero de' 
colpevoli 5 che degl'innocenti ; mentre in podefta de' 
primi ftan le caftella , e l'armi , e giacciono i fecondi 
alio fcoperto inermi ! per la qual cofa a voi fi appar- 
tfene,Padri cofcritti, dare a cotefti Pelloni il meritato 
caftigo; si perche voi traete in retaggio da gloriofi 
voftri maggiori la difela delle vergini 3 edeilemari- 

tate 



Ubro Secondo. 227 

tate donne la pudicizia ; si perche quail tutta /bggia- 
cendo al voftro giuftiflimo Imperio l'ltalia , non deve 
alcuno peccare in lei , che da voi non riporti del fuo 
delitto la pena; poicche non ad altro fine il fommo 
Giove ha ripofta nelle man voftre cotanta potenza ', fe 
non acciocche a' malfattori piu terribile riu/cilTe k_» 
giuftizia di tante armi , e di tanta foldatefca cin-^ 
tfl , emunita; Ne tacer voglio che voi opprimendo 
i noftri oppreffori guadagnerete altresi tutti i cuori 
de' noftri Volfenefi ; vincerete quegli ufurpatori colle 
armi , e noi col beneficio; che non potrem refiftere 
alia voftra umanita , ancorche finora indomiri reftam- 
mo alle voftre Legioni . Noi in partendo dalla Patria, 
incaricati fummo fecretamenteda tittti gFantichi Cit- 
tadini a dirvi ; che tutta la noftra Republica , per 
arnica , e confederata in perpetuo vi fi offeriva ;*laon- 
de , fu movetevi , venite o Romani a liberar , non_» 
gia la noftra , ma la voftra Volfeno; correte ad op- 
primere, non uno , o dieci , ma cento , emille, non 
Re, o Decemviri, ma fchiavi, o al piu libertini ri- 
ranni . Affrettat'evi a toglier dalle fanci di quei rapaci 
lupi, non qualche infidiata Verginella , o qualche fe- 
dotta Matrona , ma tutto il fior delle noftre publica- 
mente profanate Donne . Trionfa cosi baldanzofa__, 
nella Citta noflra la sfacciataggine, che fi comanda 
dalle leggi ancora (inorridifco a narrarlo) rimpudi- 
ciziaj ed il Popolo Romano il vede , ed ilfbffre! E 
mentre ogni nobile, e ricca Citta dell'univerfa Italia 
adora oflfequiofa la fignoria Romana ; dovra la fola_> 
Volfeno (Citta cotanto riputata fra tutte PEtrufche) 
morder di ladroni viliflimi il freno ingiufto : ficche 
nelTltalia faran due acomandare, il Popolo Roma- 
no , che dagli Eterni Numi difcende, e quella infa- 
miflima ciurma de' noftri fchiavi ? Ciurma cosi vi- 
gliacca , ed inefperta nelie armi , che fe vedeflfe fola- 
mente apparir da lontano le voftre infesne , qua , e 

Ff 2 la 



228 Delia Storia di Volfcno 

laisbigottita, e tremante dalla noftra Patria fi fug* 
girebbe . Credon coftoro (fcioperati che fono) che 
a voi non caglia dcllc noftre difavventure : ma vedran- 
no ben tofto a lor danno 5 che mentre vive , e regna 
la Romana Republica in neflim luogo fia lecito impu- 
nemente peccare; e gia mi par di vcdere la voftra_j 
magnanimita , Padri cofcritti , comandare a' Confoli 
di icrivere a noftro fbccorfb quelle inefpugnabili Le- 
gioni 5 che mai da Roma non muovono fenza recar 
fpavento a" 1 nimici 3 ne fenza trionfo alia Patria ri- 
tornano . Che fe mai cosi feroce fofle la Volfenefe__j 
fortuna , che chiudendo alia pieta le voftre o.reccliie , 
negar quel foccorib ne faceflfe 5 che a tante altre Citta- 
di in piu lieve bifogna si generofamente preftafte , di* 
remo 3 Che voi non fiete quei Romani noftro fangue , 
e progenie , che allora in quefta terra alligno \ quan- 
do Celio Vibenna , e Galerito Lucumene , traendo un 
Ofte poderofa dalla noftra Patria contro Tazio Re , 
ed i Sabini fuoi 5 a tanto lor cofto l'Auttor voftro Ro- 
molo difefero i Che fe qualch'un del fangue di quelle 
prodi Etrufche famiglie qui tra voi fofle : impoffibil 
farebbe , che in lui non fi rifentifle l'antico fangue , ed 
una natural tenerezza verfo la fua travagliatiffima Ma- 
dre; ne mancarebbe meco unire le voci fue , e meco 
eziandio avanti a quefto gloriofb Senato di fclamar 
pieta, chiedere aita; ma perche non v'e chi meco fi 
dolga , gridin meco vendetta quegli immortali Numi, 
che da noi ricevefte o Romani : il culto de' quali , che 
da voi si religiofamente fi ferba , conculcato , e pro- 
fanato in quella Citta , che ne fu la maeftra , da quei 
/agrileghi Liberti ora fi vede . Piangono meco la Giu- 
ftizia, la Liberta , la Pudicizia , la Gratitudine oppref- 
fe 3 e calpeftate da quei ribaldi ; ora fperimenta o Ro- 
mani il fommo Giove , fe degni voi fiete delPImperio 
del Mondo ; e voi perdonate intanto , Padri cofcritti, 
al noftro loquace dolore 3 di aver si lungamente ragio- 

nando 



Libro Secondo. 229 

nando iftancata la voftra pazienza , che fatolla trovar 
non puoifi la noftra afflizione di difacerbar fua doglia 
parlando, cofa che da quei carnefiei fuoi per compi- 
mento di ogni fua miferia , le viene ancora barbara- 
mente ncgata . 

Detto cosi gli Ambafciatori Volfenefi tacquero ; 
ma continuarono tuttavia amanifeftar l'amarezza, e 
la bifognaloro , parte con lagrime , e fofpiri , e par- 
te abbracciando le ginocchia fupplichevolmente , or 
de' Confbli , ed or de' Senatori . Commoffcro forte- T.Liviolib.p.cap.ji. 
mente il cuor dc Padri le umiliazioni di coftoro , e__> 
polto piu chiaramenre da quefta , che dairAmbafceria 
da* Campani mandatagli 78. anni prima : conobbero 
invero , quanto incoftante fia la fortuna degli uomini 3 
c con quanta facilita dalla potenza, e dalla grandezza 
aH'imbecillita fi difcende , ad aver bifbgno delTaltrui 
foccorfo; laonde, negar mai non fi debbe il benefizio 
da chi far io puo ; fendo cotanto agevole il cangiamen- 
to della forte , che obblighi a chieder aita colui 3 che 
poc'anzi ne fu ricercato . Rifpofe dunque a gli Amba- 
fciadori il Senato . Rincrefcergli molto 5 che cos) tar- 
di , ed a tanto lor cofto i Volfenefi apprendeifero , 
quanto fvantaggiofo f'offe l'ufar inimicizia, ed orgo- 
glio verfo i Romani ; onde fe Roma in tanto lor uopo 
forde preftafTe le orecchie , imitar la contumacia loro 
potrebbe ; ma Roma non prender giammai da' fuoi ni- 
mici l'effempio ; E fe fmo ad allora ha dimoftrato al 
Mondo com'ella fappia debellare i fuperbi ; infegnera 
ora con quanta magnanimita non folo perdoni a* fup- 
plichevoli , ma gli fovvenga ancora.- Gite adunque 
lieti , foggiunfero i Padri , Annunziate alia mifera 
voftra Citta , che noi in arnica , ed alleata la rice- 
viamo , e come tale ( piu toflo , che fi potra ) dauj 
noi ricevera quel foccorfo 3 che le bifogna, ed all' 
antico fuo fplendore ritornera; che difonor farebbe 
del Popolo Romano veder negletta 3 e vile una Citta 

con 



230 Delia S tori a di Volfeno 

con lui confederata 3 benche per lo paffato fu di Iui co- 
si fiera nemica . 

Non fapean capire la propria letizia gli Amba- 
fciadori dovendo riportar si felice novella agli afflit- 
tifTimi loro Cittadini ; quando la fortuna, che fin_> 
qui favoriti gl'avea , cangio incontanente di volto , 
id alia ultima rovina gli fpinfe , ed avviluppo nel dan- 
no i principali fra' Volfenefi . Era nella cafa , in cui 
fu tenuto fecretamente il Senato , un oipite Sannite , 
il quale fendofi qui vi infermato non fi bado a mandar- 
lo fuori , o perche non vi fi penfaffe , o perche fendo 
egli infermo neffun fofpetto muoveffe . Ma quefti ta- 
citamente raccolfe quanto in Senato detto, e deli- 
berato ti era , e tutto agli accufati fervi manifefto; 
per la qual cofa furono condotti fubito in prigione gP 
Ambafciadori tefte da Roma ritornati , ed a forza de' 
piu crudeli tormenti tutto 1'intiero fatto palefarono, 
fenza tacere i nomi di coloro , da' quali erano ftati 
precifamente fpediti ad implorar l'ajuto de' Romani ; 
perlocche tutti i confapevoli dell'Ambafceria con gli 
Ambafciadori medefimi 5 da quei micidiali fervi furo- 
no uccifi . 

Affretto si barbaro misfatto la vendetta de' Ro- 
mani : laonde fenza frapporre alcun indugio fu man- 
dato a Volfeno con un giufto efercito il Confble_> 
Q^Fabio Gurgite , il quale non trovo gia fprovveduti 
i fervi de' Volfenefi ; ma ficcome fi eran coftoro im- 
padroniti di tutte le armi , e caftella di si potente 
Citta 5 eranfi potuti appareccbiar ad una forte refi- 
ftenza . Vedute adunque apparir le Romane Legioni 
furono cosi lontani dallo sbigottirfi , che anzi pre- 
tendendo forprenderli 5 fe le fecero fubito incontro . 
Ma rade volte addiviene , che il temerario non s'af- 
fretti la rovina da fe medefimo . Inferocirono i Ro- 
mani nel mirare in gente si vile cotanta baldanza ; 
onde poftifi incontanente all'ordine attaccarono la_> 

bat- 



Lilro Sccondo . 231 

battaglia . La coftanza nel pericolo e quella , che fa 
diftinguer l'uom forte dal temerario; perlocche. ma- 
rnfeftoffi ben tofto Pefimera gagliardia de'ribelli do* 
Volfenefi per uno sforzo d'inconfiderata difperazione, 
che non feppe reggere a' primi colpi del Romano va- 
iore . Dalla qual cofa facilmente fi conobbe qualdif- 
ferenza rra un libero ? ed un fervo pafTaffe . Avvegna- 
che laddove nelle guerre contro i Romani pugnarono 
con tanta fermezza i Cirtadini Volfenefi , che nel 
combattere lafciarono prima la vita , che le armi ; i 
libertini ora de' Volfenefi , al primo lampo delle Ro- 

niane fpade abbagliati , e fmarriti fi rimangono ; e > 

dandofi ad una dirotta fuga , la vittoria al nimico 
abbandonano . Uso del difbrdine, e della paura de* 
fuggitivi il Romano , e tantoppiu gPincalza , gli 
batte, gli fracaffa , e gli uccide , quanto piiiconfi- 
dar gli vede nella velocita de' piedi 5 che nel vigor 
delle braccia . 

GrandifTima fu la ftrage , che de' fervi fecero i . 

Romani fin fotto le mura della Citta , ove giunti fi 
chiufero , e fenza punto penfare a renderfi per non in- 
correre nelle meritate pene , alia difefa ofrinatamen- 
te fi apparecchiarono . Non manco Fabio Gurgite di 
fortificar il fuo efercito con foffi 5 e con trincee , e di 
appreftar le machine militari per tormentar le mura , 
e per tentar di prendere la Citta colPaffalto ; ma non 
cefifavano intanto gPaffediati fervi di turbar Popere , uberto Goluio de' 
e i Fabri, colPincendiar gPapparecchiati legnami 3 l aRi de> Mipfiiari 

, - . r D rr . D . Romani a carte 84. 

facendo frequenti fortite ; onde talor brevi , e talor Petavio P er6 Ratfo- 
lun^he fcaramucce fi attaccavano ; in una delle quali , narii tempomm crede 

1 n rr is r \ ' r •/» • • n v cne 'uccedeflc la mor- 

mentre lo itelio Coniole mcautamente li milchia retro te $ o. Fabio Gm> 
mortalmente ferito} e comecche nel fuo Padiglione gfte oeii'anno, 48^ * 

c rC • ft' 1 n • ^ c e che Marco Fulvio 

riportato fofle , e con ogni diligenza lafenta fi me- F]acco foffe e i etto 
dicafTe pure nella cura mori onorando troppo colla Confoie neir anno 
fua morte si vil nimico . * 90 ' 

Miferi fopra ogni credere erano certamente in_^ Anno di Roma 488. 

quel 



%%2 Delia StoriadiVolfeno 

quel tempo i Cittadini Volfenefi : meritre da due 
eferciti infieme venivan-combattuti ; quel de' Roma- 
ni al di fuori per foccorrere a' Cittadini incrudeliva__» 
contro la Citta fracafTando le mura , e diroccando le 
fortificazioni ; quel de' ribelli al di dentro per oppri- 
mere i Cittadini , confervava la Citta , anzi tenendo i 
iuoi fignori in luogo di fchiavi , li obbligavano portar 
faffi , e calcina ad accommodar ovunque fi moltravan 
oflfefe le mura . Toccava a loro fornir di pietre , e di 
dardi le torri , ed i merli ; a loro il roverfciar fu i Ro- 
mani i bollenti bitumi , e lanciar lungi J'afte colJe__> 
machine murali; ed il moftrar lentezza non pur re- 
nitenza nelTobedire , era un farfi reo di capital delit- 
to , come di effer convinto di congiura . JE qual mi- 
feria trovar fi puo maggiore , che I'effer coftretto ad 
ajutar il fuo carnefice contro il fuo liberatore . 

Penetrata nella Citta la fama della morte del 
Confole , rallegraronfi i fervi , come fe poco loro re- 
flate a liberarfi aflfatto dairinfoffribile affedio : cre- 
deano adunque , che avendo i Romani perduto il Capi- 
tano 5 non avefler altro 5 che nella pugna gli gover- 
nance; onde ufcirono in quanto maggior numero po- 
terono airimprovvifo dalle porte , ed attaccarono i 
Romani ; ma piu dura loro riufci Pimprefa di quello 
fperavano \ imperocche Decio Mure , o come altri il 
chiamano Murena Luogotenente del morto Confole 
afiunto avea ilcomando delTefercito finche un altro 
Confolo da Roma fovraggiungefTe ; onde i Romani 
forniti di valorofo , e prudente Capitano ferocemen- 
te foftenner Timpeto de' fervi ; anzi uccifane la mag- 
gior parte , a ricovrarfi <\'\ nuovo dentro le mura fug- 
gendo gli coftrinfero; e da cio facil cofa e il conofce- 
re , perche da alcuni men diligent! Auttori tutta 1'in- 
tera gloria della guerra contro i fervi de' Volfenefi a__> 
Decio Mure fi attribwifca . 
Anni di Rcma 48p. Continuavafi intanto raflfedio mentre in Roma_> 

furono 



Ubro Secondo* 233 

furono creati i nuovi Confoli Applo Claudio, e_j Veggafi Sebaftimo 
Marco Fulvio Flacco 5 ftndo toccata a quefto fecon- ^mUkS™ 

do la guerra Volfenefe vi fi porto egli incontanente, (c carte 72. ediz. 4. ed 
fe lice trar conahietture da quefla medaglia di argen- \J b ' n ? , 9? ,z i° n * * 

n • n r -l *>/*%*. j* t ■ \ rx« *alh de Magdtrati a 

to frampata in Roma lotto il Coniolato di lui .) Di- ca ue 84. 
rem , che egli attaccata la Citta dalla parte del La- 
go (lien forfe guardata , emunita per la ficurezza_j 5 
che fe ne avea della natural fortificazione dell'acquaj 
gli riufci colic machine di efpugnarla ; avendovi mol- 
to contribm'to le barche , le quali dalla parte del Lago 
impcdivan Pingreffo delle vettovaglie nella Citta , fic- 
che da ogni parte anguftiata per Ja fame , fu coftretta 
a render!] j come da Zonara fe ne ha la teftimonianza , 
dicendoj che non a forza d'armi , ma da una eftre- 
ma fame coftretti furon quei ribaldi a renderfi a di- 
fcrezione a i Roman i . 

Sia detto per altro con pace di Fulvio Flacco 5 io 
non fo (e egli piu di loda , o di biafimodalPufb , che 
fece di cotefta vittoria , fi riportaffe *, imperocche 
quanto fi moftro giufto nel punire i rubelli fervi , par- 
te dandogli a' tormenti , e parte allamorte, perdo- 
nando folamente a coloro , che fedelta , ed obbedien- 
za a' loro Padroni ferbata aveano , e reintegrando gli 
antichi Cittadini nella dignita Senatoria , e nell'am- 
mmiftrazione de' Magiftrati ; altrettanto a' medefimi 
innocenti Cittadini ingiuriofo riufci il rovinare la_» 
Citta loro , ed obbligarli a gire altrove ad abitare : 
locche , o egli il faceffe per vendicarfi una volta della 
noftra Republica gia cotanto nimica alia fua 5 o te-» 
mendo , che riavendofi i Volfenefi dalla fofferta cala- 
mita , preflo fi mettefTero in iftato tale , che abbando- 
nando l'amicizia de' Romani ripigliar poteffero Tan- 
tiche armi per ritornare al principato della Tofcana : 
Voile (come dicemmo) per tenerli a freno sbandar le 
mura, demolir le fortificazioni , e diminuir eziandio 
il numero de' Cittadini per lafciar loro meno di forze; 

Gg c fi- 



234 Delia StoriadiVolfeno 

e finalmente per ingrandir la pompa del fuo trionfa 
colle fpoglie della defblata Citta . Qualunque foife 
il fine ch'egli ebbe , non dimoftro certamente quella 
magnanimita ch'cra in quel fecolo Pldolo piu adorato 
ne' petti Romani . 

Dovea Fulvio Flacco reftituire intiera la loro 
Citta agli Volfenefi , li quali avevano implorato Taju- 
to da' Romani j imperciocche chi dimanda ajuto, 
non per quefto viene a paflare iotto il dominio di quel- 
Ao 3 che lo ajuta; contuttoccio la prudenteRepubblica 
di Volfeno , benche Tultima fra le Italiane ella foffe 5 
che a' Romani non obediva , pel ricevuto benefizio 
fpontaneamente ad effa fi fe foggetta , reftando Muni- 
cipio, come poco appreffo nel paflfo di Lucio Floro 
foftremi meglio ci fpiegheremo . 

Serbano la memoiia del Trionfo di Fulvio le Ta- 
vole Capitoline , ove nel fuo Confolato fi legge : 

TRIVMPHVS. VOLSINIENSIVM. 
Trionfo , che certamente riufcito fara fplendidiflimo, 
perocche, trafportandofi in tale folennita quanto di 
piu preziofo erafi tolto al nimico , bello fara flato in 
eflfo il vedere , nonfolamente.l'oro , la porpora 3 e le 
Gemme rapite (non gia a quei ribelli de' Volfenefi la- 
droni piu tofto 5 che poffefibri di legitime ricchezze) 
ma agFinnocenti Cittadini, ed oltre la quantita nu- 
merofa di ricche 3 e rare tapezzarie , 2000. ftatue di 
fino marmo fcolpite nella medefima Volfeno j poicche, 
Lib. 34. cap* 7- Nit. fecondo la teftimonianza di Plinio , non v'ha dubio al- 
Hift \ cupo,che nella Tofcana ftefla fcolpite non foflfero quel- 

le ftatue , che nelle Citta di lei fparfe vedeanfi, le qua- 
li formate (per altro giufta la femplicita di quei fecoli 
rapprefentavano per lo piu gli Dei tutelari delPEtru- 
ria . Contuttocio egli e d'uopo che cotefti fimulacri , 
o foflfero di fquifito gufto , o almeno tali fembratfero 
$' Romani , perocche Metrodoro Scepzio gli rampo- 
gna di avere intraprefo 1'afTedio di Vol/eno, per ra- 

pirne 



LibroSecondo* 235 

pirne Ie ftatue , fondandofi fuirauttorita di Plinio che Lib. citato, 
fcriflfe : Volfinios propter duo millia Jlatuarum fuijje ex- 
pugnatos . E chi sa, che quelle tante nicchie che_* 
ne' laceri Maufolei , e negl'altri infranti pur maeftoii 
edifizj , che per la noftra terra qua , e la fi veggipno , 
ftate non fiano la fede di altrettante ftatue, o tolte poi 
da' Romani , o ne' feguenti fecoli fpezzate da' barba- 
ri , o finalmente dalTingiuriofo tempo guafte , e di- 
ftrutte. 

Ed ecco in qual maniera quella Citta : onde«_» 
incomincio la gloria, e la potenza Tofcana , che men- 
tre molte altre di quella Provincia s'ingrandirono , 
falda la fuadignita , ed intera la preminenza manten- 
ne , che venuta poi in gara con la Romana Republica, 
fe non ebbe 1'onore di trionfarne , manifefto almeno al 
inondo tutto , con si gravi , e numerofe fconfitte , che 
riporto, quantodi ricchezze profondere, e perderedi 
bellicofa gente poteife \ eccodico, in qual guifa dal- 
le facolta , e delizie fue fbggiogata , venne in forza 
de' Romani ; dando pure nella rovina fua 3 una si ra- 
ra teftimonianza di fua opulenza; concicfiacofache , 
piccolo argomento non era quello d'aver tanto nume- 
ro di fervi (comecche tutti non fi ribellaflfero) che per 
tanto tempo, cosi nell'aperta campagna , come en- 
tro l'affediata Citta un efercito Confolare foftennero . 

Chi leggera per altro nelPepitome di Lucio Flo- 
ro Voflremi It alt cor um hi fide man fere Vulfi?iii opulen- 
tijjlmi Etrufcorum , implorantes opem adverfus fiervos 
quondam /uos &c. credera , che i Volfenefi gia molto 
prima co' Romani folfero confederati , poicche furono 
gli ultimi fra i popoli d'ltalia a ferbar lorofedelta; 
ma fe fi ponga egli per poco a riflettere fu di tal luo- 
go, avvertira facilmente viziato efferne ilTefto; av- 
vegnacche; laddove fu fcritto originalmente In fid em 
i)enere vi pofe la trafcuraggine de' trafcrittori In fide 
manfere^ cofa non da me folamente riconofciut3, ma da 

G g 2 tre 



236 Delia Storiadi Volfeno 

tre Uomini dottitfimi , quali fono il Grutero , il Fre« 
infemio , ed ultimamente Lorenzo Begero Configlie- 
re , e Bibliotecario del Re di Pruffia , il quale alia fua 
primiera lezzione il fuddetto paffo di Floro ridufle : ed 
a vero dire , io ftimo , che cotefti valent'uomini mal 
appofti non (1 fiano; mentre natural non fembra , che 
abbia fcritto lo Storico In fide manfere , avendo fino a 
quel luogo favellato di nuovi acquifli fatti dal Popolo 
Romano di CittA non mai prima a lui ftate foggette, 
non gia di ribellioni della gente Italiana , fra le quali 
{1 fegnalaflfe la Volfenefe, reftando ultima nel mante- 
nergli fede ; laonde , quanto naturale e il venere , al- 
trettanto il manfere moftruofb riefce . Come poi que- 
fto abbaglio quivi s'infroducelfe, fbfpettar ce lo fa 
DeRegnor.aeTem- jl I e oa e re in Giornande puro trafcritrore , piu tofto , 

pet. iucccl. lib. pt - r ■* 

che imitatore di Floro ; laddove della medefima guer- 
ra de' Servi ft menzione in fide' munere ^ anzi in un 
M. S. della medefima opera in fide munere \ onde_* 
conghietturar lice, che la lettera m ftaccata , da un 
error dell'Aman.renfe dal Fidem , applicofTi alia voce 
feguer.te , cioe a uenere , ficche fi trovo fcritto in fide 
muenere . Offervo polcia qualch'uno che muenere nulla 
fignificava , e ilimo che il primo e di cotefta voce, foflfe 
fuperfluo , quindi toltolo vi fe nalcer munere ; e non 
permettendo la Grammatica li dicetfe in fide munere , 
fi face in fidei munere . Finalmente ne pur cosi avendo 
fenfo la fentenza , correfTe qualche poeo avveduto 
grammatico in fide manfere . £d ecco trasformato in 
manfere , il venere , frafe da' leggiadri Scrittori ufa- 
Deca r. lib. 8. capit. ta , e tra gli altri daTitoLivio laddove dice , Cant- 
to. in fine . panorum aliam cenditionem efje , qui non feeder e , fed 
per deditionem in fiidem veniffent . 

Quefto luogo di Livio fcelto da me a cafb , per- 
che fervilfe d'effempio alia controverfa frafe, maravi- 
gliofamente mi giova , per intender co/a important 
la venuta de'Volfenefi alia confederazione de' Roma- 

ni . 



Lilro Secondo* 237 

ni . Defcrive nell'addottd paflb lo Storicoun'Amba- 
/ciata de' Sanniti , colla quale quefto Popolo (i lagna_* 
col Senato Romano di eifer travagliati dall'Armi de* 
Campani , e de' Latini, gente alleata co' Romani j 
per la qual cofa pregavan efil , che nella medefima con- 
federazione viveano , che fi comandafiTe dal Popolo 
Romano a' Latini , e Campani, che dell fteffero dall' 
infeftare i Sanniti; che fe ricufafifer ccftoro di obedi- 
re, a forza d'armi ve gli obbligalTero . Rifpofe allora. 
il Senato . Campanorum aliam conditionem ejje , qui 
non feeder e , fed per deditionem in fide m vemjfent , Ha- 
gue Campanos , feu "vellnt , feu nolint quiet uros , /;i_j 
feeder e latino nihil ejfe , quo be Hare cum quibus ipjive- 
lint prohibeantur . 

In due maniere adunque faceafi alleanza co' Ro- 
mani ; la prima era , quando alcun popolo travaglia- 
to da qualche infigne calamita , che colle propie forze 
fuperar non poteva , al padrocinio ricorrea del Popo- 
lo Romano , dandoglifi tutto in balia ; ficcome fecero 
i Campani abbattuti dalle armi de' Sanniti 5 ed i noftri 
Volfenefi opprefti da' propj Liberti ; ed in tal cafo i 
Romani acquiftavano un diritto di aflbluto dominio 
fopra quella Citta , o Nazione , che fi fofTe , che fi fog- 
gettava , nato dalla loro fpontanea dedizione; onde 
poteano liberamente a lor arbitrio difporne , ficuri di 
efierne prontamente obediti , o almeno di aver ragio- 
ne di eccitarne colla forza Tubbidienza . 

Diverfa di molto era l'altra fbrta di confederazio- 
ne , in cui fenza neceflita alcuna , ma per meri vantag- 
gi politici ftringevafi una Citta in amicizia con Roma. 
Facevanfi per lo piu in quefta i patti di lega offenfiva, e 
difenfiva , e ftabilivanfi fcambievolmente le condizio- 
ni giurate , le quali amendue i collegati Popoli obbli- 
gavano , ed il trafgredirne una era lo ftefib , che divi- 
der Pamicizia, chiamando controdi fe Pira de' fper- 
giurati Numi , e il meritarfi il rifentimento dell'altro 

allea- 
s 



238 Delia Storia di Volfkno 

alleato . Del refto in tutro altro ciafcheduno de' due 
collegati era pienamente Iibero , potendo far guerre, 
e paci , ed iftituir commercio con chiunque gli piacef- 
fe , purche diverfamente nella ftipulafcion della Lega 
non aveflTe promeffo . 

Vennero adunque i Volfenefi in legitima potefta 
del popolo Romano , e per due ragioni gli vifTero mai 
fempre foggetti j e perche di loro fecero a lui fponta- 
neo dono, e perche i Romani ritogliendogli a propie 
fpefe , ed a proprio rifchio dalla tirannide de' Servi , 
perdiritto di guerra della Citta loro s'impadroniro- 
no ; e quindi negli antichi annali non fi fa piu partico- 
lar menzione delle gefta de' Volfenefi , dacche s'inco- 
minciarono a confiderare per un membro del I'impero 
de' Romani . Vero egli e per altro che non trovandofi 
pofcia chfamata mai Volfeno , ne Colonia , ne Prefer. - 
tura , ne Municipio , fe non a tempo degl'Imperadori, 
e fendo certo, die qualunque Citta d'ltalia che non 
veniva tra quefti Titoli comprefa , altro norac non_> 
avea che di Citta col popolo Romano confederata 5 ti- 
tolo che dava minor dipendenfca da Roma , che tutti 
gli altri fuddetti ; Negar non fi potra che tralle piu li- 
bere , o men foggette Citta d'ltalia annoverar fi deb- 
ba ; e forfe i Romani piu d'ogn'altra rifpettaronla__> 9 
cosi per l'antica gloria , e maefta di lei, come per la 
perpetua fedelta profefTatagli , Che accaduto le fareb- 
be ciocche a' Capuani avvenne , che dimentichi de' ro- 
mani benefoj si bruttamente da Roma fi ribellarono . 

Vi e qualche controverfia poi circa il tempo , in 
cui il fatto della follevazion de" 1 Servi accafco; Paolo 
Orofio il ripone negli anni di Roma 480. Onofrio Pan- 
vinio ne' Fafti , e nel libro dell'Imperio Romano nel 
489. quindici anni dopo l'ultima fconfitta data da' Ro- 
mani aU'Etruria, colla quale quefla Provincia pore 
dirfi debellata . Dello fteflb parere e il chiari/fimo Gio- 
Dewde %. lib. f. vanni Freinfemio ne' Supplementi Livianicon quefta_, 

pic- 



Libro Secondo. 239 

piccola diverfita, che feguerrdo egli il coraputo di Var- 
rone , pone il morode' Servi , ed il ricorfo de' Vol- 
feneii a' Rom an i nell'anno 488. , ed afcrive poi a Ful- 
vio Flacco Confolo del (eguente anno il fine impofto 
alia guerra. Noi leguiamo intanto il computo del Pan- 
,vinio, fecondo i Fafti Capitolini perche piu commo- 
damente degli altri concordar fi puo con Floro , che Lib. 1. in Proem, 
poco prima dell'anno 500. di Roma, vuolequefta Cit> 
ta elferfi pienamente dell'Italia infignorita ; Monar- 
chia 5 che iftituir non pote infinattantocche refpiro la 
liberta di Vol fen o, ne di leggier vantaggio riufci a 1 
Romani Taverla fbggiogata ' t perocche nel medefimo 
anno, cfoe , nel Confblato di Appio Claudio, e di 
M. Fulvio Flacco cominciaron efli a paflar il Mare__> , 
portando le armi nella Sicilia contro i Cartaginefi 5 ed 
a formare il gran defiderio della univerfal Monarch! a . 
Trafcurar non deggio di rapportar cio chelafcio 
fcritto il Panvinio circa i Capitani Romani , da' quali Comment «fc* Faai> 
amminiftrata fu la guerra contro i Servi . Dopo aver 
egli detto eflferfi da Cafiiodoro tralafciato querFanno 5 
che da" fafti Greci al Confolato di Mafiimo 3 e di Vitu- 
lo fi afcrive; ficcome da Zonara a quel di Q^Fabio , e 
di Emilio , che per errore de' Codisi vien potto in luo- 
go di Mamilio*, poicche ne i piu antichi Codici rro- 
vanfi Q^Fabio Maflimo , eL. Mamilio Vitulo. Sog- 
giunge . lojllmo , che intender fi debba ^Fabio Maf- 
Jimo Gurgite Confolo per la terza volt a , fcrhendo Flo- 
ro , the in quefto tempo I Volfenefi da Fabio Gurgite fu- 
ron vinti, Che poi in tal tempo fifacejfe guerra tra i Vol- 
fenefi^ provafi dal Trionfo del Confolo M.Fulvio celeb ra- 
ta neWanno feguente . Ne per altro diedegli per Collega 
X. Mamilio Vitulo f rat ello di quel L. Mamilio , chegiu- 
Jla le Tavole Capitoline fu Confolo due anni dopo , fe non 
perche , uno e Patrizio , e r altro e Plebeo , ficcome in 
quel tempo accoppiar fi foleano . Suggerifce Zonara , c he 
Q^Fabiofe guerra co" Volfenefi^ e mort diferita nel Ma- 



gifira- 



240 Delia Storia di Volfmo 

gijlrato . Poco dopofavella di lui come di uom vivo , fie- 
cht crederfi debbe , adulter at da* Scrittori il Cod/ce y 
che Zonara ragioni di un altro Confole pojlo in luogo 
del morto Fabio , // quale in fua vece profegutjfc la—i 
guerra Volfenefc . Perfuafo di leggieri io farei , che 
queftiftatofoffe un ccrto Decio Mure , fe cgli nonfojfe 
plebeo \ imperocche r Auttor degPuomini illujlri fcrhe^ 
i Volfeneji ejfer Jlati vinti da Decio Mure j ma non ef 
fendo accaduto fe non dopo avere ottenuta la dignitd 
Confolare nel medejimo tempo due Plebei , ejia certo , 
c he Fabio Gurgite dopo tali tempi vijfe , flimai , che 
Zonara finganni 5 oil libro di lui $ cor rot to . Fin qua 
il Panvinio . Noi nelle ambagi di cole cosi Iontane , 
e tanto fcarfe di teftimonianze lafciam Tarbitrio al 
Lettore di appigliarfi a quella opinione , che piu gli 
aggrada nelTefporre la narrata Storia de' Servi ; poi- 
che procurammo feguir la piu probabile , non omet- 
tendo argomento veruno per accordare i difcordi pa- 
reri , e renderla nullamen intiera 5 che verace . 

Ma perche oltre il danno , che i miei Cittadini 

foffrirono nel reftar da' proprj fervi opprefTi , non ri- 

manga appo i pofteri ofcurata eziandio la fama loro , 

come fe per vilta , e dapocaggine in fimigliante ver- 

gogna caduti fofFero 3 con efempj diverfi dimoftraro 3 

che ad altri faggi 3 e bellicofi popoli uguale fventura 

Ammian. Marceliino addivenne \ edinvero, qual Nazione fu de' Sarmati 

Giuftb.Hb. t.e i8. piu feroce ? Qual de' Tin* piuaccorta? Qual piu di- 

Mactin. a p.mvin. ?. fciplinata dell'Egizzia ? E pur rutti coftoro alia me- 

neiriciner.hb.i.cap. defima t j rann id e fc* f cvv [ f gg jacquero . £ chi direb- 

be poi , che quel popolo vincitore delle Genti , quel 5 
che fe ricevere alTuniverfb le leggi fue , il popolo Ro- 
mano dico, patito abbia due volte la ribellione de' 
fervi fuoi ; la prima circa i primi fecoli di Roma_. 3 
quando occuparon quetti il Campidoglio , e la feconda 
nel maggior auge della fua potenza , quando miro da' 
fchiavi fuoi pofta in anne tutta la fua Sicilian e taccro 



Libro Secondo. 241 

per non offender la gloria de' Roman i , quanto ebbc- 

ro a far efii per tenere lontano dalla Citta loro uru» 

e/ercito diGladiatori , che delPultima rovina la mi- Ne' Dial, deirift. de* 

nacciavano; e perche i noftri fecoli di fimigliante_j Re .' e Re S' J ne c ° n ~ J 

, . / . r , ^ ,-" j V r ragionam. di Sap. 

oltraggioefenti non andatfero , granquantita de ier- Ammir. lib. n. 
vi Etiopi contro i loro Padroni nel nuovo Mondo fi ri- Veggafi Bameo nella 
bellarono, ne fenza gran pena raffrenar fi poterono. ^'.' J4 ' fo P raTa " 

Dalle quali ftorie agevolmente fi fcorge quanto 
errato vada Monfiffnor Gio. della Cafa nelPaiferir Nel Tramto degli 
francamente 5 che gli Romani antichi Iiberi di un_> ' 
grand'affanno viveano , mentre per agio , per bifo- 
gno 3 e per decoro della lor vita , non ufavan (ficcome 
facciam noi ) del fervigio di uomini Iiberi, ma di 
fchiavi 3 a' quali, il vergognofo natale , Pedueazion 
fervile , i ceppi , e le battiture avean domatosi , ed 
infranto Panimo , che non ricordavanfi piu del dono 
diliberta; onde vien fregiato dalla natura ogni uom 
che nafce . Saggiamente da fuo pari fcriffe Platone . De Legibus Dia- 
Pifficilmente pofTederfi Puomo , avvegnacche, il na- Ios ' 6 ' 
fcere , e vivere altrui foggetto , puo ben qualche_j 
poco ottenebrarlo , ma non eftinguer mai quelle uni- 
verfali cognizioni , che rie infegnano , natural diffe- 
renza non darfi tra uomo , ed uomo; per Iaqual co- 
fa , in grave travaglio trovafi il Padrone , che ufiir 
debba con loro; mentre, feafpro, ed auftero fe gli 
dimoftra , piu vivamente ne' petti loro Pinnataliber- 
ta firifente; che altra via non avendo darifbrgere* 
ufan la fellonia , e la violenza . Se con fbverchia libe- 
rals ta , e manfuetudine fi trattano , facilmehte di lor • 
trifta condizione dimenticandofi , degni di rifpetto fi 
reputano , ed a' lor Signori con orgoglio a poco, a po- 
co agguagliandofi , non fi trovano mai fatolli , fe non 
ufurpano finalmente il pieno arbitrio de' lor Padroni , 
non che dilorofiefll, laonde verfo coftoro , ne in- 
giuftizia , ne connivenza adoperar fi debbe giammai . 
Mafiime, che /e a' di noftri fperimentiam neceflfario 

H h nelP 



242 Delia S tori a di Volfeno 

nelPufo de' fcrvi liberi contegno tale 5 ogn'un conofce, 
che in ugual briga fiam noi , che gl'antichi . Briga_» , 
che forfe a quelli riufcia piu difficile 5 avendo a far con 
gente aflai piu indifciplinata , che la noftra non e; e 
quindi ne' noftri fervi quei tumulti non fi veggono a 
che fatti da" fchiavi fi leggono . 

Del Teatro di Volfeno, 

ARTICOLO V. 






Ungo tempo con innocenti coftumi i primi abi- 
tatori di Volfeno una lieta , e tranquilla vita_j 
paffarono . Dilatati pofcia della Citta i conhni, 
molti convicini Popoli alia focieta loro ammifero , co' 
quali pa (Tate lediurne fatiche , allorche avvicinavafi la 
Primavera in deliziofi bofchi adunavanfi : ove con roz- 
ze , e non culte parole 5 fervendofi di una femplicetta 
Mufi , la quale non era , come a' di noftri da mordace 
lingua riprefa, pronunziavan col canto la pro(Tima_L» 
felicita della novella ftagione . Di quefli parlare intefe 
Cafliodoro , allorche fcrifTe a Simmaco Suocero di 
Boezio Torquato , dicendo ; la forma del Teatro , a 
cui l'ombra denfiflima del bofco dette il nome di See- 
FaQcit.ift.lib.d.eap.1. na ^ ^\ lX2i non era 5 c ] ie q Ue U a dove i Paftori ne' primi 

tempi con varie mutazioni di voce cantavano diverfi 
foggetti di piacevoli cofe . 

Crefciuti pertanto in abbondanti dovizie i Vol- 
fenefi , ifdegnaron quei femplici , ed innocenti tratte- 
nimenti , e cangiarono i poveri , e riftretti abituri , 
in fuperbi , e magnifki ediflzjj ficche gareggiarono 
co' Romani 3 non folo ne' giuochi fcenici , ma ezian- 
dio ne' piu crudeli fpettacoli , ed'uomini, e di fiere a 
come qui apprefTo farem per narrare . 
Biondo-Roma riQau- Ridotta in podefta" de' Romani Volfeno Metro- 

rata lib. z. ove da il ..,..,_- r rt '* '...— \ r ^ - i 

prim© iuogoagii To- poll della ToJcana 3 itabilim cosi fattamente il com- 

mercio 



Libro Sccondo . 243 

mercio fra PEtrufco , ed il Latino Popolo , che in_, f^i neirinvenw 

~ . v , • de Team , e de ipet- 

brcve communicaronh quantoavean prima di put par- tacblt Scenic^ dicen- 
ticolare . Taccio della lingua del Lazio , e de' Magi- do ^'^ ft*" in ufo 

n • r ' i" «.• ' r> • 1 M t» „.» ki:„„ molto tempo avanti a 

ftrati fomiglianti a Romani, che nella Republican Cicerone . r E d inoitre 
noftra ad introdurfi allora incominciarono ; taccio Poiidoro Virgiiio nd 
delleEtrufchedifcipline, che colla Romana religio- trattato-degi'invepto- 

r 3 ? r n del!c cole hb. J. 

ne h conrufero ; ma tacer non debbo quel maraviglioio carte i77.diffufamea- 
genio degli fpettacoli , che occupo tanto gl'animi de' tepariadeiTcatro&c 
Romani per non defraudar la mia Patria di quell'ono- 
re , che a lei piu che ad ogn'altra Citta Tofcana con- 
venir puote di elTerne ftata la ritrovatrice . 

Gia da' primi tempi del fuo Romolo altri giuo- 
chi non ebbe Roma , che i Circenfi ; quando nell'an- 
no di fua fondazione goo. fendo ella gravemente da_, 
peftilenza travagliata , cui ogni ufata medieina inuti- 
le riufciva , chiamo dalla Tofcana gl'Iftrioni , perche E^no^riftrioni figii 
col canto , col fuono , eo' balli, co' gefti , e facezie de' servi > che dal, 
loro, da lunga, e profonda afflizione il fuo Popolo fol- |">vanei:ti a queir e f- 

, re -i 1 • i- ' 1 t » • r • -r iercizto applicavanii, 

levaiiero , il qual nmedio ( comecche vano riufciiie , e baiiando, c fcher- 

quantunque faviamente in bifogna tale pen fat o foiTe ,) zando con atti ofceni 

venne contuttoccio cotanto applaudito da' Romani , TelwVordlnatamen- 

che non neobbliarono mai piu la coftumanza : Ma_» teiefavoie, Venule- 

benche in quella Citta il piacere di Pomi^liante diver- j r ° ca P* l ' sS \ uklm ° ' 

' rr . r ° r . Impubes pote/f operafn 

timento procuraiie ingegnofamente di accrelcere ogni dare fi fit niflrh . Fu 
di con novelle invenzioni la pompa, ed il diletto ; R ucfl ° Auttorc della 

r r r r i i u r Fami°lia VenuleK—. 

non g.'unie mai a tarli ipettacolo della umana fortezza origmaria di volfe- 

infino a tantoche debellata Volfeno (fatto pacifico, no. 

e piu frequente il palfaggio de' Romani , e la dimora 

inEtruria) fembro gratiffima vifta a quelle anime_j 

bellicofe il hero , e fanguinolento giuoco de' Gla- 

diatori . 

L'anno dunque di Roma 490. facendo Marco , e 
Decio Giunj Bruti con folenne pompa i funerali del 
Padre , fecer combattere per la prima volta alia pre- 
fenza del Popolo tre paja de' Gladiatori nel Foro gpk, Liviiiib. x<?. 
Boario . 

H h 2 Io 



■» 



244 Delia StoriadiVolfmo 

Io non fbno gia per contendere , che l'ufo de* 
fpettacoli gladiator j fuor d'ogni dubio da' Volfeneli a 
Roma (i partecipaflfe , quantunque molto probabile__> 
il rende roffcrvarfi , che appena vinta Volfeno i Gla- 
diatori vi s'introduflfero . Certo egli e per altro , che 
ikcome TeOfer venuti dall'Etruria a Roma i giuochi 
fcenici 3 fi prova non folamentecoll'auttorita di T. Li- 
vio, ma eziandio dalPEtrufca origine della voce_j 
Iftrione , cosi dubitar non puofli , che i giuochi de' 
Gladiatori dalla Region medefima non vi derivaiTero; 
rifletfendofi , che il nome di Lanijla , che dava(i«da i 
Romani a coloro , che compravano, nudrivano , ed 
efercitavano Gladiatori , era Etrufco arTatto , fignifi- 
Jud.jung. lib* 18. cando Camefice . Oltredicche afferma Ifidoro , che 
una forte di Gladiatori detta Veliti, nomavafi cosi da 
una Citta Tofcana di nome fbmigliante . Taccio adun- 

•Lib. 5. cap. i. <3 ue ^ a teftimonianza di Vitruvio, che afferi fee 5 non 

da' Greci , o d'altri Popoli aver apprefo gl'Italiani co- 
tefti Gladiator j fpettacoli, ma dagli antichiffimi loro 
maggiori , ch'e lo fteffo , che dire dagli Etrufci . 
Non v'ha d'uopo fopra di cio addur delle auttorita ; 
mentre perruaiiMimi ne reftiam , da' fepolcrali monu- 
ment} , che tUTfb di nella Tofcana dirTotterranfi , ne' 
quali fcolpiti veggonfl molti combattimdnti de' Gla- 
diatori , ed'Uomini, che s'uecidono con armi 3 ta- 
lora ufate , e talora ftrane , come apparifce dalla__» 
raccolta publicatane in Firenze, e citata dal chiarifc 

Lib. 1. cap. u iimo Signor Marchefe Scipione MarTei nel libro degF 

Anfittatri . Ma a che ci affatichiamo nel cercar fu di 
cio altre prove, quando la diomeree la Lapida tro- 
vata nella Terra di Spello li 12. Marzo del 1 75 g . ci 
aflicura del noftro Teatro, ed inoltre, che lino al 
tempo del gran Coftantino in effo i Volfeneli celebra- 
vano i Giuochi Scenici , e Gladiator j . Di quefto lin- 
go la riffi mo monumento a luogo piu proprio parle- 
remo . 

Lc 



Libro Secondo . 24 5 



Le quali cofe univerfalmente favorendo alia glo- 
ria di ogni Citta Tofcana , molto particolari diven- 
gono , qualor applicar fi vogliono alia noftra Citta 
di Volfcno. Imperocche, fendo i Gladiatori gente 
ferva , qual altra Citta ne avra avuto maggior numero 
di quella , che dalla foverchia moltitudine de' fchia- 
vi refto per qualche tempo foggiogata ? Ma perche_j 
tal forte di gente era avvezza all'armi , ed a' duelli , 
potrern dir noi , che i Volfenefi molta ne aveflero ; 
mentre Ccome fi diife) quefii medefimi fchiavi mo- 
ftraronfi cos) bellicosi , che tennero lunga ftagione__5 
a bada un efercito Confblare ; fendo finalmente uo- 
mini , per il mantenimento de'quali, molto difpe- 
fa vi fi richiedeva , abbaftanza dimoftrato abbiamo 
quanto facohofa la Citta noftra foffe , perche dubitar 
non fi poffa di avergli mantenuti . 

Ma finora ufato non abbiamo fe non di mere con- 
ghietture, le quali particolarmente rn materia di anti- 
cbita riuicir fbgliono fallacifllme; poicche molte cofe, 
(giufta ogni verifimilitudine) potrebbono efTere ftate 
in un modo , che in verita furono in un altro. Vero egli 
€ pero, che di gran pefo riefcon le medefime , qualora a 
qualche faldo , e real fondamento fi appoggiano . Non 
manca di tal foftegno la noftra opinione; mentre veg- 
giamo in Volfeno il piu ficuro monumento, ( benche 
lacero , ed infranto ) che di tal cofa lafciar Pantichita" 
ne potefTe. V'abbiam , dico, il Teatro , in cui si fat- 
te rapprefentazioni di combattimenti gladiatorj alia 
popolar curiofita fi efibivano ; ma mentre Teatro io il 
dico, (e tale egli in verita fi fu ) dirammifi 5 che i 
Gladiatori introdurre non vi fi potevano, i quali ri- 
chiedevano J'Arena , 6 TAnfiteatro , che vogliarru 
di rlo : A vvegnache ficcorae lafcio fcritto Niccolo Da- 
mafceno , rapportato dal -medefimo Signor Marche- 
fe Maffei , gli fpcttacoli de* Gladiatori Jifacevano de? 
Roman) non filament e nelle pubblkhe radunanzc , e ne* 

TEA- 



s 



246 Delia Storia di Volfcno 

TEATRlprefone dagii Etrufchl il cojlume , ma ne* con- 
ulti ancora . Se adunque tolfero' i Romani il coftume 
di rapprefentare i Gladiatori in ilmili edifizj , uopo 
egl' e di confeifare , che per quefta fpezie di combat- 
timenti , non fi ferviflfero i Tofcani, che di fomiglian- 
tifabbriche; ficcome oggidi grabbattimenti, i Tor- 
nei , i duelli , e tali altri fpettacoli fi fanno commo- 
difTimamente ne' noftri Teatri , che nulla ngli Anfitea- 
tri fomigliano; i quali inventati furono dal piu fqui- 
fito luiTb della potenza Romana, e dal gran genio di 
Giulio Cefare , due fecoli e mezzo dopo che in Roma 
le pugne Gladiatorie fi ammiravano , e dopoche nella 
Citta noftra era ftatoedificatoil Teatro , di cui fiamo 
per favellare . 

Diciamo adunque , che nella piu alta parte delP 
antica noftra Citta preffo la via Caffia , vedefi una._, 
fpaziofa Piazza , la quale a cagion del publico Merca- 
to , che in eflfa teneaii , anche a di noftri fi chiama il 
Mercatello . Era quefta laftricata di felci nere , nel 
di cui mezzo v'ebbe una gran cifterna ^ la quale a co- 
loro che v'intervenivano abbondevol acqua fommini- 
ftrava . Ora pero , perche quel luogo riefca femina- 
bile vien dalla terra fepolto . Quindi nelParare , e__» 
nel zapparvi , foventi volte i Lavoratori neil'anno 
1580. abbattuti fi fbno in diverfi pezzi di condotti di 
piombo , col mezzo de' quali introducevanfi , le_j 
acque nel rimanente della balfa Citta, (e perche in 
alcuni fi leggevano le lettere TIBER, oftervate efatta- 
mente da Aleflandro Donzellini mio Concittadino , 
Uomo molto verfato nelle belle lettere , Accademico 
Intronato di Siena ) ftimo egli , che da Sejano poftr 
vi foffero per condurre le acque agli Bagni , ed alla_j 
fua villa , amendue dedicate al fuo benefattore Tibe- 
rio Imperatore , di cio nel riftretto della di lui vita_, 
parleremo . 

Preflb a quefta piazza vedefi ora ungrande, e 



Ubro Secondo. 247 

fuperbo avvanzo diun magnifico edifizio di forma ova- 
le , che piu tofto ad Anfiteatro, che a Teatro fbmi- 
glia; perocche , i Teatrf perloppiu foleano eflere di 
forma femicircolare . Dico perloppiu , ma non fem- 
pre , avendo avvertfto \\ giudiciofiulmo gia citato 
Maftei , che quello , che finora e ftato creduto Anfi- 
teatro in Pola gia capitale delFlftria , appunto per 
moftrarii ovato,e veramente un funtuoliflfimo Teatro, 
com'egli lafcia faldamente provato nelFultimo capito- 
lo del fuo libro degli Anfiteatri . Noi per altro non 
abbiam uopo di gire indagando fe il nofko , Teatro 
foffe , o Anfiteatro, avendone Fincontraftabile tefti- 
monianza della ifcrizione , che gli fu porta in fronte 
da* fuoi medefimi edificatori , i quali, perche nulP 
aflfatto della qualita. diluidubitar fi pofTa , nol chia- 
sm ano folamente Teatro , ma v'aggiungono d'avervi 
fabbricato anche il Profcenio , parte integrate del io- 
lo Teatro; laonde nafcer fofpetto non potra , giam- 
mai , che quefta mole inalzata veniffe dalla magni- 
ficenza de' Volfenefi, ne' tempi inferiori di Roma , 
ne' quali i nomi de' luoghi appartenenti a' giuochi-, 
frranamente fi confufero; ma farem certi , chfella-j 
edificata fu ne' fecoli fuperiori , quando con fbmma 
efattezza ad ogni cofa il proprio fuo nome fi attribui- 
va } la qual conghiettura fortemente convalidata vie- 
ne dall'ortografia , che nella detta Lapida ufata Ci ri- 
trova. 

Bene adunque fara , che di quefta, di prefente_j 
facciam parole , ditfaminando unicamente quefto pre- 
ziofo monumento delle Volfenefi anticbita , rara_» 5 
anzi unica ifcrizione, che fra tutte quelle, che fo- 
vra gli Anfiteatri , e Teatri leggevanfi , a traverfo di 
tanti fecoli , e di tante difavventure confervata fi fia . 
Benche ne invidiaffe la fortuna in parte , un pregio 
cotanto fingolare giunfe egli intero , e faldo fino al 
1544* ma rot to , e guafio a' di noftri fi vede, ficche 

fe 



248 Delia Storia di Volfeno 

fe di lui molti valentuomini ch'il viddero, parlato non 
avefTero, anzi , fe dalla diligenza loro non ne fo(Te (la- 
ta confervata la copia , appena Edippo faprebbe indo- 
vinarc , cofa mai quefta Pietra fignificar voleffe . 

Per la qual cofa nieglio fara ll riportar prima que- 
fta Lapida nella fua integrita , come fu letta dal dottif- 
limo Pier Vet tori , raro ornamento , anzi unieo della 
iua Fiorenza , allorche nata controverfia tra gli Erudi- 
ti del fuo tempo fulla ragion di fcrivere la voce SCAE- 
NA 5 molti de' quali non v'ammettevan Dittongo , co- 
mecche dal greco derivaffe , e molti altri vel richiede- 
vano, tra' quali il Vettori , ed il Faerno annovera- 
vanfi , cefso ogni contefa all'apparire che fece alia lu- 
ce la noftra ifcrizion teatrale ; onde moftravafi genui- 
na la fcrittura di alcuni tefti a penna antichiffimi , tra' 
quali adducevafi quel luogo di Vergilio , ove egli dice 
SCAENIS decora alta futuris . 

Acciocche non s'aveffe a quiftionar pi Ci fra' Gram- 
matici fu di fomigliante difterenza , fcritfe il mentova- 
to Gabriel Faerno nelle fue annotazioni fulle fei Co- 
in Egiram . medie di Terenzio fbtto quelle parole : Dubiam fortu- 
nam ejfe fcaenicam , in quefta guifa . AntiquiJJimi Ubri 
fcaenkamper AEdipbtongum habent , nam quoad tejli- 
rnonia antiquorum Lapidum facit > cum alia etiam cha- 
re pojjum , licet hie ponere inferiptionem , quam mihi 
Petrut ViBorim ded'st afc invent am Vol/inii in hortulo 
quodam , notatamque diligentcr &c. L'ifcrizione che 
egli pone e la feguente : 

L. COMINIVS. L. F. A. N. C. CA- 

NVLEIVS L. F. 

T. TVLLIVS. T. F. KANVS. L. HIR. 

RIVS. L. F. LATINVS 

IIII. VIR. THEATRVM. ET. PRO- 

SCAENIVM. DE. SVA 

PECVNIA. FACIVNDVM. CO 

ERAVEUVNT. 

La 



Libro Secondo* 249 

La medefima pietra regiftrata fi vede da Giano Grute- 
ro a carte 168. num. 8. , che la trafcriffe dal Caftiglio- 
ni, e da Aldo Manuzio; ma nefluno di tanti Scrit- 
tori degno di far alcuna erudita offervazione fu di que- 
fto Monumento , a riferva di quella contefa gramma- 
ticale dal Faerno riportata . 

Ma noi farem molto meglior ufo di quefto fafifo ; 
imperocche non folamente trarrem da lui tutte quelle 
notizie , che ricavar agevolmente fi poflbno ; ma ci 
ftudieremo altresi di raccoglierne il tempo deU'edifi- 
cazione del Teatro . Quello, che dalla femplice let- 
tura fi conofce e , che 

Lucio Cominio Viglio di Lucio 

Nipote di Aulo . 

Cajo Canulejo Viglio di Lucio. 

Tito Tullio Viglio di Tito Cano . 

Lucio Irrio Viglio di Lucio Latino 

Quadrumviri 

Vecero a proprie fpefe edijicare 

11 Teatro 9 e d il Profcenio . 

E qui primieramente ofifervifi , come non folamente 
la lingua , ed i caratteri , ma i nomi , ed i cognoml 
di coloro , che nella ifcrizzione fi leggono, fono pura- 
mente latini , a riferva di tanti Lucj, che quantun- 
que foffero nomi eziandio Romani, erano pero piu 
frequenti inTofcana; anzi da quefta Provincia eran, 
pafiati a Roma; onde argomentar poffiamo , che_> 
quando fabbricato fu quefto fijperbo Teatro , erafi 
fpenta dal commercio de' Romani la lingua Etrufca in 
Volfeno; ed in vece di lei ufavafi pienamente la Ro- 
mana; anzi introdotta vi fi era ancora la forma de' 
Romani Magiftrati , che tali erano appunto i Qua- 
drumviri . 

In fecondo luogo , egli e notabile 3 che quefti 

I i nofiri 



250 Delia Storia di Volfeno 

noftri Quadrumviri , non a publichc fpefe, ma col 
proprio loro danajo efeguirono un opera cotanto di- 
fpendiofa \ onde conofcer lice quante facolta polfe- 
deffero i noftri Cittadini Volfcnefi ; quantunque gia 
da molti anni prima perduto aveflTero della Tofcana la 
fignoria, che largamente occupata veniva dalla po- 
tenza Romana \ cofa che molto piu maravigliofa riu- 
fcira , quando defcriveremo quale forta di pietre alia 
fabbrica del Tcatro s'impiegaffe . 

La terza cofa degna di rimarco e > quella 5 che 
codefti Quadrumviri edificar fecero il Teatro , ed il 
Profcenio fenza far menzion veruna della Scena , la_i 
quale percio dovra crederfi non eflere frata da loro fab- 
bricata , cioe , non effere ftata fatta di materiali im- 
mobili . Ebbe l'antichita due forte di Scene , alcune 
dellc quali erano ftabili , e talora di marmi 9 ond'era 
cinto il Profcenio tuttoj ma perche , quefte fabbri- 
cavanil a guifa di Portici 5 o di Regie , riufcivan tan- 
to proprie alia Tragedia , quanto improprie alia Co- 
media, ed alia Satira; ficcome 5 fe vi fi edificavano 
popolari cafettc , convenivan quefte alia Comedia , 
ma difconvenivano alia Tragedia; ed in neffuno di 
quefti fui rapprefentar potevafi la Favola fatirica, 
che richiedeva Grotta, eBo/caglie. Si trovo pertan- 
to piu commoda la feconda fbrta di fcene , ch'era di 
legno, o di tela dipinta -> le quali perloppiu fbleano 
coftituirfi nella feguente maniera . Dipingcvano tre 
tele di figura quadrilunga 5 efprimendo nella prima 
ciocche ajragedia apparteneva 5 ficcome nella iecon- 
da, cofe alia Comedia fpettanti, e nella terza le ve- 
dute, che ricercavanfi dalla Satira . Univano pofcia 
Figura foiida di An- per fianc© le fudette tele , che venivano a fare la figura 
So!il '- ai * di unPrifma, ed afllcuratele fa di faldi telari , le__* 

drizzavano fovra un perno , a cui corrifpondca cen- 
tralmente un'altro nella parte fuperiore ; ficchela_i 
Scena daquefti due perni foftenuta 3 veniva ad effer 

ver- 



Lilro Secondo. 251 

verfatile; ondegiufta la natura della Favola , che__» 
rapprefentar fi voleva , fi rivolgevano verfb il Teatro 
Je fronti , che le appartenevano , reftando coperte_* 
da quelle le altre due; e di loro favello Vergilio Ma-< 
rone , allorche nel terzo delle Georgiche canto : 

Vel fcana , ut lier/is d'tfeedat frontibm . 

Oltredicche , cotefte fcene verfatili , ficcome_j 
facilmente dal Profccnio togliere fi potevano , venia- 
no ad eflere affai commode , quando rapprefentar fi 
volevano quei giuochi , che richiedeano il palco libe- 
ro , ed aperto ; quali eran quelli , che appre(lava_j 
l'arte Ginnaflica; e tali appunto crcd'io , che foffe- 
ro le fcene del Teatro di Volfeno , in cui fenza dub- 
bio fovente avran combattuto i Gladiatori cotanto 
ufati in Tofcana; ed in quefla opinione mi confer- 
mai 5 allorche ofTervato al di dentro , ed al di fuori 
coteflo Teatro , tra quelle tante, e si magnifiche ro- 
vine , nulla vi ravvifai , che a fcena (labile aveffe po- 
tuto fervire. 

Ma avanziamoci pur'ora colle conghietture, ten- 
tando , fe riufcir ci poteffe di ritrarre dalla Lapida il 
tempo della edificazione del Teatro . 

Io confeffo ingenuamente , che poco da lei rica- 
varfipuote, fendo aftatto fconofciuti nelle Storie_> 
i nomi di coloro , che in lei mentovati fi leggono . 
Solo qualche barlume ci fomminiflra l'ortografia ufata 
nella voce coeraverunt , la di cui prima fillaba quivi 
trovafi fcritta , non col femplice^ ficcome coftumaro- 
no i piu purgati latini, ma col dittongo OE praticato 
da' fcrittori , che precedettero il fecolo di Auguflo 
Cefare . Qujndi , cosi vedefi fcritta una Lapida incifa 
nell'anno di Roma 652. , e prima che M. T. Cicero- 
ne foffe Confole anni 39. parlandovifi di Q. Lutazio , 
che appunto in tal tempo ottenne il Confolato . La 
Lapida e la feguente ; 

Ii 2 QJLV- 



2 $ 2 Delia S tor in di Volfeno 

Q. LVTATIVS . Q^ F. Q^ N. CATVLVS . 

COS. 

SVBSTRVCTIONEM . ET . TABV- 

LARIVM . 

EX . S. C. DE . SVO EACI VNDVM . COERAVIT. 

Abbiam ne' tempi piu recenti , cioe intorno aquelli 
della congiura di Catilina un altra ifcrizione colla_> 
medefima ortografia ful Ponte detto di quattro Capi . 

Nard. lib. 8. cap. } . £, FABRICIVS. C F. CVR. VIAR. FACIVNDVM. 
^Pon^Roau. coeRAVIT. IDEMQVE. PROBAVIT. 

Q. LEPIDVS. M. F. M. LOLLIVS M. F. 
COS. S. C. PROBAVERVNT. 

Moltiflime Ifcrizioni di fomigliante ortografia 
addurre in quefto luogo potrei , fe non baftalTer que- 
lle a perfuader gl'Eruditi , che il noftro Teatro e fta- 
to edificato intorno al fettimo fecolo diRoma; e_ » 
fbggiungero ancora , che cio (la ftato nel tempo di 
Pompeo Magno ; imperocche, i piu antichi Latini non 
ifcriveano cocrare , ma coirare \ ficcome leggefi in_» 
una Lapida , che credefi dagl'intendenti la piu vec- 
chia di quante fiano nelHtalia , dopo quella della_> 
Colonna Roftrata eretta a Cajo Duillio Confole nelT 
anno di Roma 496. La Ifcrizione dunque 3 di cui fa- 
vello, fu fcritta cosi , come puo vederfi nella Citta 
di Alatri nel Portico della Chiefa di S. Maria , Cate- 
drale della medefima : 




L. BE- 



Libro Sccondo. 253 



L. BETILIENVS. L. F. VAARVS . 

UfcC. QVJE. INFERA. SCRIPTA . 

SONT. DE. SENATVS. SENTENTIA 

FACIENDA. COIRAVIT. SEMITAS. 

IN. OPIDO. OMNIS. PORTICVM. QVA 

IN. ARCEM. EITVR. CAMPVM . VBEI. 

LVDONT. HOROLOGIVM. MACELVM . 

BASILICAM. CALEGANDAM. SEEDES . 

LAPVM . BALINEVM. LACVM . AD. 

FORTAM.AQVAM. IN. OPIDVM.ADOV. 

ARDVOM. PEDES. CCCXCI. FORNICESC^ 

FECIT. FISTVLAS. SOLEDAS . FECIT. 

OB. HASCE. RES. CENSOREM. FECERE. BIS. 

SENATVS. FILIO. STIPENDIA . MERETA. 

- ESE. IOVSIT. POPVLVSQVE.STATVAM. 

DONAVIT. CENSORINO. 

Troviamo in quefta Ifcrizione ufate le vocaii lunghe 
raddoppiate , (iccome non geminate mai le confonanti 
mute , e le femivocali ; onde vi ravvifiamo il carat- 
tere della primiera ortografia latina ; ma poiche alcu- 
na fiata v'incontriamo la lettera G non praticata da' 
piu antichi, che precedetteroCarbilio grammatico, 
che ne fu il ritrovatore , per quanto atferifce Quinti- 
liano} e leggendoviii terminati gli verbi della terzs_> 
perfona delTindicativo prefente in /T, non in ET^ 
come facevafi prima , ne leggendovifi delle voci finite 
in D, come ha la Lapida di Duillio ; diremo elfer que- 
fta del tempo, in cui ad abbellirfi incominciava la fa- 
vella latina , cioe nel VI. fecolo di Roma . 

Per divifar poi piu precifamente del dittongo 
0/, che nella noftra Volfenefe ifcrizione cangiato fi 
trova in OE , diremo ch'egli fu fecondo il genio della 
lingua Ofea , e leggevafi per V. Ne favella particolar- 
mente Servio fbpra quelle parole del X. libro dell 9 
Eneide di Vergilio : 

4f 



2 s 4 Delia Storia di Volfeno 

Aggeribus Moerorum 
in quefta maniera Moerorum pro Murorum ctntiqui , 
nam ve teres pier aque eorutn , qu<etiosper V dtcimui , 
/w OE diphtongum proimnciabant \ hinc ejl Moero- 
rum , /T0 Murorum , ^ econtra punio , j&rc poenlo 
quod verb um d poena vcnit , #/ȣ <?/? , & punka regna 
•vides , £#»/ pcenos ubiquc legerlmm . //<?£ autem faclt 
orthographla , e fiegue con dire , cio elfer fatto fecon- 
do il modo dello fcriver greco ; perocche i Greci vo- 
lendo fcriverc Ffanno il dittongo OT . 

Detto abbiamo abbaftanza della ifcrizione del 
Teatro noftro , come trovofli ella al tempo del Vet- 
tori , ed abbiamo da lei (per quanto ci per/tiadiamo) 
dedotta qualche probability circa P edificazione del 
medefimo , che fupponghiam fatta intorno al fettimo 
fecolo diRoma, quando nell'Italia , e neppur nella 
medefima Roma vi era alcun Teatro 5 che non fofTe— j 
di legno ; onde potrem vantarci , che la noftra Volfe- 
no fia ftata la prima afabbricarlo di pietra . Riman 
ora a rapprefentar la fteffa Lapida nella gui/a , in cui 
trovafi al prefente 5 narrando la Storia della fua de- 
formazione . 

E' vecchia tradizione nella noftra Citta , che__> 
cotefto faffo rinvenuto fofTe nel piantar una vigna 
preflTo alia piazza del mercatello , dove appunto ca- 
der dovea precipitando dalle mura dell'aggiacente_j 
Teatro . Chi trovollo , fu un Cittadino della Famiglia 
Perfetti , cui fembrando cotal monumento cofa de- 
gna di ftima , il trafporto nella fua cafa ; e cio accadde 
nelPanno di noftra falute 1536. , e nella ftefla alquanti 
anni dopo fu veduta dal Vettorj , e pofcia dal noftro 
Donzellini , che la trafcriffero ; ma ficcome , chi non 
ha gufto di antichita difprezza aflfafto le memorie di 
lei , i fucceffori del detto Perfetti vedendo si beJ pezzo 
di pietra in cafa loro , che afcofb ftava nell'angolo 
dell'orto, credettero fame mi^Yior ufo colformardi 

eflb 



Uibro Secondo . 255 

eflfodue fcalini , chc gli deifero il commodo di fcen- 
dere in dett'orto , onde in due pezzi lo ruppero . 

Ed ecco quel failb , che nel corfo di tanti fecoli 
confervo intatta cosi bella memoria, vien disfatto in 
Volfeno, e vive fblamente nelle carte degli Eruditi . 
NeH'Ottobre dell'anno 17$ i. mentre io fcrivea queft' 
Opera , (timai profittevole alia medefima il rendermi 
per qualche tempo alia Patria , per rincontrar cogli 
occhi proprj le preziofe reliquie delle fue antichita 9 
onde piu fedele , ed efatta teffer ne poteffi la Storia . 
Orquando io mi aflfkticava, nel rintracciar cotefta_> 
i/crizione , di cui la memoria ancora dileguata fe 
n'era j piacque alia fortuna , che fi fcuoprifTero al- 
quanti caratteri , fu quei corrofi fcalini . Sorprelb 
dalTallegrezza mi portai follecito a vifitarli ; ma__, 
quanto fu maggiore il diletto nel legger una parte 
della ricercata ifcrizione, altretanto fu il dolore nel 
vederla cost mal concia . Baftommi per gran confbla- 
zione il ritrovarvi tante parole intere capaci a far co- 
nofcere efifer ella quella ftefifa , di cui favellano gl'Eru* 
diti mentovati da noi . Tralafciar non voglio di ri- 
portarla qui fotto , tal qual' ella ora il ritrova , per 
non mancar punto a quella diligenza.ch'ufar debbe un 
efatto Scrittore. 



NVLEIVS- L. F. 

-.•.-.• HIRRIVS . L. F. LATINVS 

.-.♦. R .v.v.v.v.v. M 
CAENIVM . DE . SVA 
.-.♦.•. VM. COERAVERVNT. 



• • • 



Nella fteflfa occafione delta mia gita a Volfeno 9 
oflervai con fommo ftudio gli avanzi del Teatro, che 
trovafi cosi mal concio, parte darovine, e parte da* 
virgulti cosi ingombroj efepoltOj cheappena della 

ftrut- 



2 $6 Delia Storia di Volfcno 

ftruttura fua le veftigia vi rimangono , ficcome cono- 
fcer fi puo dalla figura , che fotto gli occhi di chi leg- 
ge rapporto . 

Trovai aver egli avuto l'ingrefib dalla parte fet- 
tentrionale in faccia alia pubblica piazza , che collar 
via Caflia confina . La di lui porta e di forma d'ango- 
loacuto, la quale fatta da memifurare, trovorTi lar- 
ga palmi tredici , ne fcuoprir ne potei l'altezza , per- 
che occupata viene da folti , e groffi cementi . Dalla 
porta fino all'Orcheftra , v'e un andito lungo novanta 
palmi . Nell' Orcheftra , che volgarmente diciamo 
Vlatca verfo il mezzo di , fi veggono le veftigia di una 
fcala , e prefentemente rimafti vi fbno molti fcaglio- 
ni di peperino lunghi palmi undid , dalla fituazione 
della quale fi raccoglie elTervene ftate altre , per le_j 
quali falendofi a' Corridori fuperiori , fi veniva ad 
tifcir ne' Vomitorj , d'onde popolavanfi i gradi del 
Teatro . 

Fed cavare in piu luoghi della Platea , tentando 
di abbattermi ne' fondamenti del Profcenio mentova- 
to dalla ifcrizione; ma ogni ricerca riufci vana . Le 
volte fotterranee fbno alte palmi otto, etrequarti. 
Rimangono ancora fbpra terra quattro grand'archi 
del Portico del primo ordine , ed uno del fecondo , e 
refta eziandio un pezzo di muro fbpra di quefto fecon- 
do , fij di cui fembra che s'inalzafTe il terzo, a' quali 
(giufta la fimetria della vaftita della Fabrica) aggiu- 
gnere doveafi almeno il quarto , che uniti a' foliti or- 
namenti architettonici di Architrave, di Fregio , e 
di Cornicione , credo io , che rendeffero capace Fedi- 
ficio di molte migliaja di fpettatori j Ne men bello 
era al di dentro , quarto maeflofo al di fuori ; ficco- 
me gia difli ; Egli e di forma ovale , lungo palmi 278. 
e largo 201.' giufta le mifure , che me prefente ne feci 
prendere . 

Che quefto Teatro nel tempo di fua integrita 

fofle 



' Libro Sccondo . 257 

foflfe un parto della magniHcenza, c della ricchezza de" 
noilri Cittadini , e le reliquie il dimoftrano , e Patte- 
lla Cipriano Manenti , accurato fcrittore del decimo- 
fefto fecolo nelle fue Storie d'Orvieto , ov'egli dice . 
II phi bello , che ferviva di ornamento di quefto Teatro , 
per or dine di Matilda gran Contejfa d"* Italia , che alio- 
ra era padrona di Volfeno , fu impiegato nella Chiefa , 
ctfella in onore di S. Criftinafece'fabricare , e molte^s 
colonne digranito orient ale avanti alia detta Chiefa in 
pie* Jt veggono . 

Di quelle colonne digranito orientale, parte di 
color rofib, e parte di bigio , una buona quantita fe 
ne vede fparfa per la Citta ; Due intere , come fi diffe 5 
fbno avanti alia Collegiata, e due fbtterrate nella Vi- 
gna del Capitano Bartolomeo Alemanni nella contra- 
da del Ponticello . Ed invero , egli e prodigiofb il ve- 
dere un marmoegizziaco trafportato per si alpeflri, 
e lunghe vie , fino a Volfeno . Non parlo del gran Ma- 
re che paflfar dovette , poicche i Romani agevolato nc 
aveano il trafporto > coll'ufb di alcune lunghe Palan- 
dre . Ne folo colle pietre del Teatro fabbricoffi la_j 
Chiefa di S. Criftina (come qui fotto diremo) ma 
nelPanno 1290. altresi, il Cardinal TeodoricoRanieri 
Orvietano Vefcovo di Paleftrina , che in quel tempo 
era Capitano del Patrimonio di S. Pietro per la Roma- 
na Chiefa, vicino alia fuddetta Collegiata , n'edifico 
un Palazzo , benche di architettura barbara , pure per 
quei tempi rozzi , moltomagnifico . 

Reftavano ancora molte pietre dell'abbattuto Tea- 
tro , onde alt re fabbriche fi potevan comporre ; quan- 
do nello fteffo fecolo XIII. co' medefimi materiali fu 
edificata una Chiefa, donata poi dalla Famiglia Mo- 
naldefchi , allora padrona di Volfeno , a' Frati Minori 
di S. Francefco . Delia fondazione di quefta Chiefa non 
fi puote individuar l'anno precifb, ma per quello fi rac- 
coglie dal Padre Teuli nelPApparato Minorico, e_* 

Kk per 



258 Delia St on a di Volfcna 

per quanto fi ravvi fa nella gotica ftruttura della porta 
della Chlefa , e della facciara, fi puo argomentare , che 
poco dopo della morte del PatriarcaS. Francefcc , a 
cui ella fu dedicata 3 fi fabricaffe; cofa , che confermata 
parimente viene da alcune Indulgence adefla concedu- 
r.Giroiamod'Afcoli, te , da Nicolo IV. Papa y che fu eletto alia Catedra di 
Generakde'FratiMi- $. pj etro net medefimo fecolo , in cui viflTeil Santo d % 

non, poi Ordinate, rT J 1 1. in J -i tn -r 

fuiiprimo Papa Fran- Aflili.;. paiiando tra la morte dell uno 5 edil Pontihca- 
cefcano , eletto nei to deU'altro 50. anni in circa . 

monte Aventino^neir -^ * , . « , n _, ,» 

anno 11^8. e fi chia- Diciam ftnalmente , che dal noitro Teatro furono 

moNLccolaiv. vide, altresi tolti i materiali ,,'quando il Card. Giovanni de 
anm4< Medici Diacono del Titolo di S. Maria in Dominica » 

LePito del Patrimonio di S^Pietro , e Governatore di 
Volieno,rinuovar feceFantica racciata della Chiefa di 
S.Ciiftina 3 come fi raccoglie dalla ifcrizione. dimarmo 
fulla porta della medefima Chiefa collocata, che quie£ 
pongo, e ftarei per dire: Che quei pilaftri, che rendono 
si leggiadro Pornamento della medefima facciata (mer- 
ce de' vaghi intagli di bafforilievo , che si minuta- 
mente gli adornano) foiTero i piii bei fregi del Volfe- 
nefe Teatro; poiche in efii altro non vi fi vede fcol- 
pito 5 fe non che fcudi , cimieri ,. fpade , corazze , ed 
altri fbmiglianti arredi Teatrali 5 ufat* ne' giuochi 
gladiator}, ie non fapeffi , chenel fine del XV. , e nei 
principio del XVI. fecolo y Farchitettura era p/u licen- 
ziofadi quella da' tempi noftri ' y poicche non fi facean 
fcrupologPArchitetti d'allora di fare incidere ne* fa- 
gri Templi le profane fupellettili dell'Idolatria ; fie- 
che e d'uopo credere 5 , ch'ella fia invenzione delPin- 
comparabile Michelagnolo Buonarruoti , o almeno di 
qualche fuo valoroio Allievo, Poteva eflTer difegnodel 
San(bvino,.di cui nei tempo , che Lione X. fu Pontefi- 
ce 3 fi fervi nelPabbellire la S.. Cafa di Loreto .* Con-* 
Tom. a. carte j t^ tuttoche Popinione del Ciacconio, e quella del Pa- 
dre Oldoino fia contraria alia noftra . 

Non contenta il generofo * e divoto cuore di si 

gran 



Z>ib ■■g-'Mtftt. i se> - 




FcLcdatcL ciella. ColLegixuia ca. iS. Crt^ftiTzcu di J/o^Lt^-tlo 



-s^ 



Lilro Secondo • 259 

gran Porporato d'aver compiuta cosi nobile facciata , 
dar voile ulreriori pruove di pieta verfb la fua Protet- 
trice Criftina . Fu dalla ContefTa Matilde eretto di 
Barbara maniera nella Chiefa detta volgarmente la__» 
Grotta , un Altare alia Santa , (otto di cui vi pofe il di 
leiCorpo; ma perche all'umidita del fito non v'era 
quadro , che refiftelfe , penso P ingegnofo Buonar- 
ruoti di farlo di majolica j onde die principio alPope- 
ra col primo fcalinoj dove pofano i candelieri , nel di 
cui lato fi vede Parme del Benefattore , e nel rimanen- 
te, divifi in tre partimenti a baflb rilievo , v'efpreffe 
tre martirj fbfferti dalla Santa , i quali fono cosi bene 
inventati, e con tale perfezzione difegnati , che non 
puo dubitarfi non efler eelino opera di un'eccellente 
Scultore, che paragonar fi puo a qualunque altro de* 
migliori , che ne 1 buoni fecoli abbia avuti la Grecia . 

Ma allorche applicavafi a cosi mirabil lavoro 
lnori Giulio Secondo \ ficche fu d'uopo al Cardinale 
di follecitamente portarfi a Roma per afliftere al Con- 
clave , in cui fu egli eletto Papa col nome di Lione X. 
Mancando pertanto la di lui genero/a mano , redo 
eziandio Popera imperfetta. Credo bene , ch'ella fa- 
ria (lata compiuta , fe le gare tra Carlo V. Imperado- 
re , e Francefco Primo Re di Francia , aggiungendo- 
vifi PApoftafia di Lutero , turbata non avefier la no- 
ftra Italia , ed infieme la Cattolica Religione , per- 
locche convenne alia Santita fua , accorrere col fuo 
paterno zelo , al riparo di cosi funefte rovine . Di- 
ftratto da tante , e si importanti cure, non ricor- 
doflfi piu del cominciato Altare . Quindi mancata la_» 
di lui prefenza , ed altresi il di lui ajuto , mancarono 
ancora quei valorofi Artefici , che per migliorar for- 
tuna a Roma portaronfi ; Heche fu d'uopo al Publico 
di Volfeno da un Vafellajo farlo barbaramente termi- 
nare , come prefentemente fi vede . Quantunque tut- 
tocio 3 che finora abbiam detto di S. Criftina , fembri 

Kk 2 all' 



260 Delia Storia di Volfcno 

airerudito Lettore, che poco s' adatti alia materia 
del Teatro 5 di cui in quefto articolo trattiamo , fap- 
pia , che altro oggetto non e ftato il noftro , fe non_» 
quello di far palefe alMondo, quanto grata fblfe a 
Dio la pieta di quefto Porporato , che non folo efal- 
tollo alia fuprema dignita del Pontificato , ma voile 
alrresi , che la fua Real Cafa dominate nelia noftra 
Tofcana ; ove al di d'oggi gloriofamente regna Ga- 
ftone I. Ma egli e tempo di proifeguire il difcorfb del 
Teatro . 

Contuttocche colle rovine di eflfo inalzati co- 
tanti , e cosi grandi edificj fi fiano , reftano pur ora 
altri cementi di lui , onde molte fabbriche coftruir fi 
potrebbono , ma diafi oggi mai licenza alle noftre con- 
ghietture di gire alquanto indagando a qual ufo de- 
fb'nate gia fbflero quelle parti del Volfenefe Teatro , 
di cui al prefente le fmembrate reliquie rimangono , e 
fe mai in fbmigliante ricerca egli avverra , che dai 
vero ci dilunghiamo , non fe ne incolpi la noftra poca 
diligenza, ma l'effere troppo fcarfi gl'avanzi fuoi , fie- 
che fenza efitanza non fi pud alcuna cofa pronunziar 
di lui , per effer eziandio con tale Architettura fabbri- 
cato 5 che non corrifponde alle regole , che gTantrchi 
Maeftri di quefta nobilifllma arte ne danno; perloe- 
che 3 non poffiam dire , tal fu , perche tal effer dovea. 

Truovafi primieramente nelPingreffo un grande 
avanzo di una Torre quadra , la quale a doppio ufo 
pare a me , che fervir dovefle , cioe , di Apoditerlo , 
e di Propileo . L\Apoditerio , che fignifica fpogliato- 
jo, era una guardarobba , in cui riponevanfi gl'abiti 
Teatrali . E qualora gli Attori veftir degli fcenici li 
volevano, quivi andavano a depor gli ufuali , e cit- 
tadinefchi . A tal ufo mi fembra affai propria la ca- 
mera , che full'arco dell' ingreffo del noftro Teatro 
fi vede . 

Il Propileo detto in lingua noftra Antiports^ , 

era 



Lilro Secondo. 261 

era una fpecie di facciata, o frontifpizio, che vo- 
gliam dirlo, molto praticato dagl'antichi 3 per or- 
namento del principale ingreffo , de' piu magnifici 
edificj; !a qual cofa in piu medaglie riconofcefi ; e— » 
iiccome nel Propileo mertere fi foleano anche a doppio 
ordine le colonne , in guifa , che formaflfero due por- 
tici , uno fopra l'altro ; in quefto luogo io (b'mo col- 
locate fofTero le colonne 5 di Granito orientate, dal 
JYlanente mentovate ; e tanto piu in quefta opinione 
mi confermo , quanto che non laprei in qual altro fito 
del Tearro collocar corefte colonne fi potefiferoj non 
cflfendovi argomento da credere , che intorno intorno 
fo(Tc il Teatro cinto da' portici , che da cotefte colon- 
ne foflfer foftenuti . Quivi adunque riporremo il Pro- 
pileo, e direm *, Che nel medefimo luogo fu la porta 
maggiore locata fu l'lfcrizione, di cui baftantemente 
parlato abbiamo . 

Unita a quefta Torre (inoltrandofi dentro il Tea- 
tro) riman la forma di una gran porta , a cui manca 
la meta fuperiore . Per quefta e credibile fi entraflTe__> 
nella prima precinzione dellaCavea, ch'efiTer dovea 
una gradinata femicircolaredifh'nta inpiuCunei; ed 
al medefimo eflfetto fervivano quegli archi , che ri- 
mafti fono al lato finiftro del Teatro , i quali (Iicco- 
me reputo ) perche venivano riftretti dall'ornamento 
di qualche marmo, che in piu bella , e proporzio- 
nata fimetria gli conformava , fendo poi dalla rapa- 
cita de' pofteriori tempi ftati fguarniti d'ogni lor pre- 
ziofo fregio , vi redo appena la deforme ofTatura . 

Dalle fcale adunque , delle quali di fopra facem- 
mo menzione, dovevafi a' Corridori interni falire, e da 
quefti a mano , a mano ufcir ne' Vomitorj , corrifpon- 
dendo ad ogn'uno de' corridori interiori una precin- 
zione della Cavea j ficche fendo ftati nel Teatro noftro, 
almeno tre ordini di fomiglianti vie introduttorie_-> 
una fopra 1'altra , almeno tre precinzioni corri/pon- 

dere 



262 Delia Storia di Volfcno 

dere fulPaperto della Cavea gli doveano ; ed il mede- 
jfimo metodo dee crederfi , tenuto foflfe nelPaltro lato 
del Teatro . 

Rade volte addiviene , che la barbarie del tem- 
po giunga ad incrudelire contro le fondamenta di uno 
(labile edificio; pur nel Teatro di Volfeno fi e dile- 
guata in si fatta maniera ogni reliquia del fondamento 
del Profcenio, che io ftarei per afferire non efifervi 
quefto mai ftato , fe non di legno . Ma comunque la 
cofa ftia; doveva eflb ftar in faccia del principale in- 

greffo (dico principale, potendo eifervi ftate delle 9 

altre minori porte fatte per evitar la folia della gente , 
che ufciva dallo fpettacolo) eperquanto conghiettu- 
rar lice dag'li avvanzi della Cavea , non poteva il Pro- 
fcenio (che Pulpito altresl dagli antichi nomavafi) 
/porgerfi molto ver/b il mezzo delPOrcheftra*, impe- 
rocche offervafi , che quantunque nel fito , che fta di- 
rimpetto al maggior andito , non vi fienoquegli ar- 
■chi fatti per ufcir da' portici interiori nella fcalinata 
della Cavea , pur vi ftan molto d'appreffo \ onde fcor- 
gefi, che la Cavea occupava molto luogo; perloche re- 
ftando troppo angufto il fito pel Profcenio, quafi mi 
confermo , che il medelimo fofTe amovibile per rappre- 
fentar nelP Orcheftra piu commodamente i giuochi , 
che richiedean Parena , quali erano i Gladiatorj . 

Alcuni condotti , che nella proflima Piazza di 
Mercatello il ritrovarono , mi fan fbfpettare , che__» 
dertinati foflero per ufb del Teatro , avendo potuto 
fervire per isfogo delle urine de' fpettatori , che pofcia 
fi perdevano in alcunefbtterranee caverne; cofa pra- 
ticatirlima, cosi ne i Teatri , come negP Anfiteatri 
degPAntichi . 

Ma ritornando al Teatro, cred'am noi , che in 
effo recitate foffero eziandio le Tragedie , avendone il 
teitimonio di Varrone , fcrivente 5 che Volunnio fece 
una Tragedia in lingua Etrufca . Or /e coftumavanfi 

in 



Libro Secondo* 26 j 

in Etruria le Tragedie , qual cofa piu prdbabile puo 
averfi , che 1'eflTere lUte rapprcfentate nel Teatro no- 
ftro ? Ne piu mi refta a dire fu le fcarfe rovine di cote- 
do antichitfimo Edificio, fe non quello , che per effo- 
rt. ita fogg^na la predctta ifcrizione a tanti infortunj ^ 
penfammo di farla porre in ficuro nel pubblico Palaz- 
zo , dove prefentemente fi conferva colla feguente_jt 
ifcrizione . 

VETVSTISSIMAE. VOLSINIENSIVM. CI- 

VITATIS. THEATRL FRAGMENTVM. 

AR. ANDREA. ABBATE. ADAMI. REPER- 

TVM. IN PALATIVM. PVBLICVM. VE- 

TERI. IN'iCRIPTlONE. REDACTA. 

ANTESIGNANVS. ET PRIORES. PRO 

TEMPORE EXISTENTES. TRANS- 

PERR1 CVRARVNT. ANNO DnI 

MDCCXXXIL 

Contemporaneo al Teatro 5 crediam noi 5 che fct 
quefto monumento , che qui rapprefentiamo , ficcome 
vedefi in un*angolo della noftraCitta 3 nomato il Su- 
gareto * 

Piu volte nella mia prima gioventu dagli atterrt- 
pati Volfenefi , e dal mio medefimo Padre parlare__> 
intefidicosi preziofb monumento; dicendo, che net 
di lui mezzo fbvra d'un Piedeftallo eretto v'era un_* 
ben formato Montone di travertino* col quale egli 
(dopo i fcolaftici efercizj) co' fuoi condifcepoli fpeflTe 
fiate fcherzando godeva molti fanciullefchi paffatempi. 
Un giorno pofcia tornati a i foliti divertimenti D s'av- 
viddero con iftupore efTer atterrato il Montone 5 e ri- 
dotto in pez 7 .i ; Vcloci Ci portarono a darne notizia al 
Governo, da cui rincontrato il fat to , conobbefi da* 
fmnmenti, che I'Animale internamente era vuoto .. 
Molte furono le diligenze , che. uiate furono per tro- 

var 



9 t 

2.64 Delia Storia di Volfeno 

var il delinquente , ma altra notizia ricavar non pote- 
rono , fe non quella , che il Fabro della noftra Terra 
il giorno antecedente venduta avea una mazza di ferro 
ad un incognito PafTaggiere . 

Poco piu di cento anni fcorfi (bno , dacche il fatto 
fuccedette, di che ancor viva nella mente de' miei Con- 
cittadini fe ne conferva la memoria . Qual foffe poi 
nella fua integrita queft'antico vefligio , chi mai giu- 
dicar Io puote . Contuttocio , fe giammai , fovra di 
lui argomentar io voleffi , creder potrei , ch'egli foffe 
una parte di un Tempio dedicaro a Giove j e che il cre- 
duto Montone , foffe la Capra Amaltea , da cui egli fu 
allattato ; cio dico per mera conghiettura , mentre Io 
ftato 5 in cui oggi rimane quefto ammirabile monumen- 
to altra cognizione non mi porge . 

Delia <vita , e fortune di Z. Elio Se]ano 
Volfenefe . 

ART1COLO VI. 

DAtafi in tal forma la Citta noftra tutta al ri- 
pofo, ed a' paffarempi , giunfe a riporre__> 
ogni fua gloria , non piu nelTefercizio delle 
cittadinefche , e militari virru 5 ma nella pazza often- 
tazione d'immenfe ricchezze profufe nell'edificare_ 9 
fmifurate moli \ onde maraviglia non e , che per tant' 
anni ignoto paffar fi vegga per le ftorie il fuo nome, 
finoatantoche un fuo Citradino rinomare alquanto la 
faceffe» Quefti fu quel L. Elio Sejano, queliofpirito 
forte , che primiero formo quel gran concetfo di tra- 
sferirfi dalla privata fua condizion airincomparabile 
dignita di Romano Irnperadore . In lui certamenfe_> 
piucche inogn'altro fi vidde quanto poff? la pro/pera, 
e Tavverfa fortuna j ficcorae couofceraffi da ciocche 

fiam 



Libro Secondo. 265 

fiam per narrare, defcrivendo Ie ialite 5 e le cadute fue. 

Qual fbfle- nel tempo delia Romana Republican 
la famiglia Elia , il teftimonio di Valerio Maflimo, Lib. 4. cap. 4. 
che fcrifie la Storia Romana fotto Tiberio Cefare Im- 
peradore , chiaro eel dimoftra , facendo il feguente_> 
racconto . Ritrovavanfi nel tempo ftellb in Roma fedi- 
ci £lj , che altro non pofifedeano , fe non una cafuccia, 
ove furono pofcia i monumenti di C. Mario nell'EP 
quilie , ora nelle vicinanze della Chiefa di S. Eufebio , 
ed un podere nel territorio Vejentano , che molto 
minor numero richiedeva di coltivatori di quello aveP 
fe di padroni ; ed inoltre , un luogo proprio da ve- 
dere i fpettacoli nel Circo Flaminio; cofe tutte non_j 
gia compre da lei , ma in premio dello ftraordinario 
valore pubblicamente donategli ; ne alcuno mai di 
quefta fchiatta giunfe a poflfedere dramma d'argento, 
finche Paolo Emilio debellato Perfeo Re della Mace- 
donia dono aQuinto Elio Tuberone fuo Genero cin- 
que libre di quello della preda . Ma nella Romana Re- 
publica era allora in pregio un'icamente la fortezza de"* 
fuoi Cittadini fra Tarmi , e la modeftia in Citta j non 
curandofi punto d'impinguar la privata fortuna ; pa- 
rendogli ricchezza vera Tefler membri d'una opulenta 
Repubblica . 

Poteva lo freffo Valerio Maflimo piii largamenfe 
parlare di quefta Famiglia ; ma da faggio politico, 
sfuggi di entrare in una materia refa colla morte di 
Sejano odioilfirma al popolo di Roma ; onde con ac- 
cortezza fi reftrinfe a difcorrer folamente di quei po- 
veri fedici Elj di fopra defcritti . Contuttocio molto 
lume da lui ricavafi , avvegnache , lo fcarfo avere di 
quefta Famiglia , coftretto avra almenouno die(Ta 3 a 
voltar Ie fpalle alia Patria 5 per gire in paefe eftero a 
procacciarfi miglior fortuna , e probabilifiimo riefce, 
che in Volfeno fi frabilifle , atteftandoci le Lapide_> , 
delle quali nel quarto Libro parleraffi , che la famiglia 

LI Elia, 



266 Delia Storia diVolfmo 

Elia 5 fu altresi Volfenefe , da cui nacque Sejo Elio 
Strabone Padre di L. Elio Sejano . Era Strabone_-> 
d'una vivacita di fpirito , che di mala voglia fof- 
friva di vederfi riflretto in una Citta fuddita, onde 
rifblfe col proprio fTglio trasferirfi a Roma . 

AnnaUlib.4. Cornelio Tacito afferifce effer Sejano nato in_> 

Volfeno da Sejo Elio Strabone Cavalier Romano . 
Samuele Pitifco nella voce ¥r<cfe&us fbggiunge \ che 
Strabone Prefetto delle Coorri Pretorie , fofife ancor 
Volfenefe , la di cui moglie chiamata Giunia , era fo- 
rella di Giunio Blefb, il quale nel tempo dell'Impe- 
rador Tiberio Cefare , fu Proconfble dell'Afia . Ne 
Strabone avrebbe giammai ottenuta in moglie una_^ 
cosi nobile Dama , s'egli ftato non fofTe d'un rango 
uguale, traendo Porigine da i Patrizj Romania fo- 
vra di che accertati fiamo dal prenome , nome , ed 
agnome ufati meramente da' Romani . Di cio piu dif- 
fufamente trattaremo nel difcorfo fovra le Lapide j 
ma per dar maggior prova di quanto abbiam detto , 

iftor.lib. *» leggafi P. Vellejo Patercolo , il quale fcriflfe la Storia 

Romana nel tempo , che Sejano era nel colmo di fua 
grandezza . Die' egli 5 che quefto Cavaliere tanto 
ftimato dall'Imperador Tiberio , era figliuolo di un_> 
Padre Principe dell'ordine Equeflre , e di una Madre 
Dama di tal rango , che abbracciava nel fuo parenta- 
do le piu antiche > e glorio/e Famiglie , che ave(Te_> 
Roma . 

Non manco Sejo Elio Strabone di far che pa- 
ri alia nafcita del Figlio corrifpondeffe l'Educazione j 
onde in breve il refe tale , che di ogni gran fortuna_» 
. il fe meritevole . Scrivono alcuni , e fra gli altri 

De Error .regal. lib-.t. Girolamo Bardi Fiorentino nella fua Cronica, dicui 

cap. 9, P a 5 . ijo. s * vantaggiofamente parla Tommafo Dempftero , e 1' 
aflerifce altrest Giovanni Lucido; che il noftro Elio 
Sejano fofTe il trentunefimo Larte della Tofcana ; ma io 
non pofifo indurmi a crederlo 5 poicche non mi par ve- 

rifimi- 



f Lilro Secondo. 267 

rifimile , che la Larzia (fuprema dignita fra gli Etrufci 
con poterquafi Regio) confervar fi potefle ancora in 
una Provwcia , che obedia tutta alia Romana Repu- 
blica, e da' coftei Magiftrati era difpoticamente gil 
quali da tre fecoli prima governata . Il piu che potreb- 
be dirfi e , che ficcome Volfeno finche duro Tlmperio 
de 1 Romani , fu Citta con loro confederata , o almeno 
(come fcrive Samuel Pitifco) Municipio , traendolo, 
per quello io fh'mo, da un luogo di Tacito , in cui Annal.Ub.4. 
chiama Sejano, uom Volfenefe, adultero municipa- 
le; nell'un cafo, e nell'altro , fendo vifTuta la mia_, 
Citta collePatrieleggi , eglie«polTibile , che ritenefle 
tuttavia la dignita Lucumonia , e di quefta il fuo Seja- 
no adornaflfe. Or quando cio fia ftato (cofa che do- 
vrebbe fuH'auttorita di qualche antico , non di un mo- 
demo ftabilirfi ) non ne feguirebbe per quefto , ch'egli 
fia ftato Lucumene della univerfaTofcana , che non 
riconofcea piu per fua metropoli la mia Patria , ma del- 
la Tola Volfeno . 

Ma che che fia di cio, L.Elio Sejano fulla fua pri- 
ma giovanezza col Padre fi trafporto a Roma, Citta 
fin dal fuo principio fortunatiflima per i Foraftieri , e 
quivi , parte facendo pompa delle doti fue naturali , e 
parte facendo ufo di si fini arteficj , onde abbaccinava 
facilmente i piu avveduti ; fi cattivo in tal forma Ia_> 
gratia di molti potenti della corte; tra quali fu Cajo 
Cefare Nipote di Ottavio Augufto, per lo cui mezzo 
alia conofcenza dell'Imperador Tiberio s'introduflTe ; 
a cui feppe cotanto piacere, che la fquifita malizia di 
quefto accortiflimo Principe, dovendo trattar con_> 
Sejano , diveniva fciocchezza , e balordagine . 

Ne maraviglia mi reca , che giungefTe cotefto" 
Cortigiano ad abbagliare in si fatta maniera gli occhi 
del fuo Principe, imperocche altri al par di lui fcal- 
tro , credo mai non poneffe piede in Palazzo , ed avea 
si ben afcofto natura un'anima fcelerata entro un bel 

L 1 2 corpo. 



268 Delia Storia di Volfcno 

corpo , die rendeva ineauti a prima vifta i piu confide- 
rati . Ne leggiadro folamente era egli di afpetto , ma 
si ben difpofto della perfona , che a qualunque fatica_> 
jmirabilmente riufciva . Di animo era audace , ediP 
finvolto, aftuto fabbricator di calunnie, e di frodi , 
e cosi ingegnofb ne' vizj , che fapea dar facile ricetto 
a due contrarj , come fono l'adulazione , e la fuper- 
bia : moftrava una incomparabbile modeftia al di fuo- 
ri , mentre gli cuocea Ie vifcere una immenfa ingordi- 
gia di fempre nuoviguadagni , e pero davafi ora al luf- 
fo , ed alia prodigalita , or alia vigilanza ; ma piu fo- 
vente alia induftria ; virtu ch'eran co:iclannabiii in_> 
lui 5 perche a reo fine fi adoperavano . 
Ann»l. lib. 4. c os } eel dimoftra quel Maeftro di politicaCor- 

NcgH anui di CnHo nelio Tacito, che fcrifTe pero tin fecolo dopoche fu 
gl' occhi del Mondo tutto, le arti afcofe , e mal* 
vagie di Sejano fi fcoperferoj che s'egli compofii i 
fuoi Annali aveflfe , quando il noftro Cittadino era_j 
nelPauge delle fiie fortune , io non fo fe avuto avreb- 
be si fino accorgimento , che penefrato ne aveffe Pin- 
terno , o cotanta ficurezza da fcreditarlo appreflola 
pofterita . Certamente Vellejo Patercolo Uom per al- 
tro di buon fenno, e di fincera fede , che fini la fua 
Roman a Storia colla defcrizion di quei tempi , ne' 
quali tutto il pefb della Romana Monarchia reggevafi, 
forfe meno dalle fpalle di Tiberio Cefare , che da_» 
quelle del fuofavorito, molto diverfamente di Seja- 
no favella; avvegnache , eel dipigne per uomo infati- 
cabil di animo , e di corpo, unico alleviamento del 
fuo Principe nelle graviffime cure di Stato; ch'era for- 
nito di una allegrifiima feverita , e di quella gioviali- 
tk , che nel volto degli antichiffimi fra' Romani ri- 
fplendeva; che nell'operazioni fbmigliava a' /ciope- 
rati , e confeguiva tutto, perche nulla appetiva , che 
faceva minor conto di fe , di quello gli akri ne facefc 
fero , tranquillo di fembiante , e di vita > defto mai 

fern- 



laibro Secondo . 269 

fempre collo fpirito ; ficche nello frimar le virtu di 
Jui , gia da gran tempo i giudizj della Citta con quei 
del Prencipe N gareggiavano . 

Or fedi lodi si rare ornato vien Sejano dal Pa- 
tercolo , contro quello , che poi ne fcriifero Svetonio 
Tranquillo , Cornelio Tacito, e Dione Caflio 5 uopo 
egl'e di confetfare , che Vellejo , o redo ammaliato 
dalla Ipocrifra dello fcaltro Cortegiano , o fe pur 
egli fi accorfe del fraudolento animo di lui , temetfce 
di regiftrarne la malvagita , per non incorrer nell* 
odio di si poffente Perfonaggio; anzi onorando di si 
fcelti encomj la fama di lui , tento di conciliarfi raflfet- 
to del favorito con quello dell'Imperadore , cbe s) te- 
neramente lo amava . O quanto difficile a guarirfi e la 
cecita de'Principi; mentre coloro , a cui fi appar- 
terrebbe fanarli , quali fono gli uomini faggi , foven- 
te penfmdo piu al privato loro intereffe, che al pub- 
blico bene , con adulazioni , e lufinghe Paggravano . 

Non avea in quel tempo la Romana Corte carica 
piu cofpicua della Prefettura delle guardie del corpo 
del Principe , le quali , perche cuftodivano l'lmperial 
Palagio , che dicevafi Pretorio , Pretoriane chiama- 
vanfi . Quefta carica a fomiglianza di quefla del Tri- 
buno de' Celeri appo i Re di Roma , e del Maeftro 
de 5 Cavalieri appreflfo i Dittatori , iftituita fu dall'Im- 
perador Cefare Augufto , o piu todo da lui penfata , 
ma ftabilita dal fuo fuccefTor Tiberio . Ne fu ful prin- 
cipio molto riputata ; perocche non conferivafi ad al- 
cuno dell'ordine Patrizio , ma a femplici Cavalieri 
Romani , e diminuivane molto la ftima , l'effer due i 
Prefetti del Pretorio, non uno; quindi leggiamo , che 
Sejano fu dato per collega al fuo Genitore Strabone— 9 
in quefto impiego . 

Ma due furono le ragioni 5 onde giunfe quefto ufrl- 
zio ad effere di fommo pregio . La prima fu 5 il ricono- 
fcerfi Tiberio degno dell'odio universale j imperocche 

ignoto 



270 Delia Storia di Volfcno 

ignofo non gli era quanto mal fofferte da Roma foflero 
Timpudicizie , le crudelta , e Ie avarizie fue ; onde_^ 
temendo ad ogn'ora , o qualche congiura del Senato , 
o una follevazion di Popolo , che d'Imperio , e di vita 
lo fpogliaflfero , fu d'uopo tenerfi amiche per fua pron- 
ta difefa le milizie urbane , e munir colla maggiore__* 
auttorita colui , che immediatamente le governava . 

A quefto timordi Tiberio gli artifizjdi Sejano fi 
aggiunfero . Egli nelTamplificar la fua carica ingran- 
diva fe fteffo . Per cio fare , in un folo Alloggiamento 
comprefe tutte Ie Coorti Pretoriane , che prima in_» 
diverfi luoghi della Citta ftavan difpofte; acciocche 
nello fteffo tempo a tutte comandar poteffe ; e qualora 
di fame ufo la bifogna veniffe , piu forti , ed animofe 
foffero , ed in tanto numero trovandofi , fpavento mag- 
giore in altrui deftaffero . 

Diffimulava per6 egli cotefto fuo fine , moftran- 
do di voler raccolte quefte fquadre, perche i Soldati 
difperfi , al lufiTo , ed alle licenze fi danno ; e fe qualche 
fubitanea urgenza emergelfe , con maggior forza fe le 
poteva ufcir incontro, tutte infieme traendo le mili- 
zie ; e che piu efattamente avrebber quefie offervata la 
militar difciplina, fe Junge dalle mollezze della Citta 
trattenute fi foffero . 

Vivono anche oggidi fra lerovine delPantica_> 
Volfeno, alcuni magnifici avvanzi di uno fmifurato 
edificio, vicino alle Terme Sejane , di cui per ricono- 
fcere quale fia ftato l'ufo (adoperate le men fallaci con- 
ghietture) troviamo , che fu un Caftro Pretorio fo- 
migliantitfimo a quelli ch' ebbe Roma , ficcome lo 
prova Timagine , che ne do qui ftampata . L'archi- 
tettura di quefta fabbrica e certamente antichitfima ; 
Laonde fofpettar lice , ch'edificata foffe a tempo della 
liberta VoKenefe per albergodelle milizie urbane. Ma 
credereipiu tofto, che rintuzzata la ribellionede' Ser- 
Vi , fabbricato quefto luogo e ben munito , i Volfenefi , 

alle 



1 



Libro Secondo. 271 



alle future bifogne provvedeffero; perche Cc mai di 
nuovo i Schiavi fi follevaffero , co' Soldati urbani irL* 
/bmigliante fito raccohi , all'impeto loro accorreffe- 
ro , ed i! nafcente fuoco fopprimendo , la dignita , e la 
liberta loro confervaflfero . Non e adunque maravi- 
glia , che Sejano facelTe in Roma edifkar daTiberio 
il Caftro Pretorio ( laddove fu poi il Cerchio di Ca- 
racalla, nella via Appia , oggi preffo alia Chiefa di 
San Sebaftiano ) mentre nella Patria fua ne avea vedu- 
to l'efempio , e riconofciuta forfe 1'utilita . 

Toflocche fu edlficatojl Caftro Pretorio , cpniin- 
cio cgli ad iniinuarfi ne£Ii animi de* Soldati vifitando- 
eli fovente > chiamando ciafchedun per nome , ed 
ufando verfo di loro tutta l'attenzione , e la benigni- 
ta . I fuoi piu benemeriti venivano da lui fatti Centu- 
rioni , e Tribuni, perocche , ficcome Tlmperadore 
creava a fuo talento il Prefetto del Pretorio , fenza_> 
dipender punto dal voto del Senato , o del Popolo j 
cosi poi il Prefetto del Pretorio avea Paffoluta podefta 
di conferire a fuo arbitrio Ie cariche fubalterne } fa- 
colta , che quantunque Sejano avuta non aveffe, pur 
l'indulgenza del fuo Tiberio accordata glie l'avrebbe ; 
concioliacofache , nulla negar Plmperadore al fuo Fa- 
vorito fapeva j quindi non baftando a Sejano di gua- 
dagnarfi il cuor della fua fbldatefca , voile renderfi 
ancora piu potente, facendon" arbitro delle fortune de' 
Senatori . Felici eran fra quefti i fuoi clienti y peroc- 
che a loro non mancavano Provincie da governare, ne 
onorevoli Magiftrati da fbftenere * Per la qual cofa 
fanno a gira i Padri per acquiftarne Paffetto, e la pro- 
tezzionej Laonde chi con adulazione, chi con donativi, 
chi con una , e chi con altr*arte , cerca ciafcuno di ren- 
derfegli confiderabile . Gode Tiberio nel veder 5 che 
i Magiftrati delPlmperio adorino il fuo. diletto, e__A 
che Roma tutta faccia eco a* fuoi trafporti * Ei Tap* 
pella Compagno di fue fortune 3 non folamente ne* pri- 
vate 



2ji Delia Storia di Volfeno 

vati difcorfi , ma eziandio allorche ragiona o col Se- 
nato , o col Popolo ; ne gli rincrefce , che delle fta- 
tue di Sejano i Teatri 5 e le Piazze s'adornino , e rerfi- 
gie di lui tralle prime file delle Legioni fi venerij an- 
zi permette , che non fblo di marmo e di bronzo 5 ma 
di puriffimo oro fi ergano al Volfenefe le ftatue (e co- 
me d'immortal Nume foiTero) s'adorino j ed il gior- 
no del fuo nafcimento con feftiva pompa fi celebri . 

Tanto amor di Tiberio avea pero le fue ragioni . 
Avaro , crudele , ed impudico era al fommo quefto 
Imperadore; onde non rimirando in Sejano , che un 
imagine di fe ftefifo , come non poteva compiacerfene? 
Ma unaqualita di quelle Cortegiano il rendea fopra- 
modo carifllmo al fuo Signore . Era quefta , 1'aver un 
ingegno maChinator di menzogne , e di tradimenti 3 
e fecondo nelPinventar maniere da fodisfar alTempio 
genio del Principe , o facilitargli almeno Pacquifto 
de' fuoi vergognofi contenti; onde per compiacer a 
vizj si rei , il piufino della malizia adoperar fi dovea; 
knperocche , Tiberio ,quantunque avelfe un anima ve- 
ramente fcelerata , bramava nulladimeno di eifer te- 
nuto per otrimo Principe ; e percio ; chi foftenea i'im- 
pegno di compiacerlo, era obbligato a trovar mai fem- 
pre de' ftratagemi, co'quali i piu laidi,ed efecrandi at- 
tentati , fotto la mafchera di onefta , o al piu di fbrtui- 
ti accidenti , agl'occhi del Mondo 11 prefentaflero; fic- 
come accadde , allorche per gelofia d'Impero fu priva- 
te di vita l'innocenteGermanico , come fono per dire. 

Garreggiava in queflo Principe il valor colla_> 
cortefia 5 ne cofa facll era il difcernere quali foflero in 
lui maggiori , o le doti delPanimo , o quelle del cor- 
po , a fegno tale , che Tunione di tanti pregi non era 
fino ad allora ftata veduta in altri . Egli come nipote 
di Augufto era ftato da lui iftituito erede in fecondo 
luogo dopo Tiberio ; e lo fteffo Tiberio era ftato co- 
"ftretto dal Padre ad addottarlo per figlio 3 ficche vici- 

nifiimo 



Libro Sccondo. 273 

nifllmo all'Imperio C\ ritrovava . L'amor pero delle_-> 
milizie, e la parzialita , che per lui moftrava il popo- 
lo Romano, il follevavan tant'alto , che mirar nol po- 
teva (enza gelofia il fofpettofifiimo Tiberio . 

Vivente ancora Augufto , nacquero de' gran tu- 
multi nella Germania; vi fu egli mandato dal Zio con 
podefta. Tribunizia , e porta in calma quella Provincia, 
fcefe per ordine del medefimo a frenar la ribellione 
della Schiavonia . Or dopocche trattenuto egli fi era 
ivi tre anni con quindici Legioni , gli giunfe la novel- 
la d'etfer morto Augufto , ed effer Tiberio fullTmpe- , ^ or l in NoIa Ch '\ 
rial 6oglio fan to . Ammutinaronii allora i ioldati i 7 . anno di Criftoa* 
chiamandofi offefi da Augufto , e dal Senato, che_» dUp. di Agoiio in-* 
nella fcelta delPImperadore nefTun conto avean fatto NacqueTiberioi'ir. 
di loro 5 a' quali privativamente fi apparteneva di con- Decembre.il Padre fu 
ferire a loro arbitrio Plmperio ; laonde uniti aeli Ale- ?. er . on * * e la , Madrc 

, ~ , . . l 1 J -. **. Livia 1 anno di Ro- 

manni , e a Scniavoni, acclamarono Germanico per ma7U . 
Imperadore •, ma quefto Eroe per non introdurre un 
coftume (che fu pofcia la rovina dell'Imperio Roma- 
no , e per non contravenire alia volonta di Augufto , 
e del Senato) rifiuto la fbmma delle dignita , di cui 
allora fi refe piu meritevole , quando fovranamente la_, 
rigetto . 

Ne men caldo era verfo di lui il favor del Popolo. 
Quando egli andava in qualche luogo, o ne partiva , 
tanta era la folia di quelli , che correvano per veder- 
lo , che alcune fiate in gran pericolo incorfe della vi- 
ta . Allorche torno a Roma per trionfar della Germa- 
nia (ancorche commandato fofie dalPlmperadore__ » j 
che due foleCoorti Pretoriane gli ufciftero incontro) 
pur vi vollero andar tutte , colle quali uniffi il Popolo 
d'ogni felTo , d'ogni eta , e d'ogni rango di Cittadi- Sveton.in Cajo Cefar* 
nanza Romana , e piu di venti miglia fuori di Roma ca P-4f« 
ad incontrarlo andarono. 

Che fara dunque Tiberio 5 s'ei lafcia crefcere__> 
nelle fue glorie il Principe Germanico , come potra 

M m dare 



274 Delia Storia di Volfmo 

dare sfogo a' fuoi vizj 5 e non manifeftarli ? Erafi 
troppo dichiarata Roma a favor di quel giovanc Duce, 
per non concepirne gelofia . Bifognava moftrare al- 
trettanro di virtu , per renderfi egualmente amato dal 
Mondo j ma troppo caro prezzo gli fembra la compra 
di quelTlmperio, che collar gli debbe la rinunzia_, 
d'ogni fuo proprio affetto . Tolgafi dunque dal mon- 
do coftui (benche figlio legitimo) e fi aflicuri quel 
Trono , che lafciar fi poffa fenza contrafto di retaggio 
a Drufo (quantunque adulterino) pur Figlio del fuo 
fangue . 

Ma I'ipocrifia di Tiberio reftera convinta fu gli 
occhi del Mondo di si barbaro parricidio, ed incon- 
trera colla morte di Germanico aflai piu manifefto il 
pericolo di univerfal ribellione , qualera forfe lonta- 
no vivendo quel modeftiflimo Principe . 

Torra da quefte ambagi il fuo Cefare l'accorto 
Sejano; morra Germanico; ne la colpa fe nedara a_» 
Tiberio. Tefse adunque lo fcaltro politico con tutta 
diflinvoltura il laccio da cogliervi l'innocente preda, 
in guifa , che conofcer non fi poffa qual fu la mano , 
che lo compose . Era ftato dal Senato conceduto a_* 
Germanico , poco men che affoluto , Flmperio della 
maggior parte dell'Afia , per placarne le turbolenze ; 
ma nel medefimo tempo fi toglie dalla Soria Cretico 
Sillano affine di Germanico , e gli fi manda per fuccef- 
fore Gneo Pifone, uom violento, e rigogliofo, ed 
a Iui fi danno fegrete commiffioni contro la vita di 
Germanico . 

Appena partito da Roma Pifone , comincia con 
Plancina fua moglie a feminar calunnie contro Germa- 
nico; giunto nellaProvincia; cerca per quanto fa di 
alienar dal loro Duce le Legioni , e di entrar con effo 
lui in manifefta nimicizia . Gli refifte con altrettanta 
benignita Germanico , flno a camparlo da un naufra- 
gio; ma nulla giova . Pifone lodifprezza, Pinafpri- 

fce , 



Libro Sccondo. 275 

fee ) e finalmente col veleno in Antiochia Tuccide , 1* 
anno di Roma 77 2. di Tibcrio 6\ Lieto di si fiera mor- 
te lo fcelerato Prefetto della Soria , gode di non rico- 
nofcere altro fuperiore neiramminiltrazion della fua 
Provincia , fe non che Cefare ; e per dileguar ogni tu- 
multo , che contro di lui deftar in Roma fi potefife , 
ritorna in Patria ; ma quivi poco men che lacerate 
dalle mani del Popolo , vien dal Senato condannato a 
morire . 

Intanto la morte di Germanico fi attribui/ce all* 
ambizion di Pifbne, non alia gelofiadi Tiberio ; e fe 
alcuno pur n e fb fpetta , nonardifce, ( parlando in_^ 
cofa dubbia) procacciarfi Todio del Principe , che li- 
berato da colui , che riputava per Emolo , gode ficu- 
ro della fua potenza j toglie la nojofa mafchera alle 
infami fue paflioni , e ringrazia il fuo Sejano , che con 
artesifina, fenz'alcun flio pericolo , fpedito Tabbia 
dairodiato Germanico , afTicurandolo nelPimperio del 
Mondo , e nell'arbitrio delle fue voglie . 

Rapportammo a lungo cotefto fatto , per dare un 
faggio di qual tempra fofTe la politica di Sejano 5 ch' 
ebbe infinite occafioni di renderfi piu caro fempre ad un 
Principe tanto a lui conforme nel genio , e nella mal- 
vaggita . Giovolli ancora fortuna , facendogli preftare 
airimperadore il maggior benefizio, che fi poteflfe^* 
giammai , qual'era camparlo dalla morte . Cenava Ti- 
berio in una Villa prefifo a' monti di Fondi nomata la_» 
Spelonca , entro una belliffima grotta cavata ivi dal!:* 
Natura; quando all'improvifb diftaccatifi dalla bocca 
dell'Antro alcuni grotfi macigni , uccifero molti Mini- 
ftri , che v'afliftevano . I Senatori , che con Cefare 
banchettavano, isbigottiti, qua, ela fi diedero alia 
fuga; ma continuando larovina dello fpeco,una groA 
fa. pietra flava gia per piombar fbvra Tiberio ; v'accor- 
fe Sejano , e coU'eflremo de' fuoi sforzi foftenendola , 
die tempo a' Pretoriani di fottrarre dalle rovine__» 

M m 2 (quafi 



276 Delia Storia di Volfcno 

(quad eftngue per lo fpavento) l'lmperadore. 

Reflo cosi obbligato per quefto fatto al fuo Seja- 

noTiberio, che pienamente alui fiabbandono; e » 

per colmarlo di eftremo onore 3 fe lo elefife Collega nel 

Confblato . Riferifce Antonio AgofHni una Medaglia 

Sopra i e MedagHe > dj bronzo ritrovata iii Bomboli , in cui quefta Coppia 

ed Anticaglie Dial.7. V A" '/-■!• r 1 

carte 140, di Conloli fi legge . 

Nella faccia di lei fl vede il volto di Tiberio Cefa- 
re , ed attorno v'e fcritto TI. CAESAR. DIVI. AV- 
GVSTI. F. AVGVSTVS. e nel roverfcio v'ha una_, 
Corona d'AUoro, ed in mezzo COS. ed attorno da 
una parte AV. A VGVSTA. BILBILIS. e dall'altro la- 
to TI. CAESARE. V- L- AELIO. SEIANO. a Per 
maggior cognizione di chi legge , non ho potuto efpor 
la Medaglia , per efifer rariflima . 

Quanto accumulate di tefori il noftro Volfenefe 
in tempo di tante dignita , e di favor cosi largo del 
Romano Principe, uopo non e che io il narri , veden- 
dofi tutto di 5 di quanta opulenza divengono i favoriti 
da' Signori incomparabilmente minori degli antichi 
Cefari; e qualor anche degli argomenti mancaflfero per 
moftrar quali , e quante foffero di Sejano le ricchez- 
ze; defcriver baftarebbe la Villa , e le Terme b da Iua 
fa,tte edificare nella fuaPatria Volfeno ; donde racco- 
glier anche fipotrebbe 3 che quantunque in Roma di- 

ve- 

a Era Bilbili Citta nel!a Spagna Tarraconefe ne' Celtiberij la quale fa 
Patria di Marziale Poeta , fegue 1'opinione dcll'Agoitini il Vaillante n'sl 
trattato De Coioniis 3 i3" familiis Romar.orum pag. 15. 

b Non v'era nobile , che neIJa propria abitazione non avefle il bagna 

\ privato 3 in cui quotidianamente bagnavafij non folo per la pulitezza del 

corpo » ma eziandio per render fana, e robufta la Perfona » ed atta a qua- 

Iunque fatica . Abbiam (u di cio 1'auttorita di Celfo , riportata da Polidoro 

Virgilio lib. j. carte 181. ovedice. 

Fu co flume degV antichi Romani di lavarji ogni giorno 3 peri.be il far 
queifo (per quanto aff'erma Celfo) vale a confervar la [anitd 3 e quindt na- 
cque Vufo » che ciafcun Cittadirto aveffe ifuoi Bagni privati 3 fecondo, chc^t 
le facoltd fue comportavano ; ma facendofi pofcia maggiore la font uo fit d de' 
Principle cominciarono ad aver i hagni pubblici 3 ed erano perclo d'putati i 
luogbi 3 i quali 3 o per le acque loro calde 3 e per le rifcaldatt dalfuoco dajfero 
SowmadUA di Uvarfi, e di fudare; e quejfi con grecaparola/uron detti Terme* 



Libro Secondo. 177 

venuto egli fofife il primo Per/bnaggio dopo llmpera- 
dore 5 ferbo tenerezza per la fua Terra natia con ma- 
gnifiche moli adornandola . Delia qual cofa per altro 
non fa di meftieri girne a rintracciar neil'antichita gli 
eflfempj . 

Ma piacefle a Dio , che ficcome la memoria 5 e 
le vefiigia de' Bagni , e della Villa rimangonoj cosi 
l'intera bellezza loro c\ fi foffe con/ervata , che avreb- 
be la Patria mia cofa da efigere la pfu grande ammira- 
zionede' Foraftieri ; Ma che potrem dir delle Terme > 
fe altro non ne refta , fe non che alquanti groffi muri 
concamerati, che fervian for/e di ricettacolo alle ac- 
que , o di fuJatoj \ e circa fei nicchie , gia fedili , fatti 
per commodita di coloro , che vi ii lavavano 5 con al- 
quante altre muraglie , che per quello appari fee , ci 
dimoftranoeflere veftigj deirApoditerio \ luogo dove 
fi confervavano gli abiti di quelli , che fi bagnavano, 
de' quali avea cura un Diputato , col nome di Cafliero j 
Altre rovinefi fcorgono, che chiudeano Tambito della 
gran Mole; Daquanto in lei abbiamo ocularmente_» 
offervato , nulla mancava , che corrifpondente non 
fofle al generoib animo di Sejano ; fcorgendofi nella_> 
ftrada detta del Crocefiflfo , il piano di detti Bagni 5 
tutto Iaftricato di mofaico; onde dubitar non puotfi y 
che non mancaffe d'ogn'altroornamento fblito prati- 
carfi in fimili fabbriche , fecondo lo fquifito gufto di 
quei tempi . Noi adunque , perche in tutto non peri- 
fca la memoria di quefte faflofe reliquie 5 ne rapportia- 
mo qui in doppio Rame la Figura . 

Queft'altro monumento che io efpongo lotto gli 
occhi degli Eruditi , per effer tutto di marmi bianchi 
incroftato , creder fi puo fofle comprefo entro l'abita- 
zione di qualche Cavalier privato. Fu egli fcoperro 
nelTalta Citta nei beni del Cap. Capofavj, nellacon- 
trada detta il Ponticello . La di lui altezza e palmi no- 
ve , la larghezza palmi fette , la profondita palmi cin- 
que 5 



278 Delia S tori a di Volfeno 

que, con uno fcallno di un palmo . Se in effo vi foffe 
il piedeftallo , muterei opinione , e direi , che foife una 
nicchia , fu di cui vi foffe la fua flatua; ma non avendo 
Lapida che ne parli , lo ftimo come gia diffi un priva- 
to bagno ; lafcio pero agli piu intendenti darne un piu 
maturogiudizio . 

La piu chiara teftimonianza che abbiafi della ma- 
gnificenza de' Bagni divifati , e la fpaziofa Villa , che 
v'era anneffa ; imperocche le piu funtuofe Terme di 
quei tempi , erano arricchite dalla delizia de' bofchi , 
di lunghi viali , di verdi cocchi , edi fioriti giardini, 
fatti per paffeggio , per trartenimento , e per dipor- 
to di coloro, che frequentavano il Bagno . Quefta no- 
biliflima Villa di Sejano , per quelloche dalle antithc 
vefligia raccogliefi , occupava tutto il Colic , che s'in- 
terpone tra i Bagni , ed il Teatro . Aleflfandro Oon- 
zellini afferifce 3 che nel fuo tempo furono qui vi ca- 
vati molti condotti di piombo , fimili a quelli trovati 
nella piazza di Mercatello , ne' quali leggevafi il no- 
me di Tiberio j e quantunque cofa fuor di controverfia 
fia , che in Volfeno vi foffe la Villa di Sejano , direm 
pure per chi ne ricercaffe delle aurtorita; cio afferirfi 
Tom. i. cart. **?. dalPeruditiffimo Tomaffo Dempftero , fervendofi di 
quello fcriffe il giurifconfulto Labeone , col quale con- 
i;b. it. expofter. corda un'altro Legifta , cioe , Giaboleno ne' Digefti 
Lib i.. ff. de Con- $j Publius Cornelius Impenfam , quam inFundum Se- 
l!ib Vf.ff.dTDonat. janumfaci) her edi mandawrit ^tum Uteres mem Fubl'to 
Corneliofundum Sejanum dato . Inoltre , Marcello pa- 
Dempfter. lib. 4. r j m ente nelle Pandette lafcio fcritto : Luclo Tttio Fun- 
dum Sejanum , vel Fundi Sejani ufumfruBum lego . Ho 
addotte pero cotefte leggi , non perche io le conofca 
valevoli a provare , che in Volfeno vi foffe la Villa_» 
Sejana, potendofi (come ogn'un vede) interpretar 
di qualunque fondo , che alia famiglia Sejana apparte- 
neffe , fenza determinar territorio, in cui pofio foffe ; 
ma per non far torto alia erudizione del Dempftero , 

che 



cap. 1 ip. cart. 116. 



Lihro Secondo . 279 



chefapendo effere ftata in Volfeno di Sejano la villa , 
ftimo, che le rapportate leggi di quella ficuramente 
parlaffero . 

L'aflfetto , che trafporto Sejano ad abbellir la_>. 
fua Patria di maeftofe fabbriche , creder ci fa , che al- 
trettanto cari gli rendeiTe in Roma i fuoi Concittadi- 
ni , onde quefli al tempo di lui ottenefTero gran favori* 
e dignita, cosi nella Corte Imperiale , come nella_» 
Citta , e cangiata poi la fortuna del Prefetto Volfe- 
ne/e , fcacciati dapertutto , e perfeguiti andalfero . 

Ma giaccbe abbiam finora defcritte le falfte di 
Sejano , venghiamo a raccontarne le cadute . Trova- 
van* quefto favorito , a tal fegno dalla fua fortuna con- 
dotto, che un grado folo gli mancava ad alcendere , 
per divenire il maggior Monarca delTUniverfb . Le_j 
fperanze , tanto fono piu efficaci ad invaghir le perfb- 
ne , quanto piu vicino moftrano il bene , che promet* 
tono . La grazia di Cefare , gli oifequj del Senato r 
Tamor delle milizie , la moltitudine de' clienti , i rac- 
colti tefori , le arti , e Tindultria , e piucche tutt'al- 
tro 5 la fortuna dichiaratafi per fino ad allora parzialiA 
(ima per Sejano , animavanlo ad afpettar ficuramente 
l'imperial Corona . Un oftacolo pero fi opponeva a_, 
cotanti vantaggi , il quale era il numero degli eredi 
di Tiberio . Morto l'adottivo Germanico , era reflate 
Drufb ( benche fpurio) pur fangue di Cefare . Era 
ancor quefto Principe ful fior degli anni , ed era Padre 
di piu figli , al par de' quali , quei di Germanico con- 
fiderar fi doveano *, per la qual cofa, finche vivean co- 
ftoro , egli parea impoffibife , che Tlmperadore foffe 
per efcluderli tutti (tra* quali Drufo gli era cariffimo) 
dalla Imperial fua eredita , per follevare alia fomma 
delle umane grandezze uno ftraniero. Far dunque, 
che tutta TAugufta Famiglia premoriffe all'Imperado- 
re, era neceffario a Sejano, fe voleva renderfi certa 
la fuccefilone ainimperio . Ma perche il far cio con^ 

vio^ 



280 Delia Storia di Volfcno 

violenza , era imprefa di fbmmo pericolo , fi ricor/e 
agliartificj, che fotto mafchera d'innocente cafb il 
defideratoeflfetto produceflfero . 

Poteva Sejano cominciar la ftrage dalla cafa di 
Cefare , cioe da' Nipoti di quefti ; che quantunquc 
adulti , erano pur giovanetti , e piu efpofti alle infi- 
die; ma trafportar fi fece da particolar odio , che_» 
nudriva per Drufo natural figliuolo di Tiberio , il 
quale ; ficcome mal fbflfriva , che un Cortigiano go- 
deffe di quella parzialita. del Principe, che pel figlio 
aver doveafi , altercando un giorno con Sejano, Io 
percofle fortetnente nel volto . Per vendicare adunque 
l'anronto della guanciata , penso Sejano di privar di 
vita , piu prefto , che potefTe 1'unico figlio dell'Im- 
peradore j onde per condurre la cofa al fuo intento 
comincio a far la corte a Livia a moglie deirinfidia- 
to Drufb ; e con tante arti la circondo , che la fi 
refe cotanto amorevole , che nulla feppe negargli . 
Fu coftei forella di Germanico Nipote di Augufto, 
Nuora di Tiberio , e dal Talamo di Drufb (onde 
avea tolta'numerofa Prole) nafcer vedeafi certa la_> 
fperanza di eflere Imperadrice . Nel principio di fua 
vita fu anzi deforme ; ma crefcendo negli anni creb- 
be tanto in bellezza , che non avea in Roma chi T 
agguagliaffe . Efpugnata di coftei lapudicizia, com- 
municolle Sejano il formato difegno d' uccidergli il 
Marito 9 e di occupare l'lmperio , ne la disleal Prin- 

cipefTa 



a Livilla vien da Dione chiamatij ma ficcome le Lapide ci fail— » 
Gcuri della verita c'elle cofe , cosi troviam noi in Fabr. cap- 4. pag. jn. 
num. 347. un ifcrrzione di una dimeftica familiare di Livia 3 come_> 
fcguc . 

CItENIAE . LIVIAE 
DRVSI . CV8IC. SER. 

Da cid argomentiamo 3 che non Livilla, ma Livia era iltfuo vero nome , 
che per vefczo > pronutuiandofi in diminutivo (coine i Latini folevano) 
fi difle Livilla . 



Libro Secondo * 281 

cipeflfa difapprovo si fcelerato attentato; imperocche, 
Ja Donna perduta la caftita , non ha fceleraggine , che 
la fpaventi . Intanto per compiacere alia Druda , fcac- 
cia Sejano di cafa la fua Confortc Apicata , da cui avea 
tre figliuoli , e fi partecipa Tarcano ad Eudemo Medi- 
co , e confidente di Livia; ma la grandezza del misfat- 
to apportava fbvente paura 5 irrefolutezza , e varia- 
tion di configlio. 

Ma fu d' uopo affrettarfi, perocche Padulterio 
di Livia cominciavali a divolgare , ed il dolor erf avea 
Drufb di veder Sejano prepofto nella grazia del Pa- 
dre, il facea parlar troppo alto, e troppo pubblica- 
mente, per poterfene diffimulare il rifentimento . Fu 
fcelto adunque un lento veleno , e fi fe dare a Drufo da 
LigdoEunuco, molto caro al tradito padrone , Non 
ebbe si tofto quefto fventurato Principe bevuta la fatal 
bevanda , che infermoffi di tal malattia, che fu creduta 
naturale . Tiberio in tutti i giorni delPinfermita del 
piglio (che furono parecchi) forfe per far pompa_» 
della fua coftanza , e forfe per moftrare a tutti , e par- 
ticolarmente al fuo Sejano , con quanta pace fapeffe 
perdere i fuoi piu cari , Tiberio dico , non moftro 
mai dolore; ed attefe alia cura della Repubblica_>, 
giufta il fuo coftume ; e mentre il cadavere del Fi- 
glio non era ancora fepolto , entro magnanimo in__» 
Senato , per racconfblar il dolor de' Padri , che Io 
adulavano , mafcherando di triftezza quella gioja_> , 
che internamente fentivano di veder colla morte di 
Drufo rifiorir la fperanza per i figliuoli di Germa- 
nico . 

Di letizia infieme, e di rammarico fbrprefb ri- 
trovoffr intanto Sejano . Rallegroffi primieramente_* 
nelPoffervar , che il Publico fi lagnava parcamente del- 
la perdita di Drufb , e poneafi in non calela ricerca_» 
della cagioa vera della morte di lui ; ma doleafi altret- 
tanto pel foverchio atfetto che moftravafi da Cefare, 

N n dal 



282 Delia S tori a di Volfeno 

dal Senato , e dal popolo verfola Famiglia di Germa- 
nico . Qnal fiero lupo , che dopo d'aver provato il 
fangue di un Agnello , piu famelico , e violento fi 
porta a fare ftrage del rimanente delGregge , imper- 
verfato avrebbe Sejano contro tutti i congiunti di Ti- 
berio, dopo d'averlo privato di Drufo; ma nella ca- 
fa di German ico , trovo degli oftacoli informontabili , 
fendo. inefpugnabile la pudicizia di Agrippina, e di 
troppo fedel cuftodia forniti i di lei Figli ; onde quefta 
famiglia ridere fi poteva del veleno 5 e degli artifiq 
di lui * 

Contuttocio , non fi perdette egli df anfmo , e_* 
primieramente per divenir Parente di Tiberio , gli ri- 
cerco in moglie I.ivia vedova di Drufo * ma rimpera- 
dor conofcendo , che troppo avrebbon dato , che dire 
a Roma nozze cotanto difuguali , rigetto l'iftanza di 
Sejano y in maniera pero , che non gliene tolfe Ie__* 
fperanze, per mantenerfelo affezzionato .. Volendo po- 
fcia rovinar Agrippina con tutta la fua Famiglia, le 
concito contro Augufta , eLivia, che non ceiTavan_> 
mai di efaggerar Torgoglio > e Tambizionedi lei; e 
fervivafidelle accufe , e della teftimonianza diGiulio 
Poftumio adultero di Matilia Prifca moltoconfidente 
della vecchia Imperadrice ; e nello fteflo tempo faceva 
credere ad Agrippina , che Tiberio le infidiava la v\ta^ 
a/egnatale, che cenando una iera quefta PrincipefTa 
coirimperadore , guftar non voile quelle frutte , che 
da lui porte le venivano, credendole ficuramente av- 
velenate ,. dicche non poco fi offefe Tiberio > onde co- 
minciolla a perfeguitar si fattamente fin d*alIora y che 
calunniatala d'aver talora volutofuggirfene alia ftatua 
diAugufto, e talor a gli Eferciti, larilego. nellTfola 
Pandataria 3 \ e perche ella faceva dello ftrepito. s e lo 

fgri- 

a Ifola ne! lazio volgarmente detta S. Maria > piccola A jncoltaj c 
deferta, dipende dal Regnodi NapoJi neJIa Provincia di Terra di Lavoro* 
ot:o mi^lia diflatue daU'Ifola Ponzia a e diciocta da T«racina * 



Lilro Secondo . 



283 



fgridava , la fe tanto percuotere da un Centurione > 
che lefvelfe un'occhio . Rifblvette la mifera di morir 
d'inedia ; ma il barbaro Principe le fe ingojare a forza 
il cibo . Vinfe alia perfine Toftinata Donna , e morta 
che fu di fame , lafcid la Tola memoria fua fbgget- 
ta alle vendette di Cefare , il quale non potendo far 
altro , ripofe tra i Nefafti il giorno del nafcimento di 
lei; e publicamente ringraziar fi fece , perche gettata 
non PavefTe per le fcale Gemonie ftrozzandola ; e fece 
confecrar in memoria di si rara clemenza 5 un donati- 
vo di oro a Giove Capitolino . 

Privato dei due figli Tiberio j reftava la fperanza 
di fuccedergli a quattro Nipoti , cioe , a Nerone__> , 
Drufb , eCajo figliuoli di Germanico, ed a Tiberio 
figlio di Drufo . Tra quefti fcels'egli i due primi , e 
raccomandogli al Senato , quafi deftinandogli all'Im- 
perio . Rallegroffi Roma nel mirar promoflTe le fperan- 
ze di un fangue a lei si caro , moftrandone il contento 
nel formar pubblici voti per la falute de^ due giovanet- 
ti Principi; allorche pel nuovo anno gli formava ezian- 
dio per quella di Tiberio. Infofpettifli I'lmperadore 
di quefta univerfal premura ; ondc gitofene in Senato, 
diife a i Pndri ; che fomiglianti rimoft/anze far non (i 
dovean , fe non per coloro , che avean dato buon fag- 
gio di fe , e di gia foffero adulti; e quindi fcoperto T 
animo fuo verfo i due Giovani , efpofii gli refe alle ca- 
lunnie di tutti ; Ed ecco fi circondano gl'incauti da_» 
maliziofi artefici d'accufe , ed a bello ftudio fi provoca- 
no a parlare in si fatta guifa di Cefare , che rifaputafi 
da lui , foffe il loro efterminio . Caggiono a tal infidie 
gTinfelici , ne acquiftano appreffo , Podio di Tiberio , 
fi giudicano nimici della Repubblica , per la qual co- 
ra uccifi vengono d'inedia . Ne fia maraviglia , che si 
crudel contro i fuoi Tiberio foffe , fendo egli ftato di 
cosi difumana natura, die felice chiamava Priamo, 
per effer egli fopraviffuto a tutta la fua Famiglia . 

Nn 2 Se- 



284 Delia StoriadiVolfeno 

Seguita non ancor era (benche vicina fofTe de' due 
figli di Germanico la morte) quandoSejano congratu- 
landofi colla fua fortuna , che si ben riufcir gli faceffe 
le fue machine, s'accorfe , che Tiberio infaftidito ft 
era di Roma, della Corte , e difuaCafa, trovando 
qui vi molto di che dolerfi , e di che guardarii . Cono- 
fceva beniflimo l'aftuto Cortigiano, che fe Tiberio non 
fuggia da Tiberio , trovar non avrcbbe potuto mai al- 
leggiamento, e pace ; mentrelo fcelerato Principe_> 
avea entro la fua cofcienza il fuo carnefice; contuttoc- 
cio parvegli molro opportuno per idifegnifuoi l'al- 
lontanarlo da Roma j acciocche piu faciJe riu/cir gli 
potefTe d'invadere lTmperial auttorita ; mentre fe am- 
metteva in fua cafa le adunanze , rendeali fbfpetto , ed 
efpofto alle accufe ; e fe afteneafi di congregar gli ami- 
ci , e gli aderenti , infiacchiva la fua potenza . Ma fe 
1'Imperadore trovato (1 foffe lungi da Roma , avea ben 
egli la fcufa di far quanto volea forto il pretefto di trat- 
tar co' fuoi piu fedeli , degli affari della Repubblica_, ' 9 
perocche , prevedevafi , come fegui , che parte dall' 
ozio, e dalla vecchiaja illanguidito Tiberio , e parte 
affidandofi nelPabilita di un Miniftro per tanto tempo 
conofciuto uni forme al fuo genio ; tutto a lui abban- 
donato avrebbe il pefb , e I'amminirtrazione delTlmpe-* 
rio ) ritenendo fola per fe , ed oziofa la Dignita . Per- 
laqualcofa , perfliafe a Tiberio , che nella fblitaria ame- 
nita deinfola di Capri , goduta ficuramente avrebbe 
quella beata , e tranquilla vita , di cui gli era si ava- 
Tae.4.Eiom5s. ra j a Corte , e la Repubblica j e ne ottenne T in- 

L'anno ddl'Lnperio t an *~ 
,. j; r-.:n„ ._ lentO . 

Certamente Sejano , per politico ch'egli fofTe , 
non tenne la piu ficura ftrada , che al fuo fine felice- 
mente il conduceffe . Tiberio invero lo avea molto ca- 
ro , oalmenoavea foverchia connivenza per lui , fpe- 
rimentatane utile Topera in piu di una occafione ; con- 
tuttocio non s'era egli per lui fpogliato affatto del fuo 

Teal- 



13. di Crifto 27* 



Libro Secondo . 



285 



/caltro , efo/petto/b ingegno; onde ne olTervava_j, 
(quantunque con diflinvoltura) tutte le operazioni , e 
ne conghietturava i defiderj: quindi appoco appoco co 
mincio ad aprire gli occhi fovra il fuo favorito , ed 3 
porli fulle guardie . Dovea Sejano (quanto piu vicino 
trovavafi all'occupazione del Soglio) tanto moftrar- 
fene meno ambiziofo, per non irritar la gelofiadi co- 
Jui , che vi fiedeva si circofpetto , che non avea avuto 
alcun riguardodi bruttarfi Je mani nel fangue de' fuoi , 
per conlervarfene tranquillo il poffeffo . Quindi l'offi- 
cio fuo ftato farebbe; diminuire il faflo , Taccompa- 
gnamento, ufar poco Fauttorita 5 non appetir gli ono- 
ri troppo fingolari , e cercar di non fpiccar tanto fra 
i Primati delTlmperio , che neffuno paragonar fe gli 
poteflfe . Egli per lo contrario , vedendofi mancar folo 
il nome d'Imperadore, che dalPadulazione di molti 
gli era pur anche attribuito , e la podefta Tribunizia , 
che i foli Imperadori per vocabolo di fupremo domi- 
nio ufurpavano , e rare volte a qualche gran Principe, 
come per arra della fucceifione all'Imperio concedeva- 
no; diflimular non feppe l'intenfa brama, che avea di 
quefla 5 e di quello ; ed accrefcendo ingegnofamente 
la fua potenza , quanto piu rifpettevole altrui fi refe , 
tanto piu formidabile a Tiberio divenne . 

Offervo dunqueCefare , benche da Iungi , che Se- 
jano godea della divozione , non fblamente delle Co- 
orti Pretoriane , ma di molti Senatori , e delle prin- 
cipali Famiglie ; parte da' benefizj obbligate, parte 
da paura atterrite , e parte dalla fperanza folleticate , 
e che i fuoi fegreti, da' fuoi medefimi famigliari a Seja- 
no fi riferivano, non gia a Iui quelli del favorito; quindi 
il prefe per fuo Emolo ; ed in tal maniera feco fi cor- 
ruccio , com'egli ardito aveflfe di gareggiar con lui di 
politica, edimalizia; onde volendogfi far conofcere 
qual diffcrenza fra di loro paffaffe , ftimo bene di ten- 
ter prima la volonta di molti , per piu ficuramente po- 

N n 3 ter 



286 Delia Storia di Volfeno 

ter conofcer quelli , che verfb di Sejano poco affetto 
dimoilravano ', poiche , avendo a far con un nimico di 
gran feguito, voile prima afficurarfi, quanti foffero dal- 
la parte fua . E perche nulla del cangiato animo del 
fuo Principe Sejano fiavvedefTej e fcrivendo, e pir- 
lando il ricolma delle piu fquillte lodi , e gli accrefce 
Di quefto Confolato p\\ non , atfumendo a pofta il quinto Confolato , per 

conferva la mtmona Js r n c . . v * r x . .. * ,. 

la medagi a di fopra ™ rtl coilega Sejano ; ne traicura intanto dt tentar gli 
rappoitata, ed e as- affetti , ed i moti di lui , e degli altri , fimulando di 
momdT SejwoTfof! e{ f ere ammalato *, ma di tanto in tanto annunzia il fuo 
feiicoftuinomerafo miglioramento , ed il prefto ritorno in Citta . Talora 
da' Fani Coiifolan , ] oc j a s e j ano talora il biafima ; ora ammetre Ie racco- 

poicche Cafliodoro » j • • »• i • 1 1 < 

neiia Au Cronica ai mandazioni di lui , or le rigetta j per tenerlo cosi tra 
Re Teodorko , non la fperanza , ela paura fbfpefo, edincerto. 

Tibe'rio" nefv" A^ Notl ardifce tFa ^ Liefte **»*>*«* Se J an ° leVarfl la ~» 

Confolato. mafchera , ed operare alia fcoperta, parte, perche 

affidavafi ancora alia grazia di Cefare , e parte per 
non avventurare le lunghe fue machine , e le vicine__» 
fperanze ; onde condanna Tufar violenza , e fpera y 
che il tempo raddolcir poflfa lo fdegno (fe pur v'era) 
nell'Imperadore . Ma frattanto, molti di coloro , che 
amavano molto meno Sejano , che la fortuna di lui , 
conofciuto il cangiamentodi Cefare, a ritirarfi conjin- 
ciarono j e quelle premure , ch'erano cosi calde per i 
fuoi vantaggi , s'intiepidifcono , anzi molti per aflfe- 
zionarfi Plmperadore , e con meffi , e con lettere_j 
delle procedure di Sejano lo avvifano; onde di gior- 
no in giorno il fofpetto contro di lui conceputo , s'ac- 
crefce , e fi conferma . 

Gia da gran tempo prima conofciuto avea Tibe- 
rio Panimo ambiziofb del fuo favorito ; quindi paven- 
tando, cheirritato dal difprezzo non s'accingeffe_j 
di tentar la fua fortuna coll'armi, maliziofamente fa 
fpargere d'avergli deitinata la Podefta Tribunizia . 

Diverfe furono le paifioni , che combatterono 
Pagitato animo di Tiberio ; ma finalmentc a difpetto 

del 



Libro Secondo. 287 

del cuore (in cui ancora qualche fcintilla d'affetto ri- 
mafta v'era) voile die Fingrato punito foffe ; e fatta 
violenza a fe fteflb , palpitante die di mano alia pen- 
na 5 e con parole fagaci , incerte , e dubbio/e timi- 
damente cosi fcrifle al Senato . 

TIBER10 IMPERADORE AL SENATO ROMANO 

SALUTE. 

Ho da fcrivervi moUe cofe , ma quail v* firiverb 
to j Padri cofcritti , in quejlo tempo ? o pure , comefcri- 
ver vi degg/o ? Tutti gli Dei ,<?/<? Dee mi diftruggano^ 
poicche" m"accorgo ogni giorno a" aver yicina la mortem , 
meglio perb intenderete da Nevto Sertorio Macrone il 
mio blfogno . 

Ma la rifoluzione di maggior pefb alle fole orec- 
chledel portator della lettera fu affidata \ offervando 
in cio (da circofpetto , e fagace Principe ch'egli era) 
che fenza taccia d'imprudenza in ifcritto arrifchiar 
non dovea un negozio di tanta importanza , efiendo 
incerra la fedelta d'ogn'uno . 

Conobbe l'accorto Tiberio, che Macrone non 
era del partito di Sejano , onde tutto alia di lui fede 
abbandonofli , comandandogli di dar ordine al Senato 
di far follecltamente morir Sejano, per fottrarfi da_, 
quei pericoli,che la di lui rea cofcienza paventava. Ma 
(ancorche Macrone foffe ftato al fuo Signore infede- 
le, ed il tutto palefato aveffe a Sejano) era egli talmen- 
te preoccupato d'effer Tunica delizia di Tiberio , che 
difficilmente credute gli avrebbe cosi infaufte nuove . 

Colla dovuta efattezza ,appena giuntoa Roma il 
Meffo, adempie ogn'una delle fegrete commiffioni \ e 
pria d'ogn'altro al folo Memmio Regolo Confolo apre 
la mente del Principe, nonfidandoli di FulcinioTrio- 
ne , per effere ftrettirTimo amico di Sejano . 

Sullo fpuntar dell'alba nel giorno 18. di ottobre 
Tanno di Roma 785. di Crifto 3 1. altre commiffioni 

dette 



288 Delia Storia di Volfcno 

dette Sertorio a Grecino Lacone altro Prefetto delle 
Guardie; indi fatto ragunare il Senato nel Tempio 
d'Apolline , nel trasferirfi cola , s'abbatte in Sejano , 
che nel pallor del lembiante dimoftrava il turbamento 
del cuore ; ne piccola cagione avea egli di si fatto sbi- 
gottimento ; conciofiache , a tanto affanno , che dava- 
gli Pincoftanza di Tiberio , ed al pericolo di romperfi 
tutt'i fuoi difegni , aggiunto s'era pochi giorni prima 
lo fpavento dell'orrido prodigio , accadutogli ne' do- 
meftici fuoi fagrificj . 

Offeriva egli alia Dea Norzia fua tutelare , e_> 
Patrio Nume le (blite Vittime , quando quefta gli ri- 
volfe le fpalle . Raddoppio cio non oftante , i fagrificj, 
ma dal capo dell'Idolo vide ufcire in gran copia un te-< 
tro fumo . Inorridiffi alia vifta di fomigliante fpetta- 
colo il Cavalier Volfenefe , pure gli refto tanto di ani- 
Dione lib. 58. mo , che per intendere la cagione, fatto calare il Simu- 

lacro, vi trovo un Serpente , e fatta erigere alia mede- 
fima Deita un'altra ftatua , rinovello le oblazioni ; ma 
intorno al collo deli'ldolo apparve un capeftro ; i quali 
prodigj erano architettati , ed efpreffi dagrinfernali 
fpiriti', confapevoli di quanto meditava Tiberio fovra 
Sejano , p-r confermare i creduli idolatri nella fuper- 
fh'zione delle fognate loro Deitadi . 

Incontratofi adunque Macrone w Sejano , di- 
mandogli quefti , le lettere , od ambafciata alcuna da_> 
parte dtll'Imperadore gli recaife ; ma lo fcaltro MefTb 
all'orecchio gli dilTe , Che frappoco fara egli alia Po- 
deHs Tribunizia fbllevafo ; bonde Sejano pien di 
giubilo ilpefto entro nella Curia'. Macrone intanto 
comando a' Soldati Pretoriani , che agPalloggiamenti 
loro fe ne tornaflfero , fendo tale la mente di Cefare 
efprefTa in una lettera , che loro moftro , lutingandoli, 
che contenevafi in eflTa eziandio , un donstivo . Partiti 
i Pretoriani da Sejano , foftituiti furono alia guardia 
del Senato quelli di Grecino; quando entrato nella_, 

Cu- 



Libro Secondo . 289 

Curia Mtcrone efibifce a' Padri cofcrftti la lettera 
ImperiaJe , e di fubito partendofi raccomanda a Laco- 
ne di ftar attento, acciocche Sejano non fugga , mentr' 
egli andava aproibir, che fentendo i Pretoriani l'ar- 
refto del Prefetto loro , non fi follevafieno . 

Eran gfa (come fi di(Te) palefi a Regolo le fe- 
grete commiflfioni di Tiberio , ond'egli tardo a leg- 
gere la lettera , per dar campo a Macrone di prove- 
dere alia bifogna . Finalmente fu letta 5 e trovofli con 
tale artificio tefluta , che nulla di Sejano parlava . Da 
cio , credett'egli, che leggieri fotfero quei delitti 5 
de' quali incolpato appreflb il Principe veniva ; perlo- 
che, facili riufcir gli doveffero le di/colpe ; ma ficcome 
quelle parole // m'w bffogno comprefe nel fine della let- 
tera , eran gia note a Memmio Confole , non volTegli 
alia prefenza di Sejano palefar altro al Senato, cheL_» 
il caftigo da darfi a due famigliari fuoi a Nevio cogni- 
ti . Turbofll alquanto il favorito nel fentire il perico- 
lo, in cui erano i due fuoi confidenti; ma molto piu 
s'accrebbe , allorche alcuni di quei , che accompagna- 
to lo avevano in Senato , intefa ch'ebbero la lettera 3 
la quale di tutt'altro parlava , che della potefta Tri- 
bunizia, alzatifi dalle lor fedi gli fecer intorno corona, 
acciocche dalla Curia non fi fottraeffe ; cofa che fatta 
ficuramente egli avrebbe , fe il principio della lettera 
dato gli avelTe di che temere ; credendo pertanto lievi 
le accufe , dal fuo luogo non fi mo(Te , ancorche due , 
o tre volte da Memmio ordinato gli fofle . QuelPanima 
rigogliofa a comandar, non ad obedir avvezza , levofii 
pure alia fine , e levato ch'egli fu , dette ordine Lacone 
alle Guardie, che il circondaflero, ed alia carcere /blle- 
citamente il conducetfero; ove in breve tempo coman- 
do il Senato che per le fcale Gemonie precipitato fofTe. 

In quefta peripezia di Sejano apprendan gli Uomi- 
ni , quanto fia maggior Podio del popolo contro i fce~ 
lerati Miniftri , che indegnamente ottengono , e gra- 

zie 3 



Z9° Delia Storia di Volfeno 

zie , ed auttorita dal loro Principe \ mentrc appo di 
lui, altro merito non han eglino , chc quello delia mal- 
vagita , degna d'ogni biailmo , ed abominazione . So- 
gliono i fudditi ravvsfar nel Signor loro un non so che 
di divino 5 che venerabile lo rende alia gente ; onde_-» 
qualora egli divenga Tiranno, fi p rende per un cafti- 
gomandato dalla divina Providenza; come le guerre 
fbno, le peftilenze , e le cariftie, le quali di mala_r 
voglia si , ma pur con pazienza fi foffrono ; laddove la 
potenza de' Cortigiani malvagi, e degli empj Mini- 
ftri, fi riconofce figlia della sfacciata adulazione j onde 
fi rendon grati all'iniquo Padrone , che talora gi'inal- 
zadalla feccia della Plebe; E come piu immediati al 
governo politico, fbno piu efpofti all'odio, che feco 
traggono le eftorfioni , le diflblutezze , e le altre (cele- 
raggini de' cattivi Sovrani , ficche il publico ama me- 
glio la rovina del reo Miniftro , che del reo Principe . 
Era odiato al fbmmo Tiberin in Roma , ed egli 
Sveton. in Tiber, niedefimo il conobbe 5 allorche difTe Oderlnt dum pro- 
cap ' fp * bent i contuttocio gli ordini fuoi furono efeguiti , ed 

applauditi , come foffe egli ftato un ottimo , ed ama- 
tifTimo Imperadore, allorche fi tratto di privare di 
auttorita , e di vita l'invidiato Minifrro . Caduto que- 
fti dalla grazia del Principe , ogn'un fi fa un pregio di 
perfeguitarlo; e condannaro che fa alia morte, i piu 
pietofi tra i piu cari amici fuoi , furon coloro , che fin- 
Zero di non eonofcerlo; Poiche , ficcome prima era 
marca di onorel'eflerconofciutodal portinajo di Seja- 
no ; cosi dopo di venne un'infamia , ed infieme un gra- 
ve pericolo l'efler de' fuoi conofcenti . 

Abbandonato dunque da tutti , fe non che dalla 

fua rabbiofa difperazione , vien cavato Sejano dalla_» 

carcere, e Tra le grida , e le fifchiate, e gl'impro- 

Dette cosi dal gemi- per] del popolo condotto alle fcale Gemonie , fu per 

"i&d.d!£3 ^ »***■* gittato; onde il roifero non giunfe l, 

cran dalla ci ma loro pie di quelle , che pefto , ed infranto cadavere. At- 

precipitati . taccatO 



Libro Secondo . 291 

taccato pofcia ad un uncino, per tre continui »iorni L'anno 18. deH'im- 
fu ftrafcinato per le ftrade di Roma , e Ie reliquie fue gj * J*" 10 ' dl 
furon finalmente balzate nel Tevere degna fepoltura^ 
degl'empj • 

Tal fu dunque di Sejano il fine ; ma non cefso colla 
morte fua , e collo ftrazio del fuo cadavere, ne l'ira di 
Tibcrio , ne il furore del Popolo : perocche nulla ri- 
mafe, che a lui in vita appartenuto fo(Te 3 che per eccef- 
Co d'ignominia dal carnefice per Roma non foflfe ftra- 
fcinato , e pofcia gettato per le medefime obbrobriofe 
Teak . Uom non vi fu y che la difgrazia di lui compian- 
gefife a anzi , come fe Roma da un tiranno fofTe libe- 
rata , univerfale fe ne moflro l'allegrezza . 

Con publico editto comandarono i Confbli , che 
nefluno per la morte di lui fi veftilfe a duolo , Nel foro 
fu eretta la ftatua della Liberia , ed il giorno della ro- 
vina di Sejano fi dichiaro feftivo , ed ordinoffene lieto 
ranniverfario , nel quale da tutt'i fagri , civili Magi- 
ftrati , giuochi , e cacce fi celebraflero , cofa giammai 
fino ad allora non praticata . Quelle tante ftatue alla_j 
gloria di lui in molti luoghi inalzate , in un momento 
fi viddero furiofamente gettate a terra y onde lepida~ 
mente canto il fatirico Aquinate « 

Van le Statue per terra ornate 5 e belle 5 

Refufe a un tratta al fuoco^ e fatte a"ejp 

Sartagini , Cat In , Brocche , e Padelle . 
E ficcome ftimoffi pofcia capital delitto il moftrarfi in 
menoma maniera affezzionato alia memoria di Sejano 5 
cosi avvenne, che chiunque avea alcuna delle medaglie 
fue 5 procuro y che fe ne fondeife il metallo 5 onde era 
impotfibil di ritrovarne alcuna « 

Ma forfe troppo (evero fu il comando del Senato, 
col quale ordino a che fenza indugio alcuno, tutta la 
famiglia di Sejano fi eftingueffe affatto. Dovea almeno 
muoverlo a pietade una Verginella innocente di tre- 
dici anni % gia promeffa fpofa al figlio di Claudio 5 ne 

giovo 



2g2 DellaStoriadiVolfenoLib.il 

giovo alia mifera la verginita, , che giufla le Romanc 
leggi efente da' publici fupplicj la rendevano, poiche 
fatta prima difbnorar dalCarnefice , a morte ignomi- 
niofa fu confacrata . 

All'orrendo fpettacolo dell'eccidiodi tutta la fua 
famiglia, infurioffi Apicata gia Moglie di Sejano , e fe- 
guendo il coflume de' difperati, cerco al fuo torment o 
confolazione , coll'involger molti altri nella fua rovi- 
na , manifeftando conlettere a Tiberio , quali furono 
gli auttori della funefta tragedia di Drufo ; e fcritta la 
Jettera da fe fteifa s'uccife . Qual rimaneffe Tlmperado- 
re neH'udire d'avervi fatte Stjano, eLivia le prime 
parti , ed effere nell'orrendo tradimento concorfo Eu- 
demo , e Ligdo , fi conobbe dflgli ordini funefti , ch' 
egli fubito nediede; tutti condannando gli auttori, 
ed i complici della morte del figlio, alia pena capitale. 
Spcfe egli de' giorni intieri alia cognhione di quefra_> 
caufa ; onde tanto eraconfufo, che fovraggiunto un 
Ofpite da lui chiama'ro con lettere famigliari da Rodi , 
acciocche veniffe a Roma , comando che fubito fe gH 
daiTero i tormenti , come fe da lui trar fi poteffero gl' 
Sveton. in Tiber, indizj neceffarj ; ma contuttoche fcoperto folTe l'ab- 
ca P <(JJ ' baglio , il fece uccidere, acciocche Tingiuriafattagli 

non (1 divolgaffe. 

Infinito farebbe il mio racconto fe regiftrar voleffi, 
le uccifioni , e le altre calamita , che lafcio in retaggio 
a' fuoi piu cari Sejano. Quanti Tribuni Militari, quan- 
ti Uoinini Confolari in varie guife fur morti! Quale or- 
rore, quale fpavento era, il mirare quad univerfale una 
carneficina . Guai a chi pianto avcffe gl'amici , o fra- 
telli , o figli , o Padri , perocche reo di morte rende- 
vafl . Baftava che un Calunniatore accufato avefTe alcu- 
no per aderente di Sejano , che fe gli dava piena fcde 
per procederea piu feveri caftighi . Refto allaperfine 
cos) odiofb il nome di Sejano , che aveafi per peffimo 
augurio il proferirlo . 

IL FINE DEL SECONDO LIBRO . 



D E L L A 

STORIA 

VOLSENO 

METROPOLI DELLA TOSCANA 

LIBRO TERZO 

DESCRITTA 

DALL'ABBATE 

ANDREA ADA MI 

PASTORE ARCADE, 

ED ACCADEMICO ETRUSCO 

TOMO SECONDO. 




In Roma , nella Stamperia di Antonio de'Roffi .1734. 
CON LICENZA DE* SUPERIOR!. 



To m. ■ II. num. 2 




<S. CrilrtiruL P7eJ1fdct Tybfoeno 



3 




DELLA STORIA 

VOLSE.NO 

LI BR O TERZO. 

Delia Vita di S. Criftina V. , e M. 
ARTIGOLO I. 

Ome dalle tenebre alia luce y cosi paA 
fando dal fecondo al terzo Libro, nau- 
feari dalla malvagita del Volfenefe.-* 
Sejano, ci ricreerema nelle virtu del- 
la Volfenefe Criftina*, riconofcendo > 
che fe la Citta noftra produfTe quel- 
la peftifera Pianta a che crebbe invero in arbore di 
fmoderata grandezza , ma di tanto pefo , che a quando 
facea maggior pompa de* rami fuoi , rovino, oppri- 
mendo tutti coloro, che all'ombra di lei adagiati (i era- 
no ) vi germoglio pofcia laDiomercejUn fior cosi gen- 
tile , che innamoro colla bellezza fua lo Spirito Santoj 
ond'egli lo fcce vafb della fua grazia ; e tale fpar/e fra- 
granza di odor celefte fra gli Uomini che fu per av- 
To.lL A 2 ven- 




4 Delia Storia di Volfeno 

ventura la prima , adileguar dallaPatria fua il tetro 
fetore deiridolatria . 

Abbiam finora ne' due precedenti libri defcritta 
la Citta di Volfeno avvolta negli errori del paganefi- 
mo; ora merce della noftra Eroina incominceremo a 
ravvifarla Criftiana ; e nel^profeguimento vi vedrem 
cosi bene ftabilita la Religione di N. S. Gesu Crifto , 
che anelTun altra ceder ella pu6 5 ne in purita di cre- 
denza, nein pieta di culto; non leggendofimai , che 
in lei , ne pur fiafi alcuna volta introdotta una erefia ; 
anzi vedendofi nella pratica delle virtu , c della divo- 
zione , perfettifiima in lei la Criftiana offervanza , fti- 
mo , che quefti beni le impetri dal fbmmo Dio la pro- 
tezione della fua Concittadina Criftina . 

La Religion Criftiana 5 feminata dalle paro!e__» 
dell' eterna Verita , autenticata con la morte delF 
Unigenito di Dio , confermata dalla predicazione 3 
e da' miracoli degli Apoftoli , nobilitata dajla co- 
ftanza de'Martiri; adifpetto delle calunnie de' mif- 
credenti , e delle perfecuzioni degl'Imperadori , ap- 
poco appoco dilatandofi per Jo Mondo ; nella meta 
del terzo Criftiano fecolo ( giufta le congetture__j 5 
che ne abbiamo) comincio ad introdurfi nella no- 
ftra Citta . Non ardivano quei primi fedeli di pro- 
feffare una Religione perfeguitata con tanta violenza 
degl'Imperadori Romanf y quando negli anni dell'era 
volgare 275. nel publico noftro Palazzo, di cui in 
quefto luogo alia vifta del Lettore efponghiamo quei 
pochi avanzi 3 che di lui rimafti fono , fi compiacque la 
divina clemenza di farci nafcere un'inclita Fanciulla , 
che fbflTe , come la matutina Stella foriera del Sole di 
Giuftizia , la quale, colPefempio, e colla voce dile- 
guafle le fitte tenebre deiridolatria . Fu quefta la fi- 
gliola d'Urbano Prefetto di Vol/eno 5 e d'una Dama 
del fangue Anicio , di cui refta ignoto il nome . L'an- 
tichiffima tradizione, che ancor vive in Volfeno vuole, 

che 



Libro Terzo . 5 

checotefta celebre Fanciulla da' Genitori nomata fofTe 
Tiria , ma non v'ha alcuno degli antichi Auttori , che 
Jo attefti j in quefta di/puta per ora entrar noi non vo- 
gliamo ; ma non la porremo in oblio . 

Era ella di si vaga bellezza dotata 5 che chiara- 
mente fi ravvifava in lei lo fplendor dell'anima , che 
vi abitava ; ma per quanto fingolari foflero le doti del 
corpo , veniano di gran lunga forpaflfate da quelle-* 
dell'animo ; poiche , in lei vivaciflimo era Tingegno , 
e lo fpirito adorno d'ogni moral virtu; onde fendo 
giuntaall'eta di undici anni , comincio da piu leggia- 
dri , e nobili Giovani ad efTer pretefa in ifpofa_j . 
Perlocbe il Padre di lei Urbano , che con gelofia in- 
credibile cuftodiva si cara Figliola , per fottrarla agl' 
infidiofi fguardi degl' uomini , nelT ultimo apparta- 
mento del fuo Palagio la racchiufe , dandole la com- 
pagnia di due Cameriere , che la ferviffero . Una di 
quelle Ancelle era occultamente Criftiana , e foflfrir 
non potendo , che la Signora fua fchiava dei Dimonj 
vivefle ; comincio ad infpirarle aborrimento per Tldo- 
latria , ed amore per la Cattolica Religione ; e parti- 
colarmente efortolla a non adorar piu un Idoletto di 
Giove , che aveva in cafa \ anzi a far proponimento 
di confervar fern pre intatto il flor della fua Verginita ; 
per la qual cofa (cooperandovi la Divina grazia) (i 
difpofe la Fanciulla a ricevere il Santo Battefimo 3 
promettendo di non toglier giammai marito, e con- 
fervar per lo Spofo celefte Pillibatezza del corpo fuo . 
Quindi introdotto fegretamente un Criftiano Sacer- 
dote , dopo averla erudita nella Santa Religione 3 e 
battezzata , fe ne parti . 

Ma Paltra Cameriera , ch'era idolatra ■> toftoche 
di tuttocio s'avvide , corfe ad avvertirne il Padre, 
il quale per accertarfene fi porto fubito alia figliuola , 
e prendendola colle buone , ed abbracciatala baciar la 
volea ; ma ella fcioltafi dalle braccia di lui 3 nego ba- 
ciar 



$ Delia StoriadiVolfcno 

ciar quella hocca , poc'anzi pafciuta coll'avvanzo delle 
carni fagrificate agl'Idoli . Allora il Padre fclamo y 
Ahi figlia > tu fofti fedotta ? e lafciatala immantinente, 
portoflfi a vendicarfi di quella Cameriera , che alia Cri- 
ftiana Religione aveala indotta 9 ma falvoffi quelta col- 
la fuga . Rivolfe dunque Urbano il fuo furore contro 
la figlia , ecomando a tutta la fua famiglia , che nef- 
fun Ie portafTe da mangiare ,fin ch'ella tornata non fbf- 
fe airidolatria . 

Non abbandono in tant'uopo la faa Ancella il Si- 
gnore, mandandole un Agnolo, che conforrolla , fa- 
Maet.cap.4* ccndole conofcere, che non di fblo Pane vivono gii 

Uomini, ma di tutte le parole, che vengono dalla_» 
bocca di Dio . E partito TAngiolo la Santa Verginella 
ipezzo la (tatuetta di Giove , e gettolla dalle fineftre . 
Patfati alquanti giorni torno il Padre a vidtarla , cre- 
dendo per altro di trovarlagia morta dalla fame ; ma 
vedendola viva , e fpiritofa ,. domandolle , Come fat- 
to avefife a confer varli cosi robufta ? ella rifpo/e ; Che 
trovavafi cosi forte , che avea potuto rompere 1'Idolo 
di Giove a che contaminava quella domeftica Cap* 
pelletta •. 

InfuriofTi Urbano per la rottura delPldolo ; onde 
prefala per i capelli , e datele delle guanciate man- 
dollaallacarcere y ove anda a vifitarla la Madre , la 
quale con molti argomenti , preghiere , e grida pro- 
euro di fraftornarla da* fuoi fanti proponimenti y ma 
Criftina levati gli occhi al Cielo le rifpofe , d'aver pre- 
ferito Dio agli Uomini , e le celefti alle terrene cofe . 

Il di feguente avanti a fe la fe venire il Padre , a 
lei diffe . Figlia , poiche non hai pieta di te fteffa , ab- 
biladi me almeno , e particolarmente della tua Geni- 
trice , che ama te quanto Paninia fua j che fe tu , ne 
a te, ne a' Genitori tuoi perdoni , ne pur noi per la_> 
riverenza de' fbmmi Dei perdoneremoa tej Intrepi- 
da a tal minaccia gli rifpofe Criftinaj Che in tale affare 

e una 



Libro Terzo. 7 

£ una pieta fomraa il dimoftrarfi crudele ; poiche V 
amor del vero Dio antepor fi dee a quello de' propj Ge« 
niton; onde , ben ingannati andavan effi , fe crede- 
vanfi di poter rompere la fua coftanza . 

A rifpofta si franca,di fiero fdegno il Padre s'acce- 
fe , e fubito comando che ella ad una corda fi attaccaf- 
fe , e tiratala in alto fe le graffiafler con unghie di fer- 
ro le carni; tormento, checontanta crudelta le fu 
dato, che impietofkofi il Popolo concorfo alio fpet- 
tacolo , e particolarmente le Donne , fclamavano ; 
Ben ha di ferro le vifcere si difumano Padre ! Depofta 
dal tormento Criftina , prefo un pezzo delle fue fquar- 
ciate carni , lanciollo in faccia al Padre dicendo ; To- 
gli , e mangia quefte carni , (benche di tua Figliajche 
divorar bramafti . 

Crebbe l'ira in Urbano, e fatta venire una ruota 
vi fe legar fopra la Figlia ; e poftovi Cotto gran fuoco , 
pretefe co' fpeffi aggiramenti , e col foverchio calore 
ucciderla ; ma ella rendendo grazie al fuo Gesu , be- 
nediceva Dio creatore del tutto . Ed ecco per la fecon- 
da volta fcendere un Angiolo dal Cielo a confblarla *, 
e di tanto fplendore era egli ammantato , che abbac- 
cinati gli occhi de' carnefici , cadder quefti nella brage. 
Isbigottifli il medefimo Padre*, onde la fece por giu 
dalla ruota , richiedendole . Dove cotefti maleficj 
avelTe apprefi ? Ma ella , 6 infenfato gli diffe ; male- 
ficj tu chiami le maraviglie di Dio*, e non iai , che ne' 
noftri fagri libri fi trova fcritto ; guai a coloro , che 
nomano male il bene , ed il bene , male; dalle quali 
parole confufo il Padre , riportare la fece alia prigione. 

Beati coloro, che nel Signore fi affidano , che 
egli non abbandona mai chi fpera in lui ; e tanto piu 
pronto alle bifogne de' fuoi fedeli foccorre , quanto 
meno a quefti refta di ajuto dagli uomini . Ecco la no- 
ftra fanta Fanciulla abbandonata dalla Madre, ftra- 
pazzata dal Genitore , compianta in vero , ma non_; 

foe- 



8 Delia Storia di Volfcno 

foccorfa da' fuoi Concittadini , lacerata dall'unghie 
di ferro , bruftolita dalle fiamme, abbattuta dalho 
verfatil ruota , chiufa in tenebrofo carcere, non tro- 
va chi raflifta , e la confoli , fe non il celefte fuo Spo- 
fb ; che inviandole un Agnolo la riconforta ; per- 
loche quefti , non folamente da ogni malor la rifana ; 
ma del divin Pane laciba; ond'ella ripigliate le per- 
dute forze , vigor nuovo , e maggior lena racquifta , 
per trovarfi a piu feroci combattimenti apparecchiata. 

Le furie intanto lacerano il cuor d'Urbano , che 
rifoluto di veder eftinta JaFiglia, non puo prendere 
in quella notte ripofb , cercando argomento di veder- 
ne la fine; ficche impone a cinque fuoi fervi , che Ie- 
gatole un failb al collo nel Volfenefe Lago la fbmmer- 
geflfero . Ubbidirono i fervi ; e poflala in barca , dopo 
aver navigato un mezzo miglio in circa , volean get- 
tarla nell'acqua; ma l'Agnolo difenfbr della Santa_> 
Verginella loro la tolfe di mano, e conducendola full' 
iftabiPelemento , come fbvra la terra afciutta avrebbe 
fatto, falva la refe alia fponda , fervendole di barca il 
medeiimo faflb , ful quale lafcio impreffe le fue fante 
orme , che ancor oggidi in Volfeno venerate fono . 

E perche nulla mancaffe per manifeftar chiara- 
mente , che la falvezza di Criftina era un'opera della 
divina mano , Tola operatrice di maraviglie , e di 
portenti; fcefe dalle (telle una lucida nube , che di 
fplendor celefte ammantolla; perloche attorno al fuo 
capo sfavillar fi vedea una corona si bella , che_j 
rozzo appo di lei apparirebbe Poro . Pieni di fagro 
orrore, e di maraviglia i fervi d'Urbano, portanfi 
frettolofi a ragguagliarlo del prodigio j ma quelPofti- 
nato cuore loro non rifponde , fe ncn con ingiurie , e 
rampogne; e comanda, che la Figliuola fia di nuovo 
pofta nella carcere, determinatofi nella feguente mat- 
tina di dar fine (ficcome egli dicea) a cosi ftrani ma- 
ieficj . Forfennato che fei Urbano, piu perte non ri- 

tornera 



Libro Tcrzo. 9 

tornera il Sole ; peroche in quefta medefima noffp % 
fbffogato dal Demonio pafTerai all'eterne tenebre del 
meritato Inferno ! 

Cosi muore ( non dovrei dire il Padre) ma il 
Carnefice di Criftina ; contuttocio , non ceffano i moi 
travagli , perocche , pochi giorni dopo vien furroga- 
to nella Prefettura di Volfeno Dione acerbo perfecu- 
tore della Criftiana Fede . Di tutto cio , che fin allora 
era accaduto, non tardarono i Cancellieri di farlo con- 
fapevole , dicendogli ; che Criftina con ordine del 
Padre era nella carcere ancora ritenuta . Laonde fat- 
tala a Ce venir davanti , e veduta in lei una ftraordina- 
ria bellezza , gli rincrebbe di giudicarne afpramente ; 
iicche , con dolci , e cortefi parole procuro di ridurla 
all'Idolatria . E poiche s'avvidde , che tutte le fue_* 
perfuafive riufcivano infruttuofe , ricorfe alle minac- 
ce j ma gli rifpofe Criftina . Io mi rido delle minac- 
ce rue , e le tue lufinghe difprezzo , e fpero di fupe- 
rar ancor te , con quella ftefla coftanza 5 che mi refe 
vincitrice di un altro Giudice . 

E perche perdonero io a coftei , ripiglio Dione 5 
alia quale neppure perdonar feppe il fuo Genitore_> ? 
Spoglifi ignuda quefta Maliarda , e battafi lungamen- 
te colle verghe ; ma ella nel fervor delle perco(Te_j 3 
attefta di non fentirle , e prega , che fi fcarichino fo~ 
vra di lei tormenti piu feroci; acciocche per mezzo 
della fua coftanza , piu chiaramente apparifca la virtu 
del fuo Signore . Freme Dione vedendofi cosi fcherni- 
to ; e comanda ch'entro d'una calda ja di rame fi ponga 
olio, pece , erefina, e poiche tutto fu fciolto , e__* 
niifto dal fuoco , roverfciar a poco , a poco lo fece ful 
delicato corpo della Fanciulla , dicendole; Or farai 
contenta Criftina ? A cui la coftantiftima Vergine , 
rifpofe . Che merce della grazia del fuo Dio pareale 
appunto di venire inaffiata da ruggiada celefte . 

L' ingcgnofa crudelta di Dione , volea trovat 
To. II. B pure 



i o Delta S tori a di Volfena 

pure un tormento , che almen faceffe paura ad una_> 
Donzella*, ficche fapendo, che. nan v'era cofa , che 
piu rincrefcevole ad una Fanciulla riufeir poteifeu > 
quanta il deturparle la natural bellezzay levatala in 
alto , le fe radere il capo ; locche fece altresi per non 
udir le. rampogne del Popolo , che impietofito nel ve- 
der tormentato quel delicato corpo cPincomparabile 
bellezza dotato , beftemmiava la crudeltade' Carnefi- 
ci , e delGiudice; rafa ch'ebbe ella la tefta, ignuda 
per le (trade , e per le piazze la fe condurre * Se le_-» 
affollavano intorno i temerarj giovanaftri j ma le piu 
pudiche matrone la circondarono , da qualunque in-* 
fblenza guardandola .. Cosi dopo aver girato per tutta 
laCitta, fu ricondotta alia carcere Criftina , ove_-» 
tutta la notte ficonfolo, penfando aquella immarce* 
fcibile beatitudine , che dal fuo Signore fe le apparec- 
chiava » 

Era tomato appena il di feguente^ quando il 
Prefetto Dione la condufle in una ftanzadel Palagio % 
e privatamente quanto feppe ammonilla achinareal* 
meno il capo agl'Idoli ; poiche , fe oftinatamente ricu- 
fava di offerirgli fagrifizj , le minacciava i piu crudeli 
tormenti per farla morire . Alfor la Martire coftanti£ 
fima 5 intrepidarnente gli rifpofe . Che le parole di lut 
non Pavrebbono indotta giammai a far cofa 5 che in- 
giuriofa alTeterno fuo Spofb riufciffe . Adora pur tu ,, 
foggiungendo , gli Dei tuoi , de* quali porti anche il 
nome ( fendo appreffo gl'Idolatri Dione , la fteffo* 
che Venere) e lafcia che io adori il niioOifto, dal 
nome di cui ebbi la gloria di appellarmi Criftina » 

Accortofi dunque il Prefetto, che ne ragionan- 
do, ne tormentando prorlttar nulla potea nelPanimo 
della generofa Donzella *, fi avviso di convincerla colP 
auttorita delPOracolo^ ficche la fece condurre al Tern-' 
pio y chedicevafi alloradel grand\Apo)line, per udir 
dalla bocca dell'Idolo 5 chi maggior foife o Crifto , o 

Apollo. 



Lihro Terzo. n 

Apollo . Andovvi in perfbna il Giudice , e giunto al 
Tempio , comando a' Sacerdoti a richiedere il Nume 
di rifpofta ; contuttocche reiterate foffer le preghiere, 
e cumulati i voti , indarno affaticaronfi i rei Miniitri 
per efigger la bramata rifpofta daH'Oracolo , che mu« 
to era gia refo dalla prefenza della noftra Eroina . Per- 
loche tutto ftupefatto il Coro de* Sacerdoti a rimirarla 
fi rivolfe j ond'ella alzati gli occhi alFeterno , e vero 
Dio; omioSignore glidiffe, deh moftra ( io ti fup- 
plico) la tuavirtude, acciocche ogn'uno conofca , 
che tu iblo fe'\ Dio , e non v'e altro uguale a te ? 

Udilla il Re del Cielo; e coironnipotente fuo 
braccio , fe cadere infranto in minuti pezzetti il pre- 
ziofo, e fuperbo fimulacro di Apollo} e nello fteffo 
tempo efknime cadde Pinfame Giudice Dione da im- 
provifa Apopleffia percoffo. 

Non pote fare a meno il Popolo 5 /pettator di si 
portentofi Prodigj, di efclamare; Veramente e grande 
il Dio di coteftaKinciulla^ Ma i Pontefici piu oftina- 
ti , e fuperftiziofi delVolgo, dicevano; e chi non_> 
sa , che tutti i Criftiani fono maliardi , e tutti i por- 
tenti loro, fono effetti delle Magiche arti ; Maftolti 
chefiete! e quando anche foflTecosi 6 Idolatri \ che 
ridicoli Dei fono mai quefti voftri j che reftano dalle 
malie abbattuti , ed infranti ? 

Ricondotta in carcere Criftina , fu confervata 
per Vittima del furor di colui , che a Dione fuccedu- 
to farebbe nella Prefettura di Volfeno ', al quale im- 
piego fendo ftato mandato un certo Giuliano acerri- 
mo nimico de' Criftiani ; fu egli tofto informal o da' 
Pontefici di quanto fino ad allora operato avea Crifli- 
na ; ond'egli chiamatala al fuo Tribunale 5 dopo mol- 
te afpre , ed inutili rampogne , in una ferventiflima 
fornace gittar la fece; ma chi liberolla dall'acque , 
campar la feppe altresi dalle fiamme; imperocche, 
paffeggiava ella pel fuoco appunto , come altri per un 

B 2 fio- 



1 2 Delia Storia di Volfcno 

fiorito Giardino a fblazzo andato farebbe . Dal qual 
miracolo , piuttofto che ravvederfi deU'error (iioGiu- 
liano, fi confermo nella forfennataopinione , chela 
Santa foflfe una ecceljente Incantatrice. 

Configlioffi adunque co' fuoi Miniftri il Prefetto, 
per rinvenir maniera da render vani quei creduti in- 
canti dvlla Vergine; ne trovar feppero miglior parti- 
to , che di efporla a' ferpenti ; perocche diceafi , che 
contro di fomiglianti beftie nulla vagliono le malie . 
Fu chiamato a tale eflfetto un Ciurmador Marfo , che 
aiz?6 due grofife Bifcie contro la Donzella ; ma que- 
fle a' di lei piedi avvoltefi , lambironla rifpettofi 
ed innocenti . Se le lanciarono al petto due afpidt 
ancora;-ma quefte eziandio (fol per allora, non_> 
mortifere ma pietofe ) cingendole co 1 viluppi loro 
le mammelle, tergevano il fudore di lei, che per 
tanti ftrapazzi , e tormenti quafi agonizzava . Fre- 
me di rabbia, e di difpetto Giuliano, e contro il 
Ciurmador fe la prende , trattandolo da fciocco edu- 
cator di ferpenti . Mette in opera tutta l'arte fua 11 
Ciurmadore , e provoca, ed irrita quantofa , e quan- 
ta puo quelle peftifere beftie ; ma nulPalfro vi profit- 
ta , fe non che d'irritarle contro fe medefimo ; con- 
ciofiacche , quei ferpenti (lafciata intattaCriftina) Ci 
lanciarono addoffo al Ciurmadore, e co* morfil'uo 
cifero . 

Caduto il Marfb , gli amici di lui fbrfero a pre- 
gare iftantemente la Martire operatricedi tante, e si 
nuove maraviglie , perche richiamaffe da morte a vita 
quel miferabile; impietofita di loro Criftina , prego 
per lui il Signor dell'Univerfo , ed appena inviate ne 
aveva le preghiereal Creatore , che (i udi voce di co- 
lafsu , che dilfe. Sorgi uomo da morte , che ti fa 
ri/brgere Crillo, a cui la morte, e la vita obbedi- 
fcono . Allora il Marfo riforto proftroffi a' piedi del- 
la Donzella , e ringraziolla della vita per fua merce 

rice- 



hibro Terzo • 1 3 



ricevuta ; e foggiunfe che in avvenire altro Dio avuto 
non avrebbe giammai , che folo quel'di Criftina . Ne 
folo egli in quefto fatto , abbraccio la Criftiana_* 
Religione; ma grande fii la moltitudine di coloro , 
che abbandonarono Tldolatria j ed intanto quei vele- 
nod ferpenti per commandamento di Criftina in luo- 
ghi deferti fi afcofero . 

Stanco finalmente Giuliano di tormentar la Ver- 
gine, non feppe che piu fare in quel giorno \ onde 
comando, che chiufa fbfife di nuovo nella Prigione ', 
ov'ella altro non fcce la notte, che benedire il fuo 
Dio , che a tante prove efponeva la flia coftanza , dan- 
dole vieppiu occalione di farla meritevole delPeterna 
Corona in Paradifb . Mentr'ella nelle divine contem- 
plazioni fta tutta afforta j ritorna il giorno, in cui 
impaziente il Giudice di vederla morta , trafcinar di 
nuovo la fa al fuo Tribunale, e con fiero , e torvo 
cigliole dice. Quantunque i fegni dell'oftinata teme- 
rita , dalla tua faccia partiti non fieno , contuttocio 
ufar moderazione vogliamo con eflb teco , al fetfb , 
cd alia eta perdonando . Laonde in ogni modo di- 
fponti ad obbedirci , altrimenti fappiam cofa deter- 
minate abbiam di tua Perfbna . 

Ripiglio allora coraggiofa laVergine; Quanto 
piu il mio Signor Gesu Crifto moftra per mia cagione 
la fua virtu , tanto piu coftante nella Pede di lui eiTere 
io deggio*, certo egli e adunque o Giuliano , cheio 
non fono per abbandonar giammai quella via , che_j 
flnoratennij anzi , 6 quanto dolce , e caro mi riufci- 
rebbe , che tu ieguendo me , ti fottraeffi dall'incon- 
trar quelle immortali pene, che ate 3 ed a tuoi pari 
fbno apparecchiate? 

Confufo a cost fatto parlare il Giudice , invidiava 
una coftanza cosi mafchile in un donnefco petto ; on- 
de moOo a fdegno , comando fe le troncafife la lingua j 
ma quefta appena fu tronca 3 che Dio percoiTe Giulia- 
no 3 



1 4 Delia Storia di Volfcno 

no, privandolo dell'occhio deftro . Irritato dal dolore, 
tolte impetuofamente dal fuo fcudiere due faette , con 
efTe trapafso il petto dell'innocente Crift ina , ma ella 
comecche trafitta mortalmente languiffe , fece orazio- 
ne a Dio , finche le piacque ; e finite le ferventi pre- 
ghiere , chiufe le pupille aquefta luce mortale , ed al 
giorno eterno le aperfe a di 24. di Luglio dell'anno 
del Signore 297. durante la perfecuzione delPlmpera- 
dor Diocleziano , fendo ella in eta di anni dodici . 

Il caftifiimo Corpo di lei fu orrevolmente ( be^ 
che con fegretezza) fepolto da un fuo parente , a cui 
ella era ftata maeftra della Criftiana religione; onde 
Volfeno fu longo tempo la poflfeditrice di cosi prezio- 
fo teforo , qual furono le gloriofe fpoglie di queil'ani- 
ma grande , che fu il fbmmo pregio de' fuoi Concit- 
tadini . Tuttocio fi defcrive dagPatti , che nella mia 
LiberianaBafilica antichifilmi fi confer vano ; a rifer- 
va di alcune minutezze , che da altri atti concordi ap- 
biam prefi . 

Mori Criftina , ma la di lei morte cosi addolorato 
lafcio il Prefetto , non tanto per il vederfi privo dell 1 
occhio , quanto perche gli parea , che la coftanza della 
Martire trionfato aveffe morendo della crudelta , e_ > 
della potenza di lui . Cosi addolorato , dico il lafcio, 
che vinto dallo fdegno comando , che fatta fbfTe una 
efatta, e rigorofa ricerca , fe in Volfeno alcun altro 
Criftiano vi foffe , per isfogar contro di lui laconce- 
putarabbia. Tufti que' Gentili, che prefenti trova- 
ronti ai portentofi prodigj operati dalla noftra Santa , 
fbtto del Padre , di Dione , edelmedefimoGiuliano; 
abbracciata aveano la Fede di Crifto ; ma temendo d' 
effer efpofli a quegli orrendi ftrazj , che foffrir vidde- 
ro alia loro Concittadina , ne trovandofi forniti di 
fufficiente coraggio , isbigottiti cercarono i piu fecre- 
ti nafcondigli , che fbttrar gli potefTero dalla barbara 
ferocia dell'adirato Giudice . 

Era- 



Mtitfro/T- ntun ■ j. c 




Catacomb e dell' antic a Cztta di T / olj , eno 



Libro Terzo. 15 



Erano (otto un Colle vicino al Tempfo di Apolli- 
ne alcune fotterranee ftrade 5 o vogliam dirle caverne , 
o catacombe , per la fomiglianza , che aveano con que- 
fte di Roma * da quali gli antichi Volfenefi eftraeva- 
no i tufi , e Tarena chiamata volgarmentePozzolana* 
per coftruir con en*i Ie loro fabbriche; quivi dunque 
i nuovi convertiti fi afcofero x ne mancaron di quei , 
che infiammati dallo Spirito Santo , iniitando la loro 
gloriofa Concftradina r intrepidamente confefTaroio 
d'efTer ancor eglino Criftiani ; onde accufati aU'empio 
Prefetto, furon daefib co'piu fpietati tormenti fat- 
ti crudelmente morire . I loro Corpi da' fedeli com- 
pagni trafportati furono nelle fuddette catacombe y ed 
ivi fepolti ; delle quali y credo far cofa grata al letto- 
re y cTefporne m quefto luogo ildifegno 3 e dargliene 
infieme una diftinta notizia * 

Diciamo adunque , che dentro dell'abitata Vol- 
feno vedefi. un antichiflimo Antro , lungo palmi 63* 
largo 28. alto 29. cavato entro il tufo dagli antichi 
rioftri Volfenefi . Nel fondo di quefto s'apre una por- 
ta , che introduce alle ftddette caverne a oftrade__» 
fotterranee 5 che qua 5 e la ferpeggianda 3 molto fot- 
to il Colle s'inoltrano . Di quelle non ebbe notizia 
Faccuratiffimo , ed eruditiflima Canonico Boldetti y 
che mancato non avrebbe con tutta diligenza di arric- 
chirne la fua nobiliflima opera intitolata Ojfervazione 
fivra i clmiter\ de* Santi Martlrl , td antichi Criftiani \ 
opera di fommoftudio, e di profonda erudizione . 
Vogliam noi perranto dare al mondo letterato la no- 
tizia di loro y colla prefente Pianta efattamente mifu- 
rata* ed accuratamentedelineata, edefcritta. 

A. Porta delP ingreflfo entro la Chiefa detta la_* 
Grotta . 

B. Balauftrata* che circonda TAltarej ovefuccedet- 
te il miracolo deH'Oftia . 

C. Lofteffo Alt are. 

D. An- 



1 6 Delia S tori a di Volfcno 

D. Antico fito , dove credefi , che pofto foffe il Corpo 
di S. Criftina dalla Conteifa Matilde . 

E. Porta , che introduce in una ftanza . 

P. Altra porta, da cui s'entra nelle prime ftrade del 

Cimitero. 
G. Prima flrada del cimitero . 
H. Piccolo forame , col mezzo del quale fi gira fovra 

del maflb , e fi va fbpra la Volta del maflb della 

Grotta . 
I. Porta murata , che corri/ponde ove fta TAltare del 

Miracolo . 
K. Catafta d'oflfa fatta di quelle che ftavano ne' fepol- 

cri , che pofcia ammucchiate in diverfe parti delle 

ftrade impedifcono il camino per vedere il fine del 

Cimitero . 
L. Terra, che chiude la flrada . 
M. Altroimpedimento, che rende anguflo Taditodi 

paffare avanti . 
N. Cappelletta , ove univanfi i Criftiani a fare ora- 

zione . 

Il praticabile di queflo cimiterio e di palmi 
180. 

Tantodall'uno, che dalPaltro fianco di quefle 
caverne , tre ordini di fepolture cavate nel tufo fi veg- 
gono , ciafcuna delle quali e capace di un gran Cor- 
po umano . Che poi ad ufb di cimiterio quefla Grotta 
ferviffe negl'antichi fecoli , le ammaflate olfa , che fo+ 
vente per quelle (trade s'incontrano , chiaramente ce 
lo additano ; alcune delle quali fono di forma Gigan- 
tefca, eccedendo Tordinaria grandezza; onde creder 
poffiamo efTere de' Giganti , afficurandocene uno fmi- 
furato Tefchio umano alto palmi due ed un quarto, 
trovato nello fcavo de' fondamenti della nuova Chie- 
fa vicino al campanile della Collegiata . Quali folfero 
la maravigliede' Volfenefi altri lo confideri . 

L' Abbate Giovacchino Valeri allora Prevofto 

della 



Lilro Terzo. \j 

della noflra Collegiata , ne fe eftrarre un dente , ed a 
me a Roma inviollo j onde fattolo offervare da rnolti 
Eruditi , ebber tutto il piacere nel veder cosi rara co- 
fa ; tra quali il celebratiflimo Abbate Francefco Bian- 
chini , Uomo cosi ben fornito di morali, e fpeculative 
virtu , che giammai fenza {omnia loda rammentar non 
fi puote . Egli allora godeva Tonor d'effere Bibliote- 
cario del mio Eminentiflimo Padrone Cardinal Otto- 
boni , Mecenate de' Letterati del noftro fecolo ; e_-> 
per mia buona forte avea io le ftanze contigue ad effo 
Bianchini ; onde bene fpeffo con piena liberta godea 
la di lui eruditiffima conver/azione . Ammiro quefto 
valorofo Veronefe il prodigiolo dente , afficurando- 
mi , che molti limili per la noflra Italia trovati fe ne 
fono . Giudicollo egli di un granGigante, la di cui 
altezza potea giungere a palmi 16. ed un quarto. 

Ed invero , cosi fpeffo nella noflra Tofcana , ed 
altresi nel Lazio quelle portentofe ofla fidiffotterrano, 
che oggimai ftrana cofa non e , che con ragione vanti 
Pantichita i fuoi Giganti; onde molta meraviglia mi 
rendono certi Critici , che fbftener vogliono, effer 
tutto favolofo , quanto della loro ftaordinaria ftatura 
fi racconta \ e per difciogliere l'oggezzione, che fe gli 
fa , colla fperienza delle grandi offa , che fi ritrovano; 
dicono , effer quelle di Elefanti , e forfe di Balene , che 
dopo il Diluvio univerfale all'afciutto rimafero . Rif- 
pofta , che quanto fia fievole ogn'un conofce , riflet- 
tendo , che tra le offa degli Uomini , e quelle di fb- 
miglianti Beftie non paffa tutta la proporzione ; ,e__* 
poi dimandar loro vorrei , fe gli antichi Elefanti , ed 
altre fiere di eforbitante grandezza aveano il Capo 
umano , oppure fimile a quello degli animali della lo- 
ro fpecie d'oggidi ; fe dicono che lo aveano umano 5 
io converro con effo loro ; ma fe non era diffimile da 
quelio dell'odierne Beftie; perche , ficcome c'incon- 
triam nelle altre offe , non ci abbattiamo altresi iru 
To. IL C qual- 



1 8 Delia Storia di Volfcno 

qualche gran Tefchio ferino appunto come gli uma- 
ni 3 che fotto gli occhi ci fi prefentano ? 

Ma che giova far piu parola fu di quefta digref- 
fione, mentre negando anche fede agPAuttori , che 
molti di fbmiglianti ritrovamenti rapportano , come 
tra gPaltri MeOTer Benedetto Varchi Accademico Fio- 
rentino nella lezione fu la generazione de' moftri 
cap. 3. mi fovviene , che del mio tempo fono ufciti alia 
luce molti fcheletri interi de' cadaveri umani gigan- 
tefchi , fra quali rapprefentero folamente quello , che 
fi trovo nella mia Patria . 

Domenico Vanni Pi/ana Agricoltore neH'anno 
1 701. nella contrada , che nomafi Mercatello, men- 
tre cavava le folfe per piantarvi unaVigna; fcuopri 
una ftrada fotterranea , nel principio di cui giaceva_. 
un interocadavere umano lungo 22. palmi . Se que- 
fta mifura bafti a dichiararlo Gigante , chi legge lo 
giudichi; ignote cofe io non racconto; quafi tutti i 
Volfenefi ad ammirarlo concorfero , e fparfane intor- 
no la fama , molti foraftieri di quei contorni con am- 
mirazione il viddero , come attefto il fopranominato 
Valerj ; laonde fa un infigne torto alia fiia profonda 
ietteratura il Dottor Domenico Gagliardi, nel trat- 
tato che egli dette alia ftampa fotto del titolo Anato- 
mates ojpum negando , che la noftra Italia abbia avu- 
to i Giganti . Paffando da cosi Iunga digreffione, 
andremo al profeguimentodella perfecuzione di Giu- 
liano Prefetto di Volfeno . 

Non ebbe la mia Patria > come Roma , un Not a- 
jo deputato a raccogliere con efattezza tutti gli Atti 
di quella perfecuzione, che fola non (aria ftata S* Cri- 
ftina ad efifer defcritta dat Cardinal Baronio nel Mar- 
tirologio Romano. Contuttocche gli afcoli Criftiani 
non aveffer ne Marmi , ne Scultori per incider in etfi 
i nomi di quei 5 che martirizzati furono 5 cio non oftan- 
te 3 fi providdero d'una Lapida di un nobil Volfenefe, 

ove 



Lilro Terzo . 



*9 



oveleggefi LVC1VS CANVLEIVS ROMA N VS. C A- 
NVLEIAE EVIERPE. E dietro di quefta ifcrizione 
rozzamente v'incifero la feguente . 



i^RVr IIIj IBO IIIAIA OVA: : 

Iannis, x:: win ove cvm 

'CINIO SVO FECIT. ANNI::' 

13c DXXXH 1 ^ PROPTER- CASH: 
TEM. IID: XII: VD IIII MR IVSIIL 



Creder fi puo , che con quefta chiufb foffe un corpo 
nel Sepolcro ; e per quanto ii puo raccogliere dalle_j 
Iogorate lettere avra detto cosi : 

Rujina bona Anlma qua Dixit annis XX. tnenfibut 

VIII: Quf cum a Chiiofuo fecit anni : : : : hie pro* 

pter caftitatem ::::::::: : Depofita : : : 

Parmi che quefta interpretazione non s'allontani dal 

vero , fe fi confidera la prefente riportata dal Fabretti 

cap. 4. pag. 265?. 

PAVLA. QVE. VIXIT. ANN. ftXVIIII. 

D. HI. QVE . CVM . VIRGft SVO . FECIT . AA 

XII. D. X. DEP. KAL. OCT. BENEMEREN. 

IN. PACE. 

Stile praticato intorno al tempo del Magno Coftanti- 
no , come fi ha dallo fteffo Fabr. cap. 4. pag. 270. 
num. igo. , e 141. 

Un altraLapida trovafi nel Grutero 5 che pari- 
mente fi accofta alia noftra opinione , vedafi la page 
MLIV. num. I. 

FL. IOVINA . QVI VIXIT . ANNIS . TRIBVS 

D. XXXII. DEPOS. NEOFITA. IN. PACE 

XI. KAL. OCTOBR. 

C 2 Gli 



Confufione de' nume- 
ric che non s'intendo- 
no . 



a Vitglnio > o pur Li* 
cinio - 



20 Delia Storla di Volfeno 

Gli avidi cercatori, che altro riguardo non Iianno, 
che al loro profitto , pongon foffopra ogni Sepolcro 
colla fperanzadi trovar tra queH'offa Medaglie , Col- 
lane , o Anelli d'oro, come infinite volte e accadutoj 
veduta cosi diftinta Lapida nelle noftre Catacombe_j 
gettaronla per terra , ed infieme con effa le fante oflTa, 
e fatta la bramata ricerca il tutto lafciaron in abban- 
donoj onde crediam noi, che quelle Sante Reliquie 
ammaffate fiano coll'altre oiTa di fovra defcritte} ne 
altra memoria della Martire morta per ferbar caftita 
vifia, che la fbla Lapida , la quale nel tempo, che fu 
laftricata la Chiefa della Grotta , nel di lei pavimento 
fu collocata ', ove dal calpeftio del Popolo in si mifero 
ftato fu ridotta , come prefentemente fi vede nel vefti- 
bolo del Palazzo del fu Cardinal Crifpo , ora della no- 
bile Cafa Spada di Roma . 




Un altra Lapida fu da noi fcoperta nello fteffo 
pavimento della fopranominata Chiefa , a cui e fucce- 
duta la medefima fventura dell'altra } ellae rotta irL» 
due pezzi , in uno de' qxiali fi vede un braccio d'una 
gran Croce con due Colombine in Marmo fcolpite, 
come nella ftampa qui efibita fi puo fcorgere; fe l'altro 
pezzo, cKh il principale vi foffe, chi fa, che ivi fcolpi- 
to non fi leggefle il nome del Martire ? ma la poca at- 
tenzione che v'era in quei trafcurati tempi nel confer- 

var 



Libro Terzo. 21 

var i monumenti , non avendo unita la Lapida , e ftata 
la cagione , che fenee perduta la memoria . 

Di quefta qualita di marmi eruditamente ha_> 
/critto nel trattato de' Cimfterj il fbpracitato Bol- 
detti lib. 1. cap. 33. come fegue . Erano alcunewlte 
contrafegnate le Lapide de* Mart'tri colle Colomhe , ed 
altre ne marmi fcolpite , volendo Jignificare gfanthhi 
f deli con que/lo volatile , Vanima del Mar tire 5 c he net 
morire , quafi bianca Colomba volava al Cielo ', e leg- 
gefi ', che nil morire , che fece S. Biagio Armentario y 
quelli , cFerano prefenti viddero ufcire dalla hocca di 
lui una bianca , e rifplendente Colomba . Qufjlo Jim- 
bolico Augello fcolpilo fovra de"* marmi , che cuoprofio 
i fcpolcri de"* Martiri ■> lofe vedere Iddio piu volte ^per 
atteflato del trionfo dellafede^ ottenuto da* fuoi geneyoji 
campion t . 

Conchiuder dunque dobbiamo , che molte altre 
memorie de' Martiri faranno ftate nella noftra Patriaj 
ma , perche, o da barbari diftrutte, o dagl'antichi Vol- 
/enefi poco apprezzate , non potfiam noi darne ulterio- 
rinotizie; Intanto veggafi la vita di Santa Criftina 
defcritta dall'Abb. Andrea Splendiano Pennazzi tolta 
da alcuni Atti , che fi confervano nell'Archivio della_> 
Catedrale di Orvieto , e da quelli d'Alfano , ove leg- 
ged ; che la Santa foffriffe il martirio nell'Ifola Mar- 
tana, il che e molto lontano , ed arfatto inverifimile 
per tutto quello , che di fopra abbiam narrato; non 
folo perche e diffimile dagli Atti noftri Liberiani , che 
ne fembrano piu veridici , ma eziandio per elfer la_r 
fuddetta Ifola afpra , fcofcefa , c poco atta ad etfer 
abitata da quei Magiftrati , alia prefenzafde' quali ap- 
psrifce aver patito la Vergine . Ne altro veftigio al di 
d'oggi in effa fi vede che una Tola rovinata Torre ove fu 
rilegata , e fatta morire la Regina Amalafunta . Se 
dunque confapevole foflTe ftato Alfano di quefto fito , 
prefb non avrebbe un cosi groflb abbaglio : cio non 

oflan- 



2 2 Delia St or? a di Volfeno 

oftante , volendo noi fu di cio trarne quelle probabili- 
ta, che piu al vero s'accoftano , diremo . Che fuccedu- 
ta la morte d'Urbano , e di Dione , da' Sacerdoti degl* 
Idoli dalle carceri di Volfeno , in cui riftretta ritene^ 
vafi Criftina (fino a tanto, che da Roma il nuovo 
Prefetto mandato foffe) per maggior ficurezza (otto 
buona cuftodia in queft'Ifola fu ella trafportata ; ne 
puo dubitarfi , che la noftra Eroina in altro luogo fof- 
ferti abbia cosi ftrani tormenti , che nella noftra Cit- 
ta , ed alia prefenza de' fuoi Concittadini Volfeneil . 

Ma perche gl'atti di quefta Vergine palefi foflfero 
a tutto il Mondo , fe la divina ProvvidenZa , che /en- 
do la Chiefa delle Monache Carmelitane Scalze di To- 
rino dedicata alia noftra Santa 5 fupplicafTer quefte la 
Sagra Congregazione de' Riti , acciocche de^naife 
di conceder loro l'Offizio proprio della medefima . 
Fu deputato il Cardinal Salerno , da cui maturamente 
dififaminati gTatti del Martirio defcritti dal Baronio , 
e da altri , brevemente riftretti furono nella 4. 5. 6\ 
lezione del fecondo Notturno , le quali approvate 
dalla S. Congregazione , fu data licenza alle fuddette 
Monache di farle ftampare , e fame TOffizio fotto il 
Rito doppio nel giorno 24. Luglio , nel quale la Santa 
foffri il Martirio . Pervenutami di cio la notizia ne__> 
detti pronto avvifo al Capitolo della Colleggiata di 
Volfeno ; infinuandogli di fare 1'iftanza per 1'eftenfio- 
ne nella propria Patria della Santa; a che benigna- 
mente acconfenti la Sagra Congregazione , conce- 
dendo al noftro Capitolo di fame rOffizio doppio , 
anzi lo eftefe eziandio a tutta la Diocefi d'Orvieto a_» 
maggior gloria dicosiilluftre 5 ed invitta Martire. 



Delia 



Lilro Terzo. 23 

Delia TraslaZjione del Corpo di Santa 

Crijiina , e di altre cofe ad ejfa 

a^artenenti . 

A R T I G O L O IL 

NOn foftri lungamente la Divina Clemenza_» * 
che in terra fenza culto rimaneffe quel Cor- 
po , che quando fudi Criftina fbtferfe tanto 
per render certa teftimonianza deila verita della Cri- 
ftiana Religione . 

Appena quindici anni eran paflfati dopo la morte 
della gloriofa Martire , cioe 5 nelPanno duodecimo del 
quarto fecolo , quando data dal gran Coftantino Im- 
peradore de*Romani ia pace alia Chieflt , come da- 
pertutto, cosi fu inVolfeno univerfalmente abbrac- 
ciato il Criftianefimo. Fu dunque permeffo a' Volfenefi 
onorar la Concittadina loro con tutti quegli atti di 
culto , che meritava una cosi eroica fantita . 

Per quanto Ie congetture ci dimoftrano 5 fu la no- 
(Ira Santa poco dopo foflferto il Martirio, colla folen- 
nita di quei primi fecoli canonizzata ; locche appari- 
fee dal trovarfi il nome di lei fcritto ne' piu anticht 
Martirologj 5 che abbia la Chiefa .. Per la qual cofa_» 
refta credibile, che fubito, che fu permeffo il dedi- 
car publicamente Chiefe , ed Altari al vero Dio , ed 
alPonor de' Santi fuoi ; eftratto venne dal nafcondi- 
glio dove ignoto giaceva il Corpo di Santa Criftina , 
ed in apertoluogoonorevolmente alia venerazione__* 
de* Fedeli s'efpofe .. Crederei , che il fito, in cui ella 
il primo culto ottenne fia flato il Tempio di Apolline } , 
ove tanto pati > e tanti prodigj opero per amore del 
fuo Gesii ; ma fbvraggiunti quei tempi si lagrimevoli 
per l'ltalia , per rincurfioni fofferte da' barbari ; fe- 
me n do 



2,4 Delia Storia di Volfcno 

mendo i Volfenefi , che le fante Reliquie da quegP 
Idolatri Mafnadieri profanate fofTero , nelT Ifola_j 
Martana le nafcofero; locche fi puo credere avvenuto 
negl'anni 409. in circa nella incurfione de' Goti , o in 
quella de' Longobardi intorno all'anno 568. Riposo 
il Santo Corpo nell'Ifbla fuddetta fino al tempo di 
Matilde gran Conteffa d'ltalia , la quale fattolo rico- 
nofcere 3 ed autenticare dal Santo Pontefice Grego- 
rio Settimo nelPanno 1084. lo trasferi di nuovo nella 
fua antica Chiefa , ch'era (come fi difle) il Tempio 
diApollo, giaconfagrato al culto del vero Dio 3 ed 
in onor della fua Santa Martire Criftina ; ed in quella 
traslazione locate le di lei Reliquie fbtto l'Altare__j , 
credono alcuni , che vici'na pofta vi folTe la feguente 
Lapida alta due palmi , ed un quarto . 



* 



I 



f]}c negE 

CORIVS 

SCEXPiNE 
V G- M 

filiAvr\> 



Ma perche forfe intiepidita s'era la divozione— > 

tie' Volfenefi verfo la loro inclita Cittadina, difpofe 

la Divina Provvidenza , che la Citta noftra di si caro 

p.idre Ottavio Caje- tefbro fpogliata veniffe da due Pellegrini , i quali 

u"l»" t iiig.S; partitifidalla Prancia per gire a vifitare i fanti luoghi 

Padre Catrera Pan- di Gerafalemme , a forte pafTarono per Volfeno , dove 

thcon Sicdum pag. v jf, tarono jj Corpo della noftra Santa ; ed offer vatolo 

'° ' poco 



Libro Terzo. 25 

poco ben guardaf o , c con poco decoro tenuto 5 fi av« 
viiarono di rubbarlo . Riufci loro Pattentato, e ripo- 
fte 1c fante Reliquie nelle loro valige, portaron fe- 
coeziandio Pifcrizione in marmo roffo, che vi ftava 
appretfb (come di fopra fidiflfe) per autentica delle 
tiicdefime. Ma paflando per la Citta di Tofcanella_, 
(forfe perche il marmo era di troppo incommodo al 
loro viaggio) in quella Citta lo lafciarono con al- 
quante oiia della Martire . Cio fatto fi volfero zu 
i lidi dell' Adriatico per navigare verfo Gerufalem- 
me. Non trovato pronto Pimbarco aggirandofi per> 
quelle contrade giunfero a Sepino ; ed ivi trattenu- 
t id per qualche tempo, pofcia ne partirono; ma__» 
per divina difpofizione 3 contuttoche molte ftradc 
tentaflero, fempre nella medefima Citta fi ritrova- 
rono . 

Da si- ftrana maraviglia fbrprefi reftarono tal- 
mente i Peregrini Francefi , che chiaro conobbero efc 
fer voler Divino , che le offa della Martire in Sepino 
fi fermaffero; perocche manifeftato a' Sepinefi Pafco- 
fo teforo , non furon tarde quelle genti a preftar loro 
fede 1 Onde raunato il Clero , ed il Magiftrato fi ap- 
parecchiavano a trasferir fblennemente il Sagro Cor- 
po nella principal loro Chiefa detta di S. Salvatore . 
Volendolo pertanto alzare per farne il trafporto, non 
fu mai pofTibile il muoverlo , fintantoche il Popolo 
tutto con preghiere , e lagrime , non prometteffe_j 
con folenne voto di celebrar con iftraordinaria pompa 
in onor della Santa tre funtuofe fefte ogn'anno ; cioe , 
nel giorno delPinvenzione 3 del trafporto 5 e flnalmente 
d-1 martirio; accetto i voti la Verginella Volfenefe , 
condefcendendo al trafporto del fuo Corpo ; ma non 
contento il Signore d'aver onorata la fua Spofa in_» 
Cielo colla corona d'immortal beatitudine , e coll' 
ammanto di gloria Divina, voile altresi accre/cerle 
quello accidentale in terra , facendo 5 che con onorifi- 
Tell. D cenza 



26 Delia S tori a di Volfeno 

cenza maggiore le di lei oflfa dagi'uomini onorate fof- 
fero , loche fegui nclla maniera , che fiam per raccon- 
tare . Ma pria di cio mi permetta il cortefe Lettore , 
che io fopra del racconto del Cajetani , e del Carrera 
vi faccia alcune rifieffioni , per ftabilire con eflfe la fin- 
cera 5 e probabile verita del fatto . 

Tradizione antica, e coftante vive in Volfeno , 
che alia cuftodia del Sacro Corpo fendo ftato prepolto 
un Sacerdote Sepinefe fatto Sacriftano delta Collegia- 
tanoftraj tirato coftui dall'amor della fua Patriae, 
ornar la voile 3 ed arricchire di reliquia si rara , on- 
de ben avendo difpofte le cofe , di notte tempo involo 
la cafifa con le /ante ofTa , ed in Sepino fi trasferi . 

Quefto racconto piu probabile riefce deiraltro 
cfpofto di fbpra , a cut chi preftar fcdo voleflfe , trop- 
po fcioperati dovrebbe credere gli antichi noftri Vol- 
fenefi, che si derelitta la Chiefa abbandonaflero , in 
cui il piu preziofb della Patria fi confervava , ficche 
facile fofife a due Viandanti ftrant dilinguaggio 5 e di 
paefe, e poveri di condizione, rapir nelchiaro gior- 
no (poiche di notte in neflTuna Chiefa lice PingreflTo) 
cofa di mole confiderabile, fenza venir ofTervati pun- 
to neppur da chi paflfava 5 o Ci tratteneva in piazza_> . 
Ne mi pajono poi troppo avveduti que' Pellegrini, 
per aver potuto riufcire in affar di tanto rifchio , Nel- 
lo fmurare una Lapida 5 non fi richiedeva quel poco 
tempo 5 che fi ufa da' ladri nel rubar con pericolo : 
ne la fmurata pietra era cosi leggiera , che caricar 
fe ne dovefiTe 5 chi viaggia. , anzi fugge a piedi » 

D'improbabilita fomiglianti fi avviderAbate__> 
C*p-.$*i*»hm» pennazzi nella vita, ch'ei fcritfe di Santa Criftina * 
Contuttocio, gli parve meglio foftenerle , troppa_» 
(edo preftando a notizie , che lian Torigine da certi 
fecoli 5 ne* quali rade volte Perudizione di chi /crive- 
va 3 andava difgiunta da foverchia femplicita * Maj 
palfiamoltre * 

Nell* 






Libro Terzo . 27 

Nell'anno 1 16*0. Ugone Conte di Molife padro- 
ne di Sepino , e Genero di Ruggiero Re di Sicilia , 
trovoffi un giorno in Palermo a ragionar co'princi- 
pali Perfbnaggi della Sicilia , fra' quali v'era Ugone 
Arcivefcovo di queli'inclita Metropoli; e caduto il 
difcorfo /bvra delle Reliquie , non tacque il Conte di 
quella rariffima , che nel fiio Sepino fi cuftodiva . In- 
voglioffene allora si fattamente TArcivefcovo , che— » 
non ne feppe diflimular Ja brama ; onde parte con pre- 
ghiere , e parte con ragioni , tra le quali la piu efEca- 
cefii quella, che la Santa con maggior pompa vere- 
rata farebbe in Palermo, di quello foffe in Sepino, 
perfuafe il Conte a far trafportar le offa della noftra_* 
Santa da Sepino a Palermo ; e acciocche cotefto tra- 
fporto non deftaife tumulto tra i Sepinefi ; penfofli 
d'involarlo fegretamente , lafciando al Clero una Tola 
parte d'un braccio . 

Era nel medefimo tempo la Citta di Palermo tra- 
vagliata da oftinatifilma Peftilenza , a cui vaniriufci- 
vano tutt'i terreni rimedj; ne altro fperavafi , che__* 
qualche miracolofa guarigione dal Cielo j perlocche 
faputafi da' Palermitani la venuta del Santo Corpo, 
fi difpofero colla maggior divozione a riceverlo . 

II Re Guglielmo Primo , che allora era Signore 
di quel Regno , con tutta la Corte , e col Popolo gli 
ufci all'incontro : mentre la Citta tutta della piu va- 
ga , e preziofa tappezzaria era adornata . 

Giunte al porto le Sante Reliquie , pofate furo- 
no nel Paplrcto , contrada la piu celebre di Palermo , 
in cui Guglielmo Re con tutta la piu fbntuofa pompa 
fece inalzare un Arco trionfale , che refe ftupore a__> 
tutti quei , che prefenti fi trovarono a cosi nobile , e 
decorofa funzione ; ove pofcia nel 1171. edificotfi in 
memoria di ci6 la Chiefetta , che dicefi di Santa Cri- 
ftina la vecchia . Quindi il Sagro Corpo fu trasferito 
al Duomo antico di Santa Maria, dall'Arcive/covo 

D 2 Ugo- 



2 8 Delia S tori a di Volfeno 

Ugone , accompagnato da tutto il Clero } ed alquanto 
tempo dopo nel Duomo nuovo , in cui oggid) ripofa > 
dove fabbricata vi fu una Cappella , che certamente e 
una delle piu nobili, e preziofe, che giammai edificafife 
unamagnanima divozione ad onore di alcun Santo; 
ma cofa non v'e , che di maggior gloria riefca alia no- 
ftra Santa , quanto quelle parole 5 che fuirArco della 
detta Cappella fi leggono ! 

ADEST. PESTIS 

NOSTRAE. LIBERA 

TRIX . 

Quefto riftretto si, ma degnifllmo elogio inalzato 
alia mia immortal Cittadina , palefa al Mondo , eiTer 
ella potentiflimo mezzo appreflb il fuo divino Spofo a 
pro di quei luoghi , che veffati vengono da quefto orri- 
bile morbo \ e ficcome nacque 5 e pati in Volfeno , cosi 
la prefervo da quefto perniciofo flagello provato dalla 
noftra Italia nell'anno 1300. , e dai contaggio, che 
fbtto il Pontificate di Aleflandro Settimo affliiTe Ro- 
ma, e tutto il Patrimonio di S. Pietro; quefto elo- 
gio dicO , fu pofto full'arco della detta Cappella , per 
fare eterna teftimonianza alia pofterita , che giunto 
in Palermo il Corpo della Santa cefso la peftilenza_> ; 
di che ricordevoli anche oggidi i Palermitani (ricor- 
rendo in ciafchedun anno la prima Domeniea di Mag- 
gio, nel qual giorno fegui il narrato trafporto) con 
folenne pompa proceflionalmente per la Citta portano 
la Caffa , in cui le fagre oflfa della Martire fi cuftodi- 
fcono, accompagnata dalle altre Sante Vergini Pa- 
lermitane; ed in quefta funzione fi dcgna la Divina_> 
Onnipotenza di fare molti prodigj; liberando parti- 
colarmente quei fventurati , che da maligni /piriti 
vengono offedi ; ed acciocche la fblennita con mag- 
gior frequenza di popolo fia celebrata j fi tiene per 

un 



Lihro Terzo. 29 



unmefe intiero nella medefima Citta unapubblica 5 e 
doviziofa Eiera . 

II mentov-ito Vefcovo Ugone auttor del trafpor- 
to, ftimo d'aver fatta cofa degna di loda nell'arric- 
chir la fua Catedrale coll'offa della miaConcittadina j 
e per fua gloria , ordino , che foffe fcritto fopra il fuo 
fepolcro il ieguente epitaffio . 

HVGO . PRAESVL . PRIMVS 
S. CHRISTINAM . EXALTAVIT . 

NelPanno 1726*- allorche andai a Vinegia /erven- 
do rEminentiffimo Ottoboni mio benigmfTimo Padro- 
ne , ed unico Benefattore , ilfupplicai, che a mio ri- 
guardo trasferir fi compiaceffe all'Ifola di Torcello , 
per ivi offervare il pretefo Corpo di S. Criftina , il 
quale con iftupore tuttointiero fi vede ; ma quello, 
che degno fovr'ogn'altra cofa il rende , ha egli la Pel- 
le , ed i Capelli , anzi di piii , dalla parte del cuore 
offer vafi un apertura per fegno , che trafitto le foffe dal 
crudele Giulianq__col punta di una faetta , Perlocche 5 
fe io confapev ole non era di tutto quello , che qui fot- 
to fono per dire 3 in gran dubbio ftatafaria la mia_» 
mente nel giudicare , fe foffe , o non foffe quello il ve- 
ro Corpo della mia Concittadina. 

Belliflima e la Chiefa ove egli e cuftodito , men- 
tre fu le pareti di lei la generofita di queU'eccelfo Se- 
nato impareggiabile nel dar culto a i Santi , dal cele- 
bre Paolo Veronefe , e da Santi Paranda , vi fe efpri- 
mere a olio tutti i Martirj della Santa, i quali fono 
cosi al vivo efpreffi , che al mio Eminentiffimo 5 ( lie- 
come ha una profonda intelligenza 5 e cognizione del- 
la pittura) fi refer degni d'ammirazione . 

E* falfa opinione d'alcuni , che in Vinegia ripofi 
il Corpo della mia S. Criftina \ ma fe vi foffe anche__> 
chi foftenerlo voleffe 3 rifktta pria a piu cofe 3 cioe; 

Che 



30 Delia Storia di Volfeno 

Che la Traslazione del Corpo di lei fucceduta in Pa- 
lermo, h piu corredata dall'auttorita di mohi Scrit- 
tori , e dalle antiche lezzioni della Chiefa di Sepino , 
e di Palermo; laddove tutti quegi'Auttori, che parlano 
della Traslazione della Santa da Tiro aVinegia, van 
dietro inconfideratamenteaPietrodeNatalibusVefco- 
vo Efquilano , il quale per altro non Tafiferifce , fe non 
col dire; Che dicevafi volgarmente in Vinegia, che 
cotefto Santo Corpo ripofava nella Chiefa delle Mo- 
nache di S. Marco de Amianis , fenza impegnarii a di- 
fendere Pefiftenza del fuddetto Corpo; E ben fec'egli, 
poiche falfe fariano ftate tante Reliquie di quefta San- 
ta , che in diverfe Chiefe del Mondo , come farem per 
provare , alia publica venerazione fi vedono , le quali 
da coftanti , ed antiche tradizioni , e da teftimonian- 
ze autentiche approvate vengono . Dal che giudicar 
poffiamo , che Pintiero corpo, che in Torcello ripo- 
fa , fia uno di quelli ^ che foventi volte nelle Romane 
Catacombe fenza nome fi trovano; e ficcome ne' primi 
tempi a richiefta di quello , a cui qualche Corpo San- 
to donavall , fe le imponeva il nome , cosi e facile che 
cio a quefto del quale trattiamo accaduto fia; per la 
qual caufa , molte Reliquie in alcuni luoghi fi trovano 
collo fteffo nome replicato . Da che moffa la Sagra_» 
Congregazione de' Riti per toglier quelle ambiguita 
da quefta inavvertenza cagionate , decreto quali effer 
denno quei nomi , che alle fagre Reliquie , che fenza 
effi fi trovano , imporre in avvenire fi dovranno. 

Ma ficcome nella gran Bafilica Liberiana di Ro- 
ma (in cui ho l'onore di eflere uno tra i Beneficiati ) 
nella Real Cappella edificata dalla felice memoria di 
Paolo V. , fi venera il capo della noftra Santa Crifti- 
fia 3 mandato in dono alio fteflb Pontefice dal Vefco- 
vo di Bi/eglia, afferendo effere ftato nella fua Citta 
trasferito da Aquifgrana, cos) il Capftolo di detta 
Bafilica a 24. di Luglio ne celebra TOflizio col rito 

' dop- 



Libro Terzo . 3 1 

doppio; da cio argomentafi y che il di lei Spofo Gesu 
Crifto abbia voluto , che la tefta della Martire , come 
parts piu nobile del Corpo, adorata fofte in quefta capi- 
taledtl Mondo 5 donde trafferTorigine i fuoi Genito- 
ri j inoltre un pezzetto di quel Braccio , che in Sepino 
fi conferva , fu da quei Cittadini mandato in dono alle 
Moncche del Monaftero di S. Giacomo, detto delle_> 
Muratte; il quale fudalPontefice Clemente IX. fop- 
preffo, ordinando, che tanto le Monache, che ogn* 
altra fupellettile fagra 11 trasferiftero al Monaftero 
delle Religiofe Francefcane detto di S. Apollonian, 
nella Regione di Traftevere - 

Nell'anno pofcia 1727. dalla felice memoria di 
Benedetto XIII. fu eletto Vifitatore di quefto Mona- 
ftero Monfignor Matragna Vefcovo Greco .. Fu egli 
pregato da me di eftrarre un piccolo pezzetto dell'of- 
fo di S. Criftina » Conobbe il Prelato effer difcreta 5 
e doverofa l'iftanza , onde fi compiacque d*adempiere 
il mio giufto , e pio defiderio } e perche la mia Patria 
fin dal principio del XII. fecolo , nel quale ft conget- 
tura j che il Sepinefe involaffe il S. Corpo, non ne 
ebbe giammai alcuna Reliqnia 5 ftimai cofa opportuna 
d'arricchirne la Colleggiata della medefima y come— 2 
dall'autentica chiaramente apparifce .. 

Taccio molti altri frammenti , che nelle Chiefe 
di S* Antonio 3 di S. Mauto , e di S.. Maria Egizzia- 
ca di Roma fono venerate ., 

Riferir molte altre ne potrei, che altrove reli- 
gioiamente fbno venerate , come di quelle , che fono 
in Lisbona nella Cafi Profeffa della Compagnia di 
Gesu , e nel gran Monaftero delle Carmelitane Scalze: 
in Vienna d'Auftria .. Altri frammenti di offa ft confer- 
vano nella Catedraled'Orvieto , delle quali non fi fa. 
il tempo precifb quandocola trafportate fofte ro . Cre- 
diam pertanto noi , che i medefimi Vol/eneft loro ne. 
faceflero dono D , allorche poffedevano il Corpo j ei_*> 

da 



3 2 Delia Storia di Volfeno 

da cio fcritti foflero alcuni atti , che in Orvieto fi con- 
fervano, de' quali parla Ferudito Abbate Splendiano 
Pennazzi nella vita della Santa da lui defcritta . Con- 
tuttocio di fomma confiderazione ti rende quel banto 
Corpo, che nel Monaftero di Torcello fi conferva-, i 
atteftandolo non fblo la rarita d'immemorabil culto 
del medefimo 3 ma eziandio quella incorrotribilita 5 
che a traverfo di tanti fecoli intatto il mantenne . 

Mi fbvvien ora d'aver prometfo nel paflato Arti- 
colo di fare alquante parole fulia controverfia , fe pri- 
ma del Battefimo S. Criftina fi chiamaffe Tiria . Cer- 
tamsnte, non eflfendo quefta opinione fondata fbpra 
di altra bate , che della volgar tradizione , di cui nef- 
funa auttorita fi renda mallevadrice ; non fo qual fede 
preftar fe le debba . Io giudicherei piii tofto , ch'Ella 
fia (rata per Antonomafia chiamata la Vergine Tiria 3 
per non aver avuto la miaPatria, Donzella , che__> 
nella gloria Tabbia mai uguagliata . Ne' fecoli bar- 
bari fu Volfeno nomata Tiro , non gia perche Turas , 
o Tyrus fia nell'antica lingua Etrufca , lo (teifo, che 
Mars , o Marta , donde prende il nome il Fiume , 
che fcarica il noftro Lago nel Mar Tirreno , ficcome 
vuole Terudizione del dottiffimo Abbate Mariani nelT 
Orazione da lui fcritta in difefa del Padre Annio fuo 
Concittadino; avvegnache , fe il nome di Tiro fi tro- 
vafiTe dato alia Citta noftra dagl'Eruditi Scrittpri , 
\ o da qualche autentico monumento di quei tempi , 
ne' quali ella fioriva ; io facilmente m'indurrei a cre- 
dere , che dall'antico linguaggio Errufco fi derivaf- 
fe j ma poicche non fi trova , ne pure una volta in_> 
tanti Auttori , che delle cofe noftre fcritfero ne' fecoli 
Latini , ne Volfeno detta Tiro , ne il Lago Tirenfe , 
ne i Volfenefi Tirii , ma ben fbvente , confufo nel 
nome generico 6i Tirreni , de' quali , ficcome nel pri- 
mo libro provammo , efifi furono iPrincipi; mi pare 
moltopiu probabile, che corrompendofi la voce Tir- 

rcnii 



Lihro Terzo* 33 



ren'ii diceflfer Ttrii i noftri Cittadini in quei rozzi tem- 
pi , ne' quali univerfalmente adulteroffi ogni dialetto 
d'ltalia . Cosi ne' fecoli ancor piu antichi il nome di 
Etrufci degenero in Tufci , ed in Volfcl , quel di Vo- 
lofci . 

Il famofo Decreto di Defiderio Re de' Longobar- 
di 3 lTfcrizione di Santa Criftina ferbata in Tofcanel- 
la , gli Atti della medefima Martire 3 ed alcuni vec- 
chi Martirologj fono i luoghi fbli , ne' quali cotefti 
Tirj , e Tirenli s'incontrino . Or io dimanderei al let- 
teratiffimo difenfor del Padre Annio 3 che fa ottima- 
menre , in quai fecoli liano ftati fcritti fomiglianti 
monumenti ; fe cred'egli 3 che quei Barbari s'inten- 
deflfero del Tyrus , e Turas , erudizione ignota a Zo- 
nara, a Plinio , a Valerio Maffimo 5 aTitoLivio,a 
Dionigi Alicarnalfeo, ed a quegli antichiflimi fcrit- 
tori , confervatici dalla diligenza del Padre Annio , 
il lilenzio de' quali , circa fomiglianti nomi di Tirii , 
e Tirenfi , chiaramente ci fa conofcere, che ne" 1 tem- 
pi loro non eranoinufo; onde molto meno dovean 
efferlo ne' feguenti , fe la corruzzion delle lingue_> 
fbvraggiunta non foffe .. 

Io fbn certo , che quefta mia opinione trovera fa- 
cilmente , chi le contradica , ma non temo gia , che 
fra quefti vi faranno i celebratiflimi PP. Bollandifti , 
i quali non come io faccio , che togliendo poche__> 
lettere da Tirreni ,. e formandone Tirj , rendo cre- 
dibile , che quindi detta fi fara la Patria Tiria, ed il 
vicino lago Tirenfe ; ma ufando molto maggior li- 
cenza nel favellar di Santa Criftina , perche ravvi&r 
non fanno in qual luogo dell'antica Tofcana ripor fi 
debba la Citta di Tiro ( non eftendovi nella piu autto- 
revole antichita monumento alcuno , che ce ne accer- 
ti) per ufcir di briga trafportano il Martirio della_j 
noftra Santa in Tiro di Fenicia , e fan la Vergine Gre- 
ca di Nazione , contro 1'auttorita di tutti gl'altri , che 
To. 1 1. E di- 



3 4 Delia S tori a di Volfeno 

dicono aver clla patito in Tiro di Tofcana , ov'ella^ 
nacque, a fegno che ; laddove ne' Martirologj li Ieg- 
ge Nat alls Sanffa Crlftlna &c. vogliono, chedirfi 
debba Tramlath Sanlta Crlflina . Giudichi ora il 
Mondo letterato, fe io mi arrogo (bverchia liberta 
nel dedurre Tirj da Tirreni , unica maniera, onde am- 
metter fi polfa , che Volfeno fi chiamafTe Tiro, fenza 
entrar piu in difputa contro gli Anniani , delle opi- 
nioni de' quali il favellare farebbe oggimai un Cram~ 
hem recoquere . 

Nemolto piu (bdisfatro rimango delle altre opi- 
nion! , che ilillo fteflfb nome fi Icggono ; poiche , chi 
crederebbe rnai , che Tiro fia (lata una parte della_> 
Citta di Volfeno , quando fi trova tal nome nclle co- 
fe , che appartengono alPuniverfa Citta \ anzi fi tro- 
va (critto Tiro Citta . Ne piu verifimile riefce , che 
quefto Tiro fofTe una Citta diverfa afifatto da Volfeno, 
opinione , che in due falfi pareri fi divide \ mentre__» 
Femri neiLexico vogliono altri , ch'ella fituata fofle nell'Ifbla Marta- 
Geograt.pag.44p. na . f enza confiderar punto , che in quefta Ifola non 
apparifcono veftigia di Citta , e di tale Citta , al di 
cui governo fi mandaffe un Prefetto da Roma \ e poi 
fi legge Tiro Citta pofta preflfo al Lago di Volfeno , 
non gia nel Lago ; ficcome detto farebbefi , quando 
ella (Tata folTe edificata nell'Kbla . 

L'altro parere porta , che Tiro fia (lata una Cit- 
ta fituata preflfo del Lago , e dall'efcrefcenza di que* 
fto pofcia afforta j ma farebbe egli maravigliofo mol- 
to, che iiLago ingojita fi abbia una intiera Citta , 
cacciandola cosi al profondo , che non fi vegga fovra 
Tacqua un Apice di un edifizio e che fendofi poi riti- 
rato il Lago dalla fua primiera circonferenza quafi tre 
ftadj, non apparifcano fulle nuove fponde le rovino 
almeno della fbmmerfa Citta perloche intralafcian- 
do ancora delle altre ragioni , riporrem quefta mal 
fondata opinione tra le favole del Volgo . 

Dei 



Libro Terzo . 3 5 

De i Vefcovi di Volfeno . 
ARTICOLO IIL 

Fin da' primi fecoli della Criftianita ritrovanfi 
gli Ecclefiaftici Magiftrati diftribuiti per le_* 
Provincie , ad imitazione , e fomiglianza de' 
Politici, che la Romana giurifdizione vi efercitava- 
t)o . Imperocche , ficcome rifiedcva in Roma il capo 
deirimperfo , come a dire Tlmperadore j cosi fon- 
dovvi fua Sede il Capo dell a Chie/a , cioe il Sommo 
Pontefice ; e perche dopo Roma , neffuna Citta era_, 
piu ftimata ncl Mondo quanto AlefTandria in Egitto , 
e dopo quefta , quanto Antiochia in Soria ; il Vefcovo 
AlefTandrino, e PAntiocheno furon detti Patriarchi , 
perche efigevano i primi onori dopo il Vefcovo di Ro- 
ma , ed avevano auttorita grandiflima fbvra gli altri 
Vefcovi delle Citta di quelle Provincie ; come appun- 
to le avevano fu i Prefetti delle medefime i Proconfbli 
di quelle due Metropoli ; Iftituto , che dal Pontefice 
Anacleto agli Apoftoli fi attribuifce . Cos! (giufta la_» ^Cap. Provincias Di- 
divifione del Romano Imperio fatta da Elio Adriano , 
e da Flavio Coftantino Imperadori ) ; ficcome Cefare 
faceva i Prefetti del Pretorio^ a cui fbggiacevano i 
Vicarj, ed ai Vicarj fubordinavanfi i Proconfbli , i 
Prefidi , i Correttori , ed i Prefetti, che a minori 
Citta comandavano ; cosi nclla ftelTa guifa il Romano 
Pontefice , ed i Patriarchi creavano i Primati , a' quali 
per ordine di Gerarchia fubordinavanfi i Metropoli- 
tan! (che tale in quei tempi era il titolo, che davafi 
a quei Prelati , che or diconfi Arcivefcovi ) poichc 
allora Arcivefcovo era lo ftetfo , che Patriarca 5 o Pri- 
mate . 

Ma lafciati da parte i maggiori Prelati, favellerem 
(blamente de' Vefcovi . Proponevanfi quefti al reggi- 

E 2 mento 



ftin. 99- 



3 6 Delia S tori a di Volfmo 

mento delle Anime di una intiera Parrocchia , voca- 
bolo , che a tempi noftri troppo anguftamente fuona j 
ma ncgli antichi fecoli iignificava ildiftretto di una_> 
Citta fignorile , alia quale molte Caftella co' Terri- 
torj loro obedivano; mentre ilnome 5 che or fe le da 
di Diocefi , apparteneva allora unicamente a quelle—* 
Provincie , che da un Patriarca , o da un Primate go- 
vernavanfij ficcome con Greca voce dicevanfi Epar-< 
chiae le Regioni 3 che ad un Metropolitan© foggia- 
cevano , 

Or avendo la noftra Volfeno il fuo Magiftrato ci- 
vile 3 che a i circoftanti Paefi commandava 5 fa degna 
d'avere il fuo Vefcovo , a cui /bggiacquero quei , che 
dicevanfi Chorepifcopi , e Pertodcuttf , che quafi a' no- 
ftri Vifitatori , o a 1 Vicarj Foranei corrifpondeano . 
Circa la foggezione poi , i Vefcovi Volfenefi non co- 
nobbero altro fuperiore , che il Romano Pontefice »• 
il quale , come univerfai Paftore, fopra tutte le_j 
Chiefe del Mondo fopra'intendeva . Come Patriarca 
Occidentale , avea piu ftrettamente foggette le Chie- 
fe dell'Occidente , e come Metropolitano, fovraftava 
a tutte le Chiefe , che dicevanfi Suburbicarie , cioe , 
comprefe nel diftretto di Roma, che per cento mi- 
glia intorno a quefta Metropoli fi diftendeva 3 per la 
Tofcana, pel Piceno D e per la Campagna , Proving 
cie allora Confolari 3 e foggette al Prefetto di Ro- 
in imp. Rom. ma 5 come vuole la legge i. Cap. de officio Pr<cf, Urb. 

o come fcrive il Panvinio al Vicario di Roma . 

Quindi qualora il Romano Pontefice dovea cele- 
brare un Concilio Provinciale , chiamava fra gli altri 
i Vefcovi di Volfeno; e percio , allorche Simmaco 
Papa ottenne la Romana Sede concetfagli dall'Anti- 
papa Lorenzo , volendo provvedere aile future elez- 
zioni de' fuoi fucceffori , congrego in Roma un Con- 
cilio nella Vaticana Bafilica , negli anni del Signore 
400. ove da' ragunati Vefcovi fi feceroprudentiflimi 

Ca- 



Libro Terzo. 37 



Canoni fu la creazione de' Sommi Pofltefici ; non fi 

trafeuro fra quefti il Vefcovo Volfenefe , trovandofi 

fra (e fbttofcrizzioni de' Padri cosi fcritto . Gauden- Veg^afi il Tom. z. 

tins Volfinicnfis , & idem pro Projeffiitio Epifcopo Fo- de ' Concilj /bmpato 

yy r J \. inParigil'annoi7i4. 

ronovano . _ ^ col.*<?i.D. 

Cosi nel Sinodo terzo Romano parimente Pro- 
v'nciale tenuto d.d Papa S. Gregorio Magno nell'anno 
601. (i fotfofcriffe il noftro Vefcovo , leggendofi Can- 
d'idits Ep'/fcopus Volfinicnfis , come e nelTomog.de' 
Concilj fopracitati col. 540. B. Ma tralle opere del 
nudcfimo S. Gregorio ove il detto Concilio fi riferi- 
fce nel Tom. 2. col. 1295. F. delh ed/zione Parigina 
de' Padri Benedittini di 5. Mauro del 1705. fcorgefi 
diverfo il nome di quefto Vefcovo , che quivi chiamafi 
Claudius Epi/copus Vulfincnjis . 

Nell'anno 63o. il Papa S. Agatone celebro in_, 
Roma un Concilio , nel quale intervenne il noftro Ve- 
fcovo Agnello , che vi fi fbttofcriffe in quefta guifa_> . 
Agnellus Epi/copus SanB<s Ecclefia Volfinienfis in banc 
fuggeftionem , quam pro Apoflolica nojlra Vide unani- 
miter conjlruximus , fimiliter fubfcripjt . Cosi nel 
preallegato Tomo 3. de' Concilj col. 1135. C. Le__> 
Formole ufate dal noftro Vefcovo Agnello , fi pare 
che richieggano alcuna fpiegazione; onde ftimiamo 
far cofa grata al Lettore fbdisfacendo all'erudita fua_> 
curiofita . 

L'Imperadore Eraclio finita felicemente la guerra 
Perfiana , ingannato dal Patriarca de' Giacopiti (fpe- 
zie di Eutichiani) Atanafio, da Ciro , e Sergio Ve- 
fcovi fece un Editto nell'anno 650. 5 che nomo Ecche- 
Jis in cui fotto graviflime pene ordino, che fi credeA 
fe, chs nel noftro Signor Gesu Crifto fiano veramente 
due diftinte Nature, Divina Funa,Umana l'altra 5 giu- 
fta la definizione del Concilio Calcedonenfe ; contut* 
tociocftcre in lui unica la volonta , e l'operazione to- 
talmente divine, e null'affatto umanej cosi giudi- 

cando 



3 8 Delia Storia di Volfeno 

cando della volonta , come della Perfbna , che unica, 
c divina in diftinte nature fuflifte; ficcome difini l'Ecu- 
menico Concilio Efeiino contro Neftorio l'annc>43U 
e quindi forfe , e prefe forza TErefia de' Monoteliti . 

Morto Eraclio , dopo varie vicende nella cafa_. 
Imperiale, ottenne Plmperio l'empio Coftante, il qua- 
le a fuggeftion di Paolo Patriarca Coftantinopolita- 
no , comecche fcommunicato , e dalla S. Sede depo- 
fto per Monotelita , ficcome egli fcambievolmente_j 
afflififecolle verghe , colla prigione , e colTefilio gli 
Apocrifiarj (tale era il nome de' Nunzj Apoftolici ) 
trafmi/e al Santo Papa Martino un Editto novello, 
che per la Formola di Fede anneifavi 3 nomo Tipo ac- 
ciocche egli il fottofcriveflfe . 

Il Pontefice raguno un Concilio Provincial nella 
Chiefa di S.Giovanni in Laterano nell'anno del Si- 
gnore 64.9* 5 e quivi lefiTe il Tipo , in cui rivocavafi 
YEccheJts di Eraclio; e /otto fpecie di richiamare la_j 
concordia nella Criftianita , proibivafi con pena a' 
trafgreffori , cosi di afleriruna, come due volonta , 
ed operazioni in Gesu Crifto ; Jafciando per regola_» 
di Fede folamente quanto era ftato definito da cinque 
precedenti Concilj univerfali . 

Lodo il Sinodo Lateranenfe la buona volonta di 
Cefare 3 ma condanno la frodolenta maniera di fup- 
primere la verita , fotto lo zelo di fupprimere la_> 
menzogna; onde colTapprovazione del Pontefice con- 
danno tutti i Monoteliti , come pure XEccheJis di Era- 
clio col Tipo di Coftante; fii di che il Papa mandd 
fantiffime Iettere a tutte Ie Chiefe deirUniverfo. 

RifentifiTene l'lmperadore 5 e fattofi condurre_-> 
a Coftantinopoli da Teodoro Calliopa fuo Delegato il 
Pontefice S. Martino, il rilego in una Penifola , ove 
per molti patimenti ebbe la corona del gloriofo Mar- 
tirio . Venne pofcia in Roma Coftante , e fpogliatala 
de' fuoi piu rari ornamenti nel tornarc a Coftanti- 
nopoli, 



LibroTeno. 39 

nopoli , paf^o per la Sicilia , ove ucci/b nel Bagno , 
fu fodisfatto alfuniverfal odio , che guadagnato fi 
avea . Piacque allora al Signore Iddio , di dar pace 
alia fua Chiefa 3 facendogli fuccedere nell'Imperio 
Coftantino Pogonato, Principe giufto , e di fana_> 
Religione . Tiatto quefti con Dono Papa , e dopo la 
coftui morte, con Agatone fuo fucceflTore 5 di convoca- 
re in Coftantinopoli un Concilio Ecumenico per ripa- 
rare a' danni cagionati dal Monotelifmo alia Chiefa . 
Acconfenti volentieri alle religiofe iftanze del pio 
Imperatore il fanto Pontefice ' y e per meglio liquidar le 
materie da di/cuterfi nel Concilio univerfale , ne con- 
grego prima in Roma uno Diocefano ^ oNazionale, 
che ii fo(Te di 120. Vefcovi , fra quali venne il noftro 
Agnello Volfenefe , e quivi confermaronfi i Canoni Condi. Later. a_» 
del precedente Sinodo Lateranenfe tenuto {otto il 2 an * 2,;, iD J?? f :. ad 

Ts *-r %• c * 4- • * !• n 1 •!• 1- van. Xvl.elclui. 

Pontihcato di S. Martino; ne quali rubtlivaii per 
norma di Fede , il credere in Gesu Crifto due volon- 
ta 3 e due operazioni unaDivina, l'altra LJmana di- 
ftinte, ed inconfufe . L'umana pero non (olamente non 
ricalcitrante alia Divina, ma in tutto a lei foggetta 3 c 
condefcendente j ficcome confermato fu nel mcdefimo 
anno , che fu dell'Era volgare il 680. nel Sinodo VI. 
fra gli Ecumenici 5 e terzo fra i Coftantinopolitani . 

Il confenfo adunque de' Vefcovi Italian! nella«> 
credenza di due volonta , ed altrettante operazioni 
in Gesu Crifto, nella predetta maniera , fu quella_> 
fuggeftione fabbricata per vivere concordemente nella 
Fede Apoltolica , a cui Agnello Vefcovo di Volfeno 
co gli altri ii fottofcrilfe . 

Dopo di quefto Agnello , trovar non fi puo fralle 
memorie Ecclefiaftiche , nome alcuno de' noftri Ve- 
fcovi ; io non crederei pero , che debba dirfi per- 
cio d'aver ceflato nel finir del VII. fecolo la noftra_> 
Chiefa d'avere il fuo Vefcovo , imperocche , fic- 
come j in affaiffimi Concilj celebrati in Roma ne' tem- 
pi 



40 Delia Storia di Volfcno 

pi precedenti , non (i trovano fbttofcritti i Vefcovi 
Volfenefi , a riferva de' tre rapportati , quantunque 
egli fia certo , che ftati vi fiano , cosi il non tro- 
varfi la fbttofcrizzion de' tnedefimi 5 non puo ad- 
durfi in argomento della mancanza de 1 ftefli , che_-> 
potcrono efTere trattenuti dalPintervenirvi da quelle 
cagioni medefime , onde gli antecedent non vi fi ri- 
trovarono . 
DeEtrur.Metr.caJ. Stima TAb. Mariani , che nel fine del VII. fecolo 

effettivamente mancaffero i noftri Vefcovi, creden- 
done cagione Vcfferfi la noftra Citta ridotta a si mife- 
ro ftato, che vuota di abitatori , non poteffe dar degno 
ricetto ad un Vefcovo; ma rifietter egli dovea , che 
quantunque foffero quei tempi lagrimevoli per la no- 
flra Tofcana , non lo erano contuttocio tanto , quan- 
to furono i due fecoli precedenti ; ne quei , che fe- 
guirono , furono cos) perverfi , che merce della bar- 
barie degli Oltramontani, poteffero farquello, che 
fatto non avevano le incurfioni , i faccheggi di tanti , 
e si famelici Nimici ; ficche , fe Volfeno nel V. VI. 
e VII. fecolo ebbe la Catedra Vefcovile (malgrado 
di tanti difaftri d'ltalia) pote averla eziandio ne' fe- 
guenti fecoli non tanto malvagi . 

Ne lieve argomento dell'ampiezza della noftra_j 
Citta , e Peffer ella ftata Vefcovile in quei tempi , ne' 
quali la difciplina ecclefiafHca , non tolerava , che_^ 
ne i piccioli paefi foffero i Vefcovi , potendovi baftare 
i Coreplfcopl , ed i Pcriodeutc , de' quali favellammo di 
fbpra , giufta il decreto del Canone VI. del Concilio 
v ir*. k .1 Sardicenfe Ecumenico, tenuto l'anno 247. di noftra 

Ve^r-aii anche nel r . . . ' ... 3 ~ 

Dertero di Graziano white , e del Canone LVII. del Concilio Laodiceno , 
laDiftinz.8o. celebrato circa gli anni 364. fbtto il Pontificato di 

Liberio . Moffi i Padri de' fbpradetti Concilj a tal de- 
terminazione dal motivo di non far avvilire la dignita 
de' Vefcovi , concedendogli a qua Junque luogo , fenza 
confiderar fe quefto popolofo foffe o infrequente_-* ; 

di- 



citato 



Libro Tcrzo. 41 

difciplina , die porta i-igorofamente in ufb , fu ca- 
gionc fin da quei tempi della folenne divifione fra Cit- 
ta , e Caftelli \ ottenendo fblamente iI decorofb nome 
di Citta quel luogo , che da Catedra Vefcovile era il- 
luftrato i e reftando fra Caftelli annoverati quei Paefi, 
che da un Corepifcopo , o da un Periodeuta governa- 
vanfi : Or fe la noftra Volfeno (piu di tre fecoli dopo 
introdotta nella Criftiana Repubblica fomigliante di- 
flinzione) fi fbftenne mai fempre Citta in si calami-' 
tofi tempi \ chi potra poi credere all'Abb. Mariani , pe Etrur. Metr. loco 
che regnante Defiderio Re de' Longobardi non aveffe 
ella tanti Cittadini 3 che comparir poteffero avanti al 
medefimo a farfi valer le ragioni loro fopra il propio 
Lago contro i Viterbefi , che non ib con qual diritto 
ne pretendeano la poffeffione . Del rimanente confeA 
fiam noi , che dopo il VII. fecolo , memoria veruna 
non fi trovi de' noftri Ve/covi , della ceffazion de' 
quali , non potfiam rendere alcuna ragione , fendo que- 
fta fepolta affatto nel filenzio degli Auttori . Diciamo 
contuttocio , che molta maraviglia ne reca , che la 
noftra Patria continuato non abbia ad avere il fuo Ve- 
fcovo ; mentre ne' feguenti fecoli al Legato del Pa* 
trimonio di S. Pietro, aggiungevafi il titolo di Gover- 
nator di Volfeno . 

Nulla meno , ftrana e Topinione di Andrea Scot- 
to , laddove egli fcrive , che la Sede del Ve/covo di 
Volfeno trasferita fofle in Orvieto . Baftava ch'ei lette 
aveffe le opere del Magno S. Gregorio , per abbatterfi 
in un Giovanni , a cui il Santo Pontefice fcriffe nelP 
anno 590. , ed in un Candido , al quale lo fteffo nell* 
anno feguente indrizzo 1' opera fulla calunnia j ed 
avrebbe offervato , che cosi il primo , come il fecon- 
do quivi fi nomano Vefcovi d'Orvieto 3 in un tempo 5 
in cui la noftra Chiefa di Volfeno avea il fuo Prelato J 
ch'era forfe quel Candido 3 o Claudio , di cui facem- 



mogia menzione 



To. II. F Or 



42 Delia Sioria di Volfcno 

Or fe Orvieto , e Volfeno ebbero nel tempo ftek 
/b il loro proprio Paftore , chi fottofcriveraifi alla_» 
opinione , che la Catedra Volfenefe trasferita in Or- 
vieto venifife? Meglio (giufta ilmioavvifb) avrebbe 
fatto egli , a fcrivere, che infiacchite ne' fecoli po- 
fteriori quefte due Citta dalle Fazzioni de' Guelfi , e 
Ghibellini, fpopolate le mura, e devaftati i Terri- 
torj loro , parve alia Santa Sede Romana , che baltaffe 
un Vefcovo a governare amendue 5 ficche fatte foflTero 
Concatedrali . Seguite pofcia le guerre tra gli Orvie- 
tani 3 ed i Volfenefi (come frappoco fcriveremo) e__» 
/uperati i fecondi , cre/cendo fempre in maggior gra- 
do i primi pel favore di Roma 5 il commun Vefcovo 
trafcuro di rifiedere nell'abbattuta Volfcno , che trat- 
to tratto reftando folamente comprefa, nella Diocefi 
d'Orvieto (ficcome ella e tuttavia) perdette Tono- 
re della prefenza del fuo Paftore , ne piu come Citta 
confideroffi ; ed in quefta maniera divifando , fal- 
vare in qualche guifa potrebbefi , l'opinione dello 
Scotti . Giovanni fuzzo da Covelluzzo antico Croni- 
fta Viterbefe 5 confervocci fblo fu di quefta materia^ 
una rara memoria , cosi leggendofi , nella flia Croni- 
ca manufcritta, che trovati nella pubblica Secretaria 
diViterbo, alia pagina 25. 

Anno 1368. detto Papa JJrbano V. ft part io de % 
Roma 3 & undone ad Montejiafcone , lo quale non era 
faBa Cipta , & fella Cipta al d) 5. del mcfc di Luglio 
& tolze al Vefcovo de Orvieto Bolzino y & al Ve/covata 
de Viterbo tolze Mart a , & Vlfila^ al Ve/covato di Ba- 
gnoreglo Celleno , al Vefcovato da Cafro tolze Valen- 
tano 3 & dette al detto Vefcovato de Montefafconc^s j 
fjuova Cipta Jaffa . 

Ma fe la Storia dal Covelluzzo rapportata e ve- 
ra 3 non credo 3 che ftaffe molto Volfeno a ritornar 
fotto la giurifdizione di Orvieto , fendo oggimai tem- 
po immemorabile, che la Volfenefe > all'Orvietana 

Chiefk 



Libro Terzo. 43 

Chiefa fbggiace . Trattano altresi de' predetti Ve- 

fcovi Volfenefi il dottiffimo Ughelli nell'Italia fagra 
Tomo X. de Epifcop. Antiq. col. iqo. ediz. Venet. 
1722. AmbrogioLucenti col. i6$2. ed il noftro Ale£ 
fandro DonZellini , nelTopufcolo delTorigine della_, 
folennita del Corpus Domini 5 il quale ftima eziandio 
quivi alia pag.63., che laChiefa Catedrale della noftra 
Citta, fofife quell'antica dedicata a Santa Criftina , 
dopoche le fu tolto il profano culto d'Apolline . 

'Dello Stato Politico di Vol [e no ne' primi 
IV fecoli Crijiiani . 

ARTICOLO IV, 

TEmpo egli e oggimai dopo aver defcritto 5 co- 
me Vol/eno dal gentilefimo alia Santa Reli- 
gione di Gesu Crifto fece paflfaggio , e rap- 
port are quelle cofe , chefbpra di cio piu degne di me- 
moria credemmo ; Tempo egli e dico 3 di rammentar 
levicende, alle quali ella foggiacque in tante, e si 
calamitofe guerre accadute ne' Criftiani fecoli , ed 
in tanti cangiamenti di fignorie , die pati Tltalia . 

Vofciacht Cojlant'm FAquila volfe Dant.p a rad.Cant.<f. 

Contro il corfo del C'zel , che la fegulo 
Tiletro alPAntho , che Lavinia tolfe . 
Ritornando adunque a continuare V interrotto 
ragionamento di cosi fatta materia , diciamo ; Che 
Volfeno ridotta nella podefta de' Romani, fece ne'pri- 
mi tempi figura di Citta confederata , come lo era in 
effetto ; ma fopprefTa la Romana liberta dalla poten- 
2a de' Cefari , dopo che Giulio il Dittator perpetuo 
(per cattivarfi l'affettodi tutte le Italiane Citta , e__> 
mantenerfi nell'occupata Tirannide) promulgo una 
legge colla quale , ad ogni Citta d'ltalia davafi il di- 

F 2 ritto 



44 Delia- S fori a di Volfeno 

ritto della Cittadinanza Romana \ fegui la Patria mia 
la fortuna delle altre , e comincio a coixfideraril per 
Municipio . Si confufero in vero in quei tempi 5 non 
folamente i metodi di governo , ma altresi i nomi , 
co' quali una dall'altra Citta diftinguevafi , ficche un 
medefimo Paefe , or dicevafiColonia 3 orPrefettura 3 
edor Municipio . 

Contuttocio Volfeno tenuta fu folamente per 
Municipio , ch'era il titolo piu illuftre , che aver po- 
teffe una Citta ; imperocche , laddove le Colonie, 
e le Prefetture erano obbligate a vivere colle Romane 
leggi 3 il Municipio non obbediva fe non alle proprie; 
dacche nacque la famofa divifione di Gius comune , e 
di Municipale j fignificandofi col primo 5 il Romano, 
col quale governavanfi tutti i popoli foggetti alia Ro- 
mana Monarchia ; e col fecondo , quel particolare 
a ciafchedun paefe , che non riconofceva altro fupe- 
riore, che i fuoi Magiftrati » 

Ne fbpra deboli argomenti fi fonda la mia opi- 
nione ; avvegnacche , Volfeno non pote ftimarfi Co- 
lonia , fendo cofa certa , e nota , che non e mai ftata 
da Roma inviata moltitudine di Cittadini a popo- 
larla ; e che non foffe Prefettura (cioe Citta gover- 
nata da un Prefetto mandato da Roma , che non po* 
tea ne Magiftrati proprj , ne fue Leggi avere ) appa- 
rifce chiaramente dal trovarfi nelle Lapidi Volfenefi 
(colle quali arricchiremo il quarto Libro della froria 
prefente) il primo ordine de' Cittadini , non chia- 
mato gia Convento , come diceafi quello delle Pre- 
fetture , ma Decurioni , proprj folamente de' Muni" 
eipj , e delle Colonie . 

Ad imitazione di Roma , ebbero i Municipj tre 
ordini di Cittadini; l'infimo de' quali fu il Plebeo, a 
cui fi apparteneva la facolta di far le leggi , e di crear 
i Magiftrati . L'ordine Equeftre, che n'era il Sccon- 
do, era di molt a ftima 3 e particolarmente nelle-^ 

guer* 



Libro Tcrzo. 45 

guerre , di onorevoli cariche veniva condecorato . 
Splendiditfimo era , e dicevafi il Terzo , cioe , de' 
Decurioni , nella fcelta de' quali molta diligenza ado- cicer. lib. *. Epift. 
peravafi . Quefti , che teneano nella Citta loro quel ad L«pwm . 
medefimo luogo , che in Roma i Senatori , furoncosi- 
detti 3 come oflerva Pomponio Giurifconfulto \ per- 
che la decima parte di coloro , che da Roma fi manda- 
vano in Colonia , fcrivevafi al pubblico Configlio . 
Ma quefta Etimologia non puo adattarfi a* Decurioni 
Municipal! , fe non per Anaiogia . Certo egli e per, 
altro, che per eflfer Decurione in Colonia 3 o in Mu- 
nicipio nullamen , che in Roma per efler Senatore 
(ficcome atteftaPlinio Giuniore) bifognava avere il 
capitale di centomila fcudi . Fra' Decurioni 5 ogn' 
anno fceglievanfi , giufta l'ampiezza della Citta , due, 
tre , o quattro, che dicevanfi "Decemviri , Triumviri^ 
o ^uadrumviri <Juri dicundo , che nelle Lapidi tro- 
vanfi cosi notati IIVIR. IIIVIR. IIIIVIR. I. D. 
Quefti faceano l'offizio de' Confoli , o almeno di Pre- 
tori \ e come reiteravafi apprefifo i Romani il Confb- 
lato 5 cosi ne i Municipj , e nelle Colonic i Duumvi- 
rati . Dieci dc' medefimi Decurioni eleggevanfi , che 
fi chiamavano Decem-primi , i quali ( come hfcib 
fcritto ErmogenianoGiurifconmlto) prefiedevanoalla 
efazzione delle gabelle, ma con queftocarico; che fe 
il Fifco facea qualche perdita a cagione , che alcun fuo 
debitore morrlTe , eran tenuti effi a reintegrare il pub- 
blico Erario . Il rimanente de' Magiftrati 3 corner 
i Ccnfori , fono gli Edili , i Queftori , e fomiglianti, 
non mancarono ne in Municipio, ne inCoIonia_, 5 
colla medefima auttorita , che in Roma ottenevano . 
Un nobile , e maeftofo Palagio in vifta al Lago , e 
nel cominciamento delPantica Citta, edificarono i no- 
ftri Volfenefi ; ove dagli Senatori , e Magiftrati i pu- 
blici affari trattar fi doveffero ; i di lui pochi avanzi , 
che ora in pie fi veggono , fatti da noi difegnare fotto 

gl'oc- 



46 Delia StoriadiVolfeno 

gl'occhi de' curiofi inveftigatori deH'antichita , in_> 
quefto luogo efponghiamo . Quindi fottopofta Roma 
airarbitrio d'un folo 5 fu eifo deftinato per refidenza 
del Prefetto Romano . Qual foffe l'eftenfione di quefto 
grand'edifizio , baftantemente ilmanifeftano i prodi- 
giofi veftigj , cbe (otto di un mio Predio nella con- 
trada detta volgarmente la Madonna de' Cacciator.i fi 
mirano . 

Ho voluto minutamente defcriver quefte cofe 5 
perche fi conofceffe qual'era la forma della noftra_> 
Citta fbtto i primi Imperadori . Provammo eziandio , 
c\\ ella fu Municipio , e per tale riconobbeia Cor- 
nelio Tacito , allorche favellando di Sejano Cavalier 
Volfenefe , il chiamo Municipale . Refta ora di veder 
brevemente di qual fbrta di municipio ella f6ffe *, men- 
tre alcuni Municipj aveano fblamente per onore quefto 
Nome ; altri , oltre il nome aveano la facolta di dare 
i loro voti ne' Romani Comizj , ed efter eletti a' Ro- 
man! Magiftrati . Certamente Volfeno fu della fecon- 
da fpeeie incomparabilmente piu onorata della prima, 
e ne daremo le prove al quarto Libro 3 quando ne_j 
atteftera la fede de' fcolpiti marmi , quanti foffero i 
Cittadini Volfenefi , che dalle Romane Dignita , cosi 
in pace , come in guerra andarono illuftrati . 

Tale era Volfeno enfro lefuemura; vedrem ora 
qual foffe , riferendofi alPaltre Citta della Tofeana_j . 
Stabilitofi Ottavio Cefare nell'Imperio ; ed avendo 
la Romana Repubblica cangiata forma ; died'egli nuo- 
va faccia di governo alle foggette Provincie , ed a fuo 
talento ne defcriffe i confini . Divife allora l'ltalia in 
XI. Provincie , la VII. delle quali fu l'Etruria . Do- 
riin.nb. 5. Natut. po centotrent'anni incirca ne fcce Flmperador Adria- 
^uaX^feqten" n0 a fu0 arbitrio divifion novella , partendola in^ 
XVII. Provincie ; ficcome attefta Sefto Rufo . La 
quinta fra quefte fu la Tofcana unita nuovamente coll' 
Umbria > al governo delle quali fi prepofe un Procon- 

fole . 



Libro Terzo. 47 



fole . Comprovofll quefta divifione per 190. anni in 
circa , poiche Flavio Coftantino Magno Imperadore, Zofimus 1. 1. Hid 
fenza mutare il numero di XVII. Provincie compo- 
nenti l'ltalia , ne alteroalquanto i confini , e /bg get- 
to coloro , che le reggevano ad altri fuperiori Magi- 
ftrati della Romana Corte ; laddove , prima non eran 
quelli , che fbttopofti a Cefare , ed al Senato . Qum- 
di conlervatafi I'unione della Tofcana colTUmbria , 
di quefta (che fu la quinta fralle Italiane Diocefi) il 
Proconfole , fuborjjinato venne al Vicario diRoma» 
Dopocche ritirofli Coftantino nelfampliata da Iui Co- 
ftantinopoli , lice credere » che l'ltalia alreraffe il 
numero della fua Partizione , leggendofi in Paolo 
Diacono , che fcrifTe ful principio del IX. fecolo le__> 
gefta de' Longobardi, effer XVIII. le Provincie d'lta- 
lia , fra le quali la VI. e la Tofcana congiunta coITAu^ 
relia , e con una parte deH'Umbria . Ma I'amminiftra- 
zione de' Proconfoli , non duro , che fino alia venuta 
delFEfirca Longino nell'Italia, il quale fbppreffi gli 
antichi nomi diConfoIare, diPrefide, e diCorret- 
tore, prepofe un Duce ad ogni Citta ; onde quelle__> 
giurifdizioni , che ampiamente fi ftendevano , furono 
dalla moltitudine de' Giurifdicenti incredibilmente ri- 
ftrette* 

Or vedremo quale in quefti fecoli faceffe figura_> 
in Tofcana la noftra Volfeno . Parra troppo , io nol 
niego, Tafferir, ch'ella ne folfe la Metropoli ; men- 
tre Volfeno, e Viterbo fralle altrene contendono al- 
tamente il Principato ; ma per prova del mio parere , 
fenza ripeter piu le cofe gia tante fiate dette, come 
firebbe, che tanti antichi Scrittori chiaman Volfeno 
capo della Tofcana ( fenza annoverar tante Lapide y 
quante forfe in altra Citta Etrufca non s'incontrano > 
dalle quali vilibilmente appariice quanto dal Ro~ 
mano Imperio impiegati forfero i Cittadini Volfenefi 
nell'amminiftrazione onorata delle piu riguardevoli ,, 

ege- 



La prima, parola di 
quefta Iicrizzionejche 
pare non pofla legger- 
fi, ibrfedira ESAR* 
che nell'Idioma Esru- 
fco , era il nome di 
Dio 3 (come nel pri- 
mo Libro fi e detro) 
cd e crcdibile., che fi 
apponefle in principio 
delle pubbliche Tavo- 
]e j come per chiamar 
Dio in Teftimonio 
della verita delle cofe, 
che vi fi fcriveano : 
Cofcumejcliedagran- 
tichi fecoli fu tino ad 



48 Delia Storia di Volfeno 

c gelofe cariche , pretendendo forfe i Romani di Co- 
disfare al merito di tutto TEtrufco nome , premian- 
do, e follevando iVolfenefi, che n'erano i Princi- 
pi 3 fenz'addurre in teftimonianza tante , e si fuperbe 
moli penfate dalla Romana nuinificenza , ed alia ar- 
chitettura di lei accommodate, onde la dimora in Vol- 
feno de' maggiori Magiftrati dell'Imperio fi argomen- 
ta) mi riftringo folamente a fervirmi dell'atteftato , 
che me ne fa un Diploma del Magno Collantino Im- 
perador e , che incite in marmo fi e trovatoJn Spello 
a' di 12. M arzo del corrente anno 1733, •> cne 3 U * Tl ~ 
portiamo . 

£ ) S K R 

Imp. Caef. FI. Conftantinus 

Max. Germ. Sar. M. Got. ViBor 

Trlump. Aug. & FI. Conftantinus 

& FI. Jul. Conftantinus 3 & FL 

Conftans 
a Omnia quldem quae humani gene- 
ris fociet ate tuentur pervigilium cu- 
rae cogitatione compleffiimur fed pro 
vifionum noftrarum opus maximus 
eft lit vniuerfae vrbes quas in luminibus prouin- 
ciarum hac regionum omnium fpecies & forma dif 
tinguitur non modo dignitate priftinam tencant 
fed etiam ad meliorem ftatum beneficentiae nof 
trae munere prebeantur cum igitur ita ws tujci- 

ae 

a Quelta Ifcrizione leggefi in una Tavola di Marmo rotta in tre pezzi 
di altezza palrni 2. one. 4. 3 e groflezza one. 1. ^- di carattere Romano 
aflai cattivo per la formazionej come anche per l'inegualita ; ancorche i 
verfi fiano lineati fopra 3 e lotto per ciafchedun verfo con linea impreflaj 
e apparifce male fcritta con Iettere di piii 3 e di meno 3 e di pefllme concor- 
danze . E' fiata in quefta forma qui trafcritta per ferbare intieramente il 
fuo effete , avendofi folo da fapere 3 che li verfi vanno tutti a compire la 
larghezza di detta Tavola, ritrovata ne' Territorj di Spello fotto terra poco 
diftanti da due cdrpi morti in un terreno fpettante alia Venerabile Compa- 
gjfiia della Morte , in Vocabolo Colonna 3 appreflb la ffrada poco diftante 
dall' Anfiteatro , e quafi contiguo alle vcfiigie del Tearro • 



JJbro Tcrzo. 49 

ae adfereretis ejje conjun&os ut in inftituto 
confuetudinh prifciae per ftngulas annorum vi- 
ces & vobis quoque prediBis Sacerdotes creentur 
qui aput Vulftn'ws tufciae chit ate ludos 
fchenicos & gladiatorum munus exhibeant 
fed propter a; dua montium difficult at es i fi- 
ner urn fait uofa inpendio pofcereth ut indulto 
remedio Sacerdoti veftro obeditiones cele- 
brandas Vulfinios pergere neceffe non ejfet 
f cilice t ut ciuitati cui nunc Hifpellum nomen 
eft quamque fiaminiae Viae confinem adque con- 

tinuam ejfe memoratis de noftro cognomine 

nomen da rem us in qua templum flaviae gent is 

opere magnifico nimirum pro aynplitudinem 

nuncupation's exurgere ibidemque his 

Sacerdos quern anniuerfaria vice umbria de- 

dijjet fpeUaculum tarn fcenicorum ludorum 

quam gladiatorum muneris exhibere manente 

per tufciae confuetudine ut intidem ere 

st us facer dos aput. V. vlftnios vt folebat 

editionum antediblarum fpe&acula fre- 

quentare praccationi hac dejiderio veftro 

facilis accefsit nofter adfenfus nam civi- 

tati Uifpello aeternum vocabulum nomenq. 

venerandum de noftra nuncupatione concef- 

ftmus fcilicet ut inpofterum praedi&a urbs 

flauia conjlans vocetur in cuius gremio 
aedem quoque Flauiae hoc eft nojlrae gen- 
tis vt deftderatis magnifico opere perfici 
columns ea obferuatione prefcriptanea aedis 
noftrif nomine dedicata cuius quam con- 
tagiofe fuperftitionis fraudibus polluatur 
confeq ucnter etiam editionum in prae- 
di&a ciuitate exhibendorum vobis 
licentiam dedimus fcilicet vt ftcuti 
diffium eft per vices tempQris folem- 
To.IL G nit as ^ 



50 Delia $ tori a di Volfeno 

nit at editionum Vuljinot quoque non de- 
fer eat ubi treat i Etrufcia Sacerdotibut memo- 
rata celebrltai exhibenda ejl ita quippe nee 
veteribut injlitutit plurimum videbitur 
derogatum & vot qui ob prediBat caufat 
nob it fupplicet extitijlit ca quae inpen- 
dio pofiulaftit impetrata ejje guade- 
b'itit . 

Nel principio del IV. Criftiano fecolo perfeve- 
rando l'unione delledue Provincie Tofcana , ed Um- 
bria , eran quefte da un folo Proconfblo governate , il 
quale tenendo la ilia Cede in Vol/eno 3 obbligava tutte 
le Citta Etru/ehe 5 ed Umbriotte a riconoicer quefta 
per loro Metropoli . Quindi creandofi ogn'anno , a vi- 
cenda pero , ora dagl'Etrufci 5 ed ora dagli Umbriotti 
il (binmo lor Sacerdote , era queftl da confuetudine 
antica coftretto , a portarfi immediatamente a Volfe- 
no , per folennizzarvi co' fpettacoli Gladiatorj , e__ * 
Giuochi fcenici , il poireiTo 5 chequivi prendevadella 
dignita Sacerdotale .. 

Non rincrebbe mai a' To/cani il far fbmigliante 
furizione in Vol/eno , quando toccava loro Telezzione 
del Sacerdote , e perche conlideravan quefta fra leL_» 
loro piu illu/tri Cittadi , e perche la vedean fede del 
Procon/blo, e perche finalmente eran. avvezzi , da_j 
tempo immemorabile , a celebrarvela ; imperocche , 
quando la Tofcana fbla faceva una Provincia, foleanfi 
tlal novello Sacerdote. far tali fefte nel tempo della fua 
elezzione . Altrettanto pero agPlfpelleft rincreiceva 
il dover gire per alpeftre , ed intrigato viaggio fino a 
VoLfeno , per la celebrazion de v fpettaeoli; onde_» 
procurarono di liberarfi da fbmigliante. obbligazione . 
Ma quantunque fia quefta la cagione. eipofta nella fup- 
plica airimperador Coftantino , credo, che alcune 
altre ve nefo/Tero, anche piu forti y che ditfimulando 

fi ta- 



hibro Teno. 51 

fi tacquero . Paffava (io non fono per negarlo) un gran 
commercio fra gli Etrufci, e gli Umbriotti, di lingua, 
di coftumi , di leggi , e di religione ; Contuttocio , 
non Iafciavano di nudrir quella gara , che fempre quafi 
e fatale fra i popoli confinanti ; laonde non potevano, 
che di mal animo fbfifrir gli Umbriotti il veder la Re- 
gion loro quafi ridotta ad efifere unagiunta della To- 
fcana , molto maggior Provincia ; e poi coll'obliga- 
zione di celebrare a loro fpefe le fefte del Sacerdote 
da loro eletto in Volfeno, in certa maniera dichiarati 
foggetti agli Etrufci; e quefta mi fern bra la cagion 
vera , che mofle gl'lfpellefi a ricorrere all'Imperador 
Coftantino per effere da /bmigliante carico liberati , 
che quella della difficolta del viaggio , non mi par tan- 
to rimarchevole , che determinar gli poteffe a promet- 
tere all'Imperador di edificare una Bafilica nella Citta, 
loro ad onore della Gente Flavia , e fbttoporfi ad una 
tacfta obbligazione di fabbricarfi un Teatro proprio , 
ficcome fecero ; e quello ch'e piu confiderabile a de- 
porre l'antico nome della Patria . 

Condefcefe pertanto l'lmperadore alia grazia_> , 
che gli fi dimandava , colle condizioni offerte per 
ottenerla ; laonde permife a gl'lfpellefi di edificar 
nella loro Cittade la di gia nominata Bafilica ad onore 
della gente Flavia , e fopprefib ilnome d'Ifpello, vi 
foftitui quello di Flavia Coftante , di/penfandogli dal 
doverfi portare per l'avvenire a Vol/eno per celebrar- 
vi i Giuochi Sacerdotali . Non voile pero derogare__> 
alia immemorabil confuetudine de' Tofcani di efibir 
fomiglianti Giuochi in Volfeno , qualora da loro crea- 
vafi il novello Sacerdote . 

Or dalle cofe fedelmente fin qui rapportate io ar- 
gomento cosi . L'elezzione del Sommo Sacerdote.-* 
era un'azzione , che la Nazione tutta intereffava, 
dunque follennizzarfene le publiche fefte doveano in_» 
una Citta , che alia univerfa nazione fi apparteneffe . , 

G 2 Che 



5 2 Delia Storia di Volfano 

Che fe la Metropoli della Provincia , e folamente__> 
quella Citta , da cui la Provincia tutta fi rapprefenta, 
chiara cofa ellae, che una funzion Provincial nella 
Metropoli della Provincia dovea celebrarfi alia pre- 
fenza del Proconfole , de' Maggiori Magiftrati , e 
degl'Ambafciadori delle Citta fubalterne . Avendo 
noi adunque un incontraftabile monumento quaP e 
quefto Diploma di Coftantino Magno fcolpito in mar- 
mo dagPlfpellefi , non gia da' Volfenefi (che potreb- 
bero in lor favore eflfere ibfpetti di falfita) che ne at- 
tefta efferfi rapprefentati i Scenici , e Gladiator; Giuo- 
chi in Volfeno in una fbfennita 5 eke venia fefteggiata 
da tutta la Nazione ; chi dubitar potra mai , che Vol- 
feno folfe gia ne* primi fecoli del Romano Imperio U 
Metropoli della Tofcana ; e ne' feguenti , doppocche 
rUmbria all'Etrufca fu aggiunta 5 cosi delPuna , cok- 
me dslPaltra . 

Ma dirammi taluno , eflferedi niun valoretirtta_» 
la noftra argomentazione , mentre fulla Lapida di 
Spello principalmente fi fonda , la quale appena ufci^ 
ta alia luce , moltiplicata in mille copie paflfando per 
le mani de' piu Letterati d'ltalia , tutt'altro ne rap- 
porto , che applaufb , e credenza ; imperocche , con- 
frontatala cogl'altri Diplomi del Magno Coftantino , 
(molti de' quali fra le Civili Leggi rimangono) confor- 
me non fi ritrovo alio ftile della Cancellaria di quell* 
Imperadore, la lingua non e di quel fecolo , made' 
pofteriori j la mancanza della data, e di quei tholi 
u(ati da' Romani Principi 9 quando alcuna cofa aut- 
torevolmente comandavano (come fu quello della_> 
Tribunizia potefta) e un difetto , che in una legitima 
jfcrizione tolerar non fi puo ; ed oltre tuttocio , a chi 
non parra egli lontaniffimo dal vero, che il Gran_> 
le.™,-.*; ia vira <fi Coftantino ( cost zelante fondatore del culto di Cri- 
!hSbio. Wa -' ft ° fn Rom a, e cosi acre fterminator degl'Idoli, dac- 
che ftabili il fuo Imperio nel Campidoglio} abbia po- 

tuto 



Libro Terzo . 



53 



tuto comandare di effere con tutta la Famiglia fua_> 
idolatrato in Ifpello ? Per le quali ragioni , e per al- 
tre, che per brevita fi tacciono , va quefta Ifcrizione 
oggi mai fcreditata da per tutto , per fuppofta , e__ > 
derifa, come Apocrifa. 

Se adunque cosi falJace e il fondamento , chlara 
cofa e, che vaniffimo riufcir debbe quanto fbvra di 
lei fi ftabilifca . Or le io a fofrener m'impegnaffi Tifcri- 
zione di Spdlo , m'accorgo , che dopo di aver addotto 
quanto a favor di lei addur fi potrebbe (che per avven- 
tura non faria poco) avverrebbe di lei ciocche di fbmi- 
glianti materie accader fuole; cioe che reftando fem- 
pre indecifa, non le mancherian mai ne oppugnatori, 
ne difenfbri ; Laonde meglio fara ometterne la difefa; 
locche , tanto piu di buona vogliada noi fife, quan- 
to conofciamo , che al noftro intento piu riufcira uti- 
le , e piu gloriofb aVolfeno, che I'ifcrizione fi rr- 
getti per fuppofta , che per legitima fi foftenga . 

Ed acciocche non paja , che io proponga un pa- 
radoffo , piu chiaramente fpieghero il mio parere . Io 
fon d*avvifb, che la Lapida fia eflfettivamente fuppo- 
fitizia; ma la fuppofizione non gia ne' recenti, ma_» 
negli antichi fecoli fia ftata fatta dagl'Ifpellefi , la 
qual cofa verra da noi in quefta maniera faldamente 
(ficcome io fpero) comprovata . 

Certiflimo egl'e , che non fi fa mai cofa , che__y 
per alcun fine non facciafi ; laonde non pu6 dubitarfi, 
che il falfario Auttore della controverfa Ifcrizione, 
non abbia avuto il fuo ; e ficcome neffun opera mai 
per fuo danno, e fua vergogna , diremoj Ch'egli fi 
fara propofto un fine utile per la fua Patria , e glorio- 
fo . Cio fuppoflo 5 leggafi tutta. la Lapida , e rico- 
nofceraffi , che ad altro fine quivi non fi afpira , che a 
fottrarre con auttorita Imperiale indirettamente__ * 
Ifpello dalla fuperiorita di Volfeno , e direttamente 
i Sacerdoti Ifpellefi dalla celebrazione de' Giuochi fo- 

lenni 



II DivietOj che fa Co- 
ftantinoj nel divifato 
Diploma^ di ufarqua- 
lunquc fuperfHzione_> 

nel Tempio alia fua » 

Famiglia eretto , fo- 
ftien molto la (mcerita 
Jella Lapida , ferban- 
dovifi delpio Principe 
il coftume ; e ci fa cre- 
dere che la voce Ae- 
dis 3 non fignifithi 
Tempio al culto dell' 
Imperial Famiglia_» 
con^ecrato; ma Curia* 
ad onor dell'augufto 
nome di lei dedicau » 



5 4 Delia S tori a di Volfcno 

lenni nel Teatro Volfenefe . Or fe alcun voleffe con- 
tendere , fuppofta negPultimi noftri fecoli Plfcrizio- 
ne, ammetterc eziandio dovrebbe , che PAuttor di lei 
foffe un traditor della Patria , loche non va prefunto j 
imperocche , cos'altr' avrebbe egli fatto , che lafcia- 
re alia pofterita una mendace ftoria ; che quanto di 
gloria a Volfeno ( di cui nulla celar gli doveva ) ap- 
portava , dandole giurifdizione anche nelPUmbria , 
altrettanto rifondeva di vergogna fbvra d'Ifpello , in- 
ventandofi un'antica fbggezzione , che da lei profef- 
/avafi alia Tofcana ; mentre, quando vi fia ftata 5 e 
gita in oblivione cogli anni andati ; Che fe diraffi 
compofta ne' primi fecoli la falfificazione , tutto il 
contrario fe ne dedurra ; avvegnache , non vi era_. 
vergogna da rifparmiarfi ad Ifpello , fendo allora no- 
ti/fimo, che quefta Citta aveva dipendenza da Volfe- 
no i e di poca loda riufciva a Volfeno , che a lei tolto 
foffe Ponore di efiggere nel fuo Teatro gP Ifpellefi 
fpcttacoli . Oltre di che , finto il Diploma ne' primi 
fecoli 5 recava ad Ifpello Putilita di efimere i fuoi Sa - 
cerdoti dalla gita a Volfeno; laddove mentito in_- 
quefti ultimi 3 non fi fa qual profitto guadagnar mai 
poteffe . 

Conchiuderaffi adunque , che tal fuppofizione , 
foffe opera della fine del quarto fecolo Criftiano , for- 
fe fotto PImperio di Graziano , e di Valentiniano II. 
in cui quantunque gia da gran tempo prima ftata foffe 
dal gran Coftantino abolita Pldolatria , fi foftenner 
pure i fpettacoli de' Gentili , ed i Sacerdozj loro , 
non folamente nelle Provincie , ma nella medefima 
Roma fino alio eflremo del medefimo fecolo, quando 
Teodofio il grande affatto gl'aboli . 

Forfe per la traslazione delPImperio da Roma 
a Coftantinopoli , fconvolte le cofe d'ltalia , penso 
PUmbria di ftaccarfi dalla Tofcana j onde ordinata- 
mente cominciando dalle cofe di minore importanza , 

fife 



Libro Terzo . 5 5 



ii fe ftrada alia total divifione . Suppofto adunque un 
Diploma di un Imperadore morto gia da molti anni , 
ed inventata qualche cagione di non avergli ancor 
data efecuzione , fi fece con qualche artificio affolvere 
dalla Corte Imperiale daH'obligo di folennizzare in_> 
Volfeno i Giuochi Sacerdotali ; ed acciocche perpe- 
tuo nella memoria de' pofteri quefto privilegio vivef- 
fe , in marmo fcolpir lo fecero gl'Ifpellefi , comei_* 
delle decifioni , o tranfazioni delle controverfie , che 
fra duePopoli nafcevano , coftumare in quei tempi 
lbleafi . Quindi gia imbarbarito alquanto il fecolo , 
maraviglia non e , che l'Umbria (non troppo certa- 
mente doviziofa d'erudizione ) ufafTe uno ftile diverfb 
da quello di Coftantino , e facefle nel diploma fdruc- 
ciolar delle cofe , che un impoftor moderno (perche 
quefta gentefuol eflfer letterata) non v'avrebbe intro- 
dotte ^ 

Perloche , o il diploma controverfo e legit i- 

mo j ed ©gn' un vede con quanta ragione fe ne ». 

traggono le confeguenze, che vantaggiofe per Vol- 
feno ho io dedotte ; o egli e fittizio , e fendo mentito 
(ficcome provammo , nel fine del quarto fecolo) piu 
vantaggiofo ancora ne riefce ; e perche trarrem quin- 
di 3 che per quafi un fecolo di piu , cioe , fino al tempo* 
della fuppofizione , rifcoffe Volfeno gli omaggi degF 
Ifpelleli , e di quefto diritto non ne fu giuridicamente, 
ma per altrui fraude fpogliata . Sia pur bugiardo il di- 
ploma , a noi bafta 5 dalla medefima menzogna , trar- 
re la verita di quella cagione , che lo fece fupporre . 

Ne perche difpenfati fofTero , o piu tofto fi fingef- 
fero gTIfpellefi, dalla celebrazione de' Giuochi in Vol- 
feno, cefso quefta d'effere capo delle due unite Provin- 
cie ; avvegnache nel governo politico non fu confide- 
rata l'Umbria per una Diocefi diftinta dall'Etruria, go- 
vernata da un Proconfole fubordinato al Vicario Im- 
periale di Roma , e giudicata da un Pretore,, che__j 

per 



$6 Delia S tori a di Volfeno 

per aver giurifdizione fbpra quindici principali Citta , 
-fu dettoPretore di quindici Popoli , come e vifibile 
nelle Lapide colla giunta talor dell'Etruria , talor 
deH'Umbria . PRAETOR. ETRVRI^E XV. PO- 
PVL. trovafi fcolpito in una ifcrizzione , che confer- 
vafi in Volfeno; ed in un'altra rapportata dal Raine- 
rio Clafle VII. num. 1 14. PRiETOR. VMBRLE. XV. 
POPVL. leggefi in un Epigramma incifo in marmo 
trovato in Perugia . Qual fofTe la cagione di chiamare 
il medefimo , or Pretore dell'Etruria , ed or dell'Um- 
bria, dirafli altrove; ma per ora diciam folamente 
poterfi ftimare , che Tifcrizzion Penigina fia molto 
pofteriore alia Volfenefe ; mentre e credibile, che__> 
ne' tempi , che di poco precedettero al Magno Co- 
ftantino , i Magiftrati Provincial foflfero moltiplicati 
da quegPlmperadori , che fecondar vollero l'ambi- 
2ione , e l'avarizia di quegli affollati Pretendenti , 
che afifediavano la Cortelmperiale ; e quindi fcritfe 
TAutor del libro delle morti de' perfecutori al cap. 7. 
favellando dell'Imperio di Diocleziano . Et ut omnia 
terrore complerentur , Province quoque conclfa , multi 
Pr<ejide$ , &plura officio, Jingulh Regionibus , ac pe?ie 
Civitatibus Incubare : Ma quefto coftume riprovato 
venneda Coftantino Magno, quando riduffe all'antf- 
ca divifione Plmperio . 

Io per altro , che non ho il coraggio di aflferir 

quelle cofe , che all'ultima chiarezza dimoftrar non fi 

poflbno; contendere non voglio , che fempre in una 

forma , e dal fupremo fra' Tofcani Magiftrati la Citt& 

noftra governata venifle , leggendofi negli atti della_» 

noftra S. Criftina , che fiori (come fu detto) fbtto 

Plmperio di Diocleziano, e di Maflimiano , che vale 

Cos! gi'AttiLibe- a dire , negli anni del Signore 287. , che il Padre di 

ria "'' lei Urbano era Giudice di Volfeno ; ed in altri Atti , 

Lni^ediOivietp!" trovafi chiamato il medefimo , Maeftro de* Soldati 

fenza far/i menzione di altro Magiftrato, a cui fofs'egli 

fu- 



hibro Terzo. 57 

fubordinato; e fcorgendofi dagli ftefli > che quefto 
era un Magiltrato, che da Roma vi mandava , egli 
e neceflfario confeGfare , che nella fine del III. fecolo di 
Gesu Criilo , il metodo di governar le Provincie foflfc 
alterato di molto . Anzi dal Diploma , che il medefi- 
mo Coftantino Magno fcrilfe a Baflfo nel Confolato di 
Coflanzo Augufto l'VIII. , e di Coftantino Cefare , 
fi puo conghietturare , che i Magiftrati fupremi (che 
dir Ci potrebbono di appellazione , appartenenti alle 
Citta fuburbicarie) rifiedevano in Roma; contutto- 
cio , leggiamo nel Codice Teodofiano , che nel tempo 
degl'Imperadori Valentin iano , e Valente un certo 
Terenzio colla carica di Correttore teneva il fuo Tri- 
bunale in Volfeno . lmpp. Vakntinianus , & Valem 
A A. ad Terentlum Corr. Tufcia: Urbis VulJinie?iJimYL^. 
Principals , qui tamen Patronorum adept i fuerint di- 
gnitatem banc pr&rogativam laborumferant , ne inter- 
dum ad libidinem prava confulentium judicia ^gravibus 
ajficiantur injuriis . Dat. V. Kal. Novem. divo <Jovia- 
no & Varroniano Cofs. (364.) L. LXI. de Decurio- 
nibus lib. XII. Cod. Teod. Tom. 4. ibique Got if rid 
&c. Ed ofTerviamo altresi in Ammiano Marcellino , 
che lo fteffo Terenzio ebbe la Correttoria della Tofca- 
na Annonaria ; mentre nel medefimo tempo altre Cit- 
ta dell'Etruria eran contente delPamminiftrazione di 
un Rettore ; ficcome dedurre pofllamo da Rutilio Nu- 
manziano nel fuo Itinerario a Venerio Rufo . 

Chi riftringefTe ora tutte quefte memorie ftoriche 
ful governo politico della Citta noftra , e ful luogo 
da lei poffeduto tralle altre Citta della Tofcana , fa- 
cilmente verrebbe in cognizione , che ridotta l'Etru- 
ria in Provincia , Volfeno ne fu il capo , tanto mo- 
ftrandofi dalPefiftenza del governo , ove celebrar do- 
veano gli fpettacoli loro, cosi gl'Etrufci , che gPlIm- 
briotti . Ne ci moveremo a credere diverfamentedal- 
lo fcorgere Volfeno governata da s minori Magiftrati ^ 
To. II. H awe- 



5 8 Delia S tori a di Volfeno 

avvegnache., cio troveraffi in tempo , nel quale il 
fbmmo Magiftrato della Tofcana rifiedeva in Roma ; 
ficche non poteva fe jion un fuo Vicario col nome di 
Correttore, di Giudice, di Maeftro di Soldati, o di Co- 
migliante Magiftrato fubalterno , reggerequella Cit- 
ta ; mentre la pienezza della giurifdizione fopra tutta 
la Provincia , ritenevafi in Roma dal Vicario di quefta 
Citta ; e quindi (mandando ad ogni Citta Provinciale 
i fuoi Governadori fentendo le caufe in grado di ap- 
pellazione , e provvedendo alia fomma delle cofe) 
efercitavan quella podefta . che fe ftato fofle preterite 
in Provincia , efercitata non avrebbe , che nella M«> 
tropoli 3 qtial era Volfeno col titolo di Confolare . 

Dello Stato Politico di Volfeno , dal prin- 
cipio del V* Secolo , fino a tempi no fir /. 

ARTIGOLO V. 

NElla maniera tefte rapportata fi governo adun- 
que la Citta noftra, fino agli anni delPEra vol- 
gare4io. cioe, finoalTanno XVI. ddl'Impe- 
rio di Flavio Onorio figlio deli' Imperador Teodofio 
il Magno; quando prefa Roma dal Re de'Goti Ala- 
rico il di 24. Agofto , ogn' ordine di reggimento (1 
confufe ancora nelle Provincie 5 e peggioro eziandio 
nell'anno 455., quando Roma fu prefa , e faccheg- 
giata la feconda volta da* Vandal i . Crebbe il di' 
A.ccccctxxv. fordine nell'anno 475. allorcbe i Romani , vedendofi 
fovrafhre gli Alani , ed i Vandali dall'Africa , dalla 
^pagna i Vifigotti , i Franchi , ed i Borgognoni dalle 
Gallie , e gli Unni finalmente dalle altre Provincie__> 
dell'Imperio Occidental, difperando nelle proprie 
forze, veduti nello fpazio di 20. anni dieci de' fuoi 
Imperadori- travagliati da guerre, e&dizioni, e ri- 

dotti 



a. c ccccx. 



a. c. cccclv. 



Lilro Tcrzo . 59 



dotti a morte , non fapendofi , che fare , ricorfero 
agli Sciti , agPAlani , e ad alcune altre Nazioni Go- 
tiche , e chiamatele in Italia ci fi confederarono ; onde 
i Gotti particolarmente , ufando cosi profpera occa- 
fione , paffate le Alpi , richiefero ad Orefte Patrizio, 
che governava Tlmperio a nomc di Auguftolo fuo Fi- 
gliuoio, la terza parte delle campagne, le quali ne- 
gategli , all'inlldie loro s'efpofe ; lmperocche 3 fde- 
gnati dalla repulfa i Gotti , patteggiarono con Odoa- 
cre Erulo , ch'era gia ftato fcudiere di Orefte , di dar- 
gli in balia Tlmperio Occidentale , purche egli avefle 
fatto poi tutto a loro arbitrio , ed ottenuta cotal pro- 
meflTa , Signor de' Romani lo feeero . Occupata dunque 
daU'Erulo la Tirannide, coftrinfe egli Auguftolo ad 
abdicare Tlmperio in Ravenna a' 23. d'Agofto del det- 
to anno 475. , e cinque giorni dopo uccider fece Ore- 
fte in Piacenza . 

Cosi fondofll il Regno de' Gotti in Italia , che— > 
continuandofi da Teodorico Re degl'Oftrogoti vinci- 
tore, cd uccifore di Odoacre , e da fette altri Re , 
duro infino a tantoche l'lmperador Giuftiniano , man- 
dati a liberar Tltalia da cosi vil fervaggio , prima Be- 
lifario , e poi Narfete incomparabili Capitani , di- 
ftrutta quella barbara Nazione , rinovello il dominio 
degl'Imperadori fu quefte fioritiflitne Provincie ; ed A. C. Dun. 
in premio della vittoria, aftegno a Narfete Tammi- 
niftrazion dell'Italia coll'Ifole aggiacenti , cioe , Si- 
cilia , Sardegna , e Corfica col titolo di Efconfole , e 
di Maeftro dell'una , e l'altra milizia, o come il dif- 
fer altri , di Duca : Cariche da lui per io\ anni egre- 
giamente efercitate , cioe, fino agl'anni jo'o. 

Pur troppofelice ftata farebbe l'ltalia , {e le— » 
vittorie di Narfete avefter pofto iltermine alle di lei 
difavventure ; ma quefto medefimo Capitano , ch'era 
ftato il Fabro della ftefla tranquillita , divenne Taut- 
tore della pubblica rovina . Appena colle altre Ita- 

H 2 liche 



6o Delia Storia di Volfeno 

liche Provincie refpirafo avea la noftra Tofcana dalla 
foflfena fervitu fotto il Gotico Regno, il quale in vece 
di reggerla con Magiftrati , che la giufliziavi ammini- 
ftraflcro, Topprimtva con pubblici affaffinj , applican- 
do folamente ad eft orfioni , rapine , ed a tutte quelle 
fceleratezze , a cui trafportar fi fa dalla prepotenza_» 
tin animo barbaro ; appena dico incominciato fi era 
a refpirare una placida aura di liberta , quando Nar- 
fete (che con tante raritfime virtu accoppiava una fete 
difbrdinata di ricchezze) venuto in odio a' Patrizj 
Romani , fu da quefti accu/ato allMmperadorGiuftino. 

Gli amici di Beli/ario , a cui era ftato fatto tor- 
to nel richiamarlo dal comando delle armi d'Italia_» 
per foftituirgli Narfete, Uom valorofb in vero, ma 
poco amato da' Greci , perche Perfiano , e creduto 
volgarmente, anzi di difprezzo , che di ftimadegno* 
per erTer egli Eunuco, non trafcurarono cosi oppor- 
tuna pccafione per vendicar l'affronto dell'amico ; on- 
de fcorta Pavarizia , che regnava nel cuore dell'Impe- 
radrice Sofia potentilTlma appreflb il Marito Giultino* 
conofcer le fecero , quanto ingiuftamente profittaffe 
Narfete di quei tefbri dell'Italia; co' quali l'JErario 
Imperiale rifarcir potea le perdite , che nelle gotiche 
guerre foflferte avea \ Laonde , ella da donnefca im- 
prudenza trafportata , fcrifle a Narfete, che non con- 
veniva ad un JEunuco il maneggio dcllc armi ; quindi 
tomato folfe tralie Ancelle a filare. Continuo Talle- 
goria Narfete, rifpondendo a Sofia, ch'egli a' co- 
inandamenti ddla fua Signora , contradir non volea ; 
jna che , del filo fatro dalle fue mani , una tela teffuta 
avrebbe, che ne ella, ne il fuo marito fviluppar non 
avrian potuto giammai . 

Attenne in fatti la promeffa Narfete , follecitan- 
do Alboino Re de' Longobardi (popolo oriundo dall' 
Ifola Scandinavia porta nelPOceano Settentrionale) 
a venir colla gente fua ad occupar l'ltalia . Stavano in 

quel 



hibro Tcrzo. 61 

quel tempo i Longobardi mifchiati cogli Unni nella_> 
Pannonia , ritornativi di frefco dall'Italia; ove in 
aj'ito di Narfete , per ifcacciarne i Gotti guerreggiato 
aveano ; riporrandone dal dimoftrato valore tanta fa- 
ma, che univerfalmente il nome loro empieva di fpa- 
vento le perfon i . Accolfe con allegro animo il Re_j 
Alboino, i Melli di Narfete, e colle lettere invitatorie, 
quei frutti , e qielle fcelte biade figlie del fuolo Tta- 
liano , che TEfconfolo inviate gli avea per accender 
gli animi de' Longobardi ad invadere una cosl fertile, 
e beata Regione ; rifpondendo , che a* voleri di Nar- 
fete fodisfatto quanto prima da lui , e da' fuoi ft fa- 
rebbe . 

Intanto Narfete per evitar Podio de* Romani , 
a* quali piu abominofo riufcir doveva , fubito , che 
rifaputo fi fofle , ch'egli contro di loro cotanta tem- 
pefta concitata aveffe ; abbandonata Roma , fi trasferi 
a Napoli . Non indugiaron a muoverfi i Longobardi , 
chelafciate le cafe, e le pofifeffioni agli Unni nella_> 
Pannonia, con patto , che fe riufcita male gli fofle 
rimprefa d'ltalia , refe glie le averebbero nel ritorno; 
Sotto la fcorta di Alboino fi partirono il primo di 
d'Aprile delPanno 56S. A. C. dlxviii. 

La fama di moltitudine cosi fpaventofa , che ad 
inondar Tltalia moveafi dalfUngheria , dilatandofi 
verfb rOriente , ed Occidente , pofe in ifcompiglio , 
ed in coflernazione , cosi la nuova , come la vecchia_i 
Roma . Sedsva in quel tempo fu la Catedra di S. Pie- 
tro Giovanni III. Figlio di Naftagio Romano amicif- 
fimo di Narfete , per avergli impetrata dalTlmpera- 
dor Giuft ino la dignita Confblare . Credendo adunque 
il fanto , e prudente Pontefice , di poter placar l'ira 
dell'EfconfoIe, portofTi in perfona a Napoli , ed uso 
cosi dolci maniere, e convincenti rampogne, che_j 
depoflo lo fdegno, feco a Roma il conduffe , dove po- 
co dopoj morij tal fu il rancore 5 ed il di/petto* 

ch» 



62 Delia Storia di Volfeno 

ch'ebbe di non potcr rimediare allarovina, che egli 
chiamata avea full'innocente Italia . 

Giunfe in quel tempo fpedito da Coftantinopoli a 
Ravenna, LonginoPatrizio, fatto fucceffor di Nar- 
fete , feco recando per mare novello efercito. Udita 
egli la morte diNarfete, trafmife alPlmperador il 
cadavere di lui chiufo in caflfa di piombo , ed infieme 
tutto Timmenfo teforo dell'eftinto; e fendo egli ve- 
nuto con affoluto arbitrio nell'Italia , invento nuova 
foggia di governarla , fatta Ravenna , non piu Roma, 
fede della Prefettura j ne chiamoffi Duca, ma Efarca 
deU'Italia , a fbmiglianza del Governator delTAfrica, 
che parimente Efarca nomavafi ; E perche della venuta 
de' Longobardi temeafi ; fortifico le Citta frontiere 
d'ltalia verfo Lamagna , e muni di valida foldatefca , 
Roma , e Ravenna . 

Forte in altro tempo la cura , che fi toglieva_» 
Longino di munire l'ltalia, render l'avria potuta in- 
accefiibile, o inefpugnabile almeno a' Longobardi ; 
ma in quello certamente no , in cui tutte leltaliane 
Citta, non fblo da' difaftri , che le precedenti guerre 
apportati loro avevano, trovavanfi abbattute ; ma_> 
dalla peftilenza detta Inguinaria , o del Bubone , erano 
flate condotte all'ultima defblazione . Comincio que- 
fto nuovo, e peftifero morbo ad apparire in Italia , 
fa gli ultimi anni delTlmperador Giuftiniano, fino a i 
primi diGiuftino Secondo ; ed eftinfe intiere fami- 
glie , e Citta ; Aggiungeafi a tutto quefto , lo fpa- 
vento * che facevano , Je prodigiofe apparizioni di 
lance infocate , e di combattenti fchiere , che foven- 
te nel Ciel di Settentrione orribile di fe moftra face- 
vano ; onde (ficcome fcrifie il Magno S. Gregorio) 
Grande fpargimentodi fangue da quelle contrade re- 
carfi cotefte apparizioni prefaggivano . 

Ma gia fe n*entrano nelPltalia i Longobardi , e 
primieramente /begiogando il Friuli , ne fanno un_> 

Du- 



Libro Terzo. 63 

Ducafo , coftituendone Duca Gifalfo nipote di Alboi- 
no . Inoltrandofi pofcia per la Marca Trivigiana , fo- A .c. dlxix. 
no fempre accompagnati dalla vittoria ; ed avanzatifi 
piu per i paefi , che furono poi detti Lombardia , a. c. dlxx. 
giunfero ad impofifefTarfi di'Milano. Allora fu , che 
i Longobardi acclamarono Alboino Re d'ltalia , por- 
gendogli la Reale infegna, che giufta il lorocoftume^ 
era un'afta . Quindi ftabilite le cofe , che a novello 
Regno il appartengono , tutta la guerra fi trasferi a__, 
Payia , poc'anzi Regia de' Gotti . Ma ritrovata que- 
fta Citta , oltre la natural fortihcazione , che dal flu- 
me Tefino riceveva , munita mirabilmente dalParte > 
facil cofa non gli fu 1'occuparla ; onde trafcuratane 
Poppugnazione , fi penso d'infievolirla col blocco , 
il quale procedendo a lungo , non volendo Alboino 
intrattener la fortuna , che a novella imprefa il chia- 
mava , fenza liberar l'aflediata Citta , moifofi quindi 
colla maggior parte delle fue truppe, portoffi a deva- 
ftarl'Emilia, la Tofcana 3 el'Umbria. 

Contuttocio io ftimo , che la noftra Volfeno niun a. c. dlxxi. 
incommodo dalTarmi longobardiche in quella guerra 
patiflfe ; poicche , fendo ella comprefa nellaTofcana 
fuburbicaria , appartenne (giufta la recente divifione 
di Longino ) al Ducato Romano , il quale non fu toe- 
cato dal Re Alboino, avendo impofto un Duca alla_> 
Tofcana annonaria conquiftata da lui in quefta impre- 
fa . Ben cred'io, che morto Alboino 5 e Clefone fuo 
fucceQfore nel Regno longobardico, commeflfa la fom- 
ma delle cofe a' XXX. Duchi , travagliata molto ve- 
nilfe , allorche quefti trenta di commun parere fi fpin- 
fero contro il Ducato Romano , e lo devaftarono, 
mancando poco, che nella medefima procella Roma 
fteffi non andaffe fommerfa ; conciofiache oppugnata, 
ed aifediata lungamente da 1 Barbari , farebbe ftata co- 
itretta dalla fame a renderfi al nimico , fe il pio Impe- 
rador Tiberio 3 a tempo fovvenuta non Tavefle col for- 

mento 



/. C DLXXX. 
A. C.DLXXXI. 
A. C. DLXXXII. 



A. C DXCIII. 



64 Vella-Storia di Volfeno 

mento compratole nell'Egitto; ficche difperata da' 
Longobardi 1'imprefa , giurata la tregua co' Romani 
fciolfero Paflfedio *, quantunque ne' due feguenti anni 
non cefifaflfero con foventi fcorrerie di moleftar le ter- 
re, eleCitta, che alia Romana Signoria fiapparte- 
nevano . 

Mori nell'anno 582. Plmperador Tiberio, la- 
fciando maggior fama.di fe per la Criftiana pieta , che 
per animoguerriero , ed accorto . Le nozze della di 
lui figlia , ed erede, dieron a Maurizio Cappadoce 
l'lmperio. Quefto faggio, e bellicofo Principe, tutta 
fua cura pofe a difcacciar dell'Italia i Longobardi , 
che con tanta vergogna del Roman notne , la malme- 
navano . Ne aggiunfe i ftimoli Pelagio Papa , cosi 
per lettere , come colla viva voce di quel Gregorio , 
allora fuo Nunzio appreflfo la Corte Imperiale , e po- 
fcia fuo fucceflfore nella Sede di S. Pietro col nome__> 
di Gregorio I. Onde per non piu indugiare a dar ma- 
no alFalta imprefa , richiamo Maurizio daU'Efarcato 
di Ravenna, Longino, come inetto a fbftener carica 
ditant.i importanza, foftituendogli Smaragdo Patri- 
zio, Uom nullameno pro di configlio, chedimanoj 
ed accompagnollo colla forza di novella , e fcelta fol- 
datefca ; e providde prontamente alia bifbgna d\ Ro- 
ma , col mandarvi Gregorio per Duce, e Caftorio 
per Maeftro della milizia *, Con tal nome chiamavanfi 
in quella eta coloro, che prima dicevanfi in Roma_» 
Prefetti . 

Refpirofii alquanto nella noftra Tofcana fino all' 
anno 59$. , imperocche (alia riferva del nuovo moto 
de' vicini Longobardi , fatto da Ariulfo Duca di Spo~ 
leto nell'anno antecedente, quando vi pafso per im- 
padronirfi di Roma (benche inutile tale imprefa gli 
riufcilTe) poco di memorabile, o nulla fu fbflferto ; 
benche molto per altra parte dalle ficcita -, dalle inon- 
dazioni , e dalla peftilenza Ci toljerafie . Ma in queft' 

anno 



Ubro Terzo* 65 

anno 59Z* nuova cagion di guerra dell'Efarca detto 
Romano s'accefe, il quale (avendo fempre fraftor- 
nata la pace , che S. Gregorio Magno allora gia Pon- 
tefke trattava tra 1'Imperadore , ed Agilulfo Re de' 
Longobardi , come poco onorevole per PImperadore* 
avendo paffati cinque anni nell'Efarcato fenz'aver fat- 
ta cofa onde gloria acquiftaflfe) rivolfe Fanimo alla_» 
ricuperazione di Perugia , e di altre vicine Citta , 
che alquanti anni prima erano ftate da" Longobardi 
ufurpate , e ritenevanfi ancora . Per la qual cofa pro- 
euro fare , che Maurizione Duca di Perugia ribella- 
tofi da' Longobardi 3 alflmperadore fi rivolgeffe; e 
fingendo altra cagione per venirfene a Roma , con 
un fioritiffimo efercito vi fi conduffe ; ove onorevol- 
mente ricevuto, e poco trattenutovifi , nel ritornar- 
iene a Ravenna pafso per la Tofcana , e per TUmbriaj 
ripigliando ( giufta il concertato) Sutri 3 Orta , Todi , 
ed altre Citta . 

Rifenti(fene fieramente il Re Agilulfo , e per ven- 
dicarfi cosi de' Romani, come di Maurizione, fece 
cofpirar feco Agiulfo Duca di Spoleto a quella guer- 
ra , che Tanno fuffeguente porto ne' confini di Peru- A»C SXCJV. 
gia . Dato il guaflo alia campagna fu afiediata la Citta, 
che quantunque difefa foffe dal prefidio venuto da Ro- 
ma , pure col fuo Duca Maurizione fu pre/a . Agilulfo 
uccife Maurizione, e prefidiata Perugia portoffi a Ro- 
ma incontanente ; ma tentata in vano Timprefa , do- 
po alquanti giorni fciolfe Taffedio , menando feco al- 
cuni Romani prigionieri legati colla fune al collo, a 
guifa de' cani , che mando pofcia a vendere in Fran- 
cia per ifchiavi ; ne fi curb di ufurpar di nuovo le Cit- 
tadi , e le Caftella , che '1 Romano Efarca tolte gli 
aveva . 

Gran fortuna della Chiefa , e dell'Italia fu, Tave- 

re in que' fieri tempi S. Gregorio il Grande per fupre- 

mo Paftore; perocch'egli tan to fi affatico a conciliare 

To.ll. I l'lm- 



A. C. DCV. 



66 Delia Storia di Volfeno 

Plmperador de' Roman i col Re de' Longobardi , che 
finalmente gli riufci di conchiudere fra di loroquella 
pace, che tenne lontana da' popoli Pultima rovina. 
Ma dopo la morte di lui , poco ftette a ritornar la no- 
ftra Provincia alle primiere calamita ; poiche , fpirata 
la tregua tra i Romani , ed i Longobardi , nel mefe di 
Aprile dell'anno 605. fubito i Longobardi , delPEtru- 
ria forprefero due delle noftre Citta Orvieto , e Ba- 
gnarea ; ma vi providde a tempo Paccortezza di Sma- 
ragdo per la feconda volta Efarca di Ravenna, otte- 
nendo dal Re Agilulfo la rinovazione della tregua per 
un altr'anno , pagatigli 12000. foldi $ triegua , che 
nelPanno feguente per tre altri anni fu (rabilita , e__> 
continuo pofcia cangiata in una lunghifljma pace ; im- 
perocche,fendo in Italia i Longobardi paflati dalPido- 
latrja al Criftianefimo , quantunque viziato dalferefia 
Arriana , ed avendo lafciato ancor quefto errore Agi- 
lulfo Re loro ad iftanza della piiffima Reina Teodo- 
linda fua moglie manfuefatti dalla noltra fanta Reli- 
gione; avean depofto quell'animo barbaro, e fangui- 
nario , che dalla terra natia condorto aveano , ve- 
ftendofi in vece di lui, degPltaliani coftumi ; onde 
piu bello parvegli confervarfi Pacquiftato in pace__» , 
(moderando con favie leggi, e modefta difciplina i Po- 
poli) cheinvadere, e devaftare brutalmente Paltrui. 
Ne patito avrebbe altro cangiamento la noftra Tofca- 
na , ne fottratta fi farebbe dal dominio de' Coftanti- 
nopolitani Imperadori , fe Pempieta de' medefimi Ce- 
fari , data non ne le avetfe la cagione . 

Lione Ifaurico divenuto da Mulattiere Impera- 
dore , ricordoffi d'aver promefiTo a due Ebrei , che_j 
prognoflicata cosi eccelfa dignita gli aveano, che fe 
a tanta podefta giunto fofTe , abbolito avrebbe affatto 
ilculto delle fagre Imagini ; laonde non vergognoffi 
di fcrivere a Gregorio II, , che allora era Sommo Pon- 
tefice , che fe della fua grazia gPimportava punto , co- 

/pirato 



Libro Terzo. 



67 



fpirato anch'egli aveflfe colia fua auftorita contro Ie 
Imaging altrimenti dalla Romana Sede fcacciato coll* 
Imperial forza lo avrebbe. Gregorio, che nel nome 5 
nella cittadinanza , nella dottrina , nella coftanza 3 e 
nella fantita, fu fimiliffimo al Magno 3 coraggiofa- 
mente gli rifpofe ; Che le fante Imagini erano fempre 
itate dalla Chiefa venerate ; ne permetterfi alia fua_> 
auttorita Timpugnarne il culto , ne conventre il farlo 
al fuo ufficio ; Badafle egli intanto a ciocche faceva_j 5 
perocche all' Imperadore non appartenevafi ftabilir 
Dogmi di Criftiana credenza , ma in ogni modo di- 
fendere quanto da Santi Padri era ftato in materia di 
Religione dichiarato , e ftabilito; e per moftrar piu 
apertamente il S. Pontefice , qual foffe la fua mente fu 
di quefto punto; avverti tutti gPltaliani , che rima- 
nevan fudditi dell'Imperadore , dell'erefia di lui \ af- 
ficurandogli , non eflfer egli degno piu di obedienza 5 
fc. nello fcelerato proponimento perfifteva , come co- 
lui , che da fe fteflfo dal corpo miftico della Chiefa fe- 
parato fi era . 

Non fi rimafe contuttocio il malvagio Imperado- A * C.DCCXXVI. 
re dal meditato fagrilegio; Imperocche, nelPanno 
feguente intraprefe 1'empia guerra contro le fagre__> 
Imagini , ed i loro difenfori . Quindi da Coftantino- 
poli cominciando , fpezzar feco , e cancellar tutte le 
ilatue , e tutte le pitture , che rapprefentavan Gesu 
Crirto, Maria Signora noflra , ed i Santi Martin; 
cofa, che con tanta indignazione del Popolo fu efegui- 
ta, che affollatifi molti per difenderle , gran fangue 
11 fparfe , tanto da coloro , che l'infultavano , quanto 
da quelli , che ne rigettavan gPinfulti . 

Ma troppo piu ftommacoflfene POccidente ; men- 
tre udita cotanta fceleratezza di Lione cofpirarono i 
Greci cogPltaliani contro di lui . II continente , e le 
Ifole della Grecia , apparecchiata poderofa armata 
navale , s'indrizzarono verfo Coftantinopoli per di- 

I 2 fcac- 



6 8 Delia S tori a di Volfcno 

fcacciarlo dalTrono; ma brugiatefi a cafb Ie Navi 
nell'andare , fraftornata fu si bella imprefa . Piu [di- 
ce fu la rifoluzione degl'Italiani , li quali , ne^ata 
ogni obedienza all'Eretico Imperadore, fi pofero in 
liberta ; laonde il Ducato Romano , e l'JEfarcato , co- 
ftituita di loro una novella Republica 5 ne fecero Prin- 
cipe il Papa . 

Rincrebbe fortemente a Gregorio II. fomigliante 
determinazione , come quella , che movea fofpetto 
di aver egli per altra cagione , che di religione alie- 
nati i fudditi dal proprio Principe; per laqual cofa , 
rigetto lungo tempo quefto fecolar Principato ; e ne 

Anaftaf.Bibiiot.invi- pure acconfenti , che gl'Italiani fi eleggeflfero un al- 

uGregor.Ii. tro Imperadore , cofa, che tra gli Orientali, ed Oc- 

cidental! Criltiani funeftiflima guerra accefa avrebbe . 
Ma non oltanti le renitenze del Sommo Pontefi- 
ce, accortifi i Romani , che ogni di dall'Iconomaco 
Lione fi machinavano infidie contro la vita , e la di- 
gnita di lui , lo vollero in ogni modo per Principe_«> ', 

A.CDCCXXVii. onde nelPanno , che fegui , con fblenne giuramento 
fi obligarono a di fender la vita , e lo ftato del Roma- 
no Pontefice, ed obbedire ogni cenno della fua aut- 
torita . In quefta guifa per fpontanea dedizione de* 
Popoli 5 dal greco Imperadore pafso il dominio di 
Roma , e del fuo Ducato ( in cui come diremo fu 
comprefa Volfeno ) nella podefta del Papa . 

Cio veduto da Eutichio ( ch'era ftato mandato 
daCefare per fucceffore di Paolo Efarca , uccifo da' 
Ravennati in vendetta delle fagre Imagini , cosi mal- 
menate dal fuo Imperadore) dopo elTergli andata a_» 
Vuoto ogni infidia contro Papa Gregorio, portofll a 
Ravenna coll'efercito , onde riufcigli ridur TEfarcato 
all'obedienza di Lione . Quindi colla fperanza di ri- 
cuperare il Ducato Romano , commotfe con donativi 

a.c. DCCXXVIII. i Longobardi contro il Papa j per la qual cofa , Luit- 
prando Re nell'anno feguente frodolentemente s'im- 

padroni 



Libro Terzo. 69 



padroni di Sutri ; ma vinto dalle rampogne , e da' 
regali del Papa , dopo quaranta giorni lo reftitui . 

Reitero pertanto i tentativi Eutichio , ed impe- 
gno di nuovo Luitprando alia imprefa di Roma , obli- 
gandofi di ajutarlo nel punir la fellonia di Tranfemun- 
do Duca di Spoleto , che dal fuo Re ribellato s'era^ ; 
onde congiunto il Greco efercito co' Longobardi , tal 
paura n'ebbe il ribellato Duca , che umiliatofi a Luit- 
prando giurogli fedelta . Cos) non ieppe fcufarfi il 
Longobardo di foccorrere Eutichio contro il Pontefi- 
ce Gregorio ; ficche unitamente portatifi a Roma di 
(Iretto aflfedio la cinfero. Prevedutafi dal Papa tale 
oppugnazione 3 trafcurato non avea egli di fortificare 
in qualunque modo la Citta j contuttocio , conofcen- 
do , che ad ofte cosi poderofa cedere alia fine conve- 
nuto farebbe , rnofiTo dalla fama della pieta di Luit- 
prando , ufci dalla Citta con numero/a , e nobile_> 
compagnia del Clero , e de' Magnati Romani j e por- 
tatofi alle Tende Reali ne' prati di Nerone , in tal 
guifa favcllo al Re , che il fe cangiar di proponimento, 
e ne ottenne promeflfa di partir fubito dalla terra di 
Roma fenza punto danneggiarla . In tal maniera ri- 
clamando Eutichio indarno , fu liberata Roma col 
fuo Ducato dal ritornare in poflfa deU'Eretico Impera- 
dore . Nel medefimo tempo un certo Tiberio Petafio 
concitato tumulto nella noftra Tofcana , fi fe falutare 
Imperadore 5 faccndofi da molte Cittadi giurar fedel- 
ta; ma il zelantitfimoPapa tolta ogni cagion di fcan- 
dalo , opprimer lo (ece dall'Efercito Romano . 

Agli undici di Febrajo dell'anno 73 I. morl Gre- A.CDCCXXXi. 
gorioll. 5 Uom di vita cosi illibata , che merito di 
ciTere afcritto dalla Chiefa nel numero de' Santi , e__> 
mentre a lui fi facevano l'efiequie > gli fu eletto per 
fucceifore S. Gregorio III. nato in Soria . Lunga pace 
fu goduta in quefto tempo dall'Italia a difpetto di Lio- 
ne Ifaurico , il quale per vendicarfi della ribellione_-> 

del 



A. C DCCXXXII. 



A.C.DCCXXXIX. 



A- C DCCXLII. 
A.C.DCCXLIII. 



A. CDCCXLIX. 



70 Delia Storia di Volfeno 

del Ducato Romano , mandato avea un fortiflimo efer- 
cito per mare , che giunto profperamente nelTAdria- 
tico , fbrta gran tempefta , refto ivi colle fue navi 
rotto , e fbmmerfb. Durata farebbe ancor piu la quiete 
d'ltalia , fe Tranfemundo Duca di Spoleto non 1'aveA 
fe turbata . Quefti meditando di ribellarfi dal Re Luit- 
prando , fi collego col Papa , rendendogli il Caftello 
diGallefe. Fortificato da quefta lega dall'obedienza 
del Re fi fottrafle; ma alia prima giunta deU'Eferci- 
to di Luitprando, che veniva a fame vendetta , fug- 
gi da Spoleto ed in Roma cerco Tafilo . II Papa , ed i 
Romani l'accolfero; e venuti Ambafciadori del Re , 
che minacciava guerra , fe non gli fi rendeva Tranfi- 
mundo , gli fa quefti negato ., 

Impadronitofi Luitprando del Ducato Spoletino, 
e lafciatovi per Duca Udebrando fuo Nipote , pafso 
nel Ducato Romano ; ed occupate Amelia , Orta , 
Polimarzio , e Bieda , venne fbtto Roma , ed accam- 
pofii ne' prati diNerone. Il Papa tentato in vano il 
rimedio del fuo Anteceflbre , cioe , di afTalire colle 
preghiere il Re , ne fperando ajuto alcuno dall'Ita- 
lia , mando Naftagio Vefcovo , e Sergio Prete Nunzj 
a Carlo Martello , che con auttorita Regia , benche 
col titolo di Maggiordomo governava la Francja_>, 
a pregarlo di foccorrer l'afflitta Chiefa , e di liberar 
Roma dalPaffedio ; loche. facilmente ottenne; poic- 
che alPiftanze del Martello refiftere non feppe Luit- 
prando ; ficche abbandonb TafTedio j ma i quattro 
Caftelli firitenne, che reie poi a Zaccaria Papa fuc- 
ceflbre di Gregorio III. 

Morto improvifamente Luitprando, e fuccedu- 
togli per poco tempo il fuo Nipote Udebrando , fa 
dopo fette mefi eletto Re il Duca del Priuli nomato 
Rachi . Quefli per atnpliare il Regno, attacco la_» 
Pentapoli , ed il Ducato di Roma ; Prefe molte Citta 
di quella , portolfi ad affediar Perugia. Il Papa Zac- 
caria 



Libro Tcrzo. 71 



caria con un onefto corteggio incamminoffi in perfona 

verfbTafTediata Citta , e gitofene agli alloggiamenti 

Reali , ivi fu benignamente accolto , e con doles , e 

piacevole perfuafiva indulfe il Re a pentirii dell'im- 

prefa , ed a liberar dall'affedio Perugia; come pure 

a rendere le Citta della Pentapoli : anzi la fantita del a. C dccl. 

Papa reftocotantoimpreflfa nell'animo diRachi, che J^EfcStolcoiFde£ 

nell'anno feguente andar voile colla moglie, e colla ta dai comprendere_> 

figlia a Roma per venerarlo ; e tanto refto accefo dello cinque cltt^cioeRi- 

°. ..... r . *, .. _ /•in mini che ne fu capo, 

zelo di re.ligione , che rjnunziato il Regno , prefe dalle i> e faro,Fano,Senoga- 
mani del SommoPonteficePabito Mona(lico,ed ando£ giia*ed Ancona. 
fene a vivere /otto la Regola di S. Benedetto ful mon- 
te Cafllno il rimanente de' fuoi giorni , loche fecer al- 
tresi la moglie , e la figliuola , perloche fabbricato 
ivi un Moniftero , vi il racchiufero perfin che vifTero , 
Reftato adunque vuoto il Soglio del Regno Lon- 
gobardico , fu da Comizj riempiuto colla perfbna di 
Aiftulfo fratello del medefimo Rachi . Monro quefto 
Remolta pieta nel principio , ficche volontieri giuro 
la lega col Papa Zaccaria , e col fuo fuccefifore Stefa- 
no; ma fviato pofcia dall'ambizione di ampliare il 
Regno, s'impadroni dclla Pentapoli, e dell'Efarca- a.c.dcclii. 
to; onde cefso nelTItalia l'auttorita dell'Efarca; e 
feguendo la fua fortuna , porto le armi fue vittoriofe 
fino a Roma , tutto mandando in rovina ; col minac- 
ciare altresi lo fterminio di quella Citta , fe non fi oh- 
bligavano i Romani di pagare un fbldo d'oro a tefta_* 
l'anno a lui per tributo . Tento il Papa ogni mezzo per 
fraftornarlo da si perverfo attentato; ma riufcitegli 
vane le Ambafciarie , le preghiere , ed i doni , ricorie 
ad implorar Tajutodivino con folenneProceflione__i 
dalla Bafilica Lateranenfe alia Liberiana : nella quale 
portar fees il Volto Santo ; e fotto la Croce volle_j» 5 
che fi appendefFero le tavole del violato giuramento , 
col quale lo fpergiuro Aiftulfo erafi obbligato a fer-* 
bar pace colla Chiefa ; quindi come da Dio ifpirato 5 

man- 



A.C. DCCLIV. 



A.CDCCLV. 



A.C DCCLVI. 



72 Delia Storia di Volfeno 

mando achiedere ajuto a Pipino Re diFrancia; ed 
andatovi pofcia in perfona , moflfe il pio Re a far guer- 
ra al Longobardo il quale ftretto di affedio in Pavia , 
cerco pace, promettendo defiftere dall'oppugnazione 
di Roma , e di rendere quanto aveva tolto all'Impe- 
radore , ed al Papa j ma partito Tefercito Francefe * 
manco egli di parola, e non folamente ritenne 1'ufur- 
pato , ma inviandofi di bel nuovo oftilmente a Roma 5 
s'impadroni per viaggio di Narni , e minacciando fer- 
vitu ad ogn'altra Citta , follemente fi perfuadeva , 
che tornate in Italia le forze di Francia a fargli atten- 
dere la promeffa , non farebbero . Ma fi accor/e ben 
prefto quanto mal egli fi apponeffe; poiche appena_» 
Pipino Re fu avvertito da Stefano Papa delle malvagie 
procedure di Aiftulfo j che ripaffate con nuovo efer- 
citoleAIpi, obligollo dopo quattro mefi a fciogliere 
TalTedio di Roma , e tirarfi a difender il proprio . Ne 
contento dicioquelRe benemerititfimo della Santa„» 
Sede , TafTedio per la feconda volta in Pavia 5 ed all' 
ultima difperazione il ridulfe j talmenteche all'effet- 
tiva reftituzione de' paefi ufurpati il coftrinfe ; de' 
quali fatta la donazione, e la confegna a' Miniftri Pon- 
tificj (benedetto da Dio , e dagli Uomini) nel fuo Cri- 
ftianiffimo Regno tornoffi ; ne la divina vendetta indu~ 
gio guari a punire i reiterati fpergiuri d'Aiftulfo , che 
mentre nell'anno , che fegui nuove perfidie meditava , 
e nuove guerre apparecchiava , gitofene a caccia cad- 
de da cavallo 5 o come altri vogliono inveftito da uiij 
Cinghiale , miferamente mori , fenz'avere il contento 
di lafciar del fuo fangue il fucceffore al Regno . Per la 
qual cofa , ritifci facile a Defiderio Duca di Tofcana , 
e Conteftabile di Aiftulfo , farfi Re di Lombardia , 
cofa che tanto rincrebbe al Monaco Rachi , che fu per 
la/ciare il Cbioftro , e ritornarefll fuo Trono ; laonde 
appiglioffi il nuovo Re al profittevole configlio di col- 
legarfi colla Santa Sede , acciocche defifter ella faceffe 

Rachi 



Ubro Terzo . 73 

Rachi dall'imprefa, che tolta finalmente gli avrebbe 
la Corona. Stabilitofi perquefta vianel fbglio, cgre- A. c dcclvii. 
giamente portoffi colla Sede Apoftolica j ma dopo 
morto Stefano , ed il fuo Fratello , e fuccefibre Paolo 
Romani Pontcfici , comincio a travagliar la Chiefa_» A.C.DCCLXVii. 
col gravifiimo fcifina di Coftantino fratello di Totone 
Duca di Nepi , e dopo fopito quefto dalla virtu del 
Clero Romano , a forza d'armi rubbo alia Chiefa mol- 
te Citta dell'Efarcato , della Pentapoli , e del Duca- 
to Romano. Molto fi ftudio il buon Papa Adriano A. c. DCCLXXli. 
per ridurlo a diritto fentiero; ma riufcitogli vano 
ogni maneggio , fe ricorfb all'Ancora delle tempefte 
della Navicella di S. Pietro 3 cioe , alia pieta de' Re 
Francefchi . Non indugio punto il religiofiflimo Car- 
lo , che ful Trono del morto Pipino fuo genitore fe- 
deva , di porgere arnica la mano airafflitto Pontefice ; 
Laonde prima con Ambafciadori , e pofcia con grofla 
fomma d'oro tento Foftinato Defiderio a rendere i* 
ufurpato alia Chiefa ; ma conofciuto , che a romper la , 
coftui contumacia vi volean l'armi , armato fcefe in 
Italia , e rotto l'Efercito di Defiderio fotto le Alpi , lo 
iegui fino a Pavia , munita di nuovo dal medefimo Re , 
perche gia prevedeva quell'affedio , il quale finalmente 
lo fe cadere nelle mani di Carlo; ficche fpogliatolo 
del Regno , fe che in lui s'eftingusffe la ferie de i Re 
Longobardi, che per lo fpazio di 206. anni travaglia- 
ta , e dirtrutta avean miferamente l'ltalia . 

Durante l'alTedio di Pavia, lafci'6 Carlo a Bernar- 
do fuo Zio la cura di tormentare il nimico j venendo 
egli a Roma a celebrarvi la Pafqtia . Con quefla occa- 
fione, non folamente confermo la donazione fatta da 
Pipino a favor della Santa Sede , ma l'amplio di mol- 
to ancora , aifegnandovi la Corfica , la Sardegna , la 
Sicilia, la Sabina , il Ducato di Spoleto , ed il Du- 
cato della Tofcana de' Longobardi , con quel cenfo , 
che ogn'anno da quefti Ducati pagavafi al Re de' Lon* 
To. 11. K gobar- 



74 Delia Storia di Volfeno 

gobardi , ch'era la meta dalle gabelle , che da 1 mede- 
fimi Ducati ft efiggevano , come comando FI. Autari 
nelPanno 585. Que ft a lunga digreffione era d'uopo 
premettere per formare il promeffo ordine della Cro- 
nologia , e giungere a parlar della noftra Tofcana . 

Or quanto la noftra Volfeno forTriffe in tutte le_j 
defcritte guerre , ogn'un chiaramente rifletter lo puo j 
imperocche , confinando ella co' Ducati de' Longo- 
bardi, qualora ft moffer quefti contro quello di Ro- 
ma, leconvenneincontrar tralle prime , leoftiliim- 
preffioni , e quindi , la continuata ferie degl'incendj, 
della devaftazione de 1 campi , della niorte de' Citta- 
dini , e di tante altre calamita , che feco porta una_» 
oftinata guerra , a si mifero , ed ofcuro ftato la con- 
duce , che fu perduta di vifta da quei Storici , che le 
gefta di quei fecoli alia memoria de' Pofteri fcrivendo, 
tramandarono . Ma non cosi tofto la pace (onde go- 
dette I'ltalia fotto il manfuetiflimo governo di Carlo 
Magno , di Pipino , di Bernardo , di Lodovico pio) 
fe ceflare il furor delle armi ; ch'ella , come ben nata 
pianta in fertile terreno , dopo lunga ficcita irrigata 
da benigna pioggia , rigermoglio piu felice ; e fe non 
al primiero fuo potentiffimo ftato ritorno , fi refe con- 
fiderabile almeno infra le altre Citta. della Tofcana . 

Puo dirfi con verita , che ne' feguenti fecoli una 
perfetta quiete godefle la noftra Citta , ne altro in- 
commodo pati , fe non qualch'uno , che gli cagiono 
la ribellione de' Romani , contro il loro Pontefice , c 
Principe j colla quale occafione fuggendo nella To- 
fcana i Papi 5 fu inevitable qualche briga co' Romani. 
Di fimil forta fu Tinfortunio patito a tempo di Gio- 
vanni X. Somrao Pontefice , quando il Marchefe Al- 
berto caduto in difgrazia del Papa, ufci da Roma, e 
ritirotfi in Orta Citta in quei tempi ben fortificata ; e 
di la chiamo gli Ungari , che inquella eta molefta- 
vano I'ltalia , a devaftare le Terre della Santa Sede 

in 



Lilro Terzo . 75 

in Tofcana ; feguirono la buona occafionc quei bar- 
bari , che venuti nelle noftre Contrade , non folamente 
le devaftarono , ma fpogliatele altresi de' piu preziofi 
arredi , e fupellettili , menarono feco prigionieri in 
Ungaria i. Fanciulli , e le Vergini a vivere in fervitu ; 
della quale indegnita fecero vendetta i Romani efpu- 
gnando Orta , ed uccidendo Alberto . 

Grave fu eziandio rincommodo , che nel feguen- a. C ML. 
te fecolo patimmo da i Normanni , i quali non con- 
tenti di averc occupata la campagna, ed avere fbt- 
tratta la Puglia all'imperio de' Greci , travagliarono 
altresi le terre circoftanti , non perdonando ne pure a 
quelle, che alia Sede Apoftolica fpettarono ; poiche 
fcorrendo oftilmente per la noftra Provincia pofero in 
tanto terrore gli abitatori , che molti ne' piu forti 
luoghi cercarono il rifugio ; quindi coloro , che_j 
nelle vicinanze del noftro Lago dimoravano per viver 
piu ficuri , nelle due grandTfble fi trafportarono , che 
nel mezzo di effo fituate fono . 

Riconofceva in quefti fecoli differenti Signori la 
Tofcana; imperocche, quantunque tutta intera giu- 
ridicamente ella apparteneffe alia Romana Sede , per 
le donazioni di Carlo Magno , di Ludovico Pio , e 
del Magno Ottone fatta nell'anno 067. * contuttocio 
venne fovente fmembrata , o per inveftiture fatte_> 
dalla medefima Santa Sede , o dalle occupazioni do* 
Re d'ltalia in tempi cosi torbidi , e bellicofi , come 
quelli furono; e quindi troviam noi fpeflfc fiate farfi 
menzione or de' Duchi , or de' Marched , ed or de' 
Conti della Tofcana ; A cagion dunque di guerra_> 5 
cred'io , s'introduffero nel poffeffo delle noftre terre 
i potentiflimi Antenati di Matilde Tebaldo , e Bo- 
nifacio, delle quali ricevutone per eredita il domi- 
nio , la medefima Principeffa le governo da Sovrana ; 
contuttocio, niente infuperbita da quefta Signoria, 
ne da quella , che vaftiffima pofifedeva in Lombardia , 

K 2 fo- 



A. C. MLXXXV. 



Fiorentini nella vita 
di Matiide . 

L'Auttore delle dif- 

fert. deiia Natura di 

Parma , ePiacenza* 

ciocl'Avvocato Nic- 

coli. 

A. C. MLXXX. 



A.C.MCXV. 



76 Delia Storia di Volfeno 

fofcriver ella i fuoi Diplomi voile con quefta umiliffi- 
maformola MATR1LDES DEI GRATIA SI jgUlD 
EST. 

Quefta infigne Eroina, che per quanto gloriofa 
vada per la Criftiana pieta , non Jafcia di mcritar tut- 
te le lodi , per aver fapute bene impiegar le armi , 
tanto nel protegger iRomani Pontefici perfeguitati 
dall'empio Arrigo III. Re di Germania, ed'Italia, 
e da i contumaci Romani , quanto per aver ben difefo i 
fuoi Stati , ii compiacque tanto della noftra Volfeno , 
che per gran tempo vi fi fermo ; e moffa dalla fama 
della Volfenefe Martire Criftina , ne fe ricercare ii 
Santo Corpo, ed il trovo nell'Ifola , detta Martana 
dalla vicina Terra; onde ad onor della medefima_» , 
edifico una Chiefa per quella eta magnifica , e fontuo- 
fa ; e le fagre Reliquie della Vergine , e Martire__> 5 
nella Grotta alia medefima Chiefa contigua fotto un 
Altare ripofe . Ne contenta d'averle dedicato un_> 
Tempio permaggior gloria della ftefta Santa, eletta 
per fua Protettrice , comando , che la mia Patria non 
piu Volfeno, ma S. Criftina chiamata fofle , come 
apparifce da una Donazione manufcritta , che nell' 
Archivio publico di Lucca fi conferva . 

Or non avendo quefta Real Donna figliuoli , foffe 
per zelo di religione 5 o per iftimolo di cofcien'za-. 5 
che l'obbligava a cedere al fuo S ignore cio che a lui Ci 
apparteneva (ficcome offervo un moderno dottiffimo 
Scrittore) fece teftamento, lafciando a S. Pietro la 
Signoria , che ella teneva in Tofcana , ed in L0111- 
bardia; e perche quefto Teftamento fi ftnarri , o piu 
tofto fu involato da qualch'uno foverchiamente inte- 
relfato negli affari del Re Arrigo , ella rinnovo la me- 
defima fua pia difpofizione 25. anni dopo , e con que- 
fta mori gloriofa dopo 1 3. anni , avendone viflfuti 76. 

Troppo farebbe ufcito dal fuo rapace coftume Ar- 
rigo , fe lafciatoavctfe, che la Chiefa di tutta l'ere- 

dita 



Libro Terzo. 77 



dita di Matilde s'impadroniffe. SoJlecitato egli da_» 

alcuni Italiani , s'impoffefso , di Parma , e di Manto- 

va . Ferrara , di cui Tebaldo Avo di Matilde era_> 

ftato infeudato da Giovanni XIII. Papa , ritorno alia 

Santa Sede ; Contuttocio la noftra Tofcana venne in 

potere del Sommo Pontefice , e perche da Matilde fu 

donata al Principe degli Apoftoli , chiamofli ii Patri- 

monio di SanPietro; ma non lafciarono pertanto i 

feguenti Imperadori di moleftarla , fra' quali fegna- A. c. mclvii. 

loifi Federico BarbarofTa , contro la di cui incurfione 

AdrianoIV. Papa amplio il Caftello di Volfeno cir- 

condandolo di validifllme mura, e di fpeffe Torri ; 

onde al fito di natura forte , molto coH'arre di forteZ- 

za ii accrebbe . 

Ne manco Pardimento a quefto Principe di ri- A.C.MCLViu. 
fcuotere a forza dalle noftre Citta il Regio Vodero ; 
di che fdegnoffene tanto il Papa , che quefta fu una_.» 
delle cagioni di quelle, che feguirono gravifilme dif- 
fenzioni fra il Sacerdozio , e Tlmperio ; e con ragio- 
ne rifentiffene Adriano; perocche WFodero fu una_> 
delle tre gabelle iftituite in Italia da' Re Francefchi , 
cd era unacerta fomma di formento , la quale dove- 
van pagare i Popoli fudditi, quando il Re veniva in 
Italia; in vece della quale fbleafene fovente dare__> 
l'equivalente indanajo; per Iaqual cofa efigendo Fe- 
derico da noi il Fodero , veniva a dichiararci fuoi Vaf- 
falli 5 non piu della Chiefa . 

Crebbero a difmifura l'infblenze di lui contro la 
noftra Provincia , quando egli gia dichiarato Arri- a. c mclxxxiv. 
go fuo figliuolo Re , tornoffene in Italia , la quale__> 
fendo tutta divi/a in dueFazzioni una delle quali, 
detta Guelfa , difendeva i diritti della Chiefa , l'altra 
Ghibellhia fautrice dell'Imperadore; alParrivo di lui, 
gli animi dell'una, e delPaltra parte ferocemente__> 
s'inafprirono . Forfe piucche altrove nella Tofcana ii 
tumultuo 5 prendendo aninio gl'Imperialifti , e ne- 

gando 



78 Delia Storia di Volfeno 

gando l'obedienza agli Ecclefiaftici , che governavano 
le Citta ; la qua! cofa non potendo foffrire gli ade- 
renti del Papa » chiamato foccorfb da Volfeno , da_» 
Bagnorea, e dagli altri circonvicini Paefi , fcaccia- 
rono da Orvieto tutti i ribelli colle loro famiglie . 

Ricorfero a Federico i Fuorufciti , e narrataeli la 
cagione del loro efiglio, iftantemente a ricondurli in 
Patria lo fupplicarono . Ricordoffi l'Imperadore , che 
gli Orvietani furono fautori di Papa Alefifandro III. 
contro I'lmperio, di che non voile per allora vendicar- 
icne , ma ri/pofe agli eiiliati 9 che mancato non avrebbe 
di fbccorrerli ; per la qual cola comando ad Arrigo Re 
fuo Figlio , che tofro rimettefTe in Orvieto coftoro ; e 
quando uopo il chiedefle , ancor colTarmi . Ubbidl 
pronto Arrigo al Padre , incaminandofi coll'efcrcito 
ad Orvieto . Isbigotrifll quefta nobile Citta preve- 
dendo i pericoli , che le fbvraftavano , ma non manco 
a fe ftefTa , fortificandofi con ogni fbrta di munizione , 
echiamando ajuto da ogni banda . Vennero adunque 
a difenderla ( oltre i piu vicini , tra' quali furono i 
Volfenefi ) i fbldati del Papa , i Romani (benche in 
difcordia col Pontefice loro legitimo Prencipe) i Pe- 
rugini , i Fiorentini , i Lucchefi , gli Eugubini , i 
Spoletini , gli Umbriotti , e quei della Marca , e__> 
queid'Afllfi . 

Intanto fbvraggiunfe Arrigo con validiffimo efer- 
cito de' fuoi Tedefchi , accrefciuto di numero , e di 
forze da' Fuorufciti d'Orvieto , di Corneto , e di altre 
Citta; ed alia prima giunta s'impadroni di Monte- 
pulciano , di Chiufi , di Acquapendente , di Volfe- 
no 9 di Bagnorea 5 e di altre minori Citta; e fac- 
cheggiatele tutte , afifedio finalmente Orvieto . Duro 
P afifedio due anni , e forfe piu ; finche mancando 
agli Orvietani la vettovaglia per mantenerfi , e ad Ar- 
rigo il danajo per pagare le Truppe , fi penso dall' 
una , el'altra parte alia pace; laonde fuconvenuto, 

che 



Lilro Terzo. 79 

die f\ fcioglieffe Taffedio , purche fi rendefTero a' Ban- 

diti i loro beni , e loro fi deffe licenza di abitare in_> A.C MCLXxxvn. 

Volfeno , in Aquapendente 5 ed in Bagnorea , e cos! 

fatto, redo libero Orvieto . 

Morto Federico , Arrigo fuo meceflbre ricalco 
lc veftigia del Padre , nel ritener 1'eredita della Con- 
tefla Matilde dovuta al Romano Pontefice , e per dir 
roeglio , ufurpatafene la maggior parte , anelava al 
poflfelfo della minore; ma il di lui fratello Filippo 
figlio parimente del BarbarofiTa , reftitui tutto adln- 
nocenzio III. Sommo Pontefice , a cui con /blenne_* 
giuramento dichiararono di appartenere la medefima 
eredita Ottone IV. , e Federico II. Imperadori . 

Per la qual cofa fin dal duodecimo fecolo comin- 
cio la Santa Sede ad aver pacifico il poffeflb della no- 
ftra Provincia , o almeno aflai leggermente le fa con- 
traftato ; contuttocio , benche ceflfate fofTero le guer- 
re , e la pretenzione degl'Imperadori , e de* Re_»* , 
troppo infinuato nella noftra Tofcana s'era lo fpirito 
della difcordia , e della fuperbia , perche aflfatto da 
noi fi viveffe in pace . 

Rimotfa la paura delle armi foraftiere dall'Italia, 
e debilitata la Santa Sede da tante guerre foflferte__ j , 
per cagion di varj Scifmi , che in quei tempi accadde- 
ro , e /bvrattutto , dal contumace orgoglio de' Ro- 
mani , cbe si lungamente le negarono obbedienza , 
fpogliate le Italiane Citta dal timor de' lontani , e 
de' vicini , comincio la maggior parte di loro a vivere 
afuotalento, non riconofcendo alcun fuperiore , fe 
non i fuoi Magiftrati ; e perche piu ficuro gli riufcif^ 
fe , e durevole il godimento della tanto fofpirata li- 
berta ; feccro fortifllme leghe fra di loro j onde ofifen- 
dere altrui , e difender fe ftedl in qualunque bifogna_> 
potelTero . Per quefta cagione vi voile quail un mira- 
colo della Divina Provvidenza , per eftirpare quelle 
maledette 3 c fanguinofe fazzioni de' Guelfl 3 e Ghibel- 

lini , 



80 Delia Storia di Volfeno 

lini , che quad fino alia memoria degrAvoli noftrl , 
con guerra piuche civile , fecero a brani I'ltalia . Pe- 
rocche, facendofi ogni Guelfo, ed ogni Ghibellino for- 
te , coll'aderenza di quei del medefimo partito , ogn* 
uno all'altro inefpugnabile fi rendeva . 

Intanto i Padroni de' fcudi Papali , o Imperiali , 
ed altresi i Governadori, i quali colPauttorita del Sa- 
cerdozio , o dell'Imperio reggevano le Citta , ribella- 
tefi da' loro Sovrani 3 Tiranni fi fecero de' Popoli alia 
lor fsdc commefli ; e Cq in alcun luogo ritrovofli talu- 
no, che fedelta al fuo Signor manteneffe , non man- 
covvi qualche potente Cittadino, che col favor de' 
Partiggiani , fi faceiTe padron della Patria ; e ficcome 
uopo egPe , confervar colla forza ciocche col la for- 
2a s'acquifta , egli era di meftieri ftar fempre full'ar- 
mi , e procurar coll'oppretfion de' vicini la propria^ 
impunita , e lo (tabilimento dell'ufurpata grandezza . 
A. C.MCCLXII. Quindi nel tempo, che governava la militante 

Chiefa di Dio Clemente IV. al di cui tempo ( giufia_» 
la relazione di Omberto Locato Ve/covo di Bagnarea) 
imperverfarono piucche mai le fazzioni Guelfa , e_> 
Ghibellina; i Volfenefi , che mai /empre fedeli alla__, 
Santa Sede fi mantennero , /bggetti furono ad un per- 
niciofiffimo faccheggio , avvegnache Tancredi Bifenfb 
Ghibellino , unite le armi de' Viterb^fi , To/canellefi, 
e Cornetani fuoi fazzionarj , fcorfe le vicinanze_» 
d'Orvieto depredando , ed incendiando le campagne , 
cofa ch'appena avrebbe fatto tin Goto , un Vandalo , 
un Longobardo. 

Aveva in quel tempo la Citta d'Orvieto (forfe 
non fenza ii confenfo della Corte Romana ) occupata 
la Signoria di Volfeno, e delle circoftanti Cafiella . 
Fu forrerto lunga fiagione l'afpro loro comando, ma 
cangiatofi quello in aperta tirannide , fcoffero il gio- 
go i Volfenefi, ed in liberta fi pofero . Non fu J a mia 
Patria luogo da perdcrfi fenza rincrefcimento , e da_» 

tra- 



Libro Tcrzo • 81 

trafcurarne a qualunque cofto la ricuperazione ; laon- a. c. mccxciii. 
degli Orvietani , adunato quanto poterono piu nume- 
rofo unefercito, fi portarono ad aifediarla . Lungo 
tempo cosi bravamente fi difefero i Volfenefi, che quafi 
ne fu difperata l'efpugnazione. Penfarono pertanto gli 
Orvietani , che bifogno vi folfe di molte machine Mi- 
litari per venire a capo delTimprefa ; laonde fi mando 
a Sugano per fabbricarne molte , acciocche alPurto di 
effe refiftere le noftre mura non potetfero ; onde nell' A< c. mccxciv. 
anno (eguente fu prefa Volfeno , diroccate le fue mu- 
ra , faccheggiata la robba , e portato prigione ad 
Orvieto il fior de' noftri Cittadini . 

Guari di tempo non pafso , che comincio a rin- 
crefcere al Papa , ch'era allora Bonifacio VIII. che.-» A * c ' MCCXCVI - 
si fertile, e bella regione , dal dominio Apoftolico 
disbembrata fi ftefle j perloche mando ad Orvieto il 
Cardinal Napolione Orfino , acciocche dagli Orvie- 
tani fi rendeffero alia Santa Sede le Terre, e le Ca- 
ftella di Valdilago di Volfeno . Ricufarono gli Orvie- 
tani difarlo, perlaqualcofa , il Cardinale ( come_> 
Legato Apoftolico) gli fcommunico; onde in grandi 
anguftie la Citta fi ridufle , mentre lafciativi foli quat- 
tro Sacerdoti alia cuftodia del Divin Sagramento nella 
Chiefii di S. Andrea , il Legato meno feco a Roma_, 
tutto il rimanente delClero, cosi Regolare , come 
Secolare; perlaqualcofa non furono lenti gli Orvie- 
tani a mandare Ambafciadori al Pontefice per rap- 
prefentargli le ragioni onde erano affiftiti intorno al 
dominio delle medefime Terre . Refto da quefte fodif- 
fatto il Papa , ficche confermatogliene il pofieffo gli 
dichiaro aifoluti dalle Cenfure . 

Ritornati adunque gli Orvietani a goder del Lit- 
torale del noitro Lago con tutte le Terre , che vi ftan 
fopra , penfarono a munir Volfeno , facendovi edificar 
la Rocca , cofirutta con tutte quelle fortificazioni , 
che ufir fapeva la Gotica Architettura di quei fecoli ; 
To. 11. L ficco- 



8 2 Delia Storm di Volfeno 

ficcome fi puo riconofcere dalla prefente figura , da_» 
cui la fteflTa rapprefentata viene 3 come oggidi ri- 
trovafi . 

Ma fe ne pentirono ben tofto , ficcome io credo* 
gli Orvietani; avvegnache, impofTefTatifi i Volfenefi del 
Caftello , dall'obedienza loro li fottratfero , fervendoli 
della medefima Rocca per tenere a dietro i sforzi , che 
facean quelli per riacquiftarla ; onde caduti in difpera- 
zione gli Orvietani di riaver Volfeno , fegretamente 
convennero con Ludovico Bavaro di aitarlo, quando 
egli portoffi a Roma ad ufurpar Tlmperial Diadema, 

A.C.CCCXXVIII. purche coll'armi fue gli efpugnaffe Volfeno , e glie > 

la rendeflTe . Venne il Bavaro , feco recando l'eftermi- 
nio a tutti quei Paefi ond'egli padavaj ma come ft 
rompe un procellofb mare, allorche in alto fcoglio 
s'incontra , cosi refto egli frenato, dal Volfenefe Ca- 
ftello » Ctntolo di ftretto afTedio ne tento con tutta la 
fbrza 5 e Parte, fovente Pefpugnazione , e partico- 
larmente net giorno io. di Agofto sfogo P impeto 
del fuo efercito , attaccandolo con molti validiflfirrii 
aflalti, per fbdisfare alia promeflafattaagli Orvietani 
di confegnarglielo nel giorno quindici del mecfefimo 
mefe; ogni sforzo pero vano gli riufci j anzi difpero 
Pardua imprefa ; poiche fcoperta una fegreta . intclli- 
genza con alcuni , che difendean la Rocca , fu dato a* 

■Gio. Viiiani cap. s>9. complici il meritato caftigo ; perlocche il Bavaro con 
Pi«ro Buoninfegni notabil fuo fcorno , fa coftretto a fcioglier Paffedia y 

UuJibnuiutt. e ritornar colla fuagente a Viterbo . 

Circa quefti tempi la Famiglia De Vico Viterbe- 
fe > facendo ufo delPafTenza de' Papi , che trafportata 
aveano la Santa Sede ad Avignone} occupata la Si- 
gnoria della fua Patria y comincio tirannicamente ad 
infeftare i circoftanti Paefi ; ne molto difficile gli riu- 
fci y ftendere il fuo dominio fino a Volfeno j ma non 
tolerando il Pontefice Urbano V. * che altri ufurpaffe- 
rp i beni della Sede Apoftolica , mando in Italia fuo 

Le- 



Lihro Terzo* 83 



Legato il celebratifiimo Cardinale Egidio Albornotz 3 

che neH'anno 135^- tantocoUVmi , e colla prudenza a* C. mcccliii. 

adoperofli , che in brevitfimo tempo ricupero molte 

Cittacli , e Caftella al Pontetice 3 che ddle chiavi loi o 

altamente ne carico un carro, Fu egli pertanto dal 

Papa (ad iftigazione di alcuni emoli di lui) ricercato 

a render conto del gran danajo nella fuddetta ricupe- 

razione impiegato . Quefti alia prima giunta, che__* 

{ece nella noftra Tofcana , liberando tra molte altrc 

Citta la mi a Patria 3 alia immediata obbedienza del 

Romano Pontefice Ja ridufle , rintuzzato rorgoglio s er Toma Fhmifioc- 

de i Devico 3 che fc n'erano fatti Padroni . ca nelJa vita di Col* 

Ma dopo la morte del Cardinale 3 e del Papa_ <liRen2i - 
Urbano, ritorno lo ftato della Chiefa nelmedefimo 
fconvolgimento; ficche 3 di nuovo delle Citta. fe__* 
ne divifero il dominio le piu potenti Famiglie di effo. 
Quindi nell'anno 1392. s'eranoimpofTeflTati del Cartel- A ' c MCCCXCil. 
lo Volfenefe , e percio tutta tiranneggiavano la Citta 
noftra Corrado, e Luca della Cervara, e Luca de' Bret- 
toni , majacopaccio da Fano venuto da Montalfino, 
col favore di Giovanni Tomacello, e con trattato fe- 
greto, la ricupero; locche rifaputofi da' primieri oc- 
cupatori, procurata la lega di Niccolo Farnefe, e di al- 
tri Capitani, affediata la Rocca obljgarono Jacopaccio 
a renderfi , che pofto in carcere confefso , che gli era 
ftata fuggerita quefta imprefa, da Simone da Caftel 
Peccio , Simonetto da. Mugnano, Anfelmo da Bo- 
marzo , e dal Conte Francefco da Cor bar a . Da que- 
fta confetfione, molte difcordie nacquero fra le princi- 
pal famiglie Orvietane , per efTer , cosi li primi, come 
i fecondi occupatori della Rocca, potenti nella Citta 
medefima . 

Pafso nel fcguente fecolo la Signoria di Volfeno 
in poter della famiglia Monaldefchi; ma venuto a_» 
morte Corrado di Pavolpietro , fi penso dalla Santa 
Sede alia ricuperazioue di efTa : laonde il Rettor del 

L 2 fa- 



84 Delia Storia di Volfeno 

Patrimonio unitofi con Giannicola Capitano delle_j 
fquadre Ecclefiaftiche col confenfo de' Volfenefi , en- 
tro nella Terra per la porta di S. Giovanni . Madonna 
Aurelia Colonna Vedova di Pavolpietro, riteneva 
il comando della Rocca , a cui richiefe il Rettore a_> 
nome del Papa la rellituzione delleChiavi di efla , 
Ella prontamente obedi , colla protefta pero , che « 
Sua Santira udir dovefle le ragioni , che le autorizza- 
vano il poflTefib di Volfeno . Venne pertanto Aurelia 
a Roma, ma trovo chiufe le orecchie di Niccolo V. 
Pontefice, a cui oltfe il fbftenere i diritti della Sede 
Apoftolica, premea molto il racquiftar Vol/eno , a_» 
cagion della Fortezza atta a difendere il Patrimonio 
di S. Pietro; La qual cofa , tanto gli parea neceflfa- 
ria , che altre di nuovo edificar ne fece . 
a. c. MCDJLVIH. Reft 6 adunque Volfeno in poflfanza del Papa , ne 

vi fu innovato nulla , fino alia morte del Pontefice Ca- 
lifto III. Parve quefta un opportuna occaiione a Luca 
di Gentil Monaldefchi , di forprendere la Rocca , per 
la qual cofa , coll'ajuto di un certo Vipola Volfenefe, 
cntratofene colla fua gente in Volfeno , tento di occu- 
parne il Caftello , ma Francefco Vitozzi ( la famiglia 
del quale lungamente (\ confervo in Volfeno ) Gentil 
Monaldefchi della Vipera , e Simonetto da Caflel-pie- 
tro nemici de' Monaldefchi della Cervara , raccolto 
un buon numero di Aquapedentani , e di Bagnorefi , 
vennero a foccorrer Volfeno , Perloche foprafatta 
Luca da tantamoltitudine , convennegli abbandonar 
1'imprefa fuggendo a S. Lorenzo , e pofcia ad Onano . 
Quefto fu l'ultimo sforzo fatto dalla Famiglia_» 
della Cervara , per tornare al poffeffo di Volfeno , che 
da quel tempo in poi mantennefi mai fempre obedien- 
tiffimafuddita della"Sede Apoftolica, e vantaggiofif- 
fima riufcille certamente cotale fuggezzione , poiche 
la medefima Santa Sede con molta dolcezzala gover- 
no, eonorollaliberalmente, facendola refidenza del 

Card. 



Libro Terzo. 



85 



Card. Legato del Patrimonio di S. Pietro , il quale vi 
dimorava , come particolar Signore, e Governado- 
re ', ficcome ravvifafi nella ifcrizzione in marmo pofta 
f\i la. porta della Colleggiata di Volfeno dal Card. 
Giovanni de' Medici , quando nel tempo deiPontifi- 
cato di Giulio II. vi efercitava la Legazione . 

10. TIT. S. M. IN. DOMNICA. DIAC. 

CARD. DE. MEDICES. PATRIMONII. 

ET. E LEGATO . OPPIDI. VOLSIN. 

DNO. ET . G. feguiva VBERNATORI . 

col numero delFanno 3 cioe MDXII. 

La generofita ufata dal fuddetto Cardinale verfb 
la mia Patria , fu rammentata a i Pofteri colla ripor- 
tata ifcrizzione; mentre (come altre volte abbiam_, 
detto) molte memorie della fua generofita lafcio egli 

in Volfeno pria di venir a Roma al Conclave , che 9 

tenevafi per la morte di Giulio II. ov'egli , perbuona 
forte de' letterati , fu eletto Papa col nome di Lion X. 
Mando pertanto a Volfeno a foftener le cariche da lui 
prima del Pontificate efercitatevi, il Cardinal di Santa 
Fiora . 

Chi fuccedeffe pofcia a quefto Cardinale, io non 
faprei dirlo , poicche fino al tempo di Paolo III. alrra 
memoria non ritrovafi , fe non quella del Card. Ti- 
berio Crifpo creatura del medefimo Pontefice . Se- 
gnaloffi altresi quefto magnanimo Signore (a cui non 
ofb dar titolo di Legato del Patrimonio , non aven- 
dolo egli efprefifo nella feguente ifcrizzione , contut- 
toche le probability il richiedono) fegnalofli , dico, 
nella noftra Volfeno , edificandovi un fontuofiffimo 
Palagio , al di cui ornamento v'impiego egli i piu 
valorofi Pittori di quel fecolo, per le belle arti fortu- 
natiffimo. Inalzo parimente vicino alio fteffo Palag- 
gio una magnifica porta di peperino roffo 3 dettadi 

S. Gio- 



A. C. MDXII. 



La Iettcra e" colla li- 
nes fovrapofta fi rleve 
leggereETRVRIAE. 



8 6 Delia Storia di Volfeno 

S. Giovanni , a cagion della vicinanza di una Chiefa 
dedicata gia al medefimo Santo dallanobilitfima Re- 
ligione Gerofblimitana , la quale prefentemente tutta 
diroccata fi vede . Quefta porta e alta palmi 45. -, e_j 
tnezzo, larga palmi 13 , e mezzo, ha di luce pal- 
mi 27. 

Aperfe il medefimo Card, dirimpetto alia fud- 
detta porta eziandio una ftrada , che lafcio puranche 
adornata da una picciola Chiefina , come lo attefta la 
feguente ifcrizzione , che fulla detta porta fi legge . 

TIB. CARD. CRISP. 

PORTAM. HANC. ET. E. REGIONE . VIAM. 

SACELLO. ORNATAM. 

COMMODO. ET. DECORI . VOLSINIEN* 

FACTENDVM. CVRAV1T. 

A. D. M. D. LIX. 

Vedefi a man deftra di quefta ifcrizzione l'arme del 
Cardinale, ed a man finiftra quella della Communita, 
onde apparifce , che almeno in parte eoncorfe nella_j 
fpefa l'trario di Vol fen o • 

La munificenza di quefto infignePorpora'to , fu 
imitata trentanove anni dopo intieramente, dal Com- 
mune diVoifeno, che refpirando gia Jungo tempo , 
fbtto il pacifico governo di Santa Chiefa , raura_» 
della primiera liberta , ricordatofi dell'antico fplen- 
dore della fua Patria , edifico un'altra porta , la quale 
riguarda la parte interiore della Terra , e dicefi di 
S. Francefco , per effervi preflo la Chiefa del medefi- 
mo Santo, poffeduta d^ Padri Minori Conventuali . 
Quefta porta e dello ftelfo peperino roflb , come !a_» 
prima , piu ampia , e vaga per quello , che alParchi- 
tettura appartiene. L'altezza fua e di palmi 44. e_» 
mezzo , di luce 26. larga con tutto l'ornato 49. A!e£ 
iandro Donzellini noftro concittadino , erudito in-j 

vero, 



x 



Lihro Tcrzo* 87 

vero , ma froppo /eguace del Padre Annio , vi fe io- 
vrapporre l'infcrizzione feguente da lui per quanto ia 
reputo compofta . 

-fiDIFICIORVM. QV&. TIRI PRISON 

VRBIS. ANTIQVITVS. ORNAMENTA. 

FVERE. VOLS. MEMORES.PORTAM. IN. HANG 

AMPLITVDINEM. CONSTRVXERVNT . 

A. D. M. D. XCVIII, 

Ma ritornando a' Governadori di Volieno , fro- 
viam iolamente. dopo il Card. Crifpo rammentarfi il 
Card. Girolamo Rufticucci creatura del S. Pontefice 
PioV. , che fu poicia Vicario di Roma , e fini di vi- 
vere fotto il Pontificato di Clemente VIII. nel 1603. 
Di queilo Cardinale il vede In Stemma dipinto tra le 
due parte, che chiudono il Borgo, che ci fa credere eA 
fer egli fucceduto al Cardinal Crifpo. QueiH Porpo- 
rati da noi rammentati , faro no confiderati Ira' primi 
nel Sagro Collegio , e particolarmente il Faneft_j . » 
Rulticucci , il quale (oltre la ftima , che guadagnofli 
pel proprio merito , fu fbmmamente diirinto nelP 
amore del Papa Pio V.) . Quindi ho giuilo motivo di 
giudicare , che il governo di Volieno , che feco avea 
anneiTa la legazione del Patrimonio , nori il daife , fe 
non a quei Porporati , come gia diffi 3 che molto fovra 
i Colleghi loro fi fegnalavano * 

Fin qui Volieno ebbe Ia gloria d'effere la Sede_> 
d\in Card. Legato , ed in confeguenza fece figura di 
Metropoli del Patrimonio; ma dopo il Card. Ruiti- 
cucci , altri non trovo , che vidimoraiTe, ma bensi 
ebbe molti altri , che col titolodi Protettori a' van- 
taggi di lei il adoperarono ; lafciatone poicia il go- 
verno a quei Giurifconfulti , che di tempo in tempo 
dalla Sagra Congregazione della Confulta vi fi man- 
dano fubordinati al Governador di Viterbo fovrain- 
tendente del Patrimonio . 

Tutta 



8 5 Delia Storia di Volfeno 

Tutto quello , che abbiam finora detto fovra l\ 
Governadori di Volfeno , non d'altronde ricavato 
l'abbiamo , che dalle memorie , che di loro nella no- 
ftra Patria ii veggono , mancandone per trafcuragine 
de' noftri antenati , molte altre nel noftro Archivio , 
ficche lafcio ad altri piu. informati , che ne diano 
maggior cognizione , non volendo noi farci malle- 
vadori di cole , fovra le quali puo entrarvi il dubbio . 

Ma la Citta. noftra da' ftranieri Magiftrati (giu- 
fta le vicende de' tempeftofi tempi governata) non la- 
fcio mai di avere i fuoi domeftici 5 per quanto conget- 
turar lice , a quei del Popolo Romano fomigliantiffi- 
mi, conciofiache , fenza favellar piu degli antichi , 
offerviamo, che gPodierni confervano granditfima-j 
Analogia con quelli , che amminiftrarono la Romana 
Republica dopo Tanno di Crifto 928. 3 quandoAlbe- 
rico figliuolo del Marchefe Alberto , e di Marocia.^ 
Marchefana della Tofcana , fdegnatofi con Ugone__> 
Re d'ltalia fuo Padrigno per la guanciata ricevutane 
nel porgergli da lavar le mani , fcacciollo dalla Si- 
gnoria di Roma , che le nozze della Madre ingiufta- 
mente guadagnata gli avevano, ed animo i Romani , 
(che f.eleratamente dall'obedienza de' Papi fbttratti 
s'erano) a fcuotere altresi il giogoRegio, rinovel- 
lando Tantica loro gloriofiflima Republica; onde__> 
egli fi fe crear Confolo ; altri fu eletto Pre fet to della 
Citta , e fu reftituito il Collegio de' Tribuni della_, 
Plebe 3 cognominati pero con greco nome Decarconi , 
ceifando Pamminiftrazione de' Duchi , e de' Maeftri 
della Milizia , che introdotti dagPEfarchi , erano 
ftati fotto il governo de' Pontefici per due fecoli con- 
tinuati . 

Tal Magiftrato dico , refta prefentemente adom- 
brato da quello ch'e fupremo nella noftra Communita, 
e dicefi de' Confalonieri , con nome prefo ne' feguenti 
fecoli , quando Pufbde' Confaloni tanto famofi nelle 

ftorie 



Lihro Terzo. 



8 9 



ftorie Florentine , fi fhbili nelle principal! Citta dell* 
Italia, e particolarmente in quelle , che fbvra di al- 
tre foggette , aveano Plmperio . Concioliacche , il 
primo di quefto Collegio de' Confalonieri contradi- 
ftinto viene nelle piu ricche infegne (ovra gli altri Col- 
leghi , ed equivale al Prefetto della Citta . I due__* 
feguenti , che nomanfi primo , e fecondo Priore (b- 
migliano alia podefta Confblare , ed i fubalterni fan- 
no l'uffizio de' Tribuni; bene vero , che non come 
quei della Romana Republica dalle famiglieplebee__> 
fi fcelgono , ma dalle Patrizie , come i due Priori . 
La elezzione vien fatta dal publico Conliglio coR'afti- 
flenza del Prelato , che rifiede in Viterbo . Quaranta 
Capi di famiglia rapprefentano la piena Communita 
nel Conliglio grande , che e tutto compofto di Citta- 
dini Volfeneli . Io ftimo, che quefto modo di rego- 
lamento politico, foffe nella noftra Patria introdotto 
circa la meta del X. fecolo , o dal medefimo Alberico 
Confole di Roma , che avendo ftretta parentela co 1 
Marchefi della Tofcana , pote in quefta Provincia dlf- 
feminare il Romano coftume ) o piu probabilmente fa- 
vellando il Popolo Romano fteflb come padrone ( tal 
egli s'era fatto) del Patrimonio (giufta Tantichiflima 
coftumanza de' fuoi Maggiori) voile cosi regolare le 
Citta Ibggette , come appunto egli fi governava . Ne. 
per altracagione cosi fatto Magiftrato nella mia Pa- 
tria confervafi , e non altrove , fe non perche Volfe- 
no , non folo ebbe alcuni luoghi a fe foggetti , ma_> 
giammai non fu data in Feudo a Signore alcuno , co- 
me le altre Citta , o la maggior parte lo furono , che 
nuovq metodo v'introducelTer di governo , onde piu 
in lei, che nelle altre, le piu antiche iftituzioni fi 
ravvifano . 



To. 11. M £> ellct 



90 Delia Storia di Volfeno 

Delia IftituZjione delta Solennita del 

Corpus Domini fatta per HAlira- 

colo accaduto in Volfeno . 

ARTICOLO VI. 

PArra a' noftri Concittadini , che dimenticati ci 
fiamo del prodigio accaduto in Volfeno nel 
XIILCriftiano fecolo; ma abbiam creduto noi, 
che il riportarlo a parte in quefto luogo , ci dia mag- 
gior campo di piu diffufamente parlarne , fenia. con- 
fonderlo colle guerre della noftra Patria . E ficcome 
nel primo Articolo di queflo terzo Libro fu d'uopo 
dar notizia delle noftre Catacombe fantificate dal Cor- 
po di S. Criftina , e d'altri Martiri ivi fepolti , cosi 
prefentemente defcriveremo quell'antro famofo, che 
confacrato fu dalla fcaturigine del miracolofo fangue 
del noftro Signor Gesu Crifto ufcito dalPOftia Sagra- 
mentale tralle mani di un incredulo Sacerdote Pelle- 
grino Boemo. 

Quefta narrazione perche piu viva fi ponga fotto 
gl'occhi del Lettore , fara bene defcriver prima il luo- 
go ove cotanto portento operato fu dalla Divina On- 
nipotenza per iftabilimento della noftra Fede in quel 
fecolo cosi perverfb . 

Un grand'arco dunque , da cui e foftenuta la vol- 
ta , divide lo fpeco 5 ed in lui ficcati fi veggono alcuni 
ferri , da* quali argomentafi , che pendeffero le corti- 
ne > che vietavano Tingreflfo nella parte ulteriore_^ 
a' profani , come a dire, a quelli che non erano afcritti 
all'attual fervigio del Nume , che ivi fi adorava j Luo- 
go , che da' Latini con greca derivazione dicevaii 
Adytm , cioe , luogo da non entrarvi . I/architet- 
tura di quefto ruftico Tempio dagPintendenti dell'an- 

tichita 5 



Libro Terzo. 91 

tichita , vien creduta /bmigliantifiima a quella del 
Cumano defcritto da Virgilio nel VI. libro dell'Enei- 
da . Finalmente dentro di quefta fpelonca a man de- 
ftra fi veggono in piedi quattro fuperbifilme colonne 
di marmo , detto volgarmente Porta Santa , tutte di 
un pezzo , e di ordine Corinzio , alte palmi 13. grofc 
fe4- con tanta diligenza fcannellate, che del buon_> 
fecolo creder fi poflfono : ma non altrettanto pu6 dirfi 
del grand'arcato, che fa di effe fi appoggia ; fendo 
cosi neldilegno, come nel bafTo rilevo di si barbara 
maniera , che ne ia/cia credere, foftituito quefroair 
antico daile ingiurie de' tempi , roverfciato da qualch* 
unode' nofiri primi Vefcovi ne' fecoli Gotici , o Lon- 
gobardici , o al piu dalla piifilma ContefTa Matilde_j 
nel XI. fecolo . Entro le fuddette colonne creder li- 
ce , dagl'idolatri eretto flafife l'ldolo , a cui dedicato 
era il Tempio , ne mal volentieri m'induco a credere 
agli atti della noftra Santa Criftina , che atteftano e£ 
fere appartenuto lo fieOfo ad Apolline; poiche pro- 
priinfimo era di quefto Nume velarfi il fimulacro firo 
colle cortine , che dimoftrammo gia. efiftenti nel me- 
defimo iuogo ; anzi avanzarci poffiamo a dire , che_-» 
quivi Febo rendeffe gli Oracoli , cosi dandoci ad in- 
tendere la tenebrofa ftruttura del Tempio, e le gia 
dette Cortine; mentre ferviva la prima a riempiere 
di fhgro orrore tutticoloro, che nelle dubiezze loro 
alia Deita per configlio ricorrevano ; ficclie piu di cre- 
dito, e di venerazione dalTumana credulita rifcuote- 
va la fuperftizione , e percio (per quanto le antichc 
memorie ne rammentano) fto per dire , che non fi 
trova luogo famofo per gl'Oracoli , che ftato non fia , 
come queflo di Volfeno ripofto, ed ofcuro . Concor- 
revano ancor piu le Cortine alia folenne impoh:ura_, , 
mentre rimovendo io fguardo degli aftanti dalla par- 
te interna del Tempio , e dalPldolo , davafi piu facil- 
mente ad intendere 5 che quelle amfibologiche rifpofte, 

M 2 non 



9'2 - Delia Storia di Volfeno 

non gia dalla bocca di quei malvagi Sacerdoti , che 
abufavano della commune femplicita^ ma da quella_> 
della marmorea , o mctallica ftatua prodigiofamente 
fi proferilfero . 

In queflo Tempio , ficcome rammentato fu da 
noi , condotta venne la Verginella Criftina. > e vi di- 
ft ruffe ridolo : e nel medefimo luogo 5 dopo la ilia 
pafTione, da un fuo Congiunto parimente Criftiano fu 
occLiltamente fepolta . Quefta fu la cagione , per la 
quale la noftra Martire ottenne immemorabil culto 
nello fteflfo Tempio 5 a miglior ufo cangiaio ; poiche 
toltane tutta la fuperftiziene della profana gentilira , 
fu effo dedicato al vero Dio , ed a S. Criftina , edifi- 
catovi un Altare fovra le di lei fagre Reliquie; ne 
tanto baftando a' noftri divoti Volfenefi , trafporta- 
rono nella Grotra medefima quella gran pietra, fu la 
quale venne a galla pel Lago la Santa Verginella , che 
impreffe vi lafcio le fue pedate, e collocaronla fu quel- 
lo ftefibAltare tra le quattro gia" defcritte colonne , 
ove inalzata fi vedeva prima la ftatua di Apolline_j • 
Cio crediam noi fi faceffe toftoche dal gran Coftanti- 
no fu conceifa la pace alia Chieia , negli anni di Cri- 
ito 3 12. 

Trafportatofi poi nell'I/ola Martana il Corpo del- 
la Santa , per camparlo dal furor di tanli barbari fo- 
vraggiunti nell'Italia , s'illanguidi la divozione , che 
aveafi a quella Chiefa ; ma dopo non pochi fecoli ri-' 
forgere la fece la tante volte loclata gran Conteffa Ma- 
tilde 3 che ritrovato , ed autenticato il fuddetto Cor- 
po , nel medefimo luogo lo ripofe nelfanno 1084. . 
Ma non avendoci permeffo il Cielo , che lungamente 
da noi si preziofo tefoio fi godefle 5 ehe fortivamente 
/bttratto re venne \ refto I'Altare fotto di cui ripo- 
/ava il Corpo della Martire men famofb, e frequen- 
tato da quello foffe l'altro dove impreffe le fante di lei 
veftigia h amrniravano . Quindi ogni Pellegrino , che a 

vili- 



■J- crrv .J/. >t,u.rn.. a rz 




iSopraclz yibeJic -Alta^e <ruccedette it Ttlvrcicclo detto del Cor>po^aZe d' Or-vieto 



hibro Terzo. 93 

vilitare i Santi luoghi di Roma portavafi devotamen- 
te , andava a vilitar TAltare , detto allora delle fante 
JPedate ; della ftruttura di cui , perche piu. facilmente 
il Lettore fe ne formi l'lmagine , qui ne riportiamo 
Ja llampa . 

Fra quefti Pellegrini , cbe ne' paflati fecoli chia- 
mavanii Romei , per efler eglino tutti rivolti a Roma, 
vi fu Pietro da Praga iMetropoli del Regno di Boemia, 
nome per antichififima tradizione lafciatoci da' noftri 
maggiori , il quale fu infigne nullamcno per la illiba- 
tezza di coftumi , che pel decorofb carattere Sacerdo- 
tale . Quefti /entendo particolar divozione ver/b la 
Santa noftra , nel paflar ch'egli iecc per Volfeno , tra- 
fcurar non voile d'andare a venerarla nella fua Ghiefa; 
anzi per piu quivi fantificarli a celebrar l'incruento 
fagrificio , fullo fteflTo Altare delle Pedate fi conduffe . 

Avea il buon Sacerdote fofTerta per iftrada una_> 
gagliarda , e lunga tentazione , onde l'invifibil com- 
munNimico lo induife ad averqualche dubbiezza circa 
redftenza del vero Corpo , e del Sangue del Salvator 
noftro Gesu Crifto fotto le fpecie fagrame-ntali dell' 
Oftia , e del Vino; ne per efferfi egli condotto full' 
Altare, punto rinvigorita s'era la vacillante fua Fe- 
de . Avea pur egli prefente quel duro , e ponderofo 
mar mo , che qual cera molle ricevette l'orme imprefie 
dalle tenere piante della Verginella Criftina , e che 
quail trasformatofi in lieve Iegno , galleggiando a riva 
portolla ! e pur Tafpetto di due si prodigiofi portenti, 
punto non lo incoraggirono a rifcuoterfi , e confidera- 
re , che quella onnipotenza operatrice di quei miraco- 
li , potea ben anche celar l'umanita fua invifibile agli 
occhi mortali , fotto gPaccidenti del Pane , e del Vi- 
no! Per la qual cola la DivinaProvvidenza per confon- 
dere l'incredulita di Pietro Boemo , e con effo tutti 
gl'Eretici ribelli deli'EucarifticoSagramento, fece si, 
che quando il Pellegrin Sacerdote giunfe a frangere la 

fa- 



94 Delia StoriadiVolfeno 

fagratifllma Oftia ., taleabbondanza di fangue fgorgo 
dalla medefima , che non folo imbevuta ne rimafe una 
gran parte del Corporate, ma la pietra confagrata-» 
eziandio dello fteiTo Altare ne fu tinta , e bagnata . 

Chi ridir mai potrebbe qual fofife allora il rotfbre, 
e4o fmarrimento del Sacerdote , e quale il raccapric- 
cio, e Torror degli aftanti ? Refto ful principio im- 
mobile il Celebrante , non fapendo a qual partito ap- 
pigliarfi , ma poi fatta forza a fe ftefTo , adoro re- 
dele il gran Miftero , e compuntocon larghe lagrime 
pianfe la fua incredulita ; Quindi raccolto quanto po- 
te dello fparfo fangue , all'u/b del fagrificio impiegol- 
lo; e nel riportare pofcia frettolofb in fagrilria il Cor- 
porate inzuppato di fangue, non pote fare a meno, che 
molte gocciole in terra non ne cadeffero, le quali rino- 
vellando i miracoli , cosi tenacemente impreffe rima- 
fero fovra i marmi , de' quali era laftricata la Grotta , 
che fino al giorno d'oggi nella nuova Chiefa alia publi- 
ca venerazione vive , e purpuree fulle fteffe pictre fi d\- 
mofrrano. Tutto quefto prodigiofb fatto, in un Quadro 
rapprefentato , or s'ammira in VolfenO) dalPimmortal 
pennello del celebratiffimo Cavalier Francefco Trivi- 
fani , il quale a mia iftanza, con tanta maeftria , ed 
evidenza il conduflfe , che quei medefimi movimenti (i 
deftano nell'animo di chi vede la pittura , che provati 
furono da quei , che prefenti alio ftupendo miracolo 
fi ritrovarono . 
a.cmcclxiii. Accadde , che nelPanno 126*3. in cui avvenne__> 

il portentofb fucceffo , dimorava in Orvieto il Ponte- 
fice Urbano IV* , ove portato fi era con tutta la Corte 
Romana , non folamente per vedere quella bella Cit- 
ta , ma per fermarfi altresi in luogo ad efpugnarfi dif- 
ficilitfimo ; onde riufcl un afilo ficuro per i Sommi 
Pontefici travagliati molto in quei tempi dalle fangui- 
nofe gare, che tra' Guelfi , e Ghibellini di giorno 
in giorno fempre piu in quel fecolo s'inferocivano . 

Man* 



Lihro Tcrzo. 95 



Manfredi Re di Sicilia nel medeflmo tempo non lieve 
travaglio alio ftato delta Chiefa apportava; per la quat 
cagione fu coftretto , il Papa a chiamare in fua difefa 
Carlo d'Angio Conte di Provenza , da cui fuperato , 
ed uccifo nelle vicinanze di Benevento lo ftefio Man- 
fred i , pagoquella pena, che meritano i perturbatori 
della pace Ecclefiaftica . 

Portaronfi adunque frettoloii ad Orvieto i Volfe- 
nefi conducendo feco il Boemo Sacerdote , per avvi- 
fare il fupremo Paftore dell'avvenuto miracolo . Refe 
vive grazie al Signoreil Pontefice Urbano , perche con 
un atto ftraordinario della ma incomparabile Prov- 
videnza , degnato fi fo(Te di convalidare la credenza 
de' Fedeli , e confondere la contumace ritrofia de' mi- 
fcredenti . Ordino pofcia incontanente al Vefcovo 
d'Orvieto , che andatofene a riconofcer il fatto in_> 
Volfeno , riportaffe quindi con folenne Proceflione 
ad Orvieto il Sagro Corporate , e Ja Sagratiffim.a_.» 
Oftia ; onde fu dall* innocente fangue del Divino 
Agnello il Corporate bagnato . Tuttocio fu fubito 
efeguito , e penfoffi eternare nella venerazione de 5 
Criftiani quelle infigni teftimonianze delta infallibile 
noftra Religione . Felici gli Orvietani 3 che merce 
delta grazia del Papa , e delle caldiflime iftanze loro , 
meritarono di confervare nella propria Catedrale__ji 
queft'incomparabil teforo , ove col piu fquifito culta 
vien prefentemente con fomma divozione venerato * 

Doveafi quefto raro prodigio tramandare alla__> 
memoria de' fecoli , ed a tutta la Chiefa di Gesu Cri- 
fto parteciparfi ; laonde il zelantitfimo Papa coman- 
do , che univerfalmente da tutte le Chiefe celebrata 
fempre foffe per l'avvenire, net primo giovedi dopo la 
fefta della fantiltima Trinita , quella del Sagramento 
delTEucariftia « Solennita , che per farfi in memoria 
del Corporate di Vol/eno, fu da alcuni chiamata_» 
Ft/turn Corporate , ma da' piu , che confiderano ram- 

mentar- 



96 Delia St or ia di Volfmo 

mentarvifi orrevolmente il Corpo vivifico del N. S. 
GesuCrifto, fu detta , come volgarmente fi dice Fe~ 
flum Corporis Domini , ovvero Corpus Domini . 

Vivcano nel medefimo tempo il Padre Fra Tom- 
mafo d'Aquino , che nel Convento di S. Domenico 
di Orvieto leggeva Teologia , ed il Padre Fra Bona- 
ventura da Bagnarea 3 non ancora Cardinale di Santa 
Chiefa } due luminari della maggior dottrina , che 
in quel fecolo la Criftianita tutta illuminaflfero , onde 
furon degni d'effer annoverati fra" Santi Dottori delP 
Evangelico Dogma . A quefti fu data dal Papa la cura 
di difaminare il miracoJo accaduto in Vol/eno ; ed 
avendo ricevuto Fatteftato delFautenticita del prodi- 
gio , aggiunfe loro il carico di ftendere la Meflfa 3 e__> 
POfficio j loche , quantunque foffe da entrambi egre- 
giamente efeguito , nulladimeno riufci piii felicemen- 
te all' Angelico Dottor S. TomafTo , che in tutto 
eguale a fe fteflfo , vinfe pur fe medefimo nel foaviffi- 
mo Inno Lauda Sion Sahatorem . 

Ne alcuno intanto fi maravigli , che del fatto 
accaduto in Volleno a Pietro da Praga , neffuna men- 
zione nel fuddetto Ufficio (i faccia , perlocche , il 
S. Dottore trattando in effo del fublime divinifTimo 
Miftero , trar non voile Faugufto Sagramento alia_> 
pruova de' minuti fatti , che il confermaffero , de 9 
quali copiofb catalogo teffer potea 3 tacendo ancora 
il Volfenefe, ma lafciarlo gli piacque inquella vene- 
fabile altifiima MaefU , in cui Santa Fede eel moftra 5 
e-la Cattolica Religione Io adora . 

Nel rimanente abbondevoli teftimonianze ne ren* 
de la Bolla Pontifizia , che in Orvieto confervafi , e 
eon fomma diftinzione ne favella una grande ifcrizio- 
ne in marmoroffo 5 fituata avanti alPAltare 5 ove accad- 
de il miracolo \ e con molt a ficurezza pu6 dirfi (offer- 
vato lo ftile della medefima) che almeno uno fcolare 
di S. TommafFo ne foffe Fauttore . Veggonfi tutte Ie 

pre- 



Libro Terzo . 97 

predette cofe pi li dirTiifV.mente nella Storia del Corpo- 

rale del noftro Aleflar.dro Donzellini a carte 23. Tar- 

cagnota lib. 14. parte 2. delle Storie . S.Antonino 

Arcivefcovo di Pirenze della Storia parte 3. trattato 

29. cap. 13. §. 10. ove dice. Hie Urbanus IV. in/lit uit 

folemnitatem Corporis Chrijli celebrari per orbem^ , 

qua prim non celebrabatur 3 component pulcherrimam^ 

& dcDOtiJJimam Epi/iolam in commendationemvcnera- 

bilis Sacrament i 3 qua incipit . Tranjiturus ad Patrem 

Salvador , quam Clemens V. inferi fecit in Clementina 

Extra , De Reliquiis , &> veneratione Sanclorum , ubi 

patct &c. * E piu di tutti copiofamente ne favella_> 

reruditiffimo Abbate Splendiano Andrea Pennazzi , 

gia Vicario Generale d'Orvieto , nella minuta Storia 

ch'ei fcrifle di quefto miracolo , e ftampo nell'anno 

Ed ecco in qual maniera Vol/eno fu eletta da Dio 
per Teatro della gloria del vivifico Sagramento dell' 
Altare, e fu poi fpogliata del Sagro Corporale , in_> 
cui vifibilmente il prodigio ancora a' di noftri appari- 
fce . Rimafero folamente nella noftra Terra le Pietre 
To. IL N del 

a Nel Tomo I. di Aprile de i Bollandifti alia pag. 477* ft riferifce_»j 
nella vita di S. Giuliana il Breve , che fpedi Urbano IV. ad Eva Monaca 
di S. Martino di Liegi * in cui il Papa narra 3 che avendo avuto riguardo a' 
fuoi defiderj , che la folennita del Corpo di Crifto fatta fofle Fefta univer- 
fale , l'aveva compiacciuta col far fu di cio una Bolla 3 ordinando eziandio 
un Offizio particolare di cosi gran Fella . Il Breve e dato in Orvieto agli 8. 
Settembre l'anno 1164. 

I Liegefi pretendono » che quefla Fefta fia ftata primieramente iftituita 
nella loro Citta , e di quefta opinione e ftato il Padre Papebrochio 3 uno 
degli Bollandifti 3 a cui dottamente ha rifpofto Natale Aleflandro . 

La Bolla d'Urbano IV. fovra l'lftituzione del Corpus Domini fi vede_*> 
ftampata nel Bollario Romano , ed e la prima di quefto Pontefice • E' ftani- 
pata dal Bzovio negl'Annali EcclefiafHci nell'anno 1164. num. %6. 

IlBzovioj ed ilRinaldo parlano ivi del Miracolo accaduto in Vol- 
fcno , allorche Urbano IV. dimorava in Orvieto , fondandoli fopra S.An- 
tonino nella terza delle Croniche danoi gia riportata 3 il quale racconta il 
Miracolo • 

La Bolla pertanto di Urbano e data in Orvieto l'anno 1164. 3 cioe a 
dire j un anno dopo fuccecuto il ^r3ii fatto j mcntreilPapa cola dimorava » 
ne la Bolla fa menzionc alcuna del detco Miracolo . 



98 Delia Storia di Volfmo 

del pavimento della Chiefa , che dal miracolofb San- 
gue , fjccome dicemmo, reftarono afperfe ; ne a que- 
lle penfarono i noftri Maggiori con foverchia cura , 
mentre poco decentementc ve le confervarono , infi- 
no a tantocche , il Cardinal Savo Mellini Vefcovo al- 
lora d'Orvieto , moftrando una generofa pieta , pro- 
pria del fuo chiariffimo fangue , patir non voile , che 
nella fua Dioceli , si fagrofanta cofa , colla piu de- 
cenre proprieta ferbata non foflTe ; perloche nelPanno 
1 695. imperrata dal magnifico Pontefice Innocenzo 
XII. larga limofina , colPajuto altresi di molti divoti, 
edificar fece tra la Colleggiata > eiaGrotta, ove ac- 
cadde il Miracolo, nuova , e fuperbitflma Chiefa_> , 
colFafiiftenza , e difegno di Tommafb Mattei , uno 
de' primarj Architetti di Roma, ove da M on fig nor 
degli Atti fucceflfore del fuddetto Eminentifilmo Mel- 
lini fa fatta una folenne Traslazione delle fuddette__> 
Pietre, e me prefente , collocate furono nellamede- 
fima Chiefa. 

Degli 1)omini , e delle Famiglie illufiri 
di Volfeno in quefti ultimi fecoli . 

ARTICOLO VII. 

ACciocche non fi creda , che la noftra P«tria_j 
fia (lata folamente feconda di Uomini memo- 
rabili ncgli antichiflimi tempi , e (la oggi- 
di ceflato affatto ogni fplendore delle Famiglie fue__j , 
nel prefente Articolo raccoglier vogliamo quanto fti- 
meram" degno di memoria 3 cosl circa i primi 3 che in- 
torno alle feconde . 

Meritevoli primieramente ritrovo di efTere ram- 
mentati due venerabili Abbati dell'ordine di S. Bene- 
detto , cioe , Stefano , e Giovanni . In quanto al 
primo cgli e da faperfi , che ne' pafTati fecoli i Mo- 
naci Benedettini della Congregazion Ciftercienfe— 9 » 

poA 



Lilro Tcrzo. 99 

pofTedettero un Monaftero fulle fponde del Lago d'AI- 
bano, or detto di Caftelcandolfb , il quale poi nelF 
anno 1445). fu conceduto a' Minori OfTervanti , che_* 
dicefi prefentemente il Convento di Palazzuola . Sulla 
fbglia della Chiefa di quefto Convento fi leggono mez- 
zo Iogore le feguenti parole nTN« V'STp. Vuls' 113. 
Abb; ::::::: REQVIESCIT . IN . PACE . 

Della .quale ifcrizzione il primo verfo cosi con- 
funto vuol dire Anima Venerabilis Stephani Vuljinien/is 
Abbatis . Il carattere 5 e lo Rile della Lapida fofpet- 
tar ci fa , che quefto Abbate Stefano fiorifte nel duo- 
decimo , o decimoterzo fecolo . Quefto 111 anno io cre- 
do trafportato foflfe fulla /bglia della Chiefa , in occa- 
fione di qualche riattamento di efla , ed in tempo ch* 
era quefta poffeduta da' Padri Erancefcani . 

Ma piu chiaranotizia abbiamo dell'Abbate Gio- 
vanni , che ce la porge Onofrio Panvinio nel trattato 
delle fette Chiefe di Roma , ove parlando di quella di 
S. Maria Annunziata fuori delle mura di Roma , dice 
cosK 

In nomine Domini . NelTanno 1220. quarto del 
Tontificato di Onorio III. noflro Signore , neWottava in- 
dizione, 19. di Agojlo^fu dedicata quejla Chiefa^ ad ono- 
re della Beat a Vergine Maria 5 e di tutti i Santi , per U 
mani del Venerabile Vefcow di Anagni 3 e del Vefcovo 
Giovanni di Sabina^ colfa/Jiftenza de* Venerabili Abbati 
Giovanni Villamagna , e Giovanni S. Maria di Bolfeno\ 
nel cui Alt are fono ripojle Vinfrafcritte Reliquie ; del 
Legno della Croce &c. 

Dobbiamo al noftro AlefTandro Donzellini la no- 
tizia di un Santo noftro Concittadino , cioe , del 
Beato Guido Francefcano , fcrivendone egli nella Sto- 
ria dell'Origine della folennita del Corpus Domini , 
dopo di un Ode latina fatta in loda della noftra Santa 
Criftina a carte 51., e delmedefimo fi legge altresi 
nel libro della conformita della vita , unita con quella 

N 2 di 



i oo Delia Storia di Volfcno 

di Crifto nel primo lib. pagina 8. colonna 7. carte 5j. 

Fu queflo pio Religiofo di si candido coftume , 
e di tale innocenza, che merito (fendo egli ancor 
Novizzo nell'Ordine del Patriarca .d'Aflifi , mentre__» 
col fuo Compagno favellava di Dio) che nel mezzo di 
Joro apparifle Gesu in forma di Bambino , e feco loro 
dall'ora di Nona fino a quella del Vefpro fi trattenefc 
f e . Ebb'egli il dono della Profezia ; onde rivelo a_> 
FraGiacopo da Montalcino fuo Compagno Tinfame 
fcandalo, che fovraftava alia Chiefa dalla /etta de' 
Fraticelli , che non molto dopo nacque dallo fcifma , 
che induffe nella Chiefa Tempieta di Lodovico Bava- 
ro-, intrudendo nella Sede di S. Pietro contro Papa 
Giovanni XXI. detto XXII. TAntipapa Pietro di Cor. 
bara delTOrdine de' Frati Minori detto Niccolo V. 
Creo fubito queft'Antipapa XII. Anticardinali , che 
largamente d'ogni bifognevole forni , tiranneggiando 
la Chiefa per tre,anni , ed altrettanti mefi . 

Comparve intanto in giudizio Giovanna flgliuola 
diMatteo, che fendogli per cinque anni ftatalegiti- 
ma moglie 5 fu da lui abbandonata per veftir Pabito 
Religiofo , la quale provo cosi evidentemente quefto 
fatto , che il Vefcovo di Rieti , che era il fuo Giudi- 
ce, fentenzio , che Niccola alia fua Confbrte fi rende£ 
fe. Ma egli avvezzo gia alia fublimita del Papato, 
non ne voile difcendere per fervire alie vili condizioni 
di un plebeo Matrimonio. Ma l'odio , e la ribellione 
degl'Italiani , avendo coftretto il Bavaro a tornarfene 
in Germania ,' Niccolo refiato in balia di Bonifazio 
Conte di Pifa fu da quefto mandato in Avignone al 
Papa, a cui umiliatofi ottenne il perdono; ma furi- 
tenuto in prigione per tre anni 3 che fopravvifTe__> . 
Continuarono contuttocio i parteggiani fuoi , che 
per tutte d'ltalia , e di Grecia le terre fi erano fparfi , 
a fomentare , e dilTeminare i delirj di lui . Coftoro 
perche feguaci d'un prate 3 volgarmente Fraticelli fu- 

rono 



LibroTcrzo* 101 

rono appellati . L'opinione , che fpacciavano era_> , Un certo Ermanno * 
che ne Giovanni XXII. ne altro fuo fucceilbre per le- tl^tJZl 
gitimi Pontefici dovean tenerfi ; nel qual partitoim- queftaSetta.Lorper- 
pegnando lo ftolido volgo, vel trattencano colla pa- v «fi Dogmi condatr- 

• t 11 -\ i«i iVi »*• i t^- • 1 nati poi da Bonifacio 

rua delle piu libertine dillolutezze. Ma la Divina bon- vm.fmono; Che per 
ta j cho fino al principio del quinto decimo fecolo l'iniquha de* Prelati , 

. i.n* • r rc r j » era ceflata l'auttonta 

tanta malvagita impunita fofterie , per mezzo de ze- deiiaRomanaChiefa. 
lantiflimi fervi fuoi , e particolarmente del coraggio- Se effete ifoliperfcctk 
Co S. Giovanni da Capiftrano, parte a penitenza riduf- comcgii ApoftoU, e 

r j. . r r r r ,-V, n la vera Chiela a nei- 

ie di quei fcelerati , e parte ne re diftiuggere colla_» funo foggem* fendo 
morte del fuoco : ficche riportonne intiera la gloria immediatamente co- 

d, i- n , . r ' . ~ . ,. ., %. flituitidaG.C Tutt l 

aver di queit empia Setta trionfatola Religion Fran- p np i dopoS.Silveftro 

cefcana ; imperocche 5 ficcome il noftro Beato Guido effer Prevaricaiori » 

prevedendola , avverti gli fedeli a guardarfene, cosi il fuorcha Celeftmo v. 

Santo da Capiftrano dello ftefs'Ordine , dopocch'ella 

ebbe lungamente imperverfato affatto dal Mondo 

fterminolla . 

Mirabile egli e altresi , ciocche del Beato Guido 
fi trova fcritto . Avea egli un dimeftico Gatto , il 
quale in alcuni giorni prendeva , qual cacciatore , un 
uccelletto, e davalo al di lui Compagno, acciocche 
il Beato Guido fe ne cibafTe ; e fpirato , che fu quefto 
Santo Religiolo , il Gatto (come fe non aveffe flnal- 
lora vilTuto 5 che per fervirlo) morto gli cadde a' 
piedi . 

Alcuni , che hanno regiftrato quefto fatto cor- 
ruppero con lieve cangiamento , e trafpofizione di 
lettere il nome di Volfena 5 fcrivendo Salvena; ma 
il Padre Maeftro Pietro Tofignano nel Catalogo de' 
Santi Francefcani , ha ridotto il tefto alia fua genui- 
na lezzione notando Beatus Guido de Vuljimo . Veggafl 
ancora il Vadingo torn. 2. edizione prima , e torn. 5« 
ediz. 2. ove rapportafi , che quefto Beato fiori nel 
1200. 5 fotto il Pontificato di Niccolo IV. anno 3. , 
e nelFanno XVIII. dell'Imperio di Ridolfo , che fu 
Tottantefimo terzo della fondazione dell'Ordine de' 

Mi- 



102 Delia Storia di Volfeno 

Minori; ma in quell: o luogo trafportar voglio una__> 

notizia toccante alia mia Patria , che ne fliggerifce 

Nciiuogo citato t»r. , quefto j n fi gne Scrittore , cioe , Che lo fteflb Papa_, 

Niccolo IV. 3 nell'anno quarto del fuo Papato , con- 
ceffe Indulgence alia Chiefa de' Minori di Volfeno 
nelle principali fefte della B.V.Maria, di S. Pietro 
Apoftolo , de' SS. Francefco , Antonio , e Chiara 
per tutte le ottave loro 5 e fbggiunge , che quefto 
Convento fta vicino al Lago della detta Terra di Vol- 
feno , refa infigne dalla Martire Criftina , ma poco 
frequentata, poicche in quel tempo i Paifaggieri fa- 
ceano la ftrada del Ponte Giulio , come di fopva. fi 
dilfe- 

Dalla famiglia del noftro Beato , di cui parlam- 
■mo 5 di fee fe una ftirpe , che nomoffi del Gat to , e fe ne 
hanno i rincontri nella Storia diViterbo, del quale 
ella fu fignora . Sono gia 280. annl , che \m Cavalier 
di quefla illuftre famiglia chiamato Gatto, edificb una 
Chiefa in Volfeno , e dedicolla alia Madre di Dio , 
che volgarmente fu detta del Gatto , perche ivi in un 
Urna di Macigno , appie di un Crocififlb , v'era il fuo 
ritratto in marmo bianco 3 ed in carattere antico 3 v'e 
fcritto cosi^ 

>J< HOC . PILVS . FECIT . FIERI . 

GATTVS. DE. BOLSENO. ANNO 

DOMINI. MCCCCLIIII. 

I divoti Volfenefi fecero nella detta Chiefa di- 
pingere un Imagine di Maria noftra SignoTa con una 
ftella nel manto , onde la Chiefa non piu del Gatto , 
ma della Stella prefentemente fi appella . Rimane an- 
cora a' drnoftri, nel medefimo luogo lo fterfo Depofito 
di marmo verde , cioe-, di Serpentino affai lungo 5 e 
capace di un corpoumano; mala poca diligenza u/ata 
nel cuftodir gFantichi monumenti 3 notabilmente an- 

che 



Libro Terzth. 103 

che a quefto pregiudico; poiche, non /blamente ne 
fu rubato il ritratro , ma eziandio il Crocififlfo. 

Due fa moil Giurifconfulti produlfe lanoftraPa- 
trfa nel fecolo XVI. uno fu della famiglia Monalde- 
fchi' , di cui fanno baftevol elogio le opere 3 che egli 
dicde alia luce . 

A man dritta della porta della Sagriftia della no- 
ftra Collegiata giace in terra un antico ritratto fcol* 
pito a bafforilevo in una pietra di peperino con Mitra 
Badiale in tefta 5 e attorno leggeli : 

RAIMVNDVS . ABBAS . DE . RATISPONA . 

Credo , ch' egli fia un Prelato Alemanno, che nell* 
andare, o tornar da Roma fovraggiunto in Volfcno 
da grave infermita vi morifife . 

Ma chi potra mai fcrivendo annoverar tutti quei 
valentuomini , che di abito Religiofo veftiti , la Pa- 
tria noftra colla memoria loro illuftrarono ? Il Padre 
Maeftro Angelo di Volfeno Uom di fbmma fperienzaj 
naro al maneggio d* importantiflimi aflfari , fu da_> 
Pio II. Sommo Pontefice inviato a Francefco Sforza 
Duca diMilano, per trattar con eflfo lui grari nego- 
1) , che riguardavano molti Principi Italiani , e per 
ridurre lo Sforza ad accommodarfi colla Chiefa , che 
da lui molto veniva travagliata . Degni di memoria_, 
fbno anche i Padri Maeftri Giovanni Rofa 5 che fu 
Commifiario della Provincia nell'anno 1554* Il Padre 
Giovanni Pecci benche giovane moriife, lafcio di fe 
gran defiderio perl'ottima riufcita , che (e ne afpet- 
tava . Il Padre Maeftro Bernardino Crifpo nel Capi- 
tolo generale celebrato in Afcoli l'anno 1582. ottenne 
la Laurea Dottorale . Ne tralafciar vo°;lio il Padre__> 
Francefco Antenna , ne il Padre Maeftro Pietro Ra- 
nuccini benefattore infi^ne del fuo' Convento di Vol- 
feno , come lo dimoftra un appartamento di camere , 

cdor- 



1 04 Delia Storia di Volfeno 

e dormitorj edificati dalla induftria di lui colla limofi- 
na largamente datagli da' Signori Monaldefchi d'Or- 
vieto. Fu egli Segretario della Provincia , nel 1578. 
e pofcia CommiiTario Provinciale de' Conventi del 
Patrimonio . II Padre Maertro MarcantonioPecci fu 
nullameno di morali virtu , che di fcelta erudizione 
dotato . Egli dopo foftenute con tutto Tonoremolte 
Regenzie , fu eletto Provinciale nel Capitolo celebra- 
to nella Citta di Orte nel 1612. , e quindi Vifitatore 
Generale nella Provincia di Milano , e di Sicilian ; 
della di lui profapia ancora al di d'oggi /e ne conferva 
il nome . 

Meriterebbe ancora d'andar fra' noftri Cittadini 
annoverato TEminentiffimo Cardinal Lorenzo Cozzaj 
imperocche , quantunque nella terra di S. Lorenzo 
nafcefle , fu nulladimeno allevato in Volfeno, di cui 
tanto fi compiacque , che palfar vi fece ad abitarvi la 
flia famiglia. Le lunghe Apoftoliche peregrinazioni , il 
Commilfariato di Terra Santa , amminiftratocon zelo 
incomparabile , e tanti dottiflimi volumi da lui com- 
pofti baftevolmente atteftano con quanto merito egli 
falilfe alia dignita fuprema della fua Religione de' Mi- 
nori Offervanti ; e quindi la S. M. di Benedetto XIII. 
della Sagra Porpora lo veftiffe . Ora il Conte Giufep- 
pe Maria Cozza Volfenefe fuo degniOimo Nipote , c 
uno de' piii illuftri Perfbnaggi della noftra Patriae ; 
mentre in lui ( benche in diverfb ftato ) tutte rifplen- 
dono le virtu del Zio . Nominero folamente l'altro 
Attinente di quefto degniffimo Cardinale , cioe Mon- 
fignor Rubini al prefente Coadiutore del Vefcovo d' 
Anagni ,, condotto alia fublimita di quefta dignita, 
tanto dalla fua rara dottrina , quanto dalle cariche_-> 
della fua Religione de' Minori Offervanti lodevolmen- 
te efercitate . Egli e Nipote del Dottor Rubini , che 
molta ftima fi procaccio efercitando la nobil profeflio- 
ne della Medicina. 

Parra 



Ubro Terzo. 105 

Parra per avventura ad alcuno 5 che fo per mo- 
deftia tacer debba fe v'e nulla d'iliuftre nella famiglia 
mia y am fe alcuna cofa ne accenno , fpero di non ri- 
portarne biafimo, trovandomi obbligato da ragion_> 
di Storia a non tacerea' pofteri ciocche merita la fu- 
tura memoria . 

La famiglia Adami (quantunque fi trovi nobil- 
mentc allignata in Piacenza , ed in Fermo , e in altri 
luoghi) ebbe ella la fua antica origine dalla Citta 
d'Alfino gia diftrutta dagli Unni , ficcome provoffi al- 
lora quando per renderle il luftro della Cittadinanza 
originale deirinclita SereniffimaRepublica di Vene- 
zia, mi fu duopo produrne gli atteftati , i quali furono 
ftrettamente diffaminati dagli Eccellentiffimi Avvoca- 
dori della medefima nell'anno 1709. 3 chetrovati va- 
levoli , ne fegui Teffetto defiderato con pienezza de* 
voti nel maggior Configlio, come apparifce dalla Du- 
cale fpeditane , la quale appreffo di me confervo . 

Si trasferi ella in Volfeno intorno all'anno 1450. 
ove tendofi portata giafacohofa, e volendovifi fer- 
mare , molti beni ftabili vi compro 5 come fra gli altri 
fu un predio pofto nella contrada detta la Perforte > 
che ancora vien da noi poflfeduto , dache comprollo 
Vincenzo Adami figlio di DamianoPanno 1562, , co- 
me cofta dalPiftromento 3 che efifte nella Cancelleria 
di Volfeno . 

Con molto /plendore fi mantennero i fuccefTbri,e 
particolarmente il Capitan Tolomeo 3 e Nino Adami 
fratelli cugini di Olimpio Padre di Francefco Adami 
mioGenitore. Era Olimpio ftrettiflimocongiunto col- 
la cafa PinieridaMontefiafcone nobilitata da due Ve- 
icovi , l'uno di Marfico, e l'altro di Polignano, ficco- 
me rapporta l'Ughello nella fua Italia Sagra . GPaltri 
fratelli de* fuddetti Vefcovi erano nella Citta di Mon- 
tefiafcone 3 uno Decano 5 che e la prima dignita della 
Catedrale 5 e TaJtro Paroco della Chiefa di S.Flaviano 
To. II. O da 



1 06 Delia Storia di Volfcno 

da me conofciuti , quando a cagion degli fludj in quel- 
la Citta nella lor cafa , come parente fui ammefio. 

II Padre Maeftro Adami mio fratello fu Provin- 
ciale dell'Ordine de' Conventuali , e Vifitator gene- 
rale della Provinvia delTOmbria; lafcio egli infigni 
memorie del fuo amore verfo dell'Ordine nella Chiefa 
del fuo Convento in Volfeno . Conciofiacofache , non 
folo riduflfe al nobile 1'abitazione , ma altresi arricchi 
la Chiefa di preziofefupellettili , ed infieme adornolla 
dl un nobiliffimo fbffitto, quale fe dipingere dal celebre 
Girolamo Pefce uno de' migliori allievi dell , iniigne_j 
Cavalier prance/co Trivifani , nel di cui mezzo vedefi 
effigiato S. Francefco quarido ricevette le Sagre Stim- 
mate, con una gloria d'Angioli , e Cherubini , che 
corteggiano il Serafinoj la di cui lunghezzaedi pal- 
mi 75. e la larghezza 3 2. Ella e un opera degna d'effer 
veduta , non folo per Tinvenzione , ma eziandio pel 
gufto col quale e efeguita . Sovra PAltar maggiore_> 
nello fteffo fbffitto, ha egli efpreffa Maria Vergine 
dagli Angeli aflfunta in Cielo; il quadro e di gran- 
dezza di palmi 45. con maeftria inventato , e con pro- 
fondo fapere efeguito . Sotto di lui nell'Altar mag- 
giore v'e un quadro a oglio dipinto dalTincomparabii 
pennello del rinomatiffimo Cavalier Francefco Trivi- 
fani . Rapprefentd egli la Nativita di Noflra Signora 
con moke pie Donne , che atfiftono al parto di S. An- 
na ; egli e con tanto gufto , e con tanta profondita 
di difegno efeguito , che a ragione fi rende lo flu- 
pore di chi lo vede; ond'egli con giuftizia efigge dal 
Mondo il primo luogo fra tutti i Pittori viventi . 
Quattro altri quadri nella ftetfa Chiefa dal fuddet-* 
to Padre Maeftro Adami furono rinovati . Il primo 
c una Madonna del Carmine efeguita dal valorofb 
Cavalier SebaftianoConca Principe delPAccademia_> 
di S. Luca di Roma , cosi vagamente difegnato , e co- 
lorito , che ragionevolmente merita l'Auttore <f effer 

co nil' 



Libro Terzo. 107 

confiderato tra' primi pit tori di Roma. Amendii£__j 
queiti virtuofi Cavalieri vivono fotto il gloriofo te'tto 
del mio Eminentiflimo Ottoboni Padrone , annovera- 
ti fra' fuoi intimi famigliari . 

Quefto Porporato Principe degnoPronipote della 
glorioia memoria di Aleftandro VIII. pereffere aman- 
tiflimo della pittura ha arricchiti i fuoi grandi appar- 
tamenti della Cancelleria Apoftolica coiropere de' piu 
rinomati Pittori antichi , e moderni , e quello che__> 
e degno d'ammirazione fi e , che in una fola (lanza fi 
vedono cento pezzi di quadri delfinfigne Gafparo Pu- 
iino j che con iftupore fbno ammirati dagli Oltramon- 
tani , che frequentano quefto gran Palazzo . Frat- 
tanti fuperbiffimi quadri dall'Eminenza Sua adunati , 
i migliori , che da quefti due Valent'uomini fono ftati 
dipinti , fi veggono in quefti fingolari appartamenti . 
Ma torniamoora alia Chiefa di S. Francefco di Volfe- 
no . II fecondo quadro lo ha dipinto lo fteftb Cavalier 
Conca , in cui con perfetta maniera , e vago colorito 
ha rapprefentato S. Antonio, che predica a' Pefci . 
II terzo e S. Francefco rapito dalFAngelo con una Tola 
tirata d'arco d'un violino ; Opera molto ben ridotta_> 
da Girolamo Pefci . Il quarto e un S. Andrea condot- 
to al martirio da un Manigoldo; egli einvenzione, 
e difegno dell'incomparabile Cavalier Trevifani , efe- 
2;uito da Francefco Bertofi fotto la direzzione del di 
lui Maeftro, che e lo ftetfb Trivifani , ed in vero Tope- 
ra e riufcita di perfettilfimo gufto . Nella noftra Col-? 
legiata di S. Criftina fi vede nelPAltar maggiore un_» 
quadro di palmi 22., in cui con profondita di fapere il 
Cavalier Cafali ha efprelfo il martirio della Santa con 
quantita di figure , cosi al vivo efprefie , che merita- 
mente egli e confiderato uno tra' primi giovani 5 che 
prefentemente fi trovano in Roma . Due ftadj diftante 
dalla noftra Terra falendo fu monti Cimini vedefi uno 
de' migliori Conventi , che abbia la Religione de' 

O 2 Mi- 



io8 Delia Storia di Volfeno 

Minori Offervanti . Egli ha la Chiefa dedicata alla.^ 
Madonna detta del Giglio , ridotta con vaga maniera 
al gufto moderno dall'induftria del M.R. Padre Bar- 
tolomeo Rubini da Volfeno , ora VefcoVo d'Anagni . 
Ma fra quegli Uomini , che colle letterarie fa- 
tiche fono andati in traccia dell'acquifto d'unaeterna 
gloria , rammentar fenza lagrime non poffo Lionar- 
do uno de* miei cinque Nipoti . Egli ancorche foflfe in 
acerba etadeavea gia cosi bene accoppiata ogni forta 
di piu ricercata erudizione, ad una cognizion perfetta, 
cosi della Greca, come dell'Arabica, e della Larina 
favella , che merito d' effer Bibliotecario deU'Eiiio 
Giofeppe Renato Imperiali; Principe , che dopo aver 
in fe raccolte tutte quelle dottrine , e quelle virtudi , 
ciafcheduna delle quali balta a fare un Uom fingolariP 
iirno; voile altresi , e per ufo proprio , e per com- 
modity de' Letterati , ammaffare nel fuo Palazzo una 
si numerofi , e (celta Libreria , che oggi e un degli 
oggetti ., che (i facciano piu ammirare nella Romana 
Metropoli . Giunto appena il mio Lionardo all'eta di 
28. anni fu da immatura morte alle dimeftiche fperan- 
2e rapito 5 e nella Bafilica de' SS. Lorenzo e Damafo 
efpofto, efepellito; ma gia egli proveduto avea all' 
immortalita del fuo nome coll'aver publicafe alcune__» 
opere dottiffime, delle quali vantaggiofamentefavel- 
lano il famo/b P. Gravefbn nel IX. tomo , ficcome__> 
fanno i Giornali di Trevoux , di Venezia 5 1'Abb. Cre- 
/cimbeni , nella Storia di 5. Maria in Cofmedin, e 
nelle vite degl'Arcadi illuftri; La prima delle fue ope- 
re data alia Stampa fu Arcadkorum Volumen primu.m* 
Avea ridotto quad a perfezzione il fecondo , fe la trop- 
pa violenza di ltudiare, aceorciata, non gli aveffe la vi- 
ta ; quello che piu mirabile rendea quefto vivace fpiri- 
to, era una profonda intelligenza (come fu detto) della 
Greca lingua , a fegno tale , che egli perfettamente la 
parlava 5 come ne fu teftimonio il Vefcovo di Patraflb, 

che 



Libro Terzo. 109 

che difcacciato da' Turchi fotto il Pontjficato di Cle- 
mente XI. perqualche tempo (i trattenne in Roma . 
Traduffe in latino 40. orazioni di Libanio Sofifta ,21. 
inedite , da effo eftratte dalla Biblioteca Vaticana , e 
19. dal Morello Bibliotecario di Lodovico XIII. Re 
diFrancia, le quali emendo in alcuni pafli dall'Edi- 
tore mal intefi , confeflando Pinfigne Accademia di 
Trevoux , che eglino ne avean un'eftremo bifogno; 
Popera in tutto e compiuta , e confervafi nella gran_» 
Biblioteca Imperiali , lafciata dallo ftefTo Lionardo 
per teftamento al fuo amorofifllmo Padrone con tutto 
il rimanente de' /lioi fcritti confiftenti 3 nel fuddetto 
fecondo tomo degli Arcadici , Giornande deiriftoria 
di Ravenna , e Poggio De varietatefortuna dato poi 
alia luce con illuftrazioni dall'eruditifiimo Abbate_5 
Giorgi fuo fucceflbre degnifiimo nella Libraria dell' 
Eminentifllmo Imperiali , con molte lettere di Liba- 
nio da eflfo in latino fradotte . 

Ma gran confolazione mi lafcio la Divina Bonta , 
negli altri quattro di lui fratelli . Il primo de' quali 
chiamato Bonaventura addottorofil nell'Archiginna- 
fm della Sapienza di Roma in Medicina , facolta , 
che fempre maggiori gli guadagna gPapplaufi; men- 
tre con molta avvedutezza , e con perfetta cognizio- 
ne delle belle lettere la efercita . Il fecondo e Giufep- 
pe Maria, cui bafta di fbmmoelogio l'incontrar per- 
fettamente j1 compiacimento di Monfignor Spinelli 
Arcivefcovo di Corinto, gia Nunzio di Brufelles , ed 
ora Segretario della Congregazione de' Vefcovi 3 e 
Regolari , Prencipe , che fervir puo di efemplare alia 
piu efatta ecclefiaftica diTciplina , merce delle virtu 5 
parte in lui da' fuoi chiarifiimi maggiori trasfufe , e 
parte acquiftate da lui con ogni forta di fcienza . Or 
ie i famigliari fono la copia de' Padroni , a' quali 
quanto piu fi raflbmigliano , tanto piu grati riefcono, 
certo egl'e di molto vantaggio al mio Giofeppe Ma- 
ria 



1 10 Delia S tori a di Volfeno Lib. Ill 

ria 1'aver gia per quattordici anni fervito un Signor 
cosi virtuoib , e continuar tuttavia nel medefimo fer- 
vigio , riguardato fempre da lui con particolar beni- 
gnita . II terzo ha abbracciato l'iftituto del Santo 
d'Aflifi f*ra' Conventuali , cd il quarto fra gliOfler- 
vanti , conllgliato cosi dair£minenti(Timo Cozza fuo 
parente . L'uno prefentemente compie iLColleggio 
in AflTifi per confeguir dopo il triennio la Laurea Dot- 
torale , Taltro profeguifce per avanzarfi ne' gradi del- 
la fua Religione i foliti ftudj . 

Le altre famiglie di Vol/eno afcritfe aH'ordme 
de' Confalonieri fono il Signor Conte Cozza , la fa- 
miglia del Dottor Luzj, annoverata alia nobilta del- 
la Citta di Montefiafcone . Quella del Cap. Capofavj 
a quella di Bagnarea . La Brenciaglia , a cui da tutto 
il pregio il Prevofto della noftra Collegiata , la Bal- 
ducci, la Macchiavelli illuftrata dal Dottor Lodovico, 
uomo verfato nelle belle lettere, ed ora e/ercita la 
profefsione di medicina nella liefla Volfeno , la Pecci, 
da cui furon prodotti tanti acuti ingegni gia da noi di 
fopra nominati , la Mariottini , attihente alPEminen- 
tifsimo Cozza 5 la Baleftracci , la Valerj 5 la Qua- 
drelli , la Oddi , la Pofi , onorata da un Padre di Pro-. 
. vincia coll'efercizio di molte regenzie nella Religione 
de' Conventuali , 1'Alemanna , e molte altre , delle 
quali lungo fora qui regiftrarne i nomi . 

II Jinc del Terzo Lilro. 




DELLA 



Ill 




DELLA STORIA 

D I 

VO L S E N O 

L1BRO QUARTO. 

Dclle Lapde , e di altri Monumenti 
Volfenefi. 

On puo , giufta il mio avvifb , alcuna 
Citta. ferbar teftimonianZe piu auten- 
tiche di fua generofa nobilta , di 
quella , che di lei fanno gl'incifi mar- 
mi , che con mut3 favella rapporta- 
no alia pofterita. i nomi dclle perfone, 
elecofe, che dagl'antichi degne d'immortal memo- 
rial riputarono . In quefte ifcmioni cader non puo 
fofpetto d'ignoranza ; imperocclie, fendo elle quad 
fempre contemporanee alle cofe di cui favellano, ar- 
dir non poteano gl'Auttori loro di mentircontro la_> 
pubblica, efrefcafama; che agevolmente di menzo- 
gna condannati gli avrebbe . 

Orabbondando la mi a Patria di fomiglianti mo- 
numenti , e fepolcri 3 dopo d'aver io addotte tante ri- 

prove 



i< 




y^? 



1 1 2 Delia Storia di Volfeno 

prove delPantica chiarezza di lei , defraudarla non_» 
voglio del piu certo argomento , che ella abbia di fua 
gloria . AmmafTero dunque in queft'ultimo libro , tut- 
te quelle Lapide , che alia medefima s'appartengono 
(oltre quelle, che negli altri Libri defcrivemmo) ed 
illuftrerolle altresi di fpiegazione , onde piu giocon- 
da 5 e profittevole ne rie/ca la lettura . 

Quattro forte , o qualita di Sepolcri ebberogP 

antichi , cioe , Communi 5 Privati , £reditarj , e__> 

Famigliari . GPeredi Necefifarj (dice nelPiftituzioni 

Lib. ii. tit. ip.ff. Giuftiniano) fono Films 3 Villa , Nepos 3 Neptifuc 

Sui •_ ex Vilio , & deinceps cateri liber i qui in potejlate^* 

worientis fuerint . Da cib fenza difficolta h compren- 
de 5 che quei che fono chiamati Sui , devono rifpet- 
to alia Patria Potefta , o in riguardo alia neceflita. 
effer eredi , perche non venivano fatti 3 ma nafce- 
vano eredi ; e percio ne' niarmi fepolcrali fpefle fiate 
s'incontra fibt & fuis , e fon quefti conofciuti per fe- 
polcri Ereditarj ; perciocche infieme colPeredita Ci 
trasferiva anche il Gius della fepoltura , la quale__» , 
quando Pi ft i tut ore del la fteflfa la voleva privata , lo di- 
chiarava , facendo fcolpire nella pietra M. H. H. N. S., 
cioe monument urn hocharedes nonfequitur. Se poi Pau- 
tore di elfa voleva , che foffe conofciuta per famiglia- 
re , alle parole^/, & fuis vi aggiungeva libertis li~ 

Orfato marmi eruditi lertatufque , in riguardo 3 che iliberti ancora eran 

P a §* ***• comprefi nella famiglia . 

La prima fra queftc , che tragga a fe gli occhi 
Martindius in fua degli eruditi ^ e quella , che ritrovoffi in Roma nella 

Roma Etbnko-Sagr* Villa Cefarini anticamente Chiefa di S. Nicolo de^j 

t*&-?.79'( cr > blt ' , . Forbitoribm , e rapportafi dallo Sponio nelle fue Mi- 
ls. Nicolai dc 1-orbi- * ' rt . . . r . 

toribus, feudcFor- fcellanee a carte qq. , c dal rabbretti neltomodelle 
fue ilcrizioni al cap. io. carte 742. > il tenor di cui e 



citoribus • 

Poftea S. Bonaventu 



1 uuu j. Donaventu- • < s- 

ra Capucinorum . Il iCgUCDtC 

Idem in pag. 382 



R. Fe- 



Libro Quarto . 113 



» R. FESTVS. DE. SE. AD. DEAM. NORTIAM. 
FESTVS. MVSONI. SVBOLES. PROLESQVE. 
AVIENI. 

VNDE. TVI. LATICES. TRAXERVNT. CAESIA. 
NOMEN. 

NORTIA. TE. VENEROR. LARE. CRETVS. 
VVLSINIENSI. 

ROMA. HABITANS. GEMINO. PROCONSVLIS. 
AVCTVS. HONORE. 

CARMINA.MVLTA. SERENS. VITAM. INSONS. 
INTEGER. AEVVM. 

CONIVGIO. LAETVS. PLACIDAE. NVMERO- 
QVE. FREQVENTI. 

NATORVM. EXVLTANS. VIVAX- ET.SPIRITVS. 
OLLIS. 

COETERA. COMPOSITA. FATORVM. LEGE. 
TRAHVNTVR. 

SANCTO. PATRI. FILIUS . PLACIDUS . 
IBIS. IN. OPTATAS. SEDES. NAM. IVPPITER. 
AETRAM. 

PANDIT. FESTE. TIBI. A CANDIDVS. VT. 
VEN1AS. 

I AMQVE. VENIS. TENDIT. DEXTRAS. CHORVS. 
INDh. DEORVM. 

ET. TOTO. TIBI. IAM. A PLAVDITVR. ECCE* 
POLO. ^ 

Epigramma , che tradotto in noftra lingua fuona cost. 

Rufo Fefto cosi di fe parla alia Dea Norzia . 
D/ Mufone Avicno io Fefto Figlhy 
Nato In Volfeno , a te Norzia rninchino , 
Azzurra Norzia , o n<P i tuol fontl ban nome . 
Roma ml die maglone , e gli ornamentt 
To. 11. p Ebhi 

a S. Nkolaus ad Sanctum Mautum conceffum fait Qrdini Camaldulenfi * 
qui t'llui noviter eedifcavtt fub invocatione S. Antonii . Anno 1619. circiter 
fait conceffum Societati Jefu 3 *3" folo aequatum ad aperiendam viam ante 
E.clefiam SS. Ignatii 3 iS" Francifci Xaverii . Vocabatur ni fallimur de~» 
Forbitoribus 3 nam Fulviui lib. 4. cap. de Obelifcif in fine fcribit . Malta 
fr,cterea Obelifcorum fragmenta videntur bodie per totam Vrbem 3 fed ma- 
xime inter Templum S. Macbuti 3 y proximam cedent S. Nicolai de Forbi~ 
tcribus . Fait unitum Qrdini Camaldulenfi anno. z. Pont'tf. Jnlii II- ut in lu 
bro S. Vifitationis Apoflolice 3 t? vocatur de Forbitoribus 3 alias de For bi- 
cibus . 



1 1 4 Delia S tori a di Volfcno 

Ebbi due volte del Proconfolato . 
Molt I verji compofi ', ed innocent e 
Mcnal la vita , ed incorrotti gli anni . 
Placida mia lieto mi fe Marito , 
E mi die Prole numerofa , in cui 
Spirto vivace regna \ il rejlo poi 
Traggon de"* Fati le ordinate leggi . 

II Figlio Placido al Padre Santo . 
Nelle fedi bcate o Eejlo andrai 3 

Giove apre a te del del le porte d'oro 3 

Per che v'entri felice , e pien di rai . 
Ma tu gid vieni ; ecco de* Numi il Coro 

A te porge le dcjlre \ e mentre vai 

Tut to in lodarti fuona il del canoro . 

Quefta Lapida in due parti fi divide , e per quan- 
to almeno apparifce, due ne fbno ftati gli Auttori ; 
imperocche , i primi otto Efametri ; fono di Fefto Fi- 
glio di Avieno , e gli ultimi quattro elegiaci , Ton di 
Placido Figliuol di Fefto . Senti quefto buon Figlio 
tal dolor della perdita del chiarifmno Padre , che glie 
ne ereffe una eterna memoria in marmo , in cui 5 per 
ftgnifkare il fuo dolore , v'impreffe quei cuori , o 
frondi che fieno , che in (ignificato di amarifllma af- 
flizzione , dagli Antiquarj fi prendono . 

Io ammiro il favio accorgimento di Placido, il 
quale volendo erigere al Padre una memoria , chedi 
ftraordinaria gloria gli riufcifte , non di preziofi mar- 
mi , da eccellente Maeftro intagliati gl'inalzo il Se- 
polcro ; perocche , quefto non farebbe ftato altro , 
che un dimoftrar la ricchezza del Genitore; ma lafcio 
alia pofterita un'atteftato, che di gran Junga piu glo- 
riofo gli riufciva , qual'e un faggio dell'erudito , e 
Jeggiadro ingegno di lui , rapprefentafo in quegli efa- 
metri a ed una jeftimonianza del religiofo animo del 

me- 



Lilro Quarto. 115 

mecfefimo , che quantunque abitante in Roma , ove 
turti gli Dei di maggior nome erano fblennemente_> 
venerati ) pur della fua patria Dea Volfenefe 5 di Nor- 
zia dico , piu che degli altri fi ricordava . 

Ci fovviene d'aver favellato alquanto di quefta_r 
medefima Ifcrizione nel primoLibro, allorche della 
Dea Norzia Iungamente parlammo , fermando , ch' 
ella folfe lo ftetfb , cbe la fapienza di Dio ' r perlocche 
altre parole di lei qui non faremo , palfando ad altre 
cofe , che nella ftefla Lapida Ton piu notabili . 

Pa lo Sponio alcune annotazioni nel luogo citato 
fix di quefta Lapida , e tra le altre , egli ftima , che 
Rufo Fefto fia quello , che dal Grutero a carte 454. 
num. 7. 11 rapporta Proconfolo della Grecia; ma il 
valorofo Fabretti le gli oppone nel cap. 10. a car. 742. 
ove li legge la fteffa ifcrizione, dicendo; Che il quin- 
to verfo chiaramente parla del doppio Proconfolato 
di Felto , e foggiunge, non eflfer cofa nuova , che la 
lettera R. debbafi fpiegar Rufo , loche nel Capitolo 
V. ifcrizione 23. carte 3Q2. , e nelPaltro cap. 36. car- 
te 381. fondatamente li prova; ma lafciando nelle_j> 
loro difpute quefti Eruditi , pafTeremo ad altre cole 
piu rimarchevoli , e tra quelle , a favellare della Fa- 
miglia Aviena, una delle piu colpicue fra le antiche 
Volfenefi . 

Riferendoli dunque a Giacomo Sponio nel traN 
tato Ignotorum , at que obfcurorum quorumdam Deo- E^izione di L!one_» 
rum Arae , diremo : Che fiori Fefto nel tempo dell* *£* in otcavo P a S- 
Imperador Valentiniano , da cui fu mandatoProcon- 
fole nelTAfia , onde non v'ha dubbio , che nella ifcri- 
zione dello ftefifb Fefto Avieno fi favelli , qualificato 
dell'onore dal doppio Proconfolato , carica che dalle 
Romane leggi non^Ci otteneva , fe non da chi antece^ p m P onio Letod^_> 
dentemente efercit'ato avea il Confolato , Magiftutibus Roma- 

Che Avieno foffe Poeta , baltevol teftimonianza 
ne rendon gl'addotti verfi ; ma che un fuoAntenato 

P 2 lo 



n6 Delia Storia di Volfcno 

lo foffe altresi piu di tre fecoli prima , altri atteftati 
ne abbiamo ; imperocche, Niccolo Perotto Arcivefco- 
•voSipontino nel libro da lui compofto fbpra Marzia- 
Je , rapportando un Epigramma di quefto , dice_» 5 
d'averlo egli levatoda alcuni verfi di Avieno fatti nel- 
la fua prima gioventu ; fbpra di die vedafi Antonio 
Agoftini nel fine del quinto Dialogo ; che fe un Poeta 
cosi eccellente qual fu Marziale ftimo degni quefti 
verfi di adottarli fra' fuoi , fiamo in obligo di giudi- 
carne molto vantaggiofamente . 

Ne fu quefto folo ad illuftrar colle lettere la Pro- 
iapia del noftro Fefto, perocche in Volfeno fua Pa- 
tria , nacque eziandio il celebre Mufbnio Filofofo 
Stoico, eFamigliare di Apollonio Tianeo ; i quali 
fra di loro (al riferir di Suida) fcambievolmente fi 
fcriveano , e fu si caro a Vefpafiano , che avendo fcac- 
ciati tutti gli altri Filofbfi da Roma, a lui folo per- 
Tciav.inVcfp. mife , che virimaneffe, che fu l'anno di Crifto 77. 

Lo fteffo Suida fbtto Plmperio di Valentiniano , e di 
Valente, fa menzione di un altroMufonio , e trovafi 
a fortuna regiftrato uno de' pofteri di lui fra i Confoli 
nell'anno di Crifto 450. , che fu Gennadio Avieno, 
il quale efercito la carica Confolare collo fteffo Cefare 
Valentiniano , come fcrivono Petavio , e Panvinio 
ne' Fafti Confblari . Nello fteffo Petavio nell'anno 
501., e 502. altri due notati fi veggono , cioe Rufio 
Magno il giovane , e Faufto Avieno il vecchio . 

Abbiamo di queftaFamiglia altre memorie puran- 
che , ficcome di una Matrona nomata Clodia Figliuo- 
Ja di Avieno . Veggafi il Fabbretti cap. 10. carte 744*3 
ed il Grutero alia pag. 1 144. num. 4. ovefcrive Extra 
Amerlam inprtfdih prhatte . 



D. M. 



Libro Quarto. 117 

D. M. 

NONIAE. SATVRNIAE. 

CL AVIENVS • PVDENS . 

CONIVGI . BENEMEREN. 

ViiTe Quinto Avieno nel quarto fecolo di Crifto , 
tempo , in cui per quanto ftabilita fi fofle la Criftiana 
Religione in Italia , rimanea pur forte nella fua ofti- 
nazione l'ldolatria , avvalorata ancorada i fagrileghi 
sforzi delTlmperador Giuliano Apoftata j perloche io 
credo , che cosi Rufo Fefto , come Nonia Saturnia 
fofTero Gentili , che altrimente il primo non avrebbe 
fegnata la fua fepolcral Lapida col nome della Dea_, 
Norzia , e la feconda con quello degli Dei infernali \ 
Ed ecco la Famiglia Aviena Volfenefe fatta Romana, 
ed impiegata nelle piu cofpicue cariche , di Confbla- 
v to , edi Proconfolato , maggiori fra le dignita , che 
dal Sen at o fi conferiflero . 

Ma forfe maggiore ftrepito fa tra gli Eruditi 1' 
Ifcrizione , che ora fiam per riferire \ parlando di lei 
Aldo Manuzio, Girolamo Panvinio , Fra Leandro 
Alberti , Fulvio Oriino , Giacomo Sponio , il Gru- 
tero, e niolti altri . Ifcrizione, che fu ftimata anche 
degna di memoria da i noftri meno eruditi Maggiori , 
i quali , fe avefTer feguito Tindole de' tempi loro , 
l'avrebber fegata , cangiata in fcalino , o fattone fimi- 
gliante ufb , come fecer di quella del Teatro \ ma efll 
la pofero nella facciata della Chiefa Collegiata di San- 
ta Criftina , donde nell'a-nno 15^0. la tolfe il Cardi- 
nal Tiberio Crifpo Governador di Volfeno , per farnc 
un de' piu preziofi ornament i del fuo ricco , e nobile 
Palazzo, che ivi fabbrico, coftrutto da eccellente__* 
Architetto; le di cui ftanze fe ornare di ftucchi dora- 
ti , e dipingere a buon frefco con varie ftorie , da' mi- 
gliori Pirtori del fuo tempo \ ed in verb:, per quello 
parmi 3 fono degne d'effer vedute dagl'intendenti di 

pittu- 



1 1 8 Delia Storia di Volfeno 

pittura . Compro egli quefto fito da Giulio Puro Ma- 
gonio figlio di Ottavio Dottore delPuna, e l'altra^ 
Legge , e chiariflimo Cavalier Volfenefe . . Sovra di 
una bellifllma loggia di quefto Palaggio fermata ful 
muro leggefi la fuddetta Ifcrizione come fiegue , 



CAND 

IN. ITALIA. VOLSINIENSIVM. 

PATRIAE . SVAE . ITEM . FERENT. 

ET. TIBVRTIVM. ITEM. COLON. 

ITALICENS. IN. PROV. JBAETICA . 

PRAETOR. ETRVR. XV. POPVLOR. 

SACERDOTI. CAENINENTIVM. 

M. HELVIVS. M. F. CLEMENS. ARNEN- 

SIS. DOMO. CARTAGIN. PRAEF. EQ^ 

ALAE. PRIMAE. CANNANEFATVM . 

PRAESIDI. SANCTISS. ET. KARISSIMO 

CVR. AGENTE. L. ACONIO . CALLISTO 

TR. MIL. LEG. XIIII. GEM. SEV. 

Per efier quefto mifero avvanzo delle barbare in- 
curfioni de' popoli Settentrionali , uno fra i piu fin- 
golari monumenti , che nella mia Patria prefente- 
mente fi fcorgono ; fpinto da quel naturale amore , 
che per eflTa confervo, fpero , fe non appieno , alme- 
no in parte fbdisfare a quegli Eruditi , che della ma- 
teria Lapidaria fi dilettano; e quantunque, i fopra- 
citati Auttori non abbian fu di quefta Ifcrizzione fatta 
annotazione alcuna, voglio tentar io (perquantoal 
mio corto intendimento fara permeflfb) d'illuftrarla_» 
alquanto , fervendomi di quelle autrorita , e conghiet- 
ture , che al cafb mio adattar fi poffono . 

L'accuratifTimo Panvinio ha ben conofciuto , che 
nella rotfura del marmocontenevafi il nome di colui , 
al quale fu dedicato > e che la tronca voce CAND. 

non 



Libro Quarto. 119 

non baftava a ripararne il difetto; onde con alcuni 
punti ha sfuggito 1'impegno di riporvi cfo ch'era diffi- 
cile d'indovinare 5 dando principio all'I/crizione ( fic- 
comeiopenfb) col terzo ver(b IN . ITALIA. 

Poca fortuna ebbe quefta noltra Lapida preflo co- 
Iui , che la trafcrifle per inviarla al Grutero, avert- 
dogli cambiata la D dellaparola CAND in una dop- 
pia Nj dacche s'induffe con franchezza il medefimo 
Grutero a fupplirne la mancanza fcrivendo L. Ci\N- 
NVLEIVS . Senza riflettere , che molte altre ifcriz- 
zioni di quefta Famiglia fteffa nel medefimo Volume da 
Jui rapportate , fbno fcolpite con una fbla N . Vi fono 
ftati ben altri , che ritenendo la D in CAND. Scrif- 
fero CANDIDIVS , ed altri Than travolta in CAN- 
NIDIVS. Cofa , che non avrebber fatta, fe confiderato 
aveflero _, che quefti due nomi non fono di Uomini in- 
genui 3 ma di Liberti , incapaci a foftener cariche si 
cofpicus, oltrediche , ne pur fi trovano in altri mar- 
mi Volfenefi . 

Io m'accorgo , che ne il Grutero, ne gli altri, che 
di quefta Lapida ragionarono molta diligenza adope- 
rata vi hanno neU'interpretarla, avvegnache, avveduti 
agevolmente fi farebbono , che Marco Elvio e l'Atto- 
re , che indrizza la Lapida ; onde , cominciato non_> 
avrebbero col cafb Nominativo , ma bens) col Dativo, 
ficcome vedefi parlare la fteffa Lapida defcrivendo gP 
impieghi foftenuti da colui , a cui fu eretta , come_j 
fono Sacerdoti Caeninentium 5 Vrcefidi Sa?iBifumo , & 
Karifsimo - 

Ora ci adoprarem noi a dime qualche cofa piu di- 
ftinta , eprobabile; Primieramente rigettiamo l'opi- 
nione 3 che quefto marmo fofle eretto a Cannidio , a 
Candidio 3 e fopratutto non acconfentiamo , che a_» 
Lucio Canulejo fi appartenga , credendo fermamente, 
che 1'afTerir qualunque di quefti nomi fia un puro indo- 
vinamento, mentre il Juogo ove ripofto era ilnome 

di 



Dc Civitate Romana 
pag. zj 4 . 



1 20 Delia Storia di Volfeno 

di colui 3 al quale fi dedico la Lapida , fi vede affatto 
guafto, e cancellato , ficche il iito , in cui trovafi it 
CAND. venendo ad eflfer quello del fecondo verfo , e 
luogo, non di nome proprio, che fcolpivafi nel pri- 
mo, ma di dignita , come comprova altresi la co- 
ftruzzione delfifcrizione . QueftacertamenteaLucio 
Canulejo non fu confagrata j imperocche, fendoella 
fepolcrale , rara cofa farebbe , che alio ftelfo foggetto 
due Lapidi fepolcrali s'inalzaflfero} mentre quella del 
fepolcro di Lucio Canulejo l'abbiamo intera in Volfe- 
no , e lungo tempo ful medefimo Avello fi confervo j 
ficcome piu chiaramente in appreffo fi /crivera . 

Diciamo adunque, che quefto marmo fcolpito foC- 
fe per onorata rimembranza , ed eterna fare d' al- 
cun Cavaliere delle noftre antiche Famiglie la memo- 
ria 5 quali , oltre la Canuleja furon laRufia, la Ve- 
nuleja, TAviena ,1a Mufonia , la Cafinia , la Varia ,1a 
Rennia , l'Oppia , la Marcaria , la Cominia , la Tullia, 
Tlrria , l'Elvia , TAppia , la Lelia , la Largia , la_j 
Ccfinia, la Crifpa 5 FAconia, ed altre . 

Ma per ridurre ad intera lezzione quefto monu- 
mento , noi prenderemo a ca/b uno de' confueti Pre- 
norni, ed uferem la cortefia alGruttero di lafciarvi 
il fuo Lucio Canulejo , ed il Ieggeremo cosi . 

Marcus Helvius Clemens } Films Marci , ex Tri~ 
hu Arnenji '. Domo (ideft) natus Carthagine Prtffe- 
Bus prima: Alae Equitum Cannanefatum , 

Lueio Canulejo Vrce/idi SanBi/jimo , $» Karifsimo y 
Quccflori Candidato in Italia Voijinienjtum Patriot fu<e* 
Item Ferentium , & Tiburtium ( idejl ) Tiburtino~ 
rum . Item Colonic Italicenfium in Pr ovine ia Bo? tic a . 
Pretori quindechn Populorum Etrur't£ C<sninentium-> 
Sacerdoti , Cur am agente Lucio Aconio Callijlo Tribu- 
no Mihtum Legionis decimo' quarto? Gemina Sever? . 
Ridotta in lingua noftra dice cosi : 

. Marco Elvis Clement e Figlio di Marco della Tribu 

Ar- 






Libro Quarto . 121 

Arnenfe , nclto in Cartaglne , Prcfetto delPAla prima 
della Cavallaria di Canonefa , inahb quejla meworicL** 
a Luclo Canulejo Prejidente fantifumo , e carifsimo . 
Queflore Candidate) nella Frovincia d ' Italia ^ partico- 
larmente della fua Patria Volfeno , di Ferento , di Ti- 
wli , e della Colonia Italica , cioh , Shiglia nella Pro- 
•vincia deW Andaluzia . Pretore di quindici Popoli della 
Tofcana \ e Sacerdote Ceninefe . 

Lucio Aconio Callijlo Tribuno de^ Soldati delLt—i 
Legione quart adecima , detta Gemina di Severo D ebbe 
la cur a d^inalzar quejlo Monument o . 

PafTcrem di preterite a fpiegar le cofe contenute 
nella prefente Lapida , ed in primo luogo 3 Cam di 
parere , che quel CAND ci dia baftevole argomento 
di leggere QVAESTORI. CANDIDATO. IN. ITA- 
LIA . 

Che luogo poi avefifero i Queftori nella Romana 
Republica , e cofa cosi conofciuta , che fuperfluo riu- 
fcirebbe il fame parola \ ma i Queftori Candidati , de' 
quali folamente fi trova fatta menfcione fotto gl'Impe- 
radori , non fbno cosi noti , che non fe n'abbia a dir 
nulla ; e primieramente il proveremo con alcune La- 
pide , ovequefti fovente fi trovano mentovati . Nella 
cafa Cefi in Roma fi vede il feguente marmo . 

ANICIVS. PROBVS. V. C.% Fcrrerii Mufe Lapi- 

QVAESTOR. CANDIDATVS. darialib.j.mem^. 

Vifle coftui fbtto il religiofb Imperio di Graxiano Panvinio ne' Fafti 
Tannodi Roma 1119. di Crifto 370. , in cuifuQue- carte 4 I 4» 
ftore Candidato . Cosi trovafi anche rammenfato Ru- 
fio Preteftato , che vitfe fotto Teodofio Giuniore l'an^ 
nodi Crifto 410. e parlanequeft'altra Lapida . 

RVHVS. PRETESTATVS. V. C. 
QVESTOR. CANDIDATVS. 

II Queftor Candidato fu propriamente i\ Camerlingo 
To. II. q^ del 



122 Delia S tori a di Volfeno 

del Principe, ficche dicevafi eziandio Qandidatm Vrin- 
clph , Quzflor Principh , §luceftor Augufll . DeH'offi- 
cio del quale favella Ulpiano nella L,unk.jf.deoffic. 

Lib. i. Seka. anciq. qufiftor. E molte cofe ne fcrive il Briffonio , ed altri . 
Da tali Queftori difcefe quell'altro , che nomofli Que- 
ftor Palatii . Carica , che incomincio iotto il Magno 
Coftantino , e crebbe pofcia in grandiflima dignita \ 
imperocche , toccava a tal Queftore di confervar le__> 
leggi , ed i decreri , ficcome per ordine di Ottavio 
Augufto furono incaricati i Queftori Urbani di confer- 

Dion. l. J4. vare i Senatm Confulti ; loche facean prima , gl'Edili, 

ed i Tribuni \ Sottofcrivere i memoriali , ed efter quad 
un Cuftode , e Prefidente della Legge ; e feguendo 

Lib cioche fcrive Zofimo di un certo Sallio Queftore , di 

Cui era uffizio dettar quelle cofe , che parevano al 
Principe, potrem dire, che gli Queftori del Palagio 
fiano lo fteflb , che oggidi i Cancellieri di Corte . 

Afliftevano i medefimi Queftori Candidati a* libri 
pubblici , ed a leggere in Senato , non (blamente le 
lettere, che dalle Provincie gli (1 mandavano , ma 
quelle orazioni ancora , che avanti al Principe fi face- 
vano . Alcune volte fupplivano agli Edili nell'aver la 
cura di dare i fpettacoli al popolo \ onde fcrifte Eam- 
pridio Aleftandrino . ^u^/hres Candidates ex fua pe- 
cuniajuflit; mwiera dare Populo ; fed ut pofl Quarfluram 
- Prceturam acciperent , & inde Provincial regcrcnt . 
Conciofiacofache , durante la carica di Candidato, 
non potevano fbrtire le Provincie cogl'altri Queftori . 
Da cio ci accorgiamo , che la carica di Queftor Can- 
didato davafi tra le prime y per abilitar i Cavalieri ad 
offizj piu rilevanti \ quindi leggiamo in Grutero , che 
un certo Rufo Poftumio nel fiore della fua eta fu fatto 
Queftor Candidato. Troviamo ferbato il medefimo 
metodo nella feguente Lapida rapportataci da Samue- 
'le Reinefio clafte fefta n. 132. carte 464. , e dal Eab- 
bretti carte 100. 

M.MVM- 



A car. 4e4.fi. 8. 



i Lihro Quarto. 123 

M. MVMMIO ALBINO. V. C. 

QVAESTORI. CANDIDATO. 

PRAETORI. VRBANO. 

COMITI. DOMESTICO. ORDINIS. PRIMI. 

£T. CONSVLI. ORDINARIO. 

ITERVM. MVMMIVS. SECVNDVS. 

EIVS. F. 

E perche v'erano i Queftori , che fi mandavano nellc 
Citta da lloma , per aver cura del publico danajo , 
troviamo, che il noftro Volfenefe , cui fu eretta la_> 
Lapida , e del quale ora favclliamo, da Quieftor Can- 
didato pafso ad effere Q£eftore primieramente in Vol- 
feno fua Patria , pofcia in Ferento Citta , non gia 
porta nel Lazio ne' confini degli Ernici , fatta Colonia 
de' Romani fotto il Confolato di Lucio Cornelio Me* 
rula , e Quinto Minucio Terma Tanno di Roma 561. ; 
ma fituata in Tofcana cinque miglia lontana da Viter- 
bo , la quale , in progreflfo di tempo fotto il Pontificato 
d'ln.nocenzo Terzo Tanno 1200. fu da* Viterbefi di- 
ftrutta . Nel tempo poi , in cui il noftro Volfenefe vi fu 
Queftore , era quefta Citta famofa piu che mai , per 
eflTere ftata non molto tempo prima Patria dell'Impe-* 
radore Ottone , o piu tofto della Famiglia di lui ; fcri- 
vendo Cornelio Tacito nella vita di quefto I^rincipe , 
Majores Qthonh funt nati oppido fercntlno Famitias 
iicteri , & honor at a ^ at que ex principalibm Etrurta* 
E l'atteftano Dione , ed altri . 

Quindi pafso il noftro Volfenefe ad efTer Quefto- 
re in Tivoli , e nella Colonia Italica , che oggi dicefi 
Siviglia, edificata da Scipione Africano, coll'occa- 
fione delle guerre di Spagna . Veggafi Aulo Gellio 
Jib. 15. cap. 1$. e Panvinio nell'Imperio Romano a_» 
carte 215., il quale fcrive , che in effa nacque Adria- 
no Imperadore , che follevato alia {omnia delle Roma- 
ne dignita 3 iftanza gli fecero i fuoi Concittadini di far 

Q^2 CO- 



1 24 Delia Storia di Volfcno 

Colonia Romana la Citta. loro 3 la quale fino ad allora 
flata non era, che Municipio. Ricuso fulle prime__j 
d'acconfentirvi Tlmperadore , dando loro a conofce- 
re , che cio che richiedevano era piu tofto in pregiu- 
dizio , che in vantaggio dell'auttorita loro 3 fendo piu 
gloriofo viver colle leggi proprie , ficcome i Municipj 
facevano , che colTaltrui j mentre le Colonie Roma- 
ne con altre leggi governar non fi porevano , che con 
quelle della medefima Roma . Cio non oftante perfi- 
Itettero i Sivigliani nell'iftanza loro , onde concedu- 
tagli da Cefare la grazia , nominaronfi, comedalla_j 
noftra Lapida fi rapprefenta Co Ionia? Italicenjis in Fro-' 
vincia Bcetka . Veggafi l'Agoftini Dialogo 8. carte 

159- 

Fattofi merito il noftro Volfenefe in cinque_> 
Quefture bene amminiftrate , fi refe capace di efTer 
follevato alia carica di Pretore de' quindici Popoli 
della To/cana j ma qui egl'e incredibile di quante di- 
fpute fiaftatocagionequetto PRAETOR. ETRVR. 
XV. POPVLOR. 

Pretende primieramente il chiaritfimo Abbate__> 
Mariani , che il noftro Volfenefe (iaftatocosi qualifi- 
cato per efTere ftato Pretore in Viterbo , ch'egli pre- 
tende Decapentapoli ^ cioe Citta di quindeci compofta; 
e cagion del fuo equivoco e il credere ofrinatamente , 
che Etruria, non gia di Provincia fia nome , ma di Cit- 
ta 5 loche , non folamente comprovato non viene dall' 
auttorita d'alcuno antico Scrittore , ma rigettato fem- 
pre dalla genuina interpretazione di tutti quei luoghi 
degli Auttori Latini , in cui trovafi nomata Etruria \ 
perocche, fempre fi fcorgera eflfere ftata ufata fimil vo- 
ce in fignificato di Provincia; anzi colla Grammatica> 
che alleProvincie non alle Citta fi appartiene ; oltre 
di che , dovrebbemi egli dimoftrare , che neli'Umbria 
altresi vi fia ftata un'altra Decapentapoli , acciocche io 
interpretar pofla quel Monumento , che rapporta_» 



Lilro Quarto. 125 

il Panvinio nella Citta Romana a pag. 232. cd il Grii- 
tero pag. 327. che e il feguente . 

C. BETVO. C. F. TRO-CILONI. MINVCIANO. 

VALENTI. 

ANTONIO. CELERI. P. LICVVIANO. AEDILL 

II. VIR. QVINQ^ 

SACERDOTI. III. LVCORVM. 

PR. VMBRIAE. XV. POVLORVM. PATRONO. 

MVNICIPI. 
BETVRES. PECTILIA. FILIA. 
PATRI. PIISSIMO. L. D. D. D. 
Stimar fi potrebbe altresi , che quel PR. AETRV-* 
RIAE.XV. POPVLORVM. vada letto Pratori Decl- 
moqulnto Populorum jt£truri<e . Seguendo Tauttorita 
del Panvinio, il quale , annoverando i Pretori, ch'ebbe 
Tantica Roma , ne mette folamente quindici, lafciando 
alcuni di quefti fenza por loro il particolare impiego , 
che aveano, dalche conghietturar fi potrebbe, che 
uno di coftoro alia Tofcana prefedefle , ficcome altri 
in Sicilia , in Sardegna , in Corfica , nella Spagna_> 
citeriore , ed ulteriore la Romana giurifdizione vi 
amminiftravano . 

Ma fomigliante lettura mi par alquanto dura_> 5 
e non confronta col numero , che ne fece Giufto Li- 
pfio Auttor pofleriore , nullameno erudito , e forte 
piu accurato diPanvinio. Fa Lipfio un efatto conto 
de' Romani Pretori, e gli riduce adieciotto, ed ap- De MagifUa:. v«er 
punto nel tempo , in cui fu eretta la Lapida ( la_» Popui. Rom. «p. 
quale e il foggetto del noftro ragionamento) erano al- 
trettanti •, imperocche , l'Imperador Marc"Aurelio il 
Filofofo PredecefTor di Severo , fu quello , che a tal 
fiumero gPaccrebbe , aggiuntovi il Pretor tutelare; 
ficcome fcriffe il Capitolino nella vita di lui , e ne fan 
menzione le Leggi nel lib. 3. e 4. nel Codice Teodo- 
fiano ; ficche non fi puo mai leggere Vrfitorl Decimo- 
quint Populorum j£truri<e . 

Molto piu crefce il mio argomento qualor fi con- 
fided, 



10. 



1 2 6 Delia Storia di Volfeno 

fideri , che mcntovati fi trovano negli antichi monu- 
menti molti Pretori, che non van comprefi fraii8. 
ordinarj , che impiegavanfi da' Romani al reggimen- 
to delle cofe civili ; quali fono il Pretor Tiburtino , il 
Pretor de' fagrifizj , il Pretor de' fagrifizj di Vulcano , 
ed il Pretor della gioventu ; ficche in quefto fatto con- 
feffar bifogna , che i Pretori fofTero moltiffimi , e de 1 
quali un'elatto conto rendere non fi potrebbe ', e la ra- 
gione credo ne fia;Che la Pretura era un Magiftrato le- 
gittimo , ed ordinario , non de' Romani folamente, ma 
de' Latini , e Tofcani . Che i popoli del Lazio chiamaf- 
fero Pretori i Capitani loro , molti effempj ne abbiamo 
in Tito Livio,e che ne' tempi pofteriori avcfTero i To- 
fcani quefto Magiftrato , ci bafta l'auttorita di Spar- 
siano, che nella vita di Adriano fcrifTe . In sEtruria 
Traturam Imperator egit , per latina opplda Dittator , 
$* jEdilh , & Duum-Dir fuit . Onde conofciamo , 
che quando i Popoli Latini chiamavan Dittatori i lor 
fupremi Magiflrati , i Tofcani gli appellavano Preto- 
ri; nome che ritennero cosi pertinacemente , che fin 
nell'anno 1215. quando i Fiorentini fcioltifi dall'impe- 
riode' Principi ftranieri , erefTero la Citta loro in Re- 
pubblica, crearono un Magiftrato di 12. Cittadini, 
che chiamarono Anziani , due de' quali fecero Pretori 
fimiliffimi agli antichi Romani , Urbano Funo , Pere- 
grino Taltro con annua podefta . 

Ritengafi adunque la piu frequentata lezione del- 
la Lapida > cioe , Pratori yStruriae quindecim Popu- 
lorum^ e fi paffi ad un altra difficulta , cioe a difcer- 
nere, quali fofTero quefti quindeci Popoli , de' quali 
favella Tlfcrizione , mentre fe vogliam feguire quelle 
roemorie, che dell'anticaTofcana ci rimangono, do- 
vrem credere ; che ficcome le Citta piu famo/e tra gli 
Etrufci eran dodici , cosi un Pretor della Tofcana do- 
vea dirfi piu tofto Pretor de' 12. popoli, che di 15 j 
ma a quefto rifponder fi potrebbe; che quantunque_-» 

ne* 






Libro Quarto* 127 

ne' primi tempi 12. foflero le famofe Repubbliche__» 
Tofeane , non perd quindi ne ilegue , che ne' fecoli po- 
fteriori , non abbian potuto altre Citta ottener dal fa- 
vore de' Romani (cui ii faran dimoftrate piu affezio- 
nate) Ponor della preminenza fra le altre , fendo egli 
certifsimo per le Stone, che molte,e piu di dodici eran 
le Citta famofe fra* Tofcani, degne di fimilpregio. 
Maiofaccio un altra rifiefsione, la quale , fe_^ 
non m'inganna il mio accorgimento , credo, che dar 
mi poffa la genuina interpretazione del fignificato dei 
15. popoli d'Etruria . Rifletto , che nel tempo, nel 
quale hi eretta la Lapida Vollenefe , era gia feguita la 
famofa diviiione dell'Italia fatta dall'Imperador Tra- 
jano Adriano Augufto in 17. Provincie, o Diocefi , 
(per parlar con linguaggio di quei tempi) tra le qualt 
la quinta e la Tofcana congiunta coli'Umbria ; or fic- 
come quefta era una Provincia governata da un fblo 
Proconfole , cosi credibile e , che un fblo Pretore vi 
rendeffe ragione, e quindi ftimar dobbiamo, che__> 
i 15. popoli non foffer tutti Tofcani , ma parte ne fofc 
fero Umbri , e che il Pretore , che gli governava ll 
chiamafle a vicenda , talor Pretore de' 15. popoli della 
Tofcana , e talor Pretore de* quindici popoli delP 
Umbria , fecondo il luogo dove s'inalzava la memoria 
al Pretore . Quindi Trxtor sEtruria? quindecim popu- 
lorum trovafi in Volfeno Citta fuor d'ogni difputa y 
Tofcana , e Pnetor Umbri or quindecim populorum (i 
legge in Perugia, Citta , non per origine , ma per con- 
quifta tofcana, e cosi conflnante coH'Umbria, chi__» 
negTultimi tempi fu (credo io) efclufadaU'Etrufche » 
Gli officj poi de'Pretori eran tre, cioe, fbvra gli fpet- 
tacoli y fovra i fagrificj, e fu la giurifdizione . Quefti 
erano particolarmente in Roma ' y fe attrettanti folfero 
nelle Provincie , non e cofa cosi liquida , che alfeverar 
ilcuramente (1 p )tfa . Cert'egli e y che fecondo le Ro- 
mane Ieggi amminiftravan eglino quivi laGiuftizia_j - 

Del 



128 Delia St ori a di Volfeno 

Del noftro Pretor Volfenefe , ftarei per affermare_j a 
che egli anche celebrafTe nella Tofcana folenni fagrifi- 
zj 3 poiche noma to il veggo dal marmo , Sacerdotc 
de' Ceninefi . 

Per quanto al mio dedole talento e ftato permefc 
fo, raolto mi fono affatigato per fpiegare qual foflfe 
l'impiego del Pretore de' quindici Popoli j or faro 
qualche rifleifione a quanto Feruditiffimo Samuele__» 
Reineiio 3 dice fovra del numero XV. feguito da To- 
maflb Dempflero, e dalPAbb. Mariani . Ma pria_» 
d'ogn'altra cofa ho d'uopo di efporre fotto gl'occhi 
del Lettore la Lapida nella forma fteffa 3 che prelente- 
mente in Valeria fi vede . 

CO . . . MISTIO .... PAV . . . 

LINO. . . IGV 

PRAEE. VRBIS. EERIARVM 

LATINARVM. QVAESTO 

RI. VRBANO. AED. CER 

PRAETORI. EODEMQVE 

TEMPORE. PRAETOR 

AETRVR. XV. POPVL. 

CVRATORI. P. SPLENDI 

DISSIMAE. CIVITATIS 

MARS. MARR. EODEM. TEM 

PORE. ET. CVR. VIAR. TIB. VAL. 

ET. ALIM. PATRONO. ABSTI 

NENTISSIMO 

Lucius Camarra Theate antlquo , & Reinejius 
num. 114. pag. 453. Valeria videtur. 

Crede il Reinefio , che il numero XV. fia uno 
de i foli t i metaplafmi , che nello fcolpire foglion com- 
mettere i Fabri , mentre in vece del XII. ha pofto il 
XV. con quefta ragione , che dodici erano le Repu- 
bliche, o Popoli della Tofcana . Nel mede/imo ab- 

baglio 



. Lihro Quarto. 129 

baglio e caduto Tommafo Dempftero , fidandofi (cred' 
ioj del Reinefio . 

Ingannati non farianfi quefti Auttori fe alia noti- 
2ia loro , oltre alia Lapida di Lucio Venulejo , ve- 
nuta fofle la feguente di Cajo Betuo, che al fuo luoga 
fara riportata , e con maggiore attenzione confidera- 
ta aveiler quella di Lucio Virio da lui interpretata_. , 
avendo imitato ilGrutero, nello fcrivere il nomina- 
tivo in vece del dativo . Parmi pertanto , che amen- 
due quelle Ifcrizzioni contrarie fiano alia fua opinio-* 
nej poiche manifellamente ci fanno avvertiti , qual 
foife la ditferenza , che v'era fra le dodici Repubbli- 
che , ed i quindeci Popoli . 

Le tronche parole del primo verfo cred'egli , che 
legger li debbano DOMESTICORVM 3 e profeguen" 
do il rimanente fpiega cosi ; 

LVCIVS. VIRIVS. PAVLINVS. 

COMES. DOMESTICORVM. 

PRAEPECTVS. VRBIS. FERIARVM. 

LATINARVM. 

Se la fpiegazione fia giufta io la rimetto agli Eruditi } 
ma quando ella folfe ( il che nol credo ) cosi direi . 

Lucio Virio Paulino 

Comitz Dome/licorum 

Praefe&o Urbis Feriarum latinarum 

Quaejlori Vrbano 

AediHum Cerealium Praetori 

Eodem tempore 

Praetori Etruriae XV. Populorum 

Cur at or i perpetuo 

SplendidiJJimae Civitatis 

Mar for urn Marrubii 

Eodem tempore 

To. II. K G*- 



1 3 o Delia Storia di Volfeno 

Curator* Viarum 

Tiburis , Valerias , & Aemiliae 

Vatrono abjlinentijpmo . 

Ma ficcome ho data qualche notizia degl'impieghi di 
Lucio Canulejo , cosi voglio prcnder la liberta di di- 
fcorrer di quelli di Lucio Virio . Non pretendo pero 
di parlare in quefta parte agl'Eruditi della Lapidaria , 
ma a quelli , che per avventura non hanno di lei tut- 
ta la pratica . 

Era Lucio Virio Capitano delle Guardie de' Sol- 
dati a cavallo , che ftavano nel palazzo Imperiale per 
guardia dello ftefTo Imperadore Fabr. cap. 1 1 «pag. i oo. 
Parla di cio la lapida di Marco Nummio da noi di fo- 
pra riportata 5 con quelle parole Comiti Domejlicorum 
ordtnh prlml\ e benche in quefta efpreffe non fi leg- 
gano ordinh pr'tmi nulladimeno la carica e la medefi- 
ma 5 la quale e compofta del primo y fecondo , e_> 
terzo ordine de' foldati ; loche approva Grut. De of- 
ficio Domus Augufti lib. i. cap. 45. Come Capitano 
appartenea a Virio lo ftar fempre al fianco delPlmpe- 
radore ; e qualunque volta egli ufciva 5 o per Roma a 
in Campagna , dovea egli con buon numero de' fol- 
Geiho lib. xiv. c.8. c j at j accom p a g nar i 9 l a fciandone molti alia cuftodia 

del Palazzo . 

Fu eglieletto da i Confbli Prefetto delle Ferie_j 
Latine ; di cio molto ne parla lo fteflfo Reinefio a car- 
te 453. la qual carica ad altri non conferivafi , che alle 
Van. hb. j.car. *j. ^ j e p er f one p atr izie . Latina Ferice dies conceptivus 
diblus a Latinis populis quibus ex Albano monte exfa~ 
crls carnem pet ere fuit jus cum Romanis b a quibus , 
latin<e dibl<e . Augufto Imperadore fu quello , che le 
iftitui , colPoccafione di celebrar la nafcita de i figliuo- 
li de' Cavalieri Romani . Gellio non acconfente a que- 
fta opinione. 

Molta era Tabilita di Virio, onde ilSenatogli 



3 

con- 



Libro Quarto. 131 

conferi la Queftura Urbana 5 che e lo fteffo di quella 
dell'Erario : Impiego iftituito anticamente , o da i 
Re, o daPublicola primo Confole nelPanno di Ro- 
ma 245. a cui appartenea Tefigenza delle impofizio- 
ni dovute all'Erario Romano , ed infieme notarIe_j 
ne i libri publici . Fu ancora uno degli Edili Cereali 
creati la prima volta ad iltanza del Popolo , allora^. 
quando partirono dal Monte Sagro , e tornarono a 
Roma per riunirfi co' i Padri . Ebbero il nome di Ce- 
reali , perche il loro officio era di afllftere alPAnnona. 
Da cio vado argomentando , che le parole jEditium-* 
Ccrealium Vrxtori efprefle nella Lapida 3 debbanfi in- 
tendere , che Lucio Virio fu uno de i Pretori Cereali 
creati da Cefare Dittatore 5 come fi ha dal Panvinio. civkas Roman* lib. 
Gli fu conferita laPretura de i quindici Popoli della llm P a s- * olm J ot > 
Tofcana , la quale per effer la medefima efercitata dal Rom . n ° Amiq * 
noftro Canulejo 5 e da Cajo Betuo , ci ha dato un giu- 
fto motivo di rapportarla in quefto luogo . Fu depu- 
tato curatore perpetuo della Citta di Marfb , e di 
Marruvio. 

Fu curatore delleftrade di Tivoli , di Valeria , 
edell'Emilia. La parola Alim potrei interpretarla_> 
AUmentorum , ma perche la credo alterata , la vuo 
lafciare alFarbitrio de' piu eruditi . 

Dopo si lunga digrefllone ho d'uopo tornar dove 
lafciai , ripigliando la fpiegazione del Sacerdozio Ce- • 
ninefe conferito al noftro Canulejo . 

Ma ingenuamente io confeflb , che fe mi richie- 
defle alcuno , qual Sacerdozio fo(Te mai quefto Ceni- 
nefe , quando iftituito , fe foffe folo , o avelfe Colle- 
gio , e fomiglianti qofe , io non faprei fenza indovi- 
nare cofa rifponder potefli . Direi folamente , elfere 
ftato queflo un fagro Magiftratoufato da' Romani , e 
forfe introdotto nella loro Citta nel quarto anno dell' 
edificazione di lei , allorche Roma fece guerra co' Ce- 
ninefi , e gli vinfe , ed in luogo di quei Cittadini 9 che DionIf ' Aliearn - u x ' 

R 2 da 



132 Delia Storia di Volfeno 

da Cenina furon trafportati a Roma daRomolo Re , 
vi mando egli 300. Coloni a popolarla ; onde fu ella la 
prima Colonia Romana j or ficcome ebbe quefto po- 
polo cottume di ammettere nella fua Citta , non fola- 
mente i Cittadini ftranieri , ma con effiilculto, ed 
il rito de' Domeftici Dei , facil cofa farebbe il crede- 
re , che i Ceninefi introdotto vi aveifero qualche ge- 
nere di Sacerdozio Greco \ poiche Greca di origine 
era Cenina , benche poi Citta foffe degli Aborigini , 
e fette fole miglia lontana da Roma . Quefto e circa_» 
il nome de' Ceninefi. Circa poi Toffizio nulla tengo 
da aggiugnervi . Non tanto rara per altro e la me- 
moria di cotefti Sacerdoti negli antichi Epigrammi 
rapportati da diverfi Eruditi , e primieramente rife- 
riro quefta , che in Napoli ii vede 3 e regiftrafi dal 
Grutero a carte 484. , dal Panvinio a carte 157., e 
da Samuel Pitifco a carte 309. cui manca Tangolo de- 
ftro fupericre , che riempiere facilmente (1 potrebbe 
con un P. o con un C. e fomiglianti , fendo in fito , 
che appartienfi al Prenome , e dir potrebbe Publio , 
o Cajo , o fimil altro . 

P. VERATIO. A. F. PAL. SEVERIANO 

EQ^ ROM. CVR. REIP. TEGIANENTIVM. 

ADLECTO. IN. ORDIN. DECVRION. 

CIVI. AMANTISSIMO. 

QVI. CVM. PRIVILEGIO. SACERDOTI. 

CAENINENSIS iMVNITVS. 

POTVISSET. AB. HONORIBVS. ET. 

MVNERIBVS. FACILE. EXCVSARI. 

PRAEPOSITO. AMORE. PATRIAE. 

HONOREM. AEDILITATIS. 

LAVDABILITER. ADiMINISTRAVIT. &c. 

Ne tacero quelTalfra, che ritrovafi in Berga- 
mo nella Chiefa del Martire Sant'.AlefTandro poco 

fuori 



Libro Quarto . 133 

fuori della Citta , che riferita viene dal Grutero a car- 
te 436. n. 5- 

P. MARIO. 

VOT. 

LVPERCIANO. 

EQ. R. EQ. PVBL. 

OMN- HONOR. MVNICIPAL. ADEPT. 

IVDICI. DE. SELECT. SACERDOTI. CAENI-" 

NEN. &c. 

Rilevafi pur anche dalle due addotte eruditifTi- 
me Lapidi , che il Sacerdozio Ceninefe conferir fi fo- 
lea a i Cavalieri Romani , onde non mi pare impro- 

babile , che nel fito corrofb del marmo Volfenefe > 

(dopo laparolaCAENINENTIVM) incife vi fotfe- 
ro quefte lettere EQ^ROM. Portava feco anche que- 
fto Sacerdozio l'immunita delle cariche difpendiofe 
delle Republiche, come e chiariffimo nella Lapida__» 
Napolitana j ne di quefti Ceninefi fappiam far altre 
parole . 

Chiamafi anche il noftro Volfenefe Prefide fantifli- 
mo , e cariflimo 5 da che apparifce effer egli ft ato Luo- 
go-Tenente di Cefare in qualche Provincia , che non 
viene efprefla ; imperocche , Ottavio Augufto data al 
Mondo una pace univerfale, divife a fuo piacere lePro- 
vincie dell'Imperio Romano , facendone molte Preto- 
rie, molte Preconfblari, ed altre Prefidiali } delle quali 
diede al Popolo Romano la facolta di eleggere i Preto- 
ri , al Senato di mandar nelle Provincie i Proconfbli 5 
ritenendo per fe la fcelta de' Prefidi . Vero e , che (fic- 
come dice Orfato) quefta diitinzione (i confufe pofcia Strab.lib. 17 p.f*f. 
fcrivendo egli Pnetores , <y> Proconfules cvefcente lm- im l^!\^l° mAn °' 
per'w , Pra '/ides , &> Legator denominator fuijfe ant I qua 
faxa fit is demoflrant . 

Detto fin qui di colui 5 al quale fu eretto TElogio 

dire* 



134 Delia St on a di Volfeno 

diremo ora di Elvio , che glielo erefife . Si denomina 
egli Marco Elvio Clemente, Figlio di Marco , per la 
quale denominazione il ravvifiamo per Cittadino Ro- 
mano, ufando del Prenome , del nome, e del co- 
gnome; ficche , quantunque nato egli (i dica in Car- 
tagine, non lafcia di godere la Romana Cittadinan- 
za . Egli fu della Tribu di Arna , la quale dal Panvi- 
nio vien porta nel numero 25. , ed era tra le Ruftica- 
ne \ Prefe ella il nome , o da Arna Citta , che gia fu 
preflb a Bevagna , e Spello nella Provincia dclPUm- 
Baudrand. verbo Ar- ^^ ^ ^j cu j non r j mane m emoria alcuna per effer af- 

fatto diftrutta , o dal Fiume Arno famofiffimo nella_, 
Tofcana . I nuovi Cittadini , che nelPanno di Roma 
368. furono da' Cenfbri della Romana Cittadinanza_j 
donati, dieron motivo di aggiunger eflfa alle altre_j 
Tribu . Era ella la piu remota dalla Citta di Roma , 
onde Cicerone fcriile A Suburbana ufquc ad Arnen- 
fern volendo intendere 5 dalla prima fino all'ultima_» 
Tribu, ultima dico per diftanza , non perche fofle 
l'ultima aggiunta alPaltre compiendo il numero 35. 

Nacque dunque , come dicemmo il noftro Elvio 
in Cartagine , cosi atteftandoci la parola Domo Car- 
thag'ine , della qual cofa ne abbiamo le prove nelle_j 
Mifcellanee di Giacomo Sponio a carte 20. allorche 
fpiega una Lapida 9 ove leggefi Domo Nkomcdia , ed 
in vero, neffuna cofa e piu ovvia nella materia La- 
pidaria , quanto il trovare Domo Arretio , Domo An- 
tloch'ia , e fomielianti; oltre i Juop;hi degli Auttori 

XT C f* 1 * ! ' n s+ *^ 

Ttl"ur! Komln. An- ^ tmi 5 cne ipeffifllmi s'incontrano nelPufar Domus per 
tiqnit. « Fabretti » ri- Patria , alia qual cofa /e badato avelfe TAbb. Maria- 
pottati dal Canonico n j f cr j tt0 non avrebbe (abufando delPauttorita di Li- 

i\o n \ fovr* i cimi- vio nel lib. 9. cap. 2$.j che Viterbo 11 chiamaileL_» 
tedi.*. csi.pag.411. Domus , allorche defcrivendo quefto Iftoriografo la 
guerra fatta da' Tofcani fotto Sutri , dice Novus exer- 
citus Domo accitus V.trufch 'veniC , 

Pu Elvio Prefetto dell'Ala prima de' caval/i di 

Ca- 



Libro Quarto. 135 

Canonefa , Ifola nobiliflima nell'Olanda , la quale__» 
(fecondo fi ha da Clueriolib. 2. degl'antichi Germa- 
in") e foggetta al dominio d'Utreck . Parla di lei Pli- 
nio lib. 4. cap. 15. e Tacito nell'orazione di Domizia- 
no a' Trevirenfi , anzi Fabbrctti al cap. 5. car. 35$. 
di lei riporta la feguente ifcrizzione . 

D. M. 
T. AVR. FELICI. EQ^SING. AVG. TVR. 
VLP. VICTORIS. NAT. CANONEFAS . 

Praticarono gli antichi (e lo avverti il Fabbretti 
cap. 11. pag. 100. per autenticare i monumenti alla_f 
cura loro commefTi) di fbfcriverli col proprio nome y 
cofa che nella noftra ifcrizione parimente fi ricono- 
fce . Lucio Aconio adunque , a cui commeffa fu Tifcri- 
zione della Lapida 3 avendo bene adempiuta la fua_» 
commiffione vi fegno a* piedi il fuo nome 3 e fbfcri- 
vendofi Tribuno della Legione XIIII. detta Gemina 
di Severe , comprendiam quindi , ch'egli vitfe al tem- 
po di quefto Imperadore , o poco dopo . 

Accadera" forfe anche altrove di favellar di Aconio 
Callifto , poiche la fua Famiglia fu originaria di Vol- 
feno , ed ho ragion di credere eflfer egli ftatoNipote 
di Lucio Aconio Statura , di cui piu a dentro fi favel- 
lera ; mentre Aleflandro Donzellini pretende 3 che 
L. Aconio Callifto, non fia nato folamente , ma ezian- 
dio morto in Volfeno , confermandofi da un frammen- 
to fepolcrale di marmo, che facea parte della di lui 
ifcrizione , in cui leggevafi LVCIO. ACONIO . Fin- 
che egli viflfe 5 fra le fue rare cofe il cuftodi 5 ma dopo 
la fua morte , non e ftato piu riperibile . 

Per quello , che ho letto nel cap. 5» Infcript. 
Antiq. dal Fabretti a carte 590. ebbe la famiglia Aco- 
nia il fuo avvanzamento dall'Imperador Trajano ; poi- 
che nella guerra Dacica Lucio Aconio Statura figliuolo 
di Lucio milito giovane da Fante nella XI. Legione 

di 



136 Delia Storia di Volfcno 

di Claudio chiamata Pia Fedele, nella IV. Flavia Fe- 
lice , nella V. Macedonica , e nella VII. di Claudio 
Pia Fedele , ed avendo in ciafcheduna di quelle date 
gran prove del fuo valore , fu dalPlmperadorecon_j 
diverfi doni militari onorato . Avendo militato poi 
nella guerra di Germania , e di Polonia fu dallo ftelTo 
Tfiaija.no afcritto all'ordine Equeftre . Finalmente ca- 
rico di gloria , ordino vicino a morte a Lucio Aconio 
Statura fuo Figlio , che un monumento gli alzalfc__> , 
in cui tutte le gefta fue defcriveffe; ciocche fa dal Fi- 
gliuolo eieguito , e fu dedicato il marmo a i Decurioni 
degli Epuli , ed alia plebe , come dalPifcrizione (i 
raccoglie, riferita al Iuogo citato. Qjefta famiglia 
Aconia dopo trafportato l'lmperio Romano a Coftan- 
VcdnfiGrut.fol.30p. tinopoli io olTervo , che fu chiarifsima , e Confolare. 
Fin qui della feconda Lapida , 

La ragion per la quale rigettammo dalla inter- 
pretazione della paffata Lapida il nome di Lucio Ca- 
nute jo fu Taver noi in Volfeno la Lapida fepolcrale«*i 
che dubitar non fi puote effere ftata a lui inalzata . 

Di quefta adunque ora favelleremo , e per dar- 
ne contezza diciamo ; che nella contrada chiamata di 
S, Arcangelo tre quarti di miglio lungi da Volfeno 
nella Via Ca(Tia, fecondo il coftume degli antichi Ro- 
mani , vedefi un nobil fepolcro guafto al di fuori , e 
maltrattato dalla voracita del tempo, o pure da i me- 
defimi Volfenefi per fervirfi di quelle pietre ad altr'ufb, 
di cui ho qui efpofto lo ftato , nel quale prelentemente 
fi vede, ma al di dentro confervatitfimo. La fua figura e 
ottagona incaftratodi pietre Tiburtine , corrottamen- 
te dette Travertino , e con tutta Parte commefTe; alto 
palmi 25. largo 20. E' egli foflenuto da due archi di al- 
tezzapalmi io.edi larghezza 1 1. Divide la volta(iomi- 
gliante a cuppola) una fafcia della pietra medefima alta 
un palmo,ed un quarto,Ia quale forma il cornicione,co- 
nie dallo fpaccato , che qui fotto s'efpone fi riconofce . 



Libro Quarto * 1 37 

Offervifi pertanto attentamente quefto fpaccato 
da! quale fi conofcera , che la ftruttura del fepolcro c 
quafi la fteffa che quella del fantheon di Roma, concio- 
fiacche porta il fentitnento de' piii eruditi Architetti , 
che quefto famofb Tempio (la ftato fabbricato fenza 1* 
interior cornicione foftenuto dalle colonne corinzie di 
marmo giallo , il quale vi fu poi aggiunto per vaghez- 
Za j ed in verita , di tale giunta fe ne veggono chiare 
le veftigia , ed affai piu (fecondo le buone regole dell! 
Architettura) bello e il figurarfi quella fmifurata cup- 
pola pofar fopra otto Piloni cosi mafficci , che fu 
quelle colonne , che molto alia gran mole fproporzio- 
nate riefcono . Figuriamoci adunque T interior del 
Pantheon sfornito di colonne, ed al fepolcro di Ca- 
nulejo il troverem fomigliantifiimo, e da quefta corri- 
fpondenza fra di loro molto potrem raccogliere circa 
il tempo della edifkazione delTAvello di Canulejo • 
Un'altro a quefto limile vedefi nel Cimiterio di Prete- 
flato , il quale fatto efattamente difegnare daU'erudi- 
to Signor Canonico Boldetti , il riporto nella fua dot- 
tifllma Opera nel lib. i. cap. 4. 

Stava in quefto Maufoleo (e ben per lungo tem- 
po vi ftette) l'ifcrizione del Defonto , che vi giaceva, 
della quale il Card. Crifpo, che ne conobbe il pregio, 
ne arricchi la fua Abitazione j ma morto quefto eru- 
dito Cardinale, non fu confiderata da chi gli fbpra- 
viffe; onde toltala da quel cofpicuo palazzo la tra- 
fporto alTOfteria della Pofta , e iervir la fece per ab- 
beveratojo de' Giumenti . N'ebbe contuttocio noti- 
zia il Grutero , e la riferi a carte 005. num. 10. Noi 
pertanto la riporteremo facendovi fopra le noftre an- 
notazioni . 



To.ll. S Con- 



1 3 8 Delia Storia di Volfcno 




Convicn qui primieramente ragionar della fami- 
glia Canuleja, della quale chiara memoria nella Ro- 
mana Storia incontriamo ; avvegnacche fi Jegge 5 che 
Cajo Canulejo foffrir non potendo, che i Pa r r i 7 j Ro- 
mani imparentarfi co' Pkbei non voleffero , promul- 
go una legge , fendo egli Tribuno della Plebe , nella_> 
quale ordino , che tra' Parrizj , e Plebei eelebrar fi 
poteflfero i Matrimon j , cofa la quale (quantunque mo- 
vefile rumor i grand iflimi nella Romana Republica) eb- 
be pure il fuo effetto , e refto fin d'allora cosi famofa la 
Famiglia Caruleja in Roma , che col favor del popo- 
lo ottenne fempre grandifiime dignita , e ne abbiamo 
teftimonianza da Cicerone contro Verre , da cui rac- 
cogliefi , che nell'anno di Roma 657 '• Marco Canulejo 
fu Quefiore di Provincia, infieme. con Lucio Ottavio 
figlio di Gneo , Nipote di Gneo , cognominato Balbo. 
Quefta Famiglia fiori nullameno in Vol/eno (che io 
itimofua Patria) che in Roma. Lucio Canulejo dun- 
que , di cui divifiamo , il crederei Padre di Cajo 
Canulejo edificatore del noftro Teatro , Quadrumvi- 
ro allora di Volfeno , nominandofi egli Figlio di Lu- 
cio, e tanto p u fi ftabilifce il mioargomento , quan- 
tocche iorifletto, che leantiche nobili Famigliefo- 
ileano fpeflfe flate fra di loro reiterare il prenome; laon- 
de per diftinguere Tuno dairaltro , v'aggiunfero il co- 
gnome , che dal noftro fecolo fi direbbe fopranome . 
Credo pertanto a che Cajo Canulejo figliuolo unico 

foiTe, 



Libro Quarto . 139 

fofle , di Lucio Superftite della famiglia Canuleja ; c 
che Cajo,quando edifico il Teatro non avefife figliuoli; 
poicche tan to l'uno 3 che Taltro avrebbono avutoil 



cognome . 



In Roma poi agli altri Magiftrati che vi efercito 
la famiglia Canuleja , de' quali facemmo menzione 5 
aggiungo ciocche il Fabretti nella fua ifcrizione al ca- 
pitolo 9. colonna 2. carte 508. rapporta ; Che fra i 
Quinquennali , fopra le Colonie, vi foffe Aulo Canu* 
lejo felicifiimo ; ed a carte 605. Fra gli Edili fa men- 
zione di un altro Aulo Canulejo Onefimiano , che io 
ftimo fratelli diftinti fra di loro dall'Agnome , come 
di fopra abbiam detto . 

La famiglia Canuleja fu in Roma annoverata nel- 
la Curia Barrina , come apparifce in un frammento 
di Lapida , che fi vede in S. Agnefe fuori delle Mura , 
che e quefta . 



A. CANVLEIVS. 
CVRIA. BARTIN. 



E che i Canulej foffero di quelle doviziofe cafe , che 
avcvano Libert i , fi vede dal feguente Sarcofago , che e 
in Roma nel vicolo de' Riarj, riferito dal Fabretti c.2. 

num. 100. 

D. M. 

CANVLEIAE. SATVRNINAE. 

T. CANVLEIVS. AETIMETVS. 

LIBERTAE. SVAE. 

ARAM. POSVIT. LIBENS. ANIMO. 

SIBI. ET. SVIS. 

Non voglio far di nuovo menzione di Lucio Canulejo 
Romano, avendone parlato nella Storia della vita di 
S. Criflina, 

S * Or 



1 40 Delia Storia di Volfeno 

Or dettofi abbaftanza della Famiglia , e della_> 
perfona di Lucio Canulejo , profeguiremo a difcorrer 
del xVlonumento , nel quale due cofe vi fbno notabili j 
La prima e quel Eunui fecit Jibife vivo , e l'altra quelle 
quattro parole, che occupano i quattro angoli della 
Lapida , cioe, EtTibi^ Et Tu . Circa alia prima io 
hoqualche maraviglia , che tanto /e ne (tupiffe Peru- 
ditiflimo Raflfael Fabretti nel tomo delle ifcrizzioni a 
carte 755* ove egli rapporta quefta illuftre memoria > 
c foggiunge } Che per quello fi ha dal Grutero , Lucio 
Canulejo era Uomo di gran merito, avendo cfercitati, 
e Magiftrati , e Sacerdozj cofpicui ; ma che, noiu 
s'incontra giammai fra gl'Idolatri effempio alcuno di 
eflTerli fatti in vita Peffequie ; e ben raro , anzi unico 
fu Tlmperador Carlo V. Re Cattolico, che dopo aver 
rinunziato ail'Imperio , ed al Regno , voile , che fotto 
i proprj occhj vivi , e veggenti , i funerali fuoi , come 
di uom defonto fi celebrauero . 

Dovea confiderare il Fabretti , che i Latini colla 
parola Emms non intendeano folamente ilFunerale, 
ma divifamente qualunque cofa al Funerale fi appar- 
tenga ; ficche Lucio Canulejo altro non voile inten- 
dere con quel Eunus fecit fibife vivo fe non che , da fe 
fteflfo edificato fi aveva il fepolcro , poiche il fepolcro 
e una delle cofe fpettanti alPeffequie , della qual cofa 
fra gli antichl, e fra li moderni , infiniti fe ne veg- 
gono gli effempj . 

Quelle parole Et Tibi , fignificano una pre- 
ghiera fatta dal paffaggiere all'offa del Defonto col 
dirli^f tibi Terra levis, Le altre Et Tu , la rifpofta 
Cori ifciizitfm Pio- del Defonto , come a dire, Et Tu valeas . Ma direi 
piu tofto ; Che ficcome flngevano gli antichi , che i 
Defonti favellaflero a i paifaggieri colla muta lingua_> 
delle fepolcrali loro ifcrizioni ; Lucio Canulejo par- 
lando dal fuo Avello, dica due propofizinni amei'due 
moralifllme . La prima di quefte Et tibi facias e molto 

ri- 



icr.r.ae 



v 



Libro Quarto. 141: 

riftretta , perfuadendo al Lettore di edificar da fe fte£ 
fo la Tomba fua , come Canulejo fatto avca ; elfendo- 
importantiflima cofa (fecondo quella Religionc , che 
i Genrili profe(favano) avcre il fuo Avello , e di tan- 
to rimarco, chc non doveafi arrifchiare alia difcre- 
zion degli eredi , che il piu delle volte , folamente ba- 
dando a fcialaquare i Patrimonj faticati da i loromag- 
giori , ii dimenticano della cara memoria degli Aut- 
tori della loro commodita, lafciando, fe non infepolte a 
almeno poco onorevolmente raccolte le ofTa Paterne. 

La feconda Et Tu facias e molto piu generale__> 3 
configliando a i viventi di edificar il (epolcro a i tra- 
pafTati , percheqaefti (giufra la loro teologia) varcar 
felicemente poteffero le nere acque di Stige , per gire 
a i campi Elifi ; effendo umana cofa aver pieta de' de- 
fonti , e primieramente procurar la loro felicita , fen- 
do eglino ftati uomini viventi 3 comefiamnoi, e noi 
or vivi farem un di defonti . 

Se alcuno Taper voleffe per qual cagione non fep- 
pellivano i Volfenefi dentro la Citta i morti loro 5 ma 
fuori di effa , e nelle pubbliche ftrade ; direi cio aver 
eglino fatto , primieramente ad imitazione de' Roma- 
ni, i quali per legge delle dodici tavole non potean fot- 
terrare i Def >nti in Citta, fe non quelli , che o trion- 
fato , o almeno riportata avelfero qualche fomofa vit- 
toriacontroi nemici del Popolo Romano . In fecon- 
do luogo ^ perche la memoria del Defonto viva ne' 
pofteri fi confervaflfe . In terzo , acciocche ogn'uno 5 
che avanti a quei Sarcofagi palfava vi facefle la con* 
fueta preghicra : 

Vale , Tcrram levem munefque propHios . 
O come diffe Marziale 

Sit tibl Terra lews , moWque tegarh arena . 
E finalmente per ammonire chi paffava della brevita 
della vita , e della certezza della morte . Pria di fpe- 
dirci intieramente dal fepolcro di LucioCaauJejo , il 

cjuale^ 



1^2; Delia Storia di Volfmo 

quale , come dicemmo fi vede nella Via Caffia , ab- 
biam d'uopo di non lafciar in abbandono due veftigj 
di antiche fabbriche , che in efTa reftano ; credute da 
noi 3 fecondo la loro ftruttura , non affatto degli an- 
tichifiimi fecoli , ma intorno al quarto fabricati da i 
Criftiani ; de' quali , fotto l'occhio degli Eruditi 
efponghiamo Io ftato prefente acciocche eglino ne_> 
formino un piu ficuro giudizio . 

Spediti da Lucio Canulejo volgiamoci alia Laph 
ba di Cajo Rufio , che e la feguente . 




> 



4 



GAIO.RVFIO.CFIL. 
POM.FESTO 
E P TRIB. COHORT. V VIC 
XII.VRB. III. PR. PROG. 
PROVINCIAE DALMA 
TIAE. ET. HISTRIAE 
C. RVFIVS. FESTVS [i 

L. AELIVS. FIRMIVS. G. V ET. 
KVFIA. GFPROCVLA. G. F. 
PATRI. PIENTISSIMO 
LilD.D.D. 



Scalino diPeperino. 




Quefta poco lungi da i Bagni di Sejano fu ritrovat&_, 
nell'anno 1726*. da i Coloni del Dottor D. Vincenzo 
Brenciaglia Prevofto dell'infigne Colleggiata di Vol- 
feno , e fu dal medefimo donata a' PP. Minori Offer" 
vanti di S. Francefco, e collocata nella Chiefa loro 
detta la Madonna del Giglio\ ma per effer ella di un_> 
bel marmo fe ne fervirono per TAltar maggiore /e- 
gandola in piu pezzi . 









■ 



m 






i 



Lilro Quarto. 143 

L'altezza del marmo era palmi 4. e mezzo , liu 
larghezza palmi 3. la bafe vedeafi intagliatacon cor* 
nice , e fa/cia airintorno 5 entro la quale la fbprafcrit- 
ta memoria (i leggeva . Stava la Lapida induftriofa- 
mente fituata inun'antico, e duriflimo muro ; laon- 
de non appariva , che (lata foffe ella giammai da quel 
fito rimoffa . Pofava Tifcrizione fbvra un piedeftallo 3 
e quefto fbvra uno fcalino di peperino , che tutto reftd 
guafto nello sbarbicar dal muro Tifcrizione . 

Or per venire alia fpiegazione della medefima_j 
diro ; Che Cajo Rufio 3 Lelio Firmio , Rufia , e Pro- 
cula Patrizj Volfenefi , ottermero dall'Ordine de' De- 
curioni licenza di poter collocare in cafa loro quefta_» 
memuria a Cajo Rufio figliuol di Cajo , ne dubitar fi 
puo , che la Lapida non fia fepolcrale; perocche non 
in altre (per q^anto iofappia) fi legge quel Patri 
Pientijfimo , o fbmiglianti efpreflioni : ne maraviglia 
parmi il trovar fepolto in Volfeno un Cavaliere, che 
efercitate avea per le Romane Provincie 3 cariche— 9 
cosi cofpicue *, poiche egli in quellaCitta eranato 3 
ed avevavi la fua Famiglia; onde refta credbile , che 
neU'eta avvanzata fi ritiraffe all'ozio della propria ca« 
fa 5 e quivi la fua vita terminate . 

La lettura delTifcrizzione crederei dovefife efifer 
la feguente . 

Cajo Rufio Fejlo Caji Filio Pomptina Tribil Pro** 
Vnetore , Pro-Pr cefehlo , Patri Patriae , ovvero Pro- 
«Sinc'i<s Prxfidi , opurc PrafcBo Prtetorii , ofinalmente 
Vnefe&o Pne/tdi't , che alt rett ante fono F interpret azio« 
ni , che dar /ipojjono a quei due PP. delle quali faremo 
in apprejj'o un efame pid efatto . 

Trtbuno Cohortium quint a i)iblrkh . 

Duodecimo Urbance , Tertia Pretoria . 

^ro cur a tori Pr ovine i<e D aim at i a 5 & Rijlria « 

Ca;us Rufius Fefius . 

Leltus Firmiui Qlariflimus Vir^ o pure Centumvir* 

Et 



1 44 Delia S tori a di Volfcno 

Et Rufia Cap FUia . 

Et Procula Cap Eilla 

Yatri PicntiJJimo . 

Locum dederunt Decreto DecarJonum . 

Trovandofi fotto Cajo Rufio Fefto , e Lelio Fir- 
mio fcritto cosi C. V. ET. Crederei , che poteffe leg- 
gerfi ancora Centunroiri Etrurltc , imperocche gram- 
maticalmente parlando , fe quello Et teneffe quivi 
luogo di particella copulativa, dovea preporfi piu 
tofto a Procula , che a Rufia, fendo Procula Pultima 
ad effer nominata, come Pordinario modo di favellare 
ne infegna , che quando fi fa diftinta menzione di mol- 
ti , la Et Ci prepone 3 o airultima 5 o piu di raro su 
tutti . 

Fu dunque Cajo Rufio afcritto alia Tribu Ponti- 
na porta dal Panvinio per la ventefima fefta detta cosi 
dal Campo Pontino fotto Terracina, a cui fu tolto 
da' Romani Tanno di Roma 348. Chi piu faper volef- 
in civit. Rom. ^ e clrca - quefta Tribu , vegga il Panvinio al luogo ci- . 
tato . 

Difficil cofa e difcernere quale fpiegazione piu 
acconciamente adattar fi poffa a.quei due PP. fra tan- 
te , che dar loro fi potrebbero, poicche fuole la molti- 
plicita cagionar piu fbvente , dubbiezza , che chiarez- 
za . I titoli di Propretort , e di Proprefetto per effere 
d'un de' maggiori Magiftrati fembra , che non patifca- 
no d'accommodarfi ad un Tribuno , Magiftrato , fe 
non volgare, almeno non de' piu fublimi ; e lo ftetfb 
dir fi debbe del titolo di Prejide della Provincla , di 
Prefctto del Pretorio , e molto piu di Padre della Pa- 
triae titolo, che non fu dato fenonche a Furio Ca- 
mi'llo quando libero Roma opprefifa da' Galli Senoni , 
quindi a Cicerone allorche campo la Republica dalla 
congiura diCatilina, e finalmente agli Auguflitfimi 
Impcradori . Per lo contrario Primi-Pilm , par che 
non pofla ftimarfi , per efifere quefta ftata una carica , 

che 



Libro Quarto. 145 

che davafi ad un foldato di poco merito . Rifponder 
mi il potrebbe; Non repugnare, che Rufio Feftodal'a 
carica di Tribuno della quinta Coorte abbia potuto 
afcendere agl'impieghi da i PP. accennati ; ma io re- 
plicherei , che , chi efattamente oflferva Je antiche__> 
ifcrizioni s'accorgera , che quivi le cariche eferciiafe 
da coloro , a cui quefte fi eretfero , vengono gradata- 
mente pofte , incominciando fempre dalla me nam a 5 
e terminando nella piu cofpicua , che fu efercitata dal 
Defonto . Or fe i PP. nella noftra Lapida immediata- 
mente ii veggono dopo il nome di Rufio Fefto ; argo- 
mentar ih ne puo , in quei due PP. contenerfi il nome 
della prima carica da eflb ottenuta . 

Io feguirei in quefte Ambagi un In me 5 che mi da 
Vegezio nell'arte militare lib. 2. cap. 12. Imperocche 
(giufta quello ch'egli fcrive)Tra gl'iiffizj militari v'era 
il Prepofito , che da quei due PP. defignar fi potrebbe, 
ed era impiego poco diverfoda quello de i Tribuni , 
leggendo nello fteflb al luogo citato , Le altre Coortl 
erano guldate da I Tribuni , da I Prcpofitl , fecondo 
che piaccva al Principe , ed ojftrvavafi Vufanza di efier- 
cltare 1 foldati , con tanta dlllgenza , che I Tribuni , 
ed I Prepofiti comandavano , che tuttl quelli , che al~ 
logglavano Infieme , fotto 11 loro gcverno , fi efercltafi 
fero ogni glomo alia loro prefenza . 

Se dunque la Coorte guidavafi 5 o dal Tribuno , o 
dal Prepofito , certa cofa egl'e , che picciola differen- 
za tra quefti due Offiziali paflava ; laonde credo , che 
il noftro Rufio otteneffe prima Pimpiego di Prepofito, 
carica per altro meno antica del Tribunato nella mill"-, 
zia Romana, ed alquanto inferiore a quella di Tri- 
buno; onde i Figli trafcurar non vollero fra le glorie 
del Padre il regiftrar la Prepofitura , offiz.'o , col quale 
p.^li nella guerra fu. in primo luogo decorato . 

Fu pofcia il noftro Rufio Tribuno della Coorf e_» 

quinta , cognominata Vittrice, che in alc,une Lapide 

To. 11. T viene 



1 46 Delia S tori a di Volfeno 

Panvinius de Utbo v j ene fcritta cosi COH. V. VIC. , e lo fu parimente 
DioHefibfyy*' della Coorte Urbana detta XII. Erano le Coorti Ur- 

bane compofte di 1500. foldati , alcune delle quali 
erano nominate Pretorie; non gia cred'io , perche__ * 
foggette foffero alia podefta del Pretore , a cui appar- 
tenevafi la cuftodia della Citta ; ma perche foggiace- 
vano al Prefetto del Pretorio , ed alle guardie del Pre- 
torio , cioe , dell'Imperial Palazzo eran deftinate . 

Sedici erano in Roma le Coorti Urbane 5 delle_j 
quali il Fabretti eruditamente favella nel Tomo delle 
Ifcrizioni a carte 127. , dicendo egli Verum etiam 
Jttb Nerone vet us numerus immutatus apparet , quits 
in inferiptione ilia Gruteri 1 102. num. 4. Talejino , & 
Paulino Cojf. Cohors XVI. Urbana enunciatur . Credo, 
che non foife ftabile il numero di quefte Coorti , ma fi 
mutafTe ad arbitrio degl'Imperadori ; ficche io ftimo, 
che Giufto Lipfio favelli del numero piu folito di que- 
fte Coorti, fcrivendo (fecondo il parere di Tacito) che 
quelle foflfer XIV. In altri tempi certamente furono 
X. XI , e XII. ficcome nella noftra Lapida leggiamo . 
Non ci dividiamo contuttocio dalla opinione del Fa- 
bretti , che le vuole ordinariamente XIV. ed il prova 
nel Tomo citato , ne' numeri 64. 65. 66. e 67. a carte 
1 go. eigi. Io crederei per altro, che la prefente no- 
ftra ifcrizione fenza determinar punto il numero delle 
Coorti Urbane , dica folamente , che Cajo Rufio era 
Tribuno, non gia delle XII., ma della duodecima 
Coorte; ficcome (feguendo a dire , ch'ei fu Tribuno 
delle Coorti Pretorie , che giufta Tacito lib.2. cap. 03 . 
ed il Fabretti nel luogo citato , furono fedicij (1 legge 
ch'eglt lo fu della terza . Fu altresi Cajo Rufio Procu- 
rator , che a' tempi noftri , fi direbbe Agente delle 
due Provincie Dalmazia , ed Iftria; laonde mentr' 
egli efercitava in Roma la carica militare di Tribuno, 
era caricato ancora della cura civile de' negozj , che 
fivevano nella Citta medefima i Dalmatini , e gHAri . 

Quei 



Libro Quarto. 147 

Quei ch'ereffero quefto monumento a Rufio nel 
luogo datogli dal Decreto de' Decurioni , cioe , da i 
Senatori di Volfeno, furono Cajo Rufio Fefto , Ru- 
fia , e Procula di lui figli 5 e Lelio Firmio marito 
(ficcome io credo) d'una di quefte due ; onde per offe- 
quio , chiami anch'egli il Defontocol nome di Padre 
Piidimo . 

Quel C. V. , che appreffo a Firmio fi vede, po- 
triafi leggere Clarijpmo Viro , ma direi piu toflo Cen- 
tumviro , nome di Magiftrato Romano eletto a giudi- 
care , ed iftituito in quella Republica nell'anno dopo 
fondata Roma 513.(0110 il Conlblato di Cajo Lutazio 
Cercone, alia di cui elezione concorfero tutte leTribu; 
fcrivendo Feflo. Cum ejfent Rom of quinque^ & triginta 
Tribus , ternh exfingulii Tribubui flint , qui .... Cen- 
tumviri funt appellati , & licet qu'mque amplius fue- 
rint, quofac'dius nominarentur^Ccntumviri crant diffii. 

Quelle Ifcrizioni, che dalle rovine deirantica_> 
Roma , ne' paffati fecoli giornalmente diflbtterra- 
vanfi , perche giovevoli alia ftoria 5 fur on dagli Eru- 
diti di quei tempi trafcritte 5 ed in varj volumi a bene- 
fizio pubblico degli ftudiofi nella Libraria Vaticana la- 
/ciati . Il celebre Raffaele Fabretti in tal materia ver- 
fatifiimo, non manco eftrarne molte, rapportandole 
nel tomo delle fue Ifcrizioni 5 come ivi fi leg^e Ex 
fchedis Vaticanh . Una fra le altre fu la feguente , in_» 
cui vedendovi fcolpita nel fine la parola Volfinienfes , 
benche dimezzato il marmo , ho ftimato mio dovere il 
rapportarla in quefto luogo 3 come appunto la ho tro- 
vata trafcritta . 



T 2 TRIB. 



1 48 Delia St aria di Volfmo 



TRIB. LEG. XL CL. P. F. n 

X. VIR. STL1TIB. IVDICAND. 

CVR. GRAVISCANORVM. 

. INTERAMNATIVM. NARTIVM. 

OPTIMO. PATRONO. 

VOLSINIENSES. 



Cap.x.pag>7o^. Avendo io letto cosi nobile frammento, raflrenar non 
potei la mia naturale inclinazione d'andar in trace ia , 
fe per avventura riufcir mi potea di trovar i\ di lui 
principio , mentre lo fteffo Fabbretti fbpra di eflfb non 
vi fa una menoma olfervazione . In cio propizia mi fi 
dimoftro la forte; poiche Giovanbattifta Doni , che 
fiori nel tempo di Urbano VIII. grande amatore della 
materia Lapidaria, leggendo alcuni Codici nella Va- 
ticana, i vi a cafotrovo unoAuttore, che della me- 
defima Lapida parlava ; dando notizia, com'ella fu 
trovata vicino alia Chiefa di S. Sabba nell'Aventino in 
molti pezzi divifa , i quali infieme uniti , la feguente 
Ifcrizione vi fi leggeva. 

SEX. AVRELIO. TERENTIANO. V. C 

friT VIR. LAVINATIVM. u\L VIR. 

COLON. PVTEOL. PATRONO. NOLAN. 

PRAEF. FABR. TRIB. LEG. VIL AVG. TRIB, 

LEG. XI. CL. P. F. CANDIDATO. ANTON. 

AVG. PIT. TRIB. LATICLAVIO. FLAM. DIVI. 

NERV. TRAIAN. X. VIR. STLITIB. IVDIC 

CVRAT. GRAVISCANORVM. ET. INTE. 

RAMNATIVM. NARTIVM. 

OPTIMO. PATRONO. 

VOLSINIENSES. 

Trafcritta, ma non publicata rimafe in potere degli 

• eredi 



hibro Quarto. 149 



ercdi del Don i cotefta nobile memoria ; la quale fu da 
loro con gelofia cuftodita, finoa tantoche a' giorni no- 
ftri alle mani del celebre Antonfrancefco Gori con al- 
treprezio/e ifcrizfoni pervenne 5 ed a pubblico benefit 
zio fur date da cfib alia luce fbtto il titolo Infcriptio* 
ms T)onian<c clafTe V. num.8, pag. idu 

Pafso quefta Famiglia Aurelia dalla Sabina a_i 
Roma; e benche plebea folTe 5 merce dellc fue chia- 
re gefta 3 Confolare , Cenforia , e Trionfale di- 



venne. 



Potria per avventura, a taluno mancar la cogni- 
zione dl legger Ie I.apide , non Colo a cagione delle_j 
cifre, e moltiplicita delle fo\e lettere , che in effe 
fcolpite fi veggono , ma eziandio per quegl'impieghi' 
foftenuti da coloro , a'quali fono e(fe dedicate ; fie- 
che interpretando qucfta di cui fi tratta , direi cosi - 

Sexto Aurelio Terentiano D Viro Clarijjimo *- 

Quadrum-viro Lavinatium . 

€}uadrum-viro Colonzae Puteolanorum - 

Patrono Kolanorum . 

Praefeblo Fabrorum . 

Tribuno Legionh Septimae Augujlae . 

Tribuno Legionh Vndecimae Claudiae 3 Piae 5 Fe- 
tich . 

Candidato Antonini Augujli Pu . 

Tribuno Laticlavio . 

Flamini Divi Nervae Traianl . 

Decemvir Stlitibusjudicandis . 

Curator} Gravifcanorum , & Inter amncttium Nar 3 - 
tium Optimo Patrono . Volfinienfes . 



Fu egliadunque, primieramente Quadrumviro dt_ 
Lavinati , e dellaColonia diPozzuolo, cioe , Giu- 
dice Ordinariodi qaefti Popoli . Lavinio fu gia quella 

Gitta, 



1 5 o Delia S tori a di Volfeno 

Citta , che or diced Pratica , ficcome dimoftra l'eru- 
dititfimo P. Gfofeppe Rocco Volpi , della Compagnia 
di Gesu nel fuo antico Lazio Tom. VI. Lib. XI. men- 
tre la Terra , che or e Civita Lavinia , fu l'antico La- 
tMbium , come colTevidenza delle Lapide , e di al- 
tri Monumenti chiaramente prova il medefimo lo- 
dato Auttore nel Tomo V. lib. IX. Era parimente_j 
Agente in Roma della Citta diNola, e Prefetto de' 
Fabbri , cioe , fovrintendea a tutti quegli Artefici , che 
/eguivano gli eferciti , de' quali L. Feneftrella , o piu. 
tofto il Fiorentino Andrea Domenico Fiocco De i Ma- 
giftrati de' Romani a carte 57. favella . 

Era Tribuno della Legione fettima di Augufto , 
e della undecima di Claudio detta Pia Felice . 

Fu egli Queftor Candidato fotto lTmperador An- 
tonino Pio. 
Vaier. Max. lib. 5. Era uno de i Tribuni Laticlavj . 

Lathiavta Tunka,& Introdotte nella Romana milizia le Legioni , che 

di%a a Latkiavio. ordinanamente eran compofte di 6000. Fanti , e 500. 
Cavalieri, v'eran fei Tribuni, che aciafchedun mi- 
gliajo comandavano . L'uffizio Ioro era il giudicar le 
caufe de' foldati , potendo condannar fino alia morte; 
Badare alle fentinelle , fovraintendere alle munizioni , 
agli efercizj militari , e altre fimili cofe . 

Lor divifa era un Anello d'oro , mentre i fol- 
dati il portavan di ferro fino allTmperador Settimio 
Severo; il quale fra le altre conceffioni , che Ioro fece, 
gli permife di portar come i Tribuni Tanello d'oro . 

Si diftinfero altres) dagli altri nella vefte; poiche 
piu ricca l'ufavano, eficcome altri de' Tribuni eran 
deU'ordine Senatorio , ed altri di quello de' Cavalieri , 
cosi veftivanfi i primi del Laticlavio, per eflfer di mag- 
giordignita, cioe, di una vefte tefTuta a ftrifce Iar- 
ghe , ed i fecondi delP angufto Clavio , veftivanfi 
della medefima vefte a piu ftrette lifte teftuta , ed era 
di minor dignita . Non eonferivafi quefta carica_j , 

fe 



Lilro Quarto. 151 

fe non a quelli , ch'eran nati di padre Senatore, o 
Cavaliere . 

Altra dirTerenza v'era tra i Tribuni medeflmi 3 
che nafceva dalla loro creazione . 

Quei , che erano fatti ne i Comizj del Popolo , 
che dicevanfi Comiziati , erano in maggiore ftima di 
quelli, che creavanfi in guerra dalConfolo, o P re- 
tore; Quefti nomaronfi prima Rutlli, e pofcia Ru« 
fsli , a cagion di Rutilio Rufo, che promulgo una_, 
ieg^e circa i diritti loro . II Tribunato durava un an- 
no; ma lendo carica da molti defiderata , per conten- 
tarne piu , fu ridotta a lei mefi . 

Era egli Flamine dell'Imperador Nerva Trajano, 
(come a dire) Sacerdote particolarmente eletto , per i 
domeftici fagrifizj dafarfi al fuo Dio tutelare . Come 
uno de i Decemviri, giudicava le liti , Magiftrato, 
che io crederei anzi Municipale , che Romano , aven- 
do forfe la medefima giurifdizione , che i Pretori in 
Roma , cioe , di giudicare in quelle caufe , nelle__* 
quali i Giurifconfulti direbbono entrarvi PArtkolo* Panvin. Civit. Rom. 
Mentre nelle altre , altri Giudici fentenziavano ; mi 
reita altresi a notare, che giufta quello fcriveQuin- 
tiliano , lo iteffo e Stl'uibm , che fuper Btes . 

Ben difficile a' tempi noftri , riufcirebbe trovar 
Uomo , che fendo cosi abile nelle cariche civili, Io 
foffe pur anche nelle militari, e pur cotefti Uomini 
fra gli antichi erano frequentifllmi ; e tal fu il no- 
ftro Aurelio Terenziano , che ebbe Tonor di quefto 
marmo . 

Fu egli nel medefirno tempo incaricato della cura 
de' Gravifcani , e de' Ternani (come a dire) a fovrain- 
tendere a i negozjdi quefti due Popoli . 

Fu Gravifca Citta della maritima Tofcana , e le 
al Merula crediamo , or diced Montalto , poco diftante 
dal mare , prefio al Fiume Off a cognominato Vlore . 
11 nome di Grawfca derivd dall'aria peftilenziale, 

che 



152 Delia S tori a di Volfmo 

che affliggeva i fuoi Abitatori ; poiche (come fi ha_> 
da Servio Catone lib. 10. pag. 583. Ideo Gravi/cx d'l* 
Eiccfunt^ quod gravem acrem fujlineant . 

Fior) quefta Citta nel tempo della venuta di Enea 

in Italia ; e nella feconda guerra Punica , mando al 

Sen at o Romano, molt i fold at i in ajuto . Vetera mi fere 

Grwvlfc£ . fcrifle Silio Italico lib. 8. Punic. 

yei.Patcrc.l.i.n.if. Fu pofcia occupata da' Romani , e fatta Colo- 

I'anvin. Imp. Rom. . _ * . . . . . -, • /> • •%'.« r i 

nia. Fur lodati iGravifcani pel vino generofo, che 
produeeva il loro territorio; come altresi per Tab-« 
bondanza de' Coralli , die in quel mare eran pefcati • 
Dalle di lei rovine fu edificata la Citta di Corneto* 
atteftandolo Cluverio 3 e Virg. 5 come fi ha da Bau- 

:Lib. io.Eneid. dtand tOm. 2. 

Di contrario parere trovo Giulio OfTequente-j* 
(fe pur merita fede) mentre cred'egli , che Corneto 
foffe l'antiqua Tarquinia , e che dalle fue rovine edifi- 
cata veniffe la medefima Citta. Profegucndo ora per 
ordine la fpiegazione della Lapida diremo , Come fu 
eziandio Terni cognominata Interamna per effer fitua- 
ta fill Fiume Nera , e fovra un foflfo del medefimo Fiu^ 
me.V'aggiunfero gFantichi la parola Nartei per diftin- 
guerla dalla Citta di Terni fituata negrAborigini. In 
molte Ifcrizioni legged, che Gravida, e Terni eb- 
bero uno ftefTo Curatore, onde creder fi debbe , efTer 
ftate tra di loro confederate . 

Rimaneora a parlare della parola Patrono\ E' da 
faperfi dunque , che oltre le Clientele private iftituite 
da Romolo Re fra gliPatrizj, ed i Plebei ( liccome 
Lib. i. Antiquit. Dionifio Alicarnaffeo , e Plutarco fcrifiTero , ne fu- 
Piut-invitaRomuli. ron ez j anc |j ufate altrc da i Greci , chiamando i di- 
fenfbri col nome di Patrvnos , vocabolo altresi ab- 
bracciatodai Latini, e praticato nelle Lapide , co- 
me fi legge nella prefente di cui ora trattiamo, nella 
parola Patrono . 

Molte di quefte Clientele private ebber i Principi 

Ro- 



htbro Quarto 



*53 



la dicinationC 



Romani in diverfc Provincie ; onde fcriffe Giulio Ce- Lib. 1. Bd. Civil. 

fare , che Pouipeo gran profitto traeva da quelle , cho 

aveva nella Spagna . Oltre dtlle private v'erano le_-> 

pubbliche , colle quali qualche onorato Cittadino, 

o Cavaliere, che fbiTe , procurava in Roma i van- 

taggi di alcuna^itta , o Republica foraftiera , e par-* 

ticolarmente nelle liti ; poiche Afconio lafcio fcritto 

Qui alterum defendit in judicto 3 Tatronui dicitur Ji 

Orator eft . 

Perche affatto non fi dubiti , che nella Citta no- 
ftra k)fie il Tempio della Dea Norzia 5 ed ivi viveffe il 
culto delia medefima 3 rapportero due Lapide , che in 
Volfeno fiveggono, dalle quali 3 comprovato Puno 5 
e Paltro verra , iendo ambedue votive , ed e notitfimo, 
che i voti conceputi verfo qualche Nume , non altrove 
fi rendono , che nel fuo Tempio 3 e preflb Pimagine 
della Deita medefima . 



s 



? 




D-N-M-S 
CLARGIVS 

AGATOPVS 
VOT. SOL 



Nella publica Piazza avanti al Palazzo del Magi- 

ftrato di Volfeno appoggiato al muro vedefi quefto 

To, 11. V cippo 



154 Delia Storia di Volfeno 

cippo di peperino , ivi trafportato cred'io dal Tempio 
della Dea Nojrzia per opera d'Aleffandro Donzellini 
ottimo conofcitore , ed amatore delle antichita . L'in- 
fegne nel faflb fcolpite , additano etfer Largio uno de' 
Sacerdoti dello itelfo Tempio , e ch'egli per qualche 
profpero avvenimento, in voto alia Dea inalzo que- 
fta memoria , fpiegandofi le prime quattro lettere » 

DEAE. NORTIAE. MAGNAE. SANCTAE. 

Cosi interpretate dal riftaurator di fimili antichita' 
Antonfrance/co Gori nelle ifcrizioni Doniane clafTe 5« 
num. 8. riportandofi ad un marmo , che in Firenze fu 
trovato ne i fondamenti della Chiefa di Santa Repa- 
rata . 

Cajo Largio dunque (che dal greco cognome_j 
manifeltafi Liberto, non gia per uno degPlngenui Vol- 
fenefi della famiglia Largia) alia Dea Norzia , di cui 
egPera Sacerdote inalzo quefta Lapida votiva . Io dif- 
fentir non ardifco da un tetrerato di tanto merito co- 
me il Gori , ma fblamente mi faro Iecito di aggiungerc 
alia fpiegazione da lui data , che forfe con non minor 
naturale?za lalettera S nel titolo della Lapida inter- 
pretar fi puo Sacrum , riferendofi al medefimo altare 9 
che alia Dea fi dedica * 



DEIS. DEABVSQ^ 
PRIMITIVVS. 

DEAE. NORTIAE. 
SER. ACT. 
EX. VOTO. 



Volfinii Grut- pag.i i, 
num. 8. 



Abbattuto dal tempo cosi cofpicuo Edificio tralle 

ro- 



Libro Quarto. 155 

rovinc fue trovato fu quefto infigne monumento \ e_> Gorillt in Doniitd *< 
trafportato all'Orto de' Padri Minori Conventuali di Chi- *. num. 8. 
Volfeno . II mai abbaftanza lodatoGiacopoGrutero 
col fuo pellegrino ingegno penso , che per illuftrar la 
ftoria mezzo piu valevole non v'era , quanto quello, 
che dalle Lapidi fi raccoglie; ficche a compier cosi lo- 
de vole opera impiego i piu eruditi Letterati del fuo 
tempo, acciocche per tutta l'Europa folTe da loro 
trafcritta ogni memoria , da cui qualche erudizione ri- 
trar fi poteffe, e particolarmente nella noftra Italia , 
che piu d'ogn'altra parte del Mondo 5 abbonda di fimi- 
li monumenti. Tanfa copia ne fu adunata , che unita in 
un gran volume afcende alia (omnia di quafi 8000. , 
il quale ora e ftato dato di nuovo alia luce in quattro 
tomi , con belliflfime illuftrazioni . Quello a cui ap- 
partenea la raccolta delle Lapide , che erano nella_> 
Provincia del Patrimonio di S. Pietro nello ftefs'orto 
de' fuddetti Padri fcuoprl quefta, della quale prefente- 
mente fi tratta , ma in guifa tale mal concia , e di terra 
quad affatto coperta , che difficil fi refe lo fcoprimento 
del fecondo , e terzo verfb , a' quali fuppli ^'1 Grutero 
co' puntini, come vedefi nella ftampa alia pag. 1 1. n.8. 
La diligente cura di Aleflandro Donzellini accorfe al 
riparo di cosi nobile monumento 5 onde pulito il farTo 
vi fi fcoprirono due verfi , come nella Lapida fi leg- 
gono , riportati eziandio dal Gori nelle Doniane__j 
claf. 5. num. 8. 

La prima difficolta , che fu di quefla ifcrizione ci 
fi prefenta , e quella di veder in efla notato feccamen- 
te Primithu: . Se Primitivo fia nome , o agnome__> 5 
trovandofi fcolpito in amendue le maniere, non e cofa 
tanto facile il dilucidarlo . Contuttocio avendolo in- 
terpretato Terudito Fabretti con dirlo Vrlmo nato , mi 
fi permetta di far fovra lo fie fib una mia particolare 
rifleffione ; cioe , Che trovandofi fpefle Mate nelle_j 
Lapide Tofcane 3 tanto votive , che fepolcrali il no- 

V 2 me 



txod.cap. I J. 



Or fa fc 



1 5 6 Delia Storia di Volfeno 

me di Vrimltiw, creder potrei , che i Tofcani , li 
quali in gran parte prefer dagli Ebrei , e la lingua , 
ed i Riti ( eflcndo quefto nome di Primo nato di tal 
pregio nel vecchio teftamento) avran creduto , che 
ad effo altro nome accoppiar non fi doveflfe ► Si a tutto 
quefto detto per mera congettura . Vuole il Gori 5 che 
eziandio (ignificar potfn Servv attore^ fervendofi del te- 
ftimonio della noftra Lapida Volfenefe , c di quello 
di Plauto . 

Qual fo(Te pofcia Pimpiego di Servo Attore dot- 
tamente ne parlano lo ftefib Orfato De Roth Romano- 
rum . Grutero pag.44. num. 5. Fabr. cap. 8. n. 120. 
ed in fine ilPignorio nel trattato de' Servi , il quale 
crede , che fotfe quello, che daElioDonato fi chia- 
ma Maggiordomo , e Capo della fervitu Urbana_> ; 
alia di cui cuOodia appartenevafi il confervar tutti gP 
arredi neceffarj a' fagrificj , e quefta opinione par che 
Otfatus denotis Ro- s'accolli piu d'ogn\altra alia fua vera interpretazione . 

Eccoci ad un'alfra ifcrizione , non votiva 5 ne 
di Servo Attore del Tempio , ma fepolcrale , e di 
un Servo Attore della Volfenefe Republica . Vedeli 
quefta efpofta fill muro della cafa di Arminando Cata- 
lucci vicino alia Collegiata della noftra Santa Cri- 
ftina. 



manoiiun « 



RVFIAE, 

PRIMITIVAE. 

CONT^BERN. -.-.• 

SANCTISSIMAE. 

PRIM1TIVVS. 

R. P. SER. ACT. 

B. M. FEC. 



Pof- 



Liiro Quarto . 1 57 

Poffiam noi affiftiti da molte probability , crede- 
re, che Cajo Rufio Fefto Volfcnefe, dopo aver efer- 
citati lodevolmente molti impieghi militari conferiti- 
gli dal Romano Principe, o pure dal Senato , efTen- 
do avanzato negli anni, d ritirafle alia fua Patria , per 
ivi terminare in braccio della fua Famiglia , il rima- 
nente della vita; come fi raccogliedalla Laprda tro- 
vata in Volfeno l'anno 1726. E ficcomeegli era nobi- 
le, e doviziofb Cavaliere ,.cosi al di Iui fervigio tenea 
molti Liberti , e Liberte , tra' qruali Primitivo^e Rufia 
daeffo con particolare diftinzione riguardata , onde 
fatti amendue liberi , e nella fteffa fua Famiglia adotta- 
ti,congionti furono fn Matrimonfo. In grandiflima 
ftima (comedicemmo) era in Vol/ena il nome di Pri- 
mitive, perloche voile Cajo, che eziandioinipofto fo£ 
fe ancoraa Rufia , Primitha , come nell'ifcrizione fi 
vede notato . Nome, che alle volte era Greco, ed 
alle volte Latino. Col favore di Rufia , e col fede- R 8 e ;f cWxm 
le fervigio preftata da Primitivo al fuo Signore_* , 
(mentre Servus aUor eft Me , cui peculium Domini , cjf 
res curar erant) ottenne egli I'impiego di Servo At- 
tore della Volienele Republica ; carica , che fino a_» 
quel tempo non fu mai conferita , fe non a' primarj 
Cittadini . Per la qual cofa ebbe egli giufto motivo di 
far incidere nella Lapida Contubemaii fanBiJpma; be- 
nemerenti . Servironfi gli antichi della parola Contu* 
bernium , per quella di Conjugium , parlandofi del Ma- 
trimoniode 1 Setvi . 

Se poi il lettore voleffe fondatamente fapere__» 
qu-ali foflero le auttorita di quefto fecondo Servo At- 
tore ; veda Tomma(b Reineflo nella epiftola 32. dove 
diffufamente ne tratta . 

Degna da regiflrarfi e pur anche la feguente__3' 
Volfenefe Ifcrizzione in marmo , larga palmi 2. ones 
una ~ alta palmi 3 . once nove ~- • 

D. M- 



1 5 8 Delia Sroria di Volfmo 



L 



D. Ml 

1; CAELIO. VRSO 

VEIANIA. EELICI 

TAS. CONIVGI 

BENEMER. EEC. 



i 



Quantunque troviamo in quefta il prenome , no- 
me , ed agnome del Defonto , che per Ingenuo (giu- 
fta il coftume antico) prefentar ce lo potrebbono : cio 
non oftante il credo io , Liberto della Famiglia Celia, 
l 3 atrizia Volfenefe per due ragioni , la prima delle . 
quali e , che l'agnome di Orfo e barbaro , ne giam- 
mai fi trova tra' nomi Romani, fra 1 quali fu intro- 
dotto folamente ne' fecoli , in cui la latina lingua 
( occupata V Italia da' Popoli Settentrionali ) cefso 
di efler volgare . Fu per altro poi chiarifllmo, e__> 
pafso in cognome di fignorili famiglie . A tempo del 
Petrarca , che vale a dire nel XIV. Criftiano fecolo il 
Senator di Roma , Conte dell'Anguillara , nomavali 
Orfo , come leggefi nel Canzoniere di quel vaghitfimo 
Poeta part, i. Sonetto XXX. : 

Orfo , e non fur on mat , fiuml , n$ ftagni . 

La feconda ragione e , che il nomedi Vejania Fe- 
licita moglie diOrfo, non e d'lngenua , ma di Li- 
berta . Or fe gl'Ingenui non foleano ammogliarfi con 
le Liberterefta chiaro , che fendo Liberta la moglie 3 
lo fofTe anche il marito . 

Al di fuori della faccfata di S- Cofino di Vol/eno 
appefo vedefi il feguente Epigramma , che per eflfer 
della Famiglia Venuleja, benche frammento fia , ho 
flimato co(a lodevole fra «rli altri riportarlo . 

IVST 






Libra Quarto • 159 



IVST 
VENVLEIVS 

[pecit imvs 
'fivenvleia 



Tanto larotrura della pietra, che le cambiare ,. 
elogorate lettere rendono si ofcura J'interpretazionc, 
che folo per conghiettura cosi leggerei ^ 

Venule jus legit imus Pater . " 

Venuleja Mater . 

7#/?0 Venule jo . 

CarlJJimo Filio ►. 

H Padre, e la Madre han data fepoltura al Fi~ 
glio ? iquali credo Liberti della. nobile famigliaVe^ 
riuleja * 



D. M. 

L. VENVLEIVS. L. F. 

POMP. PRISVS. 

SEX. VENVLEIVS. 

POMP. FVSCVS. 

T. VENVLEIVS. L. F. PATER. 

LARGIA. A. F. MATER. 

EX. TESTAMENTO. H-S 2 



Poca difficolta s' incontra nella fpiegazione di 
quefto mar mo , che nel pavimento della Chiefa del 
gran miracolo dell'Oftia detta volgarmente la Grotta 
in Volfeno (i vede. Lucio Venulejo Prifco , e Sefto Vc- 
nulejo Fufco amendue afcritti alia Tribu Pontina_> . 

Tito 



1 60 Delia Storia di Volfeno 

Tito Venulejo figlio diLucio Padre con Largia figliuo- 
la di Aulo Madrc nel Teftamento fi eleflero quefto luo- 
go per Ioro fepoltura;mentre laCifraH-S-2 vienefpie- 
gatadaOrfato , allapagina 113. (appoggiato da Pro- 
bo, e dal Manuzio) Reredes focii , overo Ricfepulti* 
Se quel piccolo fegno , che vedefi dopo la Cifra 
H-S- fofTe in tal guifa 00 allora fignificherebbe Sefter- 
uVcftcnio'ordinario ^ IO * *~io non °ftantc il medefimo Orfato nei monu- 
valeva nei tempo de* menti di Padova , vuole , che H-S fignifichi 3 100. /e- 

L°r: the *££ ftm l • Io , ~nw»°cci6 leggerei Bkfitlfimt 1 

in moncta noftra e lo Ben e vero per altro , chela medefima Cifra-» 

fleflb che mezzo grof- fignificar potrebhe Heredes folamente ; onde in tal ca- 
&>rSa°dtff«enM *° fpiegherebbefi ; Chequei , che fecero il monumento 
del Scftertium* che_, furon figliuoli , ed eredi di Tito Venulejo , e di Lar- 
valeamiliede'pnmi, Ja on( j e j e otfa di ciafcuno in quefto fepolcro ripo- 

ooe venticinque feu- £ 3 _ , , r/ y- A • r '» 

di. iavano . In qual luogo rolls queita pietra non ve n e 

rnemoria , dico bene , che da effa provafi con eviden- 
za , che la Pamrglia Venuleja -chiarifljma in Roma fa 
noftra; locche con moke ifcrizioni Romane provar po-. 
trei 5 le per brevita non convenifle lafciarle. 

Quefta Famiglla dico fu Volfcne/s, poiche , Ic 
nominato un fbl Venulejo vi fi trovaffe 5 dir fi potreb- 
be, che quefti foife unCittadino Romano defonto a_> 
cafo in Volfeno; ma qui fi fa menzion degli Avi , de* 
Padri , e de* Figii , incontraftabii fegno , che tutta la 
fuddetta Famiglia alia noftra Citra s'appartenea . 

Dicefi nel prefente Epigramma , che Lucio , c 
Sefto Venulejo furon figliuoli di Tito; ondeconfron- 
tando«anche il carattere della Lapida ho argomento di 
credere , che quefti foffe quel Tito Venulejo , di cui 
fcriffe Aimaro Rivello Delfino nella ftoria della Legge 
Civile , e Pontificia . Egli fu gratifllmo all'Iniperador 
Aleffandro Severo, e fu Uditore del faiuofo Papiniano, 
ed inoltre Auttor della legge : Veflemfordidam , &>/e- 
quen.. Scrifle quefto Venulejo altrcsi Jlipulationum lib. 
XIX. AEhonum X* Unum de poena Paganorutn 5 trei de 



Ubro Quarto i 161 



Publicorum interdicts. VI. de officio Vroconfulis ', E 
nel tefto civile nella leggc 224. ff. de verborum fignif. 
nella voce Vehkulum . Dice Venule jo vehiculorum ap- 
pellatione vel privata , vel publico. , vehicula Jignifi- 
cantur , cujlodix i<ero tantum publica cuftodia . 

E' notabile in quefta Lapida , che fendo cofL* 
certa , che Volfeno giammai non erafi fatta afcrivere 
ad alcuna delle trentacinque Rom aire Trib-u (ficcome 
nel Panvinio fi potra rincontrare) h trovino qui de i Civic. Rqw, 
Cittadini Volfenefi annoverati nella Pontina , che 
fa la ventefima fefta j ma ceffera ogni difficolta* qualo- 
ra fi rifletta , che fendo negli ultimi tempi Volfeno 
Municipio Romano, poteva ogni fuo Cittadino farfi 
afcrivere ad alcuna delle Tribu per partecipare de i 
privilegj , € carichc , che da' Romani Cittadini go- 
deanfi; per la qtial ragione i noftri Venule; fi fecero 
nella Tribu Pomptina annoverare . 

Abbinm trattato del fine di querta noftra Iapida , 
non fara cred'io difcaro al mio difcreto Lettore , che 
mi prenda laliberta di parlare (per chi nol fapeffe) 
fbvra le due lettere , che perlopiu fi veggono in fronfe 
alle Lapide fepolcrali , cioe D. M. 

Di quefte volgariifima ne e rinterpretazione_j 5 
Jeggendofi daciafcuno DIS. MANIBVS. altri leggo- 
no DIS. MAGNIS. , che e lo fteffo , che Dei Penati 
ovvero DOMVS. MORTVORVM ; cio non oftante 
ritengafi pure la lezione DIS. MANIBVS; come piu 
propria , di cui per altro non e tanto facile individuar 
FEtimologia j mentre alcuni vogliono , che Manes 
le anime de' Defonti fi appellino , Quia manent prope 
fepulchra , ricordevoli della ftretta unione , ed amici- 
zia pafifatacol fuo Corpo quivi giacente ; e quelle cre- 
deanfi , che foffero le ombre 5 che preflo agli Avclli 
talora s'incontrano ; o pure come fcrivc Fefio^, Ma- 
ties ab Auguribus "oocabantur , quod cos per omnia ma- 
nere credebant , eofque fuperos , atque inferos dice- 
To. II. X bant. 



1 62 Delia Storia di Volfcno 

bant. Piacque ad altrui che lo fteflb foflfe il dire » 

Dii manes , cheDiiboni^ mentre gli antichiffimi La- 
tini diceano Manus quel medefimo , che i pofteriori 
nomarono Bonus. Quefta pare a me lamigliore fpie- 
gazione, fe vi (i aggiunga pero , che gl'infernali Dei 
chiamavanfi Buoni per Antifrafl , come il Bofco no- 
marono Lucus , quia non lucet \ e le Parchc , 6)#i.iL-j 
nonparcunt . Sicche lo ftefib fu dire Buoni , che Cat* 
tiiii . Di cio par che fi accorgeffe Apulejo quando 
fcrifle Manes , hoc efi mites , ac modeflos y cum jint 
terr'iblles , & immites . Ed in fatti ogni Poeta idola- 
tra non ci defcrive cotefti Dei , che per fieritfimi , ed 
ineforabili . Luciano gli chiamo Nocenti . Ovidio fcri- 
vendo contro Ibi 5 minaccia di prenderfeli per com- 
pagni dopo morte , dandogli le armi contro coftui. 
Virgilio 5 defcrivendo la gita di Orfeo all'Inferno 
canto : 

Tan arias etiam fauces alt a oflia Bit is 

Et caligantem nigra formidine lucum 
j_ib. 4. Geotg» Ingreffus^ manefque adiit Regemque tremendum 

Nefciaque humanis precibus manjuefcere corda . 

Quindi ogn'Urna fepolcrale , era come un Ara^ 
dedicata a quefti atrociflimi Numi d'Inferno ; accioc- 
che ben trattaflfero nel bujo Regno le Anime de' tra- 
de, de Nat. Deor. p a {f a ti , e pero a loro in ciafchedun anno folenni fa- 
grificj fi faceano . Ma di quefti Dei Mant erano due 
Jpecie , fendo altri Univerfali , altri Particolari. Si- 
gnoreggiavano i primi fovra tutte le Anime inferna- 
li 3 come erano y Dite Re del tenebrofo Regno , Mi- 
nos, Eaco t e Rabamanto Giudici de* Morti ; le Furie, 
leParche^ Caronte, e fbmiglianti . I (econdi erano 
particolarmente deputati atormentar, chi uno fpi- 
jEneld. lib. 4. rito 3 e chi un altroj per la qual cofa , quando Vir- 

gilio fa ragguagliare Enea dal Padre Anchife del reg- 
gimento dell'Inferno , dopo molte particolari pene 
defcritte> gli fa dire : 



Libro Quarto. 163 

Qui/que fitos patimur manes . 
E percio quel D. M. nelle Lapide fepolcrali , norLj.. 
fignifica fempre a Dei Mani generali 5 ma talor anche 
a fpeziali ; di che fenza cercarne ftraniero Tefempio , 
ne addurremo uno di un Avello , che in Volfeno cosl 
intagliato in un marmo fi legge , 




D. M. 

SILVINI 

COL. S. O. D. 

FECIT . 




D\ cui pianiflima e la lezione in quefta guifa DIS. 
MANIBVS. SILVINI. COLLEGAE. SVL ORDO. 
DECVRIONVM. EECIT. Che fe i Dei Mani qui 
efpreffi , ftati fofifero gli univerfali , dovea dir VEpi- 
gramma Sihino per concordar col feat , non Sitoinh 
reftando affolutamcntc il DIS. MANIBVS. Se poi 
approvar fi voleffe la parola Sth'tnl , cosi le^cre'i , 

SILVINI. COLONVS. SIBI. 

ORDINE. DECVRIONVM. 

EECIT. 

Le rofe che daamendue i Iati deirifcrizzione fi veg- 
gono , fono geroglifici 5 che dinotano la fre/ca eta di 
Silvino, in cui dalla inorte fu rapito, onde iimboli- 
camente viene affomigliata la fua gioventu , alia Rofa, 
che da un grato , e foave odore , in breve tempo ad 
infracidirfi pafla; leggiadramente canta di lei Tor- 
quato Taflb nel fuo Goffredo canto \6. {\?aZz 14. Ap- 
preflb gli Antichi fervivano le Rofe per ornamento 
de' Sepolcri ; quindi nella noftra Lapida fcolpite fi 

X 2 tro- 



1 64 Delia Storia di Volfmo 

trovano , acciocche gli Eredi ogn'anno rinovafFero la 

memoria del Punerale del morto , collo fpargere fovra 

Grut. p.ig.Dcxxx. la di iui fepoltura una gran quantita di qucfri fiori , per 

num. XII. tf ,. / , ,°, 1, .v A . * ,. ' r 

eiler egh iovra ad ogn altro il pm ituriato , di cm Ana- 
creonte canto : 

Rofa honor decufque florum 

Rofa car a amor que merh 

Rofa ccclltum voluptas . 

Da quefta ifcrizione refta provato ancora, che 
nella noftra Patria v'era l'ordine de' Decurioni . Nc 
avendo quefta Lapida altro di notabile , farem paflfag- 
gio alia feguente . 

La Fatniglia Spada Parrizia Roman a poftiede_-» 
un nobiliffimo palagio in Volfeno , nella cucina del 
quale fi vede un Cippo , o Piedeftallo , che fia a in cui 
leggeii la prefente memoria . 



LWVAVVMAViAVWVV^AVVVV^AVVj 




DM- 
IVXIO 

JIERMETI 

COL 
SILVANT 

GEMINI 

FEC 




-fc^v^ s^a^AaAa^^Ai^aAAia^a^^tf&AAgaAiatf^aa 



Abondantifilma di ricchezze , e di popolo era la 
Citfa di Volfeno , ne dubitar fi puo , che ella non_* 
avefle eziandio un buon numero di Terapli , dandone 
un ficuro fegno la quantita de' frammenti di colonne 
di mar mo orientale , che tuttavia fparfl per la terra fi 
veggono ) onde ftupor non e, fe di molte Lapide colle 
infegne Sacerdotali in quefto quarto Libro farem nien- 
zione . 

Lalezione di quefta e per fe fteffa chiariunna-r , 

non 



Libro Quarto. 165 



n'on effendovi altra difficolta fuor che rinterpreta- 
zione dell'abbreviatura COL., edell'altra FEC. Io 
crederei , che in nelfuna maniera piu acconciamente 
(piegar ft pofifa la prima , che leggendo COLLE- 
GIVM. onde chiara farebbe la lettura della feconda 
dicendofi FECIT. Per poco che uno fia praticodeUa 
materia Lapidaria converra facilmente egli in quefta 
parere . Diremo adunque, che il Collegio de' Sacer- 
doti di Silvano Gemino fece la prefente Ifcrizione_> 
fepolcrale a Giulio Ermete Sacerdote. Quefta giunta; 
di Sacerdote , non per altro io do a Giulio Ermete > 
che per vedere io quefto marmo fcolpito al deft ro fia n- 
co ilfimpulo, ed al finiftro la patera , vafi deftinati 
a' fagrifiej , mentre il fimpul'o era un Boccaletto, che 
riempievafi di vino, col quale afpergeva il Sacerdote. 
la tefta della Vittima pronta a fagrificarfi : cosi Fefto * 
Simpulum vasparvum non dlfpmlle Cyatho , quo vmum 
in facrlficih libabatur » Di qua! hgura poi foffe preci- 
famente quefto Vafo veggafi in quefta, e nelle altrc 
feguenti Lapide . La Patera poi altro non era , che 
un capace Bacino , in cui le vifcere delle fagrin*cate_>> 
Vittime ft riponevano , ficcome il fangue in altri vail 
piu cupi fi raccoglieva * 

Letta adunque tale ifcrizione nella fopranomina.- 
ta maniera , bella erudizione tragghiamo da quefto 
iepolcro , che e l'unico adinfegnarci , che in Volfeno 
vi fofle un Collegio de' Sacerdoti confagrato al culto 
del Dio Silvano detto Gemino, per eflfer egli di natura 
doppia , cioe Umana , e Ferina , e ficcome Tequivo- 
cavano col Dio Pane, cosi il crederei io , che in Vol- 
feno altro non foflfe , che quel tanto da' Volfeneft ado- 
rato Vertunno . 

11 fimpulo, che abbiam tefte rammentato ricor- 
dar ci fa di Un'altta Eapida , che leggefi nella Chiefa 
di S. Cofmo in Volfeno , Chiefa , che per effere fbver- 
chiamente guafta dal tempo, e ftata interdctta , e__> 

poffie- 



1 66 Delia Storia di Volfcno 

poffiedefi oggidi dal Capitan Valerio Capofavj Patri- 
zio Volfenefe . 

In quefto Epigramma dunque , che fta parimente 
fra il Simpulo 5 e la Patera cosi ii legge . 





D. M. 
VIBENNIAE 
COGITATAE 




CC3)1) 


CONIVGI. 


\W 


^^/ 


VIBENNIV5. ADI 


s£? 




ECTVS. BENEME- 


^> 




RENTI. PECIT. 











larga pal- 
mi due,ed 
un quar- 
to . 



Quefto Elogio fatto da Vibennio adietto alla_, 
tlefonta fua buona Moglie Vibennia Cogitata , e cosi 
chiaro , che non gli fa di bifogno di fpiegazione-_j • 
Una cofa Tola par che defti maraviglia , e curiofita , la 
quale fi e . Il vedervi il limpulo intagliato colla Pate- 
ra , cofe, che fembran non convenirle; non appa- 
rendo , ch'ella fia (lata SaccrdotefTa \ ma il fbpraci- 
tato Fefto ce ne toglie lo ftupore , foggiungendo alle 
parole di fbpra addotte circa il (impulo , Unde Mulie- 
res rebus divitits addiBx , Jimpulatrices dicuntttr . Per 
la qual cofa crederafll , che bafti qui il fimpulo fculto 
a dichiarare , che cotefta Vibennia fu Sacerdotefifa-j ^ 
avendo avuto l'ldolatria niolti Sacerdoz] , cheezian- 
dio dalle Donne amminiftravanfi : o almeno fu ella^ 
cosidivota, ereligiofa nel culto degli Dei , che fo- 
vente con fagrificj gPonorava ; onde merito di fimpu- 
latrice il nome . 

Il fudderto Sarcofago di Vibennia erettole dal 
marito Vibennio , icorgere c'\ fa 5 che la Famiglia_> 
Vibennia (di cui era quel Celio Vibenna , che porto/fi 

al 



Lilro Quarto * \6y 

al foccorfo di Roma contro i Sabini , c gli Alleati 
loro (come nel fecondo Libro fu detto) era Volfene- 
fe, loche provafi da un frammenta di Lapida , che 
ancora in Volfenoconfervafi 5 ove moncamente leggefi* 



i:: ENNIO 
A. 3. L. SVO. 



Da quefto frammento dunque fiam noi maggiorv 
mente accertati efler la Famiglia Vibennia , non folo 
una delle nobili di Volfeno , ma eziandio tralle piu 
doviziofe , avendo ella al fuo fervigio , e Liberti , e 
Liberte , come da lui fi raccoglie , che fpiegherei 
cosi ► 

VIBENNKX AVLVS. COLUBERTO. SVO. 

Quefto titolo di Colliberto ad altri non davafi , che 
a quelli che erano nello ftetfb tempo pofti in liberta 
da' fuoi Padroni, a quali efll permettevano di aflu-* 
mere il nome gentilizio della fteflfa loro Famiglia . 

Toccherem di paflaggio, che quantunque il Sim- 
pulo comunemente fofife Vafo di un manico 5 pure ve 
n'erano di due 3 come fi vede in quefto » 




LI- 



i68 Delia Storia di Volfeno 




Egli ancora intiero fi conferva in Volfeno fituato 
nel muro efteriore nella Tribuna della Chie/a di S.Co- 
fmo . Forte la parola Limen v'e porta per effere ftata 
quefta un Ara collocata vicino alia porta del Tempio. 

So vi mancafTe il Simpolo , io farei di parere di- 
verfb , credendo , che quefto falfo pru tofto alia cafa_j 
di qualche privato Cittadino, che ad alcun Tempio 
fpettafle \ mercecche la parola Limen appo i Latini 
fignrficava eziandio il termine della 'Cafa , che fra' Po~ 
veri era di legno , fra' Ricchi di marmo 3 e talor an- 
che di Bronzoj onde fcrilTe Qrazio f lacco epift. u 
18. 72. 

Hon Ancilla tuum jecur ulcere! ulla , puerve 

Intra martnoreum venerandi Limen Amici. 



D. M. 
CAIO. CAESINIO 

CAPRIOLO. 

CAESINIA. EVNIA 

FILIO. 

CARISSIMO. 



Quefto marmo mirabilmente confervato e incafirato 
nel muro del Convento de'Padri Minori QfTervanti di 

Vol- 



Lihro Quarto 



169 



Volfeno , e altra mcmoria non ci da , chc quella__» 
d'etfere ftata nella noftra Patria la Famiglia Cefinia; 
ficcome la feguente ci rammenta la Modia 5 che io 
non crederei Patrizia , anzi ne pure ingenua , ma Li- 
bertina, vedendovi il cognome di Afrodifia , che_j 
vale in greco quail Veneria , notne certamente barba* 
ro , e non Romano . 



D. M. 

MODIAE 

AFRODISIAE 

MATRI. PIAE 

FECIT. MODIA 

MARCELLINA 

FILIA. 



Sta quefta memoria nello ftefTo luogo in cui h la pre- 
cedente, ne altro vi trovo di notabile , che il nome 
di Afrodifiae , il quale (come difli) vien dal Greco , in- 
terpretato Veneria 3 cioe bella quanto Venere. Dacche 
argomento efTer Modia una liberta della famiglia Mo- 
dia . L'epiteto poi di Pia dato alia Madre dalla Fi- 
glia ; che e quello per altro ufatiflimo nelle ifcrizioni 
fepolcrali , deriva dalPantichifTirno verboPiare , che 
valea lo fteffb , che Amare , come l'uso Nevio appre£ 
fo Nonio dicendo . Nemo eft , qui magis piet Ubcroi .. 
Sogliono gl'antiquarj tener per piu antiche__> 
quelle mcmorie , che fcolpite in peperino fi veggono ; 
imperocche, fendo l'ufo delle ifcrizioni ftatone' paefi 
noftri prima , che i foraftieri marmi vi fi introduced 
fero , chiara cofa egli e , che quelle , che ne' pae- 
fani marmi fi ritrovano fiano delle meno recenti . Tale 
To.lI. Y adun- 



i yo Delia S tori a di Volfena 

adunque fara la feguente, che nella Piazza dellaCoI- 
legiata di Volfeno fi conferva • 



II nome di Felice h.\ 
la fua origine dalla_» 
Fortuna . Sigon. de i 
Nomi de' Roman! . 
La Famiglia Sulpicia 
derivo da i Latini > e 
pofcia fi diftufe nella. 
mia Patiia . 



D. M. 

SVLPICIO. FELICL 

SVLPICIA. LIVIA 

ET. IPSIVIVS 

FRATRI. KARISS. 

ET. HERENNIA. IANVA- 

RIA. COHERES. 

CONIVGI. EECER. 



Aquefta non bifogna fpiegazione alcuna y fendo per 
fe fteffa chiaritfima . Ci fa confapevolt contuttocio 5 
chela Famiglia Sulpizia, che fu in Roma Plebea_> , 
Equeftre , e Patrizia* forfe in Volfeno non era tale, 
poicche non trovo in quefta ifcrizione il Prenome y 
che folea elfere il diftintivo delle cafe nobili , per- 
locche non To decidere fe ella fia ftata originata da 
Volfeno , o dalla Sabina, avendo lefto in Maglia- 
noavantiallaCatedrale di quellaantichiflima Citta il 
feguente monumento ^ 



Admttus > in Greco 
iignifica indomito . 



SVLPICIAE- PRISCIAE. SER. SVLPICIVS. 
ADMETVS. VXORL 




Ve- 



Lilro Quarto 



Vedefi altresi in Volfeno queft'alrra ifcrizione fepol- 
crale , la quale per efifer ancor efifa della fteffa famiglia 
Sulpicia, ho flimato cofa propria annetterla vicina all 1 
altra . 



D. M. 

SVLPICIAE. $ FORTV 
NATAE. 5 FECIT. 

SVLPICIVS. PROCVLVS 
MATRI PIISSIMAE. 



Trafcurar non voglio di regiftrare un'altro monu- 
mento fepolcrale 3 che trovafi parimente in Volfeno 5 
come qui fotto . 



D. M. 

CLODIO. 

CELERI 

HEPEDE 

P. 



In quefto , comeche paja femplicitfimo bifogna pure in 
due cofe fermarfi , nel rintracciar primieramente fe 
Celere fia nomc d'officio , o proprio , e cio che iignifi- 
chi la lettera F. Circa al primo, io credo, che fia nome 
proprio di un Liberto della Famiglia Claudia , perche 
nel tempo in cui fu fcritto quefto Sarcofago , era ceflla- 
to il nome de 1 Ccleri , ch'era la guardia del corpo del 
Re, iftituita da Romolo , e chiamata de' Celeri da Ce- 
lere , che ne fu il Capitano , il quale fu Fuccifor di Re*- 
mo . Dopo d'aver avuti altri nomi , cioe, Flexumwes^ e 

Y 2 Trof- 



1/2 Delia Storia di Volfeno 

TroJJltli furono finalmente coftoro appellati Equltes^ 
ed ora Cavalieri ; anzi fbno quegli ftefll , che invigila- 
noalla cuftodia del corpo del noftro Romano Ponte- 
fice nomfnati Cavalleg-gieri . In quanto alia F dire- 
mo , che fignifichi Fecit . Leggafi dunque in noftra_> 
favella ► Epedefice queJT Aiiello a Chd'w Celcre . 

Mirafi eziandio nella piazza della Collegiatadi 
Volfeno il Sarcofago feguente fcolpito in peperino » 

i s 

g AVRELIAE. §f 

* VITALI. & 

| AVRELIVS m 

| SILVANVS | 

§ C. B. M. P. | 



Tutfo in quefta ifcrizione e chiarifiimo a riferva delle 
quattro ultime lettere di facile fpiegazione , doven- 
dofi leggere Conjugi Bcnemercnti , Pofuit , Credo io 
pertanto , che Aurelio Silvano , che pofe quefta mc- 
moria alia benemerita Conforte Aurelia Vitale , fia__, 
un Liberto della faniiglia Aurelia accafato in Volfe- 
no, e di poca for tuna . 

Abbiam peravventura in quefta , ed in altra La- 
pida notato alcana, la di eui moglie ha foventi volte 
il medefrmo Prenome d&l marito, della qual cofa mi 
piace qui render ragione , mentre ancora abbattuto 
non mi fbno in alcuno Scrittore, che ne abbia favek 
lato . Egli e da /aperfi adunque, che ficcome coftu- 
mavano gli antichi di non dare il Prenome a' Giova- 
netti , flnche della Toga virile non fiveftivano, lo- 
che facevano ful toccar Tanno diciaflettefimo di lor 
vita , cosi non davafi alcun Prenome alle Donzelle , 

infi- 



hilro Quarto; 173 

infino a tantoche non fi maritavano . Di quattro forte CajusTitfis.Prebwin. 

, Vi i>t> • /1 J» r Epitom. 1. 10. Valet.- 

poi erano Je Nozze de Romani , a cottume de quail M r ax , 
buona parte delle foggiogate Provincie 11 avvezzo . 
Era la prima quella , che fort'tzione chiamavafi , allor- 
chel'Uomo colei fi toglieva perMoglie, che dalla.^ 
fortuna gli fi prefentava . La feconda fu 1'uio , cioe , 
qualora col conftnfo de' Tutori erafi giacciuta una_» 
Pulcella con alcuno ; perocche in tal cafo v'acquiftava 
diritto di prefcrizione . Diceafi la terza Confarrea* 
zione , imperocche dopo certe ceremonie , e parole 
fatte avanti al Pontefice alia prefenza di tfieci Tefti- 
monj , con fblenne fagrificio confegnavafi al Marito 
la Spofa , ed amendue pofcia mangiavano di una me- 
defima Focaccia di Earro 5 ch'era telle (lata oflferta 
nel fagrificio ; oode cotefte Nozze ne traevano il no- 
me . La quarta finalmente era quella , che nominava- 
no Coemptio mentre la Spofa dando del dinajo al ma- 
rito fingeva di comperarfelo . In quelle i Conjugfco i 
roro proprj nomi non appellavanfi , ma il Marito per 
allora diceafi Cajo , e Caja la mogl'ie , in memoria del 
Matrimonio felicifllmo, che fu tra Caja Cecilia, e 
Tarquinio Pri/co Re de' Romani ; ficche entrata la_j 
Spofa in cafa dello Spofo diceagli Vbl tu Cajus , ego 
Caja quafi volefle intendere, d'aver col Marito indi- 
vifa di tutti i beni famigliari h pofleffione ; onde_>, 
fi pare , che delle fuddctte parole ben comprendefFe 
la forza Erafmo Roterodamo, che fpiegolle , Ut tu 
Dominus ego Domina\ e la Moglie prefa con quella 
Rito di eompra , era quella y che propriamente ma- 
dre di Famiglia fi nominava . 

Ciofuppofto, io fbno di parere, che in fomi- 
glianti nozze della quarta fpezie , la quale tra la pie- 
be era la piu frequente , ficcome nella cerimonia Nuz- 
ziale amendue i Confbrti collo fteffo nomc fi chiarna- 
vano , cosi dopo trovandofi la Spofa di non aver per 
anche toko il Prenome per /egno di rifpetto , e dh 

aniore* 



1 74 Delia S tori a di Volfeno 

amore, affumefTe quel del Marito , onde addivenga, 
che fbvente Puniformita de' Prenomi nel Marito , c 
nella Moglie s'incontri ; loche baftandomi d'avere_j 
accennato lafcio agl'Emditi la cura di aflTicurarfene; 
ma torniamo alle Lapide . 

Nella parte efteriore del muro de' Santi Cofmo , 
e Damiano in Volfeno Finfrafcritta memoria fcolpita 
in marmo fi legge , 



Epifl. FamigUib. ij, 
Epift. 24. 



D. M. 

C. COSINIO 

PRIMITIVO 

COSINIA. NICE. LIB. 

B. M. F. 



Che la famiglia Cofinia fofife una delle nobili , ed an- 
tiche della noftra Patria il Prenome , Nome 3 e Co- 
gnome di Cajo Cofinio Primitivo baftevolmente il di- 
moftranoj echealtresi ricca fofTe I'atteflaNice ono- 
rata dal nomc della Famiglia di lui, chiamandofene Li- 
berta . Ella fu 5 che al benemerito Padrone quefto 1110- 
numento dono , ricordevole del /bmmo benefizio fatto- 
le dandole laliberta* 

Di un Lucio Cofinio fa menzione Cicerone in-, 
una lettera, nella quale a Servio-Sulpicio lo raccom- 
manda ; ficche fino al tempo della Romana Republica. 
fu la Cofinia riguardevole Famiglia . 

La feguente ifcrizione comeche poco , o nulla 
xli memorabile contenga 3 pur trafcurarla non voglio - 



D. M. 



Libra Quarto 



*75 



D. M. 

EGNATIAE. DAPHNAE 

POMPONIA. MAXIMINA 

AMICAE. B. M. F. 



II nome di Egnazia Dafne non e Italiano , ma Greco v 
nel quale idioma Dafne fuona lo ftefTo , che Laura ; 
Crederemo adunque , cheella fofTe una Liberta , a cui 
Pomponia Matfimina (forte pereflerancor e(Ta Liber- 
ta , avendo-ricevuti molti beneficj), il prefente fepol- 
cro dedicolle ► 

Di egual prezzo e la Lapida , che come noftfa cii 
conferva il Grutero riportandola a carte 756- 





D. M. 


L. 


APPIO PRISCIANO 


CAESENNIA. FORTVNATA. 


. 


CONIVGI. B. M. 



Pur non e da difprezzarfi la notizia, che quefio fepol- 
cro ne fomminiftra , che la Famiglia Appia celebra- 
tiffrma pertuttele ftorie Romane, fueziandioVolfe- 
nefe .. Appio veramente fu Prenome, ed il dice Tito 
Probo fcrivendo cosi ► Applm ab ABeo ejufdem re- 
gwnU , cioe di Sabina , Pr<£nominc . Ma per efiTerfe- 
netropno fbvente fervita la Famiglia Claufa , che fin 
poi dctta (quando dalla Sabina pafso a Roma) Clau- 
dia 5 lo prefe per cognome .- 

Nella Cappella antica di S. Agnolo entro la fa- 



i/6 Delia Storia di Volfeno 

gra Grotta fcolpita in peperino vedefi la feguenfp _> 
ifcrizione larga palmi uno , e tre quarti . 






D. M. 

L. COMINIO. CRESCENTI 

VIX. AN. XIIII. M. X. DI. VIII. 

PARENTES. FILIO 

KARISSIMO. 



Da queftaLapida , che i Genitori al defonto Fi« 
glio ereflfero , altro non fi raccoglie , fe non chc la_j 
gente Cominia era di Volfeno , ech'ella fbfie Patri- 
cia il dimoftra il Prenomc di Lucio , il nome , e__» 
I'agnome del morto Cominio . Notabil cofa egli c il 
ravvifarvi il Prenome , non avendo ancora toccato il 
decimoquinto anno , mentre non lo afTumevano in 
Roma prima del diciaffettefimo , come di fbpra il pro- 
vammo coll'auttorita di T. Probo; laonde fara d'uo- 
po il dire 5 che in Tofcana diverfo foflc quefto co- 
flume . 

Altra Lapida fi ritrova pur anche appartenente al- 
ia famiglia Cominia, e vedefi nel cantone del muro del- 
la Chiefa detta la Madonna del Giglio potfeduta da' 
Padri Minori Ofifervanti di Volfeno, e da quefta (oltre 
ilcomprovarfi la permanenzade'Cominj nellaCitta 
noftra , loche fi fcorge ancora da quella famofa La- 
pida del noftro Teatro , in cui rammentafi un'altro 
LucioCominio tra g!i Edificatori di queJk), e che—* 
fra gli altri teneva il primo Iuogo) da quefta dico piii 
validamenie fi confe-rma quella divcrfira degli Dei 
Mani , che adducemmo neiri/crizione di Stivino De- 
curione ? apparendo qui 3 che il Sarcofago e dcdi- 

cato 



Lilro Quarto. 177 

cato a foil Mani di Sefto Cominio . Dice dunque Ia~» 
Lapida in queita maniera . 



SEX. COMINI 

CORNELL CRISPI 

MANIBVS 

ROMANVS. L, 




Romano Liberto dedico quefto Sepolcro agli Dei 
Mani di Sefto Cominio , e di Cornelio Crifpo . Crede 
Orfato nel trattato de' Marmi Eruditi , che il nome Sigon. de*ntiquit«« 
di Sefto derivi dal fefto Frglio , che ha partorito la_» " omi . BUn »- 
moglte , come pure (uccede a Primp , Secondo 3 Ter- nomiplbus . 
zo, e fimili . Quefto Cominio , di cui qui fi fa men- 
zione , cred'io addottato foflfe nella Famiglia Corne- 
lia , di cui non bifbgna aver giammai lette le Romane 
Storie per ignorarne la gloria; mentre dopo il co- 
gnome di Cominio v'e quello di Cornelio , potrebbe 
dirfi, crTegli afcritto foflfe alia Tribu Cornelia, ma 
io ho avvertito , che nelle ifcrizioni , quando cotefta 
Tribu s'intenda , non fi fcrive come qui Cornell , ma 
Cor. , ovvero CorncL II vafb fcolpito a pie dell'Epi- 
gramma , piu tofto il direi lagrimatojo , o cinerario, 
non avendo molta fembianza difimpulo, dacche po- 
teffe raccoglierfi , che Cominio foffe un Sacerdote . 

Non fi puo moftrar ora il precifb luogo, iru 

cui trovafi quella ifcrizione , che ilGrutero a car- 

To.ll. Z te 838. 



P.mv. Civit. Rom* 
Tribu XV. 



178 Delia Storia di Volfcno 

te 838. numcro 15. riferifce che in Volfeno leg- 
gefi . 




D. $ M. 

VENERIA 

HAVE 

NVDIO. INGENIOSVS 

ARMINIAE. VENE- 

RIAE. CONIVGI 

B. § M. 




Se il Simpulo , e la Patera fono 5 come fi pretende__> 
d'agli Eruditi , fegno di Sacerdozio efercttato da ch- 
giace nel' fepolcro , che ne e caratterizzato , Armi- 
nla Veneria fu Sacerdotelfa } di qualche barbaro Nui 
me , fendo barbari i nomi , cosi di lei , come del 
Marito , o almeno una di quelle fimpulatrici , delle 
quali favellammo nella ifcrizione di Vibennia Cogi- 
tata . Egli e cofa certiffima , che di molti Sacerdozj 
ebbero Pefercizio le Donne, e che la Teologia degP 
Idolatri Romani (colla quale nel piu florido fecolo 
delPlmperio loro , conformavaft la Religione. dell' 
Italia tutta, mentre ammetteva qualunque Deita delle 
fbggiogate ftraniere Provincie) particolarmente i pro- 
prjSacerdoti delk Nazion medefima deftinavale .- 

Il fegno $ o diretto , o roverfcio , che fia poflo, 
eredette il Fabretti cap. 3* carte 120., che nulla fi- 
gnifkaflfe , ma dopo che vide una Lapida nella Chie/a 
di S. Salvatore in Traftevere col medefimo fegno , 
can<*iato parereapprovo Popinione di Reinefio , che 
vuole che fignifichi 11 n intenfo cordial dolore , o fbnii- 
eliante alrra cofa ; ed in fatti si' pare , che molto ad- 
dolorato Nudione Ingeniofo rimaneflfe per la morte di 

Ar- 



Ubro Quarto. 179 

Arminia Veneria, che perquantoil nome di lei figni- 
fkava (bella quanto Venere) fu fua benemerita Con- 
forte , perloche fi fer-vi di quella tenerirtima efpref- 
fione di amorofo cordoglio . Veneria (quafi diceffe) 
6 cara Moglie addio . Praticarono gli antichi co' loro 
Defonti nel paffare avanti agli loro fepolcri il dire 
Ave , o Salve , non perche gli defideraffero falute__> , Scrvio »eW-dell'Eue* 
mentre i morti non fono di quella piu capaci , ma per- * 
cbe i\ allontanavano tanto da loro , che mai piii non li 
avrebbono veduti . Non fu per altro folo Nudione ad 
ufar quefra tenerezza nell'ifcrizione fepolcrale , men- 
tre dal Grutero altri Epigrammi ricavar fi poffono t 
ne' quali ilmedefimo falutoji ritrova efpreffo . 

Alquanto monca e l'altra ifcrizione, che fbno 
per rapportare , tuttavia non e tanto viziata, cheu» 
quad nulla del di lei fenfo fi comprenda . 



D- .M- 
LALLIO 

REDEMTO 
FILIOCABJ5S1MO 
V-ANNM H- 
FLORVSET 




Facilmente cred'io fupplir fi potrebbe allamancanza 
del marmo leggendo LVCCIA. P. P. M* e fpieghe- 
rebbefi cosi : Floras , $> Luccia monumcntum pofue- 
runt Luclo AUlo Redemto Vtlio carljpmo ; cioe Floro 3 
e Luccia Genitori pofero quefto fepolcro a Lucio Al- 

Z 2 lio 



1 8 o Delia S tori a di Volfino 

lio Redcmto figliuolo cariflimo D il quale vifle anni 
... mefi ... ore ... 

Colla folita regola poi -del Prenome , Nome, 
ed.Agnome , che ravvifiamo in coloro , che fcolpiti fi 
veggono nelle Lapide , giudichiamo , che quefto Al- 
lio iia ftato Patrizio . Bene e vero pero , che da noi 
credefi 3 che a Floro per effer Padre di L. AIHo Re- 
demto , manchi il Nome , e l'Agnome , credendoli 
fuperflui il replicarli avendogli gia dati al Figlio . 

QueftaGente Allia palfata da Volfeno a Roma_> 
fu ne' primi tempi Plebea 5 ma follevata poi dagli 
onorevoli Magiftrati , che efercito, afcefe fra le piu. 
cofpicue Patrizie . Sofpettar ci farebbono i Faili Con- 
folari , che fra ella la fleffa , che la Elia \ ma fu di 
talfamiglia nulla ardirei determinare , fcrivendo Fe- 
fto : Gens Allia appellabatur > qu<£ ex multh Vamilih 
conficUur . Dallo che fi conofce a quante cafe pote in 
tempi diverfi quefto nome competere . 

Bizzarra , e degna cofa faria il trovar un'Edippo 
per interpretare il fcguente monumento , che in Vol- 
feno vedevafi , riferito fu da AldoManuzio /otto di 
qudto titolo Monumenta fingulariorvtm ab inccrth po- 
fit a Volfinih , donde lo traife il Grutero rapportandolo 
alia pag. 029- Quefto non ecompofto, che di otto 
lettere majufcole puntate a come qui fotto fi vede . 






A. 


y. 


R. 


M. 


V. 


s. 


L. 


M, 



II punto , che fuccede ad ogni lettera ci fa credere_*> 
checiafcheduna di quelle nnaintera parola fignificlii , 

giufta 



Lilro Quarto. 181 

giufh lo ftile notariaco tanto praticato dagli antichi ; 
laonde c'ingegneremo dar alcuna interpretazione a_> 
cotefla enimmatica fcrittura cosi leggendola . 



AESCVLAPIO. YGIAE 

RVEVS. MODIVS. 

VOTVM. SOLVIT. 

LIBENS. MERITO. 






Qucfta fu adunque una tavola di marmo appefa in vo- Neli'anno di Rom* 
to da Rufio Modio ad Efculapio , e ad Igia per la re- CDLxi.era quefta-, 

r i • .v rtf i i • ' n '» ■ I 11 Cuta aflalita da una 

cuperata falute \ imperocche , era Efculapio Dio della gr anpeftilenza,onde 
medicina , edlgia (die in greco , e lo fleffo , che_» il Senato ricorfe air 
falute) era Figlia di lui ; quindi infieme col Padre o^oio^ n quale ri- 
nij i • i V- i- m -r -r fpofe, chefimandaf- 
adoravano gl Idolatn la Figlia, comeil nrerilce_* f«o i Legati ad Efcu- 

Paufania , dicendo d'aver veduto in Corinto la ftatua la P io / n v E pi dauro * 

dn rN • II' come le^m . T.l.ivia» 

i quelta Dea tutta ncoperta, parte con i capelu , Ll b. 

chs tagliavanfi le donne per offerirglieli , e parte con 

de' fortiliflimi veli tutti fraftagliati . Se ad alcuno 

Tinterpretazione , che per conghiettura io do a quefto 

marmo non aggrada, fervira ella almeno per dare ecci* 

tamento a i belli fpiriti di aflfegnarne qualehe piu fon- 

data fpiegazione . Aggiungiam fblamente , aver noi 

prefcelti i nomi di Rufo, e di Modio a- molt i altri , 

che dal R , ed M. notar (i poflbno , per efler quefti 

piu probabilmente noft-ri , mentre in altre Volfenefi 

Lapide s'incontrano ► 

Pongafiora un notabil frammento , che murat© 

fi vede in una cafa del PioSpedale di Volfeno trovato 

da me , allorche nel mefe di Ottobre Fanno 173 r» 

mi portai alia Patria .. Colla dovuta attenzione_* 

procurai di fare una efatta ricerca 3 d'ogni benche 

meno- 



Ex fchcd. Barberinis 
} ; abbrct. pag. 748. e 
nel cap. p. car. <Joj. 



182 Delia Storia di Volfeno 

menomo frammento di Lapida , che al pubblico {1 
vede efpofto , feguendo la traccia di quei valorofi 
Uomini , che han dato colla ftampa un aperto campo 
agli eruditi di far prova de' loro acuti ingegni coll'in- 
terpretarli . 











C. VAR:: 

L. RENN:: 
A. V. C. 











lo fbn di parere , che quefto ma'rmo non (la ftato fe- 
polcrale , poiche potendofi naturalmentc leggere__> . 
Cajus Varius , Lucius Rennius ab Vrbe condita . Sem- 
bra, che altro dedur non fe ne pofTa , ie non che i 
due fuddetti nomi fofler di qualche Magiftrato , col-. 
la cura del quale fu in Volfeno fatto qualche infigne 
edificio , in cui (come nel Teatro) furono fcritti 
i nomi degli edificatori , e notatovi 1'anno della fon- 
dazione della noftra Citta . Gran perdita certamente 
fccero le noltre antichita nella rottura di quefto fiffo , 
da cui poteafl molto apprendere eirca la Cronologia 
della Storia di Volfeno . Pur non e dl piccola impor- 
tanza Perudizion , che Ye ne cava , cioe , Che la Fa- 
miglia Varia ( di cui fu quel Vario Poeta famofb, 
che a' tempi di Otfavio Auguito , efercito molti iMa- 
giftrati , i nomi de' quali vivono anche oggidi nella 
Lapide) e la Rennia amendue nella noftra Patria fio- 
rirono . 

Nello fcavarfi tempo fa un'antichifilmo fepolcro, 
fra molti vail di creta, ch'ivi trovati furono , una lu- 
cerna della fteffa terra parimente diffotterrovviil , nel 



cui fondo leggevafi . 



CA- 



Lihro Quarto* 183 











CAIVS. OPPIVS. REST. 











La difticolta di quefta breviffima memoria confifte— *> 
tutta nell'interpretar le poche Iettere REST non ca~ 
dendo alcun dubbio ful CAIVS. OPPIVS . La parola 
dunque REST, fi puo legger RESTITVIT. volendo 
figniticare;, che fcndoii guafto il /epolcro Cajo Oppio 
il rifece , perche era uno della fua famiglia quivi fe- 
polto , non etfendo cofa nuova il trovare incifo nelle 
Lucerne fepolcrali il nome del Defonto 5 particolar- 
niente negl'Avelli privi d'Ifcrizione . 

Io non ofo nominar chi fofle coftui; mentre fe 
diced], che fu quell'Oppio , che nel fuo Tribunato 
della Plebe , impugno tanto contro il Maggior Cato- 
ne la legge abolitrice del donnefco Iuflb in Roma nelT 
anno della fua fondazione 541 ; dovrei ammetter , che 
di quel tempo ufafle Volfeno la favella latina , cola_, , 
che dagl'Eruditi con ragion negata mi verrebbe ; Ne 
ho tampoco fondamento da credere, che fofTe quelP 
altro Oppio tanto famigliare di Cajo Cefare ; mentre 
non apparifce coftui eflTer morto in Vol/eno , ne tro- 
vafi nelle Storie alcuno di cofloro cognominato Refti- 
tuto , laonde crederem quefto Defonto un'Uomo for- 
fe chiaro finche vilTe , ma ignoto dopo morto . A noi 
bafta intanto il trarre da quefta Lucerna , che la fami- 
glia OppiafuVolfenefe. 



<*£?*? 



D. M. 



i'$4 Delia Storia di Volfeno 



A« CESTJ 
FORTVunato 
TVRRfena 
lEIICPffima 

CON/iugi 



Onde cosl leggerei . 

D. M. 

AVLO. CESTIO. FORTVNATO 

TVRRENA. FELICISSIMA. CONIVGI. 

BENEMERENTI. 

Se la Famigiia CefHa fi trasferifle da Volfeno a 
Roma, o da Roma a Volfeno, io nol voglio con_> 
ficurezza deciderlo , non trovandofi Auttore , che 
parlato abbia fbvra le famiglie deila mia Patria , ond'c 
che le fble Lapidc ne han data la notizia . Poflb pero 
dire, che laGente Ceftia ha una nobilifllma memo- 
ria in mezzo alle mura di Roma , che fu uno degP 
Epuloni , defcritto efattamente dal Nardim , 




VA- 



Libro Quarto. 185 



vario-ati 

METOQVE 
NIINIAEFI 



Soleano fpeffe volte gli antichi nelle ifcriizioni fepol- 
crali fervirfi di due n per un e . Onde crederei , che la 
Lapidafupplfr fi debba cosi , A Vario 3 edinfiemead 
Attimeto %li di Neni'a . 



LICITAS-G-B-M 

qyi-vixiT-svPEH 

EILIAM-M-HI-D-XX 



Chiaramente appari fee efTer la prefente ifcrizione an- 
cor effa fepolcrale , fcoperta fbvra di uno fcalino nella 
cantina del Canonico Niccolini . Dall'avanzo di que- 
/romarmo fi raccoglie efTer egli inalzato da Felicita_j 
al benemerito fuo Marito 3 il quale foprawiffe alia Fi- 
glia tre mefi , e venti giorni . 



r ENTTAEOT 
T-III- E' 



Tanto quefto Cippo , che l'altro , che fegue fcoperti 

furono nella contrada detta il Poderaccio . Non v'ha 

To. II. A a dubbio 



1 8 6 Delia Storia di Volfcno 

dubbio da quello fi fcorge , che amendue fepolcrali 
foflero 3 benche al fecondo manchino le confuete__» 
lettereD. M. acagion della rottura della pietra, co> 
me qui notata fi vede. 



C. FASSIDIO 
VI TALI 
FASSIDIA 
VRSA. FI 
LIA. FECIT. 



I 



I 



Vedendo in quefta Lapida norato il Prenome 5 nome 
gentilizio, ed Agnome , ho motivo di credere , che 
la Famiglia Faflidia foflTe una fra le nobili della mia_, 
Patria, mentre Faflidia Orfa con quefta Pietra copri 
il Corpo dl Cajo Vajpdio Vltale fuo Genitore ; Ma ne ho 
altri eziandio da fofpettare , che non oftante Paddotta 
ragione (lafciando indecifb , fe la Gente Faffidia_» 
foflfe Volienefe) il fepolcro non fia di uomo ingenuo 
mercecche , quel Vitale 5 e quell'Orfa fon nomi trop- 
po barbari , per non crederli , di Liberti . 

Sul Poggio del Pio Spedale in un Cippo di Pepe- 
rino fi legge . 



NYMPIAE 
CRYSEROS 



V. 



s. 



Parole, che in Greco fi fpiegano. 
.... Spofa amorofa , o pure gra- 
ziofa 5 cara come l'oro ; e per 
noftro modo di dire 3 e una cop- 
pa d'oro . 



Varie fono Tinterpretazioni , che dar fi polfono a_» 

quefta 



Libro Quarto. 187 

quefta mezza Lapida , le quali lafcio aH'arbitrio del 
Lettore molto piu pratico di me nella lingua Greca . 
Mi reftringero folo alle due lettere V. S. riportandomi 
a quello, che di loro dice Orftto De noth Romanorum^ 
edirei Votumfofolt . Vivemfibi. Viro fuo . Uxori fan- 
ftljpma . Voto fafcepto . Ho voluto tuttc riportarle per 
piu commodo dell'interprete . 

Nella contrada del Caftello nel vicolo detto vol- 
garmente di Sopra ful muro della Cafa Marcangeli fi 
legge quefta mai condotta Lapida fepolcrale . 



quae vix 



CONG 
^DIEBVS^ 
CREDVXV5 S v 



Credo nella quarta lettera \\ folito metaplafmo dello 
fcultore , avendo cambiato Tin C dovendofi leggere 
Contubcrnali fuae quae vixit : : : : : an. men. diehm : 
Credulm. Parmi, che quefto fia il nome del Colliberto, 
o marito che iia 5 il quale ha inalzata la memoria \ e fe 
ammetter non vogliafi il metaplafmo , quel Cone, fi- 
gnifichera Concorditer , onde avrebbefi a giudicare__j 5 
che Credulo faceffe quefto Avello alia moglie 3 con 
la quale vifTe concordemente . 



PCAPRVO 
FECIT' ERE:;{ 
ATTT.VOSET1 
vitalispa:; 



:::: xxxii] 



Vorrei non a forza d'ingegno, o di congettura ri- 

A a 2 durre 



1 8 8 Delia Storia di Volfmo 

durre alia fua vera lezione quefto dal tempo maltrat- 
tato Epigramma ; ma ficcome i nomi de' Tofcani eran 
per lo piu dirTerenti da quei de' Roinani , troppo dif- 
ficile fi rende la loro interpretazione ; contuttocio 
rion vuo perdermi d'animo , fperando , che fe al (e- 
gno non giungo , tanto daro di lume agli Eruditi dell' 
antichita , che fupplir potranno alia mia debolezza, 
onde diro ; Che avendo Capruo il Prenome , dovea_» 
eziandio feguire l'Agnomej la parola FECI trovafi 
molte volte fcritta nellc Lapide per quella di FECE- 
RVNT. , come pure, ATTIVOS. per ATTIVVS . 
fendo noto agli Eruditi , che faciimente gli antichi 
fervivanfi della lettera , per V per 1'affinita , che 
quelle due lettere han fra di loro, particolarmente 
ne' tempi piu da noi rimoti . Benche manchino le fo- 
lite lettere dedicatorie, credo, che rifcrizione fia fe- 
polcrale inalzata da due figli al Padre , la quale cosi 
leggerei . 

P; CAPRVO: : : : 

FECERVNT. ERENNIVS 

ATTIVVS. ET. CAPRVVS 

VITALIS. PATRI. 

PIENTISSIMO. QVI 

VIXIT. ANN. XXXII. 

Nclla cantina di Tomafb Ripa, nel Borgo di fuori nel- 
la contrada detta Parione fi vede la feguente pietra 
refiduo cred'io d'una fepolcrale, la quale per aver le 
prime tre lettere dimezzate , non fb cofa fignificar elle 
pofTono \ volendo pertanto lavorar d'ingegno , ed 
avendo ofTervato nelle ifcrizioni del Fabretti una cofa 
quad fimile riportata altresi da Orfato marmi eruditi 
pag. p5- C. IVLIVS. C. L. BARNEVS. lafTero 
indecifa la cofa , e riportaro la lapida con quella pu- 
rita , come ella notata fi vede . 

C. I. C. 



Lilro Quarto. 189 



Trrrrr 

EVPERO /J 

OBTORIVl 
MAXIMV/ 
PAT-P-A 



La mezza lettera dopo LVPERC parmi 3 chepoffa 
elfere una A onde cosi fupplirei . 

LVPERCO AVLI FILIO 
OBTORIVS. LVPERCVS 
MAXIMVS. PATRI. 
POSVIT. ARAM. 

Ecco 5 come gia ditfl 5 che i nomi de'Tofcani fono 
molto diflferenti 3 da' Romani . 

Sovra del Ponte della porta detta di S. Giovanni 3 
perche vicina alia Chiefa di quefto nome Commenda_» 
della Religione di Malta fi vede quefto refiduo di la- 
pida Sepolcrale 




fignificante ( credo io ) Et Funus . Laonde ftimar ft 
puo , che l'intera ifcrizione fbfTe Sepolcrale confer- 
vando alia pofterita il nome di alcuno , che (ficcome 
fece Lucio Canulejo) aveafi edificato , in vita 5 il 
iiio avello . 



DEIS. 



190 Delia Storia di Volfeno 



DEIS- Mjanibus 
ADILGT 

SEXPERPERNA^et 

MANNEIArRESJ 



Quefto fepolcral frammento crediam noi , che da_» 
Sefto Perperna , e da Manneja Reftituta inalzato forte 
al loro Figlio Adietto , al quale mancano i nomi tolti 
dalJa rottura della pietra . 

Un altro Epigramma fepolcrale vedefi in Grute- 
ro , come fegue pag. DCCCL. il quale ha molta fomi- 
glianza col fuddetto . 

DIS. MANIBVS 

SEX. PERPERNA. ARGIRVS 

EX. PERPERNA. OMPHALE 

SIBI &c. 

Potfiam da quefta memorfa trarne quafi ficura con- 
ghiettura , che altresi in Volfeno vi foffe la Gente_ j 
Perperna, e fe la pietra intera foffe , forfe vedriafi 
1'Agnome di Sefto , come il vede in quefta di fbpra . 
Non vogliam noidar fovra di efia un licuro giudizio , 
fe fofle ,0 non foflTe Sefto Argiro uno de i Libert i ; Ma 
ogni volta , che nelle Lapide fi leggono quefti tre 
nomi, cioe, Prenome , eNome, che al manomeffo 
metteva il Manumittente , ed il terzo Greco , che_» 
era proprio del manumeflb , fi puo credere , che 
1'ifcrizione fia di Liberto . Le Donne pero ne aveano 
due , eperlopiu il primo era Greco , ed il fecondo Ro- 
mano; emolte volte era Romano il primo , ed if 
fecondo Greco , e cio non oftante eran Liberte— 9 • 
£ benche della famiglia Perperna rare volte ne trat- 

tano 



Lilro Quarto. 191 

tanogli Auttori , la fua antichita vien confermata_j 
da moire Lapide, tra le quali Sermondiano nelle opere 
del Grutero 1 1 1 7. num. 10. cosi ne parla . 

D. M. 

M. PERPERNIO. STRVCTORI. B. M. 

ZMARADIVS. MARTIALIS 

MAGISTRO. SVO. 

Tutta quella poflibil diligenza ufammo nel tra- 
fcrivere la feguente Lapida , poicche le fue lettere_» 
dal calpeftio del popolo fono cosi logorate, che ap- 
pena fi cono/cono; nulladimeno, benche dalTuna parte 
e l'altra del marmo elle manchino , quelle poche ne 
abbiam raccolte . Si conferva quefta memoria nel pa- 
vimento della Chiefa detta laGrotta ovc fuccedette 
il miracolo dell'Oftia . 



:'■ Qi vix.".\'. 

■■• depo: : • T 
v deoem: i 
i°t< vi-x-d: :. 



Bfxit an.x. D. 



Non poco pregiudizio apportano agli Eruditi quefti 
mal cuftoditi caratteri , rendendoll quafi impotfibile la 
loro interpretazione; pure femi fi concede in quefto 
cafo di aguzzar Tingegno , confiderando elFer molta 
in Volfeno la Gente Rufia , parmi , che il primo verfo 
abbia qualche fimilitudine a quefto Nome, e che la_. 
Lapida eirratta dalle vicine Catacombe inalzata fu ad 
un nobile Criftiano , prendendo argomento della let~ 
tera £ che forfe fpiegar potriafi Pro 3 e che feguifTe_j 

nel 



192 Delia S tori a di Volfeno 

nel rimanente Chrijlo , tanto piu che nel terzo verfb Ie 
lettere DEPO creder fi pofifono Fiepofkus : lafcio la li- 
berta all'erudito lettore il fupplire alia mia pocaco- 
gnizione . 

Nella cafa del Cap. Capofavj fi vede quefta mez- 
zapietra di peperino , che per efler cosi maltrattata 
non fo cofa fi pofifa dire di lei , ficcche la&io 5 che— 9 
ancora di quefta altri ne parlino . 




Nel vicolo detto volgarracnte fotto a Santi nel muro 
fi leggono quefte parole . 

DIOCESI. NEGOCIANT. 

Io il crederei frammento di Lapida molto maggiore, 
che conteneffe gia qualche rimarchevole memoria_> 
pubblica , perpetuata in marmo a pro di coloro , che 
mercatantavano nella Diocefi di Tofcana a tempo 
deirimperio Romano j della quale parlofli nella Lapi- 
da di Lucio Canulejo . 

La feguente ifcrizione fcritta con lettere quafi 
Longobarde credo innalzatafofle a qualche infigneRe- 
ligiofb de i primi fondatori del noftro Convento di 
S. Francefco ; la quale dalla Chiefa fu trafportata alia 
facciata del dormitorio . 



,..CCXI 



Libro Quarto 



l 9Z 



..... ..CCXI 

MDI 

ossabeknardi 
::tkvmpatkib- 



L.ATTIO.II.POM. GLAVICO 

.-.-.•. NOVENNALII.-.-.- 

i i i i i i i i i i i i 

• • • • • • •••••••••• 

•••*•• •*•*• •*• • • • • • 

• ••••••••••• •-•-*»* 

•»•••••••••••••••••••• IORI.*.* 



Molto lacerato dalla voracita" del tempo /bvra__> 
d'un vafo di marmo nell'Orto de' Padri Minori OfTer- 
vanti di Volfeno fcolpito vedefi quefto mifero avvanzo 
delle antiche memorie della rnia Patria . 

In effo leggefi il nome di Lucio Attio , Fami- 
glia , che fcritta col geminato T vuole il Panvinio De 
antiquitate nominum , che fra le Patrizie Romane__* 
comprefa fofife . Vicino ad effo fcorgonfi due Iogorati 
/egni , gia nella Lapida efpreffi , che per quello par- 
mi , legger (i denno L. F. , e dopo d'efli POM. 5 e 
quindi GLAVICO; onde ogn'erudito nella materia 
Lapidaria fenza dubbio leggera . 



To, II. 



Bb 



LVCIO. 



1 94 Delia Storia di Volfmo 

LVCIO. ATTIO. LVCII. FILIO. GLAVICO. EX 
POMPTINA TRIBV. 

Mentre non v'ha ifcrizione d'Uomini ingenui , in cui 
non veggafi notato il Prenome , nome gentilizio della 
Famiglia , PAgnome 5 e perlopiu la Tribu ove anno- 
verati fono . 

Maggior difavventura a quefto marmo accader 
non potea 5 quanto quella d'effere ftato efpofto agl* 
infulti di chi poco conofcea la preziofita de 1 fuoi carat- 
teri , dal contenuto de' quali molta gloria alia mia_> 
Patria rifultata farebbe, ed infieme dato avria agli 
Eruditi quelle incognite a e vanraggiofe cognizioni , 
delle quali oggi i moderni inveftigatori deirantichita 
con tutta follecitudine in traccia van no . 

Molto facile faria il ridurre alia fualezione la_» 
parola Novennalii , che fbla refta fcolpita nel fecondo 
verfb di quefta ifcrizione , Ye confunto non foffe il fo- 
flantivo , che la precedeva , cioe quello di Verlae , 
mentre cosi nuda ,'e fenz'effer appoggiata, ella regger 
non fi potea giammai , onde purgata pria dal folito 
Metaplafmo commeffo per inavvertenza dello fculto- 
re, e pofcia infieme unita leggeremo Ferlae Noven- 
diales fervendofi gPAntichi perlopiu de' due it per 
un e . Quefto Rito da Tullo terzo Re de' Romani ifti- 
T. Livio lib. 3i. tuito fu per Pefpiazione di qualche infolito prodigio , 
che accaduto fofTe alia Citta di Roma . 

Ma nel cafo noftro, effendo la memoria fepol- 
crale, parmi , che a diverfo u/o quefto Rito fervito 
abbia , e che da quei fuperftiziofi Gentili per dar fine 
ad alcune preghiere , che far foleano fovra del Tumo- 
lo del Defonto , adattato foffe . Abbiam fu di cio il 
tcftimonio di Porfir. ad Horat. Epod. xvij. , e da_» 
Guther. de Jure Man. Nqvendtale facrificium ejl , quod 
mortuo fit norm die , quamfepiiltm ejl . 

Sul Tumolo dunque del noftro Lucio Attio com- 

piuti 



Libro Quarto . 195 

piuti i nove giorni dopo d'effer fepellito, non per 
e/piazione , ma per dar fine agli funerali fu fatto que* 
ftofacrificio; il quale permetteaft folamente ad alcu- 
ne particolari famiglie afcritte fra ]e Patrizie Roma- 
ne . Pitifc. in verbo Vcriae , vel Ludl pag. 492. 

Se poi la Gente Attia da Volfeno a Roma , o da 
Roma a Volfeno pafifalfe , benche il Prenome Lucio, 
ckrivi dal Lucumene Tofcano , e che Attio fepolto 
in Volfeno fi veda , fovra di cio non vogliam noi 
entrar Giudici , ma Iafciarne il giudizio all'erudito 
Lettore; mentre ho d'uopo di parlare di un'altraLa- 
pida fepolcrale aha palmi tre , e larga uno e mezzo, 
lituata inunaflanza ridotta dal Signor Baleflracci ad 
ufo di Bottega fotto della cafa del Sig. CanonicoCor- 
radini Uomo d'illibati coftumi, e d'una generofi^ 
pieta verfo la noftra 3. Criftina j ed ecco come pre- 
fentemente fi vede . 



n 

ENNIVS 
VAMST 
STAI::I- 

:.:::.vitI 



Sottopoftafi volontaria Volfeno alPlmperio di Roma , 

non folo accoftotfi alPoffervanza delle fue leggi , ma 

eziandio al Rito di non fepellire i morti nella propria 

Citta, giufta il divieto contenuto nelle dodici tavole ^e leggi delle dodid 

Uominem In Urbe ne fepeUto . Tavoic/uron date a i 

_ -v I- J S • r r • 1 11. t • Romam dal Deccra- 

Da cio eghno coltretti furono fuon dell abitato virato l'anno diRo- 
ncgli orti , e campi loro col decreto de' Decurioni ma 3°5«LivioIib.a. 
fcieglier in efli tanta quantita del terreno fepolcrale, 
quanta conveniente foflfe alia qualita del Defonto, per- 

B b 2 loche 



ig6 Delia Storia di Volfeno 

loche trovafi fpefTe fiate da ogni parte del fepolcro mi- 
Lib, a. de Legibiu . furato il fito 3 fecondo l'avvifo di Cicerone : \Jt mor* 
tuorum corpora fine detrimento lihorum recipiant \ per- 
loche molte Lapide fepolcrali trovanfi per le noftre 
campagne . 

Abolita pertanto Tldolatria , ed a gran pafifo 

avanzatafi la noftra Santa Religione 5 piu non temet- 

tero i convertiti Criftiani quelle rigorofe leggi publi- 

Vedafi iiTitoio ne i cate ^ a l Gentili contro i violatori de' fepolcri \ anzi 

Digefti, e nei Codi- perche fapean , che in elfi chiudevanfi le ofifa di gente 

KDcfaukrowoiato. p erc ] llta } pfeni di zelo maltrattavan quelle pietre__» , 

che le cuoprivanaj onde cosi mal concie le i/crizioni 

ii trovano . 

Meno fventurata delle altre fu quefta ifcrizione 
di cui prefentemente f\ tratta , per aver ella nella rot- 
tura della pietra il folo pregiudizio di aloyne poche 
lettere iniziali deiNomi in efifa comprefi , e qualche 
altra dal tempo confumata ; cio non oftante non tanto 
difficile rendefi la fua interpretazione j onde da me 
riempiuta cosi leggerei . 

D. M. 
LVCIVS. RENNIVS. 

EVARISTVS detto in lingua greca 

LVCIO. STATIC Qmmopiimm. 
QVI VIXIT. 



In una delle paflate lapide fi fe menzione di un'altro 
Rennio 5 onde ho d'uopo credere , che quefta gente faf- 
fs una delle principal , della miaPatria; ne avendo 
fovra di effa altro d'aggiungere trattero di quefFaltra 
mcltopiu bifognofa d'effer interpretata . 



COHV. 



Lilro Quarto* 197 



COHV'VIC::/ 

XYETERMIL: 







NelTOrto della Famiglia Bertini nella contrada detta 
il Caftello fcolpito in marmo ritrovato fu quefto epi- 
taffio molto malconcio , e nel principio , e nel fine D 
a fegno tale , che aflblutamente non vogliam delibe- 
rare 5 ma conghietturar folamente ch'egli fepolcral 
fia , e di qualche valorofb fbldato Volfenefe y come la 
diomerce qui fotto ne addurremo le prove . 

Manca pertanto ad efTo laconfueta dedicazione 
D. M. il nome del Defonto , e di colui , che la Lapi- 
da gli ha inalzata; onde volendo difcorrer fbvra di 
quello , che prefentemente fi vede diremo . Che nella 
parola COHV tra VH 9 e 1' V neceffariamente dovea 
cfifervi un punto , perocche legger fi devc COHOR- 
TIS. QVINTAE. VICTRICIS . E chi fa , che per 
efler il Soldato Volfenefe non militafle in quella Coor- 
ieVittrice, comandata da Cajo Rufio , di cui poco> 
fa nella di lui lapida facemmo menzione . La rottura 
della pictra ci toglie il nome di qualche aitra Coorte, 
ove egli ha militato , quindi avanzatofi nel credito 
delParmi pafso egli alia piu nobile , che fu la decima 
de'Veterani per godere il privilegio d'effer immune 
da qualunque gabella , pefo , e funzione perfonale r 
per non efTer di nuovo forzato a militare , ed in fine 5 
per non effer ne efTo 5 ne i fuoi figliuoli (commettendo 
qualunque delittb ) condannato a cavar metallic ed 
eflfer in publico battuti , ed altri molti , notati da 
Tacito 3 Frontino 3 Vegezio lib. 2. e Lazio .. 

Inol- 



198 Delia Storia di Volfeno 

Inoltre crediam noi , che vedendofi ad un Sol- 
dato inalzata la prefente memoria fofs*egli uno di quei 
difpenfati dalla milizia dopo il fervigio preftato per 
Coftantino il Magno venti anni , o fedici , come vuol Tacfto . 
ii e num n e°o JI di queft! Nel ^orgo di fuori vicino alia cafa delFAngelini, 

anni a foii quindki, e quella del Pillei quefto refiduo di Lapida fepolcrale 
tZf^XZZ* conficcato nel muro (a da me fcoperto . 



la quale pofcia Giu- 
ftiniano Imperadore 
I'anno 5"3 7* in tutte 
]e fcritture publiche 
ordino 3 che fofl'e_j 
enunciaca a come al 
di d'oggi da' noftri Ci 
pratica . 



VISI 

CONIV 

PROC 



La piu intelligibile fra quefte parole parmi, che fia 
CONIV la quale conveniva tanto al Marito 3 che alia 
Moglie 5 contuttoche in alcune ifcrizioni diftinta ve- 
dafi da quella di Marito . 

Quello pertanto , che inalzo quefta memorjiu 
pofifo conghietturar , che fofle Proculo j creduto da 
Plutarco Agnome impofto a colui 3 che acafo nafcea 
in aflTenza del Padre . 

Il nome di Proculo non fblo inapprefib divenne 
cognome , ma eziandio per fentimento del Panvinio, 
da eflb derivo la Gente Proculeja . Sovra di cio vedafi 
Grutero nelPifcrizione fatta al figlio di unLiberto a 
carte 59 1. num. 3. 

VENVLEIO. PROCVLEIO. 
VIX. AN. I. D. X. 
PROCVLVS. AVGG. N. 
VERNA. E. XX. HERED. VT. 
RARVMQ. PANN. CVM 
VALENTINA 
FILIO. FECERVNT. 
Molte memorie della Famiglia Venuleja nella mia 
Patria fi confervano, dalle quali rilevato abbiamo, che 
non folo da lei abbia avuta Torigine 5 ma altresi , che 

lungo 



Libro Quarto . 199 

lungo tempo In eflfa fiafi mantenuta . Non voglio per- 
tanto lafciare in abbandono la pre/ente memoria , che 
fu la via Caffia fi vede , nella di cui fronte in una Anfa- 
ta a carattere romano leggefi ENCVLEIAE . Credo 
pertanto , che fia tin fepolcro non degTantichi , ma de' 
recenti fecoli , cioe-, intorno agl'anni diCrifto 500. 
Parmi pertanto , che , dalPIncifore , o dal Trafcrit- 
tore alterato fia quefto nome , onde leggerei VENV- 
LEIAE; ne efpongo in quefto luogo la itampa, accioc- 
che il kttore ne dica il fuo parere . 

Sul muro della cafa di Gttavio Adami fi vede___ > 
quefta altra i/crizione . 



LOJ:: -../ >i 

OSSA.DEDIT- 
VVENTVSA-BB 



EHEK 



•••■la 



Il graffio della lettera L credo , che a cafo fia rucce- 
duto; e giacche la conghiettura ferve di fcorta nel 
parlare di cofe ofcure , e dnbbiofe , mi ferviro di lei in 
quefta malconcia pietra , nella quale in vece delle fb- 
lite lettere D. M. credo Pinvocazione fialOVIOPT. 
MAX. , cosi mi fan giudicare le tre prime lettere__5 
logorate , dacche penfar potrei , che la Lapida foffe 
votiva 3 fe le parole ojja dedit non dimoftraffero aper- 
tamente , ch'ella fepolcrale fia , e che Erennia Ve- 
niufa , non a i Dei Inferi , ma a i Superi raccomman- 
daffe le offa di Betuo fuo marito . 

Nefluna di tutte le maggiori diligenze obliata fu 
nel trafcrivere quefti Iogorati caratteri , quali fi veg- 
gono nel pavimento della Chiefa detta la Grotta, uniti 
quafi al primo fcalino di Santa Criftina . 

Sono eglino fcolpiti in una pietra di marmo rof- 
Co 3 quali fi leggono , come qui fotto . 

Quan- 



aoo Delia Storia di Volfeno 



J 2 I 



vixitAn.x.D. ^\ BEoem: : 

'.'* *T'lnxd; 



Quantunque arguto (la TEfpofitore con molta_> 
fatica interpretarpotra quefti confumati caratteri ere- 
duti da noi de i baffi tempi . Per quello che con- 
ghietturar fipuo, furon eglino efpofli fbvra del cor- 
po di qualche pio Criftiano ; e tanto piu fi conferma 
quefta mia opinione , quantoche non fi vede nella_j 
fronte della pietra la confueta formola praticata dagl* 
Etnici , cioe di raccommandare le anime de' loro De- 
fonti agli Dei Mani ; poiche credevan eglino, che 
quelle, che vivendo menato aveano una modefta , e 
moderata vita protetti foffer dagli Dei Lari , cioe fa- 
migliari , e quei di fmoderati coftumi tormentati fbf- . 
Apuiejo d«l Dio di fer dagli Lemuri , o Larve \ quali intorno al fepolcro 
Socrate. dimoravano . Ma e tempo di rimettermi nel comin- 

ciato ragionamento, mentre altre volte ho parlato 
de i Dei Mani , e profeguire qualche rifleflione fbvra 
l'intrigata Lapida , il di cui primo verfo (fe non m' 
inganna la debolezza del mio talento) potriafi inter- 
pretare RVFIO , Famiglia fra le nobili di Vol/eno , di 
cui altre volte parlato abbiamo. Lap tagliata cosi 
potria a forte effer la caufale di quefta Lapida . Le_ > 
altre Q VIX fembra , che altro fignificar non deb- 
bano , che QVI. VIXIT. ma confiderando noi , che 
le rovinate lettere deirultimo verfo fono ancor efpref* 
fe pel tempo , che il Defonto vitfe , fembra , che non 
eilendo coftume degli antichi nella fteffa ifcrizione due 
volte replicare il tempo, il penultimo verfo contenu- 
to abbia il nome di altro Defonto , ch'era forfe Redem- 
pto^ e di quefti neirultimo, gli anni della vita fi notino. 

ACRSIIV:: 



Lihro Quarto. 201 

[/acrsiivv? 

, niiviR%: 

EBIP;;i:; 
(NET' QXq- 

Nella contrada del Caftello vicino ad una fenc- 
ftradi Antonio cognominatoy^ laluna incaftrata ful 
muro fi vede la foprafcritta lapida . Ma perche il 
tempo le piu dure cofe confuma , ancora a quefta per 
noftra difavventura non ha egli perdonato ', fedun- 
que la rottura dellaPietra pregiudicate non avefTe le 
parole in efla comprefe, chi sa , che non ci daflfe ella 
quelle cognizioni 5 delle quali ora fiamo all'ofcuro . 

Parmi , che in quefto Cippo fepolcrale (che da 
me fi crede dedicato forfe dalla Madre Galla al figlio 
Acrifio) comprefe vi fofTer le dignita del Defonto; 
ma qual foffe queftoQuadrumviro di municipio , o di 
Coionia , o Edile , o Curatore delle ftrade la man- 
canza dellapietra me netoglie il darne il giudizio . 

Quel GALL, pare a me , che fpiegar il poffa in^j 
Galliis , ove il Defonto milito , e l'Edif. s'interpreti 
Edificiorum , fopra i quali ebbe il Defonto alcuna ca- 
rica . Giufta l'Alfabeto riferito nel i. Libro 3 par , che 
in quefto frammento Etrufco, fi legga la voce Derfa\ 
voce a noi d'ignota fignificasione \ tuttavia leggefi 
molte fiate ripetuta in carattere latino 3 nelle famole 
tavole Eugubine . 



: Ac W 



ow 



Aleflandro Donzellini Volfenefe , lafcio fcritfo, 

che nel di lui tempo affiffo vide nel publico Palazzo 

della mia Patria quefto frammento' di lapida della_^ 

To, 11. Cc gran- 



202 Delia Storia di Volfeno 

grandem di un palmo , trovato fra !e rovine dell'an- 
tica noftra Citta j e come egli penfava fcolpito nel 
tempo , in cui la noftra Republica fioriva . 

Erano i fuoi caratteri effrgiatifecondo l'antico 
coftume de" Tofcani , leggendofi dalla finiftra alla_» 
deftra, come gl'Arabi , gPEbrei , ed altre nazioni 
Orientali han per coftume . I lavoratori delle noflre 
campagne diverfi pezzi di quefti marmi ritrovano 
fcolpiti con quefta qualita di caratteri , ma perche_j 
non intefi , trafcurati 3 e difperfi rimangono. La po- 
tenia de' Romani fu la cagione , come altre volte di- 
cemmo 3 che quefta lingua aflfatto perduta foffe . Mol- 
ti frammenti con caratteri etrufchi fcoperti furono 
nello fcavar i fondamenti della nuova Chiefa detta del 
Mlracolo , i quali 3 come fafll ordinarj entro de* mu- 
ri' furono lepolti ; Ma pafliamo ora a quefto altro 
frammento , benche difperfo , degno contuttocio di 
rimanere impreifo nelle carte 3 perche di lui han par- 
lato due gran letterati . 



VERGILIUS 



Era egli collocato fovra dell'Altare di S. Pietro della 
Colleggiata di Volfeno . 

Servio Onorato nella prefazione alPEneide di 
Virgilio, giudicar non potea fovra del gran litigio 
nato fra Grammatici del fuo tempo ie Virgil'ws 3 o 
Vergilius dir fi dovefle 3 fe fervito non fi fofTe del te- 
ftimonio di quefta lapida da lui veduta nella noftra_» 
Collegiata , in cui a lettereRomane chiaramente leg- 
g'evafi VERGILIUS da che ftimo egli , che in tal gui- 
fa , e fcrivere 3 e proferir fi dovefle ; inoltre quel 
gran letterato di Angelo Poliziano nelle Mifcellanee 
cap. 77. racconta d'aver trovata la ragione del come 
quefta voce fi debba proferire, dicendo egli d'aver 
veduto in Volfeno su FAItar di S. Pietro un pe'/zo di 

mar- 



Lilro Quarto . 203 

marmo , in cui fcolpita v'era la parola Vergiliui . Ora 
disfatto l'Altare non fisa dove egli trafportato fia . 
Ben e vero , che in molte Iapide antiche cosi fi vede 
fcritto , e moke controverfie fra letterati fovra di effo 
vi fono (late . Ma per vero dire non baftano le Iapide 
adecidcre nella Quiftion prefente } poiche quantun- 
que vi fi&no delle Ifcrizioni che dicano VcrgHius\ ve 
ne ha delle altre , in cui Ieggefi Virgilius . Di jfomi- 
gliante qualita e queft' altro piccolo frammento di 
marmo. 



MANLIO 



Certo egl'e , che la Famiglia Manlia fu illuftre fra le 
Romane , di cui vantaggiofamente parlan le ftorie ; 
come poi di lei fi trovi in Volfeno quefta memoria chi 
vuole indovinarlo ? Nella cafa del Cap. Capofavj paf^ 
fata quella delLucchetti, fi vede quefta intrigata ifcri- 



D. M. 

G. GRAEDNI 

IVSSI EVA VG. 

VEIER. 




Quefto refiduo di memoria avanzo de* diftruttori dell' 
antichita fi vede nella contradadetta irCaftello \nj> 
uno fcaglione della mia Cafa . 

Nella fommita della piu alta Torre della noftra 
Fortezza dalla parte verfo Levante fi vede quefto 
frammento d'lfcrizionc . 

Cc 2 SE- 



204 Delia St oria di Volfcno 



SERIORIVS 

LEO VIVV 

SIBI.POSVIT. 



Credo la lettcra T cambiata in quella dell'I ; ondc leg- 
geremo SERTORIVS . Non v*ha dubbio , che la_j 
Lapida non fia fepolcrale 3 manifeftandolo le parole 
SIBI POSVIT. 

JDi tre TJrne di Marmo fculto > e di 
una gran Taz,z,a di Granito 
Orientate , ehe veggonfi 
in Volfena .. 

LE rapportate finoralfcrizioni marmoree co'fcul- 
ti loro caratteri , abbaftanza notificati ci hanno i 
nomi de' famofi noftri raaggiori 3 e la cagione infieme 
per la quale furono inalzate ; reflan oraquattro infi- 

fpimonumenti , chechiedon luogo nella prefente__> 
toria j i quali iendo aflfatto muti , ci daranno fog- 
getto d'indagar dalle figure loro , cio che dalh man- 
canza di fcrittura non fi pud trarre. 

Abbaftanza di fppra provato abbiamo d'efTerc 
(lata Volfeno Citta antichiffinra piena di nobili , ge- 
nerofi , ed onorati Abitatojri 3 del di cui prifco fplen- 
dore con tanta affeveranza ne Icrivono i piu rinoma- 
t'i Auttori . 

Era que' monumenti 3 che in efTa rimafti fono > 

vuo parlar aitresi di queft'Arca , e col parere di Sant' 

DeCivu.Dei Ub.is. -Agoftino chiamarla Sarcofago . §}uia enim Area , in 

cap. f. quamortuus ponitur -> omricsjarn Sarcophagum wcanf. 

I primi Criftiani pero il chiamaron Domum atcrnam 5 

come 



Libro Quarto* 205 

come nelle anticbe ifcrizioni (ilegge; intendendo , 
che lo ftato de' Moni durar dovea per tutta Feternita. 

£u quefto incaftrato nel muro nella Sagreftia del- 
la Collegiata di Volfeno . In qual tempo l'invenzio- 
ne di quefte caffe ritrovata fofle per fepellirvi gl'intie- 
ri cadaveri , il corpo di Numa Pompilio iecondo Re 
de' Romani , che quattrocento anni dopo la dilui 
morte fepellito in una di quefte Arche fi fcoperfe ful 
Monte Gianicolo \ evidentemente ne fa avvifati . 

SofTrir non potea la Romana Republica il veder 
giornalmente ofepellire, o abrugiare nella propria 
Cit-ta i cadaveri , ficche-fu d'uopo , che i Decemviri 
publicafiero una rigorofa legge : In Urbe ne fepelUto.^ 
neve urito , la quale colle altre fu porta nelle dodici 
Tavole. Da que ft o tempo poflb credere ( fe il mio 
giudizio non m'inganna) che fuori delieCitta, per- 
lopiu nelle publiche (trade ,. e nelle proprie poiTefllo- 
ni il Collegio de' Decurioni afifegnafTe tanto fito 5 che 
capace fofTe alia fepoltura d'un Defonto 3 come da in- 
numerabili "Lapide fi raccoglie . La gente Patrizia_> 
pero a mifura della carica , che efercitava nelle me- 
defime ftrade inalzava per la propria Famiglia , non 
femplici Lapide , mafuntuofi, e magnifici fepolcri , 
di che ne abbiam il teftimonio in quello di Cicerone 
fcoperto nella Via Appia nel tempo del Pontificato di 
SiftoIV. in cui v'era una ben ornata Area con entro 
un corpo di Donna, che dalFifcrizione interpretata 
dagli Eruditi di quel tempo fu creduto che fbffe il ca- 
davere di Tulliola. 

Era egli da preziofi , & odorofi balfamf cosi ben 
cuftodito , che non temea l'ingiuria del tempo . Avea 
li capelli biondi , e con ta.1 arte iatrecciatj , che ren- 
dean ammirazione a chiunque li vedea , rifiettendo , 
come per lo /pazio di rnille> e cinquecento.anni cosi 
ben confervati fi fofTero . Fu la caflfa portata a Ro- 
il^ ed al publico efpofta; ma dopo tregiomi, eC- 

fen- 



n. VIII. 



206 Delia Storia di Volfeno 

fendogli ftato tolto , o adulterate il Balfamo, rim** 
cdio Rodigino lit. fe il corpo putrcfatto , e pofcia fu bruciato; fe il fat- 
J * cd P' *4« to faffe per quefta , o per altra cagione , da maligna 

lingua raccontato; io non voglio cfferne il malleva- 
dore . Certo egli e che i cadaveri de' nobili , in que- 
lle Arche fi trovan fepclliti come ii ha eziandio dal 
Pag. Dclxxxix. Grutero CORPVS. INTEGRVM. CONDITVS. 
SARCOPHAGO. Mentre i Plebei perlopiu pone- 
vanfi fulla nuda terra 5 econ un Tegolone di ereta 
cotta cuoprivanfi . In varj tempi vario fu il coftume 
e di bruciare , e di fepellire intieri i cadaveri ; di 
che ne abbiam gli efempj in molti colombaj colleolle 
piene di ceneri de' corpi inceneriti . 

Proliflb riufcirebbe quefto mioracconto fenar- 
rar volefij la pompa delle funtuofe Pire , che gli anti- 
chi Romani inalzavano per bruciar i corpi de' loro 
Imperadori} ma ficcome mio avvifo non e di tanto di- 
lungarmi ; ma /bio di dar notizia del quando fu trala- 
fciato Tabbrugiamento de' corpi , ed introdotto l'ufo 
di feppellirli intieri , cosi prendo motivo da quefto 
Sarcofago, che alia vifta del mio Lettore eipongo, 
di credere che accadefife ver/b la fine del quarto Seco- 
lo ; tanto piu y che non vedo in eflTo tutta la perfetta 
maniera della fcultura . 

Molte furono le di/avventure 3 che la mia Patria 
/bfFri in quegPinfelici tempi , ne' quali non al publi- 
co , ma folo al privato interefle attendeafi ; onde in- 
confideratamentediftrutte furono lepiu cofpicueme- 
moric da' noftri maggiori hfciateci . 

Nel muro della Sagriftia della Collegfata di 
Volfeno lungo tempo ftctte incaftrata un Area Sepol- 
crale , nella di cui cartella , (che Anfatadicefi) era 
/colpito il nome di un antico Cittadino Volfenefe_-> 
Idolatra . Bernardino Filotimo Uomo erudito del fuo 
tempo , rallegratofi d'aver trovato cosi raro Monu- 
mento di marmo 3 che onorato 3 e commodo ricetta- 

colo 



Liiro Quarto . 207 

colo fbfTe del fuo corpo dopo fua morte; il fece tra- 
/portare nella fua Abitazione 5 e cancellati i primieri 
caratteri , fe nel medefimo luogo incidere la fegucn- 
te Ifcrizione . 

D. O. M. 

BERNARDINVS 

PHILOTIMVS 

VOLSIN. I. V. DOC. 

VIVENS. SI 

BI. PHILOTIMAE 

FAMILIAE VLTIMO 

FACIVN. CVR. 

ANNO. CHRISTI 

M. D. X. LIX. 

La fattura dell'Uma fembra del quarto fecolo della_, 
Chiefa ; tempo in cui era ceffato gia il coftume di 
bruciare i cadaveri , ed erafi tomato all'antico di fe- 
pellirli interi . 

Alquanto piu di erudizione ritrovafi in una__> 
altra Urna 3 che nella fagriftia della Colleggiata me- 
defima di Santa Criftina in Volfeno fi fcorge . Quefta 
dalla /cultura piu gentile , e dal difegno meglio inte- 
fb riconofcere ci fi fa per un opera piu antica di quelle 
di Bacco , di cui qui fotto liam per favellare 5 me litre 
ella e di baflb rilevo fatta ne' tempi 5 ne' quali il buon 
gufto fioriva . 

Due facciate folamente di queft' Urna (che io 
credo fia ftato Sarcofago) prefentemente fi veggono 
fcolpite , cioe , la fronte maggiore , ed una laterale. 
Ella e di figura quadrata quafi perfetta alta palmi tre, 
e un quarto, larga 8. Nel fuo maggiore afpetto rappre- 
fenta una Donna di volto gentile pofata fovra di un 
Cocchio a due ruote, con due cavalli, che sferzati con 
una frufta , che ella tiene 5 velocemente fon provocati 

al 



208 Delia Storia di Voljcno 

si corfo . Nel franco piu vicino alia tefta de' Ca- 
valli , v'e la ftatua in piedi di una Paftorella cac- 
ciatrice , la quale per prova del fuo valore ha fb- 
vra la vefte di pelle incifo un tefchio di Capriolo » 
Nell'oppofl o lato che ora e privo d'ogni fcultura 3 (la- 
va anticamente incifa a baffo rilevo la figura di un_j 
cacciatore , che ora ftaccato dallo fteffo Sarcofago , 
nclla piazza del Palazzo della cafa. Spada Romana 5 tl 
vede . Quefta e alfa due palmi 3 e mezzo mancandone 
un terzo , cioe dal ventre in fu . Di buona maniera e 
il panneggiamento che dalla meta delle cofte fino a__> 
piedi gli fcende , ove fta fedente un cane , che ora e 
monco di tefta . Abbiamo fatto ineiderc TUrna a della 
quale qui diamo la ftampa . 

Molte cofe lignificar potrebbe Ja Biga nel Sarco- 
fago intagliata , come farebbe la Fama del Defonto , 
che fi muove dall'Urna per gire a palefar per la terra 
il nome di lui \ o pure una qualche Vergine Veftale_j 
che a fagrificare andafte , ma nello fpiegare fimili mo- 
numenti di piu figure compofti , cofa piu faggia pare 
a -me che fia il darne una interpretazione , che a tufte 
convenga ', per la qualco/a, nell'offervare , che in 
amendue i lati fcolpiti , figure Cacciatrici fi veggono; 
diro, che quella della maggior fronte alia Dea della 
Caccia fu dedicata . Soleano gl'Idolatri dipingere la 
Luna in figura di una vergine donna , che andava fo- 
vra una biga da due corfieri tirata ; appunto e tale la 
noftra , ed ogn'un fa, la Luna eflfer Io fteffo , che_j 
Diana . Diremo dunque , nella fronte maggiore rap- 
prefentarfi quefta Dea , e nel lato piu efpofto alla__> 
tefta de' cavalli una Cacciatrice Ninfa-j e nelPaltro 
un cacciatore , che corteggiano il Nume . Non fodiA 
feraffi per altro appieno alia curiofita del Lettore, fe 
tan to folamente fi dica; poicche non fembra cofa pro- 
pria il figurar Je Caccie in un Avello fepolcrale \ on- 
de aggiungeremo effere probabilifllmo 3 che in queir 

Urna 



Lilro Quarto. 209 

Urna depofto giacefle il cadavero d'alcun infigne Vol- 
fene/e, il quale molto nella Citta fua fegnalato fiafi 
nel dare i pubblici fpettacoli di cacce , gladiatori , 
corfe di cocchj , e fomiglianti magnificence, Fiilo 
delle quali nella Citta noftra era commune , come da 
tante cofe dette fu di cio chiaramente apparifce . Per 
Ja qual cofa dalla noftra Republica decretato gli fu 
Tonore della Biga , che per rapprefentarla con qual- 
che vaghezza , uso FArtefice la favola di Diana \ ed 
in teftimonianza di cio mi ferviran di conghiettura le 
due feguenti ifcrizzioni riferite dal Grutero; la pri- 
ma , che leggefi in Roma, e porta a pagina $52> 
la 2. che trovafi tra Paleftrina 3 ed Albano nelLa bafc 
di una ftatua a pagina ccccxl. 

T. ANCARIO. T. F. PAL. PRISCO. 

AED.QVAEST. if. VIR. QVAEST. ALIMENT. 

HVIC. PRIMO. if. VIR. BIGA. POSITA. OB. 

EXIMIAS. LIBERALITATES. ET. ABVN- 

DANTISSIMAS. SINE. EXEMPLO. LARGI- 

TIONES. ET. QVOD. EX. INDVLGENTIA. 

AVG. OCTIES. SPECTACVLVM GLATOR. 

EDIDERIT. AMPLIVS. LVDOS. ELORALES . 

OB. HAEC. MERITA. PLEPS. VRBANA 

CVIVS DEDICATIONE. 

T. ANCARIVS. PRISC. EIL. AEDILIS. 

QVAESTOR. ADSEDENTE. PATRE. GLA- 

DIATORVM. PARIA. TRIGINTA. ADIE- 

CTA. VENATIONE 

LEGITIMA. EDIDIT. 
L. D. D. D. 

Quella di Paleftrina dice cosi . 



To. 11. D d A.MVNIO. 



2 1 o Delia Storia di Voljcno 

A. MVNIO. A. F. 

MIN. EVARI5TO 

SPL. EQ^R. PAT. COL. OMNIBVS. 

HONOR. NITIDE. FVNCTO. OB. INSl- 

GNEM. EIVS. EDITIONEM. MVNERIS. 

BIDVI. POPVLO. POSTVLANTI. 

BIGAM. PLACVIT. EQVEST. 

STATVA. DECRETO. ORDINIS. 

EVM. ORNARI. 

L. D. D. D. 

L'altro monumento fra quelli di ctii qui ci ri- 
ferbammo di favellare , e una tazza fmifurata di gra- 
nito Orientale , che nella piazza di Santa Criftina_> 
vien contrapofta ad un'Urna di Bacco . Quefto Cra- 
tereha di circonferenza trentafei palmi, di diame- 
tro dodici , di groflfezza due . Lontano dall'orlo due, 
palmi fi alza un cordone , la di cui elevazione e di fei 
oncie 5 che con mirabile artificio, a terminar viene 
dolcemcnte nell'orlo fudetto . Nel centro ha un rilie- 
vo tondo pendente al piano , di mifura un palmo , e 
mezzo, fu di cui commodamente adattar fi pu6 , un 
pezzodi pietra di paragone , fatto a foggia di cam- 
pana , alto tre palmi , e fette di periferia . Tut-to 
econtanto buon gufto travagliato, che giudicar fi 
puo un'opera de' fecoli piu delicati fra gli antichi ; 
Onde Sebaftiano Erizzo ftimo quefta Tazza , uno de' 
piu preziofi monumenti , che abbia dall'antichita 
ereditato Fltalia-. Volendola Noi communicar agli 
Eruditi qui ne efibimo la ftampa . 

La dimeftica Tradizione ci racconta , che foffe 
quefto marmo, eftratto colPUrna del Baccanale , ne' 
primi Criftiani fecoli , dal Tempio di Apolline, onde 
giudicar fi puo fervifTe quivi all'ufo de' facrificj , rac- 
cogliendovi il fangue delle fagrificate Vittime . 

L'ultimo fra quefti Monumenti e un'Urna di mar- 

mo, 

■r 



Lilro Quarto. 211 

mo 5 che vedefi nella Piazza dclla Collegial Chiefa 
di Santa Criftina, eretta fopra due mezze Colonne 
di Granito Orientale . 

Egli e tutto di un pezzo di Marmo Pario , di 
forma ovale , largo palmi quattro , e lungo otto e fei 
once, alto palmi cinque 5 e di circonferenza 22. 

Sarebbe defiderabile invero ne' miei Concittadi- 
ni maggior diligenza nella confervazione delle Anti- 
chita j mentre quotidianamente veggonoqual gover- 
no ne fanno grinconfiderati Fanciulli , qualora fra di 
loro fcherzando colle pietrc fi fblazzano . Poiche al- 
cuno intiero monumento non abbiamo; fi badi alme- 
no a far , che quefte reliquie non peggiorino, altri- 
menti frappoco anche di loro la memoria fi dileguera . 

Dovrebbefi piucche le altre cofc quefiVUrna col- 
la gran Tazza in luogo ficuro riporre , o nella Sagre- 
ftia, o nel publico Palazzo , come col noftro confi- 
glio praticofll circa la Lapida del Teatro, acciocche 
non ne accada quello 5 che avvenne al gran Bacino di 
Alabaftro Orientale , che avea palmi fedici di circon- 
ferenza, in cui vedeanfi maravigliofamente (colpite al- 
cune figure etrufche con diverfe Barchette . Di quefto, 
cui creder fi puo , che fofle l'ufo di riporvi le vifcere 
delle Vittime, che alle Volfenefi Deita fi fvenavano . 
Quefto in due parti fi ruppe , ed in tale ftato fu veduto 
dal noftro tante volte con loda rammentato AlefTandro 
Donzellini, che ne' fuoi tempi era in Volfeno l'uni- 
co conofcitore di fbmiglianti rarita ; onde fgrido i 
Volfenefi , che si picciol conto ne facefTero 3 lafcian- 
dolo nella Sagreftia della Colleggiata incuftodito, e 
fbggettiffimo ad eflfer involato; ma T ammonirli fa 
indarno , mentre dopo la morte dell'erudito Volfe- 
nefe difparve il Bacino , fenza che mai di lui notizia 
fi aveffe , Iafciandone folamente ben giufto fofpetto , 
che il Sagreftano di quel tempo ad alcun letterato Pa£ 
faggiere il vendeffe . Io per adempiere i doveri di 

D d 2 buon 



2 1 2, Delia Storia di Volfeno 

buon Cittadino, ho procurato di fbttrarre dalla tiran- 
nide del tempo (giacche non poflTo i monumenti mede- 
fimi) almeno la figura, e la memoria loro , col defcri- 
verli nelle carte , e con imprimerne effigiata in Rame 
la forma . Ma Dio sa quanto faran vivaci quelle mie 
letterarie fatiche! mentre (nel ravvifarle cosi rozzedi 
ftilo , e cosi sfornite di quella mafchia erudizione— j 5 
che daldelicatifllmo noftrofecolo firichiede) pocodi 
lor durability, mi prometto ; laonde la diligenza mia , 
vorrei , che di ftimolo a' noftri Volfenefi fervifTe nell' 
aver piu attenta cura del maggior teforo della Patria, 
e non di cagione di piu fbnnacchiofa trafcuragine>_» 5 
che fidandofi troppo delle da me flampate figure , piu 
negletti per Tavvenire lafci corrompere gli original! . 
Ma volgiamoci all'Urna , la quale occupera mol- 
tc delle noftre rifleffioni , e ricerchifi primieramente 
a qual fine fia ella (lata fatta . Par cofa piana l' in do vi- 
sa rlo, dicendofi , che non adaltro ufo abbia fervito, 
che a quellodi Sarcofago, tanto dimoftrandoci la for- 
ma , e la grandezza di lei ; Anzi Uom , che inoltrar fi 
voleffe colle conghietture, individuar potrebbe altre- 
si, che quel Cadavero, che vi giacque ripofto foffe d'un 
gran Cavaliere 5 argomentandolo dalla maniera , colla 
quale fbno fcolpiti que' Baccanali, che leggiadramente 
tutta ne riempiono la circonferenza . Ora effendo que- 
fta maniera la ftefTa 5 che vedefi adoperata nella fcoltu- 
ra dell'Arco delTlmperador Settimio Severo, che ap- 
pie del Campidoglio rimirafi oggidi j potraffi facil- 
mente credere , che quefta Urna lavorata foife nel me- 
defimo tempo per chiudervi il cadavero di quel Venu- 
lejo , che fuUditore del famofiflrmo Giurifconfulto 
Papiniano, fatto morire da Antonino Caracalla_> , 
perche approvar non voile il Fratricidio di Geta ; on- 
de il noftro Volfenefe Venulejo , fbflferte lunghe fati- 
che , amo meglio perderne ilpremio, che fbccom- 
bere alia crudelta dell'inumano Imperadorej Per h 

qual 



Libro Quarto. 213 

qtial cofa congedatoii daila Corte , in Volfeno fua 
Patria ritiioifi , ove tra le braccia de' fuoi placida- 
mente mori . Ne mifembra, die altrifioriile nella 
mia Patria in quel tempo , che meritevol fofTe di 1«- 
fciar le fue ceneri in si preziofo monumento fepolte . 

Contuttocio,, chi fi porra piu feriamente a ri- 
flettere su di quefFUrna , cangera cred ? io di parere j 
Avvegnache 5 difaminandola d'ogn'intorno , una let— 
tera neppure vi fcorgera y onde il nome del Defonto 
alia memoria de' pofteri fi eonfervi ; Ne alia man* 
canza della lettera fupplifcealmeno l'effigie del mor- 
to ; mentre tutta e uh tripudio di Satiri , di Bac- 
eanti ? e di altre fomiglievoli' figure in atto di giu- 
bilo , e di ubriachezza 5 non gia di meftizia , e » 
di lagrime , quale fuol effere il carattere de' Baffi- 
rilievi , che attorno alPUrne fepolcrali il fcorgono • 

Inoltre , fe ci rivolgeremo a conllderare illuo- 
go , donde fu eftratto fimile Monumento , molto piu- 
ci dipartiremo dalla credenza , che egli foffe iepolcra- 
le . Soleano gli antichi non mai dentro , ma fuori del- 
la Citta fepellire i Cadaveri , come e cofa notiffima *, 
c di quefto coftume (Terbato anche nella noftra Pa- 
tria) chiariflime teftimonianze ne abbiamo in molti 
Maufolei , che lungo la ftrada Ciminia , e Cafiia fuori 
della antiea Citta mezzo rovinati s'incontrano; uno 
de' quali in quefto luogo ci dimoftra lo ftato , in cui 
prefentemente fi vede ; e poi , fe alcun Cittadino 
mai fu di merito cosi ftrepitofo , che per diftinguerlo 
da tutti gli altri in qaalche fpezialiffimo onore 3 fe- 
polto fofTe dentro le mura , non fi legge pero giam- 
mai 5 che il fepolcro eretto gli foffe entro di un_* 
Tern pi o . 

Or queft'Urna , non fuori, ma entro la Citta 
fu ritrovata , ne da profano luogo , ma da fagro (quale 
era il Tempio di Apollo) colla Tazza di granito 
Orientale fu da' noffri Maggiori nella Piazza della_> 

Col- 



2 1 4 Delia Storia di Volfeno 

Colleggiata di Santa Criflina , ove oggi fi vede traf- 
portata . 

Chiaro egl'e adunque , che tal Urna non fu(per 
quello parmi), fepolcro ; poiche ne pure vi rimane vc- 
ftigio , che vi fia ftato il coperchio a difender le cenc- 
ri necefTarjflimo . Cofa dunque diremo , che fofTe_j ? 
Ioilcrederei un dono fatto ad Apollo , ficcome frc- 
quentifllmi erano i Voti 3 che a quefto , o ad altro 
Nume (fia per voto , o per renderfelo propizio) fi pre- 
fentavano . Il dico Dono fatto ad Apollo , perche nel 
Tempio di lui fi ritrovo . Ne mi fpaventa , che piu 
tofto Bacco , che Febo quivi dal bafforilievo rappre- 
fentato fi miri \ imperciocche ciafcheduno ancor leg- 
giermente verfato nella Mitologia , non ignora , che 
Bacco 5 ed Apollo fono due Numi nel Nome diverfi , 
ma in foftanza il medefimo Dio ; ficcome liquidamen- 
te apparira da cio che fiamo per dire nella fpiegazione 
delle molte, e varie Figure deH'Urna , che nullamen_> 
dotta, che leggiadramente in tutto l'ambito fuo la 
fregiano. 

Tutte le trenta figure umane collealtrebrutali; 
ondel'Urna alTintorno ornata viene , altro non rap- 
prefentano, che la virtu 3 e gli effetti del Vino 3 do- 
no di Bacco 5 che eilprimo ad efTervi figurato . Ne 
pero voglio fi creda 3 che nello fcolpir delle medefime 
neffuna parte avuta vi abbia il capriccio delTArtefice 3 
che fovente vi adatto quelle 3 che al fito , ed alla_» 
quantita del marmo fi confacevano ; ficche non avrafTi 
a ftimare , che con tal metodo ciafcheduna difpofta 
fia , ch'efattamente all'altre per ordine debba corri- 
fpondere . Ci fiudieremo contuttocio , dare ad ogn* 
una di loro qualche fpiegazione , che dalle vifcere_ > 
della fuperftiziofa Teologia degPldolatri trar piu na- 
turalmente fi pofia 3 perche fenza far forza alia eru- 
dizione fbdisfacciafi alia curiofita dicoloro 3 che di 
fbmiglianti materie fi dilettano . 

Scri- 



Lilro Qiiarto . 2 1 5 

Scrive Macrobio nel Capitolo XVIIL del primo 
libro de' Saturnali rapportando Pautorita di Arifto- 
tele , laddove egli con piu argomenti prova ciocche 
dicemmo di Apolline, ch'era lo fteffo, che Bacco, 
che apprcffo i Legirei Popoli della Tracia , vi era un 
Adito confagrato al Nume di Bacco , dal quale fi ren- 
deano gli Oracoli ; ma non mai vaticinavafi in cotal 
Tempio , fe non dopo d^aver largamente bevuto del 
Vin pretto ; ficcome non profetavano i Sacerdoti nel 
Tempio di Clario ; fe nan appreflfo di una gran bevu- 
ta di acqua . Provammo gia noi neirantecedente li- 
bro , che nel Tempio , in cui fa trovata quefl'Urna y 
della quale favelliamo , v'era l'Adito , ove fi rendean 
gli Oracoli . Or quefta rifleflione , che c'iniinua il ci- 
tato Macrobio , ci conferma nella credenza di quati- 
to dicemmo , e ci fa fofpettare altresi 3 che PUrna_» 
pofta vi fofTe per ricettacolo del vino , che portavan 
coloro , che a configliarfi coU'Oracolo venivano ; for- 
te , perche ancor qui fi provocava ii vaticinio colF 
ubriachezza; ne faprei decidere intanto, fe PUrna 
fbfTe , o no foderata di metallo , o d'altro , che la_. 
rendetfe piuproprio, edattovafo, per aceogliere il 
fatidico liquore, che divenia confacrato fubito , che 
nel fagro ricetto riponevafi . 

Abbiamo fatto delineare le quattro facce dell' 
Urna, acciocche tutta la vaghezza di lei fi rappre- 
fenti ; e cominciando a favellar delPanteriore , ch'e 
la principale, diciamo; vederfi nel mezzo Bacco di 
eta giovanile 

Nudo fs non quanto "oergogna \'U vela ; Peuar.Canzon. p. i, 

coronato di Edera con un pampinofb grappolo di uva 
nella deftra manofofpefb; da cui fembra fcendere il 
mofto premuto in un largo nappo , che tiene colla_> 
liniftra un Vecchio ignudo, il quale viendivifo dal 
Nume , da un barbuto indifcreto iatiretto , che fi ficca 
tra s l deftro fianco di Bacco > ed il finiftro delVec- 

chio> 



2 1 6 Delia Storia di Volfcno 

chio , come accorrendo all'odor del vino , e guardan- 
do Bacco in atto di pregarlo , accioche glie ne dia . 
Dietro al Vecchio apparifce una Donna, chetenen- 
dofi la deftra in capo, colla finiftra pafTa dietro allc 
fpalle dello fteffo Vecchio , e toglie il coperchio al 
Ciotolone, che quefti hainmano; onde il fugo del 
grappolo di Bacco calar vi pofTa . Tralle gambe del 
Vecchio apparifce un Fanciullo, che con un panierc 
di uva fi traftulla , come nella prima figura in Rame , 
che ne diamo fcorgere fi puo . 

Soleafi in molte fogge , ed in eta diverfe figurar 
Bacco dagl'Idolatri , delle quali per brevita tacendo, 
diciam folamente ; Che qualora effigiavafi in florido , 
e giovanile afpetto , ( come dall'Urna Volfenefe rap- 
prefentafi ) pretendeano di fignificare , che il vino 
temperatamente ufato , fa gli Uomini lieti , e lun- 
ga ftagione conferva loro la giovanezza ; ficcome fpie- 
gafi il contrario, qualora Bacco barbato , edattem- 
pato fcolpi vafi . Ignudo 9 poi ci fi moftra , per eflfere il 
vino amantilfimo della verita , di cui e proprio fchi- 
fare ogni fbrta di velamento . Quindi Bacco nomofli 
altresi Lthero , perche gli Ubbriachi godono a tal fe- 
gno la liberta , che non fanno ufar punto , neppure la 
diflimulazione , cofa che egregiamente rapprefentata 
viene da quefto noftro Bacco , che ricoperto appena_> 
di fbttil zendado (forte piu per ornamento , che per 
ufo di Velo) con tanta trafcuragine fe ne ferve a cuo- 
prirfi , che ftando quefto come d'ora in ora per cader- 
gli , fa temere agli occhi cafti di non averlo tanto- 
fro a rimirare affatto ignudo . 

La Ghirlanda fu data alle fhtue d\ Bacco dagli 
antichi , per efferne egli ftato il ritrovatore , facen- 
dofeia di JEdera, fecondo Plinio , come nel noftro 
Bafforilievo fi fcorge . Aleffandro il Grande che_-> 
n'emulo Ie gefta , e la gloria , ritornando dall'India 
da lui trionfata , fe che tutto il fuo efercito di Corim- 

bi, 



Libro Quarto* 217 

bi 3 d'edera fi coronaffe . Molte ragioni adducono 
poii Mitologi 9 per lequali a Bacco fu qucfta pianta 
aflegnata per coronarfi , le quali comecche belle , ed 
ingegnofe ileno , nonmi pajono con tutto cio cotan- 
to evidenti , come una , che tacciono , cioe l'efle- 
re TEdera Pefploratrice della purita del vino, awe- 
gnacche fe del legno di lei fi faccia un bicchiere , in 
cui s'infonda del vino adacquato , l'acqua tutta , che 
mifchiata vie, trafuda in minutifilme ftille da' pori 
del legno , reftandovi entro puriffimo il vino . 

11 Vecchio , su la coppa di cui pofa Bacco il fuo 
grappolo 5 ci fi fa rawifar per Sileno Ajo dello flelfo 
Nume , cosi moftrandcfi dalla fua Vecchiezza, e dal- 
h cornette , che fulla fronte gli fpuntano , fendo egli 
della razza de' Satiri , comeche non abbia a guifa di 
quelli le cofcie , le gambe, ed i piedi caprini 3 ma uma- 
ni . Ben a propofito qui fi figura in atto di apparec- 
chiarli a bevere; fendo il fuo coftume l'efiere mai 
fempre ubriaco . Direi, che i due Putti , unde" qua- 
li gli ft a, fralle gambe , come fe gli legaflTer la finiftra 3 
e l'altro gli viene a ftare fotto la man deftra , fofTero 
que' due , de' quali racconta Virgilio nell'Egloga VI. 
cioe , Croml , e Mnajilo , che trovatol ebbro Io lega- 
ron coll'ajuto di Egle belliffima Naide , che parreb- 
be qui figurata da quella Donna , che col finiftro brac- 
cio gli circonda lefpalle; onde neottennero di fen* 
tirlo altamente cantare degli arcani dinatura; mib 
credo piu verifimile , che i due Putti vi fieno ftati fcol- 
piti per riempiere omatamente que' vani; e quella 
Donna in atto fcompoflogli fia (lata collocata dietro, 
avendo riguardo a cio , che vedefi nel Tempio dedica- 
to a Sileno dagli Elei nella Grecia , ove alia (tatua dl 
lui vicina ftava quella delPubbriachezza , che gli por- 
geva un gran nappo ricolmo di vino , mentre fi pare, 
che altrettanto faccia nella noftra Urna quefta Baccan- 
te , che gli fcuopre il Vafb , perche il modo vi gocci. 
To. 11. E e I piu 



2 1 8 Delia Storia di Volfeno 

I piu fedeli, cd aflfezionati compagni di Bacco fu- 
rono i Satiri , come leggiadramente chiamolli France- 
Mel Bacco in Tofca- fco Redi Caprlbarbkornipcde Famiglia . Ne fenfca va- 
oa * lidiffima ragione furon quefti additti a Lieo , perche 

fendo falaciffimi di natura, a lui doveano ricorrere per 
ottenerne il vino, amicifUmo della lufluria . Quindi 
nella noftra Urna fa tanta forza il Satiretto per ap- 
preffarfi a Bacco , forfe per godere alquanto del Nap- 
po di Sileno . 

Pretfb al finiftro fianco di Bacco fi vedc un altra 
Vecchio , che altra divifa non ha, fe non il feno di 
lunghi veil f coperto, da' quali fcuoprir Ci fa per un de' 
Silvani parimente Semidei , e Cortigiani di Bacco . 
Il Putto che abbraceia un cagnolino fituato fra le gam- 
be di Bacco , e del Silvano , credo vi ftia per vaghez- 
za puramente; non avendo il cane alcuna relazione ne 
coll'uno , ne coll'altro Nume ; fblamente poneafi ac- 
canto a gli Dei Lari , per eifer quefto come Guardiano 
delle cafe ; ma non percio dir debbefi , che quello , 
che noi diciamo Silvano , fia qualche Lare; mentre 
quefti non fingevanfi barbati , ma Giovanetti imberbi, 
non cosi pelofi , ma vefliti con unapelle di cane , co- 
fa che nella noftra figura non firitrova. La Donna , 
rhe fta alia finiftra del Silvano chiaramente per una 
Baccante ci frmanifefta . 

Due gran Mafcheroni di tefte Leonine fono fcol- 
pite ne' due flanchi della prima faccia delPUrna, ov'el- 
ici comincia a piegar ne' laterali . Si veggono fotto il 
finiftro Mafcherone una Donna ignuda copertadi un 
femplice lenzuolo , del quale un Fanciullo la fpoglia , 
e fotto il deftro un'altra , che fiede , e tiene in mano 
il Corno delPAbbondanza ; Dalla prima ci ft moftra_j 
la terra , che in tempo di Primavera ad aprirfi comin- 
cia^ onde nel figurar la gran Madre , foleano gli anti- 
chi tralle altredivife, darle una chiave, fignifican- 
do , che di Verno ella ft chiude per fecondar col calar 

del 



Libro Quarto * 219 

del fuo feno il feme commeflfole , il qual vegetando, e 
germogliando efcc poi fuori nella ftagion novella , e 
la virtu della madre terra manifefta . In vece della^ 
chiave nella noftra Urna vi e il Bambino , che la fcuo- 
pre moftrando ignude lenutrizie poppe; onde ogni 
cofa fublunare fi alimenti . Dall'altra parte ; dalla piu 
gaja, e veftita Donna del dertro lato , vien flgurata 
la ftagione autunnale , in cui la virtu della terra per 
l'efficacia dell'eftivo Sole, dolci, piene , e mature tut- 
te le biade alia vita neceffaria ci fomminiftra . Argu- 
tamente ci fu cio dimoftrato dallo fcultor delTUm-a^ 
Volfenefe , facendovi unPutto, che dal dovizioio 
Corno prende delle frutte , non folamente per fe , ma 
per darne al Vecchio Sileno , che gli fta alia finiftra . 
E* notabile il Corno , che quivi e fculto , il quale , a 
chi ben vi ponga mente parra di Bue , non di Capra ; 
perloche diremo j che nell'intagliarlo non ebbefi ri- 
guardo a quello della Capra Amaltea Nudrice di Gio- 
ve ; ma a quello di quel Bue, nel quale trasformoffi 
Acheloo , allora che pugno con Ercole per cagion di 
Dejanira (lata promefla ad amenduo dal genitor di lei. 
Venuti percio alle mani , Ercole gli fpezzo un Corno, 
ed il gitto via ; ma le Ninfe de i Fiumi avvoltolo , di 
fronde , e flori , e di frutte riempiutolo, alia Dea 
dell'Abbondanza il confagrarono j onde pofcia il Cor-« 
no di Copia fu detto . 

Gloriofe a Bacco quefte due figure riufcivano^ 
perche , fendoegli, ficcome dicemmo, lo fteflfo che 
il Sole , egli e la vera chiave , che colla virtu de* flioi 
raggi apre il mondo , e deftando quanto v'e di feme 
nelPuniverfb a fua giufta maturita il conduce; e fe % 
parlar fi voglia di Bacco fenza equivocarlo col Sole, 
giuftamente quelle due Imagini gli appartengono ; 
mentre egli avvalora cotanto il concupifcibile appe- 
tito del corpo collo fpirito del foaviffimo fuo liquo- 
re , che a lui in buona parte Tumana prole fi debbe . 

E e a Sie- 



220 Delia Storia di Volfmo ' 

Siegue nel deftro lato dell'Urna la figura d'uiL> 
Vecchio , che verfo Bacco fi porta , come per ringio- 
venire; egli appiecji ha un Gatto fegnodi liberta , 
per eflere quefto Animale impazientiflmio di fervitu ; 
O.nde rnoltipopoli fettentrionali nelle Bandiere loro 
il dipingevano ; intendendo moftrare, quanto incapa- 
ci foflero , di fbggezzione . Conviene appunto air 
Ubriaco quefta divifa di liberta ; mentre egli piuche 
altri , liberiffimo e (empre , cosi parlando , come 
operando ; fendo il vino quella medicina a che gli ani* 
mi noflri da ogni travaglio rinfranca * 

Di Donna baccante e la ftatua , che vien poi ; ta- 
le celadimoftrano la sfacciata fua nudita,equel trarfi 
dietro colla deftra un lafcivo Satiro , per quella parte, 
onde meno per onefta fi dovrebbe . Ha ella full'ome- 
ro finiftro un Defco , che creder fi puo un dcgli anti- 
chi cembali , de' quali era frequentiffimo l'ufo ne' 
folenni Baccanali , per lo ftrepitofb fuono , che ren- 
devano ; vero egli e , che anco il Defco tolerar vi fi 
potrebbe; mentre, fendo Bacco il medefimo che ii 
Sole, ben convengono a luiquelTinfegne, che al fuo 
Oro (ch'e loitelfoDio) davano gl'Egizzj; tra que- 
fle v'era il Defco , col quale fignificavafi la rotondita , 
e velocita del Sole nel circondar TUniverfb * 

Quei ferpenti , che attorno alle gambe della Bac- 
cante fi veggono fur fblita divifa di fimiglianti Donne; 
imperocche s ritrovafi, nelle favole , che quando 
Bacco era Fanciullo, di atrociflimi ferpenti, cinto 
fu dalle Parche . Quindi pofcia le Baccanti nelle fe- 
fle di lui , impunemente gli maneggiavano . La fiefla 
col deftro piedefcuopre un cefto. (Quefta e la cifta mi- 
Oica praticata negTQrgj di Bacco, di cui ci farebbe da 
fare un difcorfb ben lungo a parte . ) Pofciacche ne* 
baccanali foleanfi ufarei cefti pieni di autunnali frut- 
tej ma partieolarmente di Noci , dalle quali fipro* 
vocala /ete 3 epiu giocondo ilbevere fi rende * 

Per 



s. 



Libro Quarto* 221 

"Per impudica , e deforme che fia la figura del fg* 
tiro feguace della Baccantc , e pur ella la folita , col- 
la quale fbmiglianti femidei , o piu tofto femibeftie Ci 
efprimevano; imperocche , ne l'impudicizia , ne la 
deformita di coftoro , era fenza miflero . De* Satiri 
congeneri di Pane , va detto lo fteffo , che di quefto 
Nume fi trova fcritto *, perloche , fecondo il parere 
del divino Platone , crederem , che per i Satiri s'in- 
tendono i diverii ragionarj degli uomini ; onde fieno 
bifbrmi , cioe , uomini dal cinto infu, e capre dal 
cinto in giu , moftrandofi dalla parte fuperiore il ve- 
ro , che come leggero 5 e divino , fempre in alto fi ri- 
volge, menrre colla ragion fi accompagna , e dalla 
inferiore il falfo , ch'e beftiale , e greve , perche da 
ragion fi divide j In oltre con quefti Satiri l'Univerfb 
dagliantichi fi rapprefentava , percio , dandogli , e 
piedi , e gambe , e cofce Caprine , dinotavano la ter- 
ra ineguale, e dura , e felvaggia . Le corna che gli 
appinfero , moftravano quelle della nuova Luna . La_» 
rubiconda faccia non era altro , che quel purpureo co- 
lore , onde il Cielo nafcendo , e tramontando il So- 
le vagamente fj dipinge . Per la proliflTa barba_. , 
fignificaronfi i raeei . che dal Sole fcendono a noi ; 
ficcome per la macchiata pelle , gli Aftri * che nel 
Cielo di notte rifplendono ; ed ecco da ie medefima__i 
aprircifi la cagione, onde i Satiri mai fempre cosi luA 
furioia di fe moftra facciano , e non prefentarcifi mai, 
fe non difpofti alia generazione; conciofiacofache 5 
fendo gli organi gcnitali fituati nella parte inferiore 
del corpoumano , (che ne' Satiri alia terra fiattri- 
buifce ) cosi appunto figurar fi doveano per dimoftra- 
re j che quefta e apparecchiata fempre alia produz- 
zionedellecofe. 

Sieguono il Satiro due Becchi , anzi , 11 primo 
Viene tirato per le corna dal medefimo , quafi per efTer 
/agrifkato . Grata vittima a Bacco furono quefti ani- 

E e 3 mali 5 



222 Delia Storia diVolfeno 

mali , fendo diftruttori delle fue viti , cui rodendo 
ipezzano, anzi talora sbarbicano . 

Bello fu invero il ritrovato dello Scultor delk_, 
noftra Urna , che dimoftrar volendo ogni etade , ed 
ogni feffagodcr de i doni di Bacco, tante 5 e si diver- 
ie figure nel prefente Baccanale intreccio . Quindi vien 
dopo i capri un gajo ignudo Giovane , che full'omero 
fmiftro foftiene un tenero fanciulloj quafiche il gio- 
vane , fatto Padre eoll'ufb del liquore di Bacco , la_> 
ricevuta prole aqueftoNume prefentar volefife per rin- 
graziarnelo. 

Nella terza faccia , che e la pofteriore dell'llr- 
na , duealtri Mafcheroni fi veggonocon due Gorgo- 
ni capricciofamente formate , che a due Lioni dell' 
anteriore corrifpondono . Sotto la Gorgone finiftra 
fta una Bacefante, che colla deftra mano ripone una_» 
Bifcia in un Paniere, e colla fmiftra tiene un Bacino 
di frutte , cofe delle quali gia favellammo . 

Due delle maggiori figure occupano il mezzo di 
quefta facciata ; la finiftra e di Donna mezz'ignuda , 
che fuona due tibie uguali , che fono quelle appunto 5 
che tanto coftumavanfi nella recita delle comedie \ e 
quindi cosi frequente men/inn^ /p np fa ne 1 fifoli del- 
le rnmeHie TereiiZiane ; Percio parmi , cht coftei rap- 
prefenti la Mufa Euterpe, che del fuono delle tibie era 
Maeftra \ neftravagante cofa ella farebbe , che in un 
fcaccanale introdotta venilfe una Mufa , che fuoni due 
tibie acute , "cd unifone (mufica dalla quale le piu ga- 
je , e feftofe rapprefentazioni fi accompagnavano , ) 
Hientre gli antichi Greci , per dimoftrare che la bevan- 
da diBacco in noi accende il poetico furore , differo . 
Ch'eglj era nullameno,,che Apolline Principe , e con- 
dottiero del Coro delle Mufe ; e quindi, cosi dell' 
Edera di Bacco , ficcome dell'AHoro di Febo fi coro- 
jaarono i Poeti ; onde Virgilio Marone canto . 
sdoga vii. Bajiorcs Edera crcfcentem ornate Voetam . 

i Anzi 



Lilro Quarto* 223 



Anzi favoleggiofll Bacco effere ftato nudrito in unu 
Juogo dell'Arabia ameniffimo detto . Nifa 3 dalla cura 
delleMufe, ond'cgli poi tralTe di Nifeo, e di Dio-* 
niiioi cosinomi . 

Alia deftra della Mufa v'e un uomo parimente 
mezzo ignudo , che dal torto baftone , che tien_> 
colla finiftra ci fa credere 5 che egli fia un Paftore . 
Ei ft a qui attegglato di meraviglia 5 in guifa che 
fembra reftare ftupido per ladolcezzadel fuono della 
Mufa. Ioilcrederei il Ritratto di colui , che fe_> 
fcolpire queft'CJrna ad onore di Bacco > forfe per aver* 
ne il padrocinio neir ufo della Poefia . Del Cefto 5 
ch'egli ha tra piedi 5 e del ferpente , che da quefto 
s'alza, nulla ho che aggiungere 5 avendone detto a ba* 
ftanza . 

Un bel" gruppo vien poi di un capro , che coz- 
za con un Satirello , che tien Ie mani come legate do- 
po il tergo , e di una Fanciullina , che con un fafcet- 
to , che ha nella deftra fembra di percuotere il Sati- 
retto medefimo ; e tra quefto , ed il capro fi veggono 
due iftrumenti barbarici da fuonare , fomiglianti al- 
quanto a i fiftri degliEgizzj, che divifi vengonoda 
un Randello paftorale . Gia s'e detto molto de' i ca- 
pri 5 che ne' Baccanalifi mifchiano; aggiungiamoqui 
fblamente, che a cagione della gran fbmiglianza di 
jiatura , co" 1 Satiri s'accompagnano . Oltre di che 5 
gratiftime a Bacco rinafero quefte beftie 5 doppo , che 
egli per timor di Tifcne fi cangio in capro neirEgitto, 
e per ftdvarfi Fancullino dall'odio di Giunone , fa 
trasformato da Giove in Capretto . Ne altro in que- 
fto luogo v'e da notzre , fe non che afiegnoffi a Pane , 
ed a' Satiri quel ritcrto randello , per moftrar (merce 
della verga) l'auttorita 3 che ha la Natura figurata 
in loro flille ce/e; E con quella obliquita in una punta 
dello fteflo b&ftone, dinotarono l'obliquita deldefti- 
no 3 che non per vie diritte , a noi vifibili ci fi prefers 

ta ? 



2,24 Delia Storia di Volfem 

ta , ma da ofcura , e tortwofa cagione inafpettati gli 
cffetti produce . 

Si legge in Paufania , che cenando Ercole in_, 
Corinto appreffo di un fuo Suocero ; mentre Ciato 
giovanetto coppiere con poca gentilezza gli porgeva 
il Nappo acciocchc beveffe; fdegnatofi egli di eflere 
con poco di buon garbo fervito , percoffe col me- 
defimo Nappo la tefta del Fanciullo , ficche, il mi- 
fero fbtto il colpo mori . Qinndi preffo alle ftatue di 
Ercole fi pofe un Garzone , che gli porgeva la tazza . 
Quefto fatto dalla quarta faccia della noftra Urna_» 
s'efprime. 

Vedefi quiyi Ercole ubriaco , poiche fe egli ebbro 
non foflfeftato , punito cosi afpramente non avrebbe 
un fallo tanto leggiero . Non ha in mano la fua folita 
ghirlanda di Pioppo , ma di Mirto , propia , de' con- 
vitati . Un fanciullo, che gli fta frallegambe , fi sfor- 
2a di foflenere la elava domatrice di tanti moftri . Un 
fuo compagno abbracciandolo , ne proibi fee la cadu- 
ta . Sta in atto di compatirlo il Vecchio Suocero. 
Sotto la finiftra diAlcide, mirafi il Fanciullo Cia- 
to , che la fatal coppa gli porge . V'accorre mezzo 
ignuda la moglie , quafi domandandogli cos'abbia j 
ma fembra , che un Satiro dello ftato del marito la_» 
ragguagli . Non potevano i noftri maggiori piu viva* 
mente efprimere la potenza di Bacco , che rapprefen- 
tando (ficcome qui fecero ) domato dal vino quelPin- 
domito Eroe , che fupero facilmente quanto ha la ter- 
jradi piu invincibile . 

Chiudono quefta parte dell'Urna due figure, una 
di un leggiadro Giovane , quafi tjtto ignudo con i co- 
turni a' piedi, e col cane, onde ci fi fa fcorgere per 
un cacciatore , e 1'altra di un Vecchio parimente_-> 
ignudo, /enoncheha il petto coperto da una pelle di 
fiera; onde fbfpettar fi puo parimente per caccia- 
tore j machi precifamente fi foffero non abbiamo £- 

gni 



* 

^ 

N 




Lilro Quarto . 225 

gni baftevoli per detcrminarJo; e finalmente un mez- 
zo Satiro fi fcorge , che appartien piu tofto alia pri- 
ma faccia delPUrna, che ajuta un fancfullo a fco- 
prire quella giacente Donna 3 di cui abbiamo gia 
divifato . 



// F/>ze del Quarto y ed ultimo 
Lilro . 




Erra~ 



Err or i occorfi nella Stampa. 

LIBRO PRIMO. 



Pag* 47»vtrf. j. oflervate Uggl 

jr. 55. da' miei racconti 
76. inpojlill*. Nurfia 
90. ve rf. 1 1 • verum 



offervare 

de* miei racconti 

Narfia 

Rerun* 



LIBRO SECONDO. 



fag. T70. nellt Note. T>CLX. 
I97.verf %. promettere 



kggi 



1 1 if. 

11$. 


1. 

17. 


attuta 
I'ineftabil 


*54» 
154. 

*T4» 


19. 

?*« 

31. 


degno 
fu veduta 
la trafcriffero 

L I B R < 


Pag. 19.verf.19- 
48. 17. 
ft. 16. 
pi. 14. 


col punta 
Conftantinus 
Etrufca 
edificatovi 


toy. 
106. 




am 
rapprefefenti 

LIBRO 


P*g- 141* 
14J. 
17S. 


verf.il. 

*7« 

6". 


Munefque 

Proprxtore 

Nuimc 



CDLX. 

• 
pcrmettere 

attura 

I'ineftimabil . 

degna 

fu veduro 

Jo trafcrilTero 



O T E R Z O. 



Hi* 



colla punta 

Conrtantius 

Etruria 

edificandovi 

ma 

rapprefenta 



QJJ A R T O . 

I'll' 



tot. j i. un'Arca fepokrale 



Manefque 

Proprxtori 

Nume 

quell' Area fepolcrale 



IN- 



I N D I C E 

DEGLI ARTICOLI 

Contenuti ne i quattro Libri della Storia 
di Volfeno . 

LIBRO PRIMO. 

DElla antlca Etruria t e percbl quejla fa cotaxto fconofciuta* 
Articolo I. pag. p 

Articolo II. DeWorigine della Nazione Tofcana . 14 

§. I. Delle Autorita , dalle quail ft traggono i Progenitor i 
della Nazi one Tojcana . 1 5 

JT. II. Degli Argomenti , che f traggono dal luogo della Tofca- 
na , per rintracciare tfuoi primi Abitatori . 25 

55". III. 'Degli Argomenti , che ft traggono dall'antica Lingua 
Eirufca , circa i primi Coloni della Tofcana . 2 5 

*Differtazione in cui dimofraft come la primiera Lingua To- 
fcana fa tratto tratto giunta alloflato di oggidl . 27 
Articolo III. Delia diviftone deWantica Tofcana* 45 
Articolo IV. Delia fondazione di Volfeno . 50 
Articolo V. Se Nolfu in Tofcana . 52 
Articolo VI. Chifaftato il Fondator di Volfeno . 63 
Articolo VII. Delia Dea Norzia . 76 
Articolo VIII. Del Climadi Volfeno s del Lago , Seha, c* 
Monti Cimini , e della Via Ciminia . 88 
Articolo IX. Delloflato de' Volfenef, e delle cofe da loro fatte 
prima della fondazione di Roma . 104 
5f. I. Del reggimento politico de' Volfenef . 106 
jf. II. Della militar Difciplina , e delle prime guerre fatte da' 
Volfenef. 114 
$. III. Delia Religione degli anticbi Volfenef. 227 



»r 



LIBRO 



LIBRO SECOND O. 

f 

DElfoccorfo recato a Romolo contro i Lathi , ed i Sabinl da 
Cello Vibenna , e Galerho Lucumene Volfeneft . Artico- 

lo I. 148 

Articolo II. Delle guerre da? Volfeneft fatte contro i Romanl , 

e partlcolarmente di quella in cui fervironft dell'ajuto de' Sal- 

pinati . 1 74 

Articolo III. Delia ultima Guerra fatta da' Volfeneft coll'aju- 

to di altri Etrufci contro i Romani . 178 

Articolo IV. Delia Tirannide ufurpata da* Servi Volfeneft fo' 

pra i loro Padroni, e della vendetta fattane da' Romani. 221. 
Articolo V. Del Teatro di Volfeno . 242 

Articolo VI. Della vita > e fortune di L. Elio Sejano Volfe- 

ttefe . 254 

LIBRO TERZO. 

DFlla Vita di $. Criflina V. » e M. Articolo I. 5 

Articolo II. Della Traslazione del Corpo di S, Criflina, 
e di altre cofe ad effa appartenenti . 2 j 

Articolo III. De i Vefcovi di Volfeno . 3 5. 

Articolo IV. Dello Stato Politico di Volfeno ne 1 primi quattro 
fecoli Crijiiani . 4J 

Articolo V. Dello Stato Politico di Volfeno , dal priticipio del 
quinto Secolo , fino a' tempi noflri . 5 8 

Articolo VI. Della Iflituzione della Solennith del Corpus Do- 
mini fatta per il Miracolo accaduto in Volfeno . 90 

Articolo VII. Degli Vomini , e delle Famiglie illuflri diVol' 
feno in quefli ultimi fecoli . <?8 

LIBRO QJJ A R T O . 

Elk Lctpide > e di altri Monumenti Volfeneft . izt 



D 



I N D I C E 

DELLE COSE PIU' NOTABILI 

Contenute nel primo T'omo della 
Storia di Volfeno. 



ABufo della Critica .13. 
Accademia di Arcadia. 
45. della Crufca . 44. 
Agilla Citta . 120. 
Agricoltura de' Volfeneii . 

9°' . ,. ,. 

Agrippina moglie di Germa- 

nico . 282. 283. 
Ajuto de' Romani a' Volfe- 

nefi .230. 
Alfio Citta . 120. 
Altaredi Santa Criftina. 259. 



Apicata moglie di Sejano .' 

281. 292. 
Apoditerio del Teatro . 260. 
Aram perche detta 1'Arme- 

nia . 56. 
Arcagato primo Medico in_i 

Roma . 1 76. 
Argomento negativo quando 

valevole . 53- 
Ariftocrazia Tofcana . 10S. 
Armi Etrufche . 1 16*. 
Artificj di Tiberio Imp. 287. 
Arti indovinatrici quando a- 

bolite . 143. proibite da_> 

Mahometto . 145. 



dove luccedettc il miraco- Arufpicina ritrovata in To-> 



lodelTOftia . 93. 
Amalafunta Regina . 93. 
Amarillide nome arcano di 

Roma . 169. 
Ambafciadori Volfenefi ucci- 

si . 230. 
Angioli tutelari degli Anti- 

chi . 64. 
Anguille Volfenefi . 94. 95. 
Anni Tofcani quando comin- 

ciafTcro . $2. 
Antenna Citta. 148. 

To. II. 



fcana .137. comunicata a* 
Romani. 139. fuoi prccet- 
ti . 140. 

Afta fcettro degli antichi.33. 

Auttori dc*fulmini . 142. 

B 

BAgni di Sejano . 277. 
Bagno privato Volfene- 
fe . 278. 
Baflfo-rilievo Volfenefe. 133. 
Ff Bat- 



Battaglie fra Romolo , e Ta- 

zio . 151. 152. 
Battaglie fra Romani , e To- 

fcani. 179. 181. 185. 188. 

196. 199. 202. 204. 214. 

215. 

Bilbili Citta. 276. 
Bifentinalfola . 92. 
Bodino Giovanni . 44. 



c 



Adala dcgli antichi. 1 1. 
Cagion di molte favo- 
le . 72. 
Cagion delPofcurita della_j 

ftoria Etrufca . ii« 
Cam i Hi . 139. 
Capitano qual fu , che fog- 
giogo i fervi de" Volfenefi. 

Carattere di Romolo. i6"6\ 
di Sejano. 267.272. di Ta- 
zio Re. 167. di Tiberio 
Imperatore . 272. 

CaratteriTofcani . 31. 

Caflia via . 101. 

Caffio ponte . 101. 

Caftella Volfenefi occupate . 
190. 

Caftro Pretorio . 170. 

Celia famiglia Volfenefc ij-l, 
Roma. 173. 

Ccliomonte. 150. 159. 

Celio Vibenna. 150. 

Centro di Tofcana . 46". 



Ccrva fuggita fra' Sanniti . 

210. 
Cenina Citta . 148. 
Chiodoannale. 78. 79. efcqq. 
Chittimo primo Principe^j 

degl'Italiani . 18. 
Cilnia famiglia Aretina.193. 
Cimina via . 98. c (eqq. 
Cimino Monte . 98. 
Cimina , Cimea , e Cimella, 

che fignifichino . quivL 
Colonia Volfenefe in Roma. 

151. 172. 175. 
Comero Gallo . 20. 
Confoli detti Pretori . 79. 
Confederazione fra Roma 3 c 

Volfeno. 236. 
Confini antichi di Tofcana . 

46. 
Conquifte prime de' Tofca- 

ni . 122. 
Conti di Provenza . 42. 
Coftumi degli Etrufci . 1 14. 
Corruzzione della lingua la- 

tina . 40. 
Cotila Citta. 119. 
Critica Arte da chi trovata . 
1 10. 

Cronologia della lingua To- 
fcana . 45* 
Cruftamerio Citta . 148. 
Culto della Dea Norzia. 78. 

delle felve antiche . ^7. 
Curatori delle ftrade . 100. 
Cureti . 139. , 
Curi Citta . 150. 

Curulc 



• 



D 



Cufule fedia. 108. EriiliaRegina di Roma. 155. 

Curfcio Lago . 155. Efimnete dittator de' Greci . 

Eflempj di Popoli opprefli 
da' Servi. 240. 

DEcio Confole dedicato Elfercizio primo de' Roma- 

all'Inferno. 212. ni . 149. 

Decio Mure contro i Servi Etrufci quali propriamente 

Volfenefi . 232. tali. 49. 

Dei prima uomini . 66. quali Etrufco fcrivere . 42. 

primieFi. §4. inventati da- Evangelj , ed Epiftole per- 

gli Etrufci . 152. proprii che prima in Latino , e_j 

de' Volfenefi . 132. 165. pofcia in Greco fi leggano 

portati da Sabina in Ro- nelle meflfe Papali . 39. 

ma. 165. 

Dittatura quando abolita in p 

Roma . 45. 

Dittongo OE quando ufato . T~? Abio Gurgite Con/ble . 

253. Jl 23 1. 

Divifione dellaTofcana. 48. Faleria Citta . 48.120. 

Donne quante rapite da' Ro- Fano di Volcurna . 112. 

mani . 148. Eavole ache fervifiero. 130. 

Drufo baftardo di Tiberio Fafci , e /curi . 107. 

Imperatore. 280. fua mor- Fecondita" della Toicana. 24. 

te . 287. di Volfeno . 88. 

Drufi Lucio . 42. Fefcennio Citta . 120. 

Feicennini verfi ove trovati . 

E .34- . 

Figlia di Sejano uccifa. 2^2. 

EFfigie di Giano . $j. Figli di Germanico ucciii . 

Elia famiglia . 265. 283. 

Enotria perche detta Pita- Fohi de' Cinefi . 63. 

lia . 19. Fondazione di Volfeno . 50. 

Epoche dello ftato di Tofca- Fortuna Primogenira . 86. 

na . 126. 127. Fulmine, che uccife un mo- 

ErcoleTirio- 50. flro. 141. 

F f 2 Ful- 



Fulmini , ed indovinamento 

per mezzo loro . 138. 
Furio Onefino . 91. 
Fuochi Volfenefi quali . 76". 



GAleritoLucumcnc. 150. 
153. Auttore dc' Pre- 
torj in Roma . 167. da 1g 
guardie a Romolo. 168. 

Galli vcnutf in Tofcana. 197. 

Gellio Egnazio Sannite.202. 

Gemma Vejentana . 33. 

Germanico . 272. fua morte. 
275. 

Giambullari Francefco . 44. 

Giano 5 e fuo eulto . 135. 

Giafelo Patriarca degli Eu- 
ropei.i6\ perchefinto Pro- 
met co . quivi . 

Giano chi foffe . 57. 

Gianicolo Citta . 1 24. Mon- 
te . 57- 

Giavano Progenitore de'Gre- 
ci , e degli Italiani . 17. 
invento molte cofe . quivi. 
lo fteffo , che Giano. 61- 

GioveElicio. 141. 

Giro di Tofcana . 48. 

Gladiatori quando in Roma. 
243. combatteano anche 
in Teatro . 245. 

Gneo Pifone . 274. 

Grandezza dellaTofcana.47. 

Guerra de' Tofcani contro i 



Pelafgi . 118. 
Guerre prime tra Roma , c 

Volfeno . 174. 175. 
Greci primi occupatori dell* 

Italia. 19. 



I 



IDus , che fignifkhi . 83. 
Indigeni chi fieno. 117. 
Incantagione de' Volfenefi . 

00. 01. 
Impudicizia di Dionifio Ti-« 

ranno . 223. 
Ingratitudini de' Servi de' 

Volfenefi. 222. 
Infidie de' Tofcani contro i 

Romani . 104. 195. 
Interpunzione Tofcana . 34. 
Invenzioni di Giano . 58. 
Ippia meccanico . 72. 
Ifcrizzione del Teatro Vol- 

fencfe . 247. Etrufca fpie- 

gata . 3 1. 
Iftrioni quando venuti a Ro- 
ma . 243. 
Italo primo Re de'Siculi. 19. 
Itinerario di Antonino Im- 

peratore . 103. 



LAgo di Vadimone .187. 
Lago di Volfeno , e_-> 
fuoi nomi . 91. 
Lampi 5 e fulmini , che__> 

figni- 



fignificafTero « 141. 
Lanifta, che fia . 244. 
Lapidicine Volfenefi . <?5- 
Lazio Volfango . 44. 
Legge facrata . 187. 
Leggi quando fcritte . 107. 
Legioni di quanti Soldati 

compose . 202. 
Lettera di Tibcrio al Senate 

287. 
Liberi uomini in Volfeno fer- 

vivano . 224. 
Lingua primiera qual fofTe. . 

28. 
Etrufca figlia dell'Ebrea. 29. 

diverfa dalle confinanti . 

30. ove ufata. $6. quando, 

e perche cadefTe . qu'ivi . 
Lingua Larina pcrehe abbon- 

dante di voci Ebraiche.30. 

come da' Romani propa- 

gata. 3 8.ftimata piu della 

Greca . 39. fue fcuole. 40. 
Lingua vivente di Tofcana_j 

quando coltivata . 43. 
Livia moglie di Drufo . 280. 

292. 
Lucumone , o Larte. 108. 

1 12. 
Lucumonia quanto durava . 

Lupere , cbefoflero. 164. 
Lupo fuggito fra' Romani . 

210. 
Luogo di Floro refo alia fua 

lezzione . 234, 



M 

MAchine automatichc . 
8 9 . 
Mamurio Ofco ftatuario . 

166. 
Mancanza di fenno in Seja* 

no. 284. 
Mariani Ab. Francefco lo- 

dato . 13. 
Mare Adriatico. 46. Tirrc- 

no . quHi . 
Marmi del Teatro Volfene- 

fe . 257. c feq. 
Marfi popoli . 195 . 
Marta flume, e fuo nome. 77. 
Martana Ifola . 92. 
Memorie di Sejano diftrutte. 

291. 
Mctropoli XII. di Tofcana . 

1 10. lor podefta . in. 
Mezio Curzio . 152. 
Militar difciplina de' Tofca- 

ni . 11 5. 
Militari invenzioni de' To- 

fcani . 1 15. 1 16. 
Minerva qual fia . 85. 
Miniftri rei come odiati. 290. 
Modo d' indagarc i Fonda- 
tori delleCitta . 67. 
Montone di travcrtino . 26g. 
Munfulmani chi fieno . 145* 
MurciaDea, 7677* 



Narfia 



"VT Pefcagione del Lago Volte- 

^ nefe . 94. 

NArfiaDea. 76. Pinarii, ePotizii chi foflfero. 

Navigazione quando 164. 

iftituita. 55.61. Politeifmo vietato in Etru- 

Nemefi Dea . 87. ria . igi. 

Niccolo IV. Papa . 258. Porta del Teatro Volfenefe . 

Noe fe fu in Tofcana. 52. 261. 

quando mori . 60. Porta Saturnia dove foflfe_j. 

Nome di Sejano di pefilmo 1 23. 

augurio. 292. 'Poftumio Confolo contro 

Nomi d'ltalia . 20. Volfena . 214. 

Nomi Greci di contrade Ita~ Prccidanea Vittima . 234. 

liane . 26. Prefetturadel Pretorio. 269. 

Numeri fcolpiti nellc mani Prodigj accaduti a Sejano . 

di Giano . 59. 288. del Lago Volfenefe . 

9 5. .accaduti in Volfena^ . 

O ! 42 

Progtnitori della Tofcana . 

Gige chi foffe . 62. 23. 

Orazione di Erfilia_, . Propileo del Teatro . 260. 

156. de' Volfenefi a' Ro- Profcenio del Teatro. 262. 

mani . 224. ^ 

Origine della lingua Tofcana ^L 

volgare. 41. della Idola- /~\ Uamdrumviri Volfe- 

tria . 69. \J nc (i . 249. 

Origine della Nazion Tofca- Qualita di Vertunno. 70. 

na . 14. Querquetulano qua! monte. 

OftoOftilio. 152. 149. 

P R 

RAcconti di Giano per- 
chefavolofi .61, 

fena. 177. 1S5. 216. Ragione degli attributi di 

fra Romolo, e Tazio. 260. Vertunno , 70. 

Perugia CitfaGreca . 120. Re qualine'primi tempi. 106 

Re 



o 



Re Tofcani come veftiti. 107. 

Regole da trovar Porigine di 
una Nazione . 14. 

Religione Etrufca fimile alia 
Ebrea . 1 36. prefa da' Ro- 
mani . 128. 

Ribellione de' Volfenefi. 2 16. 
da' Falifci .217. 

Rhode' Palilj . 1 g 3. 

Ritodi fcegliereSoldati.187 

Romacompofta ditre Colo- 
nic . 161. 

Romanzi perche dctti cosi . 
42. 

Rofelle Citta . 194. 

Rotta de* Servi Volfenefi . 
2$ 1. de'Galli , e de' San- 
niti .213. degli Umbriot- 
ti . 102. 



SAbbato offervato da' Ro- 
mani .136". 

Sacrificj da chi iftituiti . 6*2. 

Sacriticio di Cerere . 134. 

Saturnia qual Citta . 123. 

Saturnia Rocca . 151. 

Saturni chi fi chiamaflero. 
124. 

Sacerdoteffa Greca . 265. 

Salpe Citta . 101. 

Scarafaggio in gemma con_» 
carattere Tofcano. 33. co- 
me ftimato dagli antichi . 
3* 



Scena come vada fcritta. 248. 

Sccna di quante forte . 250* 

Scrittura Etrufca . 42. 

Sejo Elio Strabone . 266. 

Sejano Volfenefe . 264. Lar- 
te di Tofcana . 266. Con- 
fole. 276. 286. precipitato 
dalle fcalcgemonie . 200. 

Servi cometrattar fi debba- 
no . 241. 

Selva Volfenefe . 06". 

Settentrionali come parlano. 

37. 
Siculi quando andaffcro in_j 

Sicilia . 120. 
Sigilli di Volfena . 109. 1 10. 
Simboli diEgitto. 85. 
Sinia che fignifichi. 75- 
Sitodi Volfena. 88. 
Solonio Citta . i6"o. 
Succidanea vittima . 134. 
Su-ove-Taurilia facrificio# 

quivi . 
Sutri liberato daH'afledio. 

179- 



TArpea Vergine .151. 
Tarquinia Citta ,48. 
Tempio di Santa Sofia . 87. 
di Giove O. M. . 7^. della 
Dea Norzi a . 78. di Satur- 
no . 123. 
Teatri inventati da' Tofcani. 

242. 
Teatro Volfenefe. 2 56. quan- 
do 



doedificato . 251. 
Tempo precifo dclla gucrra 

de' Servi . 238. 
Telefcopj da chi trovati . 10. 
Teforieri de 1 ReTofcani. 109. 
Tevere dctto Giano . 122. 
Tiberio Imperadore liberato 

dalla morte da Sejano. 275 
Titoli di Noe. 57. 
Tirreni Pelafgi . 126. 
Tirreni quali antichiflimi. 1 2 1 
Tofcani Scrittori primi . 42. 
Tofcani follccitati da' San- 

niti . 201. 
Tofcana , c fua divifionc. 49. 
TragediaEtrufca. 262. 
Trionfo rito Tofcano . 1 \6. 
Trionfo di Poftumio Con- 

fble . 2 \6. di Sp. Carvilio. 

218. di T. Coruncanio . 

220. di F. Flacco . 254. 
Tromba ritrovata da' To- 

fcani .117. 
TrofTolo Citta .217. 
Tufcia perche detta cosi. 2 1 . 

V 

VAdimone, eProteo lo 
fteflb . 68. 
Vejo qual foffe . 48. 
Vejcnti perche cosi detti.49. 
quanto fi ftendeffero.^/v/. 
Veneficio delle Romane . 80. 
Verfatilita fc lodevole .71. 
Vertunno . 67. Fondator di 
Volfeno. 74. Indovino.72. 



Profeflfor di Meccanica.7 r. 
Vefte pretefta . 108. 
VicoTufco. 165. 
Villa Sejana. 278. 
Vini di Volfeno . 80. 
Viterbo fe Mctropoli di To- 
fcana . 121. 
Vittorie prime di Romolo . 

140. 
Ulivi di Volfeno . 89. 
Umbriotti contro Romani . 

191. 
Voci Etrufchc . $5. 
Vol/cncfi primicri Tirreni . 
1 24. quante Citta fondafc 
fero. 125. prigionieri di 
guerra . 177. fe venuti in 
foccorfb di Roma. 171. 
divertirono il Tevere. 16*9, 
confegnano la Repubblica 
loroa' Servi. 222. ricor- 
rono a* Romani contro i 
Servi. 225. favoriti in Ro- 
ma .279. 
Volfeno Mctropoli di Tofca- 
na . 125. detta Volfonio. 
170. cfpugnata da F. Flac- 
co . 2gg. Municipio. 267. 
quandofondata . 74, 
Volfca Citta . 220. 
Volfci da Volfcini . 125. 
Volta moftro. 108. 
Urano chi fofTe . 62. 
XJfo delle regole critiche per 
conofcere Forigine di una 
Nazione, 16. 23. 26, 

IN- 



I N D I C E 

DELLE COSE PIU' NOTABILI 

Contenute net Totno Secondo Libro TerZsQ 
delU S tor fa di Volftno . 

A 



A 



modi figurato .216. Prin* 
cipe delle Mufe • 222. 
Conia famiglia . 135- Baccinodi Alabaflro . 21 1. 
Adami Ab. Giofeppe Baftone ritorto, che moftraA 



Maria . 109. 
Adami Dot. Bonaventura-j 1 

109. 
Adami Lionardo . 108. 
Adami famiglia . 105. 
Adami P. Maeftro . 106'. 
Agncllo Vefcovo di Volfeno. 

37. 
AgiluIfoRe. 65. 
AiftulfoRe. 71. 
Alboino Re . 60. 
Allia famiglia . 180. 
Apocrifiarj Apoftolici . 38. 
Apparizioni prodigiofe . 62. 
Appia famiglia. 175. 
Area fcpolcrale . 206. 
Arna Citta . 134. 
Avello di Canulejo . 137. 
Aurelia famiglia . 149. 
Aviena famiglia . 115. 

B 

Acco lo fteflb , che-j 
Apollo. 214. in quanti 



B 



fe . 223. 
Battcfimo di Santa Criftina ; 

5- 

Becchi vittimediBacco.22f; 

223. 
Bianchini Monfignor lodato.' 

17- 
Bollandifti 3 e loro opinioni . 

33-97. 
S.Bonaventura Cardinale.96 

Bruciar cadaveri quando ceP 

fafle . 206*. 



CAdavere di Tulliola.205 
Candido 5 o Claudio 

Vefcovo di Volfeno . 37. 
Canonefa Ifola . 135. 
Canonizzazione di Santa-* 

Criftina . 23. 
Canuleja famiglia . 138. 
Capo di Santa Criftina . 30. 
Carlo Magno Re . 73. 
Carlo di Angio . oj. 



Gg 



Carlo 



Carlo V. Imperatore . 140. 
Catacombe Volfcnefi . :$. 
Catedrale di Volfena . 43. 
Cavalleggieri . 172. . 
Centum viri . 147. 
Ceftia famiglia . 1 84. 
Chiefa fatta dal Card. Mcl- 

lini . 08. 
Chiefa della Madonna del 

Gatto. 102. del Giglio . 

108. di S. Cofmo . 165, 
Ciato fanciullo . 224. 
Cifta miftica . 120. 
Ciurmadore rifufcitato . 12. 
Conca Cavalier Sebaftiano 

Pittore, e Prencipe dell' 

Accademia di S.Luca.107 
Confaloni dove ufati . 88. 
Contubernlum . 157. 
Coorti Urbane . 146". 
Cor Epifcopi^ePerhfdeuafe. 3 6* 
Corno di copia . 1 10. 
Corporalecol fangue di Gesii 

Criflo . 05. 
Corpo di Santa Criftina rub- 

bato da' Pellegrini . 25. 

refla in Sepino. quivi. tra- 

fportato in Palermo . 27. 

Se fta in Venezia . 20. 
Cozza Card. Lorenzo . 104. 
Criftianefimo quando intro- 

dotto in Volfeno . 4. 23. 
S. Criftina muore , ed e fe- 

polta in Volfeno . 14. 
Santa Criftina fe patifle neir 

Ifola Martana . 22. 



D 

DEcareoni Tribuni. 88. 
Decern- viri . 151. 

Decurioni 3 e loro ufficio. 45. 

Dei Mani . 161. 

Defco ,che fignificaflfe . 220. 

Diocefi quali ne' primi tem- 
pi . 36. 

Dione Prefetto di Voireno.9. 

Difamina della Lapida di 
Spello. 52. 

Divifioncdell'Italia . uo\ 

T)omm per Patria . 1 34. 

Donazione di Carlo Magno 
alia Santa Sede . 73. 

Due volonta 5 ed operazioni 
inGesu Crifto. 30. 



ECclefiaftica Gerarchia-. 
de' primi fecoli . 35* 
Echejti di Eraclio Impcrato» 

re. 37. 
Edili Cereal i . 131. 
EgidioCard. Albornotz. 83. 
Efar , che fignifkhi . 48. 
Efculapio Dio . 181. 
Eparchie cofa foflfero . 36*. 
Efarca d'ltalia . 62. 
Ercole comedipinto . 224. 
Erefia non introdotta mai in 

Volfeno . 4. 
Etruria fe Citta . 124. 
Euterpe Mufa. 222. 

Earni- 



F 



FAmiglia de Vico Viter- 
befe . 82. 
Famiglie Patrizie Volfenefi . 

1 10. 
Famiglie antiche Volfenefi .- 

120. 
Faflfidia famiglia . 1 86. 
Fazzioni de* Ghelfi , e Ghi- 

bellini . 77. 79. 
Ferento Citta . 12$. 
Ferie Latine . 150. 
Ferie novendiali . 194. 
Fine del Regno Longobardi- 

co . 73. 
Flavia Bafilica . 5l»5g? 
Flamine degl' Imperatori . 

151. 
Fodero Regio, che foflfe . 77. 
Frapimento di Lapida con_> 

Colombe .. 20. 
Fraticelli , eloro errori.ioo. 
Frondi , o cuori , nelle Lapi- 

de , che fignifichino . 1 14. 

17S. 



GAttodelB. Guido. 101. 
Gatto fegno di liberta. 
220. 
Gaudenzio Vefcovo di Vol- 

feno . 57. 
Geroglifico di Colombe. 21. 
Ghirlanda di edera . 216. di 
mirto . 324. 



Giganti fe vi fieno flat i • 17. 
Giovanni III. Papa . 61. 
Giovanni Ab. Volfenefe . 98. 
S.Giovanni da Capiftrano . 

101. 
Giuliano Prefetto di Volfe- 

no. 11. 
Giuochi teatrali , rapprefen- 

tati in Volfcnodagli Um- 

briotti . 50. 
Giuftinianolmperatore . 59- 
Gravifca Citta. 151. 
S. Gregorio Magno. 64. 65. 
S. Gregorio . 11.66. 
B. Guido Franccfcano . pp. 



1 



Conoclafti Eretici . 67, 
Idolo di Apollo infranto. 



1 1. 
Igia Dea. 181. 
Imperiali Card. Giufeppe . 

108. 
Indizzionc Romana . 198'. 
Indulgenze concedute aVol- 

feno . 102. 
Inguinaria pefrilenza . 62. 
Italiani fi fbttraggono all* 

Imp. . 68. 



LApida dell'Abb. di Ra- 
tisbona . 103. di Allio 
Redento . 179. di Anicio 
. Probo 121. di Appio Pri- 



Gg 2 



fciano 



fciano Anonima . 175. di Crifero. i86\di NoniaSa* 

Aurelio Felice . 135. di A. turnina . 117. di Paolo, 

Canulejo. 130. di Aurelio Criftiano. 19. di Paolino. 

Terenziano. 148. di Aure- 1 28. di Perperna. 1 00.191. 

lia Vitale . 172. di Aulo di Primitivo . 154- della_, 

Ccftio. 184. di A. Munio. Porta di S. Francefco. 87. 

210. di Bernardo. 193. di Publio Mario . 133. di 

diCajoBetuo. 125. di C. P. Capruo . 187. di Ren* 

Oppio. 183. di C. Vario . nio Evarifto. 195. diRufo 

1 82. di Canulejo, e Satur- Feflo . 113. di RufioPro- 

nina . 139. di CajoRuflfo . teftato . 121. di RufiaPri- 

142. del Card. Crifpo.86*. mitiva. 156. di Rufina , 

del Card. Giovanni de Me- Criftiana . 19* di Santa_» 

dici . 85. di Celio Orfo . Criftina . 24. di Seflo Co- 

158. di Cefinio Capriolo . minio.i77.diSilvino.163. 
16S. di Clodio Celere . diSpello. 48. di Sulpicio 
1 7 1 . di Cofinio Primitivo. Felice. 170. di Sulpicia_> 
174. di Cominio Crefcen- Fortunata. 171. di Tito 
te. 176. di Credulo . 187. Ancario. 209. di Vario . 
di EgnaziaDafna . 175. di 185. di Veneria . 178. di 
Efculapio . 181. Etrufca . VenulejoProculejo . 198. 
201. di Fafiidio Vitale—*. di Verazio . 132. di Vi- 
186. di Felicita . 185. del bennia Cogitata . 166'. di 
Filotimo . 207. di Flavia Vibennio . 16*7. 

Jovina . 19. diGatto Vol- Lapidedi cui non avan-zano , 

ienefe . 102. di GiulioEr- che frammenti . 189. 191. 

mete. 164. di Giufto Ve- 192. 197. 198.199. 200. 

rmlejo . 159. di Grecino . 201. 202. 203. 204. 

203. di Largio Agatopo. Lavinio Citta . 149. 

153. di Luci'o Canulejo. Legge di G. Cefare . 43.. 

138. di Lucio Venulejo . LeggeSepolcrale. 205. 

159. di Lucio Attio . 193. Lemuri , e Larve . 200. 
di Luperco. 189. di Marco Limen . 168. 

Elvio.i 18. di M.Mummio Lione Ifaurico Imp. . 66. 

Albino. 123. di Modia_> LonginoPatrizio . 62. 

Afrodifia , 169. di Ninfa Longobardi ♦ 6o> 

Lon- 



Longobarbi Criftiani , 66* 
Luitprando Re . 6$, 

M 

MAtilde gran Conteffa 
d'ltalia . 75 . 
Mannj di Santa Criftina . 7. 

efeqq. . 
Magiftrati odierni di Volfc- 

no. 88. 
Maurizione Duca di Perugia. 

65. 
Maufblei Volfenefi . 213. 
ManfredoRe di Sicilia . 95* 
Metropolitani , quali . 3 5* 
JMiracolo dell'Oftia Sacra- 

mentale . 94. 
Monaldefchi Padroni di Vol- 

feno . 85. 
Monoteliti . 38. 
Mufbnio Filofbfo. 115. 
Municipio qual foflfe . 44. 

N 

NAr/ete . 59- 61, 
Nafcita di Santa Cri- 
ftina . 4. 
Niccolo V. Papa . 84. 
Normanni faccheggiano To* 

fcana . 75> 
Nozzedc'Romani . 173. 



o 



O 



Fficio di S. Criftina . 
22. ?o. 



Oppia famiglia . i8g. 

Oracoli refi in Volfeno. 91. 

Orvieto aflfediata da' Tede- 
fchi . 78. Scomriiunicata , 
ed aflbluta dal Papa .81. 

Orme di S. Criftina . 8. 93. 

Ottoboni Card, Pictro Io- 
dato. 107. 

P 

PAdre della Patria titolo. 
144. 
Palagio pubblico di Volfeno. 

45. del Card. Crifpo . 85. 
Papa Principe della Repub- 

blica d'ltalia. 68. 
Parrocchie quali foflero . 36". 
Patera . 165. 
Patrimonio di S. Pietro . 77. 

refo alia Chiefa dagl'Imp. 

Patroni quali . 152. 

Pentapoli ,71. 

Perfecuzionc de' Criftiani in 
Volfeno . 14. 

Peftilenza fwgata da S. Cri- 
ftina . 28. 

Perpema famiglia . 190. 

Piare che fia . 160. 

Pietro di Corbara Antipapa. 
100. 

Pietro di Praga 3 Pellegrino. 

Pinieri famiglia. 105. 
Pipino Re di Francia . 72* 

Porta 



Porta del Card. Crifpo . 85. 

117. 
Prefettura cofa fofTc . 44. 
Prenome quando aflfumcvafi . 

172. 176. 
Prepofito . 145. 
Prefidi .135. 
Pretore di XV. Popoli . 56* 

124. 
Prctori quanti . 1 25. loro u£- 

fizio . 127. 
Privilegj de' Soldati Vetera^ 

ni . 197. 
Procuratori . 146". 
Primitivo . 155. 
Proculo chi fi dicefTe . 198. 
Prove del miracolo di Volfe- 

no . 96. 



R 



RAchiRe. 70. 
Regno de' Gotti in Ita- 
lia . 59. de' Longobardi 
in Italia . 63. 
Religion" Volfenefi memora- 

bili . 103. 
Reliquie di Santa Cri(tina_» . 

Rennia famiglia . 182. 
Roma faccheggiata . 5$. aA 

fediata . 65. 69. 70. 72. 
Romei chi foffero . 03. 
Rofe ne' fepolcri , che figni- 

fichino . 163. 
Rubini Monfignor Vefeovo . 

104. 



Rufia famiglia . 143. 
Rufticucci Card. Girolamo . 

87. 



SAcerdozio Ccninefe. 131. 
Santa Fiora Card. 85. 

Sarcofago. 204. di baflfori- 
lievo. 207. 

Satiri , e Silvani . 218.221. 

Sepolcro di Santa Criftina^. 
02. 

Scpolcri di quante forte. 1 1 2. 

Servo Attore. 156. 

Sefterzj quanto valefTero . 
160. 

Sileno. 217* 

SilvanoGcmino . 165. 

Simpulo. 1 65. 1 66. i6$* 

SivigliaCitta . 12$. 

Sofia Imperadrice . 60. 

Solennita deU'Eucariftia^., 
come chiamata . 95. 

Speco Volfenefe . 90. 

Spinelli Monfignor ora Car- 
dinal . 109. 

Stlit ibus , che fia . 1 fv. 

Stefano Ah. Volfenefe . 9%. 

Strada del Card. Crifpo. 86". 

Sulpicia famiglia . 170. 



T 



Azza di Granito Orien- 
tal. 211. 

Terni 



Terni Citta . 152. Veftigj di antiche fabbriche . 

Teftamenti della ConteflTaJ 142. 

Mati.lde . 76. UgoneArcirefcovodi Paler- 

Tcodolinda Regina . 66. mo. 27.29. 

Tipo di Coftantclmperato* Vibcnnia famiglia . 166. 

re. 38. Ungari faccheggiano la To- 

Tiria fc chiamata Santa Cri- fcana . 74. 

ftina . 5.32. Volienefi detti Tirrenj , e_-> 

Tiro Citta fe in Tofcana. 33. Tirii . 32. 

Tiberio Petafio Imperatorc Volfeno municipio . 44. 46*. 

in Tofcana . 6q. come governata nel terzo 

S. Tommafb di Aquino . p6*. /ecolo . 57. chiamata San- 

Tranfemundo Duca di Spo- ta Criftina . 76. prefa dal 

leto. 10.70. Re Arrigo. 78. faccheg- 

Tribu Pontina . 144. 261, giata da' Ghibellini . 80. 

Arnenfe. 134. foggetta ad Orvicto . 80. 

Tribuni laticlavi 3 e angufti- liberata dal Card. Albor- 

clavi . 150. notz. 83. fi difende da_» 

Trivifani Cav. Franccfco . Luca Monaldefchi . 84. 

94. munita di Rocca . 81. rig- 

getta Lodovico Bavaro 

\T Imp.. 82. Metropoli del 

Patrimonio . 87. 

V. S. che fignifichi . 187. Urbano Padre di SaaU-Cri- 

Vana famiglia . 182* ftina . 4. 

Vaticinare di Popoli diverfi. Urna di Bacco . 2 10. 

215. Urne Sepolcrali quando in- 

Venulejo Volfenefe 212. ventare . 205. 

Venuleja famiglia . 160. UfodeirUrna di Bacco. 212. 
Vefcovado Volfenefe . 36*. 

Vefcovili quali luoghi . 40. r ~7 
Vefcovado di Volfeno ft* » 

trasferito in Orvieto . 41. rffljT AccariaPapa. 70. 

Vcfcovi di Volfeno quando f > 

ceffafTero . 40. 






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